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Full text of "Memorie storiche della citta' e contado di Vigevano : Opera postuma"

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56. ^' 



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04-5.28 



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■RACCOLTA 



DI SCRITTI PATRII VItìEVANESI 



MEMORIE STORICHE 

DELLA CITTA' E CONTADO 

DI VIGEVANO 

Opera postuma dell'Avvocato 
PIETUO GIORGIO BIFFIGNANDl BUGCELLA 



rr.()it:.ssoRE nell'università' di imvia 



i. Edizione con noie edocuniend ìncdili 



VIGEVANO 

TIlHXiUAFlA EDITRICE E. SPARGELLA 

1 J^ T^O 



945,28 



5! ALL'AVVOCATO 

"L GIUSEPPE BIFFIGNANDI BUCCELLA 

M;f— Socio oLel GralDinetto Letterario , 

Membro del Collegio dei Possidenti , 
Reg-io Podestà di Vigevano 



ni 






C'ivano <.ycL mollt cvimi, che iL Xtojeiòoioc uno jialeilo di óeiiipx.e 
eatA ntfiuovicv in meno actl mceUiXuh óuoi òUidu aitOxvo- i-ac- 
co.^IjciiOo i (jitxtt'tictii pet. oictuxte luicc ccjurttil^x i.\^ovi(X Di orueóta- 
cillà , ma ptfwnulo Oa moUe uuiiia.hix^iX nou- ali \a polòibue Di- 
viJiixLx allo .>LxL» LI pt'tjerioae , cwe De.i«Dei.a,vw. OvWi- è pcxctò , 
cb.'. iU'biviu' q|ìu^^^a. ,^ia. .'»!wf\.x x^ivedabcc , e c>L>ic.x.e[Kx. Dx ctlcuitt ilutòKix 
amioj ?i (ai , non v.x L>v Si' lulLxvtct c.SiuIl^ Ox aitalcwiv Divelto , 
cj'c Cw^liiu^ (jon pctiini-» cteOido Dt Dovette lo.ilicxc omiiuamciilc pix 
leiiux ?i non Lxxe Mie l ctltuii. C^iò inula mcitv aviilu t.iaitjtxOc 



alt alilità di iKiOL lixt opet-ix , non c\?c ctlt imicet^óal dcóidc'cio Dim 
uPóHi coiiciU ceduti CD Alce óice dxìcc alice luce , bo ?iPi.^alo di 
piibWicoLViwX , e dcùicccuce ce \/ci , ouiCLhiòinio (liu-|tiio , e riieaio 
XiOe<>lcx , ben Mca-co , cbo opvr peio l aiiucttLcc, ebc <xlL atitot-c vi 
^h'ciucicvce, cÌmcl, ret/ ^appot/to *xf vincolo di óocacìiic, cbc et lun.icc, 
oLice (iiuxiutccjle pc^ toccatone OciliX Ctxxica, cbe con Ictiilcc Diaititó-, 
e celo occiipcxle di pubblico cemnnniól-ocelox^e, <?i ócetà. <ioiuiiuxiucnIe 
.xcct'dwx, e a-oaOevole. XcWlX l esempio di mio tx^xlcìlo cccilate Ice 
peline di orncelcìdc alt^o coacillcLdiuo ce pelare:» oiuxt/e lìii opcxA, che 
nifevep.x cotanto Lx patticc noó^ce ! 



ÌJEHNAUDINO BIFFHiNANDI BICCELLA 



^\J^''\ r.'^ /--^^^/y^^rK^^ryj^Yy^/^y^^-^/^y^j-K^y-jy/^ 



PROEMIO 



-^\®'^^^'^- 



Presso II Ticino in un' arili) la , e ridente pianura giaccia 
città di Vigevano ])osla (piasi nel centro delV Insiibrla , cui 
Milano , Pavia , Novara , e Casale fanno corona. La vagliezza 
delV orizzonte , la salubrità del cima, la varietà, e srpilsltezza 
del j[)rodottl del terreno, e delle accpie. Il numero degli ali- 
tanti , V oj)j)ortunltà delle caccle , V amenità de' loschi , V ab- 
bondanza finalmente di eccellenti pesci , e di saporite frutta 
resero sempre mal cpnesto soggiorno brillante , e delizioso, 
GMung^ie si voglia il primo suo fondatore , non v'Ita dubbio., 
die fino dai tempi pili rùnotlfit sempre qìiesto un assai nobile., 
e riguardevole borgo, cinto di m.ura , munito di forti, ed ec- 
celse Tocche , celebre non meno nelle antiche storie per gli 
assedii lungamente sostenuti dalle donne con ammÀrablle co- 
raggio , che per V ingegno , e valore S'è' cittadini tanfo nelle 
lettere , che nelle armi illustri , e spezialmente per V industria 
singolare de' suol trafficanti famosi una volta ne' lanl fieli , ed 
In rpiestl ultimi tempi pili che mai nelle manifatture di seta, 
e nella invenzione di bellissimi drappi , per cui aerini sta ron si 



— 10 — 

tanto (ji'ido , non .solo in Itolki , ma ancora In altre lontane 
jjai'tì d' Europa [^). 

Fa Inngamente V/yccano sotto la signorìa dei re d' Italia ; 
si resse lungo teìnpo in rejnfMlica colle proprie leggi: poi fu 
sotto il gommo de' duchi Visconti, e Sforza: 2^^^^^^ pi indi 
sotto il dominio di Carlo ì\ , e de' suoi discendenti i monarchi 
di f'^pagna. Estinta negli Spagnoli la stirpa reale, cadde Sotto 
il dominio degV Imperatori Anstriaxi : in seguito nel m.ese di 
Qennajo delV anno 1743 fu cedtita , in vigore del trattato di 
Worms , alla real casa di Savoja : finalmente occupata dal 
Francesi fu nelVanno 1800 riunita allo Stato di Milano. 

E aria temperata, e sana, i deliziosi vigneti, V amenità 
del sito , e la copiosa cacciagione di ogni sorta di sei e ag giunte, 
clic trova casi nelle vicine foreste ^ trassero già i duchi di MilcLno 
a fissar (pu'vi una casa di delizie, e di diporto. Ludovico Maria 
Sforza el)he in cpuesta c'ttà i suii natali.^ zi fece lungo sog- 
giorno, e V adornò di una bellissima torre, di un magnifico 
palazzo, di superbe stalle., e di un' ampia teatrale piazza, una 
senza fallo delle piii belle d' Italia. Fu pnre in ispezial modo 
di Francesco IL di lui figlio patria insieme e delizia , il 
(puale spinto , come egli dice (2) , dall' amenità del luogo , dalla 



(l) SuiluL. yi^^lc^'diL sili) ni!). Stdlitt. MeiiuilonLin Lanae , et 
Draporiiiìi piiij. lOi) ol se {. -— Lcandio Alberti /Jc.scn'z. (V Italia nella 
parola fiisubres pag. hh^. — Reina Descrìz. della Loiiìhardia pag. 127 
e se^'ueiiti. — Sesti Piante (Ielle eittìi e piazze dello Stato di Milano 
pag. 17. E per tutti vaglia la testimonianza di Bernardo Sacco istorlco 
l'avcse, il quale nella sua Ilistor. Papieii^. lib. h, eap. 5, pag. 69, 
j):ulan(!o di Vigevano così si esprime : Fielaevanum peliiiius , cuju.<i 
sidis K'arietate/n mi rari lieet. IVa/n .suo ambita rlivuni , et planiticni 
oceiipat Paleiis J'oiuni in medio hahet urnaluni portieibiis. JEdes 
rci^iae in clivo eniineiit, Arx muaitissima in promptu est. Populu.'i 
pdcis .sUidiosH.s , mei eaturain passim exercet', Inni fido eeleber . et 
acdifieiorum apparata lo/ige eelebrior. 

(*2) Fianciscns li. Diix Mediolani eie. Posfqua/it a. turbi/te tot, et 
t^fnfurfff/i belloruui noì>is e oiapiieseere , immo vcritis respirate lieuit , 



— 11 — 

magnificenza de' sacn tempii , dalla 'iitoltiladine de prelati^ e 
leggistl^ dalla nobiltà, e (pvantità di pi^rsone rignardevoli , 
dalV indole , daìV ingegno , e dal numero degli alitanti, la 
eresse in città con seggio episcopale , sebbene fino da' secoli 
più remoti tale già fosse , e realmente ne avesse il merito , 
come consta dalle antiche memorie ( ^). Quindi non è meraviglia, 
se molti personaggi illustri eleggessero Vigevano per loro sog- 
giorno , e se lo stesso Carlo V. imperatore , passando per essa 
col suo esercito , e trattenutosi per alcuni giorni alla caccia , 
restasse dalla miglieiza del sito si fattamente preso , che avrebbe, 
come egli diceva, di biion grado cangiato la sua reggia con 
(piiesta città {^), 

Sebbene in oggi sia Vigevano alguanto decaduta dalV antico 
suo splendore, presso che del tutto ratinate le superbe rocche, 
che la circondavano , abbattuti, e spianaci i sontuosi palazzi, 
die V abbellivano , a motivo delle continue sciagure , e dei disa- 
stri delle gtierre passate , per cui nelV anno 1657 sotto di una 
statila rappresentante la città di Vigevano si è posta V epigrafe 
— Principibiis olim colonia delitiarum , civibus iiuiic liospi- 
tiiim calamitatiim (3), non lascia però di essere anche al 



ìli Ili l nia^is aii'uìio nostro insedi l , qua ni oppidinn f'i^lcvani in civi- 
tatcni erigere. Aliiciebat ad id frequenti oppidanoruni nuinerns ingenio, 
usa rerum, et diversis virlutihus praediioruni, quorum etsi pars magna 
peste , et bello proximis annis desiderati sint j superjuere lamen filii 
optimae spei adolescentes , qui novac urbi prope dieni ornamento 
erunt. Invilabant et ingentes saerae acdes , quibus ontnis fi re generis 
religiosae vitae viri praenunt , rei di\>inae incumbentes. Jmpellebat et 
lori amienilas, aeris temperies , arx munita, atria nobilissima , cultce 
domus, forum aniplissimum pulelierrimumque^ ut merito ipsum oppidunt 
eivitatis titulo exornandum eenserenius. Vedi gli Statuii di Vigevano 
stampali in Milano da Jacopo Maria Meda l'anno 1608. pag. 9 e seg. 

(1) Sacchetli f^'igevano illustrato pag. 42, e scg. 

(2) Simone dal Pozzo Libro delle ordinazioni della eillà. Brambilla 
Chiesa di Vigevano pag. 2. 

(3; Brambilla luogo eit. pag. 2. 



in'esen(e città per jjUi titoli illustre, e t'igmiì'deDole , e ben 
dc(jiui , che si traiìiandi ai posteri la memoria de' suoi pregii^ 
e delV antica sua (jrandeyM, e insieine si rammenti il nome^ 
e le gloriose gesta di que' personaggi illustri , die onorarono 
la patria. Egli è ben vero , che in diversi tempi si sono afa- 
ticati alcuni dotti , e benemeriti cittadini nel raccogliere, e 
consertare gì' antichi , e preziosi documenti ; ma le m.emorie, 
colle fprali essi procuravano di tramandarli alla ])osterità , 
oltrecchìi non bastavano a somministrare materia sufficiente 
per una coinpiuta istoria furono anche per la maggior parte 
rapite, e soppresse da alcuni malevoli , invidiosi della gloria 
della nostra patria. 

E per incominciare da^ piii recenti scrittori, l'oratore 
Eg'dio Scwchetfi nel 1630 compose un' operetta intitolata : 
Aig-evaiio illustrato, la (piade fu poi da suofglio MicheV Angelo 
per ordine della stessa città pubblicata in Milano nelV anno 
1C48 c^nle stampe di Giovanni Pietro Eustorjio Ramellati, 
Sebòsne il principiale suo scopo sia di parlare delle famiglie 
pili' ilhistri non lascia pero di diffondere cpiià, e là del homi 
mo^to interessanti per la storia particolare di cpiiesta città. 

Anche il dottor Carlo Stefano Brambilla nelV anno 1669, 
pnibblico la Chiesa di Vigevano colle stamipe de' Fratelli Ca- 
magni in Milano. Descrive in quesf opera V origine delle chiese, 
de'benefzii eccles'ctst'ci , delle conf^raternite , de' voti, de'luogM 
pii , e di altre cose notabili ; ma (puesta in sostanza altro non 
è , che una istoria sacra , e in conseguenza poco , o nulla 
spettante alle cose politiche , e civili. Di simil genere è pure 
la recente opterà del canonico Matteo Gianoglio , intitolata : 
De Vig-levano, et omnibus Episcopis, la cpuale pub considerarsi 
come una continuazione del Brambilla , (puantumpue il dotto e 
benenierito autore V abbia arrichita, di copiose annotazioni , le 
(piali certamente jmssono in qualch-e modo servire di luce alla 
storia civile di Vigevano {^), 



(l K nolo, clu^ il (ii;iii()i4!!() iscllii conìfMla/ionc della siui ()[)('i- 



— 13 — 

Ma 2^rma di tuffi q'nesti Pietro Jnfjramo de Cvrti , cìie 
viveva Terso la metà del secolo XV., (/elcso deir onore della 
2)atria si affaticò in rintracciare, e raccogliere le memorie, 
e i documenti lùii interessanti dei temici andati; e nelV eU) 
sua senile , cioè nelV anno 1450 , lasciò ai posteri un MS. 
assai 2^regeTole , che incomincia : Ne memoria pereat. J:' 
certamente questo manoscritto non jmò essere die jjregtvole , 
iierclhè compilato da chi aveva letto gli autori jjìù antichi , e 
più da ricino conosciute le tradizioni de' maggiori. Ma volle il 
destino , che un' opera si preziosa restasse sepolta nel Mijo con 
grave danno della patria storia , non essendone rimasti , die 
alcuni frammenti desunti da un vecdiio manoscritto , dte 
corroso in gran parte, e guasto esiste tuttora negli ardi ir J 
della città. 

Cercò pure di illustrare la patria il canonico cantore 
Cesare NuMlonio con una cronaca manoscritta Fanno 1582, /-/ 
guade ha per titolo — Deirorigine, et principio di Vigevano, 
et guerre a' suoi giorni successe. Ma andie (puesf opera 
ebbe la mala sorte di giacere per pih anni sconosciuta , e lo 
.sareble ancora., se dopo infinite ricerdie a me non fosse 
riuscito di rinvenirne due copie una in Firenze, e V altra in 
Novara. Sebbene sia commendevole la fatica di questo antore , 
e somministri de' lumi assai buoni intorno ai secoli passati , 
bisogna però confessare , die sovente è troppo diffuso nelle cose 
estranee, sobrio, e mancante delle memorie pili antidie del 
paese, talvolta credulo più del dovere, e in generale non abba- 
stanza corredato delle necessarie nMizie per un'istoria. 

Più di tutti però fu benemerita della patria Simone Dai 
Pozzo , ìiomo diligentissimo , ed infaticaMle , rolkga , ed mnico 
indivisibile di Gaudenzo Merlila insigne letterato.., poeta e fio- 



Di' Figltvnno, et omnibus Episcopio sì è scinìLo hi parte tiollc mctìioi !<• 
a lui sonimiiiishale dal piofcssoie Bilììgiiaiuli. As^ai rimarclunoK' è 
pertanto la iiiodeslia del nostro autore , elie Iia voluto laceic una 
tale eircostaiiza per ccderue tutto il merito allaniico. Gli lùUlori. 



— 14 — 

mjh , che in quel temjjì era in Vigevano ])mfessore di umane 
lettere (i). Essendo egli cancelliere della città nelV anno 1549. 
lasciò scritte molte oliere assai iwegie'coli dirette quasi tvMe 
al maggior lustro della j)atrla. Fra queste annoverare si deve 
Il Libro de' Consigli Generali di Vigevano corredato di molte 
notizie istorlclie de' suol tempi , dove inserì pure la vita da 
lui scritta delV amico Gaudenzo Merula ^ il quale morto Vanno 
1555* nel Borgo Lavezzaro sua patria, ebbe da lui gli ultimi 
pietosi onori della tomla i^). Scrisse pure con Immensa fatica 
il Libro dell'estimo, ossia la Descrizione generale dell'annuo 
censo di Vigevano, opera di plii anni, dove parla a lungo 
delle cose più memorabili di detta città , del prlvUegll alla 
medesima concessi , deW origine delle fle instltuzlonl , delle 
faMrlcJie, delle guerre^ e di altre cose di m.olto rimarco, 
lagnandosi infine altamente della somma incuria >, e negligenza 
del precedenti cancellieri , i (piali nnma cura eransl preso di 
conservare le anticlie memorie [^). Raccolse poi anche in un 
sol volume tutti i diplomi imperlali, i prlvUegll, e i rescritti 
de' principi , i pubbli ci trattati di alleanze , e confederazioni, 
ed altri anllclil documenti a favore della città ^ opera certa- 
mente la plh utile , e degna di eterna memoria. Scrisse ancora 
il libro delle chiese , ed alcune annotazioni , ossia Memorie 
delle più antiche famiglie. Finalmente egli era autore di 
una storia manoscritta di Vigevano divisa in due parti, che 
aveva composto nella cadente sua età ottuagenaria , la cquale 



(1) Simone dal Pozzo Libro dell' Estimo generale de beni pag 9. 
Gaudent. Menda JMeniorabilìnni lib. 3, eap. 61, pag. 2^4 1, 

(2) Sinjone dal Pozzo Jiiog. cit. 

(5) Nel libro dell'estimo verso la fine così si esprime Simon Dal 
Pozzo mosso da indignazione per la poca curanza de' pubblici do- 
cumenti : O elee a, ed ignorante patria l che debbo io dire se non 
piangere, eJte se da epa a dietro non si trova memoria delle passate 
rose, è poea meraviglia , e manco si troveriano , se la divina bontà 
non avesse mi servo inutile in questi sì tribulenti giorni posto in 
cptestc angustie ])er soccorso della posterità. 



■non jmfeta essere vlie eccellente , e coiiìjììuìv , 'per essere eijìl 
j^ìeritissirao nelle nnstre antlcliilà [^). Fra tante sue oliere 
però, oggi altro pia non esiste , fuorché il Libro dell' estimo, 
die fortunatamente ancora ritrovasi neWarcliioio imljU'co (^). 
Tutte le altre , a riserva di alcwii frammenti , o furono 
smarrite , o distrutte da alcuni maligni , cni irremeva di 
celare i documenti pruòlUci ])er nascondere al inìbllico le loro 
usurpazioni, e V ignoMle stirjpe ^ da cui discendemmo. Lo 
stesso destino avrebhero del pari suluto e V elegante poemetto 
latino del padre Porta De orig-iiiibiis populi A'igievanensis , 
ed il poem.etto italiano di Simon Colli Su 1' orrendo Sacco 
di Vigevano delV anno 1526 , e molte altre memorie , e 
(locìtmenti interessanti , se io non mi fossi preso la cura di 
rintracciarli, e conservarli. 

Ad eternare pertanto le memorie più onorate della mia 
patria, wi son creduto in dovere, per quanto mi permettono 
le mie cure scolasticlie, di raccogliere tutto ciò, che ho potuto 
rinvenire , attinente alla medesima onde animare i nostri 
posteri a seguire le nostre traccie d' cj^ue' valorosi antenati, 
die nelV armi, o nelle lettere si resero illustri. Lo craluio 
l)ene di intitolare (puesta mia opera : Memorie istoriclie della 
città e contado di Yìgcx'dno ^ poiché non intendo io già di 
tessere una storia compita, ma di unire soltanto alcune me- 
morie, che possano servire di guida ad una piii ampia storia 
della nostra cittii. Se il Cielo mi darà vita , in tempi pii' 
felici pirocurerò ritoccarla , ampliarla , e darle ancora forma 
migliore. Lntanto cpualuncpue sia funesto mio lavoro , mi lusingo 
che 2)0ssa volentieri essere accolto da miei concittadini. 



(Ij Brambiila luog, cit. pag, \h e \(\h. Sacchetti luo<^ cit. j^a;; 7, 
9. IO. 124. Simone Dal Pozzo Lih. ihlVestlmo j.a-. 531. 

(2) Questo prei^ievole lihi'o già gii;j.st(j dalla vettislà fu jmt (Mira tu! 
attuale podestà Sii,^ Avv. Gisisepjie ]jirii;.^naiidi rl>lau:alo. (Ui Iù!,1, 



17 — 



CAPO PRIMO 



Dell*oi*ig:ine e denoitiinazlone di VigfeTano 



i 









H.a^ I y s^y^^\. 



'\m^? 



L 



ym 



Jg^. 1 J orgog*lio deiruomo, che sdegnando una bassa origine 
•^^N^/^l^^ di sua schiatta ripeter la vorrebbe sino dai 

^'^^^-V lo^^i stessi di Giove, o almeno dagli eroi più 

me^ ^ celebri dell' antichità, siccome ha involto di tenebre 

/ f e di favolosi racconti la fondazione delle principali 

città , non è meraviglia se inviluppata e incerta abbia 

anche lasciata la derivazione di Vigevano. 

Il padre Agostino Delia-Porta nostro concittadino, spinto 
anch' egli da un naturale desiderio di vie più sublimare la 
patria , nel suo elegante poemetto De orìgìnilus po^ìiU 
Viglaevanensis (i) vuole , che Vigevano sia stata edificata 
da Viglo , uno de' duci Troiani con Enea disceso in Italia 
dopo la distruzione di Troja, 

Una tale opinione sembra appog^giata ad un' antica cro- 
naca di Milano riportata dal padre Morigia colle seguenti 



(l) Vedi r Ajtpendicc. 



— 18 — 

})ar()le: licin 7^r(y(iiii j'vnihirci'ìtnt (ivo cCJa castra fortissima: 
jrriiiìvn) scìììcet Sicaduni (h'ctum est Vecelìa, ske Viijleva/mnn. 
-in rìj[Ki Ticini; eo (jnocl Ibi s't ojms multa viglila contra 
])r(Bdones. Alluci dlcivm est Cast rum Sejìrll, site Suòrla ctc. ( ^) 

Se ciò fosso vero , ne vedrebbe di conseguenza , che 
Vigevano vantar })otrebbe un'origine anteriore a quella delle 
più illustri città d'Italia; poiché sarebbe stata fondata 
quattroceRto anni prima, che da Romolo si edificasse Roma, 
e più di mille anni avanti V era volgare. 

Sebbene una origine si antica, e nobile sia sommamente 
onorevole alla nostra patria ; non veggo però come ciò so- 
stenere si possa ili buona critica. Diffatti cpiantunque molte 
altre città d'Italia si vantino di ripetere la loro origine dai 
Trojan! (2) , per ciò , che riguarda Vigevano in particolare , 
non abbiamo alcun autore , o documento antico , clie di ciò 
faccia fede; anzi non si è mai udito, che Enea avesse Mglo 
per compagno ; molto meno che questi sia stato il fondatore 
di una tale città. Nò punto mi muove Y autorità del Morigia 
scrittore troppo credulo, né la cronaca da lui citata, di cui 
s' ignora T autore , e che fu , come aj)} are dal contesto , 
architettata a capriccio nelle età semibarbare quando con 
arte grossolana e puerile dal nome stesso del paese il fon- 
datore se ne deduceva. Quindi V origine di Vigevano asse- 
gnata dal padre Agrestino Delia-Porta può bensì considerarsi 
come un argenta poetica immagine , non come una storica 
derivazione , che abbia fondamento nel vero. 

Air opposto il Cerio sulF autorità di Carino anticliissimo 
scrittore riferisce , che ne' tempi , in cui Viridomarj re dei 
Galli Cisalpini, venendo a singoiar tenzone, fu sconfitto dal 
console M. Claudio Marcello, per ordine del senato Romano 



(\) iMorigia Nobiltà di I\JiIn/io bb. 0, cai'. 24. [ ag. óo'i. 

(^2) Moi'igia kiog. ci t. Fhiniiiia AJniu'/.iil. /.'cf . ap d Mnra or, lom. 
11. png. 5!ì4, cap, II — WolFangiiis La/.iiis De ^rii/ii.//ì /.•.ii^falio/ir. 
Ify^tlor. IcUi Tvojani cum notis madania Daci(i\ 



— 19 — 

\\i (Htilicatj un (Msi"oll!) lu'lla riva dol Ticino por tener in 
(lovoi'e da quella parte i rivoltosi d'Insubria, il quale castello 
fu in origine chiamato Vicus Veneris , in ])rogresso poi di 
tempo denominato Viylevano (^). Se poi si domanda, perchè 
si chiamasse Vicus Veneris , rispondono alcuni , perchè Inori 
di porta Predalate verso Milano eravi un tempio, in cui dai 
Gentili adoravasi questa deità. Ritenuta questa opinione, che 
vien pure seguita dal vescovo Bescapè , e da altri f^] , vi- 
gevano sarebbe stata edificata 531, anni dopo la fondazione 
di lìoma , e quasi 200 anni prima dell' era volgare. 

Comunque però sia grave in tutt'altro Fautorità del Corio, 
non posso approvare in questa parte il di lui parere. DilFatci 
perchè in tutfce le carte più antiche si chiama Ylclaecv.hi^ e 
Viijìevanum, e non mai J\'cus Veneris? Perchè dagli storici 
latini si fa menzione della sconfìtta di Alridomaro , e della 
insigne vittoria di Marcello , non mai della edificazione di 
un castello di tal nome ? Conviene pertanto credere , che 
falsa sia una tale derivazione , e che il nome di Vicns Ve- 
neris non sia origina: io , e vero, ma avventizio, ed intro- 
dotto dopo molto tempo da qualche bizzarro ingegno ];er 
alludere alla vaghezza, ed amenità del sito ; in quella guisa 
appunto, che da Gaudenzio Morula Vigevano chiamasi Ver- 
gemimim , quasi luogo ove per ben due volte nell' anno vi 
si vede fiorire una ridente primavera {^). 

E per verità se si riguarda la naturai posizione del paese, 
quale si è da noi descritta nel Proemio pare , che non im- 
m.eritamcnte si potesse cosi denominare (^). 



(l) Cfjrio l.sloriii (ìi JJil.n pìi:. 2 

['1) Bfsc;i|)ò l\o\\/r//! .\;:ri(! i:i) pricju y.wj^ "3 S — VoiUÙwV'^n Juoi in 
(.'ella Loiucliii.i ca|) o, ['ag ìli) — Sacc:iicUi / i^<\'{ni() illu.slr p;::^, 
l^''i- — jXi:l-.i!(j!;io Crollava di ìi^cvann pag. i 0. 

(3^ Gaiul \Icrula. Mcniorah. lib. 5, paj^-. 19, cap 11)1. 

i^'i; DoiiiC::ico ]Macca:ico nella cofogi'aiia elei Lago ^Jagiiiort- solio 
la parola l^i: irats iicll'i-ulio.' alia pag 05 Kciìibra Ì!Kli:.a:i' al! '( l■i:iIOl;l^ 



— 20 — 

Nella varietìi (1(^11(^ opinioni a me seniìjra ben più proba- 
bile , anzi appoggiato a sodissimi fondamenti quanto scrive 
Bernardo Sacco , cioè che Vig^evano non meno di Pavia 
tragga la sua origine dai Levi antichi popoli della Liguria 
celebri un tempo nelle storie , i quali abitavano lungo le 
rive del Ticino. Vìfjlevamim similiter, dice egli, céléberrìmum 
ojpjiichim Lmnellhiae a nostrls majoribus nomen miscepium , 
][)r(Esentl etiam fide mvìoìatum serbai , notìsfpie rejjresentat. 
VigliEmmi enim primo (piasi Vicns Lemnim cqìj^eìla'batur , 
posteci Viclevamim milgo 'mincv/paimn fiiit {}). Che i Levi 
Liguri abitassero tra il Ticino, ed il Po, detti perciò Levi, 
perche erano a mano sinistra del detto fiume , a difierenza 
degli altri Liguri, che erano posti di là del Po verso il 
Genovesato , denominati Marìci ; che dominassero queste 
contrade primo dell'arrivo degli antichi Galli in Italia ; che 
fossero liberi , non soggetti a' Galli , nò al Popolo Romano ; 
che la sede del loro regno fosse Ticino , in oggi Pavia ; 
che edificassero varii borghi, terre e castella in questo tratto 
di paese detto anticamente regione de' Levi, in oggi Lomel- 
lina; non havvi luogo a dubitarne, convenendo in ciò le 
storie tutte , antiche , e moderne (2). Ora che fra i diversi 



che Vigevano aiilicaniente si denominasse P icus / c/uiis. In p\ova 
di ciò rapporta la seguente antica iscrizione : 

TIT. CLAUDIO 

BRUSI F. CASARI. AUG, 

GERMANICO 

TRIB. POST Vili. IMPER. XVf. 

COS. UH. COS. DESIGN. 

P. P. 

vicus VEiNEraus. 

(1) Sacco Hìstor. Ticìn. lib. 3, cap. 8. 

(2) Sacco lib. 2, cap. i, 2, 3, 4 e seg, — Portahippi parte I, cap. 2, 
3, h. — Capsoni Memorie di Pavia toni. 1, cap. 1 e cap. 2, §. 26, e 
seg. pag. 35. 



— 21 — 

luoghi fondati da questa belligera nazione annoverare si 
debba Vigevano , lo prova il suo antico originario nome 
Vìcievum , quasi Vlcus LcBDoniM ; lo conferma una certa 
quale uniformità di spirito marziale portato dalla stessa ori- 
gine , e dair eguaglianza del clima ; lo dimostra V analogia 
del linguag^gio , e la qualità degli usi , e delle consuetudini 
de' Vigevanaschi , molto più conformi in ciò co'Pavesi , che 
co' Milanesi , e Novaresi ; quantunque sia Vigevano assai 
più vicina a Novara , che a Pavia. Che più ? egli e fuor di 
dubbio , che nei tempi più antichi Vigevano formava parte 
del pavese territorio, e che i Vigevanaschi si servivano 
delle stesse leggi, e degli stessi istituti de' Pavesi ; sebbene 
col volgere degli anni per alcuni disgustosi avvenimenti 
abbandonassero la loro amicizia seguendo il partito di Mi- 
lano , come vedremo a suo luogo. Sembra pertanto doversi 
a buon diritto conchiudere , che Vigevano sia stata edificata 
dai Levi Liguri famosi un tempo nelle armi non meno, che 
nella mercatura (i): inclinazioni, che passarono quindi in 
retaggio ai loro discendenti ; e in conseguenza sarebbe essa 
stata fondata prima di Tarquinio Prisco V. re de'Romani (2). 
Tanto più di buon grado mi sottoscrivo all' opinione di 
Bernardo Sacco , poiché è pure confermata dalla gra^e 
autorità di Pietro Ingramo de' Curti nostro concittadino , 
peritissimo nelle cose patrie , il quale ne' suoi frammenti 
così si esprime (^): « Onde non venga a perire la memoria 



(1) Diodoro Siculo lib. \i. 

(2) SacclicUi luog cit. pag ^h. — Sacco lib. 2, cap. 5. 

(3) « Ne memoria pcreat eoriim , qiice tura ad anliqiiitafem , tim 
« ad deciis, et spleiidoi'em Viglevani pertiiient , cum liistoiia sii lux 
<f veritalis , ut ait Cicero; ego Petrus Ingramus de Curtis non ignobili 
<t fauiiglia natus , ac nativus , et liabitator ejusdem loci, scribere 
« studui, ac posteiis tiaderc. tum <|Uoc legi in scriptoribus fide dignis, 
« tum qua3 incoriiipta majoiiim traditione accepi. Ac piimo quod 
« spectat ad originem Viglevani ceitum est castrum esse antiquissimum 



« (li ([iiolu^ cose , elio aj)parteiig'ono tanto all' antichi ui , 
v< (jiianto al decoro, e splendore di Vigevano, essendo hf 
« storia , come dice Cicerone , Ines ridia verità ; io Pietro 
« IngTamo de' Cnrti nato da non ig^nobilc stirpe , nativo , 
« ed abitante dello stesso Inogo, mi sono stndiato di scri- 
^< vere , e tramandare ai posteri le cose che ho lette più 
« deg'iie di fede presso gli scrittori, o che ho apparate dalhi 
« incorrotta tradizione de' maggiori. E primieramente rer 
^< ciò che rignarda T origine di Vigevano , egli è certo , 
« essere nn castello antichissimo. Ma ciò , che da alcuni fu 
« detto , che Vigevano venisse fondata da Viglo duce Tro- 
« jano, sembra una favola; imperciocché quantunque alcuni 
« scrivano, che giunti i Trojani in Italia dopo l'emigrazione 
« loro dall'Asia, abitassero anche queste regioni, pure non 
« consta da vermi documento , che edificassero Vigevano. 
« Ella è costante tradizione presso di noi , confermata anche 
« da antichissimi scrittori , essere stata fondata dai Levi 
« Liguri , da cui fu chiamata Videvum , quasi Borgo dei 
<'< Levi , che poi la posterità con nomo corrotto disse Vifjlew, 
« e Vigìevano. Imperciocché consta , che i Levi fino dallo 
« età più rimote avevano posto la loro sede tra il Po, ed il 
« Ticino , e che abitando divisi in più luoghi , cdinearono 
« Pavia, ed altri borghi della Lomellina (^) ». 



Soci qnod iionnulli trathiiit a \ i^io T; (iJ;si!o;lìjii cÌiìcl- coikIì \\\\\ 

f fu isse , ia])ula videtiir. Nam rpiansvis hosiiikIÌì scribant Tioiiuius 

f {)()st ciiìigi'alioiicm ex. Asia ;i(l |;;i!iarìi a})|)c!!entcs , iias qiHKULi; 

t rci^Moncs incoluisse , ta:r.C!i (]iu>d ipsi Viglo\anuui Dpdilìca ve; i ; , 

( nullo roiistat documento. Apiid nos conslans est ti-aditio , eii^n) 

( aiUiqiiiorum scriptis coniirinata a Lignrdjus L;ii!vis conditnm fuiss -. 

« a quijjus ì i(do3Viun jiiincupalinn est, quasi / icas Lcvvovnin \ cpiod 

■t posteiitas eorrupto nomine ìì^Uvinn, (\\. f iglduinuui di\it. Const.)t 

enim Locvos ab antiqiiissima u'iate iulia Paduuj , et lieiui ilumei» se- 

dem posuisse, et vioalim lial>!ta!ilrs i*apiam aliacpie (»ppida a^difìcasse ^s 

(1) vengasi il Sacchetti Eiu-oinnan di- l'igicvaito riportalo iicirApp, 



— 23 — 

Coiiosc^iuta r origine di Vigevano, resta a vedere, quale 
sia il vero, e proprio suo nome, poiché anche in questa 
parte trovo fra gli scrittori non poca varietà, ed alterazione. 
Domenico Maccanèo nella descrizione del Lago Maggiore 
la chiama Viglivenum (i); il A'olaterano Vegevenum (2). V'ò 
pure chi la nomina Viglwviwn [^) , chi Vigìetlum (^) , e chi 
Vegevahim (^). In alcune carte antiche legge si Vigivamim 
(^) , in altre Vicus Geljttimis {^), Ermolao Barbaro la de- 
nomina Viglebanuni {^) -, Gaudenzio Merula Vergeminum 
(Q ), e monsignore Carlo Bescapò Vketenum , quasi Vicus 
Veneri s (^o). 

Tutte queste denominazioni però non sono originarie , e 
vere , ma introdotte in seguito , o per errore di chi ignorava 
il vero nome , o per ispirito di novità da chi pretese , che 
il nome corrispondesse in qualche modo alle particolari 



(l) .Mjc[i:«:ìc;us f'crhdiu l:!c:is (Icsrri'i^li'o lil). 2, cap. 8. 

(1) V()!.il:^/-ri. Coiniic/it.'ir. Urlxiu. li'j. K, [)rt.2;. d'i, sul) rubrica 
lit'gio Iraiisdlpìiin. — iMarco yi^ijuicola Cioiiaca di MaìitoK>a. 

(.1) 1) ):iavL'aluiM Caslili'Kjaeijs De Galloriun lìisuhr, alitici, scdiif. 
la-. 380. 

(Ji) P.a;iciscas Sl'IioUhs. iLiiiei-ariuin Itnlice pag. 139 — Simouetla 
lil). 18, Di' rebus i^cslis a Francisco f. Sforiia. 

f.l) ( Jiioiiit;<;M Sicaidi episcopi Cremoiiens. apiicl Miirator. Rtr. 
Italie. sciij)U>r. toni. 7, pag. 591). 

[(S) \ celi r iiistiomciilo di coiifcdeiazionc di Vigevano colle città 
Loiiìl^.udc dcilaniio 12'27 esislcntc neirarchivio della città, e riportato 
urli' Ap[)(Mulicc. 

(7) Capsuni Memor di Paviii tom. 1, cap. 7, §. 97, pag. 113. 

(8) (iaudeiiliiìs Merula De Galloruni Cisalpìn. antiq. sed. lil). 1, 
cap. 2, p;)!.^. 19 — i\t\\\ Osius in nulis ad Miircnam apad Graevium 
ttim. 3, j>arL. ^2, \\(A. o3'l — Gio\io Ailogin Petri Candidi, et Joannis 
J acopi Tri\'nUii. 

(9) Merula iib. 3. Mcinorabit- cap. 19. 

(IO) Bcscapc Novaiiii sacra iib l, pag. 38 — Corio Istoria di Milano 
pag 2. 



— 24 — 

qualità del sito ( ^ ) . Così Ermolao Barbaro la chiama 
Viglehanmn per alludere alla sterilità d' una parte del suo 
territorio, spezialmente alla villa Sforzesca, come lo comprova 
la di lui iscrizione che ivi si legge , incominciante con 
queste parole : Vilis gleba fui etc. Così Gaudenzio Merula , 
ed il Bescapò la chiamano Vergeminuni , e Viais Veneris , 
per diping^ere più al vivo T amenità del luogo , e il vago 
aspetto, che vi si riscontra di una sempre florida, e ridente 
})rimavera, come si può chiaramente dedurre dalle seguenti 
parole del Merula : VergeminaUim , (pii hodie Viglevanenses 
.snnt , Novarientiòiis ad meridiem finitimi , regio duplici mu- 
nere memorabilis est. Primo rpiod lis singulis annis floreat , 
vere videlicet , et autlmmno ; unde eonim urlem , que anno 
ante Imnc XIII municij^ium fìienit sul) episcopatu Novariensi 
2)rimi coloni Vergeminum a gemino vere, tanta est ejus celi 
clementia, nominarunt. Becundo q^nod licet ager ejus sit qualem 
nobis Virgil. in Georg. j[)roposuit , jejunh glarea ruris ; 
cultura tamen hominum laboriosa vimom gignit copiosissimum, 
et frumentmn , ex quo panes concinnuntur , et levissimi, et 
candidissimi, Hcbc urbs , quam diu incolui , sue reijj. me 
pri'cilegio donavit (2). 

Per la qua! cosa, se meritano fede gli antichi statuti di 
({ucsta città, i privilegii imperiali, le memorie, e i documenti 
de' tempi più rimoti , egli ò fuor di dubbio , che il proprio , 
e genuino nome di Vigevano fu in origine V'iclmmim quasi 



(1) M.r de la Marti niere nel suo gran dizionario olia paiolu 
Ver^cmìmuii , e Vìglcvanam cos^i si esprime : « f^ergcmi/uim pelile 
<( i>ille de la Gante Cispadane sur le hord da Tieinu.^, seloii Gaudenlius 
<( Menda cilé par Ortelius Th!-s\ur. Celle ville , gue Hermolaus 
« Barbaras appelle Viglebanum , ii est pas éloignée de 3Iilafi. Selon 
« Sigoniiis Fcrgcmiuiun, el Vìglchaimin soni deux nonis modernes ; 
« V un fabriqué. pour signifier La bcaulé du lieu , et V aulre pour 
u designer sa slérililé. On nontnie presealcnieiil celle ville Vigevano. » 

(2) Gaiident Merula lib. 3, cip. IO, § 191. Memorabiliuni, 



— 25 ~ 

Vicus Lecorwìi, in seguito da'Latini denominato Vigl(Bvanum, 
e dal nome latino costantemente ritenuto in uso è poi de- 
rivato , come al presente , il nome italiano di Vigevano { i). 
Dal sin qui detto si vede chiaramente , quanto sia mal 
fondata T opinione di Leandro Alberti, del Volaterano, e di 
altri , che Vigevano sia stata edificata dai duchi di Milano 
(2) ; poiché egli è evidente , che sino da' tempi più lontani, 
cioè sotto il dominio de' Franchi , e Germani imperatori , e 
in conseguenza molti secoli prima de' Visconti , e degli 
Sforza era un borgo assai ragguardevole , e ben popolato , 
munito di eccelse rocche , celebre nelle età più antiche per 
gli assedii lungamente sostenuti , come si vedrà nel decorso 
dell' opera (3), 



(l) Sacclietli pag. 22. — Reina Descrizione della Lombardia pag. 



120 e scg. 



(2) Volaterano liiog. cit. lib. ii,pag. 6^. — Leandro Alberti Descrizione 
d' Italia alla parola Insubri pag. hhì. — Paulo Menila Cosnwgrapìiia 
nniversal. part. 2, lib. h. 

(3J Sacclietti pag. K e seg. 



— 2l5 



CAPO SECONDO 



l^eli* aulico tefi'it©i'*io €ll Vigevano, dell* indole, 

dei eostwufti, e tiel §:ovea»iio de' primi i^uoi 
•^l^iéialori i^iaao ai teiBiiìi di l^oiiipeo Ntralione. 



— ^^ 






>-:k^C- 



w-^~. 



^ ^ 



V^ Conosciuta ranticliità deirorigine di Vigevano è conve- 
'^)\S^C'^ niente di rintracciarne T estensione del territorio, 
v3^ quindi gli usi , la forma di governo , ed i fatti riraar- 
chevoli de' suoi primi abitatori ; ma anclie in questa parte 
le memorie , che ci sono rimaste sono troppo scarse , perchè 
se ne possa dare una perfetta notizia. 

Che Vigevano nella -sua prima origine fosse un borgo 
ne molto esteso , né molto ragguardevole , lo dimostra la 
natura di tutte le cose sempre umili ne' loro principii ; lo 
comprova T antico suo e primitivo nome Viclemim , quasi 
Vicus L(Evonmi, vale a dire una colonia, od unione di Liguri, 
che sotto diverse abitazioni qui fissarono la propria sede. 
Ma poi r amenità del sito , la dolcezza del clima , la vici- 
nanza del Ticino , T opportunità delle caccio , e soprattutto 
la singolare attività ed industria degli abitanti resero ben 
presto questo luogo popob.ito , e distinto a segno , che in 



ri'OjiOrS) C/Ooceiìdo sempre più in cUitorità , e riccliezzo 
e (/mi. ciò a ligurarG in certo modo come capo di provincia , 
ed avere dipendenti parecclni borgdii, terre, e ville in molto 
maggior mimerò, che non vediamo al presente. Tali erano 
ne' tempi più rimoti gli anticliissimi e popolati borghi di 
^'.eì'lìe , di Pedule , di Venti Colonne , di cui si fa speciale 
m.enzione nel privilegio di Arrigo IV. dell'anno 1064, che 
incomincia Prmdecessores nostri (i): luoghi tutti, che nelle 
vicende de' tempi o cambiarono di nome , o furono del tutto 
distrutti , più non rimanendo che alcune vestigia delle an- 
tiche loro rovine (2). Devonsi parimenti annoverare fra le 



(1) Vedi l'Appendice. 

(2) Serpe^ non lungi da Vii^evann. era mi borgo assai vasto, situato 
su d' un'altura a guisa di colle limpetlo alla chiesa di s. Michele 
Jìidichissima sua [)ariocci)ia . delJo iu oggi il Castcllazzo , ne' tempi 
l'assi di grandiosa mole. Vi si veggono ancora nelle vigne sul colle 
a!i;>i;:e vestigia dell' aidica grandez/.a , do\e nel secolo passato si sono 
>v:opei\e molt(; belle hnx'rne alT uso dei Romani, e diverse urne 
nurluarie con vasi, ceneri, e medaglie, argomento ceito della sua 
;ì:ìt:ciùtà. Anche la chiesa di s. Michele fu demolila a tempi nostii 
per ordine del vescovo Scarampi, v. piìi non vi esiste che una colonna 
lasciatavi appunto pei* memoria. Chiamavasi Pedule, un luogo posto 
iu vicinan/a del llume Teidoppio , che in oggi dicesi la villa di s. 
McH-cOj cosi' denominala ne' tempi posteriori dall'antica sua chiesa di 
s. iMiìrco. Ora non è che vwv seiìj[)lice cascinale, celebre non tanto pel- 
le vaste sue risaje, che [)er essere soventi Tiiitama asilo de'masnadieri. 
botto nome di / iu^inii CoUiduku inlendevasi un borgo molto esteso, 
e popolalo sulla ii\a del Ticino, così detto dalle venti grosse colonne, 
i he sostenevano un po:ile sul home. Ivi i Milanesi nel 1201 fabbri- 
carlo un castello dello Bcr^nniiiio dove tenevano un presidio d'yr- 

Oggi tutto è rovinato dalle piene del Ticino, ed appena nei 

[)assato vedevansi i Ibiìdamenli, e gli avanzi delle auliche colonne. 

La notizia di queste terre antielie, descritte in confuso da Simone 

Dal Po/zo Lib. deiC Est. fugl. ]j. — dal S;:rch( Hi / ii;cvftno illustralo 

I>ag hk, /l5, kCy , — d.d iJrambdla TA/V-'y/ di / ii>evuuo pag 5, 192, 

IU5, ID'J, 1U5, — devesi ypcciid:: i tiic a l'irlro IngratiKj de Curii, il 



uian 
."•.t.'<:()i 



— 28 — 

torre a Vigevano aiiticamentt3 soggette , ed ora in tutto, od 
in parte demolite e la villa di Fogliano , dove oggi non sì 
presentano allo sguardo , che alcune cascine con un' antica 
fdiiesa dedicata a M. V., e la villa detta Roma , dove è 
Vantichis-ima cliie;>a di san Pietro, che altre volte fu detta 
Campìis Eomanonim per essersi ivi attendato con parte 
deir esercito romano il famoso Cajo Mario , come vedrehio 
in seguito. Erano pure del territorio di questa città e Cas- 
suolo il vecchio , Casilìnum vetus^ memorabile per la prima 
terribile giornata d'Annibale, e Cilavegna, quasi Godi Vemis, 
per la salubrità dell'aria, ed amenità del sito (i), e Gambolò 
anticamente detto Cam})0 Lceviim , quasi Campus Lmmrum , 
antichissimo , ed insigne borgo fabbricato anch' esso dai 
Levi, i di cui abitanti ebbero già fama di astuti , ed inge- 
gnosi , dediti alla coltura de' campi, alla milizia, ed alla 
caccia (2). E per non parlare di tanti altri borghi e terre 

qiuile (Olì maggiore precisione così le desciive ne' suoi fiammenti. 
ff Al) inilio Viglevaniim non adeo late palebat; propagatis deinde 
« familiis, aiictis opibns , et industria eum dignilate et splendore 
» coepit esse. Nani pr3et(;r Cassiolum, Cilavenam, Gambolatum . Gra- 
(' hellonnm aliasque terras anti((uitus ennt de ejus territorio, et op- 
'f piduni Serpi prope sanctum Mich.clem in clivo cum aree mnnitis- 
" sima, quod mine Castelatiiini dÌ3Ìtur; et Prr/w/rc vicus satis frequens 
f( prope Terdupliim fliimen in loco imo. et paludoso, quod iiunc 
« villa sancii Marci vocatur: et y/gifili Coiumme seu burgus ingens 
<f in ripri Ticini cum validissimo Bei-gamini castro, qui locus ita 
« dictus fuit a viginti columnis, quibus pons Ticini sustinebatur ». 

(l) Portaluppi Storia della Lnmcllina cap. 5, pag. 117, Sacchetti 
Tli^cvaiio illustralo pag. hh^ AS. Ciò pure si rileva dai capitoli della 
res:i di Vigevano concertati col conte Francesco Sforza Tanno ìhk^ , 
e registrati nel volume in pergamena degli antichi statuii della città 
al foglio lUG, e seg. , dove fìa le alhe domande del comune di Vige- 
vano, leggesi questa .• Quod locu?, Cilavcnice supponatur jurisdictioni 
yii^lcvani y sic u ti alias fuit. 

(2) Bernaido Sacco nella sua Storia di P(n>ia. lib. IV. cap. 5, fa 



— 29 — 

insigni, che erano anticamente della ginrisdizione e distretto 
di Vigevano , basti il dire , clie ne' tempi bassi ginnse esso 
a tal segno di grandezza e splendore per la magnificenza 
degli edifìcii , pel valore , e per V industria degli abitanti , 
per la celebrità dei laniiicii , per V opulenza e dignità del 
paese , che venne considerato come capo della Lomellina , 
superando per ogni riguardo tutti gli altri borghi di questa 
provincia. Oltre Ermolao Barbaro, ed il Merula, di ciò ne 
fa fede il Simonetta coetaneo scrittore delle gesta di Fran- 
cesco I. Sforza nella seguente descrizione: VigleMum est in 
agro Pajnensì ojìiyìdtmi non ìonge posìtum a fumine Ticino , 
quod estera omnia Ltimellinm oj)2ricìa , affine mnnicì])ia , him 
munitione , tnm potuti nmltitud ine antecelUt , estrpie omnium 
in ea regione , et aucforitate , et opihis irrimìim ( ^). 

Il genere di vita , T indole , ed i costumi degli antichi 
abitanti di Vigevano si possono argomentare dal carattere 
stesso decloro progenitori. Virgilio nelle Georgiche enco- 
miando il bel paese d'Italia, loda principalmente i Liguri, 
quai popoli avvezzi a' disagi della povertà , e alla durezza 



cle'Gaml)olc'si il seguente ritratto : « Ecce tihi ad dexteiam Caiupoloc- 
« vuiit patet, a (pio CampoKx'vini oppidani , va fri , arguti, iugenio ac 
« viiibus prosditi, militile, agiicLdtnisc , mercaturce , veiiationis , pisca- 
« tioiiis, aucupii , fraudisque periti: deci})i ab eis, quam eos deci pere, 
ff ni caveas, f-icilius est : a (jua re proverbiuiu manavit: Canipola^viiuis 
« non erit, qui de alieno suum non fecerit. Si tamen cum eis libera- 
(' bler egei'is , jiberatiures eos dixeris. Vinci in bono, aut malo nullo 
« modo volunt )> , 

Vedi pure il Reina Descrizione delia Loinhardia pag. Wò. e seg. 

E probabile clie il Sacco fosse spinto da qualche odio privato 
quando scrisse quest'articolo di storia attinente ai Gaudjolcsi. Gii Edit. 

{{) Brambilla Cìiiesa di Vigevano pag. k. -- Ciò. 13att. Sesli Piante 
delle eiltà, e piazze dello stato di Milano nujii. 17 — Moieri Dizionario 
alla parola Vigevano. Quale anticamente fosse la giurisdizione della 
città di Vigevano, quali i diritti, le leggi, e le rendite della UK'de- 
sima vedi il Sacchetti pag. 48. e s( g. 



— 30 — 

del vivere — assi'Xhuì'fpie waìo Lìgiirem , (^ Diodoro Siculi) 
dopo avere nel libro A'I. descritta T indole degli stes-i. il 
parco loro vitto , T agilità , e la robustezza dei loro corpi \\ 
aggiunge queste parole : Midieres 'VÌroru::) , viri femnim 
Tohìir liabent. Assermit in hdlis scc^j'us vj(jetum GaUti..ì a 
gracili, wMcilentot^ne Ligure ex ])ro'cocatione singulari certa- 

mine vinci Feroces s'iint , et acuti injenii ; non in hello 

solnm , sed etiam in communi vita. Mercaturam exercent , 
navigantes x^er Sardonium , Lylicìim'iue lìelagos , s2Jont3 se 
gravihus w.aris pericìdis oljectantes. Quindi T esercizio delle 
armi, la lotta, il salto, la pescagione, la caccia es.'cr^ 
dovevano i primi studii , e le delizie de' primi abitatori di 
Vigevano, come cose analoghe alla naturale loro inclinazione, 
e alla posizione del paese ( i). Erano frugali nel vitto, })a- 
zienti , e tolleranti delle fatiche ; e più di tutto ingegnosi , 
ed industri nella mercatura (^). L' educazione dei figli era 
semplice, ma vigorosa, e qual conveniva ad uni be licosa, 
ed industre nazione. Le madri avevano per costume d' im- 
mergere nel vicino fiume i bambini per avvezzarli al nuoto, 
e ai rigori delle stagioni. La gioventù era sempre occupata 
in domar cavalli, tirar freccio, inseguir le fiere, far prede, 
e simili esercizi! convenienti ad una educazione railitare. 

Non è perciò meraviglia se gii uomini avessero la forza, 
ed il vigore delle fiere , e le donne una robustezza virile , 
e se anche ne' secoli posteriori , scorrendo nelle vene lor j 
il sangue tramandato da' maggiori , abbiano esse più volte 
difesa virilmente la patria colle armi alla mano. Il linguaggio 
del paese era T antico ligustico assai sgarbato , ed aspro 
(3) , asprezza che tuttora si sente non ostante il continuo 
variare delle lingue. La loro religione era quella de'Gentili. 
Scrive Ingramo de' Curti , che in Vigevano v' erano due 



(I) Sacco flìsLor. Tiiìii. lih. h, cap i5. 

{'•1) Sacco liiog cit. lil). '2, caj). 1 

(Jy) Porlaliij»[ìi Sforiti dilla LonnUina ti!|> f». p.ig \V^. 



tom;;ii, vino dedijato a Diana, e 1" altro a Mercurio; il che 
tanto più ò v;-rosinril(\ poiché presiedendo Tuna alle caccie, 
e r altro al traffico , premer doveva ai Vigevanasclii di avere 
specialmente per tiitrici quelle deità, affinchè fossero vieppiù 
prosperate le principali risorse del paese ( ^J. Per ciò che 
riguarda la forma di governo de' nostri avi sembra potersi 
a buon diritto ailermare , che fosse monarchico. Pausania 
dice « Ajmd ligures ; qui in Gallìa Transjmdana stmt, Cjjcnum 
regeiìi fuisse ». E appresso Ovidio nel lib. 2 delle Metamor- 
fosi si ha del re Cigno, che Ligtirum iioxndos , et magnos 
rexemt v/rljes. Non bisogna però credere , che nel sistema 
di quei tempi V autorità regale fosse assoluta , o perpetua ; 
molto meno che passasse in retaggio da padre in figlio. I 
re si eleggevano da tutti i comuni constituenti la regione 
de' Levi , il popolo era sempre consultato negli affari più 
rilevanti , e scabrosi ; e tutti eguali a un di presso i citta- 
dini decidevano della pace , e della guerra ; si interessavano 
al mantenimento delle leggi , e convenivano di ciò , che al 
principe accordare si doveva per il suo decoroso sostenta- 
mento (^). Le loro leggi erano poche , e semi^lici , e più 



(l) Cos'i Inaiamo do C-.irli i;e" suoi fiainnìcnli : « Ai-niis, auciipio, 
« MMìiitii, piscalioiu* , (jitaiii nìa\.imc: \ iglpbaticìiscs d('leclal)aiitiir. 
« illiant acuti iiigcnii, prc'ci[)uc ia mosca tu i-a, (juaiD passili) e\ci'C(l)an(. 
« Pucri tU(U'gcbaiitur ajuis, ut corpus iuduicsccrct. Adoicsccuiuii) 
« studia liacc crasit, luciorc liasla , saltu , ctirsLi; cdoiiiaic c(|U(ks , 
« pi'acdas j fcraMpic aucupan. Ncc vili tantum, scd et fa'miiiac mira 
" corporis fìi-milatc, ac roborc pi acslalvaut. Dcos \onert Ijaiitur , ^v^ 
« Diaiiam piaccipuc, et Mercuiium Gallorum more coleljant. co (jju d 
« ])rior veiialioni , alter clo(piciitiae , hierisque ])racsjdcat. iJinc ch:o 
« dclul)ra dicala, ubi passim l■c!i^^i()se con\ eniel)ant », 

(2j Capsoiìi Mi'inoric dì Pavia lom. L cap. H. pay. 75. e scg. 

Iiigramo de (^urli ne' suoi bamuicMili. " (-on^tal auli(p.ii;us apud 
« Ligures Cycnum alios.jue i.egcs Cuissc (jui ebi^( l)aiituf a \M)\)'Aìì. 
« J'aliii moi'es eiaiit prò ici^dius; ci (p;ae a majoiijjus aci <'jh'i;ìiiI . 
« !( iigios;,' ol)Scr\al)antiir. Soliuah adnicdum ciai.t bJjciialis . (ji;am 
« armis pi(>j)ug:iantcs di.; i cl!:!;:c;'uiit ». 



— 32 — 

che colle leggi .si reggevano cogli usi antichi , e colla 
tradizione de' loro padri. Anzi le pratiche religiose servivano 
in gran parte alla legislazione anche per le cose civili; 
infatti r unica norma per regolare il commercio , rendere il 
suo a ciascheduno , e proporzionare ai delitti le pene era 
fondata nel!' equità naturale , e nelle consuetudini patrie , 
quelle massimamente , che erano consacrate dalla religione. 
Questi popoli sino dalla prima loro venuta sulle sponde 
del Ticino si sono sempre mantenuti in libertà colle proprie 
leggi , colle quali governavano pur anche tutte le città , 
terre , borghi , e castelli circonvicini. Non dipendevano dai 
Galli Insubri, non dal Popolo Romano, non da qualsivoglia 
altra nazione ( ^). Per difesa de'proprii diritti, e della nativa 
loro libertà seppero resistere lungo tempo ai popoli delle 
Provincie vicine , ed ai Romani istessi , che ne esperimen- 
tarono il valore. Afferma Tito Livio , che i Liguri sembra- 
vano veramente nati a contenere nella disciplina, e nella 
soggezione i Romani , e che fra tutte le provincie ninna 
più della Ligustica alla virtù militare aguzzava la soldatesca 
romana. Altrove dice : questa è una schiatta di nemici snelli, 
veloci , ed improvvisi , che sito alcuno , o tempo non lasciano 
mai sicuro (^). Quindi non e meraviglia, se il Popolo Romano 
altamente rispettando una nazione così prode e valorosa 
riputò utile stringere con essi alleanza, ed amicizia, la quale 
con raro esempio di fedeltà fu poscia inviolabilmente man- 
tenuta anche in mezzo alla generale rivolta de' Galli Insubri, 
e degli altri popoli vicini , per cui ebbero a soffrire non 
pochi danni {^), In prova di ciò basterà accennare due soli 
fatti più rimarchevoli nelle storie , cioè la prima battaglia 



(1) Sacco luo^' cit. lib. 5, cap. Il — Portaliippi luo^'. cit. cap. ^ , paj^. 
32 e seq. — Ca[)soiii luog. cit. tom. 1, cap. U, pag. 75 e sc({. 

(2) Tito Livio cap. 8. 

(3) Sacco lib. 3, C3p. % 5 e 9, lib. 2, cap. 2, pag. 28 e scq. — 
Capsoni luog. cit. tom. 1, cap. 4> pag. 73 e .sc({. cap. 0. pag. 97 e 99. 



— 33 — 

di Annibale nel territorio di Vigevano , e la terribile sconiitta 
de' Cimbri , epoche memorabili ne' fasti di Roma. 

Sceso dall'Alpi l'animoso Affricano , ed espugnata in tre 
giorni soli la metropoli delle genti Taurine, si avanzò col- 
r esercito sulle coste del Ticino a Cassttoìo il vecclùo, detto 
in oggi Villa reale , borgo non lungi da Vigevano , dove 
ordinò F accampamento in forma quadrata ; quindi spedito 
Maarbale suo generale di cavalleria con cinquecento cavalli 
Numidi , ordinò di dare il guasto al vicino paese de' Levi 
amicissimo de' Romani , e per opposto di rispettare quello 
de' Galli Insubri , clie eransi dichiarati del suo partito. Non 
e possibile il descrivere a quanti disastri andasse soggetta 
in allora la Lomellina non solo per parte dei Cartaginesi , 
ma de' Galli ancora , per essersi tenuta ferma nell' amicizia 
de' Romani. Campagne devastate , case , e ville arse , e 
distrutte , armenti depredati , tutto in somma manomesso 
dal furor militare. Gli abitanti stessi delle vicine nostre 
terre sarebbero stati vittima del ferro nemico , se non si 
fossero in tempo rinchiusi, e difesi nel castello di Vigevano, 
che era stato non molto prima da'Romani fortificato all'og- 
getto di respingere ogni ostile attentato (^). 

Intanto il console romano Publio Cornelio Scipione av- 
vedutosi che il Cartaginese fiero per i primi successi 
minacciava d' innondare l' Italia tutta , prese la risoluzione 
di prevenire i di lui disegni, e a quest'effetto sceso dalle 
montagne del Parmigiano tragittò il Po in poca distanza da 
Pavia , e costeggiando lungo il Ticino nell' opposta sponda 
dalla parte di Morimondo fece ivi fabbricare prestamente' 
un ponte sul fiume , per dove fece passare le sue truppe 
nelle pianure di Vigevano , lasciando un corpo d' armati 
alla custodia del ponte per il caso di una ritirata. Indi 
avanzatosi il console non tardarono molto a trovarsi a fronte 



(1) Sacco liiog. ciL lib. 5, cap. o — Capsoni tom, I. cap. 7, pagina 
99 e seg. 

3 



— 34 — 

col proprio esercito i due capitani nemici. L'esercito romano 
compresi gli ausiliarii contava quaranta mila combattenti : 
quello di Annibale era di gran lunga superiore, ingrossato 
già da prodigiosa moltitudine d'Insubri, e di Liguri, i quali 
abbominando la soverchia potenza , ed il giogo di Roma 
eransi aggiunti alle di lui bandiere. 

Neiravvicinarsi del console romano si scostò alcun poco 
Annibale, e richiamato frettolosamente Maarbale coi suoi 
squadroni dalle scorrerie nella vicina regione dei Levi , 
passò Jimtd ^rociil a Vico come vien espresso da Livio , vale 
a dire non lungi da Vigevano piegando sopra Novara. 
Tennegli dietro Scipione sino a Cassuolo il vecchio , dove 
Annibale aveva disposti gli accampamenti. Ivi mentre che 
gli esploratori degli eserciti scorrevano la campagna, non 
andò guari che tra la cavalleria romana, e la cartaginese 
appiccossi sanguinosa zuffa. Si combattè per qualche tempo 
con eguale valore e fortuna , finché ferito il console , ed 
urtati i Romani impetuosamente dalla cavalleria Numidica 
furono costretti ad abbandonare il campo. In questa circo- 
stanza Scipione istesso sarebbe caduto in potere de' nemici, 
se la fermezza de' suoi , e il raro coraggio del proprio figlio 
di soli diciassette anni, che lo coprì collo scudo, non lo 
avessero tratto avventurosamente in salvo. Questo prode 
giovanetto è quell' incomparabile Scipione , che dopo venti 
anni , vinto Annibale , e sottomessa l' Africa , riportò il 
soprannome di Africano (^). 

Dopo questa rotta , accaduta circa l' anno del Mondo 
3817 , Cornelio ripassato frettolosamente sull' imbrunir della 
sera il Ticino , e fatto rompere il ponte , priachò Annibale 
se ne avvedesse , col favor dell' oscura notte a gran passi 
camminando , giunse coli' esercito il di seguente a Piacenza. 



(l) Tito Livio lib. 21 — Lucio Floro lib. 2, cap. 6 — Alciati Rerum 
patr. Jib. 1, pag. 53 e seg. — Tliesaiiro Stor. di Torino lib. 1,. pag. 83 
e seg. et in notìs 189 e st^. 



— 85 — 

Ecco dove fu il teatro^della prima terribile battaglia succe- 
duta tra i Cartaginesi ed i Romani , vale a dire sulle pianure 
di Vigevano in vicinanza di Cassuolo il vecchio , dove per 
attestato di Gaudenzo Morula scorgevansi tuttavia a giorni 
suoi le memorabili vestigia dell' accampamento di Annibale 
in quadrata forma disposto ( ^). 

Un'altra prova del costante attaccamento, e della vera 
amicizia de' Levi verso il Popolo Romano si rileva dalla 
terribile guerra de' Cimbri , per cui ebbe Roma forse maggior 
terrore , che non ai tempi d' Annibale dopo la famosa rotta 
di Canne. Costretti questi barbari ad abbandonare le proprie 
case per la mutazione del mare, ed altamente sdegnati 
perchè il senato romano avesse negato di concedere loro 
una porzione di territorio per ivi accasarsi , deliberarono di 
acquistarlo coli' armi mettendo tutto a ferro e fuoco , e 
vivendo di rapine. Per far argine a questo torrente il senato 



(1) Il padre Capsoiii nelle sue Memorie di Pavia tom. 1. cap. VII. 
descrive la giornata di Atinnibale con qualche varietà di sito, e pone 
l'accampamento di Scipione a Cassuolo il Vecchio, e la battaglia 
data da Annibale a Garabolò Campi lati. A me però sembra di non 
dovermi discostare dall'autorità del Merula , dall'antica tradizione, 
e da quanto scrisse Ingramo de' Curti , il quale pure afferma essere 
seguita la battaglia in vicinanza di Cassuolo il Vecchio, dove erano 
gli accampamenti di Annibale. « Annibalis causa multa damna passi 
« sunt Viglebanenses , propterea quod una cum caeteris de regione 
« Laevorum arma susceperant cum Komanis amicitia, et foedere juncti. 
ff Majora etiam mala pertulissent cum Maarbales cum Numidorum 
'( equitatu ferro et fl^mimis cuncta diriperet , nisi in tempore se iii 
« arcem Viglaevani recepissent, quae antea a Romanis munita fuit. 
« Pugnatum diu, et acerrime fuit inter Carlaginenses , et Romanos 
•f ancipiti praelio prope Cassiolum vetus, ubi erant Annibalis castra: 
ff sed cum Romani se viribus , et numero inferiores agnoscerent , et 
<f ipse consul Scipio gravi accepto vulnere in periculo esset , noeta 
« juxta Viglaevanum transmeatii Ticino ponte, ad Placentiam cum 
a exercita prarcipiti cursu se contulit ». 



— 36 — 

romano spedì loro incontro Cajo Mario con poderoso esercito. 
Vinti la ])rima volta con felice successo sul Rodano , e 
dispersi i Cimbri dopo un' orrenda inudita strage raccolsero 
le loro forze , ed uniti ai Teutoni , ai Tigurini , ed agli 
Ambroni in numero di ducento mila e più piombarono dal 
Tirolo in Italia , conduccndo seco figli , mogli , ed armenti , 
e dirigendosi per la via di Vercelli verso la Lomellina. 
Scelto di nuovo a quesf impresa Cajo Mario vi accorse col- 
r armata , e penetrato nella Lomellina , si mosse verso 
Vigevano , e nelle vicinanze della già mentovata antichis- 
sima villa di s. Pietro pose i militari alloggiamenti di 
cinquantadue mila Romani , motivo per cui questo luogo fu 
quindi chiamato Campo de' Romani Cam/pus Romanonmi. 
Air esercito di Mario si unirono anche i Levi di questa 
regione come alleati de' Romani , tanto più che avevano di 
già sofferto gravissimi danni dalle scorrerie dei Cimbri. Dato 
il segno della battaglia s'impegnò con tanto furore la zuffa, 
che le donne stesse de' Cimbri , le quali ferocemente com- 
battendo recavano forse il maggior danno , ritorcevansi il 
proprio ferro nel seno , anzi che umiliarsi al nemico. Final- 
mente dopo varie sanguinose azioni prima a Robbie, ed a 
Candia nelle pianure di Lomellina , detti campi Rlimuly , o 
Oandy^ poscia a Camariano, tra Novara, e Vercelli, la vittoria 
si spiegò pienamente a favore de' Romani , essendo rimasti 
uccisi de' Cimbri cento quaranta mila , e sessanta mila pri- 
gionieri ( 1). Un fatto cosi strepitoso segui 1' anno di Roma 
seicento cinquantadue , avanti 1' era volgare novantanove. 
A monumento eterno dell'ottenuta vittoria, venne eretto 
nella provincia di Novara un arco trionfale , da cui trasse 
il nome il succitato borgo di Camariano, detto Arcum 
Marianum , ed i Vigevanaschi , che avevano molto sofferto 
nelle scorrerie de' Cimbri , liberati da questo fxagello resero 



(1) Til. Livio Epithoine lib. 08 — ^'oliaeiuis lib. 8. cap. 10. 



— 37 — 

grazie a Mario celebrando in segno di letizia giuochi , e 
feste in onore dell' eroe romano ( ^). 

Scrive il Nubilonio , che dai Cimbri sia derivata . V anti- 
chissima casa dei Decembri , e Budali in Vigevano , ripor- 
tandosi air autorità del padre Agostino Della -Porta nei 
versi seguenti: 

(( Altera noliilitas nostrum genus omne decorans, 

(( Budaliae principi . vita generosus , et armis , 

« Expulsus regno Cimber cum conjugs , et offini 

(( Stirpe sua nostras profugus migravit ad oras; 

(( Hosqus SUI tempus habitavit m omne penates 

({ Exilii , et terram hanc generoso sanguine claram 

(( Fecit , et egregiis moriendo nepotibus auxit : 

« linde et ab hoc Cimbro genus Decembri raanat ; 

(( Hinc genus egregium Budalae. 

Quantunque sia rispettabile V autorità di questo scrittore, 
seguita pure dal Sacchetti (2) , non sembra però verosimile, 
che questo principe Cimbro , fissar volesse la sua sede in 
Vigevano , in tempo che fumava ancora la terra del sangue 



(1) Ingramo de Carli « Cam Cimbri barbarorum more omnia in 
« Italia depopolarentar , et praecipae in bisce regionibus per assidaas 
« incarsiones, Cajas Marias consal cam exercita Laamellinam ingressus 
«e primam castra posuit pTope Candiam , et in \illa s. Petri prope 
« Viglaebanara , qaas dicitur propterea Campus Romanorum. Postea 
« agressas bostem prope Vercellas fortunatissime eum profligavit, 
« B.epetito deinde bello apad Robbium, et Candiam immensa clade 
« Ciiubros omnes poenitus exterminavit. Qua de re populi de regione 
« Laevoram, et Viglebanenses praecipue , ab hac peste hberati gratias 
« egerunt Mario, et ferias, ludosque, abaque spectacula publicae 
« laetitiae causa celebrarunt w. 

(2) Sacchetti /^/gei^. ///ffj-fr. pag. 95, lOG. — Nubilonio Cronaca di 
Figevano pag. 14. 



— 38 — 

de' suoi , in tempo die non poteva essere clie un oggetto 
d'ira e di vendetta per essere ancora recente la funesta 
memoria dei gravissimi danni recati in queste parti dalla 
ferocia di sua nazione. Quindi inclino a credere che questo 
principe di Budala molto tempo dopo quest' epoca profugo 
dalla patria qui fissasse il suo domicilio allettato dall'amenità 
del cielo , e dalla gentilezza degli abitanti , e in seguito per 
suo diporto fuori della città fondasse una deliziosa villa con 
magnifico palagio, clic dal suo nome fu chiamata Badala^ 
dove ancora presentemente v' è una cascina, che ritiene 
questo nome di Badala, 

Tale fu lo stato de' Liguri , tale l' indole , i costumi , ed 
il governo degli antichi abitatori di Pavia , Vigevano , e di 
altri borghi , e terre della Lomellina sino ai tempi del 
proconsole Gneo Pompeo Strabene , padre di Pompeo il 
Grande. Valorosi in guerra, industri in pace, vivevano colle 
proprie leggi in libertà , la quale per più secoli difesero con 
invitto coraggio. Finalmente si assoggettarono alla repubblica 
romana , non tanto vinti dall' armi , che allettati dalle di lei 
liberalità ; ritenendo tuttavia 1' uso delle patrie leggi , 
decorati inoltre d' insigni prerogative , immunità , privilegii 
ed onori, come nazione benemerita (i). 



(i) Sacco Histor. Ticìiiens. lib. 2, 4, cap. j, 2 — Capsoni toni, i, 
cap. 2, pag. 188, cap. 9, pag. 161 — Portaluppi cap. 1, pag. ih, cap. 
4, pag. 32, 34. 



— 39 — 



CAPO TERZO 



Delio i§»fafo civile 9 politico 9 ^ relii:io.«o di 
Vigrevano dai tempi di Au§:u<§»io ^ino alla 
decadenza dell* impero romano. 



'5^^" 






v^ J-^ air epoca della memorabile sconfitta data da Mario ai 
j^^JC" Cimbri nel territorio di Vigevano (della quale si 
O^ è parlato sul fine delF antecedente capo ) sino a quella 
della decadenza dell' impero romano poche cose di rimarco 
si possono narrare attinenti alla nostra patria istoria, perite 
essendo quasi tutte le memorie di que' tempi. Procurerò non 
pertanto di esporre quelle poche notizie, che mi è riuscito 
di rinvenire , atte a portare qualche luce sullo stato di 
Vigevano dal dominio de' cesari sino alla rovinosa invasione 
delle barbare nazioni. 

Non molto prima , che Giulio Cesare usurpasse V impero 
di Roma, la Lomellina tutta, che in allora chiamavasi regione 
de'Levi, cadde sotto la potenza di quella formidabil repub- 
blica , e incominciò a formar parte della Gallia Insubre ( ^). 



(1) Portaliippi Sloria della Lomellina part. 1, cap. 8. 



— 40 — 

A quGsf epoca anche Vigevano , come parto di quella pro- 
vincia seguì la stessa sorte : fu dunque soggetta al Popolo 
llomano , poscia a Giulio Cesare , indi ad Ottaviano Augusto, 
e durò sotto il dominio de'cesari sino alla rovina deirimpero. 
Comunque in generale i popoli soggiogati fossero riputati 
semibarbari, e stranieri, e sottoposti ad un governo servile, 
tuttavia gV Insubri non furono considerati come tali ; impor- 
cioccliò sotto Augusto , e i suoi successori potevano al par 
de' cittadini naturali di Eoma , ottenere qualsivoglia ufficio, 
e dignità. Avevano parte nelle elezioni, e voce ne'comizii, 
ritenevano in generale le proprie leggi , e le proprie costu- 
manze , e godevano degli stessi privilegii , che competevano 
ai soli cittadini romani (^). Vigevano ritenendo anch'essa 
le antiche sue leggi amava sommamente g^li usi , e le 
costumanze del Popolo Romano ; quindi è che i Vigevanaschi 
addottando in seguito il diritto romano costantemente l'os- 
servarono sino alla decadenza dell' impero , lo ritennero sotto 
il regno de' Goti , e de' Longobardi , e seguirono le stesse 
consuetudini , e leggi anche molto tempo dopo il governo 
dei Franchi in Italia. 

Ma allorché per la debolezza degl'imperatori cominciò a 
decadere l' impero d' occidente , e le città d' Italia lusingate 
dall' idea di libertà tentavano di scuotere il giogo de'tiranni^ 
anche Vigevano ad esempio dei prischi Latini si elesse i 
consoli , i tribuni , e gli altri magistrati reggendosi per più 
secoli in forma di repubblica (2). 

Sebbene Vigevano, come accennai di sopra, perduta la 
libertà antica , cadesse sotto il dominio dei cesari , non per 



(1) Capsoni Memorie ìstoriclie di Pavia tom.d, cap. 2, §. ìah e 
scg. pag. 202. 

(2) Sacchetti Vigev. illiistr. pag. 50, 6d e seg — Brambilla Chiesa 
di Figevaiio part. 1. 4, Antiqua statata riglevani anni 1225. esistenti 
nell'archivio della città, — Sigiiorol. liomodei coiis. 166. Jn terra P i- 
g leva ni vivi tur more romano. 



— 41 — 

r[iiesto i suoi abitanti col cambiar di governo , degenerarono 
dalla nativa loro indole , nò in loro scemò punto V antico 
industre, e laborioso genio. Lontani dal lusso, e dalla 
mollezza sulle traccio de' Levi loro progenitori con attività, 
ed impegno si esercitavano ne'lanificii, ed in altre manifat- 
ture ; e per indurare il corpo alle fatiche, e ai disagii gran 
parte della vita consumavano nella caccia , e nel maneggio 
delle armi. Per la qual cosa molti ascritti alle legioni romane 
si acquistarono gran fama nella carriera militare. Tra questi 
è celebre Lucio Cotta nato d' illustre famiglia , clie ai tempi 
di Marco Aurelio si segnalò nelF armi per prudenza, e valore. 
È assai probabile, clie egli fosse cristiano, poiché militando 
contro i Marcomanni trovavasi in quella invincibile legione, 
che impetrò dal cielo quella prodigiosa pioggia , la quale 
dissetò r esercito romano. I Cotta Morandini de'nostri tempi 
non senza qualche ragione pretendono di trarre la loro origine 
da un personaggio cosi illustre (i). 

(1) Ingranao eie Ciirti : « Sui) caesanim imperio Viglebaiieiises , ut 
(( et caeteri de regione Laevoriim , nec non Insubres , pi^ivilegiis , ac 
« JLiribus E.omanortiQj iitebantur, sed Yiglebanenses praecipue adco 
« sollicile jura , moresve populi j'omani colebant, et sectahaiitu.r , ut 
« post Godios, et Longobardos ea retinebant adhuc , ac religiose 
« servabant. Quod adeo vernm est, ut etiam nunc eligant consules, 
f tribunos plebis, aliosque niagistratus , et Viglebani vivitur more 
« romano. Mercaturam , quam a majoribas acceperant, studiose exer- 
« cebant, nec minus, ut oliai, venatui, armorumque studio dediti 
« erant : bine multi romanis legionibus adscripti bello elaruere , quorum 
" egregia facta temporum injuria perieruut, Memoratur adhuc Lucius 
« Cotta nobili genere natus , qui armis praecipue sub Marco Aurelio 
« imperatore florebat. Ajuiit eum Christi sectatorem fuisse; nec impio- 
« babili ratione , fortiter enim contra Marcomannos miiitavit in ea 
« Christianorum legione , quae imbrem prò romano exercitu jaui siti 
<• pereuntem mirabili prodigio e ccelo impetravit. Gottae nostrae setatis, 
" qui cognomento Morandini vocantur, contendunt ab eo Lucio Cotta 
<f originem traxisse ; quod tamen nullo \eteri documento probatum 
« video. Id tantum fama, et majorum traditionc coniirmatur, quae 
« quidem in antiquis minime rcspuenda videtur ». 



— 42 — 

Dopo quanto accennai parmi che possa meritare menzione 
il passagg"io in Vigevano di s. Elena madre di Costantino 
il Grande , come viene riferito da Amiano Marcellino lib. XV. 
ne' termini seguenti: de inde diebus ^micìs ex Relena CostanUi 
sorore , eidem cesari confiigali fondere copulata , sparatisene 
VMiversis , quae maUiritas j[)rofwiscendi jìosceìiat , comitatu 
])arvo suscejjto Kalend. decenibribus egressus est, deductusqiie 
db Angusto ad iisgne locum diiabus colnmms insignem , qui 
Laumellum intirjacet , et Ticinum^ itineribus rectis Taurinum 
jpervenit. Gaudenzo Morula, ed altri sono d'avviso, che il 
passaggio di detta principessa fosse non già per Vigevano, 
ma per Gamholò applicando a questo paese il luogo riferito 
da Marcellino posto fra il Ticino , e Lomello , e celebre per 
le due colonne. Locum dmabìis coluìnnis insignem ( ^). All'in- 
contro sostiene il padre Capsoni , che questo luog*o non sia 
né Vigevano , nò Gambolò , ma bensì Zinasco , senza però 
addurre alcuna autorità , o solida ragione (2). Con più di 
fondamento il nostro Egidio Sacchetti pretende che il luogo 
insigne, dove passò Elena sia Vigevano , e che le due colonne 
debbano intendersi i due antichi castelli di Vigevano , uno 
in città , dove in oggi v' è la torre ; e F altro al Castellazzo 
rimpetto a s. Michele (3). 

Tanto più mi par ragionevole la di lui opinione , poiché 
la veggo pure confermata dalT autorità di Pietro Ingramo 
de' Curti , uno degli scrittori più antichi , ed accurati delle 
cose patrie , il quale cosi ne lasciò scritto (^) : « Ella è fama, 



(l) Gaudent. Menila De Gallor. Cìsalpìnor. antiqu. scdih. lib. ì, 
cap. 2, pag. 20 — Portaluppi part. 4, cap. 5, pag. 118 — Leandro Alberti 
Descriz. d'Italia pag. hk{ e seg. 

(^2) Capsoni Menior. di Pavia tom. 1, pag. 13, 28^^^. 

(3) Sacchetti Fi^evan. illuslr. pag. UT. 

{h) <i Fama est hoc tempore Ilelenam piissimam Costantini iiiipe- 
<i latoiis raali-em in suo ilineie erga Tiuirinum in oppido Viglebani 
« pnululum cum famulatu suo consedisse , cujus humnnitatem , ac 
« religionem admirati op[)idani , valde piae laetitia ex.ultariint. Hiuc 



— 43 — 

« che in questi tempi Elena piissima madre di Costantino 
« imperatore nel suo viagg-io verso Torino siasi fermata 
« alcun poco in Vigevano colle persone del suo seguito ; e 
« gli abitanti avendo ammirata la di lei umanità , e religione 
« ne esultarono : quindi venendo la medesima annoverata 
« fra i santi per le sue virtù , e miracoli, il popolo di Vige- 
« vano in memoria di ciò edificò fuori di porta Mortara una 
« cappella , che già da gran tempo è consunta dall'antichità, 
« benché ancor oggi se ne vedano le vestigia ». 

Dopo aver detto alcune cose , per quanto lo ha permesso 
r oscurità de' tempi sullo stato civile , e politico di Vigevano 
sotto il dominio de'cesari, giova ricercare come, ed in qual 
tempo , lasciata la superstizione de' Gentili , si rivolgesse al 
vero culto di Dio. Alcuni sono d' avviso , che sant'Ambrogio 
fosse il primo a diffondere in Vigevano i primi semi del 
vangelo, appoggiati all'unico riflesso, che sino dai tempi 
pili antichi si veneri questo santo arcivescovo nella chiesa 
mag^giore qual patrono , ed auspice di questa città ; ma da 
un' epoca molto più antica ripetere si deve la di lei conver- 
sione , come appare da' più gravi scrittori , che ne fanno 
indubitata fede. Diffatti egli è certo , che s. Siro d' Aquilea 
nel tempo , che 1' apostolo Pietro era in Eoma , annunziò in 
Pavia, e nella Lomellina la fede di Cristo [^). Così è egual- 
mente certo, che s. Barnaba convertì alla fede Novara, ed 
altre città circonvicine , come attesta il Bescapè , il Brambilla 
(2) , ed in ispecie il dottor Plotto nella repetizione alla legge 
^i quando , C. Unde vi con queste parole (^) : Il primo , che 



« CLim postmodum oh ejus virtutem, et miracLila in caelitnm numero 
ff telata esset ; populus Viglebanensis in ejus rei meraoriam dclubrum 
« extra portani Mortaiiae aedifìcavit, quod antiquitate jamdiu colapsum 
'f est, quamvis etiam nunc ejus vestigia conspiciantur ». 

(1) Bernardo Sacco Ilislor. Papìens. lib. 2, cap. 1, h, 6 — Capsonj 
torn. 2, pag. 1 e seg. pag. 59. 

(2) Bramb. Chiesa di Figevaiio pag. 12 — Bescapè de Eccl. Novaritnsì. 

(3) « Novariae veram Chrisli lidem , et ejus sacrum evang. primus 



— 44 — 

'insegnò la "cera fede di Cristo, e jyrojìagò il suo santo evan- 
gelo fa s. B amala ajmstolo , die coimeri'i alla fede di Cristo 
le città d'i Milano, di Novara e tutta la Gallia Cisalj^ina. Si 
può quindi a buon diritto conchiudere , che anche in Vig^e- 
vano , come parte dell' Insubria sino da que' tempi si dif- 
fondesse r evangelica luce. A ciò si aggiunge , che sotto 
gli auspicii di Costantino il Grande essendo permesso ai 
cristiani il libero esercizio della religione , i Vigevanaschi 
nel castello maggiore edificarono una piccola chiesa in onore 
di Cristo, e della Vergine, come lasciò scritto Pietro Ingramo 
de Curti (i). « Sotto Costantino piissimo imperatore, cessate 
« finalmente le tante e si fiere persecuzioni degli infedeli , 
« vivea la chiesa in perfetta pace; e avendo ottenuto il 
« pubblico esercizio della religione cristiana fu dai Vige- 
« vanaschi dedicata a Cristo , ed a Maria Vergine , una 
« piccola chiesa nel castello maggiore della città dove il 
« popolo pio , e devoto accorreva in gran numero. Molti 
« però ancora seguendo T empia , ed antica consuetudine 
« de' lori maggiori facevano sacrifizii a Mercurio, a Diana, 
« e ad altri idoli. » 

Dalla premessa autorità di Ingramo de Curti tre cose si 
possono naturalmente dedurre : la prima , che in Vigevano 
anche innanzi il tempo di Costantino v' era già un buon 
numero di cristiani, come lo dimostrano le parole accorreva 
il l)oi)olo in gran numero: e che poi, cessate le persecuzioni 



« aedificavit sanctus 13arnabas apost , qui urbem Mecllolani. et Novariae 
« ac iiniversara Galliam Cisalpinam ad Christi iidem convertit ». 

fi) « Sub Constantino imperatore piissimo cum post sacvissimas 
« illas infìdelium persecalioiies pax tandem ecclcsiae reddita esset , 
« ac pubblice permissum cliristianae religionis exercitiiim , in castro 
« majori Viglebani , imam aediculam Christo, et Mariae Virgini di - 
« carunt. ubi populus frequcns pie, ac devote conveniebat. Multi 
«( tamen adluic ex. impia , et veteri majorum consuetudine Mercurio , 
.( Dianac , abisque idoiis sacri Ocabant ». 



-- 45 — 

incominciarono ad esercitare pubblicamente il loro culto , 
sebbene molti ancora tenaci della superstizione facessero 
sacrifìzii a Mercurio , Diana , e ad altre profane deità : la 
seconda, che la chiesa di Santa Maria edificata nel castello 
maggiore fu la prima , e più antica di Vigevano , che fu 
demolita ai tempi di Laidovico il Moro nella costruzione 
delle ampie stalle, che in oggi vediamo : la terza, che sin 
d' allora v' erano in Vigevano due castelli , il maggioro 
situato dentro la città , V altro fuori di porta Mortara detto 
il Castellazzo , e che in conseguenza sino da' quei tempi 
'\'igevano era un paese ben popolato, munito di due eccelse, 
e forti rocche, ed uno de' più ragguardevoli della Lomellina. 

Ma tornando al proposito di religione sembra abbastanza 
provato, che sino dai primitivi tempi della chiesa era già 
diffusa in Vigevano la luce del vangelo per la predicazione 
di S. Barnaba piuttosto che di S. Siro , poiché Vigevano fu 
sempre della Diocesi di Novara , la cpjale fu da S. Barnaba 
convertita alla fede (^). Ora è cosa notoria , che nello 
estendersi del cristianesimo , le chiese di mano in mano 
fondate venivano a dipendere da quella , dal cui seno era 
spedito il fondatore, essendosi costantemente seguito nelle 
spirituali rigenerazioni , e conquiste la stessa legge di 
naturale dipendenza che nelle cose tem.porali sottopone i 
figli alla patria podestà , e le città conquistate al sovrano 
impero del conquistatore (2) S. Barnaba adunque fu il 
primo, che sparse in Vigevano i semi del Vangelo, non già 
S. Siro, quantunque forse ne' suoi viaggi in Lomellina la 
confermasse nella fede. 

A riguardo poi di S. Ambrogio , sebbene noi abbiamo 
superiormente detto non esser egli stato il primo banditore del 



(1) Brambilla liiog. cil. — PloLto liu)g. cit. — .Ccst:;qjt; De Erclcs. 
Novaricìi. lib. 2. pag. 555. 

il ■- l o 

(2) Moriii. Exercìlat. Erclesìasl. lib. 1. h. ^. Parisiis lO^G — Tbo- 
massin. part. 1, lib. 4, cap 1, u. 0, cap. 40, n. 9. 



— 46 — 

vangelo, egli è però certo, che molto s'affaticò neirestenderc 
la religione colla sua dottrina ; imperciocché trionfando 
egli dell'empia setta d'Ario superbo , sparse ancora vivente 
in queste parti l'aurea sua dottrina, confermando il popolo 
nella fede co' suoi esempi e co' suoi consigli ; e tale era 
la fama, della insigne sua virtù, e della sua santità di vita, 
elle era venerato in terra qual nume benefico, e tutelare ( i) 
Quindi è, che dopo la morte venendo un sì gran dottore innal- 
zato dalla chiesa agli onori dei santi , il popolo di Vigevano 
memore di tanti benefìzii gli eresse tempii, ed altari, dedicò 
al suo nome la chiesa maggiore, e lo elesse per protettore 
ed auspice della città; e tanta era nei tempi andati la 
venerazione verso un sì gran Santo , che in ogni angolo 
della città, in ogni chiesa, in ogni strada vedovasi scritto 
il venerabile suo nome; e per lasciare tant' altre prove del 
pubblico culto , abbiamo in ispecie dal Brambilla (^) , che 
sino da' suoi tempi su la facciata della chiesa della Madonna 
delle Grazie già dipinta con vaghe pitture, oggi guaste in 
gran parte , e cancellate dal tempo , v' era 1' effigie di S. 
Ambrogio , che in abito pontificale dava la benedizione al 
diletto suo popolo colle seguenti parole: 

Beneclictio dwi Amlrosii ad popidwn svmm Vìglevanensem : 
salvum fac po;puhbm tuum Domine, et lenedic hoereditati tum 
et rege eos , et extolle illos usqiie in mternum. Ecco quanto 
ho potuto raccogliere sullo stato civile, politico, e religioso 
di Vigevano, dall' epoca della sconfitta dei Cimbri sino alla 
decadenza dell' impero romano. 



(1) Giuseppe Maria Ingramo de Curti Panegirico di s. Ambrogio. — 
Sacco lib. 6. cap. Il — Scrive il Corio, clie s Ambrogio pei-mer.tesse 
al clero milanese di prender moglie. Storia di Milano pag. 5. , ma 
questa opinione è confutata dal Puricelli — Dìssertatio Joaniiis Petri 
Puricelli utriini s, Amhrosius clero suo niediolanensi pcrniiserit , ut 
vìrgìni nubcre semel possel. Jpud Murator. Rtr. Italicar. toni. h. pag. Ì1[. 

(2) Brambilla Chiesa di Fìgevano pag. 103. 



47 — 



CAPO QUARTO 



jlìalla Éi£va«ione dei barbari in Italia s»ino 
l>e<^iderio ultimo re dei L<onsrobardi. 



'<"^- 






-IJ invasii 



v^JJ invasione de' barbari in Italia incominciò verso la 
'^y^S^^ metà del secolo XV, ed Attila re deo'li Unni 
■K.y devastando ogni cosa aveva g-ià nell'anno 452 distrutto 
Aquilea, Milano e Pavia ; ma Odoacre re degli Eruli sopra- 
giunto nel 470 con maggior numero di gente cacciò Augustolo 
dal trono, s'impadronì di Roma, e spense V impero d' occidente 
compiendo l'universale rovina dell'Italia tutta, (i) 



(l) Murator. Aniial. cT Ital. all'ann. A52, a 476 — Sacco Ilìstor 
Tìciii. lib. 7, cap. 2. Capsoni Memor. 

ÌVlLiiitoi'. all'anno 476. Sacco lib. 7, cap. 7. Storia dì Pa^'ìa toni. 
2. pag. 282. e segu. Quattordici anni regno in Italia Odoacre^ il quale 
dopo tre amn del suo regno permise a s. Epifanio d' intraprendere, 
come egli eseguì, la riedificazione di Paiola ajutato in quesC opera 
dai popoli vicini, e spezialmente dai M arici , ossia Alessandrini , i 
quali in. memoria di tale impresa diedero il nome a porta. ìMaiica in 
oggi Marcnga — Sacco lib. 7. cap. 8. 



— 48 — 

Nelle comimi sventure di quanto soffrisse anche Vigevano 
ne lasciò un quadro ben patetico Ingramo de Curti ne' suoi 
frammenti (i). « Nella venuta d'Attila, die si chiamava il 
« flagello di Dio, l'Italia ebbe a soffrire cose assai dure, ed 
« esecrande , ma specialmente sotto Odoacre re degli Eruli, 
« che barbaramente devastò , saccheggiò , e distrusse col 
« ferro, colle stragi, e col sangue Pavia, ed altri luoghi di 
« Lomcllina. Era sbandita la pietà : non v'era più religione , 
« timor verso Dio. Qua venivano rapite le vergini , e 
« libidinosamente violate ; là i vasi sacri , ed i tempii pro- 
« fanati ; qua trucidati, e spogliati i cittadini ; là rapiti gli 
« armenti , e le campagne arse , e distrutte : tutto spirava 
« orrore , e lutto. Molti di Vigevano , mentre scorrevano 
« ovunque gli Eruli, e devastavano ogni cosa, per sottrarsi 
« da tanta calamità abbandonarono la casa, si rifuggirono 
« colle mogli e coi figli nei boschi del Ticino , dove lungo 
« tempo se ne stettero nascosti ». 

Mentre in questo modo Odoacre tiranneggiava l' Italia , 
Teodorico re degli Ostrogoti tratto dalla bellezza di questa 
regione , dopo di avere con reiterate preghiere ottenuto da 
Zenone imperatore d' Oriente l' assenso di poterla conquistare 
scese qual fulmine , e vinto Odoacre in due gran conflitti 
lo forzò ad abbandonare l' Insubria , e fattolo poi levare di 



(l) In aclventu Attìlac , qui fla^tlhun Dei vocabalar , execranda 
niinis ^ et dura passa est Italia, scd praecipue sub Odoacre Herulo- 
rum rege , qui ferro caede , flammis Papiam , aliave Laumelliiiae 
oppida inimanissiine vastavit, diripuit, coiuhussit. JSitllus era t pittati 
locus, nulla erga Deuui religio , aut nietus. Ili/ic raptac virgi/ies et 
per libidineni violatae ìllinc vasa sacra , templaque polluta , hinc co- 
loni caesi ^ bonisque spoliati , illiiic ar menta direpta, et agri flaiuniis 
consumpti : omnia squallebant nicerore , ac luctu. Multi ex oppidanis 
Viglevani :, excurrentibus undique Ilerulis, oniniaque vastantibus, reli- 
eta domo, inter nemora , sih>asquc Ticini, rum uxore , liberisque dia 
multunique drlituerwit. 



— 49 — 

vita, si rese padrone del tutto , e fondò in Italia il regno 
de' Goti ( 1). Il governo di questo gran principe , già educato 
neir imperiai corte di Costantinopoli , e ripieno di talenti 
politici e militari , fece in parte scordare airitalia le passate 
sciagure ; imperciocché egli ornò Pavia di un nobile palazzo, 
la munì di un forte castello , e dimostrò una somma premura 
neir ampliare , e popolare la città ; concedette pure a' Pavesi 
una perpetua immunità dei tributi per intercessione di s. 
Epifanio , il quale godeva tutto il di lui favore ; liberò la 
Liguria dal tributo imposto per V alloggio militare ; ristorò 
Spoleti, Roma, e Ravenna, erigendo ovunque insigni monu- 
menti ; animò col suo favore neir Insubria V agricoltura , lo 
arti , ed il commercio , e in Vigevano fece costrurre un 
grandioso ponte sul Ticino a comodo , e vantaggio del 
traffico dei lanificii , clie in quei tempi quivi molto fioriva 
(2). Trentatre anni regnò Teodorico in Italia, e sarebbe presso 
ai posteri molto più glorioso, se non avesse deturpato il 
suo nome con V indegna morte di Severino Boezio , e di 
Simmaco nobilissimi e virtuosissimi senatori presi in sospetto, 
che tentassero di far risorgere V italica libertà (3). 

Dopo la morte di questo principe è incredibile quanto 
incominciasse a scadere la gloria , e la riputazione de'Goti. 
I suoi successori più non avevano né la virtù , né i talenti 
per conservare un regno , clie loro aveva tramandato colla 
sua perizia nelFarmi, e nel governo, e già sotto Atalarico, 
e Teodato aveva sofferto gravi scosse , quando Belisario 



(l) Murator. all'anno 493 — Sacco lib. 7, cap. 8 — Denina Rìvoluz. 
cV Italia tom. 2, lib. 5, cap. 3 e B. 

(2j Così Simone Dal Pozzo nella storia MS. di Vigevano. « Theo- 
« dorico Goto principe d'ani aio excelso fece costrurre un gran j)onte 
<< di tabule sul Ticino a comune utilità, extirpar molti boschi lìon 
« lunge (la Viglevano, dove il popolo fin da que'tempi era assai labo- 
« rioso, et industi-e, massime nelle manifatture, e laboreri di lana. 

(3) Sacco lib. 7, cap. 18 — Capsoni tom. 3, pag. 89 e seg. 

4 



— 50 — 

spedito da Giustiniano in Italia con ])odei'ose forze per farne 
la conquista , debellò Vitige , e fattolo prigione lo mandò 
colla moglie all' imperiai corte di Costantinopoli. Poco dopo 
si raccolsero di nuovo gli avanzi de' Goti per far fronte ai 
Greci, e ripigliare il regno; ma finalmente anche Teja ultimo 
loro duce e re fu vinto da Narsete valorosissimo condottiere 
d' armi , e dopo cinquantanove anni circa ebbe fine in Italia 
il regno de' Goti (i). 

Aveva Narsete rivendicata all' impero l' Italia , e godeva 
in riposo il frutto delle sue vittorie, ma ad un tratto Giustino 
imperatore per alcune doglianze de' Romani contro il di lui 
governo bruscamente lo ricliiamò a Costantinopoli ad isti- 
gazione di Sofia sua moglie, la quale ebbe poi l'imprudenza 
di scrivere a questo valente uomo, che essendo egli eunuco, 
andasse nel serraglio colle di lei fanti , dove maggior gloria 
si acquisterebbe nel trattare la conocchia , ed il fuso , che 
non nel g^uidare eserciti , e combattere i nemici. Punto 
Narsete d' un motteggio sì piccante rispose all' imperatrice^ 
che giacché il destinava alla conocchia , egli le avrebbe 
preparato , ed ordito una tela , che nò essa , nò alcun altro 
avrebbe mai potuto disfare. A tale oggetto chiamò segreta- 
mente Alboino re de' Longobardi suo grande amico, e celebre 
nella Pannonia per le sue vittorie , invitandolo ad assalire 
r Italia mal provvista d' armi , e di condottieri. A vieppiù 
animare il Longobardo mandogli.in dono alcune frutta delle 
più rare , e saporite d' Italia , come una prova della sing^olare 
ubertà del terreno di questa felice regione (2). 

Sollecitato pertanto Alboino dagli inviti del disgustato 
Narsete , lasciato il possesso della Pannonia agli Unni suoi 
amici , con uno spaventoso esercito di ben duecento mila 
armati composti di Longobardi, di Sassoni, e di altre nazioni 



(l) Murator. all' anno 552, 554, 555 — Sacco lib. 8, cap. 5, H, 5. 
Capsoni tora. 5, pag. 122, dSl — Denina toni. 1, lib. 0. cap. r^, h, 
(2J Murat, all'anno 567. 



— 51 — 

calò in Italia ranno 568, e lasciate in Verona, e Brescia, 
che volontariamente gli si arresero, molte famiglie di sna 
nazione , si volse tosto a bloccar Milano , che costretta dalla 
fame a cedere fu da lui abbandonata al saccheggio de' suoi 
soldati (1). Quindi spargendo per ogni dove il terrore si 
diresse alla espugnazione di Pavia , alla cui difesa molto si 
adoperò un buon numero di Vigevanaschi collegati coi 
Liguri, e cogli altri popoli della Lomellina, sostenendo un 
duro, ed ostinato assedio di tre anni con mirabile intrepi- 
dezza e A^alore. Finalmente ridotta questa piazza alle ultime 
strette si arrese ad onorevoli condizioni. Ad onta però dei 
patti , i Vigevanaschi con tutti gli altri assediati sarebbero 
stati passati a fil di spada dal barbaro Alboino , se questi 
da un mirabile accidente non fosse stato distolto , come 
narrano il Sacco lib. 8, cap. 10 e 11, il Muratori all'anno 
572, il Capsoni tom. 3, pag. 166, 176, 182, 184, e particolar- 
mente Simone Dal Pozzo nella storia manoscritta di Vigevano 
colle seguenti parole : « Nella longa obsidione de Pavia 
<.< fatta dal barbaro re Alboino , dentro v' erano alla difesa 
« molti della Liguria, de Viglevano , de Laumello , et altri 
« antiqui lor amici , et federati , che facevano con V arme 
« prodezze de valore. Ma poi consumpta la città da fame , 
« et quasi exinanita dovette aprir le porte , et fu stupendo 
« miraculo il videro , che caduto il cavallo deir impio re , 
« non potè alzarsi mai, nò progredire in la città, se prima 
« non prometteva con juramento di tener salvo, ed incolume 
« quel popolo. Così Dio salvò quella città dal ferro immane 
« di que' nemici impj , et brutali. 

Compiaciutosi poi il re Alboino della situazione di Pavia 
giudicata da lui capace di giovare ad un ottimo riparo contro 
ogni nemico attentato , collocovvi una gran parte de' suoi 
primarii Longobardi, accrebbe le fortificazioni, ristorò i palagi, 
e le fabbriche , il che diede principio allo stabilimento colà 



(Ij Murat. ali' anno 568. 



— 52 — 

della regia sede de' Longobardi ( i). Permise agli Insubri di 
reggersi colle leggi romane, ordinando, cbe i suoi Longo- 
bardi si governassero cogli usi, e statuti della nazione 
Longobarda. Di qui ne venne , cbe nei contratti s' introdusse 
il costume d' interrogare le parti di qual nazione fossero , 
quali leggi seguissero , affincbò a norma di esse potessero 
i giudici render ragione a ciascuno; ed è perciò, die nelle 
anticbe carte trovasi frequentemente usata la formola: ego 
n. n. q%d iwqfessus siim ex natione mea vivere lege Longolar- 
dorum. Regnò in Italia il Long^obardo conquistatore per ben 
trentanni, mettendo a sacco molte città, e portando ovunque 
il terrore delle sue armi. Finalmente avendo in un pubblico 
convitto con istrana immanità costretto Rosimonda sua 
moglie , e figlia di Cunimondo re dei Gepidi a bere nel 
cranio del di lei padre da lui medesimo già ucciso , la regina 
per vendicarsi tramò occulte insidie , e lo avvelenò. Cosi 
finì i suoi gliomi il primo fondatore del regno de'Longobardi 
in Italia P). 

Ad Alboino successe Clefi , cbe per la sua feroce natura, 
ed imbecille governo fu tolto dal trono , e dalla vita. Infa- 
stiditi quindi i Longobardi del governo regio divisero le 
Provincie della monarcbia , e si ressero sotto V autorità di 
trenta ducili. Ma non durò due lustri e mezzo questo nuovo 
regime, poicliè neiranno dell'era volgare 587 udito avendo, 
cbe i Galli armavano un poderoso esercito contro di loro , 
per opporre con le forze riunite una valida barriera si eles- 
sero nuovamente un re nella persona d' Autaris figlio di Clefi, 



(1) Sacco lih. 8. cap. 15. La regìa sede de'' Longobardi . e de'sue- 
cessivi re d' Italia era in Pavia , dove d" ordinario prendevano la 
corona , e tenevano soggiorno. Non lungi dalla medesima avevano la 
villa di piacere. Dura tuttavia il nome di Corte Olona non lungi del 
Po. Era ne' tempi passati luogo di delizia dei re d'Italia con paUezzo 
di villeggiatura* 

(2) Murat. all'anno 573 — Denina lom. ì, pag. 282. 



— 53 — 

principe ben conosciuto pel suo valore ; e tutti i gran signori, 
che possedevano le provincie smembrate dal regno de' Lon- 
gobardi in qualità di duchi , lo riconobbero per capo , e gli 
prestarono giuramento di fedeltà , ed omaggio , e ritenendo 
per se , e loro successori V utile dominio delle signorie , si 
obbligarono di corrispondergli la metà de' loro redditi , per 
sostenere con decoro la dignità reale. Ecco onde ripeter si 
deve la prima origine del sistema feudale in Italia {^). Eletto 
egli pertanto in re corrispose al voto della nazione , fece 
fronte ai Galli , e li costrinse a ritirarsi nel loro paese {^). 

Morto Autaris neir anno settimo del suo regno , Agilulfo 
duca di Torino venne proclamato re de' Longobardi. Per 
secondare il desiderio della sua nazione la famosa Teodolinda 
tanto celebre nelle istorie , vedova d' Autaris , e figlia di 
Garibaldo potente re della Baviera elesse per suo sposo 
questo principe dotato delle più squisite prerogative , che 
brillar mai possano in un regnante. Le nozze si celebrarono 
in Lomello con regia munificenza nella chiesa di s. Maria 
Maggiore da lei sommamente beneficata (^). Dotata essa di 
somma pietà istruì il marito nei misteri della religione cri- 
stiana , e lui non meno che i Longobardi tutti convertì alla 
cattolica fede , facendo loro abbandonare V arianesimo , che 
sino a quel tempo avevano professato {^). In questi tempi 
r Italia andò soggetta a gravi sventure. NelT anno 589 un 
diluvio d' acque deserto ville , e campag^ne. Vigevano non 
andò esente da tale disgrazia , tanto più che essendosi lo 
acque del Ticino straordinariamente gonfiate , ed alzate sino 
alle coste, ebbe non poco a temere; e quasi che non bastasse 
un tanto flagello vi sopraggiunse dopo pochi anni la peste, 



(1) Denina tom. 2, lib. 7, cap. 6. 

(2) Marat, all'anno 58^ — Capson. tom. 5, pag. 199. 

(3) Paol. Diacon. De reh. Longobard. lib. 3 — Sacco lib. 
15 — Murat. all'anno B89. 

(4) Sacco lib. 8, cap. 15. 



e la carestia, die fecero grandissime stragli nell' Insubria , 
e ridussero i Vigevanasclii a tale calamità , che molti furono 
costretti a cibarsi d'erbe e di ghiande (i). Tali infortuni! 
vengono pure descritti dal nostro storico Simone Dal Pozzo 
ne' termini seguenti : « Sotto Autharis , et il suo successore 
« Agilulpho re de' Longobardi fu molto confiictata Tlnsubria 
« per ira celeste. Imperciocché sembravano aperte le cata- 
« racte del cielo per il gran diluvio d' acque , ed il Ticino 
<^ si alzò in modo verso le coste , che li abitanti di Vigle- 
« vano confusi, e smariti per lo spavento pregiavano Dio, et 
« la Vii'gine Maria, che li liberasse da tanto infortunio. Dippoi 
« sopraggiunse la peste et la fame : era calamità, et mise- 
« rande spectaculo , che molti morivano sulle strade , et molti 
<<. non trovando pane , si pascolavano nella valle del Ticino 
« de glande et herba virente ». 

Morto Agilulfo Tanno 616 dopo venticinque anni d'impero, 
e lasciato un piccolo figlio nominato Adovaldo , Teodolinda 
fu da' Longobardi confermata nel governo del regno. Essa 
formava Tammirazione di tutti per la sua prudenza nelle cose 
civili, per r esimia sua pietà, e reale munificenza. Prove 
di questa, oltre i tempii innalzati altrove al culto divino 
sono in Vigevano i preziosi doni di vasi sacri, e di altri 
ornamenti da lei fatti al tempio di s. Maria in occasione del 
di lei passaggio in questa città. Di questa grande regina così 
parla Ingramo de' Curti ne'suoi frammenti; {^) « Era celebre 



(1) Miirat. all'anno 589. 60-2— Sacco lib. 8. cap. 15. 

(2) CcLfherrinia crai liic d.clntc Tlicodolìnda prudcntìa non inhuis, 
ac rclli^ìone cr^a Dcuììì . fjitm /li^Uidphuni rcgeni ad Cliristi fideni 
convertii. Ciim e reg^ionc Lut/xdlfnae modo ctiain pelerai^ quandoqiie 
vliam Vìglcvaiiì paulidiun comniorata est, uhi oppidaiioruni ìnduslriam 
in. laìiificiis ^ quani maxime mmiiunduvit ^ et ammirata est. Pie., ac 
devote visitavit tenìpliun sanctae Muriae in castro niajori, eiqiie pietatis 
causa nonnulla ohtnlìt praotiosa dona , et vasa sacra , quae din niul- 
lunujue in arce servata, tandem i/itcr bella, et Jìuctas italicac li!>er- 



— 55 — 

« in questi tempi per prudenza non meno, che per pietà, e 
« religione verso Dio Teodolinda, che converti il re Agilulfo 
« alla fede di Cristo. Passando essa dalla Lomellina per 
« recarsi a Monza , alcune volte fece anche in Vigevano 
« qualche dimora , dove ebbe a commendare assai , ed 
« ammirare V industria degli abitanti nei lanificii. Visitò 
« con pietà, e religione il tempio di s. Maria nel castello 
« maggiore , lasciando al medesimo alcuni preziosi doni , e 
« vasi sacri , che longamente conservati nel castello final- 
« mente fra le guerre , e le agitazioni dell' italica libertà 
« furono rapiti non senza lutto , e dolori dei buoni ». 

Rimpetto alla Bucella non lungi da Vigevano, villa già 
fabbricata sul principio del XII secolo da Pietro Biffignandi 
Bucella , da cui prese il nome , v'' ha un luogo sul Ticino , 
che chiamasi la strada della regina (i). È fama che qui la 
regina Teodolinda passasse il fiume su di un magnifico ponte, 
e che perciò la strada prendesse da lei un tal nome. Alcuni 
hanno immaginato , che in occasione del suo passaggio 
Teodolinda concedesse all' antica , e nobile famiglia dei 
Biffignandi il privilegio di pescar V oro del Ticino , e la 
facoltà d' inquartare nello stemma gentilizio V effigie d' una 
regina con rocca , e fuso d' oro. Ma egli e questo un errore 
del volgo smentito da' più autentici documicnti , perchè , 
come vedremo a suo luogo , non fu Teodolinda , ma l' im- 
peratore Federico Barbarossa , che in guiderdone de'prestati 
servigli diede un tal privilegio a questa famiglia. 

Morta Teodohnda, Adovaldo suo figlio come stolido venne 
spogliato da' Longobardi del manto reale. Fugli sostituito 
Ariovaldo , che per lo spazio d' anni dodici governò il regno 
in pace (^j. Ad Ariovaldo successe Flavio Rotaris gran 



ti7lis ab hostibiis direpta sunt , atque non sine luctu aniniissa tanlac 
pietalis monumenta. 

(1) Simone Dal Pozzo Libro dell' esumo pag. 231. 

(2) Marator. all'anno 625. 



— 56 ~ 

fautore degli Ariani. Prima di lui il regno de' Longobardi 
s'era governato con leggi non scritte, il che vuol dire 
piuttosto con usi, e consuetudini, che con leggi; ora questo 
principe non meno bellicoso , che amante della giustizia , 
veggendo le oppressioni, che i più forti facevano ai deboli, 
prese la risoluzione di ridurre in un sol codice le leggi 
longobarde col consiglio , e consenso de' grandi del regno , 
de' giudici , e dell' esercito. Diede nome di editto a questo 
corpo di leggi , e comandò , che fosse osservato da tutta 
la nazione ( ^). Fra queste v' era 1' empia , e barbara legge 
del duello , di cui nelle cause dubbie servivansi per iscoprire 
la verità, quasi che Dio fosse obbligato ad operar prodigii 
per le istanze degli uomini : legge , che durò lungo tempo 
in Italia con altri barbari esperimenti chiamati giudizii di 
Dio, che poi per la loro fallacità, e temerità furono detestati, 
ed aboliti dalla chiesa {^). Appena Rotaris aveva ordinato 
r interno de' suoi stati con leggi stabili , che si rivolse 
all'armi, ed alle conquiste. Domò i Liguri; ridusse alla sua 
obbedienza pressoché tutta l' Italia , ed obbligò i popoli a 
seguire le sue leggi, a riserva di alcuni, ai quali permise 
di servirsi , come solevano , del dritto romano : fra questi si 
annoverano i Vigevanaschi , ed altri popoli dell' Insubria , 
come ci accenna il nostro Ingramo de Curti , il quale così 
si esprime {^) : « Il re Rotaris raccolse in un sol corpo le 



(1) Le leggi de' Longobardi t^o^ansi presso il Liudebrogio Codex 
legem antiquariini , e presso il Muratori Hcr. Italie, tom. 1, part. 2. 
arriccliite dal medesimo di molte erudite annotazioni unitamente ai 
capitolari dei re Franchi. 

(S?) Decretai. Gregorii IX. De purgai, vidgar. , et canon. Del duello 
de'Longobardi vedi Sacco lib. 9, cap. 7, 8 — Murator. dissert. 38. De 
judiciis Dei, e dissert. 39. De duello. Di Gandeberta moglie di Rotaris, 
che si purgò dalle calunnie col mezzo del duello, vedi Murator. 
all'anno 632. 

(3) Rotaris rex populi sui leges , rnoresquCi quas antea Longobardi 



— 57 — 

« legg-i , e le consuetudini , clie per V addietro i Longobardi 
« tenevano soltanto a memoria , e comandò, che fossero da 
« tutti osservate. Permise però a Pavia, al comune di 
« Vigevano , ed altri dell' Insubria di servirsi delle leggi 
« romane , come avevano per lo addietro praticato ». Morì 
questo principe nelF anno decimo sesto del suo regno , e fu 
sepolto nella chiesa di s. Giovanni Battista in Pavia ( i). 
Rodoaldo figlio di Rotaris succede al padre nel regno , ma 
dopo tre anni di g^overno venne ucciso da un longobardo , 
che lo aveva colto in un atto criminoso con sua moglie. 
A questo subentrò Ariperto I. principe di segnalata pietà , 
che fondò fuori di Pavia il sontuoso tempio di s. Salvatore 
(2). Dopo Ariberto regnarono i due suoi figli Gondiberto , 
e Bertarido. Grimoaldo usurpa loro il trono ; abbatte i 
Francesi ; da ariano diviene cattolico ; muore nove anni dopo 
r usurpazione , ed è sepolto in s. Ambrogio chiesa da lui 
fabbricata in Pavia (3). Bertarido , che per sottrarsi dalle 
insidie di Grimoaldo erasi rifugiato in Inghilterra, mosso da 
avviso divino , fa ritorno a Pavia , e viene da' Longobardi 
fra le acclamazioni riconosciuto per loro legittimo sovrano. 
Morì Bertarido dopo 17 anni di regno compianto da tutta 
la nazione {^). 

A Bertarido successe il figlio di Cuniberto , e a questo 
subentrò nel regno Luitberto , il quale dopo otto mesi venne 
cacciato dal trono per i suoi malvagli diporti. In sua vece 
fu eletto Ragomberto duca di Torino , ma non regnò , che 
un anno. Succede Ariperto II, che per tredici anni tenne le 



sola memoria tenchanl, in unum corpus redigi , alque ah omnibus 
ohservari j'ussil, permisi t lamen Papiae , communi de Fìglevano , 
aliisque de Insubria , ut quemadniodum antca jure romano ulerenLur. 

(1) Sacco lib. 9, cap. 12, 

(2) Murator. all'anno 6G2 — Sacco lib. 9, cap. 13. 
(5) Murator. all' anno 671 — Sacco hiog. cit, 

{h) Miu-ator. all'anno 671 e 677. 



— 58 — 

redini del governo: eg'li restituì al pontefice le Alpi Cozie. 
Aspmndo è creato re dopo la morte di Ariperto , il quale 
non visse, che tre mesi (^). Dopo il breve regno di Asprando 
succede Luitprando suo figlio , die coli' avvanzare degli 
anni divenne un gran guerriero. In pochi giorni espugnò 
Ravenna, mettendo in fuga queir esarca. Riscattò con grossa 
somma d' argento il corpo di s. Agostino dalle mani dei 
Saraceni , che lo custodivan in Sardegna, se lo fece tra- 
sportare a Pavia, e deposte le insegne reali andò incontro 
a questo sacro deposito a piedi scalzi, e a capo nudo con 
una divozione la più edificante , e che Iddio segnalò con 
molti prodigii. In questa occasione fu sorprendente il concorso 
degli Insubri per venerare le ceneri di questo gran dottore 
della chiesa, Da tutte le città, e ville correvano i popoli in 
folla , ed i Yigevanaschi pure in buon numero con stendardo 
alzato, e musicali stromenti seco recando doni, ed offerte 
vi accorsero per tributargli omaggio. A questo riguardo 
così scrive Ingramo de Curti {^) : « Fu assai commendata 
« la pietà del re Luitprando , che riscattò da' Saraceni il 
« corpo di s. Agostino. Mentre si trasportava dalla Sardegna 
« a Pavia il sacro deposito , quasi tatti i popoli dell'Insubria 
« abbandonando le proprie case , in folla Ad andarono incontro 
« per venerarlo. Anche i Yigevanaschi vi accorsero con 
« stendardo alzato , e con musicali istromenti , ed offerti 
« alcuni doni , con somma pietà adorarono le reliquie del 
« santo dottore ». Operò Luitprando altre cose memorabili 
nel suo regno ; imperciocché diede origine alla città di 



(1) Msirat. all'anno 690 e 707. 

(2) Satis commendata fai t Lui t prandi regis pietas ^ qui corpus divi 
Augustiiii multo aere a Saracenis rcdciiiit. Cam sacruni cjus depositum 
e Sardinia Papiae traduceretur , fere omnes de Insuhria relicta domo 
turmatini occurrebant , ut euiìi Vinicì'arcnfur. l iglevanetises , et ipsi 
obi'iam euntes cum vexUlo, et musicis instrunientis , ohlatisque donis 
summa cum pie tate sane ti doctoris ejcui'ias adttrarunt. 



— 59 — 

Casale nel Monferrato , vinse i Saraceni nella Provenza , 
e si acquistò in altre imprese un gran nome. Cessò di vivere 
dopo trent' anni di governo (i). 

Cacciato dal trono dopo pochi mesi Ildebrando figlio del 
suddetto principe , a motivo d' essersi meritato V odio della 
nazione , fu proclamato re de' Longobardi Rachis duca del 
Friuli , il quale spinto da un g^enio ambizioso alle conquiste 
portò la desolazione nelle terre appartenenti alla santa sede. 

Astolfo succede a Rachis suo fratello, assedia Roma, e 
minaccia di porvi tutto a ferro e fuoco ; poi s'impadronisce 
di Ravenna , e pone fine all' esarcato. Il pontefice Stefano 
III, implora il soccorso di Pipino re di Francia, che scendendo 
in Italia con un poderoso esercito assedia il Longobardo in 
Pavia , e lo forza a restituire al pontefice il patrimonio di 
s. Pietro p). Finalmente colpito da un fulmine mentre era 
a caccia mori senza lasciare alcuno di sua stirpe. Desiderio 
duca di Toscana, colla forza di que' popoli, e sostenuto dal 
credito, e dal favor del pontefice s'impadronisce del regno; 
ma divenuto poscia ingrato verso la S. sede, usurpa i beni 
della chiesa. Carlo Magno di Francia, dal quale il pontefice 
aveva implorato soccorso , mandò replicati nunzii a Desiderio 
per persuaderlo a restituire quanto aveva ingiustamente 
occupato; alle quali istanze non volendo questi mai per 
alcun modo aderire, scese in Italia con un poderoso esercito, 
onde ridurlo al dovere. Desiderio intanto per far fronte al 
nemico dispose le sue truppe nelle pianure di Torino , ed 
occupò con vigorosi presidii gli sbocchi delle Alpi. Carlo M. 
però superato ogmi ostacolo, fugò i Longobardi , e presso a 
Vercelli diede loro un' aspra sconfitta ; inseguitili quindi 
fino a Morfcara dopo due ostinate, e sanguinose battaglie 
riportò una completa vittoria. Nell'ultima di queste resta- 
rono uccisi, feriti ben trentadue mila Franchi, e quaran- 



(I) xMumtor. nll'anno 722, 728, 7^|/i— Sacco lih. 10, cap. 2, 5, ^. 
CI) Sacco !iJ). IO, cap. 8 — Minalor. all'anno Ti9. 



— 60 — 

taqiiattro mila Longobardi. Questo fatto d'armi sì sanguinoso, 
e mortale diede al luogo ove seguì eterna fama ; imperciocché 
il nome , che pria portava di Bella Siha , fu a cagione della 
strage ivi successa cambiato in quello di Mortara, cioè 
altare di morte , nome che ancor in oggi si ritiene da 
quella città ( i). 

Dopo un sì terribil colpo il re Longobardo corse a rin- 
serrarsi co' miseri avanzi delle sue truppe in Pavia ; ma 
stretto ivi dalle armi del vincitore, e atterrito dai cittadini, 
che ormai stanchi dalla fame , e da lunghi disagii minac- 
ciavano di arrendersi, cesse al destino, e s'abbandonò alla 
discrezione del suo nemico. Entrò Carlo M. trionfante in Pavia: 
occupò altre piazzo dei Longobardi : tutto cedette alla giu- 
stizia , ed alla forza delle sue armi. Desiderio in un colla 
sua famiglia fu tradotto prigione a Liegi e rinchiuso in un 
monastero , dove con esemplare penitenza terminò i suoi 
giorni con atti di pietà e di religione. Il di lui cadavere fu 
poscia trasportato in Aquisgrana, e magnificamente sepolto 
appiè del suo vincitore. In tal guisa nel!' anno 774 finì il 
regno dei Longobardi, che fondato da Alboino aveva per 
ben duecento e cinque anni figurato in Italia con molto 
splendore p). 

(1) Corio Istor, di Milaii pag. 17 — Flamnaa M ani puU fior, apud 
Murat. Rer. Ital. tom. 2. cap. 121 — Leandro Alberti Descriz. cC hai, 
pag. hh^ — Anonimus De laudih. Pap apud Murat. luog cit. tom 2. 
cap. 12. Qualche moderno scrittore ha opinato in contrario. Dia senza 
un solido fondamento. Vedi TahuL cionol. niedii acvi not. 66. apud 
Murat. lìer. Ital. tom. IO. 

(2) Sacco lib. 10, cap. 13, 16— Miirat. all'anno Uh. Del governo 
de' Longobardi , delle loro leggi , e religione, vedi Denina Rivol. a I- 
tal. tom. 2, pag. 285 e seg. pag. 300, 312, 322— Capson. tom. 3, pag. 
270, 277 — Murat. all'ami. 630, 0'i3 — Sacco lib. 8, cap. 1/^. 



61 — 



CAPO QUINTO 



l>a Carlo li. sino ai leiiipi del re Arcloiiio, e 
dei priiiiordiì della libertà a* Italia. 



'£^^ 






V^ Sconfitto Desiderio dalle armi invitte di Carlo M. ed 
'^y^mPC'^ estinto con lui il regno de' Longobardi ; passò 
v3^ r Italia sotto il dominio de' franchi imperatori. Ninna 
mutazione di stato costò mai all' Italia minor sangue , né 
minori travagli di questa ; imperciocché il vincitore , senza 
punto alterare il sistema del governo, né abolirvi le leggi 
stabilite, prese il titolo di re de' Longobardi che aggiunse 
a quello che già portava di re dei Franchi; cosicché le cose 
d' Italia procedettero da qui innanzi , come se, morto Desi- 
derio , fosse asceso sul trono un successore della stessa 
nazione. Continuarono pertanto i sudditi nel pacifico godi- 
mento dei loro beni , e i duchi , e i signori del regno 
rinnovato il giuramento di fedeltà, e di omaggio conservarono 
il possesso delle loro signorie. Cambiò adunque l' Italia di 
capo, ma non di governo : cambio, che le ridondò in sommo 
vantaggio , poiché , quantunque i sudditi dei re longobardi 
godessero interna quiete , e felicità , e fossero governati 



— 62 — 

con buone leggi, ed esatta giustizia, pure provarono in 
seguito miglior trattamento sotto Carlo M. principe , die 
per possanza , elevazione di mente , e dirittura di giudizio 
superò tutti i re franchi , e longobardi. Fra le doti mirabili 
di quel gTan monarca brillava in ispccial modo V amor 
delle lettere , e la premura di propagarle nei diversi , e 
vasti suoi stati , premura tanto più prcgievole in quanto 
che a quei tempi era V Italia immersa nella più grande 
ignoranza. Richiamò pertanto dall' Irlanda , e da diverse 
altre regioni le scienze, e le belle arti già da gran tempo 
esuli dall'Italia , e fatti venire alcuni grammatici , e maestri 
di scuola, pose in Pavia i primi fondamenti di quella università 
che poi col tempo si rese tanto celebre in Europa (i). 

Invitato poi a Roma Carlo Magno da Leone III. pontefic o 
fu colà colla massima pompa incoronato imperator d' oc- 

(l) Sacco f/istor. Papìciis. iib IO, cap. 18 — i3enina Rii'oldz dlliìUu 
lib, 8, cap. 5, 6, 12— Miirat. ^mial. cV Italia all'anno Uh, 781, 800, 
814. Si vuole osservare col cbiariss. Miiralori , che i maestri di scuoia 
d' allora, altro non insegnavano, che la gi-ammatica , nome nondimeno 
mqlto esteso, e che comprendeva olti'e la lip.gna latina anche le ornane 
lettere, la spiegazione degli antichi scrittori, e poeti latini, qualche 
saggio deJle sacre scrittole coli' aggiunta talvolta del computo per 
intendere le lunazioni , e simili altre conoscenze. Da ciò si può arguiie 
quanto sia falsa l'opinione di coloro, che hanno preteso di far credere, 
che le università fondate da Carlo M. fossero eguali a quelle de'nostii 
giorni. Era fortima in que' secoli rozzi il poter avere un buon maestro 
di scuola , e questo appena si poteva trovare in qualche monastero , 
e in poche cittì;. Anche i vescovi talora insegnavano, e i parrochi di 
villa erano tenuti ad ammaestrare nelle lettcìe i fanciulli. La lettera- 
tura d'ordinario consisteva in saper leggeie , e scrivere, e siccome 
per lo piili non vi erano che i chierici , che applicassero alle lettere, 
quindi nelle antiche scritture spesso trovasi usata la frase : hominem 
salis clericum per dinotare un uomo letterato. Si può quindi facilaiente 
scorgere in quale stato di barbarie si trovasseio a que'tempi le scienze, 
e le beile arti. Murator. all'anno 829. 



~ 63 — 

cidente. Ottenuta in tal guisa la dignità imperiale , mosse 
verso la Francia ; ma prima di partire, per maggior sicurezza 
dalle Provincie situate ai confini , instituì degli ufficiali 
con ampio potere , clie ne avessero la cura , chiamati 
perciò Marcliesi , che è quanto dire custodi delle marche , 
ossia de' confini. Lasciò a Pavia in qualità di vicarii 
imperiali i Langoschi patrizii assai illustri di quella città , 
chiamati conti di Lomello ; e in tal guisa il Pavese col 
Vigevanasco, e con tutto il contado della Lomcllina for- 
mando un nobile principato, rimase immediatamente soggetto 
air Impero ( ^). 

Morì Carlo Magno in Aquisgrana neir anno 814. Questo 
principe , a cui meritamente fu dato il soprannome di 
Grande per le vittorie, per la gloria, e per i meriti presso 
Dio, e presso gli uomini, estese di molto i confiid del suo 
regno , beneficò i suoi sudditi , favorì le arti , e le scienze , 
e particolarmente fece rispettare la religione cristiana. 

Sotto r impero dei Carolingi aveva la Lombardia colle 
altre provincie d' Italia goduta per più di cenf anni una 
invidiabil pace ; ma F estinzione della linea di questa 
famiglia , che ivi da tant' anni felicemente dominava , fu 
causa, che improvvisamente suscitaronsi ovunque discordie, 
e sanguinose guerre fra i diversi principi , che ambiziosi 
aspiravano air Italica corona. Infatti appena Berengario duca 
del Friuli venne eletto re da molti principi, e solennemente 
incoronato a Pavia da Anselmo arcivescovo di Milano , 
che Guido duca di Spoleti , signore assai potente , e suo 
acerrimo rivale , gli mosse guerra. Quindi T Italia divisa in 
più partiti, e armate le citta le une contro le altre, andò 
per più anni lacerandosi con intestine sanguinose fazioni. 
Da ciò nacque , che V ignoranza , e la barbarie crebbe a 
dismisura ; e quel che e peggio s' introdusse ne' popoli un 



({) Sacco De Papicii.'i. ecclcs. digjiitat. cap. 18 — Corio Slor. di /U/7- 
?. 4^ — Minato", all'anno 828. 



— 64 — 

genio feroce, una sfrenatezza, e corruzione di costumi, clie 
non ha esempio ( i). Non era ancor cessato questo turbine , 
die vennero in seguito le ruinose incursioni e scorrerie 
degli Ungari , chiamati da alcuni scrittori anche Unni che 
che discesi dalla Pannonia , per tanti anni poi devastarono 
miseramente Tltalia con stragi, incendii e rapine. Una delle 
più terribili di queste sciagure si fu nell'anno 924, quando 
questi barbari scorrendo a guisa di torrente Trevigi, Padova 
Brescia , Milano , ed altre città della Lombardia , e del 
Piemonte , devastarono in ispezie la Lomellina tutta , ed 
entrati in Pavia , fecero man bassa sopra il popolo , ed 
attaccato il fuoco alle chiese , palagi e case , ridussero in 
uno stato deplorabile quella dianzi si felice e ricca citta (2) 
Pietro Ingramo de Curti ne' suoi frammenti ci lasciò pure la 
memoria di questo flagello , che toccò in gran parte anche 
a Vigevano (^). « siccome per permissione di Dio, a motivo 
« de'peccati ne derivano le avversità, cosi nell'anno della 
« salute 924 regnando ancora Berengario, la gente feroce 
« degli Ungari, che si chiamano anche Unni, scorrendo la 



(1) Deniiia lib. 9. cap. 1, 2, 5 — Murator. all' anno 888, 88!). 

(2) Luitprarido lib. % cap. 19 — Mura io r. all'anno 889, 90(i, 92/t. 

(3) Clini propter peccata vciiiunt advcrsa , ita perniittente Dcu , 
anno Doniinicae Incaniatioiiis 924. regnante adliiic Berengario^ efjera 
Ungarorutn gens, qui et Hunni dicuntur , Longobardi ani ingressa 
caedihiis, incendi is , ac rapinis cuncta devastavit. Cuni incolae belluino 
ejus furori, ac violentiae resistere non posseiit , innunierabilis niiilti- 
tiido eoruni sagitlis miserrime periit; nec senibiis, nec pueris parcitum; 
quani plurimi etiani episcopi, et comites trucidati sunt. Papiani 
ingressa ferro , et armis omnia tastavi t , queniadinodiun , et caetera 
Laumellinae oppida. Nec minus Viglevaniim tam diabolicae gentis 

furorem cjfugere potuit, Jam ab ea aetate non exigua erat in laniflciis 
oppidanorum industria, atque ob id fere oinnes divitiis redundabant; 
sed nefanda illius gentis rapacitas , atque intollerabilis licentia , plu- 
ribus ex oppida nis crudeli ter caesis , aut inique vexatis , terra in 
omnem ad niiseram paupertateni redegìt. 



— (io — 

« Lombardia devastò bg'iii co^a con stragi , incenda , e 
« rapine. Non potendo gli abitanti resistere alla di lei 
« violenza, e brutal furore, una innumerabile moltitudine 
« perì vittima delle di lei saette. Non si perdonava né 
« a vecchi , né a fanciulli ; molti vescovi , e conti ancora 
« furono trucidati. Entrata in Pavia , mise il tutto a ferro , 
« e fuoco , come pure tutti i castelli della Lomellina. 
« Vigevano anch' essa non potè fuggire il furore di gente 
« si diabolica. Sino da' quei tempi non era poca l'industria 
« degli abitanti ne' lanifìcii; e perciò quasi tutti abbon- 
« davano di ricchezze : ma la nefanda rapacità, e intollerabile 
« licenza di quei barbari dopo di averne molti crudelmente 
« ucciso, ed iniquamente vessato , ridusse il paese alla più 
« grande povertà ». 

Dopo di essere stato per ])Ìlì anni Berengario gioco 
della sorte , ora prospera , ed ora avversa , finalmente 
quest' ottimo principe venne ucciso a tradimento {^) e fu 
eletto re in di lui vece Ugo duca della Provenza : ma 
divenuto questi odioso per la somma sua avarizia , e pel 
suo aspro governo, abbandonato da tutti i principi, e dalle 
Città d' Italia , cedette il regno a Berengario II marchese 
di Ivrea (2). In seguito malcontento il pontefice , e quasi 
tutti i principi di questo nuovo re , spedirono ad Ottone I. 
celebratissimo re di Germania sollecitandolo a passare in 
Italia per prendere la corona , e liberarli dalla tirannide. 
Calò Ottone da Trento con un numeroso seguito, e indi- 
rizzatosi a Roma fu colà con gran festa e solennità ricevuto 
e incoronato imperatore ; indi fatto prigione Bereng^ario , 
restò egli solo arbitro e padrone del regno. Egli cinse 
r Italia tutta all' intorno di militari presidii ; la governò con 
leggi eque e moderate ; sgravoUa da molti tributi , e 
riordinò i feudi , che incominciarono a decadere dalla 



(1) Murator. aii'aniio 9^h — Dcjiina liL>. 0, cnp. ?>. 

(1) Denina lib. 9, cap. H. 5 — Murator. all'anno !)iU), T6Ì 



— Gf) — 

originaria loro ibrma ; ed è perciò , clie questo principe 
così illustre per le doti d' animo, e per le famose gesta , fu 
decorato del titolo di Magno. Mori in Germania V anno 
973 lasciando ai posteri un nome immortale (i). 

Ad Ottone il Magno succedettero nel regno d' Italia 
Ottone li. e Ottone III. p). Sotto il governo di questi 
imperatori non si alterarono di molto le cose. Pavia , 
Vigevano, e la Lomellina tutta, come provincia immediata 
deir impero , continuarono ad essere governate dai vicarii 
imperiali. Così Ingramo de Curti (^) : « Siccome sotto 
« Carlo M. e i suoi successori , così anclie sotto T impero 
« degli Ottoni, Vigevano, come ancora tutti i borghi della 
« Lomellina , era sotto la podestà , e giurisdizione del 
« vicario imperiale , il quale nel palazzo rendeva giustizia , 
« ed amministrava le cose tutte a nome dell' imperatore. 
« Pagavano i soliti tributi : in occasione di guerra mandavano 
« uomini d' armi , e nelF arrivo dell' imperatore in Italia , 
« prestavano il foclro ^ il mansionatico , le peraìujarie , ed 
« altre contribuzioni. Molti privilegii però , e molte immu- 



(1) Murator. aiì'aMno 00"2, 95/{, 073 — Dciiina lib. 9. can. G, 7. 

(2) Denin. lib. 9, oap, 8, 9— Murator. all'anno 980, 985. 0:)I,99G, 
998, 1002. 

M) « QuemacimodsiLO sub Carolo M. , ejusque succussoiibus , ita 
«t et sub Otlionum imperio Viglevauum , ut ci caeteia LauaielTmae 
V oppida , orant sub potestate , ac districtu vicarii imperiaiis , qui iu 
« pal.Uio reudebat justitiam, atque oronia imperatoris uooiine admi- 
« nistrabat. Solve]:>ant consueta tributa ; occasione belli mittebant 
« homines cura nrmis , atque rodriim , mansionaticum , perangarias , 
" aliaque prestabatii in adventu imperatoris, Plura tamen commuTiitati 
<( Viglevani concessa erant privilegia, atquc imaauiiitateì , etenim 
<f fumi, Eiiolenrliiii , jura veuandi , et pisoaiidi , pedagium, portus , 
a pascua, uenjora in valle Ticini, aliique rcdditus ad eam perlinebant. 
« Praeterca immunìs erat a telunco , seu nuUum vecligal solvebat 
« prò ]aniiìi:i;s: "ìvà ci illud couccssMin crcvt , \\X pi-o|ìriis inslitulis , 
w iegibi.isqr.o iomu.;is ulcretur ». 



— (■>/ — 

^< iiità erano coucesso al comime di Vigevano: iniperciocchè 
<^ i forni , i molini , il diritto di caccia , e di pesca , il 
« pedaggio, i porti, i pascoli, i boschi nella valle del Ticino, ed 
« altri redditi appartenevano al medesimo. Inoltre era 
« immune dal telonio , ossia non pagava alcun tributo per 
« i lanificii. Di più gli era ancora concesso di regolarsi 
« coi proprii instituti e colle leggi romane. » 

Morto air improvviso Ottone IH. senza prole , nacquero 
tra i principi , i vescovi , e gli altri primati d' Italia non 
poche contese. Molti tra essi mal soddisfatti del governo 
tedesco erano deliberati di eleggere un re della loro 
nazione, secondati in ciò dal voto di varie tra le principali 
città, le quali per tal mezzo speravano di ricuperare in seguito 
la prisca libertà; in conseguenza convocata la dieta in 
Pavia, sede, e metropoli del regno, neir anno 1002 concor- 
demente elessero in re Ardoino marchese di Ivrea , uomo 
conosciuto per prudenza, e per valore, e lo fecero incoronare 
da Guido vescovo di quella città [^). 

Air incontro T arcivescovo di Milano Arnolfo , che non 
solo aspirava alla temporale signoria della sua patria , ma 
a quella eziandio di tutta Tlnsubria, amava piuttosto un re 
straniero, il quale non potendo iu persona occuparsi degli 
affari d' Italia fosse costretto rimettere nelle sue mani , 
come egli lusingavasi , V amministrazione del regno. A tal 
eiTetto allegando una certa constituzione , che esso voleva 
far credere emanata da S. Gregorio M. per cui vacando il 
regno de' Longobardi, davasi il privilegio di eleggere il re 
air arcivescovo di Milano , convocò F assemblea dei vescovi 
sufPraganei, e degli abbati, ed elesse per re d'Italia Arrigo 
Sassone duca di Baviera. Sollecitato pertanto Arrigo 
dall' arcivescovo calò in Italia con un poderoso esercito , 
ed obbligando Ardoino a salvarsi colla fuga , mosse verso 
Pavia, dove nei comizii generali i principi furono costretti 

(1) xMtirat. air aiiijo 1002. 



^ BR -— 

a eoniernirirlo libila rlìprnità reale. Neil' istesso g'ioriio pero , 
in cui fu egli soleiineiiientc collocato sul soglio dì Pavia 
si eccitò contro di lui un grave tunuilto popolare , per cui 
spaventato non tanto dall' incorso pericolo , quanto dal 
pensiero d'essere in odio alla nazione, determinò di ripigliare 
il viaggio della Germania (^). 

Appena era partito Arrigo per la Germania , molte città 
della Lombardia , e i principi di Toscana si rivolsero 
nuovamente ad Ardoino , che cedendo al tempo , ma non 
alle proprie sciagure , erasi ricoverato nel suo marchesato 
di Ivrea. Di là dunque uscito ritornò alla saa reggia di 
Pavia , e quivi riparò le rovine ancor recenti della città , e 
del palazzo fatte poco prima dai Tedeschi in occasione del 
tumulto popolare già sopra menzionato. Cercò di far fiorire 
il commercio, e l'agricoltura, particolarmente nella Lomellina. 
Per sollevarsi dalle cure del regno talvolta portavasi a 
Vigevano, dove si divertiva in grandiose magnifiche caccie 
come abbiamo da Tngramo de Curti. P): « Ristorò dalle 
« rovine la città di Pavia ( Ardoino ) : quivi promosse , ed 
« eccitò il commercio, e le arti, ma particolarmente Tagri- 
« coltura nella Lomellina. Spesse volte per suo diporto 
« faceva dimora in Vigevano , e con grande apparato si 
« esercitava alla caccia , di cui sommamente dilettavasi. 



(1) Arnulphus Histor. Mt^diol. lib. 1. Murator. airariiio lOO/J. 

C2) <f Papiae civilatem e ruinis refecil : (Ardoiiuis) commcrcium 
<f ibi, et aites , sed agricultiiram praecipiie in Laumelliua excitavit. 
« Saepe Viglevaiii animi recrcancli caussa commoratus est, et magno 
« apparati! venationem exercehat, qua summopere delectabatur. Fama 
« est uno die , aecersitis iindique venatoribns , lepores mille, fagianos 
<i trecentum, eervos quadraginta, capieolos sexaginta , apios triginth 
'< occisos fuisse. Qua in re multum excclluit quidam Joannes Budala 
« de Viglevano, vir nobilis , et jacuiator ea aetate eximius ; quapiopter 
« laetiliae eaussa die sequenti maguum cojivivium inlei- eanlus, ac 
ff ludos, cum bai-onum inteiveiitu , regio splendore eelebravit », 



— 09 — 

« Vigli è faiìici , che in un sol giorno , chiamati a se tutti 
« i cacciatori , siano stati uccisi mille lepri , trecenta 
« lag-giani , quaranta cervi , sessanta caprioli , e trenta 
« cignali. Nella qual caccia , più di tutti si distinse un 
« certo Giovanni Budala di Vigevano , uomo nobile , e in 
« quei tempi insigne saettatore. Per la qual cosa nel giorno 
« seguente in segno di letizia , si celebrò fra i canti , 
« e giuochi , con regia munificenza , e coli' intervento dei 
« baroni , un grandioso convito ». Otto anni egli passò in 
un tranquillissimo regno, sebbene talora sia stato costretto 
a devastare le campagne soggette a Milano , che solo tra 
le città lombarde , ad instigazione del suo arcivescovo , 
persisteva ostinata nel riconoscere Arrigo qual legittima 
re d'Italia. E siccome Pavia sosteneva il partito d' Ardoino, 
e Milano quello d'Arrigo crede non senza fondamento il 
Muratori , che da ciò nata sia la gara , e 1' odio mortale , 
che anderemo da qui innanzi osservando fra queste due 
nobilissime città f^). 

Negli annali di Pisa si legge sotto quest' epoca , che i 
Pisani ebbero guerra con quei di Lucca , e li vinsero in 
Acqualunga. Questo è il primo fatto d' armi , e la prima 
guerra di una città Italiana contro dell' altra , che ci 
somministri la storia , e nel medesimo ravvisar si possono , 
come i primordii della futura libertà d' Italia. Fin a questo 
tempo le città italiane erano state governate ognuna dal 
suo conte : i conti erano subordinati a qualche marchese , 
duca , cioè al governatore della provincia , e i duchi , 
e marchesi all' imperatore , ossia al re d' Italia. In caso di 
discordie fra un popolo , e 1' altro , o i duchi , e marchesi , 
gli ufficiali imperiali tosto le sopivano {^). Ma poi , come 
vedremo in appresso, nelle frequenti guerre di successione 
al regno d' Italia , e a causa della lontananza o debolezza, 



(i; Murator. all'anno ini 
(2) Idem all'anno lOO'l. 



~ 70 — 

degT imperatori germani , incuminciaroiio i ducili , e conti 
ad alzare il capo , e farla da signori ne' loro distretti ; in 
appresso le città animate da uno spirito di libertà scossero 
il giogo de' ducili , e de' conti : finalmente , divisa V Italia 
in tante piccole repubbliche , queste incominciarono a 
radunar eserciti , mover guerra a lor talento , ed esercitare 
altri atti di sovranità , riconoscendo più di nome , die di 
fatto r autorità dei cesari in Italia. Vigevano anch' essa 
seguì r esempio delle città maggiori , e la vedremo in 
seguito eretta in repubblica, far leghe, e trattati di guerra, 
e di pace , ed ora sostener coli' armi il partito dei Pavesi , 
or disgustata volgersi contro di essi alleata , ed amica dei 
Milanesi. 

Assalito Ardoino da forte malattia , vedendosi a mal 
termine prese 1' abito di monaco , come era costume dei 
grandi personaggi di quel secolo, e morì V anno 1015. Per 
la morte di lui tolto ogni impaccio restò senza competitore 
r Imperatore Arrigo II , e benché non governasse le cose 
d' Italia con arbitrio assoluto , egli era niente di meno 
riguardato , e rispettato come signore sovrano. Ma dopo 
un breve regno morì nell' anno 1024 , e per 1' insigne sua 
pietà coronata da molte gloriose azioni, meritossi di essere 
poi ascritto nel catalogo dei santi (i). 

(1) Murator. all' anno lOlIJ, 102/1 — Denina lib. 9, c<ip. 10 — 
Arnulpìi. loc. cit. 



71 — 



CAPO SESTO 



lìaà ^^sìftpi di Corrado il fialico !§»lno allo ,^ìaM' 
làBMeBalo delle re|>iil>lìliclie italiane^ 



^é^— 



v'^JUa mor 



"x 



morte delF imperatore Arrigo , il quale non lasciò 
'^}'^Sì\^'^ erede alcuno , aprì il campo a tali , e tante di- 
-..J"^ scordie , e pretese fra i principi, e le città d'Italia, 
che può considerarsi come Tepoca di un generale cambia- 
mento di governo , che la ristabilì nella primiera libertà : 
imperciocché udita appena la morte dell' imperatore , tosto 
si manifestò coi fatti il desiderio negli Italiani di scuotere 
del tutto il giogo della tedesca dominazione ; ed in Pavia 
il popolo ricordandosi del danno risentito al primo arrivo 
in Italia di quel principe , subito sfogò la sua rabbia collo 
atterrare il palazzo reale per distruggere ogni monumento 
di estero potere {^). 

Ma Erriberto arcivescovo di Milano, uomo intraprendente, 
e bellicoso, contro il volere della maggior parte degritaliani, 
che bramavano un re nazionale , andò sollecitamente a 



(1) Arnnlph. Hislor. .'^Icdiol lih. 2. cap. 1. 



Costanza , e , di là condotto a Milano Corrado II cognominato 
il Salico, Tanno 1026 con l'intervento di molti prelati, e 
di altri principi guadagnati al suo partito lo incoronò re 
(ritalia. Corrado col suo esercito mosse verso Pavia, dove 
trovando chiuse le porte, né arrischiandosi d'intraprendere 
r assedio , per esser questa assai forte , e capace di una 
lunga, e vigorosa resistenza, rivolse il suo sdegno contro 
i borghi del di lei territorio , abbandonando ogni cosa alla 
licenza, ed al furore de'soldati ( i). Scrive Ingramo de'Curti, 
che in tal occasione Vigevano non andò immune dalla 
rabbia tedesca , e che ebbe a soffrire non meno che nelle 
passate scorrerie dell' Ungaro rapace [^). Ecco come egli si 
esprime : « Arrivando in Italia Corrado quanti turbini , e 
« procelle non ebbe a soffrire Vigevano ! Imperciocché non 
« potendo egli espugnare , né ridurre alla sua ubbedienza 
« Pavia città assai forte , si diede a devastare il suo terri- 
« torio col ferro , e col fuoco. Saccheggiò pure Vigevano , 
« ed altri borghi della Lomellina : tagliò tutte le piante , e 
<' le viti superando quasi la stessa ferocia e rapacità degli 
<' Ungari in quella prima , e luttuosa loro incursione. Perciò 
« il nome di Corrado fa in seguito odioso presso de'Lombardi. 
Dopo azioni si abbominevoli , e indegne d' un principe , 
Corrado passò a Roma ove ottenne l' imperiai corona , e 
pacificato coi Pavesi , i quali riedificarono entro la città il 



(i; Miii-ator. all'anno 1026. 

(2) « Adveuiente in Itaiiani Conrado, proli dolor! quot turbines , 
« atque ptocellas Viglevanuai non siistinuit ! Etenim cnm munitissi- 
« niam Papiae civitatem nccjnc arniis expiignare , ncque ad sui dedi- 
" tioneoi cogere posset, omne cjus territorium ferro, et flammis 
t' vaslavit. Viglevanum aiiaque Laumellinae oppida miserum in modum 
f< (liripuit: arbores oiiines , vitesrpie succidit, ac tot, tantaque mala 
« palravit, ut ipsam quasi II,iingarorum feroci a m , ac rapacitatem in 
« prima illa, ac luttuosa Italiae incursione superasse videretiu*. Hinc 
« apub Longobardos exosutn postea Conradi nomen ». 



— 73 — 

palazzo reale , fece ritorno in Germania ( ^). Questo pasaggio 
del re Corrado in Italia fu memorabile per una circostanza 
particolare , cioè che ad istanza de' baroni del regno , egli 
pubblicò in Roncaglia la famosa costituzione intorno ai 
l^eudi , la quale servì poi di fondamento a tutto il diritto 
feudale, e si ritenne nei secoli seguenti in Italia, e special- 
mente nella Lombardia. Stabilì con questa legge , che i 
minori vassalli senza causa conosciuta dal re , o da' regii 
ministri non potessero dai loro signori essere spogliati dei 
feudi , e che questi passar dovessero in retaggio da padre 
in figlio. Così i feudi, che erano in origine precarii, e 
rivocabili dal possessore , acquistarono nelle famiglie la 
qualità ereditaria (2). 

Corrado pria di portarsi in Germania mal soddisfatto di 
Erriberto, uomo irrequieto, torbido, ed ambizioso di comando, 
lo aveva fatto catturare, ma egli deluse le guardie, e si 
sottrasse colla fuga ; V imperatore quindi non potendo per 
se medesimo vendicare V oltraggiata sua autorità incaricò 
alcuni principi d' Italia a lui fedeli di far aspra guerra 
air arcivescovo che governava Milano a suo talento come 
assoluto padrone. Ma Erriberto tuttoché vedesse in fatti da 
ogni parte dei movimenti ostili contro di lui punto non 
si sgomentò ; e radunata quanta gente potè, si preparò alla 
difesa. Allora fu , che egli inventò il Carroccio tanto poscia 
usato, e celebre ne' secoli susseguenti in Lombardia. Questo 
era un carro condotto da buoi ornati di belle gualdrappe , 
con un' antenna alzata , portante in cima la croce colla 
bandiera sventolante del comune. Uno stuolo dei più forti 
gli stava alla guardia , e a guisa dell' arca del Signore , 
conducendosi questo carro in mezzo all' esercito , colla sua 
presenza accresceva coraggio ai combattenti. Grande infor- 

(1) xMurator. all' anno 1027. 

(2) De (lud. li]). I), lit. l il)i(j(ie — GottolVed. Sigon. f/c rcgn. Ital. 
III). S. ad aii. lOiin - Dcniiia ìih IO, cap. 2. 



— 74 -- 

tunio ripiitavasi , se cadeva in mano de' nemici : tutto 
r esercito era allora come perduto ( ^). Si erano pertanto da 
una parte, e dall'altra già incominciate le ostilità, quando 
air improvviso giunta la nuova della morte di Corrado , 
r oserei bO imperiale abbandonò il campo , e si disperse colla 
massima confusione. L'arcivescovo Erriberto, che più d'ogni 
altro doveva campiacersi di un tale avvenimento , si recò 
tosto in Germania presso di Arrigo III, che era successo 
alla corona del defunto suo padre, e riconciliatosi col me- 
desimo, dopo di aver prestato il giuramento di fedeltà , 
e di omaggio , tornò lieto a Milano , dove le cose erano 
tranquille (2). 

Finalmente dopo tante vicende ranno 1045 chiuse i suoi 
giorni questo prelato , nato più per la spada , e pel turcasso, 
che per la clamide , ed il pastorale (^). Arrigo nominò il 
successore all' arcivescovado di Milano , e poi sbrig-atosi 
dagli aiTiiri di Germania calò in Italia, e tenuta la gTan 
dieta ili Pavia fu acclamato re; quindi passato a Roma ebbe 
pure dal ponteiìce Clemente II l' imperiai corona. Finalmente 
lasciata in calma l' Italia fece ritorno in Germania , dove 
mori r anno 1056 non senza sospetto di veleno {^). 

La morte troppo immatura di questo imperatore mancato 
in età di trentanove anni , e la minor età del re suo figliuolo 
Arrigo IV fnrono la causa di immensi mali in Italia. Sul 
principio la savia condotta dell'imperatrice Agnese di lui 
madre impedì, che seguisse alcuna sorta di innovazioni; 
ma non andò molto, che, tolte a lei le redini del governo, 
e datosi in preda ai vizii il giovane imperatore , le cose 
cangiarono d' aspetto. 

'{) ."Murator. ali aniu) ÌQ7)'J e lOaO — LaUnada Desrriz. di Milan, 
luiik. 5, pag". 15'i. 

(2) ■Mura [or. nlT nivio 1039, iO'iO. 
(?>} fri e ni all' fi uno lO'^j. 



(liìi i principi d'Italia approffittando deirinesperienza del 
giovine re la facevano da sovrani nei loro stati, e molte 
città già erette in repubblica poco , o nulla riconoscevano 
r imperiale autorità. A Milano non v'era più alcun ministro 
l'eg-io ; i Pavesi non volevano ricevere un vescoso dato loro 
da Arrigo, tutto che consecrato dal papa; altrettanto face- 
vano gli Astigiani , con rifiutare un vescovo da loro non 
eletto. Inoltre vi era una segreta gara, ed invidia tra le 
due grandi e vicine città Milano e Pavia , V una non volendo 
cedere all' altra ; quindi frequenti vicendevoli uccisioni , 
saccheggi , incendii , e rapine , finché poi si venne ad una 
aperta rottura. I Pavesi , presa al loro servigio estera sol- 
datesca , diedero il guasto al Milanese ; uscirono anche i 
Milanesi confederatisi coi Lodigiani , e seguì un fatto d'armi 
da ambe le parti sanguinoso (i). Per tal modo si videro le 
città della Lombardia arrogarsi i diritti di sovranità , far 
leghe, e guerre, e incamminarsi a gran passi a quella libertà, 
che poi coir armi sostennero anche a fronte dell' impero {^), 

Questa è pure un' epoca rimarchevole per Vigevano ; 
poiché sottrattasi alla giurisdizione de' Pavesi , cominciò a 
formare territorio separato, a regolarsi co' proprii statuti, e 
sciolta da Cjualunque giurisdizione di vescovo , conte , o 
marchese a dipendere unicamente dall' impero. Ciò si ricava 
da un privilegio di Arrigo IV dell'anno 1064, che incomincia 
Predecessores nostri etc (3), con cui egli confermando le 
concessioni de' suoi predecessori , dichiara essere il comune 



(I; Miirat allanno 10o9. — Arniilpli. HisL. Mcdiol. lib. 3. cap. 5. 6 
(2) Vedi Miirator. Mcdii devi toni. h. disseri. ho. De assunipta a 
( !\'i[ali'ni'! ilalicìs reipuh. forma, et dissert. hi. De ampUfìcaia civila- 
tiini UaUcavnni doniinatioìie , et poteiitia. 

(~>) Qiu^sto privilogio di Arrigo concesso al comune di Vigevano, 
f\ suoi aliilanti , confermalo poi con altri successivi dall' imperatore 
Lodovico il Bavaro l'anno 15'20, viene riportato dal Nubilonio nella 
sì»a cronica di Vigevano alla pag. 16. e conservasi ancora in originale 
nell'archivio della città. ( Vedi l'Appendice. ) 



— 76 — 

di Mgevaiio collo suo torre iinmediataiiioiito sog-g-otto aìFiiii- 
})ero, vietando sotto gravissime pene a qualunque duca, od 
altro signore d'Italia di ikr love di gente d'armi, aggravare 
d'alloggi, imporre tvìbntì, tQiieve giacili, ossia giudizii, e di 
esercitare in qualunque modo giurisdizione sopra Vigevano, 
e sopra i suoi abitatori. Quindi non è meraviglia, se nei 
torbidi d' Italia ad esempio delle altre città potè poscia 
aneli' essa di leggieri costituirsi in repubblica , creare i 
proprii magistrati , entrar nelle guerre , e confederazioni : e 
quantunque fosse ristretta dentro angusti confini , tramezzo 
a popoli , e principi potenti, che alcune volte la oppressero ; 
pure, come vedremo in seguito, a riserva dell'alto dominio, 
e suprema podestà dell' impero romano , per quanto le fu 
possibile si conservò indipendente , e libera sino ai tempi 
dei Visconti. Ecco infatti quanto dice a questo proposito il 
Pacclietti : « Fu più volte dagl'imperatori romani dichiarato, 
« che Vigevano era stato sempre, ed era Camera speciale 
<^ del 'impero romano : e che sotto l'imperio romano sempre 
« con ferma fede , ed immediatamente s' era mantenuto ; e 
« perciò fu più volte con grandissime pene proibito , che 
« alcuno non fosse ardito di pretendere alcuna giurisdizione 
« sopra Vigevano, ed i suoi abitatori; e fu più volte dichia- 
« rata dagli imperatori nulla qualunque obbligazione per 
« Vigevano fatta a tempo definito, o in perpetuo verso 
<^ qualsivoglia repubblica, o potentato per forza, o per 
« qualsivoglia altra causa ; e così Vigevano fu conservato 
<^ con propria giurisdizione , con mero , e misto imperio , e 
« potestà di vita , e di morte , e con tutti gli altri regali ; 
« riservato 1' alto dominio , e suprema podestà dell' imperio 
« romano ; nel quale stato Vigevano si mantenne , sinché 
« sondo costituito Matteo Magno Visconte vicario imperiale 
« in Lombardia primieramente dall' imperatore Adolfo, ossia 
« x4rnolfo, A'ig-evano parimente lo riconobbe per tale (^) ». 

(1 iSiccìuMli / Ì!^cvtin. illusti-. pn;.; OS r vrg. -^ HraiDMU.i Chiesa 
dì ì ii^cvnno part. o pa- Vói 19,J, 19 '4 195. 



/ / 



Bollivano più che mai le aspre contese tra V imperatove 
Arrigo , (hì il ponteiice , per cui V Italia , non meno che la 
(Germania erano assai sconcertate dalle frequenti guerre tra 
il partito cattolico, e l'imperiale; quando nell'anno 1099 
riempì di giubilo tutta la cristianità la fausta nuova della 
presa di Gerusalemme fatta da Buglione Goffredo duca di 
Lorena celebre per la sua pietà, per la sua saviezza, e pel 
suo valore. Questa famosa impresa, che servì di soggetto 
al nobilissimo poema del Tasso , fu promossa da Urbano II 
pontefice , che pieno di santo zelo animò i popoli cristiani 
alla Crociata per liberare Gerusalemme dalle mani degli 
infedeli, decretata poi solennemente nel concilio di Chiara- 
monte in Francia sopra i rapporti , e le instanze di Pietro 
Eremita, il quale essendo stato per sua divozione a visitare 
i luoghi santi di Palestina , riferì nel suo ritorno le molte 
violenze, che colà soffrivano i fedeli dai Mussulmani, e come 
venivano profanati i monumenti più sacri della nostra reli- 
gione. Molti principi si collegarono per condurre a fine sì 
glorioso disegno; ed una gran moltitudine di cristiani corse 
a gara dalla Francia, dalla Germania, dall'Italia, e da altre 
parti a prender la croce , e ad unirsi sotto agli stendardi 
di Goffredo eletto capitano di questa spedizione. Dalla 
Lombardia pure vi accorse un gran numero di cittadini 
Milanesi, Lodigiani, Cremonesi, Pavesi e Vigevanaschi (i). 
Infatti noi troviamo nei frammenti di Ingramo de Curti , e 



{\) Landnlplins jiniior apiid Marator. Rcr. lini. lom. 5. j);r^. hlh — 
Galvaneus Fiamma Ma ni pai. fior. cap. I ^1 1 — apud Ahirator. /?r.'- hai. 
lom. 2. pa^'. ()i7 — Coiào Star, di Milano. — LiuIonÌc. Cavilcìli A muti. 
Crenionens. a[)ii(l Gracviujii toui. 3, pag. 52, pag. 11)2. — La >luiia di 
(jiiej>t<i faLiiosa spcdiziciiìc si può Nccierc presso d jMisralo!! ai! anno 
1095, lO'JG, iOUy. Belli .sacri lli.stor. ^uh Bulioiu' Goil'Jndo apiui 
Mahilion. Musacuii lialic. U)VA. 1, j)aij. Ijl, — InTiìardus Tliesaii- 
raiiiìs De ac(jui.sÌLÌGìie Terra', .sanctu' — iipud Muiatur. /^ r. Ilaìic, 
toin. 7, !)a.'j;. OG'i — Paulo Eiiiillo Cucria di lena salila. 



del cancelliere Siinoiio Dal Pozzo, che Vigevano spedì 
aneli' essa molti de' suoi sotto quelle sacre insegne , tra i 
quali si distinse Oberto de Biffignandi detto il Paìestmo 
uomo coraggioso , ed esperto nelF arte militare , il quale 
unito ai Milanesi sotto il comando di Ottone Visconte fece 
combattendo in Palestina predigli di valore. Questi tornato 
in patria dopo la gloriosa conquista portando seco le armi, 
e le bandiere da lui tolte al nemico chiuse poi quivi feli- 
cemente i suoi giorni. Oberto e il personaggio più antico 
nella famiglia Biffignandi , di cui vi esista memoria , e può 
considerarsi come il primo, ascendente o stipite comune di 
tutta r agnazione (^). 

Pretende P oratore Sacchetti , che m questi tempi , cioè 
nelFanno 1100, sia stata fabbricata la chiesa di s. Ambrogio 
in Vigevano, in oggi cattedrale, appoggiato ad una iscrizione 
incisa in marmo , che nelP anno suddetto fu posta sotto un 
nuovo orologio a sole , collocato sulla facciata della stessa 
chiesa. L'iscrizione e come segue : Annis millenis totius 
conàìtOT orlis qiiadragies mm sexagintacpie volutis addidit , 
ut pictor sua dej)ingeret arte liorarum mimerum ; Phoebus 
tihi cuncta ministrat. 



(1) ìngi-aD30 de' Curii luog. cii. ^ Floruit liBC jplale Uberhi.? de 
« Bifììgnandis cogiiooiciilo PalcsLiiiw!, qui in expeditione Terree sanata^ 
i< Mcdiolanenses sub OUone \icccomile seculns coiiti-a Sarncenos for- 
ce tunatissime dimicavit. Pvcdux in patriam , dicalisque in tempio in;- 
« miconim exuviis. tandem senio confectns obdormivit in Domino, 
(( ;ipud postei'os pieiale non miniss, quam beiliea virtute clarus ». 

Anche Simone Dal Pozzo nelle sue annotazioni , o memorie delle 
famiglie di Vigevano così parla del suddetto Uberto — El nsccìidenlc 
da tutti loro ( cioè de'Biffignandi ) fu Uberto eletto il Pale.slino lionin 
de gran eorc, ed expcrlo nella militar diseiplina , quale eoa Oiìio 
Fescontc , et sepie uììlla Anihrog<j,iaui andò allo aequisto della santa 
terra i dove pugnando contro V impia natione fece prodez';,e , et dippoi 
tornato in patria fa. molto exaitato per sua virtute. 



Ma con ragione osservò il Brambilla, clu^ t|uo.sta is(3rizionf» 
denota bensì l'anno, in cui fu delineato V orologio, non già 
il tempo della fondazione della cliicsa , poiché molto prima 
di quest' epoca esisteva essa eretta già in onore di s. 
Ambrogio , come auspice e patrono della città. Egli è ben 
vero , che nella sua origine era assai angusta , e di una 
forma diversa dalla presente , ma fu poscia di molto am- 
pliata , ed abbellita dalla generosa pietà dei cittadini ( i) , 
siccome vedremo a suo luogo. 

Tornando ad Arrigo sappiamo dal Muratori , che dopo 
d' avere questo imperatore afflitto la chiesa colle più fiere 
persecuzioni , vedendosi odiato da tutti , e perseguitato 
persino da' suoi proprii figli , che gli mossero aspra guerra, 
finalmente colpito da mortale ferita nell' anno 1106 chiusvO 
in Liegi miseramente i suoi giorni. (2). Dopo la di lui 
morte venne in Magonza proclamato re il giovine Arrigo V 
ma i disordini prodotti dall' imperator defunto apportarono 
grandi cambiamenti massime in Italia , dove la maggior 
parte delle città della Lombardia già costituite in forma di 
repubblica non volevano più sofiì^ire alcun ministro imperiale. 
Tra queste città Milano fu la prima a porgere V esempio 
creando due consoli , perchè fossero capi principali della 
comunità. In seguito formò il consiglio generale , ed un 
altro consiglio secreto detto di credenza, dai quali vennero 
eletti i ministri della giustizia, della guerra e deireconomia 
(^). L' esempio di Milano fu seguito da Vigevano , e da 

(1) Brambilla Chiesa dì Vigevano pari. !, pag. ih, 15, 

(2) Murator. all'anno 4105 — Denina lib. iO, cap. 8, pa-, W^. 
[5) 11 consiglio generale era composto di noliiii , e di popolari, e 

ascendeva talvolta a più centiiìaja di persone, tulli capi di faniiid'''' 
Il consiglio particolare, e segreto era ristretto a } ol;1iì sce'ìi dnl 
consiglio generale, e veniva appellato // Consiglio di Credenza, perrlìè 
tutti i membri, clie lo componevano, erano obbligali a giurare <li 
cnslodirc il segreto de" pul>blici alìari. A questo consigli.' paMJcohu»! 



_. 80 — 

molte altre città, le quali parimenti cominciarono a go- 
vernarsi da se stesse , protestando nondimeno di ricono- 
scere per supremo loro padrone V imperatore. Veggasi il 
Muratori alFanno 1107. Antiqua statuta Viglevani an. 1225. 
Brambilla, Chiesa di Vigevano, parte P — Sacchetti Vigevano 
illustrato, e piiì particolarmente il nostro Ingramo de Curti 
ne' suoi frammenti, dove cosi si esprime (^): « Regnando 
« Arrigo V. Milano, Pavia, Cremona, Lodi, e molte altre 
« città della Lombardia si governavano in forma di re- 
« pubblica, salvi però i diritti, e Talto dominio deirimperatore. 
« Vigevano ancora, che per ricchezze, e numero d' abitanti 
« era il primo fra tutti i borghi della Lomellina, ad esempio 
« altrui sì elesse due consoli , tre tribuni della plebe , un 
« giudice delle vittovaglie , con due revisori , i quali 
« avessero cura dell' annona , e dei commestibili. Creò 
« inoltre due consigli , uno generale composto di sessanta 
« soggetti da eleggersi dal popolo, ed un altro particolare 
« che chiamavasi consiglio dei saj)ienti ^ e in questa maniera 
« avendo acquistata una forma di repubblica si g^overnava 



era affidato 1' ordinario governo politico; ma la cognizione delle co>e 
più importanti, come il far guerra o pace, spedir ambasciaduri , far 
ieghe, eleggere i consoli, e gli altri ministri era riserbato al consiglio 
generale — Mnrator. all'anno 1107. 

(Ij Regnante Ilenrico P^ Medìolaniim^ Pcipia , Cremona, La un 
Ponipeja , et multai alice civitates Longohardìce adforniam reìpublìccn 
se gubernabant, salvo tomen Jure, et dominio imperatoris. Fìglevanuni 
quoque inter ccetera Laumellince cppida hoc tempore tum populì 
Jrequentia , lum opibus certe primuni^ ad aliena exempla duoft sihl 
elegit consules , et tribunos plebis tres y judicein victualium unum cuni 
duobus rcvisoribuSi qui annonce, comeslibiliuni curani liaberent. Creavit. 
prceterea duo Consilia , unum generale ex sexaginta viris , qui elige- 
rentur a populo , et allcrum particulare , quod vocabalur consiliuni 
sapientiu ni ; atque sic adepta reipublicce forma se gubernabat juxta 
veterem Romanoruni ritum , atque consuetudinem. Hoinagiuni tamen, 
et Jìdelitatcm domino imperatori pr<vstabat. 



~ 81 — 

« secondo V antica consuetudine dei Romani. Prestava però 
« air imperatore omaggio , e fedeltà. » Ciò , che riferisce 
qui sopra Ing^amo de Curti si trova confermato anche 
da Simone Del Pozzo , il quale nella sua Storia MS. di 
Vigevano dice quanto segue : « Il rito che avemo de crear 
« dei consoli, i tribuni del popolo, et giudice delle victualie, 
« col consiglio maggiore , et dei sapienti , come dissi di 
« sopra , ò rito antiquissimo , et preso dai Romani antiqui. 
« Per il che convien saper, che nel undecime secolo quasi 
« tutte le città d'Italia se ersero in repubblica subtraendosi 
« dai duchi , marchesi , comiti , et dai messi , e vicarii 
« dell' impero , et spesso venendo alle mane se facevano 
« guerra crudele , come lungo tempo durò tra' Pavesi , 
« Lodigiani, Milanesi et altri. Anche Viglevano allora creò 
« i suoi magistrati, et judici gubernandosi in repubblica. » 
Ma appena queste città si trovarono libere, ed in istato 
di far uso delle proprie armi , che lo spirito d'ambizione, e 
r avidità di estendere il loro dominio colla depressione dei 
vicini occuparono il cuore dei novelli repubblicani. Ed 
appunto in quest' anno 1107 i Milanesi mossi non tanto da 
questa smoderata ambizione , quanto dalle gare , e dag'i 
odii antichi , dichiararono la guerra alla confinante città 
di Lodi. Lo stesso fecero contemporaneamente quei di 
Pavia contro Tortona : ma i Tortonesi conoscendosi di 
forze inferiori ai Pavesi domandarono ajuto ai Milanesi, coi 
quali si collegarono ; il che fu cagione , che anche i 
Pavesi si collegassero coi Lodigiani , e coi Cremonesi , i 
quali poi entrati nel Tortonese diedero una rotta a quel 
popolo , misero a sacco il loro territorio , riportarono anche 
dei vantaggi sopra i Milanesi , e in fine impadronitisi di 
Tortona ne incendiarono i borghi ( i). Ma ben presto la 
fortuna fu avversa ai Pavesi , poiché se non ò falso o 



(1) Sicaid. Croiiic. toni, 7, Rer. Ital. — Galvancus Fhimsha 
Munì pili fior. — IMuialoi". all' anno H07. 

6 



— 82 — 

esagerato quanto scrive Galvano della Fiamma , accadde 
neir anno seguente , che il vescovo di Pavia con tutto il 
suo popolo armato marciò alla volta di Milano : gli vennero 
incontro i Milanesi in campagna aperta , ed attaccarono 
battaglia con tal vigore , che rotto V esercito Pavese vi 
restò prigioniere il vescovo colla maggior parte de' suoi , 
che furono condotti nelle carceri di Milano. Vennero poscia 
rimessi in libertà , ma in un modo assai obbrobrioso ; im- 
perciocché condotti tutti nella piazza, fu loro attaccato alla 
parte deretana un fascio di paglia , e appiccatovi fuoco 
furono così cacciati fuori della città Ira le risa , e fra gii 
insulti della plebe {^). Espugnarono in seguito la città di 
Lodi e la distrussero interamente. Di questa città veggonsi 
ancora alcune vestigia nel luogo appellato Lodi-vecchio , 
poco distante dal luogo ove è ora Lodi-nuovo. In detta 
occasione il popolo Lodig^iano fu diviso in sei borgate , e 
durò nell'aspra servitù dei Milanesi sino ai tempi di Federico 
L imperatore soprannominato il Barlarossa (2). 

Arrigo V. istrutto di tutti i movimenti sediziosi delle 
città italiane era già lungo tempo , che meditava di farne 
aspra vendetta , e le dissenzioni e le guerre insorte dappoi 
tra le città medesime g*li porgevano la più favorevole 
occasione di ridurle di nuovo sotto la sua podestà senza 
grandi sforzi ; ma neir anno 1125 mentre egli appunto sì 
disponeva a quest' impresa la morte ruppe il filo ai suoi 
disegni. Lottarlo II duca di Sassonia fu eletto dopo lui al 
soglio imperiale. Questo nuovo re essendo stato nemico di 
Arrigo, che apparteneva alla casa dei Ghibellini, accarezzò 
molto , ed ingrandì la casa dei Guelfi di Germania , che 
allora godeva il ducato di Baviera. Queste due famiglie 
Guelfa e Ghibellina diedero poi il nome alle due più acerbe 



(1) GaUaneus Fiamma loc. cit. 

(2) Murator. all'anno 1111 — Galvaneus Fiamma Mmvpuì. JIqì\ 
cap. 163. 



— 83 — 

fazioui che abbiano mai desolata V Italia e sopratutto la 
Lombardia. La prima seguiva il partito del Pontefice, ed 
era composta del popolo , e del vescovo , V altra quello 
dell' imperatore , ed era sostenuta specialmente dai nobili. 
Da questo flagello non andò esente Vigevano, ove accesasi 
egualmente la face della discordia , si armarono spesso i 
cittadini gli uni contro gli altri , e desolarono la città con 
og^ni sorta di mali. 

Intanto che le città d' Italia stavano armate le une 
contro le altre , e si laceravano con intestine contese , 
Lottario , sceso per la via di Trento , andò a Roma V anno 
1133 , e nella BasiHca Lateranese fu da Innocenzo II inco- 
ronato imperatore. Vedendo eg^li però in Roma non meno 
che in altre parti d' Italia esser le cose assai torbide , e 
mal disposte , siccome seco non aveva che un piccolo 
esercito per contenere i rivoltosi , presa la volta di Lom- 
bardia , stimò bene di far ritorno in Germania. Ma giunto 
air Alpi morì e a lui successe nelF impero Corrado III duca 
di S ve via (i). 

In questi tempi , vale a dire circa V anno 1133 , Pietro 
de Bifìignandi per soprannome BìiCceUa figlio di Oberto 
celebre per la spedizione di Terra santa , fondò sulle coste 
del Ticino non lungi da Vigevano in un luogo aprico , e 
delizioso, una nobile e grandiosa villa di piacere, e risarcito 
il vecchio castello, che là esisteva vi aggiunse per uso dei 
coloni altre nuove abitazioni. Questa villa dal nome del 
suo fondatore fu poi chiamata , come in oggi Baccella. 
Nobilitata così dalla virtù di Oberto la famiglia dei Bif- 
fignandi, ed ampliata in ricchezza per la sagacità di Pietro 
andò sempre più crescendo in autorità , e splendore come 
si ricava dai frammenti d' Ingramo de Curti , e da Simone 
i; Dal Pozzo nel Lihro delV estimo pag. 319 (2). 

(1) Deniiia lib. 10, cap. 10, 11, 12. 

(2; Ingramo de Curii — Ab Uberto de Biffignandìs ijeuiiiLs est 



— 84 — 

Fu parimente in questi tempi, cioè neiranno 1135 , clic 
i Pisani avendo espugnata , e saccliegg*iata la città di 
Amalfi nel Regno di Napoli, vi trovarono il rinomato codice 
delle pandette chiamate Pisane , antico , e sublime mo- 
numento della romana giurisprudenza , il quale portato a 
Pisa colle altre spoglie fu poi tenuto in tanta venerazione, 
ed onore, che serbavasi gelosamente , e superstiziosamente 
come un nuovo Palladio, e non mostravasi ai forestieri , se 
non a capo scoperto , e con torchj accesi (i). Dopo di un 
tale ritrovamento egli ò sorprendente quanto si siano 
ingentiliti gii animi feroci e rozzi degl'Italiani; imperciocché 
esponendo Irnerio celebre giureconsulto nelF università di 
Bologna le pandette giustinianee, si propagò a poco a poco 
il gusto e la bellezza della romana giurisprudenza , e 
s' incominciò a trattare le cause ne' tribunali a norma del 
diritto romano. Quindi lasciate in obblio le ruvide , e 
barbare leggi degli antichi Longobardi , che ancora erano 
in uso, vide Tltalia i suoi cittadini vestir nuovi costumi, e 
sentimenti più retti di umanità, e di giustizia (2). 

Viveva in quest' epoca il famoso abbate di Chiaravalle 
Bernardo , il quale dopo di avere colle efficaci sue insi- 
nuazioni riconciliati , e ricondotti alla pace i popoli , mosso 



Petrus cognomenlo Baccella , qui villani in aprico prope Ticinu/fi non 
longe a / iglebano laute cvdi/icavit , et caslruni ibi posituni refeci t 
pluribus alìis adiectis atàificiis ^ atqne oh id ah ejus auctore dieta 
fuit BucceJIa. Hinc ejus Jamilia postinoduin ci auctoritalc ^ et divitiis 
lìiulluni iiiclaruit. 

Simone dal Pozzo — Qual possessione fu della Buccella , perche 
il primo fondator di essa fu Fedro Bifjignando Buccella j e per 
questo fu addimandata Buccella. Prima dell'anno 1550 era una tal 
possessione già sortila dalla casa eie Buffìi^nandis. 

(1) Politian. lib. 10, epist. h — Heiuic. Brmicmann. llistor. 
pandect. — Murator. all'ami. 1135. 

(^) Murator. Praefat. ad LL, LongoharcK 



— 85 — 

da santo zelo predicò in Francia , in Italia , ed in altre 
parti la seconda crociata per liberare Gerusalemme ricaduta 
sotto il giogo dei Saraceni , e ad istanza del medesimo si 
erano impegnati di andarvi Ludovico VII re di Francia , 
e Corrado III re di Germania , i quali con un formidabile 
esercito di circa quattrocento mila combattenti si mossero 
verso la Palestina contro i nemici del nome cristiano. Vi 
accorsero i principali signori della Francia, e della Germania 
ed oltre un gran numero d' uomini , molte donne ancora 
d' Italia in questa spedizione armate seguitarono V esercito 
(1). Vi accorsero pure alcuni di Mgevano, fra' quali contasi 
Alberto de' Cattanei , e Rinaldo della Croce , giovani pii, e 
valorosi, che animati da uno spirito di vera gloria seguirono 
le sacre insegne sebbene con infelice successo, imperciocché 
entrambi furono dai Greci avvelenati p). 

Passò pertanto il re Corrado col suo esercito da Costan- 
tinopoli , dove fu ben' accolto dall' Imperatore Mannello 
Comneno , che era suo cognato , ma poi Mannello mal 
soffrendo , che i principi d' occidente acquistassero gloria 
in Palestina , con greca perfidia fece mescolare della calco 
nella farina provvista por 1' armata , e fece in tal modo 
perire la mag-gior parte dei soldati. Nonostante questa 
perdita si avanzarono i crocesegnati , sino sotto Tiro e 
Tolemaide ; tentarono varii assedi , ma sempre indarno ; 
finalmente senza far azione alcuna rimarchevole , rotti da 
lunghi disagii , pioni di rammarico, e di rossore ritornarono 



(1) Sigon. De Hcg/i. hai. \\h. 2, pag. 700. 

(2) Ingramo de Cinti — Suadente divo Bernardo innuiuerahUì.f 
fìdeVnuìi midlhndo aii'cjìla criice Clionraduni rcgeni serietà est m 
exf)edìtioue Terrae saiietac Eliani de Figlevano Albertus de Cattaneis^ 
et Riiialdus a Criiee juveiies pii, et bellicosi cani exercitu profecti sunt, 
s^d infelici successu Ambo eniin in oriente a Graecis per sumtnant 
perjidiani veneno occid sunt. et (piasi martirio coronati, terrenam 
vilani in cacleslia gaudia cuniniutarunt. 



— sa-- 

dalla Palestina. Ecco qual fine ebbe una si sgraziata 
spedizione. Allora la maldicenza , che a ninno la perdona , 
si scatenò in ispecie contro s. Bernardo , autore di questa 
impresa quasi che egli avesse temerariamente mandato al 
macello tante migliaja di persone e si fosse ingannato 
nelle sue predizioni con aver promesso vittorie , che poi 
non si convertirono , che in amarezza e lutto. Ma ciò non 
deve recar meraviglia , il volgo ignaro non giudica , che 
dal fatto , e nelle grandi imprese gli uomini grandi sono 
d' ordinario il bersaglio dei maligni quando le cose non 
sono coronate da un esito felice f^). 



(1) Murator. all' anno iU7, 1148 



— 87 — 



CAPO s prr T I M 



inaila Tcniita dà Federico lSa3*l»aro!^<^a In Italia 
lìBio alla pace di Co.§»tanza. 



^-6>3- 






"^^^ 



■^j VI -^ '^ ""^ 

v^iVXentre Corrado pensava di calare in Italia, mori im- 
'jH/DC' provvisamente, come credesi per veleno datogli, 
K.J'' Fu quindi eletto re a pieni voti, ed incoronato in 
Aquisgrana Tanno 1152 Federico detto il Baròarossa^ ])vm- 
cipe invero d'animo invitto, ed intraprendente, ma superbo 
oltremodo, severo, inesorabile, ed avido di conquiste, come 
lo ebbero specialmente a provare i Milanesi. Uno de' primi 
pensieri, che gli venne in capo fu quello di ridurre il regno 
d' Italia alla primiera obbedienza, e soggezione ; e perchè la 
potenza della repubblica di Milano formava il maggior osta- 
colo air adempimento delle vaste sue idee , perciò egli si 
occupò nel ricercare i modi più opportuni per abbatterla. 
Incominciò pertanto ad accordare la sua protezione a Pavia, 
Como , Lodi , e ad altre città , che ardentemente bramavano 
di vendicarsi delle ingiurie ricevute da' Milanesi , i quali 
crescendo in forze, e ricchezze, con insulti, e prepotenze 
spesso opprimevano i loro vicini. 



— 88 — 

Intanto, prima clic Federico scendesse in Italia, nell'anno 
1154 insorse nel mese di luglio una nuova guerra fra i 
]\Iilanesi, ed i PaA^esi. I Milanesi cliiamarono in soccorso i 
Comaschi , e i Lodigiani loro sudditi , ed i Cremasclii loro 
amici. Unito V esercito alleato , che era fortissimo , sul 
principio d^ agosto andò ad accamparsi a Lardirago presso 
r Olona ; ed incontratosi poi co' Pavesi , seguì una fiera 
battaglia , che durò dubbiosa fino al tramontar del sole. 
Rinnovatasi la pugna nel giorno seguente i Milanesi invasi 
da subito terrore si diedero disordinatamente alla fuga , 
lasciando indietro vettuaglic , ed attrezzi militari per il 
valore di cincone milioni e cinquecento mila lire circa di 
Milano (^). Scrive Ingramo de Curti, che in questo sangui- 
noso conflitto v' erano pure i Vigevanaschi in soccorso dei 
Pavesi come loro antichi alleati, ed amici, cento e più dei 
quali restarono morti sul campo, e fra questi si fa menzione 
di un certo Ugone de' Bastici, uomo bellicoso, e forte, che 
conduceva i balestrieri. Tutti gli altri poi vittoriosi se ne 
tornarono a casa carichi di ricche prede {^). 



(1) Giiillni all'anno ll^'^. 

(2) Ingiamo de Curii anno 115'+. J/itc(fiirt/n Fridericiis in Italiani 
Vi ìiissct . (ilrox hylluin dcniio iastaiiratuiu est inter Mcdioìaiìrnses 
( fjtii hahchant ex corani parte Laudtiises , et Coinenses ) atqiie Pa- 
pi ensc;, cjid socios lialn'hnnt velcri aniicitia junctos f iglcbanenfcs , 
alioscpie de LaunieUina. Mense Andasti prope /lumen Olonae acerrime 
pugnatum est iisquc ad iioetem, et infiniti numero occisi sunt in utraquc 
parte,, quin alterutcr i'ictoriuni tenere posset. In hoc confliclu tradituni 
est, ccntuni, et ultra de Figlcba/io periisse, inter quos memoratur Ugo 
de Basticis, K>ir bellicosus, et audax, qui satjìttarios ducchat, Sed die 
sequcnti Mediolanenses subito terrore adeo perculsi sunt ^ ut relictis 
ìcpeufe cnstris , commeatu , plausti-is , bobus , tentoriis , aliisquc rebus 
omnibus taniquam oves proecipitanter fugae se dederint. Quo facto 
Papienses plurinìum dita ti sunl : ì i^^levanenses quoque re felici ter 
i onfecta multam predar pariem inter plausus domi r etulerunt. 



— 89 — 

Mentre era così agitata la Lombardia , il re Federico 
giunse in Italia nel mese di ottobre 1154 con un formidabile 
esercito, spirante vendetta contro de'Milanesi , i quali ave- 
vano osato di lacerare i suoi reali decreti. Si portò tosto 
colle sue truppe a devastare le campagne , ed i [paesi ad 
essi soggetti. Incendiò sulle prime Rosate; indi si rivolse 
ad Abbiategrasso , dove si trattenne per un giorno , e nel 
seguente venne colF esercito al Ticino , e passato il fiume 
sopra i due punti dai Milanesi costrutti in occasione delle 
loro scorrerie ne' territorii di Pavia , e di Novara , comandò 
che i detti ponti si distruggesero, come fu subito eseguito 
(1). Distrusse quindi Galliate, Trecate, e Momo castelli dei 
Milanesi. La migliore delle tre nomi tate fortezze era Galliate, 
clie al dire di Sire Raul apparteneva all'arcivescovo di Milano. 
Aveva essa quattro torri , ed un muro assai forte circondato 
da una profonda fossa, e fu la prima ad essere assediata, 
presa e distrutta (2). Andò in seguito sotto Tortona città 
alleata de' Milanesi , ed impossessatossene , dopo un lungo 
assedio , la saccheggiò , e la rovinò dai fondamenti. Dopo 
qualche tempo questa città venne riedificata da' Milanesi. 
Superbo per tali vittorie entrò Federico trionfante in Pavia, 
e dopo alcuni giorni di feste partì coli' esercito alla volta 
di Roma, dove assunse la corona imperiale. Ma venuta 
l'estate, il caldo, e la cattiva aria di quella regione inco- 
minciando a produrre delle malattie nell' esercito , il nuovo 
imperatore credè opportuno di ritornarsene in Germania , e 
quindi messa al bando dell' imperio Milano , con privarla 
del dritto della leva , e di tutte le regalie , e privilegii 
goduti in addietro, se ne partì aspettando occasione migliore 
per isfogare il suo mal talento contro quella città. 

Appena partì Federico , i Milanesi ricominciarono le osti- 
lità già riuscite loro felicemente a danno dei Novaresi , 



(1) Otlio Frisiiig. I;l). 2, cap. 1/J, 

(2) Nubi Ionio Croiinc. di f i^c^'. [)ag. 25 e sc« 



— 90 — 

CoMiasclii, e Pavesi loro nemici. Nel mese di maggio 1156 
gli abitanti delle porte Orientale , Romana , Ticinese furono 
mandati a Stabio in vicinanza di Como con macelline da 
gittar sassi , dette pìetrere formato da maestro Guillelmo 
Guintellino famoso ingegnere militare , e macchinista di Mi- 
lano , e con esse presero e distrussero quel castello , il quale 
non poteva attaccarsi quasi da alcuna parte. 

Dopo questo fatto V esercito Milanese alli 13 di giug'no 
partì alla volta di Cerano Castello dei Novaresi munito di 
fossa, di mura e di torri. Giunto colà in due giorni lo bloccò 
strettamente , quindi cangiato il blocco in assedio rivolse 
contro d' esso le pietrere , e le altre macchine da guerra. 
V era in quel castello un buon numero di cavalieri , e di 
fanti Pavesi , Vigevanaschi e Novaresi , ma ciononostante 
in tre giorni esso fu preso a forza, ed a vista, si può dire 
deir esercito unito dei Novaresi, Vigevanaschi e Pavesi, 
che con tutte le loro forze si erano avanzati fino al torrente 
detto Terdoppio , presso a Sozzago. Perduto questo castello 
r esercito collegato si diede disordinatamente a fuggire , 
abbandonando i carri , le armi e le vettovaglie. Quindi dopo 
di avere i Milanesi distrutto Cerano , e preso anche Sozzago, 
posero il campo a Morchengo, per il che molte torre del 
Novarese , come la torre di Momo , Mosezzo e Fara tosto si 
arresero (^). 

Successero in appresso varii fatti d' armi colla peggio 
sempre dei Pavesi. Nel mese poi di dicembre cominciarono 
i Milanesi ad edificare un altro ponte sopra il Ticino fra 
Abbiategrasso e Cassole, e tuttoché la stagione fosse fred- 
dissima a cagione della grande quantità di neve caduta , 
ciononostante continuarono i loro lavori durante V inverno , 
€ la quaresima , e colP assistenza di maestro Guillelmo fab- 
bricarono un ponte il più bello , il più largo , ed il più forte 
che mai si fosse veduto in quei tempi (^). 

(l; (iiuliiii alTamio 1156. 
(2J Idi^ìii all'anno 1 15G. 



— 91 — 

Resi ognora più arditi ed orgogliosi i Milanesi per il 
felice successo delle loro armi , nonostante le minaccio di 
Federico , e de' suoi legati , seguitavano con egual valore , 
e fortuna la guerra contro le città loro nemiche , assoldati 
pertanto nel mese di giugno 1157 ducento , e più militi 
Bresciani , rinforzarono V esercito , ed avendo inteso, che i 
Pavesi col marchese GuiUehno di Monferrato ed il marchese 
Obizzone Malaspina ed altri conti e marchesi in numero di 
sette erano entrati nel forte castello di Vigevano, tosto 
marciarono a quella volta, e volendo cingere per ogni parte 
questa fortezza si avanzarono sino alle rive del Terdoppio 
da dove si estesero sino al castello di Campo levi, ora 
Gamholò, che ahbrucciarono e distrussero. Ciò fattto l'eser- 
cito milanese comandato dal conte Guidone di Biandrate si 
avanzò alquanto, e poco lungi dalle mura di Vigevano si 
disposero in ordine di battaglia. Uscirono i Pavesi , ed 
attaccarono con tutte le loro forze la vanguardia Milanese; 
ma questa combatte così valorosamente , che costrinse i 
nemici a fuggirsene in disordine , e ritirarsi di nuovo in 
Vigevano , piazza in quei tempi assai forte , circondata da 
una fossa molto profonda , e difesa da quattro torri ben 
munite , ma che nel maggior uopo si trovava sprovveduta 
di ogni sorte di vettovaglie. In seguito vieppiù stretta la 
piazza non potendo più ricevere alcun soccorso furono i 
Pavesi costretti dopo tre giorni ad arrendersi, avvedendosi 
in mal punto della loro imprudenza nel lasciarsi chiudere 
col fior dell' esercito in una fortezza totalmente di viveri 
sprovveduta. Sire Raul ed Ingramo de Curti, a cui dobbiamo 
specialmente il racconto, più distinto di questi avvenimenti, 
scrivono , che Vigevano si rese a quei patti , che avrebbe 
stabilito maestro Guillelmo ingegnere: quai patti furono 
che si atterrasse il castello di Vigevano , salve però le abi- 
tazioni , gli edificii , le chiese , i beni , e le sostanze tutte 
degli abitanti ; che si pagasse dai Pavesi quanto si era speso 
dai Milanesi nella guerra ; e finalmente che fossero i Pavesi 



— 92 — 

obbligati a richiesta de' Milanesi a fornire loro foraggi , 
armi e soldati. Per la qual cosa furono dati dugento ostaggi 
a scelta de^ Milanesi , eccettuati solamente da questa scelta 
i marchesi ed i conti , che si trovavano nella piazza. Nel 
numero degli ostaggi furono molti delle primarie famiglie 
di Vigevano tra i quali si annoverano Simone de Colli, 
Leonardo Ardizzi, Lanfranchino de Bussi, Angelo Decembre, 
G-herardo de Bifìignandi , Guido Tegamala (i). 



(l) r.iiiliiii air anno 1157 — Sire Raul apud Muiat. Rcr. Tlalii\ 
toni. 0, |):ìg 1178 — CkrGiiicon. Plarviit apiid Murat. Rcr. halle. 
toni. IG, pag. 453 — Murena Rcr. Landciis. apud Grevi uni Thesaurus 
Aiilìquìt. Italie, tom. 5, pait. 2, pag. 903, et in notis Felicis Osii 
eodcMii l(jm. 3, pag. 1 r22, sul) num. 53't et secj. — Cliroiiicoii. Sìcardi 



l Murat. Rcr. Italie, toni. 7, naur. 599 — Sigonius De 



episcopi a[ 

Rr^n. Italie. \Vo. 12, pag. 724 — Trist. Calclins Ilistorìa patria lib. 
8 — Abl)a,s Uspergensi.s Chroiiieoii pag. 284 — Ludovicus Lavitelii 
/liinalcs. Creinoli, apud. Giwiuni. T/icsaur. Aiitiq. Ital. an. 1150, toni. 
3, pai't. ''X. pag. 1272 — Vedi pure la Stoi'ia imperiale di Riecobaldo 
Feii-are.se apud MLiratoi'. Rcr. Italie, t oai. 9, pag. 360 — Fiamma 
MaiiipuL fior, cap 177 — Olho Fii.sing. De rebus gestis Friderici I. 
lib. 2, cap. 51 — Corio Istoria di Mi lati. — Ingramo de Curti poi 
ne' .suoi frammenti così si espi'ime : Anno Doniìiii 1157 die primo 
juiìii /ìlcditflanc/iscs, quorum dux crai Guido a Blandratc, trtuisacto 
Ticino prope Abbiate eum toto exereitu vexillis., Carroeero , tesscris. 
ae prlreris Novnricnsìum fìiics irrumpunt , agrosque depopulaiitur , 
Capto primuin Gambolatc^ postea Ruscta, Cassolium castramciitati sunt, 
ut figlcK'aiiuni expugnarciit, oppidum ca cvtatc fossato satis ampio, et 
quatuor turribus munitissimum. ubi eum Papiciisìbus eraut Guillelmus 
mareliio de Moiiferato, eomes de Laumello^ Obizo 3Iala ipina , aliique 
niareJiiones , ac coinites. Quamvis Papicnses paueiores esseiit numero., 
audacissime lanicn in mediolaiienses irrumpcre eccperunt ; sed eum re- 
sistere non possenl iisque ad Figlevaiii castrum, semper tanten se de- 
fendente^ fugere, ibiquc iniprudentcr se reeeperunt, ubi maxima erat 
annonce penuria. Tane 3Iediolanenscs circa ipsum caslruni vcnientes 
per tres dies illud obsederunt. Tan lem quia in ipso loco Papieii cs 



— 93 — 

Le condizioni di questo trattato imposte da Giiillclmo 
Guintellino parvero assai dure , e perciò furono ben presto 
infrante dai Pavesi , non potendo d' altronde più soiTrire 
r oppressione dei Milanesi. In conseguenza questi ultimi 
nel mese d' Ag-osto dello stesso anno passarono improv- 
visamente il Ticino , ed accampatisi a Lomello , vi si 
trattennero per un mese , nel qual tempo ristaurarono quel 
castello , e distrussero quasi tutte le castella , e le terre 
de' Pavesi, in quei contorni fino a Gravellona. Dopo questa 
scorreria ritornarono a Milano , lasciando un buon presidio 
a Lomello per terminare le cominciate fortificazioni , e per 
custodire la nuova fortezza. I Milanesi in quest' opere , ed 
in altre, cioè nel munire di nuove torri , e mura i castelli 
di Galliate , Trecate , Tortona , la rocca di Lecco , e molti 
altri luoghi, nel fabbricare i ponti sul Ticino , e suir Adda, 
nel far frequenti spedizioni , e nel cavar fosse , ed alzar 
bastioni intorno alle città spesero , al dir di Sire Paul , più 
di cinquanta mila marche d'argento, cioè secondo il calcolo 
del Giulini ])iù di ventisette milioni , e mezzo di lire di 



rerum coìììedcìuìariun Èìtaxiiunni hahchaiil iiiopiam , inedia^ ac fanic 
compulsi, pacvm jjcleic coacli sunt ; et mai^istro Guilldmo conciliato/c 
foedus cum JMediolanciisibus iiiiverunr, vìdeliccf, ut cnslrum f ìgÌAvaui 
fuìidìtus evcrlcrelur s'dvis taiiìcii oppidaiìorum liabitatioiiibus^ (vdificiis 
ecclesiis, Louis, rchusque omiùbus ; ut quidcpiid cxpeusuui essct i/i bello 
a Papieiisibus repeiiderctur ; ac tandem, ut quando opus fuerit, ad 
nutuin Mediolaiiesium, Papienses con\mealu, armis, milite eis servire 
deherent, Quapropler bisceiiturìi obsides dati siuit. iiiter quos praefer 
Papienses memoratur de Vi^levano Simon de Collibus, Leonardus de 
Arditiis, Gherardus de Biffi^nandis^ Guido Tegamala, Lanfraneìnnus 
de Buxiis, Àngelus Decend)er, aliique quamplure<{. Quo facto castruni 
Viglevani funiitus eversuin est, et Mediolanensrs in patriam redierunt. 
Sed cum inique postea Medialanenses in ipso foedere vexarenl et ni- 
rnium durae esscnt pacis conditiones, iterum Papienses rebellaie cac- 
perunt. 



— 94 — 

Milano dei nostri giorni , il che poi ridondò in loro danno , 
ed estrema rovina (i). 

Aveva stabilito Federico di tornar per la seconda volta 
in Italia , onde imporre spezialmente qualche freno alF in- 
solenza dei Milanesi. Venne difFatti per la valle di Trento 
in Lombardia nelF estate delF anno 1158 col suo esercito 
accompagnato dai principi , vescovi , conti , e baroni del 
reg*no, e prima di tutto sfogò il suo furore su Brescia, che 
come alleata di Milano aveva A^oluto fare qualche contrasto 
Si mosse quindi contro di Milano , e la strinse con duro 
assedio. Molte furono le azioni militari, or favorevoli, ed or 
svantaggiose si per Tuna , che per Taltra parte, nelle quali 
però i Milanesi mostrarono sempre molto coraggio , e 
perizia somma neir armi ; ma sopraggiunta nella città la 
penuria dei viveri a motivo del numeroso popolo ivi 
rifuggiato , ed una fiera epidemia mietendo la vita degli 
abitanti , ad istanza dei medesimi dopo un mese di disagii 
il conte Guido di Biandrate uomo stimato dai Milanesi , 
e dai Tedeschi, tanto operò, che ottenne pace da Federico, 
e perdono con queste condizioni , fra le altre molte , di 
lasciar in libertà Como, e Lodi ; di pagar nove mila marche 
d'argento ; di dare trecento ostaggi ; di rilasciar i prigioni ; 
di riconoscere nell'imperatore il dritto di confermare i consoli; 
di cedere al medesimo le regalie, come la leva e le gabelle (2). 
Stabilita così la pace passò Federico in Roncalia, ove tenne 
la generale dieta del regno italico, alla quale intervennero 
tutti i vescovi, i principi, e consoli, e quattro famosi lettori 
di leggi dello studio di Bologna. Agitatasi ivi, fra le altre, 
la ridicola questione , se V imperatore fosse il padrone del 
Mondo, Martino celebre giureconsulto, con servile adulazione 
rispose affermativamente , male interpretando la tanto ri- 
nomata legge di Antonino nel Digesto sotto il titolo : De 



(1) Gì. limi all'anno 1157. 
("2; Giiilini all' anno I Ìo8. 



— 95 — 

ìeg, Rliodia de jactu. In seguito Federico piiLljlicò la famosa 
leg^g-e fiscale , colla quale richiamò all' impero tutte le 
regalie, a riserva di quelle, che in forza d'autentici documenti 
erano possedute per indulti, e per concessioni degl'imperatoii 
e con una tal legge si attirò \ odio universale delle città , 
dei baroni , e dei signori d' Italia. 

Terminata la dieta passò in Alba città del Monferrato , 
che elesse per suo quartier d' inverno. Intanto i Milanesi 
esacerbati contro 1' imperatore , che aveva spediti i suoi 
legati a Milano per far deporre i consoli , e creare in loro 
vece un podestà ad onta dell' ultimo trattato , proruppero 
pubblicamente in gravi ingiurie contro la persona di Federico 
e maltrattati i di lui legati, gli obblig^arono a salvarsi colla 
fuga. Irritato più che mai Federico pel fattogli insulto 
dichiarò i Milanesi ribelli dell' impero , condannò le loro 
sostanze al saccheggio , e le loro persone alla schiavitù. 
Udita questa fiera risoluzione, e riuscito inutile ogni mezzo 
di conciliazione i Milanesi disperatamente dando di piglio 
all' armi risolvettero di difendersi fino all' estremo. Unito a 
quest'effetto l'esercito due giorni dopo la fulminata imperiai 
proscrizione , cioè li 15 Aprile 1159 si portarono a Trezzo , 
presero a forza quel castello , ove trovarono gran quantità 
di denaro spettante all' imperatore , e fecero prigioni più 
di duecento Tedeschi , tentarono quindi di sorprendere la 
nascente città di Lodi, ma invano, e mandarono dei rinforzi 
a Crema città loro alleata. 

Federico aveva spedito ordini pressanti in Germania per 
far venire con gran rinforzo di soldatesche Arrigo duca 
di Baviera suo cugino. Infatti scese questi in Italia in 
compagnia di Beatrice moglie dell' imperatore , e seco 
condusse una possente armata. Allora Federico unito ai 
Pavesi , ed ai Cremonesi assediò Crema , la prese , la 
saccheggiò, e la ridusse in un mucchio di sassi (^}, 

(1) Murena lìcr. Laudvns. 



— 96 — 

In seguito dopo di aver dato il guasto per ben dieci 
giorni al territorio di Milano con uno spaventoso esercito 
mise formalmente V assedio a questa città. Tormentati i 
Milanesi dalla fame cagionata da un terribile incendio, che 
tutti aveva consunti i loro magazzeni , e lacerati dalle 
intestine discordie non poterono a lungo resistere , ed 
offrirono di rendere la città ad onorevoli condizioni. Ma 
l'imperatore ancor memore delle ricevute offese, ed istigato 
dai Pavesi , e Cremonesi loro nemici lungi dall' aderire ad 
alcun patto volle , che si arrendessero a discrezione. In 
conseguenza nella seguente mattina i Milanesi spedirono 
trecento soldati a cavallo , clie rassegnarono a Federico le 
loro bandiere e le chiavi della città ; poi si presentarono 
circa mille fanti col carroccio , i quali giurarono sulle loro 
spade , come prima aveano fatto i nobili , di ubbidire inte- 
ramente all'imperatore. Volle Federico quattrocento ostaggi 
e tosto che fu di ritorno a Pavia mandò ordine ai consoli 
milanesi , che in termine di otto giorni tutti i cittadini 
maschii , e femmine evacuassero la città , accordando loro 
la libertà di trasportar seco tuttociò , che avessero potuto. 
Spettacolo sommamente lagrimevole fu il vedere nel dì 25 
Marzo 1162 quegl' infelici cittadini abbandonar la cara patria 
seco traendo le desolate loro donne, e i teneri fighi, nulla 
altro ritenendo delle proprie sostanze se non se quel piccolo 
fardello , gli era permesso di esportar sulle loro spalle. 

Nel dì seguente comparve Federico alle porte di Milano 
accompagnato dalla sua corte , e seguito dai Cremonesi , 
Pavesi , Comaschi , e Lodigiani ; ed entrato in città 1' ab- 
bandonò all' avidità militare , senza alcun riguardo alle 
chiese, dalle quali furono involati i tesori , e i sacri arredi 
(1). Poscia comandò, che alla riserva delle chiese tutti i 



(1) Chi più desidera su di un tal soggetto veda il Piiricelli Monu- 
menta Ambrosiani^ hasilìcac 3Icdiolanì aymà Greviiini. Tliesaur. Aniicj. 
Italie tom. h, pag. 521, lutm. ^l22, pag, 3S2, luim 'laO. et seq. pag. 
553. et seq. 



— 97 — 

sestieri della città fossero distrutti- e rasi, ed i Cremonesi, 
Comaschi , Pavesi , e Lodig'iaui , pagarono una somm:i di 
denaro per aver essi V onore di eseguire un tal ordin:^ , i\ 
si diedero con incredibile alacrità alla rovina dclF infelici^ 
Milano , adoperando , ove il fuoco , ove i martelli , ed i 
picconi. Tutto il popolo Milanese fu disperso nei borglii , 
e ville, e fu ordinato, che mai più non potesse rifabhricar(^ 
ne abitare quella nobilissima città. Tale fu il tragico fino 
di Milano , che per ricchezze , e sontuosi edifìzii , per arti , 
e commercio , e rari ingegni , era riputata la prima città 
d'Europa (i). Ebro di gioja il barbaro vincitore si recò 
poscia a Pavia , dove con V imperatrice sua moglie fu dal 
vescovo in quella chiesa maggiore incoronato con grandi^ 
pompa , e solennità verificandosi in tal guisa quanto egli 
avea giurato tre anni prima , cioè , che non avrebbe mai 
cinta la corona reale insino a tanto che non avesse superata 
ed abbattuta V odiata città di Milano. Nominati quindi i 
podestà di quasi tutte le città d' Italia , orgoglioso per le 
riportate vittorie se ne ritornò in Germania (^). 

Intanto i popoli d'Italia, e quelli di Lombardia in ispecio 
gemevano sotto il ferreo giogo dei governatori tedeschi , 



(1) Giullini all'aiiiio ÌÌGI, 

(2) Si è scrilt.o (la alcuni, vaÌ in specie; da A!})er!() Rrant/ius S i;i- 
son iib. S. cap. 56. , cIjc il motivo di tanto accaiiiuìcnto di l'V'dci Ìcm 
conti'O de' Milanesi fosse il vergognoso sFi-egio fatto a Bcalrico (!i Ini 
moglie stata da' ujedesimi messa a cavallo di un asino colia coda in 
mano, ed ima mitra in capo, e così ignominiosamente condoi'a perla 
città, fatta trastnlio della plebe, e clu; perciò Federico in vnidelta nella 
resa di Milano ahbia obbligato i [Milanesi ncH' uscire dalle porle Lat:i:ir 
le parti deretane di un somaro, onde venu'jro poi delti per ispre/./o 
BiisU'ccoìii. Ma cpiesta è una maligna inNcnzione degli enuiii della 
gloria milanese, e forse de' Pavesi per vendicarsi dell'insulto fattolo..» 
ed al pi'oprio vescovo, quajìdo gli appiccarono al deretano il f>io;:() c(ìr 
paglia, come sì è sopi-a osservato. 

7 



— 98 — 

c\w ('rud(^lmeiii(^ comiuottcvaiio ogni sorta d' estorsioni. 
Più (li tutti però i poveri Milanesi sparsi , e divisi per 
borghi , e ville , e ridotti alla più umiliante servitù erano 
con barbari trattamenti tiranneggiati dai ministri rapaci 
deir imperatore , ed altro non li restava da sperare se non 
elle ritornasse in Italia Federico , il quale scorgendo la 
malvagità dei suoi commissarii , che dal Morena vengono 
chiamati Arpìe , ponesse qualche freno a tante oppressioni. 
Venne egli difiìitti verso il fino d' ottobre a Pavia , ove 
({uei cittadini a forza di danaro ottennero dall' imperatore 

10 smantellamento della città di Tortona , che ridussero in 
un mucchio di sassi. Da tutto le parti d' Italia giungevano 
al trono ricorsi per le continue concussioni , e rapine dei 
ministri imperiali; ma Federico dando a tutti buone parole, 
poco in sostanza curavasi delle pubbliche querele. Allora ,. 
sebben tardi , s' accorsero le città d' Italia , di aversi da se 
stesse colle loro discordie, ed inimicizie fabbricate gravissimo 
catene , quindi si diedero a pensare seriamente ai modi di 
ricuperar Pantica perduta libertà. Tra questo, le prime, che 
meditarono secretamente la rivolta, e cominciarono a scuotere 
in qualche modo il giogo imperiale furono Padova, Vicenza, 
Trevigi, e specialmente Verona occultamente assistite dalla 
repubblica di Venezia mal soddisfatta del contegno delPim- 
peratore a di lei riguardo. 

Mentre queste trame ordivansi dagT Italiani , Federica 
ignaro delie medesime soggiornava tranquillo in Pavia ,, 
e sovente colP imperatrice sua moglie , e coi grandi della 
corte recavasi a Vigevano , dove allettato dalla vaghezza 
del sito , e molto più dalP attaccamento, e fedeltà de' suoi 
abitanti aveva fatto costrurre un magnifico palagio , e 
amante quale egli era della caccia , e perito nelP arte di 
saettare spesso nelle valli del Ticino soleva per diporto 
co' suoi famigliari e ministri inseguire i cervi , e caprioli. 

11 mentovato palazzo , di cui , oltre Ingramo de Curti ne 
parla Riccobaldo Ferrarese , era situato fuori della porta di 



— 99 — 

Milano detta Predalate ; ma in oggi ncppur se ne scorgono 
le vestigia (i). 

Fu in questa occasione, che i tre nobili e valorosi fratelli 
Gherardo , Ortensio , e Bernardino de' Biffignandi , avendo 
neir ultima guerra di Federico contro i Milanesi fatto 
costrurre a proprie spese un ponte sopra il Ticino rimpetto 
alla Buccella antica loro villa per agevolare il passaggio 
alle truppe imperiali , e fornito le medesime di uomini , 
vettovaglie , e foraggi, e prestati coir armi altri importanti 
servigii, il suddetto imperatore in vista di tale attaccamento 
e generosità d'animo con onorifico diploma datato da Pavia 
il 24 Maggio 1164 incominciante colle parole : Decet generosos 
vìpos , non solo confermò loro gli antichi privilegii , F im- 
munità , e la giurisdizione nel loro distretto , e nelle loro 
pertinenze della Buccella, come vassalli benemeriti dell'impero, 
ma volle ancora per tratto di sua riconoscenza concedere 
alla famiglia , ed a tutti i discendenti in infinito il diritto 
di pescar l'oro dalle ghiare del Ticino per tutto quel tratto 
di fiume , che scorre il territorio di Vigevano. Di questo 
privilegio , che ha sempre pacificamente goduto , e gode 
attualmente l'antichissima, e nobile famiglia de^ Bifìignandi, 
oltre Domenico Macaneo , Simone Dal Pozzo , Ingramo de 
Curti , il Brambilla , il Nubilonio , e gli antichi statuti di 
Vigevano , ne fa onorata menzione Agostino della Porta 



(1) Storia imperiale di Riccobaldo Ferraiese apud Muiator Rcr. 
Hai. tom, 9, pag. 380. 

Ingramo de Cinti liiog. cit. Ciuii in ci vi tate Papiae Fridei-icua 
moraretur, sa epe in oppi do Pi^lebani oh aeris rlementiam diversatus 
est, ubi extra portani Predalate palatium regia pompa oriiatuni ron- 
stritxerat ; ibique cani venata, et aueupio sunimoperc dcleetaietur, 
frequenter in nenioribus prope vallem Ticini Inter camini latra tus et 
tubaruin claìnores cani faniulis , et administris suis cervos, capreolus- 
que insequebatur, quorum magna lune copia : erat enini i/i aiic 
jaculandi perilus. 



— 100 — 

neir elegante poemetto suir origine del popolo di \'igeYano 
coi versi seguenti : 

Prodiit lune etiara non reicdnda propago 
Clara Biffignandi , regum cui maximus ille 
Tradidit auriferas Ticini Fridsricus aienas. 

Venuta quindi a Vig^evano V Augusta Beatrice, i fratelli 
Biffignandi le presentarono in omaggio una rocca , ed un 
fuso d' oro , come un saggio della prima pescagione ; e pei* 
quel dono , gentilmente accolto , venne concesso loro , 
ed ai discendenti il privilegio d' inquartare nello stemma 
gentilizio un' aquila imperiale , e una regina con rocca , e 
fuso d' oro m. 



(1) Ingramo de Ciirti Inog. cit. « Hoc tempore, hoc est anno Do- 
« mini iìQfi, CLim Fiidericiis Eiiobardus aflliuc j^npinc Qioraretiir, 
« jiis, et potestalem ami piscandi supra glareas de fltimiiie Ticini 
« concessit Gherardo, Horteiisio, et Bernardino fratribus de Biffìgiiaiidis 
« propterea qiiod ciiui essent de factioiie Gliibelliua et im[)eìio de- 
« voti prope castiLim BucceWte supra Ticinuin conslruclo suis siimptibu'; 
« ponte, ahisque paratis imperialilnis copiis viam aperiierint. Qiiod 
« adeo grattini fuit ut non multo post oblato per dictos fratres inipcra- 
« trici coniugi munerc de colo, et fuso confictis ex auro quod rcccns 
« Ticino expiscaverant, obtinuerint etiam ut in stenunale icginaiii 
« cum colo aureo, et fuso perpetuo haberent. » 

Domenico Maccaneo nella corografìa del Lago Maggicjre ncll' in- 
dice sotto la parola Ticìnus pag. 5. cos\ scrive: f< Jus ad aurum ex 
« Ticino in territorio Viglevani legendum attinet ad gentem biiìignan- 
« dam ex Friderici Euobardi indtdtu. » 

Simone Dal Pozzo nelle sue annotazioni, o memorie dello casate de 
Pl'glei'aiio così si esprime : « A (juesta famiglia de BiUsgnandis et sui 
« discendenti in perpetuum Friderico Barbarossa ituperatore , l'anno 
« della nostra redemptione llG^i essendo in Pavia con sua moglie Bea- 
<f trice diede in feudo il piscar oro nelle giare del Ticino, ({uanto e 
« il territorio di questa Città per avere i tre generosi fratelli Gherardo, 



— 101 — 

ilvuta Federico la nuova delle trame ordite contro di 
lui da varie città d' Italia, ed inteso, clie tutta la marca 
di Verona di già aveva prese le armi , arse di sdegno , e 
raccolto un esercito composto di Tedeschi, e di Lombardi a lui 
fedeli verso la fine di giugno mosse alla volta di Verona sac- 
clieggiando e devastando per via le ville, e castella di quel 
territorio ; ma vedendo , che V esercito dei Veronesi veniva 
coraggiosamente ad affrontarlo, e che gì' Italiani, ne' quali 

« Horteusio, e Bernard ino de Biffignandis dato adjiito al suo exercitocon 
« armi, et uoaìini, et costructo a sue speseli ponte sopra diete fiume, 
<( per il che presentando doppo i Bilfìgnandi una rocca d'oro alFimpe- 
« ratrice fu dato il piivilegio di portar uell' arme gentilitie la 
« regina con rocca, e fuso, del che ho potuto trovare scripture antiche 
* con privilegio di Federico, il tenor del quale così dice : — Decet 
« gt nero SOS viros e te. » 

Lo stesso Simone Dal Pozzo nel Libro dclV estimo pag. 531. così 
scrive: (f Questa casata de Biffignandis l'ho trovata molto antiqua in 
« le scripture pubbliche, et private di questa città. Vero è quanto si 
c( dice, questa casata antiquamenle aver fatto un dono d'una rocca, 
« e di un fuso all'imperatrice moglie di Federico Enobardo, la quale 
« ficeva in questa terra in quelli tempi dimora. La qual cosa consta 
a da scriptore antiquo, e vien pure referta dalli patri, e fìoli, et sì 
« successivamente come se puoi vedere in le adnotazioni , ovver me- 
te morie da me scripite delle casate de Viglevano». 

Ciò pure conferma nello stesso Libro dell esLÌino pag. 551, dove 
così scrive: «f Questa casata, cioè de Bifiignandis goldeno il piscar l'oro 
« sopi-a le giare del Ticino, quanto è il territorio di questa città, alla 
« quale pagano fiorini dieci, et tal fìtto è della comunità de Vigle- 
« \ano »> 

Così il Brambilla Chiesa di Pigcvano part. prima, cap, XI, pag. 
53. M Questa famiglia Biffignandi ha privilegio, che lo gode attualmente 
<f oggidì, di cavar l'oro nelle giare del fiume Ticino per quanto dura 
« il territorio di Vigevano, e di questo ne fa menzione il padre 
« Agostino della Porta riferito dal cantore Cesare Nubilonio, ed i vecchi 
>t statuti di Vigevano al foglio 110 confermati da Gioanni Galleazzo 
« Visconti il li Ottobre 1392 n. 



— 102 — 

consisteva il nerbo della sua armata , il seguivano di mal 
animo , stimò bene di ritirarsi col j^iccolo numero dei suoi 
Tedeschi a Pavia , da dove concessa a' suoi fedeli Pavesi 
r elezione dei proprii consoli , ed altre grazie , e privilegi! 
pieno di rammarico, e livore se ne ritornò vergogmosamente 
in Germania, rimettendo a miglior tempo la sua vendetta. 

Perduta dai Milanesi, alla partenza dell' imperatore, ogni 
speranza di migliorare la loro sorte , e vedendo anzi , che 
(li giorno in giorno sempre più gravitava su di loro la 
tirannica oppressione de' suoi ministri, ad esempio di Verona, 
e delle altre già menzionate città, s'appigliarono alFestremo 
partito di riprender l'armi, e con esse, o morire, o riacquistare 
la perduta libertà (i). S'unirono perciò in istrettissima lega 
coi Cremonesi, Bergamaschi, Bresciani, Ferraresi, e Veronesi 
giurando di difendersi reciprocamente, e col soccorso degli 
stessi si portarono ad abitare nella desolata loro città che 
alla meglio rifabbricarono, e cinsero di mura, e di bastioni. 

L'imperatore Federico, che nuovamente disceso in ItaUa 
trovavasi occupato nella guerra di Napoli, e di Roma, udita 
la ribellione dei Lombardi , col suo esercito già molto mal 
concio dalla peste ivi sofferta , si portò frettolosamente a 
Pavia, e tosto mise al bando dell'impero le città congiurate 
e colie sue truppe si portò sulle terre dei Milanesi , e 
Piacentini ponendo il tutto a ferro, e faoco. Ma ingrossatasi 
intanto 1' armata dei collegati Lombardi se gli fece corag- 
giosamente incontro nelle vicinanze di Piacenza, ed at- 
taccatasi ivi la zuffa , 1' esercito imperiale fu per modo 
battuto , che Federico dovette darsi vergognosamente alla 
fuga , e travestito con soli trenta cavalieri , ritornarsene 
per la via della Savoja in Germania (2). 

Non stette però colà gran tempo Federico, ma radunato 
un esercito poderoso , scese nuovamente per la via del 



(1) Minella ali'aiìJio 1165 — Giiiliiii dall'anno 1 lOS sino all'anno 1175. 

(2) Giuliiii ali anno 11G8. 



— 103 — 

Monte Cenisio in Italia, occupò Torino, spianò dai fon.laìncnti 
Siisa , e prese possesso cF Asti , die gli si arrese a buoni 
patti. Indi unito ai Pavesi , ed al Marchese di Monferrato 
passò all'assedio di Alessandria ; ma vedendo, die quest'im- 
presa non riusciva troppo felicemente, perdio gli Alessandrini 
orano validamente sostenuti dagli alleati . fece proposizioni 
di pace , il die non era , die uno stratagemma politico 
por guadagnar tempo , giacclie aspettava 1' arrivo di nuovi 
soccorsi dalla Germania. Diffatti allorcliò seppe Federico , 
che questi non erano lungi dall'Italia, non potendo più 
trattener la sua impazienza , si portò sconosciuto da Pavia 
a Como , e a Bellinzona per incontrargli , ordinando al suo 
esercito di passare il Ticino , e congiungersi coi Pavesi , 
e col marchese di Monferrato. Avvedutisi i collegati delle 
mire di Federico , benché non avessero ancor riunite tutte 
le loro forze , tuttavia senza perder tempo si mossero col 
carroccio , e si accamparono fra Legnano , ed il Ticino , ed 
ivi nel giorno 29 Maggio, 1176 si attaccò fra i due eserciti 
una fiera battaglia, che sarà sempre memorabile nelle storie. 
Settecento cavalieri Milanesi, che formavano la vanguiardìa 
dell' esercito collegato , incalzati dagT imperiali presero la 
fuga. Attaccò Federico allora in persona il centro , e 
tuttoché gli venisse opposta la più valida resistenza giunse 
a far piegare alcune schiere dei Bresciani ; ma innoltratosi 
dove un corpo dei più valorosi stava alla guardia del 
carroccio fu validamente respinto, anzi rovesciato da cavallo, 
ed ebbe a somma foi'tuna di scampare dalle mani dei 
nemici. Gran parte dell'esercito restò sul campo di battaglia 
una parte rimase affogata nel Ticino, e quasi tutto il resto 
venne fatto prigioniero dai vincitori. Neil' immenso l)ottino 
fatto dagli alleati in quest' occasione annoveransi lo scudo, 
il vessillo, la croce, e perfino la lancia stessa dell'imperatore 
Questa terribile sconiitfca fu causa, che quell'istesso Federico 
il quale tutto spirante alterigia , e fasto si era già fatto 
solennemente dichiarare padrone del mondo , ora avvilito , 



— 104 — 

e confuso , riconoscendo di essere a ragione punito dal 
cielo jMM' le tante suo prepotenze , e crudeltà , pensò 
seriam nite alla pace. S'incominciarono i trattati in Venezia 
r anno seguente 1177 , e spianate tutte le difficoltà fìnal- 
ni;^nte nell' anno 1183 fu conclnusa definitivamente in 
Costanza la pace tra Federico , e le città di Lombardia. I 
principali articoli di questa furono , clie le dette città 
restassero in possesso della libertà , e delle regalie , e 
diritti , che da gran tem.po godevano , e che si riservasse 
agi' im})eratori V alto dominio , le appellazioni , e qualche 
simile diritto. Questo famoso trattato servì di base a fissar 
in seguito i diritti dell' impero , e delle città Lombarde. 

Così finì la terribil lotta di Federico coi Lombardi ; ma 
non fliiirono con ciò i mali dell'Italia (i). Per i Vigevanaschi 
in i:q)ecio fu memorabile non meno, che luttuoso quell'anno 
])er una straordinaria inondazione del Ticino descritta da 
Ingranio de Curti , e da altri. Narra questo storico , non 
nuuio che Sire Raul : che nel mese di Settembre vi fu un 
diluvio , di cui non se n' era veduto il maggiore dopo i 
trnq)i di Noe. Imperciocché il Ticino avea riempito tutta la 
sua valle da una costa all' altra in guisa , che gli alberi 
anche più alti, e tutte le cascine, e massarie situate nella 
valle in un coi loro abitatori , ed armenti furono sommersi. 
Il Lago maggiore si alzò oUre a dieiotto braccia, e ricoprì 
le case di Lesa, e linalinente anche gli altri fiumi s'ingros- 
s:ir()no in modo, che dalla Scrivia andavano le barche sino 
ci Piacenza. \ì si aggi ii use un altro più terribile flagello , 
ci )ò la ikme accagionata da un prodigioso nembo di locuste 
che corrosero 'tutte le ])iade. Molti furono costretti a 
j uggirsene altrove })er procurarsi il vitto, molti a pascersi 
di ghiande , di erbe , e molti dall' inedia , e dalla fame 
consunti a lasciarvi miseramente la vita (^). 



(l) Giiilini e Mui-a!oi'i ;t]i'a!i!!;) liH"). 

('2; Sii-c liaiil ad aii. 1177 — Iwi^'i aiao de Curii: " Posi lantani 



— 105 — 

Circa a questi tempi Saladino sultano d' Egitto prese 
la santa città di Gerusalemme , ed occupò altre città di 
Palestina. Una tal perdita commosse tutti i principi , e 
più degli altri il pontefice Clemente III , il quale mandò 
legati in tutte le parti d' Europa per sollecitare i principi , 
ed i popoli alla ricupera dei luog'lii santi. In vista di ciò 
r imperatore Federico prese la risoluzione di andarvi egli 
stesso con un poderoso esercito , ed il suo esempio fu 
seguito dai Veneziani, dai Lombardi, e dai Toscani. Abbiamo 
da Ingramo de Curti , clie anche molti Vigevanaschi ( dei 
quali assai ci duole , che eg^li non ne abbia tramandato il 
nome) con alcuni di Mortara, e di Cassole vi accorsero mossi 
da santo zelo ; ma ninno di questi tornò in Patria, essendo 
rimasti vittime dei Musulmani in questa infelice spedizione (i). 

« acceptam cladcm, ut di\i, ciim Fiidericus jam mortuus crcderetur, 
« liiimilis, ac (lemissus Papiam iiitravit alquc ut.... anno sequenli 
" ob iii^ciitera locustarum pcriiiciem , segetes fere omnes consiimptae 
« suiit; ac proplerea magna fuit peiiuiia. Multi e \iglevano panem 
« qnaeieiites alio se coiituleriint ; multi ex plebe lierbis , et glande 
« vescebaiilur ; uuìiti inedia, ac fame pei'ierunt. Praeterea mense 
<t septeml)iis ejusdera anni maximum fuit diluvium, quo nullum majus 
« unquam fuit a lemp(3re Noè. Nam Ticinum ab una ad aliam costam 
« adeo alte terraai aperuit, ut aihoies etiam grandiures non appare- 
" rent; et omnes massariae sitae in valle Ticini cum armenlis, et 
« culonis aquis suhnieisae sunt, Lacus major crevit usque ad decem , 
e et octo brachia allitiidinis, et opcruit domus Lesae. Navibus vero a 
'( Scrivia Placentiam xelicjjatur ». 

(ì) Ingramo de Cniti luog. cit. : « Capta a Saladino Hierosolima , 
« ma^uLis fuit in ecclesia luctus. Pontifice stimulante Frideiicus cum 
« comitato priiicipiuu, et baroniuu, et maximo exercitu in Asiani se 
«I contulit ut terram sancfam bberaret. Multi quoque de Lombardia eum 
" seculi simt, inler quos plures de Viglebano,- Mortaria, et Cassolio; 
« sed eum ibi imperator moi Uuis esset, totusque pene exercitus accepta 
« clade cunsumptus esset, et ipsi pm fide pugnantes iuDomiiioperieraiitM. 



— iOG 



CAPO OTTAVO 



IDsuIti^ l>aee di €o%;tanza ^ino alla moi'le dì Fe- 
derico II imperalope e re delle due Sicilie. 






V^!^ vJià cominciavano nelle città cTItalia a pullulare i semi 
^}y^^^^ ascosi delle fazioni Guelfa e Ghibellina. I nobili, 
v3'^'^ come abbiamo già accennato nel capo VI, seguivano 
il partito deir imperatore per diffondere le loro castella, e 
i loro feudi, clie dianzi erano esenti dalla giurisdizione 
della città : all' incontro il popolo , che voleva mantenersi 
in quella libertà , che aveva ricuperata ad onta di tutti gli 
sforzi dei nobili, e che d'altronde credevasi obbligato dalla 
religione a sostenere i diritti della Chiesa , si opponeva alla 
autorità dcir imperatore ; per il che tra questi due ceti si 
accese una discordia fierissima che fu poi la sorg^ente di 
infinite sciagure. Federico intanto mentre tentava di ricon- 
([uistare Gerusalemme fa colto dalla morte in Oriente nel- 
r anno 1160 e lasciò il regno ad Arrigo VI suo figlio, il 
quale andò a Roma a ricevere dal pontefice Celestino III 
r imperiai corona. 

Questo principe essendo in Milano nel giorno 7 dicembre 



— 107 — 

ii91 diede ai Pavesi un insigne privilegio con un diploma, 
dove tra le altre cose ve n' hanno due , che mentano spe- 
ciale rimarco ; la prima si è la concessione ai cittadini di 
Pavia dei ponti , e della riva del Ticino col divieto a 
chiunque altro di fare , o tenere ponti sul medesimo fiume 
da Pombia sino a Pavia ; la seconda, che noi particolarmente 
riguarda , si è T enumerazione di tutte le terre soggette a 
Pavia , dai nomi delle quali possiamo comprendere i confini 
posti dair imperatore al territorio Pavese in que' tempi , 
vedendosi fra le altre terre nominato anche il comune di 
Vigevano — Cugnohim , Mirandolum , Sancta - Christina , 
Genzommi , Zerenzagum , Villa Lauterii , Montis , Castrum 
de Lanilro , Mandrinum , Casaticmn, Vernatum , Zilidellum, 
Corliascv.m , Binascum , Mettonum , Floriamim , Casiragum , 
Biliarium , Besade , et Casolade , Viglevanum , Cassiohmi , 
Cerredamim , Cilamgna , Pairona , Mortaria ecc. Fra i signori 
che firmarono come testimonii la descritta concessione im- 
periale vi fu Milone arcivescovo di Milano e i vescovi 
Bonifacio di Novara , e Alberto di Vercelli , oltre a molti 
primati laici, fra i quali Uberto conte di Biandrate (i). 

Dal tenore di un tal diploma sembra a primo aspetto , 
che Vigevano in questi tempi non fosse libera, e indipen- 
dente, ma soggetta al contado, e alla giurisdizione di Pavia. 
Tali infatti erano le pretese de' Pavesi , mentre poco tempo 
dopo, cioè neir anno 1197, ai 9 di settembre, Beltramo 
Cristiano console della repubblica Pavese , appoggiandosi in 
ispecie al sopracitato privilegio di Arrigo VI , dichiarò per 
istromento , che Vigevano era soggetta alla città di Pavia, 
e perciò fece giurare i Vigevanaschi di costrurre a proprie 
spese una torre sopra la porta del loro castello , il quale 
erasi di nuovo riedificato in miglior forma (2). Ma qualora 

(1) Gattiis. Da Gymnasìo Ticiiicnsi cap. 14, pap. 109 — Giulin. 
alTan. 11<J1, tom. 7, pag. 82. 

(2} Gorio Storia di Mìiniio part. 1, png. 175 — Sacchetti Fìgei'an. 
ìUuslr. pag. 19 — ÌNuIjìIoiììo, Ci-oiuica di Fig, pag. 26. 



— 108 — 

esaminare si voglia la cosa imparzialincute si vedrà chiaro , 
che ^'ig-evaiio già da gran tempo era libera, ed indipen- 
dente , e che la dichiarazione del console Beltramo non fu 
che un atto illegittimo , violento e nullo. Ciò si ricava dal 
privilegio di Arrigo IV imperatore delF anno 1064, con cui 
egli confermando le concessioni de' suoi predecessori, dichiara 
il comune di Vigevano colle sue terre immediatamente 
soggetto all'impero. Ciò pure si conferma dal fatto, poiché 
quantunque nei tempi più rimoti fosse Vigevano della 
provincia, e giurisdizione pavese, pure g^ià da un secolo e 
più formava territorio separato , regolavasi colle proprie 
leggi , e coi proprii statuti in forma di repubblica , ed 
immune da qualunque giurisdizione di vescovo , conte o 
marchese dipendeva unicamente dall' impero , come si è di 
sopra osservato al capo VI. Laonde bisogna conchiudere , 
che il suddetto rescritto di Arrigo VI , in cui soltanto in 
genere si fa menzione di Vigevano sia stato surripito per* 
sorpresa, e concesso senza cognizione di causa a favore 
de'Pavesi , per cui non poteva ledere i diritti , e togliere la 
libertà di Vigevano già confermata da imperiali decreti , e 
avvalorata da un pacifico immemorabile possesso. Per la 
qual cosa protestarono altamente i Vigevanaschi contro una 
tale dichiarazione : ma nulla giovarono i reclami contro una 
città potente, per cui furono costretti servire alle circostanze, 
aspettando migliore occasione di scuotere il giogo, e riven- 
dicare la libertà , come vedremo nel decorso dell' opera. 

Fioriva in questi tempi Botto letterato insigne di Vige- 
vano. Fra le altre sue opere una ne lasciò molto stimata, 
che porta il titolo: De arte cìictatorla. Di questo autore ne 
parla il Tiraboschi nella sua storia Della letteratura Ttalìanay 
edizione seconda dal medesimo accresciuta. 

Se spiacque al popolo di Vigevano la dichiarazione del 
console Beltramo , egli è ben facile di immaginarsi , che 
anche i Milanesi non soffrissero troppo volentieri questa 
liberalità dell' imperatore Arrigo verso i Pavesi massima- 



— 10.) — 

mente in ciò , clic riguarda V esclusiva (1<^' ponti sul Ticino, 
la quale era di non poco svantaggio alla città di Milano. 
Laonde appena partito l'imperatore si risvegliarono di nuovo 
lo antiche discordie fra Milano , Pavia ed altre città loro 
alleate , il che produsse diversi fatti d' armi or faA'orevoli , 
ora contrarli sì all' una che all' altra parte. Finalmente colla 
mediazione di un legato dell'imperatore Arrigo si conchiuso 
in Vercelli la pace fra le città Lombarde, pace però effi- 
mera e che durò ben poco ( ^) ; imperocché giunta appendi 
la nuova della morte di Arrigo, seguita il 18 settembre 
1198 in Messina, dove aveva commesse le più nefande 
crudeltà , si rinnovarono ben tosto gV intrighi politici tanto 
neir Italia , come nella Germania , e le città della Lombardia 
in ispecie Milano e l' emula Pavia approffittando della cir- 
costanza, che Federico figlio del defunto Arrigo, sebbene 
già eletto re dei Romani , era ancor fanciullo , per conse- 
guenza incapace a sostenere i proprii diritti , ritornarono 
alle discordie, ed alle ostilità. Infatti nell'anno 1200 uscendo 
in campagna 1' esercito Milanese sotto la condotta di Gozio 
da Gambara loro podestà s' impadronì della torre di Besate, 
e fece prigione cento Pavesi , che la difendevano. Il buon 
esito di questa impresa animò i Milanesi a proseguire più 
oltre , e nell' anno seguente entrando nella Lomellina , 
assediarono e presero il castello di Vigevano , e ad onta 
del privilegio già concesso ai Pavesi da Federico I e da 
Arrigo VI cominciarono a costruire un ponte sul Ticino 
precisamente di contro a Vigevano, detto perciò Ponte di 
Vigevano. 

Molti storici parlano di questo fatto , come il Sigonio , 
Galvano dalla Fiamma , il Cerio , il Nubilonio', ed altri (2) , 



(1) Murat. e Giul. all'anno 1195. 

(2) Portaliippi Istor della Lonitllìna all'aiìiio 1205, cap. 17 — 
Miirat. all'an. riOl— Sigon. De rcgn. lial. lib. 2, pa-. 87 1 — Flasiini;» 
Mauipul. fior, apud Mui-at. Rcr. llal. toni. 2, cap. 2."3'l — Curio fslor. 



— no — 

ma più di tutti V istorico Sir Raul ci lasciò una distinta , 
e precisa descrizione del mentovato assedio di Vigevano. 
Scrive eg-li che nel martedì giorno ventesimo secondo di 
Maggio deir anno 1201 gli abitanti delle tre porte di 
Milano, Ticinese, Romana, ed Orientale con tutto il contado, 
e coi Comaschi , Novaresi , Vercellesi , ed Alessandrini si 
portarono ad assediare questa fortezza con il carroccio, coi 
vessiUi, e con sette grandi pietrere, il che ci dà a divedere 
come osserva il Giulini , di quale importanza fosse la detta 
fortezza, poiché il carroccio non si costumava di condurre, 
che nelle più rilevanti spedizioni. Prima però di tragittare 
il Ticino si venne ad un fatto d'armi assai sanguinoso con 
molta strage dei Pavesi , che ne contrastavano il passo. 
Finalmente dopo varie scaramuccie riuscì ai Milanesi di 
passare il fiume, e di edificare il disegnato ponte di legno, 
alla cui difesa vi fabbricarono un castello con una forte 
torre , che giusta la testimonianza del Nubilonio fu deno- 
minato castello Bergamino (^). Avvicinandosi i Milanesi a 
Vigevano incominciarono ad infestare il territorio : diversi 
furono i fatti d' armi con incerta fortuna : da una parte i 
Pavesi coir ajuto dei Vigevanaschi , e di altri loro alleati 
sbaragliarono i Piacentini , che venivano in soccorso dei 
Milanesi e riportarono una compita vittoria ; ma dall' altra 
facendo ogni sforzo per distruggere il ponte novellamente 
costrutto furono dai Milanesi battuti, e vinti, e vi lasciarono 
mille e duecento prigioni. Quindi l'esercito Milanese vieppiù 
animato da un tal successo si accampò presso il castello 
di Vigevano , cominciò vigorosamente 1' assedio , che durò 
circa sei settimane. L' assediato castello era fortissimo : 
aveva per prima difesa una gran fossa, la di cui riva este- 



dl Milano — Nubilonio Cronac. di Fig. pag. 27. Cronicoii. Piaceli- 
tinurii apud. Mmat. Rcr. hai. tom. 16, pag. ^57 — Moriggia Storia 
di Mil. HI). 1, pag. 69. 

(1) Nubil don. di Fig. pag. 27. 



— Ili — 

rioro era sostenuta da un muro sino alla sommità ; dietro 
al terrapieno , o bastione della fossa , detto allora terraggio, 
yì era un muro altissimo con merli ; ve n'era poi anche un 
altro interno , ed ambidue questi muri erano dal mezzo fino 
alla cima interrati , ossia vestiti di terra. Questa descrizione 
serve a darci una chiara idea delle fortificazioni di quei 
tempi. Durante F assedio gli assediati facevano frequenti , 
e vigorose sortite con strage d'ambe le parti. Narra Simone 
Dal Pozzo , che in quest' occasione Uberto de' Vastamiglii di 
Vigevano giovane valoroso , e intraprendente spinse ài 
notte neir accampamento nemico un cervo , eh' egli teneva 
in casa rinchiuso, il quale sparse l'allarme fra i nemici, 
e intanto egli uscito di soppiatto dalla porta opposta con 
cento arcieri sorprese un corpo d'armati, e ne fece gran 
strage conducendo poi come in trionfo entro le mura una 
numerosa quantità di buoi, di frumento , e di altre spoglie 
prese al nimico ; cosa che fu assai gradita, ed applaudita, 
dal popolo massime per la penuria dei viveri in cui si 
trovava. Dopo un mese e mezzo , che i Milanesi battevano 
la piazza , in un sabato , che fu il settimo giorno di luglio 
giunse al campo anche il corpo di truppe composto dagli 
abitanti delle altre tre porte di Milano , cioè Comacina , 
Vercellina , e Nuova , e tutti insieme continuarono valo- 
rosamente r incominciato attacco. Finalmente il castello 
dopo di una lunga , ed ostinata difesa , non potendo più 
reggere a tante battaglie, e ai replicati assalti, vinto dalhi 
forza mag^giore fu preso , e distrutto, e gli assediati furono 
condotti a Milano , e posti nelle carceri , le case furono 
messe a sacco , e la chiesa maggiore di s. Maria posta 
nel castello fu quasi distrutta dalle pietrere, e dalle baliste 
nemiche f^). 



(l) Giul airiin. 1201— Così Sir Raul apud Murai. Pwr. lud Iodi. 
0, pag. UDÌ), [il ipso anno ^ qui crai 1201 uiulccinui clic (tuie KaUti- 
das Jaiiii indictioiie quarta, Mcdiolancnscs li'inni porl/ìin/n sriliicf. 



— 112 — 

Distrutto il castello di Vigevano fu facile ai Milanesi 
d' impadronirsi della maggior parte della Lomellina , ed 
acquistata per tal modo una decisa superiorità di forze 
finirono di abbattere i Pavesi loro avversarli con una gran 
rotta loro data di là del Pò, in cui oltre i morti, e i feriti, 



portae Ticiiiciisis , poiiae Romaiiae , et portae Orieiitttlis ciun oiind 
comìlalit, et Clini Coiiiciisìbus , et Novarieiisibu.s ^ et lercelle/i.u'hii.s, et 
yilexaiidriiiis pcrrexeruìit in oh.sidione /iij;levrniì, et cani enri-oeei n ^ 
et vexìllis, et eiuii mngnis praedai-iis septeni , et j)er sex liebdomadas 
ibi .sleterii/it. Quod eastriuìi f or li. s. si munì erat ciini fo.sstitu mn^no . et 
muralo a ripa de foris iisfpie ad sumnìiun , et euni altissimo muro 
merlato iuxta terra^ium, et rum uno alio muro intus : cpii duo muri 
interrati erant a medio iisque ad summiim. Ibi castra fixerunt ^ et 
fortiter expugnaverunt. Eo die sabbali , cpii est sepliiìius dies niensis 
Jiilii, antequam op'pidiim esset captum isei uni aline Ires portae, scilic(t 
porta P ercellina^ porta Comensis . porta Nova ad ipsuni cas'tru.n , et 
cnm aliis portis fortiter illud expuf^naverunl , et caeperunt, et deslru- 
xerunt j captivos Mediolanuni dux<-riuil, et in careerem eos miserunt. 
Simone Dai Pozzo nella Storia di l igevano così si espi-iiuc: L'anno 
di nostra redemptione 1201 l' exercito Milanese combat te/tdo contro i 
Pavesi fece il ponte sopra Teci/io , et passalo col carroccio , vcxillt ^ 
hallisfe, predarle, et altri altrecci da guerra cinse J'iglevano da longa 
obsidione, ove succedevano scaramuccie sanguinolente con. molta octi- 
sione d' ambidoi. Uberto de' V aslamilj de Figlevano milite strenuo , 
et audace con arguto ingenio fece scorrere nel campo nemico un cervo 
che scieco aveva in casa , il die essendo notte tenebricofn. produsse 
gran confusione. Dappoi uscendo inobservafo dalla porta opposila 
entro nel l' oste con cento arcieri, et fatta multa occisione porto nelle 
porte un buon numero di biioi^ frumento, et altre cose preciose, per il che 
fu riceputo e/ nasi in trionfo. Ma poi essendo conflictati , et grami li asse- 
diati, ne puotendo più difendersi da sassi et impelo del nemico, che sali- 
va le mura , dopo un mense, e pia di dura obsidione fu preso il castello, 
et distruclo , Molli Jurono conducti prigioni a Milano: li oppidani dati 
al sacco : // borgo ne ebbe gran danno, ma mollo pili /' ecclesia di s. 
Maria sita nel castello, che fi dalle prediirie , et baliste tormentala , 
et quasi destructa. 



»^ 113 — 

furono loro presi quattrocento quattro militi , e trecento 
ventidue fanti del fiore della milizia. Una sì grave perdita 
costrinse i Pavesi a concliiudere come poterono la paco 
coi Milanesi , la quale certamente non poteva essere molto 
vantaggiosa ; imperocché oltre la cessione di molti altri 
luoghi, che erano della giurisdizione pavese furono obbligati 
come rimarca il Giulini , a lasciare nelle mani de' Milanesi 
anche Vigevano (i). 

Tra i patti stabiliti nella pace coi Pavesi v' era anche 
quello che i Milanesi potessero fare sul Ticino quanti ponti 
volevano; perciò essi, oltre il primo ponte g^ià posto di contro 
a Vigevano nelF anno 1203 ai dieci di marzo , ne comin- 
ciarono un altro dirimpetto a Morimondo chiamato Ponte 
della regina. Ma tanto l'uno quanto l'altro dei suddetti ponti 
durò poco, poiché narra il continuatore di Sir Raul che alli 17 
di ottobre dello stesso anno cadde una gran pioggia , che 
durò per molte settimane , onde il Ticino crebbe in guisa 
che rotti i due ponti inondò per modo la valle sino alk> 
coste, che molti abitanti e cascinali andarono sommersi [^]. 

Sembrava che nella Lombardia più non vi fosse speranza 
di porre fine alle intestine discordie, quando il Pontefice Ono- 
rio secondato dallo zelo di alcune persone religiose indusse 
finalmente le città di Pavia, Milano, Piacenza, Tortona, ed 
Alessandria a conchiudere la pace , la quale fu confermata 
nel giugno 1217 rimettendo le loro differenze a Lanfranco 
Bucabula in allora podestà di Piacenza, il quale fra le altre 
cose stabilì, che i Milanesi rilasciassero ai Pavesi per dieci 
anni il Castello di Vigevano, e che i Piacentini ritenessero 



(i) Giul. all'anno 1201. 

(2) Sir. PiBLil. apud Alurat. Rer. lini. lem. 6, pag. 1006. Anno 
tnìllcsìnio ducenlesinio levilo die. vjj. nicnsls Octobris incacph magna 
pluvia^ et pluvi t per liaìidoniadas . ... et tuiic cinìto ponles Tiiini 
fracti sunt, et multa loca suhmersa fuerunl. et Ticinus tola/n K^alleni 
ìmplevit usque ad fundanienluni eostaru/n e/us. 

8 



— 114 — 

alcune terre , che prima godevano in comune coi cittadini 
di Pavia. Cosi le due emule città di Milano, e Pavia cessate 
le ostilità, divennero amiche, ed alleate ( i) 

Trovandosi s. Domenico in Milano nelF anno 1219, dove 
predicò con gran profitto dei cittadini, si ha per tradizione 
che egli venisse anche a Vigevano, come viene riferito da 
II] gramo de Curti , e che nel luogo dove aveva predicato 
si edificasse in vsua venerazione una chiesa , che ora si 
chiama di s. Pietro Martire {^). 

Neir anno 1220 Federico II già eletto re dei Romani 
calò in Italia con un fioritissimo esercito , e passato a 
Roma ebbe da Onorio terzo 1' imperiai corona , indi si 
portò nella Puglia ed in Sicilia a vendicarsi di chi aveva 
prese le armi contro di lui. Mentre Federico trovavasi in 
Italia , i Vigevanaschi colla mediazione , ed il valevole 
patrocinio del conte Guidone da Biandrate vassallo ben 
accetto air imperatore , riclamando contro V usurpazione 
dei Pavesi , la dichiarazione del console Beltramo , ed il 
rescritto di Arrigo VI , ottennero due diplomi imperiali 
r uno dato da Forlì ai 20 ottobre 1220, V altro da A gene ve, 
ossia Aginavia nella terra di Lavoro in data 21 maggio 
del successivo anno 1221 , in virtù dei quali ricuperando 



(1) Ckroiiìcon Placentinum apud Miirat. lom. 16, Rcr. Imi. png. 
458. Anno Domini 1217 Papienses ex una parte, et Mcdiolamnses, et 
Piacentini ex alia se conipromiserunt in dominum Lanfrancuni Buca- 
hulam tane pò te sta tem Piacenti ae, quieratcle civitate Brixiae^de discor- 
diis verlenlibus inter cos. Qui doiììinus Lanjrancus sentenliavil ,, qnod 
Mediolanenses diniitterent castruni Fi^levani Papicnsilnis uujue ad 
annos deceni, et quod Piacentini etc. eie. Gìuliu,, e Miirat. all' aii. l^l?, 

(2) Così Ingramo De Ciirti — Cuta dii'us Doniiniens in civ'itaic 
Mediolani predicaret, niultosque hccretictos ad fideni eonvertisset.fama 
est Vi^levanuììi quoque se contulisse , coque in loco uhi ipse praedi- 
caverat in ejus venerationem ecclesiam cedijicalain fuisse , qu.s nunc 
ecclesia s. Pelri Mar tir is vocatur. 



— 115 — 

r antica indipendenza fu Vigevano dichiarata sog-gotta 
soltanto air alto dominio fdelF impero. Questi due diplomi 
si conservano ancora in originale neli'arcliivio pubblico ( ^). 
Questi due rescritti di Federico II , che unitamente al 
precedente di Arrigo IV pongono Vigevano sotto l'immediata 
protezione dell'impero dichiarandola libera, ed indipendente 
da Pavia, Vercelli, Novara, e da qualunque altra giurisdi- 
zione furono poi confermati da Arrigo VII Tanno 1311, 
da Ludovico il Bavaro V anno 1329 , e da altri imperatori 
come si vedrà a suo luogo. Da quest'epoca in poi proseguì 
Vigevano a governarsi in forma di repubbhca co' suoi 
consoli , tribuni della plebe , e con un podestà a guisa 
delle altre città d' Italia , e a sostenere vigorosamente la 
sua libertà , e indipendenza anche in mezzo alle continue 
agitazioni , e guerre di Lombardia , sebbene alcune volte 
venisse scossa , ed anche opressa dalle prepotenze dei 
vicarii imperiali, che spesso abusando dell' autorità cesarea 
loro concessa distribuivano privilegii , ed esenzione di 
dominio a chi piìi loro piaceva. Così Simone dal Pozzo 
i\q\V Istoria di Vigerano : « F anno del Signore 1197 il 9 
« di septembre in Pavia Beltramo Cristiano consule di essa 
« repubblica instrumentalmente dichiarò come il loco de 
« Viglevano fosse subiecto alla jurisdic tiene della città di 
« Pavia, per il che i Vigevanaschi g^iurorno di fabbricare 
« nel castello una torre tant' alta quanto piaceva ai Pavesi. 
« In processo di tempo i Vigevanaschi avendo fatto vedere 
« che sino ab antiquo erano immediate subiecti all' impero, 
« ed obtenuto privilegio da Federico II continuarono a 
« gubernarsi in repubblica con podestà , consuli, et tribuni 
« della plebe , del che non fecero obstacolo i Pavesi per 
« avere la loro benevolentia, essendo Viglevano ben populato 
« et forte per il castello con ampio fossato in circuito , et 
« difeso di merlate, et excelse torri ». 

( l) Vedi r ;ip[)on(iice. 



— 116 — 

Quindi non deve recar stupore so il comune di Vigevano 
sino dair anno 1225 avesse i proprii statuti , che ancora 
conservansi nelF archivio della città confermati poi da 
Giovanni Galeazzo Visconte come vicario imperiale il 4 
ottobre'^ 1392 {^). Questo codice di leggi municipali già 
da tanti anni preservato dalle ingiurie dei tempi e un 
monumento d'onore per la nostra patria, sì perche son ben 
poche le città d'Italia che possono vantare sino da questa 
epoca una raccolta di statuti , sì perchè ancora formano 
una prova incontrastabile della libertà, e dell' indipendenza 
di Vigevano {^). Consta pertanto ad evidenza dal succen- 
nato diploma di Federico II essere falso quanto asserisce 
il Cerio nella storia di Milano all' anno 1219, pag. 193 dove 
così scrive : « 1' anno medesimo ai quattro di dicembre 
« Federico imperatore essendo coli' esercito presso Reggio 
« per solenne privilegio concesse ai Pavesi la restituzione 
« di Vigevano , e il castello , e la giurisdizione , e il ponte 
« sopra il fiume Ticino occupati dai Milanesi quantunque 
« un' altra volta 1' avessero avuto da Federico I ». E ciò 
tanto più appare falso , poiché Federico II nell' anno 1219 
era ancora in Germania , e solo nell' anno seguente , dopo 
la morte di Ottone suo competitore all' imperiai soglio , 
venne in Italia (3). 

Federico che aveva già spieg'ato il suo mal talento , e 
dimostrate le sue mire ambiziose verso le altre città 
d' Italia, determinò di voler ridurre la Lombardia , e singo- 
larmente la città di Milano a una maggior soggezione , ed 
obbedienza. Ma i Lombardi avendo penetrato i di lui progetti, 
e sapendo altronde quanto egli fosse potente , e di mala 
fede , ben riconobbero , che era necessario di estinguere le 
interne discordie, e di ricorrere agli ajuti estremi. Giudicarono 



(1) Brambilla Cìiicsa di Fi'g. pag. ft. 

(2) Sacchetti pag. 30 Figevan. illustì\ 

(5) Marat, all'an. 12^20 — Sacchetti Figcv. illuslr. pag 30. 



— 117 — 

quindi espediente il rinnovare la lega Lombarda , che g-ià 
da qualche tempo erasi posta in ohblivione. Allora fu , che 
Milano , e le altre città , che già avevano intrapreso il 
trattato della lega , finalmente la ristabilirono. Questa fu 
conchiusa in Mantova il 2 marzo 1226 , ove si trovarono i 
deputati di Milano , Bologna , Piacenza , Verona , Brescia , 
Lodi , Vercelli , Alessandria , e di altre città libere della 
Lombardia , che con solenne giuramento si obbligarono di 
difendere colle armi la loro libertà contro qualunque atten- 
tato di Federico ( ^). 

Anche il comune di Vigevano , che sotto quest' epoca 
era assai popolato , rispettabile , e forte , e che già aveva 
parte nelle guerre, e nelle pubbliche negoziazioni , volendo 
ora assicurarsi la sua indipendenza contro ogni ostile 
attentato, e conservare V amicizia de' popoli vicini, credette 
di suo interesse di entrare esso pure in questa famosa 
lega. A tale oggetto spedì a Mantova per suoi ambasciatori 
Uberto Della Porta , e Anselmo Morselli , che giunti in 
quella città ove trovavansi i rettori della suddetta leg^a , 
e ammessi al gran consiglio , che si tenne nella chiesa 
di s. Giovanni del Corno di essa città il 9 febbrajo 1227 
convennero coi medesimi sopra gli articoli deir alleanza a 
nome del comune. Concertate così le cose , i suddetti 
rettori delegarono il podestà di Milano a ricevere i Vige- 
vanaschi nella lega, e perciò furono dal comune di Vigevano 
di nuovo spediti a Milano altri due ambasciatori , cioè 
Bovo Damiano , e Ug^hezzone Morselli con Rodolfo Della 
Croce uomo d'alta riputazione, in allora podestà di Vigevano 
i quali vennero accettati nella lega da Lanfranco da Ponte 
Carala podestà dello stesso comune , e il trattato di alle- 
anza fu stipulato il 19 novembre dell' anno suddetto , 
obbligandosi con giuramento i summentovati podestà , e 
ambasciatori di Vigevano a nome del loro comune all'esatta 

(I) Giul., e Murai, ali" an. J22fi. 



— 118 — 

osservanza di tutti gli articoli , e delle condizioni , che 
erano già convenute nella società della Lombardia , della 
Marca, e della Romagna (^). Questo trattato di reciproca 
confederazione , ed alleanza fra il comune di Vigevano , e 
la città di Milano con tutte le altre città della lega 
lombarda rogato da Manfredi figlio di Uberto di Lendinaria 
notajo imperiale , e cancelliere della comunità di Milano 
trovasi ancora in forma autentica nell' archivio della nostra 
città scritto in pergamena (2). 

Non tardò molto a giungere all' orecchio deirimperatorc 
P'ederico II il conchiuso trattato e la ribellione delle città 
lombarde , e perciò venuto sollecitamente dalla Germania 
con un forte esercito notabilmente accresciuto dalle città 
sue aderenti , ed ispecie da Ezzellino da Romano gran 
partigiano imperiale, e famoso tiranno di Padova, cominciò 
a sfogare la sua vendetta sopra le città di Mantova , e di 
Brescia , diede il sacco a Vicenza , e passando colle sue 
truppe nelle terre nemiche recò dappertutto gravissimi 
danni. Sconfisse V esercito milanese , gli prese il carroccio 
e fece molte migliaja di prigionieri. Ridusse il popolo di 
Vercelli al suo dominio , e scorrendo per diverse parti 
d'Italia lasciò ovunque orme funeste del suo furore. Questo 
principe insuperbito per tante vittorie già minacciava di 
ridurre in servitù tutte le città d' Italia , quando la morte 
lo colse nella Puglia V anno 1250 , A Federico successe 
nel regno Corrado re dei Romani , e di Germania (3). 



(1) Sacchetti n^cv. lUustr. Questo trattato di lega fra le città 
Louiharde fu pubblicalo dal Sigoiiio nella sua opera De regno hai. 
Jd). 17. 

(2) Vedi l'Appendice. 

(3J Murat. all'aii. l^'tG, Vlhl , ri'i8, \V\^, 1250, 



— 119 — 



CAPO NONO 



Oalla morte di Federico II .^ino alla decadenza 
dei s^ismori Della - Torre in Ulilano. 



v^ VJoUa morte di Federico li. cessato in Lombardia il 
-y=^y?f^ timore, clie tenea uniti gli animi dei cittadini, e 
w succeduta un' eccessiva libertà , questa cominciò a 
generare la discordia. Sopratutto in Milano insorsero gare , 
e dissensioni fra il popolo , e i nobili. Capo del popolo era 
Martino Delia-Torre uomo intraprendente , e alla testa dei 
nobili trovavasi Paolo da Soresina\ (i). Rimasto nella lotta 
il popolo superiore ai nobili chiamò per suo capitano il 
marchese Manfredi Lancia signore d'Incisa, che venne con 
mille cavalli. 

Egli non solo qual rappresentante del popolo, ma anche 
quaPassoluto signore ritenne per ben tre anni il governo di 
Milano. Si era introdotta di fresco questa usanza nelle città 
d'Italia, quando si temeano discordie civili, o g-ravi g'uerro 

(l) Marat., e Gi il. all'anno 4257. — Nubiloiiiu Chron. di ìi^cv, 
pag. 31, 32. 



— 120 — 

cogli esteri, criuvitare cilcuiio de'più potenti signori italiani, 
e di concederne ad esso il dominio per un determinato 
tempo. Questi allora venendo con poderose forze procurava 
d' impedire i tumulti civili , e di rintuzzare gV insulti dei 
nemici forestieri. Così a poco a poco le città italiane comin- 
ciarono a vincere V orrore , die prima avevano a sottoporsi 
ad un padrone , e in questa guisa senza quasi avvedersene 
giunsero poi a perdere del tutto la libertà , ed a cangiare 
lo stato di repubblica in una perfetta monarchia (i). 

Incominciava frattanto a vacillar la pace ultimamente 
concliiiisa tra i Pavesi e i Milanesi. Essendosi da questi 
ultimi sulla fine dell' anno scorso piantata nel Ticino la 
])rima colonna del ponte di Vigevano, e con grave danno 
tagliata nella valle una grande quantità di legname , si 
venne ad un' aperta rottura. Quindi alli 10 di maggio del 
1253 sotto la condotta del già nominato Manfredi Lancia i 
Milanesi col carroccio passarono su questo ponte il Ticino , 
ed entrati nella Lomellina presero Gambolò, ne gettarono a 
terra la torre e tre campanili, e misero a ferro e a fuoco 
il villaggio. Di poi posero V assedio a Mortara, luog'O assai 
forte , e circondato da una profonda fossa , e vi si tratten- 
nero per tanto tempo, clie le rondini, al dire del Fiamma, 
avevano fatti i loro nidi ]ie' padiglioni del campo milanese. 
Finalmente dopo Alarli attacchi fu presa da' Milanesi una 
certa torre dotta della Busca jlia , e ne fecero prigioniero il 
presidio : ma ciò non seguì senza qualche perdita anche 
dalla parte degli assedianti , perchè il barone de' Borri , e 
molti altri Milanesi furono presi dai nemici , e posti nei 
ceppi in Mortara. La loro prigionia fu per altro assai breve, 
poiché nel seguente giorno quel luogo fu conquistato, e i 
prigionieri furono liberati. I borghesi si rifugiarono nel 
castello sperando di poter ivi a lungo mantenersi. Intanto i 
vincitori distrussero molte case, riempirono il fossato, attor- 

(l, Oiulini all'asino I^jj. 



— 121 — 

rarono sino dai fondamenti il campanile di s. Croce , il di 
cui muro era grosso più di tre braccia, e del pari rovina- 
rono il campanile di s. Albino , j)oscia si rivolsero con tutte 
le macchine da guerra contro il suddetto castello , e già 
erano vicini ad impadronirsene, quando improvvisamente 
l'esercito pavese si avanzò per soccorrere la piazza, e il 
governatore Pallavicino frappostosi a nome dei Pavesi tanto 
operò , elle furono sospese le ostilità , e presto si divenne 
ad un trattato di pace. In forza di questo gli assediati tutti 
uscirono, e passando per mezzo all'esercito milanese se ne 
andarono a Pavia. DalF altro canto i Milanesi preso possesso 
del castello alli 8 di giugno fecero ritorno a Milano (^). 

Nell'anno seguente 1254 morì Corrado re dei Romani, 
e delle due Sicilie, la di cui autorità non fu mai riconosciuta 
dalle città Lombarde già abbastanza forti per sostenersi 
indipendenti da ogni estero dominio. Lasciò egli per succes- 
sore r infelice Corradino suo figlio in età ancora giovanile , 
il quale intieramente sconfitto in battaglia dal re Carlo conte 
d' Angiò signore della -Puglia, e fatto prigioniero fu dal me- 
desimo condannato a perdere miseramente su di un palco la 
testa: barbarie che produsse al re Carlo una eterna infamia p). 

(1) Giuliiii, e Marat all' anno 1235, — Nubilon. Croii. di Fi^ev. 
])ag 35 e S'jgiiont. 

Fiamma Mani pai. fior. cap. 287, apud Miirator. Rcr. Italie, tom. 
2 pag 68'k, il quale così si esprime: « Anno Domini 1255 Mediola- 
« iienses ciim carrocero tiansi(M-nnt pontem de Viglevano, et capientes 
« tci'iam de Gamholò tiia campanilia funditiis everterunt, et omnia 
« destruxerunt Postca Mortaiiam tam longa obsidione cingiint, quod 
« suIj lenloris, et papilloiiibus byrinidines nidificarunt. Tandem lurris 
« de Bnscaglia eie. » 

JnnalfS mediolaiieiiscs apud Mui-ator. tom. 16. pag. 657. « Anno 
« Domini 1255 eives de Mediolano per pontem de Viglevano transe- 
<« uiites. tuirim de Gambolò, et tria campanilia destriixerunt, et tiirrim 
« s. All)iiii eie » 

(2) Muiator. all' anno 12G8. 



— 122 — 

Abbiamo detto , che in questi tempi nella città di Milano 
cransi eccitate nuove commozioni civili. Leone da Perego 
arcivescovo coir assistenza de' nobili pretendeva il g-overno 
della città. A questo suo disegno repugnavano i popolari 
disgustati anche di molto per la prepotenza di essi nobili , 
e per un antico ingiusto statuto, con cui altra pena non si 
imponeva ad un nobile , che ucciso avesse uno del popolo , 
se non di pagare sette lire e denari dodici di termioli. 
Essendo appunto in questi tempi stato ammazzato da Gu~ 
glielmo da Landriano nobile, un popolare per averg^li fatta 
istanza di essere pagato, il popolo di Milano prese le armi, 
si sollevò , ed obbligò T arcivescovo e la nobiltà ad uscir 
di città. Si ritirarono questi nel Seprio , e , ricevuto dai 
Comaschi un riguardevole rinforzo di gente , tentarono di 
rientrare in Milano , e più volte vennero alle mani coi popo- 
lari, ma sempre con loro danno. Interpostosi poscia papa 
Alessandro si fece la pace , e T arcivescovo ritornò in città 
(1). Questa pace però non fu di lunga durata, poiché nel 
giorno di s. Pietro T arcivescovo con tutta la fazione dei 
nobili fu di nuovo scacciato dalla città, e ritiratosi nella 
terra di Legnano mori nel 1263 (2). Neil' elezione del suc- 
cessore s' intruse la discordia di maniera , che 1' una parte 
elesse Raimondo Delia-Torre, fratello di Martino signore di 
Milano , che era allora arcivescovo di Monza, e l'altra Uberto 
da Settata canonico ordinario del duomo di Milano. Si pre- 
valse di tale scisma il papa per crearne uno a suo modo 
coir esclusione di amendue gli eletti , giacche in questi 
tempi cominciarono i papi a mettere mano nell'elezione dei 
vescovi , dopo che nel secolo undecime tanto si era fatto 
per togliere una tale facoltà agl'imperadori, e ai re cristiani, 
per restituirla ai capitoli e ai popoli, secondo il prescritto 
dagli antichi canoni. Contrarli in questi tempi agl'interessi 



(1) Miirator., e Ginliii. all' anno I2S7. 

(2) Muralor. , e Giuliii. all'aiiiio 1258. 



— 123 — 

temporali della corte pontificia, erano in Milano i Torriani, 
e il marcliese Uberto Pallavicino , perchè di fazione Ghibel- 
lina ; e però trovandosi in Roma Ottone Visconte ad istanza 
del cardinale Ottaviano degli Ulbaldini fu creato arcivescovo 
di Milano: cosa notabile per la storia di Lombardia, perchè 
di qui ebbe i suoi principii la fortuna , e la potenza dei 
Visconti di Milano. Informato di ciò Martino Delia-Torre se 
r ebbe molto a male , sì per vedere tolta alla sua fazione 
r insigne mitra di Milano, si perche temeva, che Ottone, 
siccome di casato nobile , avrebbe tenuto il partito degli 
altri nobili fuorusciti suoi nemici , e si sarebbe opposto al 
governo popolare dominante in Milano , nel che non s'in- 
gannò (1). 

Per ordine adunque del pontefice , venne il nuovo arci- 
vescovo Ottone in Lombardia , e si portò nel dì primo di 
aprile in Arena terra sul lago maggiore appartenente alla 
mensa arcivescovile. A quest' avviso i Torriani col marchese 
Uberto marciarono ostilmente contro questa terra, e non 
meno col ferro , che coir oro la ridussero in loro potere. 
Ottone se ne tornò a Roma , e i Torriani spianarono nel dì 
cinque di mag'gio la rocca di Arena, ed in appresso quello 
eziandio d'Anghiera, e di Brebbia spettanti all'arcivescovato; 
nò di ciò soddisfatti occuparono le altre terre dell' arcive- 
scovato , per le quali violenze fu messa la città di Milano 
sotto r interdetto. Ma non andò molto , che caduto gTave- 
mente infermo Martino Della - Torre il popolo Milanese 
temendo la vicina di lui morte elesse in suo signore il di 
lui fratello Filippo. Morì infatti Martino , e gli fu data 
sepoltura nel monastero di Chiaravalle nel dì 18 di dicembre 
presso Pagano Della - Torre suo padre {^). Si sottomisero 
volontariamente al dominio di esso Filippo le città di Ber- 



(l) FliUìima Maiiip. fior, liiog. cit. 

:Vj Murator., e Giulin. all' an. 1205 — Galvan. Flaiu, 71/^7/^//^. /7or. 



— 124 — 

gamo , Brescia , ^'ercelli , Lodi , Novara ed altre terre e 
castella del Novarese Airoiio obbligate a parimenti sotto- 
mettersi (^); ma sorpreso da subitaneo malore cessò di 
vivere nel!' anno 1265. Non per anco si era data sepoltura 
al cadavere di Filippo nel monastero di Cliiaravalle , che 
Napoleone , ossia Napo Della - Torre suo parente si fece 
proclamare signore di Milano (2), il quale oppressa in Lodi 
la fazione de'Vestarini aggiunse al suo dominio la signoria 
di quella città {^). 

Nell'anno 1267 alli 15 di maggio giorno di domenica 
Beltramo Bergamo Milanese uscì col carroccio, e con molti 
armati contro i Pavesi , e pervenne al borgo di Abbiate , 
dove raggiunto da un grosso sussidio di Bergamaschi passò 
nel giorno seguente il Ticino, e si portò ad assediare il 
castello di Vigevano, che teneva il partito dei Pavesi. 
Durante l'assedio sopraggiunsero pur anche in soccorso dei 
Milanesi molti soldati di Novara; con tutto ciò i Vig^evanaschi 
si difesero lungamente con frequenti sortite, e con sangui- 
nose battaglie. Finalmente vedendo gli assediati , che 
cominciavano a rovinare le case fortemente battute dai 
mangani , e dalle balestre dei nemici , e persuasi di non 
poter più resistere , nel giorno 19 di giugnio , ottenuto 
salvacondotto alle persone, si arresero. Entrati i Milanesi 
nel castello lo ristaurarono , e postovi un buon presidio 
ritornarono a Milano. L' esercito Pavese , sebbene distante 
solo quattro miglia , pure non ebbe il coraggio d' attaccare 
i nemici , e soccorrere il castello , e si accontentò di essere 
spettatore dei danni, che soffrivano i Vigevanaschi , e della 
resa del castello, quindi i Vigevanaschi furono altamente 



(1) Murator. , e Giuliii. all'anno 1264 — Galvati Flara. ManipuL 
fior. cap. 300 Annalcs inediolaneiises tom. 16. lìer. Italie. — Giiilin. 
all'anno 12. '50. 

('2) Murator. , e Giul. all'anno 12f)5. 

(3) Gi.ilin all'anno Vili) 



— 125 — 

sdegnati di tanta viltà , aspettando favorevole occasione di 
vendicarsi , e ripigliare la loro libertà , come in breve 
vedremo (^). 

Mentre tali cose succedevano, il re Carlo , gonfio per le 
vittorie riportate contro di Corradino , già aspirava palese- 
mente alla signoria di tutta V Italia. A questo fine mandò 
ambasciatori alle città di Lombardia esponendo il suo desi- 
derio di ottenere il dominio di tutte le città, con promettere 
a tutti protezione e molti vantaggi. Concorrevano a sottomet- 
tersi i Piacentini , i Cremonesi , i Parmigiani , i Modanesi , 
i Ferraresi e i Reggiani ; ma di contrario parere furono i 
Milanesi , i Comaschi , i Vercellesi , i Novaresi , gli Alessan- 
drini, i Tortonesi, i Torinesi, i Bergamaschi, i Bolognesi, 
ed il marchese di Monferrato , consentendo bensì di averlo 
per amico , ma non già per signore ; e quindi a comune 
difesa strincsro tra di essi alleanza , cosa che di tant' ira 
infiammò Carlo , che in avvenire non tralasciò mezzo alcuno 
di vendicarsi , dove potè , di questa ripulsa. Fu in tale 
occasione, che i Milanesi stanarono conveniente ai loro 
interessi di far entrare nella lega anche i Pavesi , e per 
togliere ogni ulteriore motivo di discordia, si convenne di 
smantellare le mura del castello di Vigevano , lasciandone 
però intatte le case e gli edificii interni non meno , che la 
fossa, di modo che i Milanesi, i quali rimasero padroni del 
luogo, poterono in seguito agevolmente ristabilire le forti- 
ficazioni. 

Infatti neir anno 1272 fu di nuovo da essi edificato , e 
fortificato il detto castello , e per essere questo un luogo 
assai comodo , per il passaggio nella Lomellina , vi posero 
un buon presidio di soldati , e costrussero un nuovo ponte 



(l) Nubilonio pag. 35. 36 — Sacchetti Fi^cvan. illiistr. pag. IH — 
Corio Storia di Milano — Murator. all'anno 1267 — SigoniMs De 
Rfgn. Italie, lib. 12 — Fiamma I\Iaiiip. Jlor. cap. 506 — G^uig, 
Menila lib. 5. 



— 126 — 

sul Ticino. Non poteva , che altamente spiacerc ai Pavesi 
un simile attentato contro i trattati ancor recenti, e perciò 
rotta (li nuovo la pace coi Milanesi , colta V occasione , in 
cui non era guernito di presidio il Castello di Vigevano , 
r attaccarono improvvisamente , e se ne impadronirono. 
Scrive Simone Dal Pozzo, e prima di lui Ingramo de Curti, 
che in questi tempi, mentre i Pavesi dominavano in Vigevano, 
e tenevano guardie per difesa del Castello , le cicogne , 
che erano solite di fare i loro nidi sulle torri , e sulle case 
più elevate del paese, non si videro mai a comparire, come 
era loro costume , il che fu interpretato come una cosa 
fatale, ed un male augurio. Per la qual cosa la gioventù 
di Vigevano , gm esacerbata contro i Pavesi per essere 
stata da essi abbandonata alla discrezione del nemico , 
come si è osservato di sopra , e sostenuta forse anche , ed 
aizzata secretamente dai Milanesi , deliberò di scuotere il 
giogo. Quindi armata mano entrando all' improvviso nel 
castello dalla porta , che corrisponde a San Pietro Martire , 
se ne impadronì, ed ucciso tutto il presidio Pavese ricuperò 
r antica sua libertà. Poco dopo un tal fatto , che successe 
ai 14 febbrai comparirono di nuovo le cicogne a fare i 
loro nidi, il che riempì di somma allegrezza tutto il paese. 
Per la qual cosa in memoria di una tale liberazione si 
stabilì di solennizzare ogni anno col suono delle campane , 
e con fuochi, ed altri pubblici segni di gioja il 14 febbrajo, 
giorno dedicato a s. Valentino prete e martire , il qual 
costume si mantenne sino ai tempi , in cui Vigevano fu 
eretta in città. Simone dal Pozzo ci attesta , che anche 
a' suoi giorni, cioè nel mille e cinquecento avevano ancora 
le cicogne il costume di fare i loro nidi sopra il Castello. 
Dopo quest' epoca , lasciato il partito dei Pavesi , il popolo 
di Vigevano fu quasi sempre amico , ed alleato della città 
di Milano (i). 



(1) Così Ingramo de Curii ne' suoi fiammenli « Cum oppidum 



-^ 127 — 

La potenza dei Torriani , che finora abbiamo veduto 
aumentarsi, cominciò a declinare quando i Comaschi stanchi 
di soffrire il dominio di questa famiglia si ribellarono , e 
preso Acursio Cotica vicario di Napo Della -Torre non 
acconsentirono di lasciarlo in libertà , finché non fu resti- 
tuito Simone da Locamo loro concittadino , il quale per 
nove anni era stato ritenuto prigione in una gabbia di 
ferro in Milano, Rivoltatesi ancora contro dei Toniani lo 



« Viglcvaiii essct sub clitione Paplensium, ibiqiie prò defensioiic Qìililes 
« ili arce teneienl; loto eo tempore ciconeae , quac snpra t(n res , altio- 
« resque domos siiii^ulis aniiis nidificare solebaut, non apparnerunt : 
« quod taaKpjam raaliim OQien habitum fuit. Quppropter tota jiiven- 
« tiis de Viglevano. lani exosa jugum papiense , et racmor adliiic 
« acccptae iniiiiiae, quando nempe exercitus papiensis in cxhenio 
<' patiiae periculo eos fide deseruerant , quin contra liosles oppi(bim 
« obsidentes auxilium suppeditarent , consiliura iniit, ut,, cxpnlsis 
« Papiensihus, veteieiii libeitatem recuperaient. Igitur die 14 februaiii 
" armata manu casti um ex improviso ingres>a milites omnes papienses 
« interfecit, at([ue sic libeitatem recuperavit. Cum aiitem non multo 
«f post iterum de moie apparuissent ciconeae , magna fuit populi 
« laetitia, atque ad perpctuam rei memoriam conslitutum fuit, ut 
« imposterum singidis annis cbes ille solemniter celebrctur, quod din 
« servatum fuit. Post boc tempiis Viglevanenses , rebeta Papiensium 
« parte, fere scmper cum Mediolanensibus amicitia, et foedere juncti 
« fuerunt )>. 

Ancbe Simone Da! Pozzo nella sua Storia M.S. di Vigevano pait, 
2, fog. 16(), così descrive un tal fatto; « Più volte bo sentito da li 
« nostri veccbi raccontar, cbe i Pavesi dominavano la terra de Vigb;- 
« vano, et il castello, nel qual feneano guardie, et cbe in quolli 
« anni, cbe il tennero, le ciconee, quali solevano nidificar, e fare 
« li suoi tilioli sopra le toni del loco, mai per quel tempo \eniieio, 
« il cbe fu riceputo come cosa fatale. Dopo alcun tempo li gio\ani 
« della terra, et forse con qualcbe adjuto de'Milanesi , delibeioino 
M di jictq^erar la lor solita libertà. Laonde oidinate le loro cose 
« entrarono nel castello per la porla, cbe risponde %erso s. Pietro 
« Martire: fu presa la fortezza dalli sopradioti gioumi , et occlso in 



— 128 — 

due nobili famiglie Milanesi Castiglioni, e Birago si unirono 
coi nobili fuorusciti ; del che molto sdegnato Napo Torriano 
entrò nel Seprio e vi prese a viva forza e distrusse il 
castello di Castiglione. In Novara pure gli affari dei Signori 
Delia-Torre andavano assai male , poicliè le due opposte 
fazioni dei Cavallazzi, e dei Brusati si unirono insieme , e 
si ribellarono. E per verità il dominio dei Torriani cominciava 
ad essere molto gravoso. Le spese nel lastricare le strade 
di Milano, neir escavazione del naviglio, nella guerra, nella 
costruzione di edifici magnifici erano grandiose oltremodo , 
e più che regie e aggravarono soverchiamente i cittadini. 
Giunse persino Napo Delia-Torre ad impegnare per tali 
spese il famoso tesoro di s. Giovanni di Monza donato da 
Teodolinda piissima regina dei Longobardi , onde non è da 
stupirsi se cominciò a scemarsi il partito dei Torriani e so 
alla fine furono balzati dal trono {^). 

Intanto V arcivescovo Ottone Visconte , già da gran 
tempo esule , andava ramingo nei contorni di Milano , e 



" essa tutto il piesidio di Pavia. Questo effetto par fosse fatto ai 14 
« febbraio, dell'anno non si sa, et in quel giorno medesimo par, 
« che le cieonee solite venissero alla loro antica stanza : onde dopo 
« quel gioino , che par sia dedicato dalla S. madre chiesa a s. Valen- 
« tino presbitero, et martire, sempre sino alla erectione della nuova 
« città, si è usiito di sonar le campane con gran allegria, et quasi 
« in quel giorno appareano le cieonee, et hanno dappoi anche alli 
« miei giorni nidificato sopra il castello per molti, et molti anni con 
« somma allegrezza di tutta la terra, per la memoria di quella 
« liberazione ». 

Lo slesso fatto descrive il suddetto Simone Dal Pozzo anche nel 
Libro dtir estimo a fogl. 535 — Delle cicogne vedi Gaudenzo Merula 
Memorahìl, lib. 3, cap. kh, pag. 217, 221, Slatut. Mcdiol. tom. 2, 
cap. khk — Sacchetti Figev. illustr. pag. 40 e seguente. 

(1) Giulin. all'anno 1271, 1273 — Murator. all'anno 1271 — 
Galvaneus Flamm. Manìpul. Jlor. cap. 307, Annalcs mtdiolanenscs 
tom. 16, apud Murat. Rer. Italie. 



— 129 — 

mentre aspettava pure qualche opportuna occasione per 
ricuperare la sua sede , i Torriani più che mai facevano 
guerra atroce ai nobili fuorusciti , i quali sostenuti dai 
Comaschi elessero per loro capitano Simone da Locamo 
uomo bellicoso , e forte , quello stesso , che era stato poco 
prima redento dalle mani dei Torriani, e che memore delle 
ingiurie ricevute mentre era prigione mosse contro dei 
medesimi un aspra guerra, che poi durò molti anni (i). 

Finalmente nell' anno 1273 Rodolfo conte di Hauspurch 
signore di una gran parte delF Alsazia, principe di tutte le 
virtù ornato , e progenitore della augusta casa d' Austria , 
fu per opera del santo pontefice Gregorio X proclamato 
re dei Romani. Napo Delia-Torre udita appena una tal 
elezione gli spedì una solenne ambascieria per riconoscerlo 
re dei Romani , e delF Italia , offrendogli il dominio delle 
città a lui soggette. Gradì non poco quest' atto Rodolfo , 
e dichiarò Napo suo vicario in Milano , mandandogli il 
conte di Lignì con un corpo di truppe tedesche per sua 
difesa contro dei Pavesi , e dei nobili fuorusciti. Gassone , 
ossia Gastone figliuolo di Napo fu poi dichiarato capitano 
di tali truppe (2). 

Malgrado questo scaltro maneggio di Napo Delia-Torre, 
onde opprimere i suoi avversarli , le di lui imprese militari 
non riuscivano tuttavia felicemente. Simone da Locamo 
dalla parte di Como minacciava continuamente di assalire 
Milano , e non minor danno riceveva dalla parte del Ticino 
r esercito Torriano. In fatti nelF anno 1275 essendo rettore, 
ossia capitano di Pavia, Pagano Beccaria, uomo di singolare 
riputazione , ai 14 di gennajo i Pavesi , i Novaresi , e i 
nobili fuorusciti di Milano con un corpo di Spagnuoli 
chiamato dai Pavesi in ajuto s' impadronirono del nuovo 



(1) Giul. all'an. 1272. 

(2) Galvaneiis Fiamma Manipul. Jltr. cap. 510. Annales mediolaii. 
lom. 16, apiid Miuat. Rcr. llal. 

9 



— 130 — 

ponte fabbricato dai Milanesi sul Ticino di contro a Vig-e- 
vano, facendone prigioniero il presidio. Nello stesso mese 
poi i proscritti milanesi coi loro alleati diedero V assalto al 
borgo di Galliate , e se ne impadronirono. Conquistarono 
pure il luogo di Pombia , poscia scorrendo il territorio 
Milanese saccheggiarono varie terre senza incontrar ostacolo 
alcuno. Non contenti i vincitori unitisi col marchese di 
Monferrato, dopo quattro giorni si mossero contro Vigevano 
che aveva riconosciuto Napo Delia-Torre in qualità di ret- 
tore, e capitano generale. Per difendere la patria presero le 
armi per sino le stesse femmine, e si sostennero lungamente 
con rara costanza, e valore. Quando non fu più possibile di 
resistere corsero i difensori per rifuggiarsi nel castello; ma 
i soldati, che combattevano dalla torre, visto che gli Spa- 
gnuoli inseguendo i fuggitivi alle spalle erano per entrare 
con essi nel forte , calarono la semcine,fca , e chiusero la 
porta. In tal guisa rimasti fuori moltissimi di quelli , che 
si ritiravano, furono uccisi, e fatti prigioni, non eccettuate 
molte delle donne istesse. Ciò inteso il podestà di Milano 
mosse r armata per soccorrere il castello di Vigevano , e 
giunse sino a Trezzano, e a Corsico, dove avendo ricevuto 
avviso , che il marchese di Monferrato coi suoi alleati ,, 
dopo aver incendiate alcune case di Vigevano, e spianate 
le fosse , si era rivolto verso Novara , stimò inutile di 
proseguire la marcia {}\ 

Memorabile fu 1' anno 1216 per le pubbliche calamità 
della Lombardia. Si fece sentii'e un grave tremuoto , e vi fu 
una pioggia dirotta per quattro mesi continui di maniera che 
tutti i fiumi uscirono dal loro letto , e innondarono le cam- 
pagne affogando molte persone, ed animali d'ogni specie (^). 



(l) Portaluppi Storia della Lomelltiia cap. 18, all'hanno 1275 — 
Nubiloiiio pag. 38 — Corio Storia di Milano part. 2, pag. 315 — 
Sacchelli P'igcv. illiistr. pag. 16. 

(2} Cronicoii. Plactntin. Marat, e Giul. all'an, 127^ 



— 131 — 

In quest' anno medesimo Cassone Delia-Torre, cinse 
d' assedio le perdute rocche d' Anghiera e di Arena , e le 
riconquistò. La nobiltà fuoruscita elesse per capo e generale 
d' armata 1' arcivescovo di Milano Ottone Visconte , il quale 
s' impadronì del castello di Seprio. Como gli aprì le porte , 
e si dichiarò del suo partito. Entrato in questa città Tarci- 
vescovo dichiarò capitano del corpo dei nobili Milanesi 
fuorusciti Riccardo conte di Lomello della nobilissima 
famiglia Langosco , il quale venne a trovarlo con grossa 
cavalleria, e fanteria di Pavesi, e Novaresi. Ottenuto questo 
gagliardo rinforzo dei Comaschi , dopo la presa di Lecco , 
e di altre castella , passò V arcivescovo colla sua armata 
alla terra di Desio. Allora i Torriani con potente esercito 
di cavalli , e pedoni mossero da Milano , e andarono ad 
incontrare V armata nemica. Si attaccò nel 21 di gennajo 
1277 un' atroce , e sanguinosa battaglia ; ma siccome per 
la parte delFarcivescovo ognuno combatteva per la propria 
causa , laddove i soldati Torriani erano pressoché tutti o 
mercenarii , o condotti a forza , così la vittoria si dichiarò 
in favore dell' arcivescovo. Non solamente rimase sconfìtto 
l'esercito dei Torriani, ma alcuni della loro famiglia istessa 
caddero in potere dei Comaschi , dai quali vennero chiusi 
nelle carceri di Monte Baradello. Tra questi eravi lo stesso 
Napo , ossia Napoleone signor di Milano con Mosca suo 
figlio, e diversi suoi fratelli, e nipoti. Per vendicare l'ingiuria 
fatta a Simone da Locarne i Comaschi chiusero Napo in 
una gabbia di legno, dove finì miseramente i suoi giorni (i). 
Cassone , ossia Gastone figlio del suddetto Napo , che non 
fu presente alla battaglia trovandosi abbandonato da tutti 
prese il partito di salvarsi colla fuga. 

Ottone arcivescovo dopo questa insigne vittoria diresse 
r esercito verso Milano , il di cui clero , e popolo gli andò 
incontro processionalmente implorando pace , e perdono. 



(l).Giulin. airaii. 1278. 



— 132 — 

Ottone quindi diede rigorosi ordini perchè ninna vendetta 
si facesse dai nobili , nò fosse recato male , o danno alle 
sostanze , e alle vite dei cittadini , e di comune consenso 
del popolo , e de' nobili fu acclamato signore di Milano. 
Per tal modo , debellati i Torriani il principato passò nella 
famiglia dei Visconti , e durò sino air anno 1447 , come 
vedremo in appresso (^). 

Scrive il Sacchetti che nelF anno 1277 furono spediti 
in qualità di ambasciatori del comune di Vigevano Gerardo 
de Biffignandi , e Lanfranco Colli con ampio mandato per 
far lega e confederazione col popolo di Milano. Conviene 
pertanto dire , che stanca anche Vigevano del predominio 
dei Torriani, poco prima della loro sconfìtta, si fosse unita 
ai Milanesi , seguendo il partito di Ottone Visconte , e dei 
nobili fuorusciti (^). 



(1) ^iulin. all'anno 1277 — Galvaneus Flamm. Manipul. Jlor. 
cap. 313. Annales. medìolan. tom. 6, Rer, hai. Murat. Annal (V Ttal. 
all'anno 1277. 

(2) Sacchetti Fìge\>, illustr. pag. 90, 103. 



— 133 -~ 



CAPO DECIMO 



Dal srovemo di Ottone Vifscoiile, Arcivesicovo 
e §»ig:iioi*e di llilano, »ino alla prig^ionia e 
morte di Bernaliò Visconte. 



^ 



V^-U arcivescovo Ottone Visconte acclamato per comune 
'^}{^}C^ consenso del popolo e dei nobili signor di Milano, 
v^ rivolse tosto le sue mire ad esaltare la propria casa, e 
fece perciò dichiarare capitano del popolo Matteo Visconte 
suo nipote appellato poscia il Magno. Prese questi per 
moglie una figlia di Scazzino Borri , da cui ebbe cinque 
figli, cioè Galeazzo , Marco , Luchino , Stefano , e Giovanni 
che divenne in seguito arcivescovo di Milano. Forte era 
di corpo ma maggiormente d' animo , a ninno la cedeva in 
accortezza e prudenza e lo studio suo principale consisteva 
in guadagnarsi il cuore sì della nobiltà , che del basso 
popolo , e per questa via gli fu facile di pervenire a 
quell'alto grado, a cui lo vedremo giunto a suo tempo (^). 
Cresceva intanto sempre ogni dì più la potenza di 
Guglielmo marchese di Monferrato. Già oltre gli antichi 



(1) Murato»', e Giuliui all'anno 1287 — Galvaii. Flam. ManlpuL 
flor. cap. 7}\h. 



— 134 — 

suoi .stali cg-li signoregg'iava nelle città di Pavia, Vigevano, 
Novara, Vercelli, Tortona, Alessandria, Alba, ed Ivrea. Ma 
mentre meditava cose ancor più grandi, ordita contro di 
lui una cospirazione dagli Astigiani , e dagli Alessandrini , 
fa fatto prigione in Alessandria, dove, chiuso in una gabbia 
di ferro, e passati ivi miseramente due anni, fini di vivere. 
In seguito gli Astigiani s' impadronirono di varie terre e 
altrettanto fece il popolo d' Alba , e quello di Alessandria. 
Pavia elesse per suo signore Manfredi Beccaria , uno dei 
più potenti suoi cittadini. Profittò di cosi bella occasione 
]\Iattco Visconte capitano dei Milanesi ed ottenne di esser 
dichiarato per dieci anni capitano dei Vercellesi , dignità 
che in quei tempi equivaleva quasi ad una vera signoria ( ^). 
Anche Novara lo elesse suo capitano per cinque anni , 
ed egli vi spedì per suo Podestà Galeazzo suo primogenito 
(2) Vigevano pure dichiarò per suo capitano e signore il 
Visconte, salvi però tutti i diritti, onori, immunità, regalie, 
e privilegii accordati dai precedenti imperatori {^). Pari- 
mente in Como essendo insorta dissenzione fra il popolo , 
ed il vescovo , lo stesso Matteo Visconte presentatosi colà 
con un forte esercito si fece eleggere capitano anche di 
quella città per cinque anni. Indi durante la prig^ionia ^i 
Guglielmo suo nemico passò coir esercito nel Monferrato , 
s^ impadronì colla forza della terra e del castello di Trino , 
di Ponte di Stura, e di Moncalvo , entrò quindi in Casale 
di s. Evasio e tanto terrore portò in quelle contrade , che 
quei popoli d'accordo lo dichiararono capitano del Monfer- 
rato , coir annuo assegnamento di tre mila lire moneta di 



(1) Miirator. all' anno 1290, Clironicon. Jsfcn.se ad annum 4290, 
tom. 11, Rer. Italie. — Galvamuis Fiamma Mauipdl. Jlor. cap. 329 — • 
Colio Storia di DJilaiio. Aimaics. Mcdiolancnscs tom. 16, Rer^ ludic. 
— Nubilonio pag. 39 e seg. 

(2; Jnnal. Mediolan. tom. 1(5, Rcr. It. — Murator. all'anno i293. 

(1) ^acclielli Fìs^ev. Illustr. pa;^. 00. 



— 185 — 

Àsti (1). Finalmente ottenuta pur anche la sig-noria di Ber- 
gamo per meglio assodare la sua fortuna ricorse ad Adolfo 
re dei Romani, che era succeduto nell'impero a Rodolfo, e col 
mezzo di una grossa somma di denaro si fece nominare 
vicario imperiale nella Lombardia , la quale dignità gli fu 
poscia confermata da Alberto austriaco re dei Romani 
successore di Adolfo (^). In cotal guisa mentre le città 
d' Italia combattevano per la libertà contro gli stranieri , 
si fabbricavano da se stesse le proprie catene concedendo 
incautamente troppa autorità ai privati cittadini , i quali 
le dominarono in seguito da assoluti padroni. 

Neir anno 1295 essendo morto F arcivescovo Ottone , 
Matteo di lui nipote rimasto solo padrone di tanti stati 
sembrava giunto a quel grado di potenza che più non 
teme i colpi dell'avversa sorte, ma tuttavia poco ha potuto 
mantenersi in questo felice e luminoso stato. Signoreggiava 
egli , come abbiamo detto , in Milano , Bergamo , ed in 
moltissime altre città ; ma appunto questo ingrandimento 
gli suscitò contro T invidia , e la malevolenza dei vicini , i 
quali con ragione temevano, che egli mirasse alla conquista 
di tutta la Lombardia. Perciò segretamente congiurarono 
alla di lui rovina Filippo conte di Langosco signore di 
Pavia , Antonio di Fisiraga signore di Lodi , gli Avvogadri 
di Vercelli, i Brusati di Novara, il marchese di Monferrato , 
gli Alessandrini , i fuorusciti di Bergamo , i Cremaschi , i 
Cremonesi, ed altri popoli. Capo di questa trama era Alberto 
Scotto signore di Piacenza , che in apparenza mostravasi 
r amico intrinseco di Matteo Visconte. Scoppiò pertanto 
nel mese di giugno 1302 questa congiura. Alberto Scotto 
coi Piacentini , coi Torriani , e cogli altri collcg^ati , uscito 



(1) Murator. all'anno iVÒ^ — Galvaii. Flaoima M ani p. fior. cap. 
551 — Colio Storia di Milano — Glulini all'an. 1292. 

(2) Murator. e Giulini all'an. 1298 — Flam. cap. 3.33 — Corio 
Storia di Milano. 



— 136 — 

in caiiipa<^*iici alla testa di un formidabile esercito portossi 
nella terra di s. Martino del contado di Lodi. Andò a lui 
incontro Matteo Visconte con quelle poche forze, che potò 
airimproYviso radunare non mai prevedendo un simile colpo; 
ma mentre egli era al campo, il popolo di Milano si sollevò 
e scacciò Galeazzo che in assenza del padre era al governo 
della citta. Vi entrarono subito i Torriani , i quali non solo 
ricuperarono i loro beni , ma adopratisi per ristabilirsi 
neir antica signoria ottennero infatti col favor del popolo 
r elezione di Guido della Torre in capitano generale. Laonde 
scorgendo Matteo Visconte la volubilità della fortuna , e 
r impotenza sua di resistere a tanti nemici , si ritirò in 
solitario luogo nei contorni di Peschiera, aspettando il 
momento d'aprirsi un'altra volta la strada alla sovranità ( i). 

In questo tempo Alberto re dei Romani essendo stato 
assalito , e trucidato dal proprio nipote , fu eletto per di 
lui successore Arrigo VII conte di Lucemburgo. Bentosto 
il nuovo sovrano rivolse i pensieri all' Italia già da tanto 
tempo da' suoi predecessori abbandonata , e a quest' effetto 
spedi ambasciatori onde notificare alle città 1' intenzione 
che egli aveva di scendere in Italia. Mostraronsi pronti 
i Milanesi a ricevere con tutto onore il sovrano : il solo 
(ìuido Delia-Torre signore della città fremette a tal nuova, 
nò voleva, che si parlasse di un tanto .affare. 

Giunse diffatti sai fine di. ottobre 1310 a Torino il re 
Arrigo accompagnato da varii principi, e baroni del regno, 
e scortato da mille arcieri , e mille uomini d' armi , cui si 
unirono diverse truppe di Amedeo conte di Savoja. Anda- 
rono colà ad ossequiarlo Filippone conte di Langosco , 
Teodoro marchese di Monferrato , i vescovi , i signori , 
e gli ambasciatori di varie città, conducendo seco ciascuno 
un seguito d' armati per accompagnare T imperatore. Nel 



(1) Muratof. all'an. 1305 — Giulini all'an. 1505, 150G - Corio 
Storia (li Milano. 



•— 137 — 

giorno dieci di novembre V imperatore partì da Torino 
lasciando ivi nn suo vicario, giunse nello stesso giorno in 
Asti , v' introdusse i fuorusciti Ghibellini , ed ottenne la 
signoria di quella città. Intanto V esule Matteo Visconte , 
inteso r arrivo di Arrigo , sotto mentito abito si portò in 
Asti per raccomandarsegli ; e non invano , giacché l 'impe- 
ratore era prevenuto a suo favore da un certo giovane 
Milanese assai destro , che essendo alla di lui corte lo 
aveva dipinto come il più savio , attivo , ed onorato uomo 
di Lombardia , per il che Matteo fu accolto colle maggiori 
dimostrazioni d' affetto e di benignità. Non si fidava molto 
Arrigo di andare a Milano a cagione delle cattive dispo- 
sizioni di Guido Delia-Torre ; ma il Visconte lo esortò 
a non differire la sua entrata colà , ben conoscendo quanto 
si poteva compromettere di quegli abitanti. 

Persuaso Arrigo dalle rimostranze del Visconte lasciò 
Asti alli 17 di dicembre e passò a Casale. Mentre ivi 
dimorava, gli si presentò Guidone medico Vig^evanasco , 
giovane dotato di una franca eloquenza , il quale stanco 
della prepotenza di Guido Delia-Torre , che nelle vicende 
di Matteo Visconte erasi reso padrone assoluto anche di 
A'igevano , si offrì d' introdurre le regie truppe in essa 
comune sua patria, dove oravi per podestà uno della stessa 
famiglia dei Torriani. Non parve ad Arrigo dispregievole 
il progetto , e subito ordinò ad Ugone Delfino , che con 
un buon corpo di soldati unitamente al medico si portasse 
a prendere il possesso di Vigevano. L' impresa riuscì otti- 
mamente, ed il podestà fu dimesso. (^) 



(1) Giiilini all'an. 1310, tom. 8, pag. 598 — Nicolai Episcopi 
Dt lionlinensis , Hclado de itinere Italico Henrici VII. imperatoris , 
apud Miirator. Rei\ Italie, tom. 9, pag. 897. 

J\on è piccola gloria [)er Vigevano, che avesse un podestà di sì 
allo rango, cpial era mio delia dominante famiglia Della -Torre. Da 
ciò si vede quanto l'osse ragguardevole un tal paese, e come avesse un 



— iss- 
ili questo modo si acquistò Guidone la grazia di Arrigo, 
e siccome egli era un giovine di raro talento , ed esperto 
nella sua facoltà , fu chiamato alla corte imperiale in 
qualità di medico , ove si distinse per piìi anni , Indi 
circa r anno 1335 fu medico Arcliiatro della regina di 
Francia. Fra le altre opere da lui composte , una se ne 
conserva nella biblioteca colbertina in Parigi , la quale 
è divisa in due parti , nella prima si tratta del modo di 
curar la salute , e preservarla dal veleno , e nella seconda 
del modo di conquistar Terra santa nella spedizione , che 
allora stava per intraprendere Filippo VI ( t). 

Compiuta quest' impresa il re s' inviò alla volta di 
Milano , e fu incontrato per istrada dalla maggior parte 
dei nobili Milanesi. Guido anch' esso vedendo i rapidi 
progTCssi del re, e non trovandosi in istato di far contrasto 
stimò bene di venirgli incontro fuori dei borghi di Milano , 
ed air arrivo del re sceso da cavallo andò a baciargli il 
piede. Entrò Arrigo nel dì 23 di dicembre in Milano , e 
con esso entrarono pure Matteo Visconte , ed ogni altro 
fuoruscito. Gli fu subito concesso il dominio della città 
e gli fu posta sul capo la corona di ferro dall' arcivescovo 
nella chiesa di s. Ambrogio con tutta la pompa e la 
raao'nifìcenza f^). 



governo simile affatto a quello della città, e repubbliche di Lombardia; 
giacche venivano a governarlo quegli stessi signori, che portavansi a 
governare le primarie città. Egli è certo, che dopo il mille e cento 
in poi le città d'Italia eleggevtmo ogni anno un go\ernatoie, o podesKi, 
che le reggesse, e questo non cittadino, ma estero. I principali signori, 
e principi d'Italia d'ordinario venivano chiamati ad un impiego sì 
luminoso; e perchè la politica insegna\a ad esse di non dare nelle 
mani di alcuno de' proprii cittadini tanta autorità per tenia, clie non 
si rendesse poi tiranno, perciò usavano eleggersi per podestà un fore- 
stiero. Giulin. tom. 6 e tom. 7, all'anno 1773 e 1784. 

(1) Valesio Monfaucon. BibUotìwca Dibliolhecar. tom. 2, pag. 1011. 

(2j Giulini all'anno 1310 — Corio Slorìa di Milano — Galvan, 
Flam. cap. 549. 



— 139 — 

I Vigevanaschi colsero questa occasione per mandare a 
Milano alcuni deputati a querelarsi col re , perchè Vigevano, 
quantunque da più secoli dipendesse soltanto dall'impero 
per privilegio di Federico II, e di altri imperatori , già da 
lungo tempo fosse divenuta il bersaglio de' suoi prepotenti 
vicini, ed in ispecie tiranneggiata, ed oppressa prima da 
Guglielmo marchese di Monferrato, poi da Guido Delia-Torre, 
e da Landolfo Borro potente cittadino Milanese; e lo suppli- 
carono , che ricevesse il comune sotto la sua protezione 
repristinandolo negli antichi suoi privilegii. Aderì Arrigo 
alle loro istanze, ed annullò qualunque convenzione, accordo, 
e trattato fatto a pregiudizio della libertà vigevanasca col 
marchese di Monferrato, e con altri, che la signoreggiarono, 
dichiarando il comune di Vigevano libero, ed indipendente 
da qualunque altra giurisdizione , o preteso dominio , salva 
soltanto r immediata soggezione all' impero romano , alla 
regia imperiai camera, ed al suo vicario, e confermando 
tutti i privilegii concessi da' suoi predecessori. Accordò 
inoltre al medesimo comune il diritto del pedaggio, ed altri 
redditi , e proventi camerali per la ristaurazione del castello, 
e del borgo, che nelle passate guerre e discordie civili 
avevano grandemente sofferto. Questo privilegio d' Arrigo 
VII dato in Milano il 5 marzo 1311 viene riportato dal 
Nubilonio pag. 19 e seg. e conservasi ancora nell' archivio 
della città (i). 

Sembrava ad Arrigo d' aver pacificate le città della 
Lombardia, quando venne a scoprire, che Lodi, Cremona, 
Brescia, ed altre città si armavano contro di lui; e perciò 
si vide costretto di rivolgere da quelle parti l' esercito , 



(1) Il Sacchetti nel suo Vigevano Illustralo pag. 6, ha preso un 
errore gravissimo di cronologia riguardo al privilegio di Arrigo VII 
assegnandovi la data di Pavia 6 luglio 1329, quando il privilegio sotto 
una tale data è quello di Lodovico il Bavaro, con cui coiif'eruia il 
precedente di Arrigo VII dato in Milano. Vedi 1' Appendice. 



— 140 — 

invitando con lettere regie tutte le altre città fedeli a 
secondarlo con gente , macchine , vettovaglie ; il che fu 
prontamente eseguito specialmente dai Vigevanaschi, i quali 
spedirono alF esercito gran quantità di vettovaglie , e 400 
armati sotto il comando di Arrig^o del Carretto, eletto capi- 
tano , come si ricava da Ingramo de' Curti (^). 

Presa, e smantellata Brescia, passò Arrigo a Cremona, 
indi a Piacenza, dove lasciò un vicario imperiale: lo stesso 
fece in altri luoghi. Intanto Matteo Visconte, il quale in 
questa occasione mostrò tutta la sua premura in assistere 
Arrigo con genti , denari e vettovaglia , meritò d' essere 
creato vicario di Milano, la quale dignità accresciuta vieppiù 
di forza, e di potere restò stabilmente presso di lui, e passò 
ne\suoi, come una sovranità (2). 

Morto improvvisamente nelle vicinanze di Siena Arrigo 
imperatore , Lodovico conte palatino del Reno , e duca di 
Baviera fu eletto da cinque elettori re dei Romani in Fran- 
coforte , e solennemente coronato in Aquisgrana. Ma l'arci- 
vescovo di Colonia, che era di contrario partito, con altri 
due elettori creò re de' Romani Federico duca d' Au stria. 
Quindi nacque una feroce contesa fra i due eletti , che per 
qualche tempo sconvolse la Germania e V Italia. Si venne 
poi alle mani con due possenti eserciti per decidere le loro 



(1) Iiigfamo de Cniii iuo'^. cit. « Cum Brixia n^bellasset jussit 

« rjLioque idem rcx rieiiricuis eorainiini , et populo Viglebani , quod 
« fjuatuor ceiiUim pedites Mimatos de ferro, nec non vnstatores, 
<r maehinas, et ma;j;i tros mac]]ii)ariim, cum lapidibus, eoidis. et aliis 
« instrumentis ad l»oc necessari is ad exercitum regi uni traiismittereiit 
<( prò ohsidioiie Biixiae. lu^iiper mandavìt, ut prseler victualia prae- 
« fatis armatis necessaria, tres carratas biadi, et unam cairatam panis 
« prò quahbet die ad veuuijdai;dum regio exercitui mittere debereiit. 
« Quibus omnibus paiati-i duniinus de Carretto ca[)ilaneus cum vexillo, 
« et armatis transmeato Ticino \crsus Brixiam properavil ». 

(2) Murator. e Giubu. ali' au 1311. 



— 141 — 

contese col ferro, e ne rimase sconfitto e prigioniero il re 
Federico (i). 

Continuava la fortuna a favorire i disegni di Matteo 
Visconte. Egli già era signore di Milano, di Lodi, di Pavia, 
di Cremona, di Como , di Bergamo , di Novara , di Vercelli, 
di Piacenza , di Tortona , di Alessandria e di altri luoghi , 
così che al dir del Villani, egli era come un re di Lombardia. 
Ma in mezzo a tanta prosperità finì di vivere il 27 giugno 
1322 (2). Alla morte di Matteo , Galeazzo di lui figlio unì il 
consiglio di Milano, dal quale con unanime consenso fu 
dichiarato successore del padre nella signoria della città. 

Scrive il Brambilla , che sotto a quest' epoca la chiesa 
di s. Andrea apostolo poco distante dalla cattedrale aveva 
due prebende. Se ne fa menzione di questa chiesa in un 
libro dell'estimo dei beni del clero di Novara, e sua diocesi 
all'anno 1824, con le seguenti parole — Ecclesia sancti 
Andreae de Viglevano prò duabus praebendis — dal che 
si scorge quanto sia antica una tal chiesa : scrive infatti 
lo stesso Brambilla , che non ostante le più accurate 
indagini non gli venne fatto di trovar indizio della sua 
origine. In questa chiesa venne stabilita una confraternita, 
che veste 1' abito verde , la quale ebbe principio neir anno 
1560 , tempo in cui fu la chiesa rinnovata dai fondamenti , 
essendovi anche concorsa la città in tale spesa. Il cancel- 
liere Simone Dal Pozzo scrive , che il duca Francesco II 
Sforza , mentre dichiarò Vigevano città , avea disegnato di 
far quivi la canonica per li regii beneficiati della cattedrale 
ad imitazione di quella di s. Maria della scala di Milano, ma 
prevenuto dalla morte non potè eseguire un tal progetto (^j. 



(1) Miirator. all'aii. 1322. 

(2) Miirator. e Giiilin. all' aii. 1319, 1522 — Giovanni Villani lib. 
9, cap. 108. 

(3) Brarabilla Chiesa di Vigevano part. 1, cap. 26, pag. 81. 

Per legge della consulta lcgislati\a della repnbblica Clisalpina dclli 



— 142 — 

Erano già scorsi cinque anni , che Galeazzo Visconte 
esercitava sopra Milano , e sopra le altre città lombarde 
un assoluto dominio ; ma nell' anno 1327 sceso in Italia 
Lodovico il Bavaro per prendere la corona del regno , 
cadde Galeazzo in disgrazia del re , e fu privato del 
governo , e messo in carcere. Venne però in seguito , 
medianti i buoni ufficii di Castruccio , signor di Lucca , 
messo in libertà e spedito in qualità di generale all'assedio 
di Pistoja. Colà oppresso dal dispiacere della sua caduta 
morì nel mese di agosto 1328 in età di 51 anni ( i). 

Mentre Lodovico il Bavaro stava in Pisa di ritorno da 
Roma , dove era andato a prendere la corona imperiale , 
Azzo fìgiio del defunto Galeazzo Visconte , approfRttando 
dell' occasione in cui il re si trovava in somma penuria 
di denaro gli esibì un soccorso di 60 mila fiorini d' oro , 
e mediante V intercessione di Marco Visconte , già bene 
accetto al re medesimo , ottenne il vicariato di Milano. Il 
valoroso giovane Visconte si recò tosto a Milano , e con 
giubilo di quel popolo fu eletto formalmente dal consiglio 
generale signore perpetuo della città , e del suo distretto 
con mero , e misto impero , con facoltà di batter monete , 
imporre tributi , concliiudere trattati , e confederazioni , far 
guerra, e pace (2). 

Intorno a questo tempo , cioè nel 1329 i Vigevanaschi 
ottennero anche da Lodovico un diploma, col quale confermò 
loro tutti i privilegii , immunità, libertà , benefìcii, ed onori 
concessi da' suoi predecessori , dichiarando nullo , illegale , 



25 Ventoso an. 9, era francese repubblicana ( 24 febbraro 1801 era 
volgare ) essendo slate soppresse tutte le confraternite, questa chiesa 
venne chiusa , e succesivamente ridotta ad usi profani. Gli Eilit. 

(l; Murator. e Giulin. all'an. 1327, 1528. Jmuil. Mtdiol. tona. IO, 
Rer. llalìc. — Galvaneus Fiamma cap. 366 — Gio\anni Villani lib. 
10, cap. 31. 

(2) Fiamma ad annum 1390 — Giulini all'an. 1330. 




— 143 — 

e violento qualunque atto di giurisdizione , podestà , e 
vicariato esercito in Vigevano, come j^aese libero, e soltanto 
di special ragione della camera imperiale (^). 

Dal tenore del citato diploma si raccoglie 1" Che il 
popolo , e il comune di Vigevano fu sempre fedele , ed 
attaccato al? impero , e come benemerito per li molti , ed 
importanti servigli prestati al medesimo si meritò Timperial 
protezione. 2'' Che già da più secoli Vigevano era libera , 
ed indipendente, e reggevasi in forma di repubblica , come 
tutte le altre città (V Italia , salva soltanto la sog'gczione 
all'impero, e che la sua libertà fu solennemente confermata 
da Arrigo III V anno 1064, da Federico II V anno 1220, da 
Arrigo VII l'anno 1311, e finalmente da Lodovico il Bavaro 
r anno 1329. 3"^ Che il predominio esercito in alcuni tempi 
sopra di Vigevano dai Pavesi , Milanesi , Novaresi , od altri 
signori della Lombardia , come da Guglielmo marchese di 
Monferrato , da Guido Delia-Torre , e da Landolfo de Borri 
potenti Milanesi , che signoreggiarono in Vigevano non 
era stato , che un atto violento , ingiusto , temporario , 
nulla valevole a togliere i diritti della sua libertà , ed 
indipendenza , come apertamente consta dal privilegio di 
Arrigo VII. 4"^ Finalmente , che g'ii ultimi ad usurparsi 
sopra Vigevano autorità e giurisdizione in qualità di vicari! , 
podestà furono Calcino de' Tornielli sig-nore di Novara , 
e Luchino Visconte , e che perciò il Bavaro annulla ogni 
lor podestaria , vicariato , o giurisdizione , come esercite 
senza la speciale sua approvazione, e de' suoi predecessori, 
e del pari annulla tutte le rappresaglie concesse a Milano , 
Pavia , e Vercelli , e ad altre città in odio del comune di 
Vigevano. Si vede adunque chiaramente , che Vigevano fu 
indipendente da qualunque altra g^iurisdizione d' Italia , che 



(l) Il menzionato diploma viene riportato por ('sle.'O da Nubilonio 
nella sua Cronaca di Vìgevano a pag. 15, e si conserva an^ioia il 
manoscritto iiell' Archivio della città. Veggasi l' Appendice. 



— 144 — 

avea territorio , clic vivca in forma di repubblica , e che 
imicamente dipendeva dair impero corrispondendo alla ca- 
mera imperiale, come scrive Ingramo de Curti, il consueto 
servigio d' uomini , e d' armi nelF arrivo dei cesari in Italia 
detto Focìmm (^) , e che in conseguenza è falso quanto 
alcuni hanno preteso , che Vigevano fosse del distretto di 
Pavia, e dipendente dalla medesima città. 

Pensò il re Lodovico di avere abbastanza provveduto 
a' suoi affari d' Italia colF elezione di Azzo Visconte in 
qualità di Vicario in Milano , e quindi partì tosto per la 
Germania , dove alcune turbolenze insorte richiamavano la 
sua presenza. Giovanni conte di Lucemburgo , e re di 
Boemia , vedendo , che gli affari di Germania non permet- 
tevano a Lodovico di abbandonarla , j^rese il partito di 
scendere egli in Italia nelF anno 1331 col disegno di 
acquistarsi dominio in questa provincia , come infatti con 
molte promesse , e fìnte lusinghe seppe si bene adescare 
i popoli, che ridusse in suo potere Brescia, Bergamo, Crema, 
Pavia , Cremona , Vercelli, Parma, Reggio, Modena, ed altri 
luoghi. Sulle prime parve questi, a molte città, un angelo 
di pace mandato dal cielo per terminare le loro incessanti 
discordie ; ma ben presto s^ avvidero , che egli stendeva le 
sue mire alla conquista di tutta l'Italia, e perciò conoscendo 
la necessità di validamente opporsi a questo minaccioso 
torrente si unirono in lega per farvi riparo. Il primo a 
mover T armi fu Mastino della Scala , che s' impadronì di 
Brescia. Azzo Visconte mosse subito anch' esso , e fece la 
conquista di Bergamo. Ciò vedendo quei di Triviglio , che 
erano in quei tempi liberi , ed indipendenti , si diedero 
volontariamente nelle mani del Visconte , il quale poco 



(1) Iiigraaio de Cinti hiog. cit. « Adveniente domino rege in 
« ItalJHiD, ut celerae civitates, ita et commmie de Viglevano [)resUibat 
« consiictuiji sei\itium hi Ijominibus , et armis, alia(|ue tiibiita , quic 
K fodrum appellaiitiir », 



— 145 — 

dopo conquistò Pizzighettone , Vercelli , e Mg-evano , che 
era di nuovo caduta in potere di Calcino de' Tornici] i 
tiranno di Novara (i) ; quindi coir ajuto de' Beccaria 
s' impadronì della città di Pavia. Anche Giovanni Visconte 
zio di Azzo , già creato vescovo di Novara , ebhe modo di 
cacciar da quella città Calcino de Tornielli , che la tiran- 
neggiava , e di ottenerne anche il dominio temporale , 
e richiamando tutti gli esuli le restituì la pace da gran 
tempo perduta (2). 

Dopo ciò Azzo Visconte formò un esercito di trenta 
mila combattenti tra cavalleria, e fanteria, e passò all'assedio 
di Cremona , la quale dopo una lunga , e gagliarda difesa 
si sottomise al di lui dominio. Rivolse quindi 1' esercito 
verso la città di Como tiranneggiata da Franceschino 
Rusca , e la conquistò (3). S' impadronì pure di Lodi , 
scacciandone il tiranno Tremacoldo. Anche Crema cadde 
in suo potere, e con essa Caravaggio, Romano, e s. Donino 
e Piacenza. Sottopose Lecco alla città di Milano , fabbri- 
cando dappertutto torri, fortezze, e ponti. Innalzò in Milano 
un magnifico palagio , ornò di merli le mura della stessa 
città , intorno a cui furono erette cento torri ; sconfisse 



(1) Galvan. Fiamma cap. 510 et segii. apud Miualor tom. 11. Ucr. 
hai. pag, l'^K. Id. opusc. apiid Muiat. tom. 12, pag. 1020 — Geoi'fj;iiis 
Menila Hìslor. Mediol, apud Miiiat. Rtr. Italie, tom. 25, pag. ^9. 

(2) Bosiiis Chronicon. Mediol. (iiidin. e IVliiiat. all'anno 1352 — 
Petrus Axarius Cìiroiiìcoii. de gestis prineipum Ficecomitum. 

(5) Secondo una cronaca di Parma scritta, per quanto appare, di 
quei tempi, clie ottimamente conservata esiste nella biblioteca della 
Società del Gabinetto Letterario di Vigevano , Azzo non s' impossessò 
di Como colla forza, ma l'ottenne per volontaria cessione d'ambo ì 
partili (Rusca ed Assinago ) di quella città. Eodem anno, et tempore 
^"1535^ Doniìnus Azo Viceconies Dominus Medi olani factus fui t 
Dominus Civita tis Cumarum per concordiani aniharuni parti uni Civì- 
tatis cjusdeni , quae coltidie erant , et fuerant ad arma in litti^io . et 
in guera» Gli lìdit. 

10 



— 146 -^ 

Lodovico Visconte suo nipote , e lo fece pri<>'ionierc nella 
famosa battaglia di Parobiago , tanto celebre nelle storie 
di Milano per V opinione invalsa nel volgo , che si fosse 
veduto in aria s. Ambrogio col flagello percuotere i nemici 
la quale opinione fu causa , che in seguito si costumasse 
dipingere quel santo arcivescovo col flagello in mano ( ^). 
Ma in mezzo a tanta gloria della casa Visconti la morte 
rapì nel g*iorno 16 di agosto 1338 Azzo in età di soli 
trentasette anni , principe per le rare sue A-irtù sopra ogni 
altro commendabile. Non si saziano gli scrittori contem- 
poranei di descrivere le belle doti , e le insigni di lui 
([ualità , perchè liberale , magnifico , pio , giusto formava 
r amore , e la delizia dì Milano, Essendo egli morto senza 
prole, successe nel dominio di tutte le città, e degli stati, 
che prima ubbidivano al nipote Azzo , Luchino suo zio , 
e figlio di Matteo Magno {^). I milanesi però avvezzi ad 
ubbidire al savio , ed amorevole principe Azzo si attri- 
starono al vedersi sottomessi a Luchino di costumi ben 
diverso dal suo predecessore , cioè libidinoso , austero , 
inesorabile , sospettoso , e feroce. Per altro in mezzo a' più 
gran vizii non gli mancarono delle virtù, e delle belle doti. 
Fu grandioso e magnifico nelle fabbriche, acerrimo perse- 
cutore dei ladri, ed assassini, vigilante sulle malversazioni 
degli ufficiali , ed amante della giustizia (^) ; e secondo 
si ha dal Fiamma , pubblicò delle buone leggi per togliere 
gli abusi introdotti nelle passate rivoluzioni. 

I primi pensieri di Luchino furono quelli di dilatare i 
confini del suo impero , e perciò dopo avere sottomesse le 
città di Asti , Bobbio , Parma , e Piacenza , e resi in certo 
modo tributarli anche i Beccaria signori di Pavia, andò ad 

(i) Muralor. all'anno 1335 — Giulin. all'anno 153;), 1337. 
(2) Miiiat. e Giulin. all'anno 1338, 1339. 

(3; Galvan. Fiamma tom. 12. Rer. lini. — Prirus Azarius Cìironicon^ 
cap, 9 — Mniat. e Giulini all'anno 13^lO, 13'il. 



— 147 — 

attaccare Locamo sul Lago maggiore , e in breve teiiìpo 
lo conquistò ; e per assicurare una tale conquista , IVmu*. 
colà fabìjricare un fortissimo castello. Un altro castello 
assai più forte, e maraviglioso fece egli fabbricare nell'anno 
1341 a Vigevano ( secondo racconta F autore degli annali 
milanesi , e prima di lui Pietro Azario scrittore contem- 
poraneo dello stesso Luchino ), a spese però in gran parte 
degli abitanti , cinto da fosse con acqua continua , e con 
due ponti levatoi, denominato allora il castello di Bereguardo 
ed oggi la rocca veccliia. Questa rocca si unisce col 
castello principale della città per mezzo di un elevato , 
ampio , e forte corridore , o per meglio dire strada coperta, 
che fece fabbricare lo stesso Luchino Visconte per poter 
entrare in Vigevano , e nel detto castello principale , ed 
uscirne senza esser visto con caA'alli , carri , e carrozze , 
come ogg^idì si pratica ancora. Sotto al corridore vi è 
un'ampia, ed alta porta por la via pubblica , che si chiama 
il Portone , onde si passa dall' una air altra parte della 
città, e sopra questa porta si vede ancora scolpito in sasso 
un serpente , insegna dei A'isconti , che vi fece porre lo 
stesso Luchino. Un corridore simile a questo avea egli 
poco prima fatto fabbricare in Milano , per cui passava 
inosservato dal castello , e dalla rocca di porta romana al 
suo palazzo di s. Giovanni in Conca (i). 

Scrive con ragione il Brambilla, che non un solo castello 
ma due sono sempre stati in Vigevano , almeno dopo il 
tempo di Luchino Visconte , uno cioè il castello di Bere- 
guardo , ossia la rocca vecchia situata inferiormente fra la 
porta episcopale , detta di Bergonzone , e quella di Strata , 
ossia della Sforzesca ; e 1' altro superiormente , e quasi nel 
centro della città, che è il più antico. Nel tratto successivo 



(I; Simone Dal Pozzo nel Libro della clcscrizìoiic gene ivi le , o. 
dell" eslìnio fugl. 551 — Paolo IVloriggia D'oùiltà di Mila/io lil) 
ca|>. 8. 



— 148 — 

come vedrenu) a suo luog'O, un altro castello tu fabbricato 
(la Lodovico il Moro tra la porta Nuova , e quella di s. 
Martino cinto da profonde fosse piene d' acqua viva , e 
munito di quattro torri agli angoli , e di validissime mura 
che fu chiamato Rocca nuova ; dimodoché in un tempo 
solo, tre erano i castelli, ossiano le fortezze di Vigevano (^). 
Inoltre fece Luchiiio erigere un bellissimo ponte di 
legno sopra il Ticino. Questo ponte era assicurato da ambo 
i lati con fortissimi muri , e stende vasi dalla riva vicina a 
Vigevano fino al castello di Bergamo , detto anche il 
Bergamino , nel Milanese, fabbricato da Matteo Visconte per 
sicurezza di un altro ponte da lui fabbricato sullo stesso 
fiume, già stato distrutto dai Pavesi, come abbiamo veduto. 
Era il ponte fatto da Luchino tutto coperto , e così largo , 
e spazioso , che tre carri vi potevano passare del pari ; 
la sua lunghezza stendevasi ad un miglio ; e F altezza era 
tale , che le navi anche cariche vi passavano di sotto 
liberamente ; da un capo, e dall'altro vi erano ponti levatoi 
e torri di legno assai forti , ed era chiuso con tavole , e 
difeso da merli. Anche questo ponte fu poi bruciato dai 
Pavesi, come vedremo in seguito (^). Morì Lucchino nel 



(!) Sacclietti pag. 19 e sega. — Bi-ambilla Chiesa di Tì^e\'nno. 

(2) y4nnaL Mtdiol. ad an. 13'^l — Giulini all'an. 1341 — Di 
questo magnifico ponte ne parla il Nubilonio pag. hh — li Sacchetti 
Figev. illiislr. pag. 15 — Simon Dal Pozzo nel Libro della descrizione 
generale dei fondi, ossìa deW estimo fogl. 557 — Paolo Meriggia 
Nobiltà di Milano; ed in ispecie Pietro Azario, il quaìe nella vita 
dei Visconti cap. 9, pag, 92, cosi si esprime: 

« Praeterea prsefatus dominus Luchinus in Mediolano, et apud 
« ecclesiam b. Joannis in Conca construi fecit spatiosissimam domum ; 
« fecitque lieri in Viglevano castrum mirabile et innumerabilium 
(f expensariim, quod appellavi! Belreguarduni , tamen cnm raaximo 
« dis[)endio communis Viglevani etiam sibi siibjectatum , de cujiis 
« magnitudine, et longitudine mirabilia possimi dici. Kecit etiam 



— 149 — 

1349 alli 24 di geimaro. Varie sono le opinioni sulla sua 
morte ma generalmente si crede, che egli sia morto per 
veleno datogli dalla moglie, la quale temeva la di lui ven- 
detta per avere furtivamente violata la fede coniugale in 
occasione di un certo suo misterioso viaggio a Venezia ( i). 
Dopo Luchino governò lo stato il di lui fratello Giovanni 
Visconte arcivescovo di Milano , per>sonaggio anch' esso 
pieno d' ambizione , e di vaste idee. Questi con maneggi 
secreti ebbe la città di Bologna ; gli riuscì pure di farsi 
proclamare signore di Genova {^) ; ma non potè compiere 
i suoi disegni, poiché cessò di vivere nel 5 di ottobre 1354. 
A lui senza opposizione alcuna succedettero i tre suoi 
nipoti nati da Stefano suo fratello , cioè Matteo , Barnabò , 
e Galeazzo II, i quali furono poi da Carlo IV re di Boemia e 
dei Romani creati vicarii dellimpero. A Matteo primogenito 
toccò Lodi , Piacenza , Parma , Bologna, Bobbio, Lugo nella 
Marca , Massa , ed altre terre oltre il Pò ; a Barnabò 



« confici apiid ipsum Viglevanum , et super ipsius territori uin ponlem 
« unum ligneutu flrmatuin in principiis parietibus fortibuì murorum, 
« et super Ticino in longo pi'otensum a ripa vallis Ticini loci Vigle- 
" vani usque ad castrum Bergami, olira conditum per proefatuni 
« quondcim dominuoi Matliaeuai Vicecomitem occasione transitus 
" Ticini. Erat autem dictus pons mirabilis, et spatiosus, et protensus 
« ultra modum. Erat latus quod plaustra tria ivissent paria, et a parte. 
« Loiif^us autem per unum milliar-e, et totus scandolis ligneis copertus, 
« et tara elevatus a terra, quod maximae naves, sive ponderatae, sive 
« non , sine aliquo obstaculo suhtus transibant. In capite vero utrius 
« partis erant pontes levatorii , et singulae roccliae lignaminis valde 
« foi'tis. Nusquam visus fuit pons ligneus aliquis tam longus , tam 
« securus, quia ab utia(|ue j^arte asseribus erat couclusus, et merlatus, 
« et praeparatus ad pugnam , nec tam pulcher, et quem ut dicetur 
« infra Papienses combusserunt ». 

(1) Giulin. e Murat. all'an 13'49 — Fiamma tic gestis Azzonis ad 
au. 15'49 — Corio Storia di Milano. 

(2) Giul. all'an. 1553 — Murat. eod. 



— 150 — 

;-ec()iidogeiiit() toccò Berg-amo, Brescia, Cremona, la Valle 
Camoiiica, ('rema. Solicino, Caravaggio, la riviera del lago 
LÌ (larda , ed altri luoghi. 11 terzogenito Galeazzo ebbe 
Como, Alessandria, Tortona, Castelnovo di Scrivia, Vige- 
vano , Novara , \'ercelli , Alba , e molte terre del Piemonte. 
Milano, e (ìenova rimasero indivise, e tutti e tre in esse 
comandavano ; ^). 

\'enuto a morte nelFanno susseguente Matteo, restarono 
soli nel comando Barnabò , e (Galeazzo. La loro superbia, e 
insaziabilità di conquiste furono causa , che gli Estensi, 
i Cxonzaga , il marchese di Monferrato , ed altri principi 
stringessero contro di loro una forte lega, e gli movessero 
guerra atroce. Comparve quindi V esercito coalizzato , e 
varcato il Ticino mise a ferro , e a fuoco le terre , e i 
vicini castelli del milanese. I Pavesi , che poco prima ad 
insinuazione dei Beccaria loro signori eransi spontaneamente 
dati al marchese di Monferrato loro amico , temendo di 
cadere sotto il giogo dei Visconti (2) secondavano le ope- 
razioni deir armata confederata trasportando le prede , ed i 
bottini, che essa faceva nel Milanese per la via del Ticino ; 
e perchè faceva impedimento al girar liberamente su quel 
fiume il bel ponte fatto sopra di esso da Luchino di contro 
a A'igevano, un giorno gli appiccarono il fuoco, distrussero 
tutto ciò , che v' era di muro , e per non lasciar vestigio 
alcuno , trasportarono persino i gran sassi , che erano stati 
posti nei muri all'entrata, ed alFuscita del ponte medesimo (^). 
Ma niente sgomentato da questo turbine Galeazzo Visconte 
coir ajuto di Barnabò suo fratello respinse i suoi nemici , 
e mandato un poderoso esercito sotto il comando di Luchino 
dal Verme prese il possesso di Pavia. Affine poi di nobi- 
litare , ed assicurare maggiormente la sua casa con un 

(I) Pietro Azar. luog. cit. cap 11. in (in. — Ginlin. ali'aii. 1554. 

(V.) Pclnis Azarius lot;. cit caj). 12. 

(5; Prlriis A^ai-ius lue. cit. cap. l'i — Giidin. all'anno 1350. 



— 151 -- 

illustre, e possente parentado, sapendo, clie Giovanni re di 
Francia si trovava in necessità di denaro , gli chiese la 
figlia Isabella in isposa pel suo Figliuolo Gioanni Galeazzo. 
L' ottenne col sborso di cinquecento , e più mila fiorini 
d'oro, e la sposa portò in dote alcune terre in Sciampagna, 
che erette in contea portarono a Galeazzo il titolo di 
conte (Il Virtù , o Vertus , sotto il qual nome fu in seguito 
conosciuto per molti anni (^). In questi tempi, cioè nelFanno 
1358 , Cassole il vecchio fu chiamato Cassiolo per ordine 
di Galeazzo Visconte suir opinione di alcuni , che fosse 
stato fondato dall' antica gente Cassia romana. Era esso un 
antico castello posto in luogo delizioso , ed ameno sulla 
costa del Ticino, poco distante da Vigevano. Fu in seguito 
luogo di delizie della casa Sforza , e perciò fu detto Villci 
reale. Ma nelF anno 1409 fu distrutto , ed ora non vi si 
vedono , che poche case di campagna (2). I due fratelli 
Visconti , Barnabò , e Galeazzo assai si dilettavano alla 
caccia, e Barnabò in ispecie l'amava con sommo trasporto. 
Questo era il suo piìi favorito divertimento , e per cagion 
di essa commise infinite crudeltà. Sotto pena della vita , 
e della perdita di tutti i beni proibì a chicchessia l'uccidere 
cignali , od altre fiere , e di questa barbara legge esigeva 
una severa esecuzione, poiché a più di cento contravventori 
fece cavare gli occhi, e togliere la vita col capestro. Per 
uso della caccia teneva circa cinque mila cani distribuiti 
a' suoi sudditi anche ecclesiastici coli' obbligo di ben 
nutrirli , e condurli ogni mese alla rivista. Vigevano in 
particolare sentì il peso di questa barbarie. Nel sobborgo 
fuori della porta di Pavia oravi un edificio , che esiste 
ancora, detto la Cam dei cani, perchè ivi di essi nutrivasi 

(!) Muratori e Giiiliiii all' anno 1360 — Malico Villani lil). 9. 

(2) Sacchetti ll^^cv illustr. yivj^. 1)2 — Corio Slor. di HJil. part. 
3, pag. 535 — Ik'scapc Ncnuirìa Sdcra [)ag. hh — Reina Dcscn'zfoiie 
della Loiìdnirdi.i pa^, 130. 



— 1.32 — 

una grande quantità per li duchi. Tra le altro crudeltà 
usate da Barnabò in questa materia narra Simone Dal 
Pozzo , che essendosi trovato un giorno un cervo ucciso 
fra i confini di Vigevano, e di Gambolò, né avendo potuto 
scoprire , chi fosse stato F uccisore , giudicò senza altra 
esitanza essere ciò seguito sul territorio di Vigevano , e 
perciò condannò questa comunità a pagare ottocento scudi 
d' oro , per il che fu costretta vendere le case del borgo 
della Costiera, che le spettavano (i). 

Già da qualche anno Galeazzo II sentendosi indebolito 
di salute, ed annojato dalle care del governo avea rimesso 
la sua autorità in mano di suo figlio Gian Galeazzo conte 
di Virtù , riservandosi tuttavia il supremo dominio , ed il 
titolo di signore generale sopra tutte le città a lui soggette. 
Finalmente terminò i suoi giorni nel dì 4 agosto 1378. 
Poco si dolsero di sua morte i sudditi , poiché troppo 
aggravati di tributi per le molte guerre da esso intraprese 
e perchè anche negli ultimi suoi anni divenuto avaro , e 
non pagando i soldati fu cagione , che seguissero furti , e 
rapine ^^). Fu però anch' egli magnifico , e grandioso nelle 
fabbriche , sebbene tutto facesse a spese dei sudditi con 
imporre loro gravissime tasse. Oltre al bellissimo ponte 
sopra il Ticino , che ancora si vede , ha fatto fabbricare in 
Pavia un fortissimo castello, ed un superbo palazzo, che in 
quei tempi poteva pareggiare qualunque altra reggia (3). 
Di pili per ristorare quella città afflitta dalle guerre passate 
fondò ivi un' illustre università nelF anno 1361 obbligando 
tutti i giovani studenti de' suoi stati a portarsi a quelle 



{K) Simone Dal Pozzo nel lil)i() (k-lla Descrizione generale — 
Bi'aml)illa Chiesa di Vigev. pag. \h(S. 

(2) Giiil. e Marat, all'anno 1378. 

(3) Decembrius Fitii Pliilippi Mariae Fieeeomilis — l't-traica lih. 
5, Epist. 1 ~ Giuiini all'anno 13«3 -— Laluada Uescri'Jone di MiL 
Ioni, k num, 176. pag. kVd e seg. 



— 153 — 

scuole , ove chiamò i più valenti professori in ogni genere 
di scienze, e di letteratura, come un Francesco de' Maggi 
di Vigevano, uomo assai colto, e professore di arte oratoria, 
un Emanuele Crisolora greco , un Pietro Filario di Candia 
fatto poi cardinale , e quindi papa , e un Petrarca tanto 
celebre nella poesia, che meritò la corona d'alloro (^). Si ò 
preteso da taluni, che questa università divenuta poi tanto 
famosa in Europa sia stata fondata da Carlo Magno , il 
quale vedendo la barbarie, e la estrema ignoranza de' suoi 
tempi, in cui riputa vasi per uomo dotto chi sapeva leggere 
e scrivere , ed intendere il latino , abbia mandato a Pavia 
Gioanni Albino monaco Scozzese celebre grammatico, acciò 
colà instruisse la gioventù nelle liberali discipline {^). Ciò 
nuli' altro proverebbe se non che vi fu sino d' allora una 
scuola in Pavia , ma non una formale università , la quale , 
come ce lo addita lo stesso nome , non un sol precettore , 
ma richiede maestri di tutte le scienze (^). 

Per ciò , che riguarda Vigevano non trovo in questi 
tempi altra memoria , se non che Galeazzo Visconte ordinò 
di riparare , e ben munire in essa le fortificazioni , e le 
mura , e i due castelli , come appare da alcune sue lettere 
scritte sotto li 16 marzo 1368 , e registrate nell' antico 
volume degli statuti , dove si leggono le seguenti parole 
— Pro ìaboreriis fortalitìorum , et munitionibus terrcB , et 
castrorum nostrormn Vlglevani — Dalla data di queste 
lettere , si vede , che il Sacchetti ha preso un equivoco 
nell'attribuirle a suo figlio Gian Galeazzo ; poiché nell'anno 
1368 egli era figlio di famiglia, nò ancora investito da 
suo padre del governo degli stati , in conseguenza non 
potevasi ancora chiamare padrone , e signore di Vige- 

(1) Giiil. e Murator. udranno 13GI — Petrus Azariiis loc, cit. cap. 
ih — Jacubi Paioclii Syllalus lectorum studìi Ticiiie/isia pag. 138. 

(2) Gattus De gynuuisio Ticincnsì. 
(3j Vedi il Gap. V. di quesT opera. 



— 154 — 

vano (1). Morto Galeazzo Visconte il di lui figlio conte di 
Xh'tii ottenne tosto da Venceslao imperatore la conferma 
del vicariato imperiale di tutte le provincie, e degli stati, che 
prima erano governati da suo padre. Le città , e i luoghi 
principali, che cadono sotto il vicariato imperiale nominati 
nel diploma sono Pavia , Alessandria , Bobhio , Asti , Alba 
Valenza, Novara, Vigevano (^). La doppiezza, T ingordigia 
e r ambizione formavano il carattere di questo principe 
carattere , che si scoprì dappoi principalmente nel tradi- 
mento da esso ordito con arte la più fina, e malvagia 
contro Barnal)ò Visconte suo zio air oggetto di usurpare i 
di lui stati, e farsi solo padrone. Per meglio tener nascoste 
le sue insidie ( benché padrone della metà di Milano ) stava 
sempre a Pavia. Davasi inoltre ad una maniera di vivere , 
che è la più efficace per ingannare altrui, cioè ad una vita 
divota , conversando sempre con religiosi , frequentando le 
chiese, facendo abbondanti elemosine, e mostrandosi alieno 
da ogni disegno di maggiormente ingrandirsi. Per questo 
suo bigottismo Barnabò il teneva per uomo da poco , e 
perciò nulla curavasi di lui. Ma Gian Galeazzo colse appunto 
questo tempo della non curanza dello zio per compiere 
il suo disegno. Fece egli pertanto sapere a Barnabò di 
voler passare alla visita della miracolasa immagine della 
Madonna di Varese per adempire un suo voto , e a questo 
oggetto partissi da Pavia ma con grosso accompagnamento 
delle sue guardie. Allorché fu non molto distante da 
Milano uscì anche Barnabò dalla porta Vercellina con 
poche guardie per incontrarlo: si abbracciarono, si bacia- 
rono , zio , e nipote , ed in questo mentre tro vessi Barnabò 
circondato dalle guardie di Gian Gaelazzo, e fatto prigione 



(1) Sacchetti / igcv. illusfr pni;. 15. 

(2) Du-Mont Codex diplomai, ad aii. 1380 — Giiiliiii allo stesso 
anno. 



— 155 — 

con due suoi figli. Gian Gaelazzo entrò tosto in mezzo 
alle acclamazioni del popolo in città , ne prese il possesso 
e restò unico padrone di tutti gli stati. Barnabò fu condotto 
nel castello di Trezzo , e morto di veleno venne seppellito 
in Milano nella chiesa di s. Gioanni in Conca, dove oggi 
ancora si vede la sua statua equestre (^). 



(1) Miirat. e Giiilin. all'anno 1585. 



156 — 



CAPO DECIMOPRIMO 



I>s&i ticiii|>l (li Ciian Galeazzo Vàii^coiite primo 
«luca (li Milano «ino alla morte di Filippo 
Maria ultimo di tale famig-lia, epoca della 
liSiertà milanese , di cui fu rettore , e capo 
Pietro Candido Decenìlirio di Tig^evano. 



^ s 



v'k X/appoichè Gì 



ppoichè Gian Galeazzo Visconte conte di Virtù ebbe 



>:.%fT~-'^^^ nelle sue mani Barnabò , consolidò, ed accrebbe 



^y^ in poco tempo la sua potenza in Lombardia. Tolse 
Verona ad Antonio della Scala ; con finti pretesti occupò 
anche Vicenza ; s' impadronì di Padova , di Trevigi , e di 
altre terre e castelli nel Bellunese ; acquistò Pisa per due- 
cento mila fiorini d' oro ; ebbe dai Sanesi la signorìa della 
loro città ; spogliò i marchesi Malaspina de' dominii che 
possedevano nella Lunigiana ; ottenne pure la signorìa di 
Perugia ; s' impossessò di Assisi , di Nocera , e di Spoleto , 
ed in Bologna fu egualmente acclamato per signore (^). 
Voglioso quindi d'illustrare la propria famiglia, e di rasso- 
dare vie meglio il suo potere col mezzo di alleanze colle 
prime case d' Europa diede in moglie Valentina sua unica 



(l; iVIuidlor. e Giiilm a'.T anno 1387, 1388, 1595, l'iOO. 



— 157 — 

figlia a Lodovico duca di Turrona conte di Valois e fratello 
di Carlo VI re di Francia, con assegnarle in dote, oltre il 
contado d'Asti, ed altre terre del Piemonte, duecento mila 
fiorini d'oro, ed il diritto di succedere in tutti gli stati del 
padre, qualora questi venisse a morte senza prole maschile. 
Nel giorno di s. Giovanni alli 24 di giugno 1389 partì l'au- 
gusta sposa da Milano con grandissimo corteggio di nobili 
Lombardi , e con un corredo degno di una regina. Il Corio 
nella terza parte della sua storia fa menzione di Filippone 
Colli di Vigevano , la cui moglie Catterina de' Maineri si 
legge nominata per la prima dama d' onore fra quelle , che 
andarono ad accompagnare Valentina a Parigi (i). 

Non contento di questo Gian Galeazzo si procurò ancora, 
mediante una certa somma di denaro , da Venceslao re dei 
Romani l'autorevole dignità di duca di Milano; e l'investitura 
a titolo di feudo della contea di Pavia, di Novara, di Ales- 
sandria , di Tortona , di Piacenza , di Reggio , di Verona , 
di Vicenza , di F'eltre , di Belluno , di Carrara , e di altre 
molte città e terre da lui possedute , e dipendenti dall'im- 
pero. A quest' effetto da un commissario di Venceslao fu in 
Milano con gran pompa fregiato del manto . e delle altre 
insegne ducali, funzione, che venne festeggiata con son- 
tuosissimi conviti , con giostre , con tornei , e con altri 
pubblici divertimenti (^). Dopo tante fortune ebbe pure la 
consolazione di avere due figli, al primo de'quali fu imposto 
il nome di Giovanni Maria, al secondo di Filippo Maria, ma 
questi furono nella politica e nella fortuna ben degeneri , 
e diversi dal padre, come il vedremo in appresso. 



(l) Corio Storia di !\liltiiio pari. 3 — Sar.clicUi / ii^cv. illtisfr. 
pag. 105 — Ben\eniito da s. Giorgio Cronaca del Monferrato loiu. 
23 — Rer. Italie. Giiiliii. e Miirator. all'anno 1389. 

{1) Annalcs /nediola/i. ad aii. 1395 — Colio Storia di HJilano — 
Latuada Descrizione di Milano tom. h, pag. 533, Giiil. e iMiiuilor. 
all'anno 1395. 



— 158 — 

La potenza del nuovo duca, la quale a passi di gigante 
andava sempre più crescendo, cominciò a mettere in appren- 
sione i Fiorentini, e molti altri signori, e principi d'Italia, 
i quali perciò si unirono in lega per reprimere le ambiziose 
di lui mire. Ma andarono a vano i loro sforzi, poiché furono 
in varii incontri sconfitti, cosicché laddove diminuire si 
accrebbe il potere del Visconte. Scrive il Nubilonio , che 
egli incominciasse per il primo ad adoperare in questi tempi 
la bombarda , nuovo modo di espugnare le fortezze ( i). 
Ma mentre Gian Galeazzo trovavasi in sì alto grado di 
gloria, e di potenza, la morte, che lo colpì in Marignano 
nel giorno 3 di settembre 1402, liberò l'Italia dall'imminente 
pericolo di perdere la sua libertà , e di passare tutta sotto 
il di lui dominio. Era questo principe uomo di gran mente, 
scaltro, magnanimo, clemente e insignie per le sue conquiste ; 
e se maggior tempo fosse vissuto, le disposizioni sue cer- 
tamente erano tali da estendere più oltre i confini del suo 
dominio , e da farsi incoronare re d' Italia. Fra le opere 
grandiose che egli intraprese merita speciale menzione il 
duomo di Milano, di cui pose la prima pietra. Dal testamento, 
e dai codicilli suoi si raccoglie, aver egli lasciato a Gian 
Maria suo primogenito il titolo di duca , e il dominio di 
Milano, Cremona, Como, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio, 
Bergamo, Brescia, Siena, Perugia e Bologna; a Filippo 
Maria secondogenito il titolo di conte colle signorìe di 
Pavia, Novara, Vercelli, Vigevano, Tortona, Alessandria, 
Verona, Vicenza, Feltro, Belluno, Bassano e Riviera di Trento. 
Ma siccome questi erano ancora in età minore, perciò lasciò 
la reggenza a Caterina sua moglie unitamente ad altri 
personaggi di riguardo, fra' quali annoverasi Francesco 
Barbavara di Gravellona nel contado di Vigevano uomo di 
somma prudenza, e poHtica ne' pubblici affari, che dichiarò 
tutore, e curatore dei suddetti giovani principi. Da questo 

(I) Cronaca dì 1'l^(\'iino pa-j;. h^K 



^ 159 — 

uomo celebre discendono gli atttuali Barbavara g*ià feuda- 
tarii di Gravellona (i). 

Il governo di Gian Galeazzo offì'e molte cose riraarclievoli 
per la nostra patria. Si ò di già osservato che Mgevano 
sino dall' XI secolo viveva colle proprie leggi , ed aveva i 
suoi statuti particolari. Ora questi nelF anno 1392 furono 
confermati da questo principe in qualità di vicario imperiale, 
come si vede nel volume degli antichi statuti scritti a 
mano in pergamena , e conservati ancora al giorno d* oggi 
neir archivio della città. Ubertino de Biffignandi , uomo in 
quei tempi assai perito nelle leggi , e cancelliere delle 
comunità fu nelPistesso anno incombenzato della pubblica- 
zione di tali statuti, i quali furono in seguito riformati, e 
stampati nelPanno 1532, quando Vigevano fu eretta in città 
dal duca Francesco II Sforza; e per ultimo dal dottore 
Egidio Sacchetti di nuovo ristampati nelFanno 1608 con 
r aggiunta di varii ordini del senato di Milano (^j. 

A questi tempi Vigevano passò sotto la signorìa e il 
dominio di Bianca di Savoia per donazione a lei fatta dallo 
stesso suo figlio Gian Galeazzo Visconte come vicario im- 
periale , mediante però V approvazione e consenso de' Vige- 
vanaschi, e salva la ragione delle regali immunità, onori, 
e privilegii stati accordati da' precedenti imperatori. Dimo- 
rando in Vigevano questa saggia principessa, fece ristaurarc 
la rocca ed il castello , come si rileva da una sua lettera 
delli 4 febbraio 1381 registrata nelF antico volume degli 
statuti , la quale così incomincia : Volentes , nt casfnfm , et 
rocca terre nostre Viglevctnì ^ cine reparatione ìndlgent ^ ut 
exj)edìt reaptentur etc.^ ed intraprese la rinnovazione dell'e- 
stimo generale delle case, dei fondi e del traffico ad oggetto 

{{) Giiilin e Mm-ator. .ili' anno 1^402 — Corio part. h. pag. OGG — 
Sacelielli Iiioi^ cit. ])ag. 8^, 85, 86. 

[1) Sacclu'lti Ino-, cit pa-,'. 8G. 90 ~ lìiamliilla CIticsa di fi be- 
vano pag. h. Vedi il Capo \\ e \,J1 di quest'Opera. 



— 160 — 

di ripartire i carichi secondo le rette massime della giustizia. 
Quest' augusta donna splendida, generosa e pia formava il 
lustro e r amore dei Vigevanasclii , e specialmente dei 
poveri, che tuttodì provavano gli effetti della di lei bene- 
ficenza (1). Gian Galeazzo nel prendere possesso di Vigevano 
dopo la morte della sullodata di lui madre , ordinò al suo 
vicario di non aggravare il comune per le spese da farsi 
nelle riparazioni della rocca inferiore , ossia rocca vecchia , 
come appare da una lettera del suddetto duca data in Pavia 
il 29 luglio 1399 e registrata nel volume degli antichi 
statuti del tenore seguente ; 

DUX MEDIOLANI , PAPI^ , ANGLERIJ^: , 
VIRTUTUMQUE COMES , AC PISARUM DOMINUS. 



Scrìpsenmt nobis commune , et homines istlus nostre 
terros Viglemni , quod in executìone nostrarum litterarum 
i^si iweceiìtum feci sii sul) certa ^ena , cinod infra certum 
tempus debeant fieri fecis se certam exj^ensam necessario fiendam 
in rocca inferiori terre predicte ; et quia ex;pensa ijpsa 
dicto communi , ut jtercepimus , non spectat , mandamus tibiy 
quatenus dictiim commune et homines causa jprmnissa , nec 
etiam jprecejìti iwedicti , nullatenus molestes , nec molestar i 
jpermittas : immo dictum tale p'ecejìtum totaliter revocare 
débeas , et hoc donec aliud habueris in mandatis. 
Datum Pajpie die 29 Julii 1399. 

(i; Saccheth rigev. Illii.Hr. pag \% Vi, 15 — Ingramo de dirti. 
Culli esscL duiuiiui de Plglfvaiw Bianca de Sahaudia per do natio ne m 
ci faclam ah rjus filio Joannt Galealio virlntìs eoniìte vicario impe- 
riali, ac domi no Mediolani refecil caslrum , cani rocca inferiori: et 
generale m pcregit bonoruin esliinum , ut onera aeque distrihuerentur: 
Erat antem valdc demens; heleenwsinas e suo palatio quotidic larga 
manu erogai a( ; alque oh id ah omnihus diligehatur. 



— 161 — 

Inoltre pubblicò varii decreti sulla riserva delle caccic 
ducali , fra le quali ò specialmente annoverata quella nella 
valle del Ticino presso Vigevano , proibendo sotto pene 
rigorose di prender cervi, caprioli, cignali, fagiani, pernici, 
lepri , ed ogni altra sorta di selvaggiume , e perfino le 
quaglie , proibizione alla quale mai non giunse né anche 
Barnabò suo zio (i). Finalmente 1' ultima cosa degna di 
rimarco si ò , che Gian Galeazzo Visconte poco dopo la 
morte di suo padre rilasciò in proprietà il porto del Ticino 
con le sue ragioni , e il dazio delle carni alla comunità , e 
al popolo di Vigevano a contemplazione della fedele servitù 
dal medesimo prestata a' suoi predecessori , e dei gravi 
danni sofferti nelle passate guerre , come si ricava dal 
privilegio, che originalmente si conserva neirarchivio della 
città in data delli 22 settembre 1378 , il quale comincia 
— Suj)2^licationem recej}ìmus j^ro parte comìmmìs, et Jioìnimtm 
terre nostre Vìglevani etc. (2) Nel tratto successivo la 
comunità di Vigevano ha venduto il suddetto porto al duca 
Francesco II Sforza con patto però espresso , che gli abi- 
tanti della città, e suo territorio potessero passare e ripassare 
sopra di esso colle loro bestie , carri , e bagagli senza 
pagamento di pedaggio, o dazio alcuno, come da istromento 
delli 17 giugno 1531 rogato Giuliano Pescina notaro di 
Milano (3). 

Alla morte di Gian Galeazzo la monarchia da lui con 
tante guerre e fatiche stabilita cominciò fortemente a 
crollare. Ben presto la discordia s' insinuò fra i reggenti 
dello stato. La troppa autorità, che si attribuiva il Barbavara 
unitissimo alla duchessa suscitò l' invidia, e Tambizione ne' 
colleghi ; crebbero quindi i disgusti , e i migliori consigli 



(1) antiqua ducurn Mediolaiii decreta pag, ihh, i52, 175, 19! 
207, 212, 222 — Giul. all'anno 1589, 1595. 
(2} Sacchelli Fìgev. ìLlustr. pag. 74 e Seg. 
(5) Brambilla Chiesa di /igevano pag. 26, 27. 

11 



— 162 — \ 

erano ben di rado abbracciati. Approffittarono di questa 
occasione i nemici dei Visconti per accrescere la loro 
potenza, e per vendicarsi dei ricevuti oltrag-gi. Già il papa 
collegato coi Fiorentini muove guerra ai Visconti per 
ricuperare le città dello stato ecclesiastico da questi 
usurpate. In Milano si eccita una fiera sedizione contro 
Francesco Barbavara , clic a stento si salva colla fuga. In 
quasi tutte^ le città del ducato si ridestano le dianzi 
addormentate fazioni dei Guelfi , e Ghibellini ; Cremona , 
Crema, Como, Brescia, ed altre città si ribellano; Facino 
Cane nativo del Piemonte , ed uno dei più esperti generali 
di quel tempo si fa signore d'Alessandria, e di altre terre, 
e in seguito viene per tre anni eletto governatore di 
Milano. In questa guisa i fratelli Visconti perdettero quasi 
del tutto i vasti loro stati non rimanendo loro , che solo 
due città Milano e Pavia , dove risiedevano , abbandonando 
nelle mani di Facino tutto il governo a riserva del puro 
titolo, e di una vana apparenza di duca {^). 

I Milanesi lungi dal compassionare lo stato , in cui 
trovavasi ridotto Gioanni Maria Visconte cercavano anzi 
il mezzo opportuno di liberarsi dal tirannico dominio di 
questo giovine principe , il quale s' era già tirato addosso 
r odio universale non tanto per le straordinarie gravezze 
imposte , quanto per la sua inudita crudeltà. Manteneva 
egli infatti dei fieri cani, e da essi faceva sbranar le persone 
a lui invise , e talvolta ancor per ispasso li aizzava contro 
chiunque per istrada incontrava. Presentatasi pertanto 
un' occasion favorevole ordissi contro di lui una congiura 
da varii nobili , e mentre esso passava dalla corte alla 
chiesa di s. Gottardo per udir la messa venne sorpreso dai 
congiurati , che con due ferite lo stesero morto a terra. 
Morì pure nello stesso giorno in Pavia Facino Cane suo 



(1) Marat, e Giul. all'anno 1^105, l^tO^, l/»00, l/t07, lUO 
Andreas de Eiliis Histor. lib. 9. 



— 163 — 

governatore , e protettore , che già da qualclic tempo colà 
trovavasi ammalato. La morte del fratello , e molto ])iù 
quella di Facino Cane richiamò per così dire in vita 
Filippo Maria Visconte , che perduto ogni suo dominio 
meschinamente stava in Pavia alla discrezione di esso 
Facino. Assunse egli tosto il titolo di duca di Milano , e 
quindi coli' appoggio delle milizie di Facino , che prose 
al suo soldo , entrato in Milano venne ivi acclamato per 
signore (i). 

Filippo Maria dopo di avere ben sistemato il regime 
interno della città di Milano , pensò a ricuperare tutto il 
dominio paterno , dichiarando ribelli , e nemici tutti coloro, 
che ne possedevano qualche porzione. Ricupera tosto la 
città di Bobbio , e invia il suo generale Filippo Arcelli ad 
impadronirsi di Piacenza ; prende le città di Alessandria , 
di Lodi, e di Como ; quindi spedisce le sue truppe alFassedìo 
di Trezzo sotto la condotta del Carmagnola uno dei primi 
generali di quel tempo , e se ne impadronisce ; occupa 
anche le città di Bergamo, e di Parma ; rientra nel possesso 
di Vercelli , e del suo contado ; e inoltre acquista Savona , 
Porto Venere , Asti , Bellinzona , e Domodossola ; e approf- 
fìttando delle discordie civili dei Genovesi , ottiene il 
dominio della loro città , già altre volte da' suoi avi 
signoreggiata {^). 

Mentre tali cose si agitavano in Lombardia, il pontefice 
Martino V imposto fine al famoso concilio di Costanza nel 
dì 16 di mag'gio 1418 si mise in cammino per tornare in 
Italia accompagnato da varii cardinali , e principi , e da 
gran folla di gente. Presa la strada di Torino si fermò due 
giorni in Vercelli ; poi passato a Novara, Vigevano, e Pavia 



(1) Andreas de Biliis Ilislur. lih, 2 — Corio Storia di DUlaiio — 
Murator. airaiiiio 1412 — Ginliu. all' ai.'no 1/|()8, 1409, \hi1. 

(2) Corio SLoria di Milano — Muralor. e Giuliii, all'anno ihih, 
1415, 1U6, ìhil, 1419, IVii, !/l22. 



I 



— 164 — 

nel quinto giorno di ottobre giunse a Milano, dove il duca 
Filippo Maria lo aveva invitato con gran premura , ed ivi 
fece la magnifica sua entrata (i). 

Nel passaggio del papa per Vigevano uscirono ad 
incontrarlo gli ecclesiastici tutti , ed un gran numero de' 
più ragguardevoli cittadini vagamente vestiti con drappi 
di color bianco , e porporino , fregiati in oro , e sparse le 
contrade di fiori , e di erbe odorose , al suono dei sacri 
bronzi, e di militari stromenti in mezzo alla gioja universale 
del popolo lo accompagnarono alla chiesa maggiore. Scrivo 
Simone dal Pozzo, e dopo di lui il Nubilonio, ed il Brambilla, 
che papa Martino V partendo da Vigevano per andare a 
Pavia sia passato , ove trovasi la chiesa detta di s. Maria 
inhis mneas, ed entrato colla mula sotto il portico avanti 
la detta chiesa, ed ivi appoggiata la mano alla porta abbia 
fatto orazione , e poi concesso a quelli , che andassero a 
visitare detta chiesa nei venerdì di marzo indulgenza e 
remissione dei loro peccati, come se andassero alla peregri- 
nazione di Terra santa. Questa chiesa comunemente chiamata 
la Madonna di sotto è assai antica , e fondata molto prima 
delPanno 1202, come appare da istromenti di questa data, ed 
è di gius patronato dell'antica e nobile famiglia Ardizzi (2). 

Si distingueva in questi tempi in Milano tra i letterati 
Uberto Decembrio di Vigevano , per opera del quale le 
belle lettere cominciarono a fiorire anche in Lombardia , e 
le scienze presero un nuovo lustro. Egli era delF antica , e 
nobile famiglia dei Decembrii, che secondo il padre Agostino 
della Porta ebbe origine dal principe Cimbro. — 

Unde et ab hoc Cimbro genus Decsmbria manat. 



(I) Curio Storia di JìliLuio — Andreas de Biliis. IJislcr. lib. 5, 
colum. 50 — Giulini all'ai). U08 — Nidjil. Cron. di f'ig. pag. /»7. 

(2; Simone Dal Pozzo nel Libro dell' estimo a fogl, C360, Cron. di 
Vige*,'aiio pag. hi — Brambilla Chiesa di Figevaiio pag. 3, cap. li, 
pag. 190, 191 — Sacchelti Figcv. illustr. pag. 85. 



— 165 — 

Questo Decembrio compose un' orazione per la venuta 
del pontefice Martino V a Milano , la quale si conserva 
nella bibilioteca Ambrosiana col titolo — In adventu 
Martini V jmntificis (^). Nella lingua greca egli ebbe per 
maestro il famoso Emanuele Crisolora , e fu il primo ad 
introdurre in Milano il buon gusto della letteratura greca. 
Da prima fu segretario di monsignor Pier Filargo da 
Candia , che fu poi papa Alessandro V , e poscia del duca 
Gioanni Maria Visconti. Visse lungamente in Milano , ed 
in Pavia, dove gli nacquero diversi figliuoli, e fra gli altri 
il celebre Pietro Candido, di cui avremo a parlare in seguito. 
Soffrì poi varie vicende , poiché essendo egli , come testé 
accennammo, segretario di Gioanni Maria, per avere voluto 
conciliare gli animi, e togliere le discordie, che esistevano 
tra il suddetto , e il Fratello Filippo Maria conte di Pavia , 
incorse nella disgrazia di Facino Cane , che lo fece metter 
prigione, e lo spogliò de' suoi beni. Morì in Triviglio, dove 
era podestà , nelP anno 1427. 11 suo cadavere fu trasportato 
in Milano , e deposto nelF atrio della basilica Ambrosiana , 
ove legge si la seguente iscrizione incisa in marmo : 

Forte necis pariter stratis curn corpore msrabris 
Hic locus ossa tsnet liberti inclusa Decembris; 
Iste ducis LiguTum secreta peregit , et urbis 
Platonica dederant translata volumina tarbis ; 
Argivi . ac Latis linguarum dogmate fultus ; 
Vigleyani natus , famosa est urbe sepultus. 
Non tamen extinxit sesvo raoTs omnia telo : 
Terrea pars terra cessit , pars optima casto. 
MGGGGIXYII. Die Veneris XXV Aprilis. 

Fra i molti scrittori , che fecero gli encomii di Uberto 
contasi r Argellati , che annovera molte sue opere , ninna 



(I) CocL Sig. nLiiu. 504. 



— 166 — 

però delle quali trovasi stampata , e queste sono poesie 
latine , trattati eli filosofia morale , e di politica , traduzioni 
dal greco , e specialmente quella dei libri di Platone , a 
cui diede V ultima mano Pietro Candido di lui figlio. Il 
Sacchetti parlando delle casate di Vigevano dice , che fu 
Pietro Candido , di una famiglia diversa da quella dei 
Decembrii , e in conseguenza , che nulla abbia a che fare 
con Uberto Deccmbrio (^). Ma con sua pace egli ha preso 
uu errore grossolano , poiché Uberto Decembrio era padre 
di Pietro Candido , come quest' ultimo lo afferma nella vita 
di Filippo Maria Visconte , dove cosi si esprime : Cactus 
fvAt ea tem2)estafe, et ì)onis onmìhis exutus Ultertus Beceniber 
(jenìtor meus Joannìs Mariae secimcll Mediolanensmm ducìs se- 
creta ri us ; nani cum henim suum cum Philij)j)o fratre conciliare 
cnperet, ìitteris a Facino intercejdis, custodiae immittitur (2). 
Che se da una parte figurava Uberto fra i letterati , 
niente meno brillava dall'altra fra i politici, ed i diplomatici 
Abramo Ardizzi di Vigevano vescovo di Sinigaglia , e 
cardinale (3). Era egli famigliare del duca Filippo Maria 
Msconte , da cui fu creato governatore di Alessandria , e 
poi più volte spedito in qualità di ambasciatore presso il 
re di Francia, e presso il re di Napoli, Renato duca d' Angiò 

il' ìì'^cwino llluslrnlo p;ig. 7. 

('i) Di (jticsto Uberto iJecenjbrio d-jUissimo nello lettere greche e 
Ialine ne paila il Nubiloiiio Cronaca di J igcvano pag. o^'t — il 
Sacelietti /^rgcva/io illustr. pag. 106 e seg. — Joannes Albertus 
Fabricius Bihliotheca latina lucdii nevi in liiter. D. Ioni. 2, j^ig. hi. 
Lazzaro Cotta Museo Novarese nnni. 409 — Tiraboscbi Storia della 
letteratura italiana tom. C, part. 2, pag. 734 — Leandro Alberti 
Descrizione d' Italia pag. hh^ — Joannes Jacobus Frisius Dibliolheca 
riìilosopìioruni — Giulin. all'anno l'i 18. 

(5) 11 nostro autore appoggiato all'isciizione, che più sotto l'iporta, 
qualifica Abramo Ardizzi vescovo e cardinale, non riflettendo, che nn 
tale monumento è quasi posteriore di due secoli, e non concorda 
d'altronde colla storia dei tempi. Gli Edit, 



— 167 — 

e conte di Provenza , da cni ebbe in dono il castello , e la 
terra di Colonella negli Abruzzi , come appare da un ono- 
nfico diploma registrato dal cancelliere Simone dal Pozzo 
nel liì)ro della descrizione generale dei leni pag. 608 610, elio 
ancora si conserva nelF archivio della città. Morto Filippo 
Maria , continuò ad essere in gran credito anche presso il 
conte Francesco Sforza per la sua integrità , e prudenza 
nelle cose civili , e godendo la confidenza del medesimo , 
ed insieme 1' amore de' suoi concittadini , eg*li fu quello , 
che dopo un lungo, ed ostinato assedio concertò con ampio 
mandato del consiglio generale di Vigevano la capitolazione 
della resa del borg^o e del castello con il suddetto conte 
Francesco Sforza {}), Il cardinale Abramo era figlio d' An- 
tonio Ardizzi che nelP anno 1424 fabbricò su di un suo 
fondo la piccola chiesa di s. Maria Maddalena dotata poi 
dal figlio Abramo di beni stabili, di paramenti, di campana, 
e di molte preziose reliquie serbate in un nicchio del muro 
a mano dritta deir altare, sovra cui vi è posta un'iscrizione 
riportata anche dal Brambilla, che e del tenor seguente : 

D. 0. M. 
Rélig. sane. crnc. Domini nostri Jesii Cristi, et Sanctorum 
Lazzari , 31ar€imini , Paulini , M. Majdalenae , B. Rosae , et 
ex lajndihus locorimi asceìisioìiis Bominicae, montis Calvarii, 
assum/ptionis , et sejmlcri B. M. V. 'j)er noi. Ahraliam^ 
Ardicium S. R. E. cardinalem er e iv itale SenogaUia , cujus 
fuit Ejìiscoims , Viglevanum j[)atriam suani allatis. 

Anno cioccccxL. 

Anton in s Ardicins alnejìos. P. P. 

Anno cioiocvi Idibus Junii f'^). 



(I) Brambilla Chiesa di Vigev. pag. 87 — Sncclielti J'igcv. illusir. 
pag. 83 e seg. — Nubi Ionio Cronaca di Figci'ano pag. 33i) e scg. — ■ 
Pieiiia Descrizione dilla Loinìard. [)ag. 150 — Simone Dal Pozzo, 
Libro (Iella descrizione ^cnei-alc de beni /bgl. 008, 010. 

(2} Sci'ivono il Sjcuìic:[l! ed il Niihilouio, clic Àbramo ed Anlouio 



— 168 — 

Gelosa la repubblica Veneta dei rapidi progressi di 
Filippo Maria Visconte , clie crescendo viemaggiormentc in 
j)otenza già macchinava d'ingojare molti altri stati d'Italia, 
strinse lega coi Fiorentini , e con diversi altri principi 
italiani onde opporsi agli ambiziosi di lui disegni. Creato 
pertanto capitano generale dei collegati il Carmagnola , 
che a motivo di varii torti ricevuti aveva abbandonato il 
servigio del duca di Milano , si volse prima di tutto 
air acquisto di Brescia , che tosto gli si arrese , e quindi 
raggiunto nei contorni di Maclò V esercito del Visconte 
gli diede una fìerissima rotta. Tali disastri , e molto più la 
notizia ricevuta , che i marchesi di Mantova , di Ferrara , 
di Monferrato , ed il duca di Savoia eransi anch' essi uniti 
alla lega, e che Genova erasi ribellata, abbattei ono si 
fattamente l'animo di Filippo Maria, che omai già credevasi 
all'ultima mina ( i). 

Circa a questi tempi, cioè nell' anno 1422, cominciarono 
per la prima volta a farsi vedere in Italia ^ Cingani , o 
Zingari, che dicevano di avere per patria l'Egitto raccon- 
tando molte favole intorno alla loro origine. Questa genìa 
sucida, ed orrida d'aspetto spacciavasi d'indovinare il futuro 
e intanto viveva di ladronecci. Si videro questi anche in 
Vigevano far circolo sulle piazze, dare la buona ventura, e 



Ardizzi fondatoli della ^iiddettn cliiesa erano fratelli. All'incontro il 
Biambilla alferma, che Antonio era padre del suUodato Abramo, 
Sembra però che si debba a buon diritto preferire l'autorità del 
Eranibilla, siccome quegli, che appoggia la sua opinione a documenti 
da lui esaminati. — Brambilla luo}^. cit. pag. 87 — Sacchetti luog. 
cit. pag. 85 — ISubilonio luog. cit. pag. 539 e seg. 

La suddetta chiesa di s. Maria Maddalena, di già esistente sull'an- 
golo , che dalla contrada detta di s. Maria Maddalena conduce alla 
piazza, è stata distrutta in seguito all'abolizione generale delle confra- 
ternite seguita nel 1801, come ;d)biamo altrove notato. Gli Edit. 

(I) Giul. e Murat. all'anno iA26, Uf35. 



— 169 — 

predire grandi cose air attonita incauta plebe , die poi 
piangeva la perdita dei polli , delle vesti , e del denaro. 
Emanarono in molti luoghi ordini rigorosi contro questi 
ciurmatori , che vivevano d' ozio , e di rapine , ma non fu 
possibile di totalmente estirparli , e ancora al di d' oggi 
ne dura la semenza in Italia ( ^). Che se fu incomoda la 
venuta dei Zingari in Italia , molta più luttuosa , e fatale 
fu la successiva irruzione delle locuste , dette gamie , che 
neir anno 1440 invasero la Lombardia in si prodigiosa 
moltitudine , che disertando coli' edace morso le campagne 
tutte minacciavano una universale carestia. E perchè 
questi perniciosi insetti venivano in gran parte distrutti 
dagli storni ghiotti di una tal esca, perciò i consoli di 
Vigevano fecero pubblicare un bando, col quale si proibiva 
a chiunque sotto una severa pena di prendere questi 
uccelli. Inoltre vennero assegnati soldi 3 per ogni stajo 
che venisse consegnato delle dette locuste , che poi si 
seppellivano in un pozzo del castello , come si ricava dallo 
statuto vecchio , cap. 158 fogl. 18 nelle seguenti parole : 
Item statutiim est, quoà quaelibet ^persona, qiiae consignaverit 
commMnì Viglevanì GALUREAS , habeat 2)to quolihet starlo 
soldos tres, et sic prò rata {^). Anche prima di quesf epoca 
cioè neir anno 1364 furono desolate le campagne d' Italia 
da un nembo prodigioso di locuste , proveniente come 
crede vasi dalla Ungheria , per quanto ne scrissero Pietro 
Azario testimonio di vista, il Rossi, e molti altri scrittori [^). 
Ridotto il duca di Milano al miserabile stato di sopra 



(1) Simone Dal Pozzo nella storia M. S. di Vigevano — Murator. 
all'anno 14^2. 

(2) Brambilla Chiesa dì Vigevano pag. 52, e nelle note manoscritte 
dello stesso autore possedute dalla di Ini famiglia. 

(3) Petrus Azarius C/ironico/i d(i rebus gc.stis prìncipiim Ficecomìt. 
cap. 14, pag. 4 IH e seg. — • Rossius Clironicon. ad ann. 1364 — 
Giulin. e Murat. all'anno 130^. 



— 170 — 

accennato implorò soccorso dal conte Francesco Sforza ^ il 
più prode , e valente condottiero d' armi della sua età , cui 
tuttoclie avesse dato in moglie V unica sua fig-lia Bianca 
Maria , e dichiarato successore ed erede di tutti i suoi 
«tati , già da gran tempo , o per invidia dei cortigiani , o 
per una certa qual gelosia , non cessava di perseguitare 
in varii modi. Ma non eÌ3be tempo di prevalersi del di lui 
valido soccorso , poiché colto non molto dopo dalla morte 
cessò di vivere nel giorno 7 di agosto dell' anno 1447 nel 
castello di porta Giovia in Milano {^). Fu questo principe 
magnifico , e grandioso nelle fabbriche che intraprese : 
fortificò il castello di Milano ; circondò il borgo di Pizzi- 
ghettone di mura inespugnabili , fabbricò nel castello di 
Vigevano un elegante , e magnifico palazzo d' amenissimo 
prospetto , come ne attesta il Candido nella di lui vita 
colle seguenti parole: Am^jliorìs 2)roeferea Jucunditatis clomiim 
in Viijlevani oj^pido erexit , ex cujus specidis ])er ampia 
milaniiìi spatìa deoechis circumspiceret undUiue patentes , et 
mibiectas camporum amoenitates. Fece inoltre costrurre diversi 
condotti d' acqua assai grandiosi per comodo della naviga- 
zione , ed aggiunge il citato Candido , che ne aveva 
meditato uno onde condurre le acque per mezzo di conche 
con mirabil arte congeg^nate da Abbiategrasso a Vigevano, 
il di cui territorio è molto più elevato , e prominente — 
Medltatus est et acpime rimtm per (piieni al) Ali) late ad Vigle- 
'caniim usfpue siivsiun 'ceheretur , aqìiis altiora scandentlhis , 
Qìiachinanmi arte, quas conchas appellant (2). 

Questo tratto di singolare predilezione del duca verso 
Vigevano , reso vano per la di lui prematura morte , era 
stato preceduto da un altro benefico decreto , con cui 
esimeva lo stesso comune da una tassa , che si pagava 



(l) Giulini all'an. 1^147. 

(^2) Petrus Candidiis Decctiibiius l'ila Pliilippi Maiiac P ìcccomitìs 
cMp. 3b •— Giubili alleni. ni20. 



— 171 — 

per la riparazione del castello , come si rileva da sue 
lettere > delli 8 giugno 1419 registrate nel volume degli 
antichi statuti (i). 

Finalmente egli è pure sotto gli auspicii di questo pio , 
e generoso principe , che venne fondato il convento di 
s. Pietro Martire. Una tal fondazione ebbe luogo due anni 
prima , che egli morisse , cioè nel anno 1445 , in cui i 
Vig-evanaschi mossi dalla fama di santità , e di dottrina , 
che di giorno in giorno andavasi sempre piii acquistando 
r ordine religioso di s. Domenico , presero la risoluzione di 
erigere a favore di questo istituto un convenevole convento, 
ed una chiesa. A questo effetto supplicarono il duca , per 
averne la permissione , ed ebbero un rescritto favorevole , 
che incomincia : Inter caetera eci libenter am])Iectentes etc. 
del dì 21 maggio di queir anno , contemporaneamente 
inoltrarono allo stesso oggetto le loro istanze al pontefice 
Eugenio IV , il quale aderì pure ai loro voti , come consta 
da un breve apostolico indirizzato al prevosto di s. Ambrogio 
Danielle Ardizzi : Piìs fidelhtm votìs etc. Ottenute così le 
debite facoltà dalle podestà ecclesiastica, e civile, ed avuto 
il terreno opportuno nella regione di Costa da Ambrogio 
Morselli Zenini , da Ferrino Grafagnini , e da Simone Della 
Porta , come appare da istrumento rogato Tommaso de' 
Maggi delli 10 luglio 1445 si diede tosto principio alla 
fabbrica del convento , e di un' ampia chiesa sotto il titolo 
di s. Pietro Martire. Scrive il Brambilla sull' asserzione del 
canceUiere. Dal Pozzo , che tanto era T impegno del popolo 
per la pronta erezione di questa fabbrica , che essendosi 
fatta a questo oggetto nella valle del Ticino una fornace , 
le donne istesse , ed i fanciulli accorrevano ivi in folla , 
onde trasportarne il materiale. Nò la cosa può essere 
altrimenti , giacche sappiamo , che nel primo di novembre 
1446, vale a dire neiranno seguente, i religiosi Domenicani 



(I) SacclicUi f ì'gcw ìllaslr. png. [fi. 



— 172 — 

presero soleimemeiite possesso del convento, e della chiesa 
con intervento del prevosto di s. Ambrogio , del clero 
secolare , dei religiosi minori di s. Francesco , e di un 
numeroso popolo , che esultante assistette alla solenne 
funzione ( ^ì. 

Alla morte di Filippo Maria si eccitarono ovunque forti 
sedizioni , e una gran parte della Lombardia prese le armi. 
Il popolo di Milano specialmente troppo stanco, e disgustato 
del gravoso dominio del defunto duca, e credutosi d'altronde 
in diritto di eleggersi quella forma di governo , che più 
gli piacesse per essersi estinta in Filippo Maria la linea 
maschile dei Visconti, incominciò a gridare viva la libertà , 
e spianato dai fondamenti il castello prese la risoluzione di 
reggersi a repubblica, creando di questa direttore, e capo 
Pietro Candido di Vigevano, uomo della più alta riputazione, 
gran politico , ed il primo letterato de' suoi tempi. Como , 
Alessandria e Novara si associarono alla repubblica Milanese. 
Pavia si rimise in libertà senza però voler dipendere da 
Milano. Parma, e Tortona si mostrarono anch'esse inclinate 
allo stesso partito (2). 

Il popolo di Vigevano vago anch' esso di ricuperare 
r antica sua libertà ad esempio delle altre città si eresse 



(1) Questo convento celebre per aver dato alla Cliiesa molti vescovi, 
\\\\ cai'dinale nella persona di Arcangelo Bianchi, un papa in Pio V, 
e àwG santi nel suddetto sommo pontefice , e nel b. Matteo Carieri 
venne soppresso co! reale decreto 8 giugno 1803. Nella chiesa fu 
ti-asferita la parocchia di s. Cristofaro; ed il convento, dedotto il 
braccio contiguo alla detta chiesa, e posto a diritta dello scalone, 
che venne assegnato per abitazione del pu'oco, il restante fu adattato 
per uso del tribunale di prima istanza, della giudicatura di pace, e 
degli ufficii del registro e delle ipoteche. Gli Edit. 

(2) Simonetta De rebus gestis Fraiicisci Sfortiic. — Corio Slor, di 
Alilano. — Petrus Candidus Fila Pìiilippi Marice f^icccomitis. — 
Lutuada Descrizione di lUil. tom ft, num. 176, pag li50 e seg. 



— ÌT3 — 

di nuovo in repubblica ; e per avere un appoggio onde 
sostenersi al bisogno cercò di unirsi in confederazione con 
quella di Milano. A tal fine spedì colà per suoi ambasciatori 
muniti di ampio potere Agostino de' Biffignandi , Galeazzo , 
e Francesco Colli , Ubertino Ferrari , Francesco Silva , 
Jacopo Maggio , Stefano de' Ridolfi , e Gioanni Rolando 
de' Valerli (i). 

Si concertarono pertanto di comune consenso i capitoli 
del trattato di alleanza , che poi furono ridotti in pubblico 
istromento rogato da Lorenzo Martignone notare di Milano 
ai 4 ottobre 1447. Questi tuttora si conservano in forma 
autentica nell' archivio della città , e trovansi anche regi- 
strati per intiero nel codice degli antichi statuti di Vigevano 
ai fog. 94 e seg. , 98 e seg. , e i principali, e più importanti 
di essi erano , che i Vigevanaschi dovessero essere a parte 
di tutti gli onori , grazie , beneficii , e privilegii proprii de' 
Milanesi, che il castellacelo antico, ossia il castello maggiore 
della città con tutti i forti , e le munizioni restasse in 
potere della comunità di Vigevano , che venendo mossa 
guerra ai Vigevanaschi fosse^ obbligata la comunità di 
Milano a soccorrerla , e difenderla con tutte le sue forze , 
che tra il porto di Parasacco , e quello di Trecate non vi 
potesse esistere alcun altro porto , eccetto quello di Vige- 
vano , che non fosse lecito tenere alcun ufficiale su questo 
porto , se non in tempo di peste , o di guerra , nel qual 
caso spettasse alla comunità dì Milano V eleggerlo , e il 
mantenerlo , che fosse permesso alla comunità di Mgevano 
di estrarre acque dal Ticino a proprio uso, e a suo piacere 
senza pagamento alcuno , che si potessero liberamente , e 
senza alcun carico di dazii, o gabelle, introdurre nel borgo 
vettovaglie d' ogni sorta ad uso deg*li abitanti , che il sale 
si dovesse vendere in Vigevano della stessa qualità , e al 
prezzo , che si vendeva in Milano , con che però non 



(I) SacchcUi rigci\ illusir. pag. 103, 107, 11^, 127, 132, J5G. 



— 174 — 

eccedesse lire tre per ogni staio , che in Vigevano , e nel 
suo territorio non si potesse assegnare alcun alloggiamento 
di soldati , né imporsi alcuna tassa o contribuzione contro 
la volontà del comune , che per il correspettivo di quanto 
nei suddetti articoli veniva accordato dalla città di Milano, 
fosse tenuta Vigevano di pagare ogni anno alla medesima 
mille e duecento ducati d' oro , e finalmente che per i 
suddetti capitoli non s' intendesse in alcun modo derogato 
agli antichi privilegii concessi dagT imperatori , e re al 
comune, e agli abitanti di Vigevano, ed alle ragioni dell'im- 
pero romano ( ^). 

Il conte Francesco Sforza udita la morte di Filippo 
Maria , e quasi contemporaneamente V insurrezione del 
popolo milanese , e di quasi tutta la Lombardia , prese il 
partito d' impiegare quelle armi , che già aveva radunate 
in soccorso dello suocero per mettersi in possesso degli 
stati del medesimo , dei quali era già stato nominato erede 
(2). A tale oggetto mosse tosto l'esercito contro s. Colom- 
bano, che in breve se gli arrese, e quasi nello stesso tempo 
assunse il titolo di conte di Pavia, città che volontariamente 
a lui si assoggettò per così esimersi dall' odiato dominio 
de' Milanesi. Trovò lo Sforza in questa città denari , gioie , 
e gran copia d' attrezzi militari , coi quali mezzi gli fu 
facile di continuare le meditate sue intraprese. Si portò 
pertanto all' assedio di Piacenza , e impadronitosene dopo 
un fiero assalto, le fece dare un orrido sacco. Caravaggio, 



(1) Sacchetli Figev. illuslr. pag. CG e segii. 

(2) 11 mal animo del duca Filippo Maria vei-so il conte Francesco 
andò lant' oltre, che, ad esclusione di Cremona ceduta in piena 
sovranità a Ijianca sua figlia, instituì erede di tutti i suoi stati Alfonso 
re d'Aragona, e delle due Sicilie — Muiat. e Giulin. all'an. 1447. 
Conviene, che il nostro storico non abbia avvertito ad una tale 
disposizione, poiché anche sopra alla pag. 108 dice, che lo Sforza era 
sialo dichiaralo successore ed ercde^ Gli Edit. 



— 175 — 

Bergamo , e Brescia con altre città , e castelli gli presen- 
tarono le chiavi. Dopo sì fausti avvenimenti passato il 
Ticino si portò nelle vicinanze eli Vigevano , la quale , 
vedendo già sottomessa al conte tutta la Lomellina , e 
d' altronde forte il partito ghibellino , licenziò il presidio di 
Torinesi poco prima assoldato , e se gli rese , non senza 
speranza però di ricuperare a tempo migliore la libertà. 
Suir esempio dei Vigevanaschi anche quei di Galliate 
spediti alcuni legati neiraccampamento di Francesco, come 
riferisce il Simonetta, si sottomisero al di lui impero (^). 
Passò di poi lo Sforza a Novara , e nel dì 20 di dicembre 
quella città gli presentò le chiavi , il che pure fecero in 
seguito anche Alessandria , Tortona , e Parma. Rinforzato 
quindi V esercito da circa ottocento cavalli , che i fratelli 
Sanseverino gli condussero da Milano , fu facile al conte 
Francesco V occupare molte terre nelle vicinanze della 
stessa città di Milano, come Binasco, Abbiategrasso, Busto, 
Legnano , e Cantù. Oltre a questo soccorso ne ebbe un 
altro dallo stesso Francesco Piccinino gTan capitano , ma 
di fede greca , come il vedremo in seguito , il quale 
quantunque emulo dello Sforza , disgustato dal popolo 
Milanese passò al di lui servigio , unitamente a Jacopo suo 
fratello, con tre mila cavalli, e due mila fanti (2). 

Per così rapidi progressi del conte Francesco vedendo 
i Milanesi il grave pericolo, che loro sovrastava, implorarono 



(l) P iglebicnscs ìUin ciccto ex oppi do Tauriiuiisìiiin pracsìdio , 
qiiod non ìiiidlìs dntc dìebus accersi\?eranl , ulivo se se dcdidcniiit. 
Quoniìn cxcinpluiii inox Gnllcnscs seciiti niissis in castra legatis , 
Francìsci imperi uni subii e re — Si aio net la De ve.h. ^cst. Fra nei sci 
Sfortiac ad a un. [hh'^, Rer. Italie, tom. 21, pag. .^0/L 



'O 



Medìol. lib. 3, Annalcs Placent. toni. 'ZO, Rer. Italie. — Portaliqi|.i 
Storia della Lonielliiia «-np. 20, alTanno \hhl — IVIiiialor. allaniid 
1^48, \hh9. 



— 176 — 

soccorso, e assistenza non tanto dai vicini, come dai lontani 
principi , inviando legati a Federico III imperatore , a Carlo 
re di Francia, al re di Napoli, a Lodovico duca di Savoja, 
e perfino al popolo veneto ; anzi , se si deve prestar fede 
al Simonetta , ( autore però alquanto sospetto siccome 
panegirista dello Sforza ) per maggiormente interessarli in 
loro ajuto scrivevano ad essi , sotto la dettatura di Pietro 
Candido da Vigevano , delle lettere infamanti, e calunniose 
contro lo Sforza accusandolo di molti delitti per oscurare 
il di lui nome , e la di lui dignità , ed impegnarli così a 
muovere contro di lui le armi (i). 

Intanto dal popolo si commettevano in Milano non 
poche crudeltà contro di chi procurava o desiderava di 
dare la città allo Sforza. Tagliato fu il capo ad alcuni 
nobili , i Ghibellini spogliati dei loro beni furono cacciati 
dalla città , e andò tant' oltre V odio dei Milanesi contro 
dello Sforza , che pubblicamente dicevasi doversi tutto 
sacrificare anzi che averlo per signore, e che infine meglio 
era darsi al Turco , o al Demonio , che sottomettersi al di 
lui impero (^j. In tale situazione di cose il conte Francesco, 
che di già aveva occupata la maggior parte delle piazze 
della Lombardia , determinò di accostarsi colF esercito a 
Milano , e stringerla di blocco , onde obbligarla alla resa , 
e risparmiare così una maggiore effusione di sangue. Nel 
tempo stesso ordinò a Francesco Piccinino di porre Tassodio 
air insigne e forte terra di Monza , che stava ancor ferma 
nel partito dei Milanesi , ma il Piccinino , che dal campo 



(I) Cosi il Simonetta hiog. cit. pag. 498 — Praetcrea Mediolanciises 
ad Fcdcrìcuin IH ìnìpuralorem iinplorandae opis causa legatos 
iniltunt, ad Caiolum Fraiicoruni rcgeni . . . . et multa regibus, velut 
ab orìs Italiae loitgo ìfiten'allo renio tis, Pctro Candido Figlebiense 
dictante , ptr inipuram, ac ncfariam rerum narrationem summi viri 
dignitatcm polluere, multorumcpie criminum falso accusare conabantur. 

(2} Simuuctta liiog. cit. caj). 17. 



^ 177 — 

aveva mantenute scerete corrispondenze colla regg-enza di 
Milano, si levò allora la maschera, e in un con Jacopo di lui 
fratello , e colle forze che aveva sotto i suoi ordini consi- 
stenti in tre mila cavalli e mille fanti, s'unì alla guarnigione 
di Monza, da dove si portò in Milano, mentre erasi alquanto 
allontanato lo Sforza per dirigere V assedio di Marignano , 
terra che presto cadde in di lui potere {^). 

I Milanesi oltre air aver fatto dichiarare il Piccinino a 
loro favore s' adoperavano segretamente per distaccare dal 
partito del conte i popoli, e le città circonvicine. Vigevano 
infatti animata da Pietro Candido suo concittadino, regg^ente 
la repuhhlica di Milano , e più d' ogni altro impegnato a 
sostenere la libertà , alzò il vessillo della ribellione , alhi 
quale molto anche cooperò Agostino de' Biffignandi , uno 
degli ambasciatori che avevano stipulato la precedente 
lega , e confederazione , uomo di somma autorità presso i 
suoi concittadini, ed in particolar modo legato con Candido 
per ragion di sangue , e per amicizia. Aveva Vigevano in 
quei tempi un castello assai importante , ed una numerosa, 
armigera , e ricca popolazione , che la rendevano superiore 
a tutte le altre terre , e comuni della Lomellina. Molte 
volte infatti i Milanesi coir aiuto dei Vig^evanaschi avevano 
sottomessa la Lomellina tutta, e ponendo in fuga i Pavesi, 
e i Novaresi avevano conquistate molte delle loro terre. 
Ora eccitato questo popolo dal desiderio di libertà diede 
di piglio alle armi , disarmò il presidio , che custodiva il 
castello , ritenendo in ostaggio il comandante postovi dal 
conte , corse quindi ad atterrare la rocca vecchia , e per 
potersi meglio difendere chiamò in rinforzo un corpo di 
mille soldati Bresciani, e Milanesi de' più scelti, e valorosi, 
e gli accolse con tanto ardore , e trasporto d' animo , che 
tutti andavano a gara , per averne alcuni in casa , e 
mantenerli a proprie spese. Per maggior precauzione poi 



;i) Miirat. all'au. U'iO. 

12 



— 178 — 

relegarono a Milano i Colli , e g'ii Ardizzi insigni iamigli(*. 
del paese, e con essi i loro clienti di fazione Ghibellina, 
come quelli che non avevano approvata una tal ribellione , 
minacciando loro gravi pene se al più presto non fossero 
usciti dal comune (^). 

Intanto si moltiplicarono i rapporti tra Vigevano, e. la 
città di Milano , da che se la prima aveva bisogno dei 
Milanesi per sostenersi ,■ non premeva meno a questi di 
opporre allo Sforza nel castello di Vig-evaiio il più forte 
baluardo , che s' avessero nei contorni. Delle molte lettere 
però , che si saranno scritte in quest'occasione, una sola 
ne ho trovata registrata negli antichi statuti da Antonino 
de Gusberti pubblico notare alia pag\116, dalla quale 
appare avere i Vigevanaschi , per una parte intercetto 
alcune lettere delF inimico , ed allontanate dal Tesino le 
navi dei Pavesi , e dalF altra avere i Milanesi rilasciato al 
comune la contribuzione convenuta nel trattato d'alleanza, 
e dato speranza di -maggiori sussidii. La lettera ò molto 
interessante, tan-to più per essere segnata da P. Candido , 



(I) Cos'i il Simoiielta biog. cit. pag. I)''; 1 e sog. Sdlis rebus ^t-slls , 
f iglchicnscs vclcreiìi Mcdiolaiwiisiunt anùcìLÌani. sludìnniqiw. siculi , 
rcltuUi Fraiìcìscì pracsidc, ad ics dcscivcrant; inoxqnc luiiilcs circitcr 
ììiillc ex Oìniiì Mcdiolaiiciisium^ Bracìonoinnìrjue roborc ddeclos, tanto., 
ac talli communi arntoruiii ardore in oppiduni reccsserunt, ut ne/no pene 
fuei.'it, r/ui non ex his aliqucin penes se haberct, suoque sumplu alcre 
contenderet. Colles , Ardìliosque deindc , insignes ex oppido familia'i^ 
corumque clicntcs ex factìone Gibelliiia, quos et haberent suspectos , 
et eaiii rebrllionem aegre firentes animad\'erterent , Mcdiolanuin 

relegarunt , gravi indirla poena. nisi co (piani primuiii fransi issent 

f^'iglebiuni est in agro Papiensl oppiduin non longe posilum a fluniine 
Ticino, quod caelera omnia Lnmellinae oppida, alque munieipia tuiii 
munilione , tum populì inullitudinc anlccellit, eslque omnium in ca 
regione, eì aucloritalc et opibus primum. — ^ vdì pure il Nubilonio 
liiog. cit. pag. .559 e scg. — Corio Slor. di iMilan. part. 5 — Sacclielti 
Jiiog. cit. pag. 83 e scg, pag. 105 e seg. 



— 179 — 

ondo crediamo far cosa grata ai nostri lettori riportandola 
per iutiero. 

CAPITANEI , AC DEFENSORES LIBERTATIS 
ILLUSTRIS , ET EXCELS.^ OOMUMTATIS MEDIOLANI. 

D'dectl nostri, ìmidiaino molto la dilùjentia Jiavetl dernon- 
strata in riìandare le lettere de Zorzo Damiano. Et cosi ve 
con/ortiamo siati soUciti in siuiiU cosse et altre che concemeno 
el lene de (pi està illustre Commnnità , et rptale è comune con 
xìiy. Ne piace etiandio de la cura avete in cercliare de 
reuwvere (piede nate jjacese de la ripa vostra. Et se a nuij 
fosse possibile prtcedenie jjcr la ria d^ Arona , lo farianv) 
coluntera , ma non la cediamo ben corumoda al presiinte 
havendo bixogno de qvelle nave per transjmrtare la zente , 
che veneno al nostro sussidio. Per tanto vedeti de investigare 
ogni modo a vvg possibile insieme con V ajiito del dicto 
Zorzo , al rprale ^^rocedemo novo snbsidio , de cavalli et de 
fanti , et ogni dg gli provederemo secondo el bixogno. Confor- 
tandovi per liora non dubitati del passare del conte Erancesclio 
oltra Ticino perche non lo crediamo. Et pur (piando el 
passasse non sariemo negligenti ad attendere ali fatti vostri , 
et de li altri nostri amici, et benevoli. Et così faremo de le 
mv.nitione per vug recheste per defexa de qnelci terra come 
haveremo la comoditli. Et assai se maravegliarno ch'el Cornis- 
sario per nug mandato non sia ancora giunto li , al (piale 
havemo lassato la cura di avvisarne de tato quello intendeva 
a vvg essere qìiii necessario. Ve comendiamo anchora del 
aoiso ne dati de le lettere et salvi conditeti mandava messer 
Seva da corte cpiali haveti prexi. Confortandovi , ette nel 
avenire similmente studiati de prendere tali messi et lettere 
et mandarne esse lettere. Dat : Mediolani die j) rimo decembri s 
MCcccxLvni. Et acio che possiati meglio provedere a le neces- 
sitate , che l'e occoreno siamo contenti che de le entrate de 
quella terra quale smettono a (poesia Comunitate ve ne possiati 



— 180 ~ 

ad'mtare cossi in sjyendere in qvalche munizione , come etiam 
in conclncere (piaìchi fanti forasfieri j)er difexa de queììa 
terra. Dat. ut S. 

Signat : P. Candidus 

Sigiliat : sigillo Sancti AnìhrosiJ. 

L'inaspettata nuova della ribellione di Vigevano sconcertò 
non poco i disegni del conte Francesco , il quale sentendo 
die i Vigevanasclii rinforzati dai Milanesi mettevano a 
sacco , e a fuoco la Lomellina , e scorrevano fin quasi alle 
porte di Pavia, deliberò di tosto marciare colà colla maggior 
parte del suo esercito. Passato pertanto su di un ponte di 
barelle il Ticino a Parasacco si portò sotto alle mura di 
Vigevano, dove pure aveva ricliiamato Bartolomeo Colleone 
da Bergamo suo g^enerale con tutte le truppe , che erano 
stazionate nel Novarese , per far fronte al duca di Savoia 
alleato de' Milanesi. Cinse coll'esercito il comune, e disposte 
in più ordini le batterie , cominciò da un luogo eminente , 
detto V Estimo di Costa , ad attaccare il castello , e lo 
fulminò talmente colF artiglieria , che una grossa torre 
sfasciata cadde a terra , e riempì gran parte del fosso. Ma 
non si smarrirono per questo i prodi difensori , capi de' 
quali erano Jacopo da Rieti , Arrigo del Carretto . detto 
Uomo d'ccrme, e Ruggiero del Gallo, uomini di grand'animo 
e peritissimi nelP arte militare , i quali anzi deliberarono 
di difendersi fino all' ultimo sangue , giacche difhdando 
della clemenza del conte erano decisi di soffrire piuttosto 
qualunque disastro , che di ritornare alla sua obbedienza , 
tanto più che non erano privi di speranza di ricevere 
soccorso dai Milanesi. Il conte Francesco , che erasi lusin- 
gato d' impadronirsi in poco tempo , e con facilità del 
castello , vedendo che poco , o nulla giovava il continuo 
fuoco delle batterie, le di cui palle cadevano morte a terra 
per essere state dagli assediati ingegnosamente coperte 



— 181 — 

lo mura con una grande quantità di sacchi di lana , 
deliberò di dargli formai incnt e V assalto. 

Disposto a quest'oggetto Tescrcito, per vieppiù animare 
i soldati promise al primo , che entrasse nel castello il 
premio di cento ducati , al secondo di cinquanta , al terzo 
di venticinque , e quindi fece assalire per ogni parte la 
fortezza , credendosi in tal guisa di dividere V attenzione , 
e la forza del nemico , e venire più facilmente a capo del 
suo disegno. Sormontarono infatti arditamente i soldati 
gli argani , e di già avevano superate le fortificazioni 
esteriori, ma giunti sotto le mura del castello, furono dagli 
assediati ricevuti con una orribile tempesta di sassi , e 
gros'se travi , e caricati da un nembo di saette per modo 
che dovettero vergognosamente dar addietro , tuttoché 
rinnovassero per ben sette volte l'assalto. Non si perdettero 
con ciò di coraggio gli assalitori , che tentarono per 
r ottava volta V assalto, e con tant' impeto che mal avreb- 
bero potuto resistere i difensori stanchi dal lungo combattere 
e om-ai ridotti a piccol numero , se non fossero stati 
avventurosamente soccorsi da un invitto drappello di donne. 
Queste che durante la precedente azione, mai non avevano 
cessato di somministrare ai loro mariti , e figli le armi 
opportune di difesa , penetrate ora dalF estremo pericolo 
della patria , e guidate da Camilla Rodolfi imbrandirono 
le aste , vestirono le divise ancora fumanti del sangue dei 
feriti , e dei morti , e subentrate sulle mura in luogo di 
essi , combatterono quai soldati i più robusti , ed intrepidi , 
si che poterono respingere alcun poco i nemici , ma 
rinforzati questi da una nuova colonna sopraggiunta , e 
sostenuti al tempo stesso dall' artiglieria del campo riusci- 
rono finalmente a sormontare il bastione. xAiwiliti allora 
i difensori omai non ravvisavano altro scampo , che nella 
fuga , e già alcuni avevano voltate le spalle , quando 
percosso e da una donna, siccome ò credenza, il condottiero 
degli assalitori con un colpo di asta cadde giù stramazzone 



— 182 — 

dallo nuira. Un tale aYYeiiimcnto quanto riempì di spavento 
di scompig'lio i soldati dello Sforza , altrettanto rianimò 
gii assediati , che raccolto tutto il corag-g-io (pielli incal- 
zarono furiosamente, e giù precipitaronli dalle mura, 
gettando loro dietro e travi , e sassi , e calce viva , e 
quanto veniva loro alle mani. E così Vigevano mediante 
il soccorso delle donne riuscì a respingere F ottavo assalto 
dello Sforza. 

Vedendo il conte , clie dopo un attacco sì sangainoso 
( i otto ore continue sempre più fieramente difendevansi 
gli assediati , e già era perito un buon numero de^ suoi 
più valenti soldati , richiamò le truppe nel campo con 
proposito di rinnovare la battaglia n(d giorno seguente. 
Altronde i difensori ridotti a pochi , e ([uesti mal conci , 
e spossati dalle fatiche , e più ancora privi afFatto di 
vettovaglie avanti il tramontar del sole coli' opera del 
Salernitano generale del conte , e di Abramo Ardizzi di 
\ igevano , personaggio di g-ran credito , e di comune 
confidenza, cominciarono a trattare la resa, la quale venne 
conchiusa ad onorevoli condizioni. Sparsasi nel campo una 
tal notizia, la maggior parte dei capitani, e dei soldati, si 
levò a rumore riclamando il bottino di quel ricco castello 
ancor piccolo premio alla fatica , ed al sangue da es-^i 
sparso. Il conte perplesso , e fluttuante non sapea che 
risolvere , ma infine si attenne al parere di Bartolomeo 
Colleone , uno de' suoi più saggi , e valenti capitani , il 
quale opinava che si dovesse ratificare il trattato , e per 
la difficoltà deir espugnazione del castello , e per la fama 
che avrebbe acquistato di principe umano e generoso , 
fama la quale più che le armi gli avrebbe facilitato la 
strada al milanese impero. Pertanto nel giorno 3 di giugno 
1449 firmata la convenzione seguì la resa di Vigevano. 
Venuta la notte, molti dei soldati corsero per saccheggiare 
il castello , ma gli abitanti avvisati dal conte facilmente 
si difesero , massime che egli con minacele contribuì 



■-• 183 — 

efficacemente a richiamarli air ordine. Neil' antico volnme 
degli statuti di Vig.evaao- a .fogl. 196, e seg. si trovano 
per esteso inseriti: i' capitoli della resa. I principali, e più 
intei'essanti di essi 'sono : ohe restassero abolite tutte le 
condanne, e confische in qualunque modo seguite dall'anno 
1449 ili addietro , e fosse concessa un' amnistia generale a 
tutti quelli , che presero le armi , ed ebbero parte nella 
ribellione : che i Vigevanaschi potessero acquistare beni 
in qualunque parte del dominio presente , e futuro dello 
Sforza : che il sale da mandarsi a Vigevano dovesse 
essere della stessa qu-alità , che si vendeva a Milano , e 
non eccedesse il prezzo di lire tre per staio : che i panni 
fabbricati in Vig^evano , e gli stami da filare potessero 
liberamente condursi altrove per essere tinti , e ricandursi 
senza pagamento di dazio : che tutte le vettovaglie ad 
liso degli abitanti potessero introdursi da qualnnque parte 
del dominio del conte senza pagamento alcuno : che le 
acque nella valle del Ticino fossero tutte proprie della 
comunità, e fosse lecito alla medesima in qualunque tempo 
di estrarre dal detto fiume ad arbitrio canali d' acque per 
uso dei molini , e per irrig*azione dei prati : che nelle due 
fiere di s. Marco , e di s. Francesco potesse qualunque 
persona condurre a Vigevano , ed estrarre ogni genere di 
merci senza pagamento di dazio alctino : che i dazii 
dell' imbottato, della ferrarezza , della macina, del fieno, e 
qualunque altro venissero in perpetuo aboliti : che il 
comune non potesse esser ceduto ad alcun altro principe ^ 
podestà , persona , fuorché alla signora Bianca Maria 
Visconte Sforza, moglie di esso conte: e finalmente che 
tutti i privilegi concessi a Vigevano da'precedenti imperatori, 
vicarii dell' impero , o duchi di Milano dovessero essere 
mantenuti, e religiosamente osservati come per Taddietro ( i). 



(ì) Scicclielti Vigevano lluislrato pn^ 7't e seg: — Vengasi 1' Ap- 
pendice, (lo\x* bi liippoiluìiu per intiero li enpitoli della resa di Vigevano, 



-- 184 — 

Seguita la resa del castello il conte Francesco Sforza 
ricevette i Mgevanasclii con grande umanità , rilasciando 
loro la seguente lettera registrata nel volume degli antichi 
statuti , pag. 101 , conforme al convenuto nelF art. 7 del 
trattato. 

FRANCISCUS SFORTIA VICECOMES MARCHIO , PAPLE COMES , 

CREMON.E , PARM.E , PLACENTLE , NOVAUI.E 

ET DERTHON.E DOMINUS ETC. 



Volendo Terso lì liominl nostri de Viglevano usare Imma- 
n'iade , et clementia , ^^er tenore della ],)resente remetemo , et 
Jacemo liherale remissione alla corirduitii, et singolare persone 
di essa terra de Viglevano del delieto, et excesso de rebellione 
hanno commisso contra de N'ug , 'partendo dalla devotione 
nostra , et fedeltà a Nng debita , et adJierendo alti nostri 
Inimici , cioè alli Milanesi. 

Datvtn in nostro felici exercitu ajmd dictarn terram 
nostram Viglecani , die sexto Junij 1449. 

Signat. Cichns (^), 



(l) Sciivc il NnbiluMÌo_, siille traccie iWÌ C(jii(>, ( ht: tlofxj hi icsa 
del Ca&lcllo il conio Fiaiiccsco abììia faltu incarcerare dodici dei 
]>rincij)ali autori della libcliione, spogliata la comunità di Vigevano 
di lutti i suoi beni e redditi, e condannata a riedificare a sue spese 
Ja rocca veccliia poco prima dal popolo demolita. ]Ma ciò è falso, 
come evidentemente appare dal tenore dei capitoli di resa e dalia 
successiva lettera di amnistia generale; a menocbè non si voglia 
suj)porre, che il eonte Francesco contra il diritto delle genti abbia 
c(jlla pii^i nera perGdia violato la santità di un trattato, il che non è 
credibile, ed arfalto alieno dal suo carattere. 

In conferma dell'opinione del nostro stoiico rapporteremo altra 
lelLera ciicolare dello Sforza registrata nel libro degli antichi statuti 
ili la pagina 101. 



_ 185 — 

Questo duro , ed ostinato assedio sostenuto con tanto 
valore specialmente dalle donne , che sarà sempre memo - 
rabile , e glorioso nei fasti di Vigevano , e che per la sua 

FRAllClSCUS SFORTIA VICECOMES MARCIHO , PAPIÉ COMES, 
CBEMON E , PLACENTLE , NOVARITE ETC. DOMlNUi. 



Quamquam Viglevancnses oh clefectìonem , quam cantra JVos 
comrnìserunt , quae tameng non de conimuni óinniuni consensu , et 
voluntate , sed oh nonnulloruni nialignìtatc-ni , et iniquitatcni , suhse- 
quuta est , diynas sito errore poenas pati meruerunt , tamen cuni 
nostrum seh'iper fuerit ah ipsa natura sub jectis parcere , et vìctis 
dclinquentiOus ignoscere , decre'^inius versus f^igici'anenses ipsos , 
tamqnam eos ^ quos ad gratlam accepinius ea humanìtate , et miseri- 
cordia un, qua erga illos , qui in hujusmodi.errxjre non dei'cnerunt , 
uti consuevimwi ^ nec aniplius eorum in Nos dcjectunt recognoscere , 
imo a mente nostra ahiicere , et illos bene tractare eos praesertim y 
qui iiUer ccetcros boni, ac fideles erga Nos, et statuni nostrum cogno- 
scuntur , et habentur. Ouod cuni ita sit , mandamus haruni tenore 
omnibus, et singulis offici alibus , subditis, hominibus , et personis 
quarunicumque civitatum , terraruni , et locorum nostrorum , ad quos 
praesentes dei'cneri/it , quatenus u/tivcrsos processus , ac mercantiarum, 
te rerum mohilìum, et immohilium arrestationes , inibitiones, et inquie- 
tationes tam per Nos, (juain alilcr factas contea ipsos Viglevanenses, 
aut ipsoruni alìquem oh ipsius dcfcctionis causani cassent , annullent , 
et penilus aboleant , liherent , et rclaxent; ac ipsos deinde praticare , 
negvtìari , et mercari sinant, et perniittant , quemadmodum facere 
soliti erant priusquani a Nobis defuerint , et Mediolanensibus se 
diderint, nec conlrarium faciant si indignalionem nostrani cupiunt 
evitare. Resti tuentesque Terram ipsam Viglevani , omnesque personas 
utriasque sexus , ac cujuscunìque maneriei ipsam terram habitantes 
cujuscumque conditionis existant ad pristinos honores suos , gradus , 
prave minentias , dìgnitatcs , conimoditates, et emolumenta ; insontesque 
eoìifumantes, et approbantes in eisdem , tam et si, et quemadmodum 
dictus error, dictaque Jidei perversio facta non fuisset, Datum in 
nostris fidelibus castris apud Castilionum sub nostri sigilli impressione 
die decimo nono Julii MCCCCXLVIL Gli Edit. 



— 186 — 

sìng-olarità , coinè ne ai tosta il Sacchetti^ (^ì, venne poi 
vag-aniente (lii)into sopra il muro esteriore del palazzo clella 
rócca nuova , è stato da molti altri autori descritto , ma 
particolarmente da Gioanni Simonetta testimonio oculare , 
e scrittore delle gesta di Fi'ancesco I Sforza (2), 

Scrive Simone dal Pozzo , die restò si ' fattamente 
sorpreso lo Sforza dalla valorosa , ed audace difesa contro 
di lui fatta dalle donne , e che divenuto duca di Milano , 
e venendo soventi a Vig^evano per suo diporto , amava di 
vedere in abito militare, armate d' elmo e di lancia queste 
g-loriose , ed invitto eroine : tanto in esse ammirava la 
virtù, e r incredibile loro corag-gìo (3). 



(2) Siuioiietta Inog. cit. png. S42 e scg. ibi : Eoqiie ics taiidcni 
oddacLn est , ut imdicrcs ipsae , sicitt postcn cogìiitn/n est, nitro arnia 
saucioriiin cruore ìnfecta , cristatasqiie i^nleas in exlremo oppidi . 
salutiscpic pericuio inducrciit, ac niilitic/n loco succcderent, nec seciiis 
operain pugnando navarent, ac robiistìssi/ni quidam ntiliCes. Et iisque 
ad eo strenne, et alacriter rem gerehant , ut non si/ie magna adnii- 
ratione videri possent ad/me integri esse ftostes , peri/ide ac si deesset 
nemo , tamqnani ìii novìssimi esse videre/it(/r , qni se primntn ad 
aggeris defensioneni ohtnlissent — ■ Vedi il Corio Storia eli Milano 
part. 2 — Ribalta Annales Plncent. toni. 2, lier. Italie, pag. 900 — 
Antonio Maria Spelta Istoria di Pavia pag. hì'^ — Bartolommeo Spino 
Fila del capilanQ Barlolommep Colleoni da Bergamo pag. 137, ìhk 
e seg -T- Simone Dal Pozzo Lib. dell' estim. \>^g. 79 e nella storia ni. 
s. di Vigevano part. 2 — Nubi Ionio Cronaca di f'igevano pag. 49 e 
seg. — Sacchetti Fig Illnstr. pag. Sf), 71 e seg. pag. Sh. 

Agli scrittyri , che hanno trattato de!!' assedio di \igevano è pure 
da aggiungersi .il eh. Sig. Dottore Bernardino (lirardi , il quale colle 
staiiipe . ha pubblicato uii poema eroicomico , che ha per titolo: 
Vigevano Lil>erata, in cui con molta .vaghezza di stile, e varietà di 
episodi i descrive un .tale assedio. Gli Edif. 

(3) Simone Dal Pozzo Slor. ili Viglevano part. 2 e Libro dell' e- 
slimo pag. 79 — Sacchetti luog. cit. pag. 00 in (ine. 



. . ., . —.187;-- 

Compof^to V O' HÌstdmàte le cose di' Vigevano, il conte 
Sforza radunò un gran numero di ' g-uastatori , e ritornato 
nel Milanese fe<3e tagliar- le Liade., per .ang-ustiare sempre 
più la' bloccata città di Milano. Questo fu causa d'un'orrida 
fame in quella mis^ora città-, i di cui abitanti si videro 
ridotti a dover cibarsi di cavalli, di cani, di gatti, e persino 
di sorci. Intanto i capi del governo si sforzavano di lusin- 
gare r abbàttuto popolo colla speranza di vicino aiuto, die 
doveva giungere ora da Venezia, ora da Napoli, ed ora" dal 
Piemonte. Ma finalmente stanca la plebe di queste ingan- 
nevoli lusinglie ad istigazione di Gaspare da Vimercate 
nel dì 25 di febbraio 1450 con alte grida, e coli' armi 
a la mano corse furibonda al pubblico palazzo , e cacciati 
i reggenti , nel dì seguente spalancò le porte al conte 
Francesco. Entrato questi in Milano fra le pubbliche accla- 
mazioni , andò prima a ringraziare Dio nella metropolitana, 
e poscia prese il possesso delle fortezze , e delle porte , 
ordinando a un tempo istesso a tutte le città circonvicine 
di provvedere di viveri Taftamato popolo, il che fu puntual- 
mente eseguito. Venuta poi la festa delF annunziazione , 
cioè. il dì 25 di marzo, fece questo gran capitano insieme 
colla consorte Bianca Visconte , e co' figliuoli Galeazzo 
]\[aria , ed Alessandro la sua magnifica entrata nella città, e 
fu acclamato duca di Milano. Per molti giorni durarono le 
giostre, le danze , i conviti, ed altri pubblici .divertimenti , 
animati da un numeroso concorso di forestieri , e special- 
mente dagli andjasciatori , ch6 tutti i principi d' Italia 
spedirono al novello duca per congratularsi seco dei ripor- 
tati trionfi (1). 

Dopo d' aver veduto direttore , e capo della repubblica 
Milanese uno de', più ragguardevoli, nostri cittadini , qual 
fu Pietro Candido Decembrio , noi crediamo di far cosa 



(1) Murntor. all'anno 1450 — Sniionetla IjI). 21 • — Cristoforo da 
Solalo l.Jofia Brcsviiina lìb. 21 liei' ludic. 



— 188 — 

grata ai nostri lettori col non por line al presente capo 
nGiìZ'd dare più dettagliate notizie di un tanto uomo , il 
cui nome A'ivrà sempre immortale. 

Pietro Candido era figlio di Uijerto Decembrio cittadino 
di Mgevano , uomo dotto esso pure , come si è di sopra 
osservato. Kg-li nacque casualmente in Pavia nel 1399 , e 
per riguardo a monsignor Pietro da Candia , di cui suo 
padre fu segretario , gli fu imposto il nome di Pietro 
Candido. In età ancor giovanile fu scelto a segretario del 
Duca Filippo Maria Visconti , e fu autore della risposta ad 
uno scritto pubblicato dai Genovesi per giustificare la loro 
sollevazione contro quel duca. Essa conservasi inedita nella 
biblioteca Estense, ed e intitolata: In Januenses resj^onsiva 
2)er Petrunh Canàìdìiìii chtcaìem secretar inni , et oratore m 
Medìoìanl xn Kalendas MartU 1438. Fu spedito ambasciatore 
presso il re di Francia , e presso ad altri principi. Il Cotta 
citando una lettera dello stes&:o Pier Candido afferma , elio 
il pontefice Eug^enio IV cercò di averlo per suo segretario , 
ma iiuitilmente. Egli stette alla corte di Filippo Maria 
fino alla morte di questo duca , e ne' torbidi clie dopo 
essa si sollevarono ei fu uno dei difensori più costanti 
della libertà a segno che , quando i Milanesi stretti per 
ogni parte dairesercito dello Sforza risolvettero di sottomet- 
te rglisi, e vollero incaricare il Decembrio di consegnare la 
città al vincitore , egli ricusò di farlo ( ^). Anzi vedendo 
spenta la libertà determinossi di abbandonar Milano , e 
portarsi a Roma , dove era chiamato da Nicolò V alF ono- 
revole impiego di segretario apostolico. In seguito fu 
segretario di Alfonso re di Napoli e di Aragona (2) ; 
finalmente tornò di nuovo a Milano , ove morì ai 12 di 
novembre 1477 , e fu sepolto nelF antico tempio di s. 
Ambrogio alla parte destra della porta principale vicino 

(1) Miirator. Scriptor. ficr. Ihiiic. voi. XX^. pag. 10'42. 

(2) Sacchetti f igc\uino lUusLralo pag. 27 e scg. 



~- 189 — 

ad Uberto suo padre , ove gli fu eretto un mag-nifico 
mausoleo di marmo posto sopra due colonne con figure 
intagliate a basso rilievo , e con due iscrizioni una in 
prosa , e V altra in versi , come segue : Petnis Oandìdvs 
Viglevanensis , mìles , Pililij^j^i Mariae clucis secretarivs , 
stiMnde Mediolanenslmn lil)ertati jjraefuit (i) , imrìfive modo 
sul) Nicolao ])apa V et Alplionso Aragomom rege meruii ; 
oj)erum([ue a se editormn libros snj)ra cxxvii , mdgarlhfs 
excejìtis , jìOsteritoM , memoriaer[ue relifiuìt. 

Scandere sidereas virtus si novit ad oras. 
Candidus astra tsnet . templi si numsn adoras. 
Pontifici summo . regi , populoque . ducique 
Hic Ligurum secreta dedit. laudatus uMque , 
Miles, et eloquio clams . Graiisque camoems 
Instructus, Latium studiis ornavit amoenis , 

Mundanis cutìs cedens , et in sthere pulcro 

Slatus gelido leliquit sua membra s^pulnro. 

xSeila sopracennata iscrizion sepolcrale si afienua, >:no 
Pietro Candido scrisse più di 127 libri, senza annoverare 
gli opuscoli di minor conto. Fra questi libri contansi le due 
vite di Filippo Maria Visconte e di Francesco Sforza , la 
prima pubblicata già da gran tempo colle stampe, la seconda 
data in luce dal Muratori, che vi lia congiunta la prima, 
ed un' orazione dello stesso Decembrio in lode di Nicolò 
Piccinino tradotta in italiano da un certo Polismagna, ed un 
frammento deirorazione del medesimo in lode di Milano f^). 



(1) Dopo una testi moni a nza di questa sorta, confermata anclje dal 
Simonetta nella vita di Francesco I, fa meraviglia come il eli. Mnratori 
ne' suoi annali all'anno \hhl abbia dimenticato di annoverai-e tia i 
rettori della repubblica di Milano il nostro Pietro Candido. Gli lù/if 

(2) Muratori Scriptor, Rer. Italie, voi. XX. pag. «83. 



— 190 — 

Le suddetto duo vite farouo dal Dcconibrio scritto sullo 
stile di Svetonio , cui riuscì felicemente d'imitare. 

Stampate sono parimenti le traduzioni da lui fatio dal 
greco della storia d' Appiano, intorno alla quale e da vedersi 
Apostolo Zeno, e dal latino della storia di Quinto Curzio. 
Quella, che ei fece dei commentarli di Cesare e rimasta 
inedita, e trovasi in un bel codice in pergamena scritto nel 
1442 presso il chiar. barone Giuseppe ^'ernazza in Torino. 
Nella libreria di s. Salvadore in Bologna conservasi pure 
un pregievole codice M. S., in cui contengonsi otto libri di 
lettere latine dello stesso Decembrio , in una delle quali a 
Cambio Zambeccari ei parla in questi termini di una com- 
media da se composta : Coin(edi(B Aplirodìsìe ixirticvlam ad 
te mitto , rpiam vt pietà ree in modtim^ in qua solita coloniui 
Icenocinia nondum adieeta sunt, intvearis vcJim , quippe dili- 
(jentius emendare^ et corrìgere est animus. Paolo Cortese 
rammenta inoltre la traduzione in lingua italiana dei primi 
dieci libri di Livio, da lui fatta per comando del re Alfonso, 
dal quale fu magnificamente ricompensato. Ei tradusse 
ancora dal greco in prosa latina i primi dodici libri dell'I- 
liade d'Omero, la storia di Diodoro Siculo, e molte altre 
opere di antichi scrittori. Ardì parimenti in età giovanile 
d' incominciare un libro da aggiungersi air Eneide. Fra le 
opere M.S. del medesimo Pietro Candido Deceinbrio , che si 
conservano nella Laurenziana in Firenze, havvi anche una 
lettera da lui scritta a Giovanni II re di Castiglia, e pre- 
messa alla vita di Omero da lui composta (i). Scrisse pure 
un'orazione. De ìaìidilus Mediolani ., che conservasi nella 
biblioteca Estense, di cui ne fa speciale menzione Gaudenzo 
Merula (2). 

Delle altre opere del Decembrio, che sono traduzioni, e 



(I) Calalo^, cod. m. s. Laliiu BihL Laureii. vp!. 11. pa». 702 
("2J Gaudciiz. Menila De Gallar. Subalpin. anliq. icdih. 



— 191 — 

trattati di varii argpmenti, vite di alcuni uoniini illustri, 
poesie latine ed italiane, trattano ampianu^nte il Sassi (^ 
l'Argellati, onde mi dispenso dal dirne più a lungo. Fra 
tutte però le opere di questo esimio scrittore i più utili al 
pubblico , sarebbero forse i molti libri di lettere da lui 
scritti e conservati inediti in diverse biblioteche , i finali 
darebbero gran luce alla storia letteraria, e civile del suo 
secolo. Apostolo Zeno ha prodotti, o almeno accennati gli 
elogii, con cui Decembrio fu onorato dagli scrittori di quei 
tcm]3i , ai quali elogii si può aggiungere quella, 'die ci Ir.i 
lasciato Bartolomeo P'azio , che lo celebra qual uomo nelle 
greche, e nelle latine lettere eruditissimo, citando pa. 'occhi e 
opere da Uii composte (^). Né vuoisi qui passare sotto silenzio 
Angiolo Decembrio fratello di Pier Candido, uomo dotto 
egli pure nella greca e nella latina favella , e caro non 
meno , che il fratello ai duchi di Milano , a nome dei quali 
sostenne un'ambasciata al pontefice Pio IL L' Argellati ne- 
lla fatto r elogio , annoverandolo per errore fra gli scrittori 
milanesi, perche nacque in Milano. Egli professò la mediùnn, 
e scrisse molte opere, fra le quali un trattato De Svjijjlica- 
tionihus Malis ^ che si conserva nella biblioteca Estense di 
Modena (2). Ma la più celebre delle sue opere è quella, che 
scrisse in sette libri De X'^lìtìa littemi'ia stati poscia rubati 



(!) Facius De vìris illiislrih. |)ag. 'ih — Lazzaro Cotla Musco 
Novares. pag. 250 — Sassi I/istoria RJcdìol pag. 292 — Argcil.ili 
Bihlìtìt. scrijìior. Jì/crìiol. voi 2, pai't. II. pag. 2099 — • Apostolo /cno 
Dìssert. V Ossian. Ioni. 1, pag. 202 — Nli])Ì1oiìÌo Cronaca di licevano 
pag. 542 — Sacchetti / igcv. Ilhistr. pag. 97 e seg. — Corio Stof. 
di Milan. part. S, pag. 882 — Tirabosrlii Storia della IcHenilnnt. 
italiana tom. 6, part. 2, juig. 48 — Gio\io Elogio d<gli uomini 
illustri — Joamics Jacoljiis Fiisiiis Dihliodi. jìltilosopji. atl ami. 1^190 — 
Joan. Alljcrtiis Fabiilius Dibliolli. Latin, nicdii acvì ad liltcraiD loiu. 
2, pag. 47. 

(2) Ginliii. pait. 5, pag. 12. 



— 192 — 

alla biblioteca pontificia nel sacco di Roma dell' anno 1523. 
In questi libri sparsi di un' immenza erudizione, e scritti ad 
imitazione delle Notti AtticJie di Aulo Gellio , egli tratta) 
dello stile, ed artifizio oratorio e poetico, del benefizio delle 
librerie , della proprietà delle voci , e del modo di comporre 
le orazioni con istile o civile o storico f^ì. 



(2) Questo volume portato in Germania fu stampato in Angusta 
sotto la data del 1540 in fogl. Di Angelo Decembrio , e delle sue 
opere ved. Argellati luog. cit. volume 1, part. 2, pag. 547 — Tiraboselii 
luog. cit. pag. 738 — Piceinelli Ateneo de' letterati Milanesi pag. 54 
— Joannes Jacohus Fi-isius Bihlìolheca phìlosophor ad ami. i/490 — 
Sassi De stiidlis Mediol. pag. 104, lOG — Leandro Alberti Descrizione 
d* Italia pag. 4 42 — Lazzaro Cotta Museo NoK>arese ìium. 207. 



193 — 



CAPO DECIMOSECONDO 



Dello staio polilico di Vìgevano €la France,^co 
I. Sforza (luca di Mtilaiio «ino alla morie del 
duca Ciian Cialeazzo Maria Sforza, nipote 
di I^odovico il moro. 



V^ -ir- ^ /^ 

\k Uà repubblica veneta vedeva di mal occhio V ingran- 
s^fS'.f^C^ dimento del nuovo duca di Milano Francesco 
v3^ vSforza, e perciò si collegò essa con Alfonso re d'Aragona 
e delle due Sicilie , con Lodovico duca di Savoja , con 
Giovanni marchese di Monferrato , e coi Sanesi per fargli 
guerra , ed abbattere la di lui potenza. Il duca prevedendo 
il turbine, che gli sovrastava, pensò di premunirsi, e fece 
lega coi Fiorentini già disgustati dai Veneziani , coi Geno- 
vesi , e con Lodovico marchese di Mantova ( i). Inoltre 
spedì in Francia in qualità di ambasciatore per dimandar 
soccorso al re Carlo VII il nostro Abramo Ardizzi suo 
confidente , uomo assai versato negli affari politici , quel 
medesimo , che trattò i capitoli della resa di Vigevano, tra 
il comune , e il duca Francesco , e sollecitò a venire in 
Italia Renato duca d'Angiò e di Lorena, che ancor riteneva 
il titolo di re di Sicilia , facendogli credere , che sbrigato 



(1) Miiralor. rill'anno UoO. 

13 



— 194 — 

eli' egli si fosse dalla guerra coi Veneziani , lo aiuterebbe 
colle sue armi a conquistare quel regno (i). Renato accettò 
r invito , obbligandosi a condurre seco in Italia due mila e 
quattrocento cavalli. 

I Veneziani però non aspettarono V arrivo di Renato , 
ma diedero subito principio alle ostilità, e sotto il comando 
di Jacopo Piccinino , aneli' esso capitano famoso in quei 
tempi , s' impadronirono di molte terre , e castella. Intanto 
scese dall' alpi il duca d' Angiò , e costretto il duca di 
Savoja a concedergli il passo per i suoi stati , giunse in 
Milano , e si unì coli' esercito dello Sforza. Questi allora 
occupò la Gliiara d'Adda, e tutta la pianura del Bresciano, 
e del Bergamasco ; e in poco tempo , dopo varii fatti 
d' armi , anclie Caravaggio , Triviglio , ed assaissimo altre 
terre ritornarono alla di lui obbedienza {^). Rivolse quindi 
il pensiero all' acquisto di Genova lacerata da continue 
intestine discordie , e col consenso di Lodovico XI re di 
Francia , ne prese il possesso (^). 

Sotto quest' epoca le mura di Vigevano erano in gran 
parte smantellate per le passate guerre , e perciò i ^ ig'o- 
vanasclii stabilirono di riedificarle , e mettersi in istato di 
difesa. Una puerile superstizione diede la spinta a sì fatta 
risoluzione. Erasi divulgata la voce , clie s. Ambrogio fosse 
apparso in sogno ad un Vigevanasco dicendogli , clie dove 
avesse trovato una porca in atto di scavare la terra col 
grugno , ivi si dovessero edificare le mura. Ciò udito , 
alcuni corsero nel giorno seguente per osservare 1' effetto 



(1) Sacchetti Fìgev. illuslr. png. 85 e scg. — Simonetta De rebics 
gcslìs Francìscì I Sfortiae apiitl Murut. Rer. Ilal. tom, 21, pag. C53 — 
IMurator. all'anno 1^53 — Brambilla Chiesa di J'igcvaiio ])ag. 87 e 
seg. — Niibilonio Cronaca di Figcvaiio pai,'. 337. 

(2) Murator. all' an. 1453 — Sannuto tstor, di Fciiczia lom. 22. 
7?^/-. hai 



— 195 — 

di un tal sogno , e trovando a caso fuori della porta di 
Valle una porca rossa con alcuni porcellini, clie col grugno 
appunto scavava la terra, fecero credere avverato il sogno, 
onde si stabili , clic ivi si cominciasse ad edificar le mura. 
Per ordine poi dei consoli , e del podestà fu posta una 
pietra nella torre , contigua al molino verso la detta porta 
di Valle, colla seguente iscrizione riportata per intiero da 
Simone dal Pozzo : Ut communi et homìnlMs de Viglevano 
presidio essent, atriue munìmento, Eolandus a Valle j^otestas, 
Antonius de Cns].)ertìs , et Bernardìnus de Blfflgnandis 
Bucceìla consules ojìjìkìnm vallo, et onuris , suonptis aiispcìis, 
circumdarì Jussernnt, Anno Domini mcccclii die xx Angìtsti 
Francisco fSJbrtia , un Mediolanensium dnce feliciter , Ì7n- 
l^erante. Fu collocata inoltre sotto il palazzo della giustizia 
una statua di pietra cotta rappresentante la porca augurale 
la quale durò sino air anno 1492 , epoca , in cui fu da 
Lodovico il Moro riedificato il nuovo portico colla piazza , 
come a suo luogo vedremo. Per supplire in parte alle 
spese delle nuove fortificazioni si ordinò , die per ogni 
moggio di grano , die si vendesse sulla piazza , fossero 
obbligati i venditori di pagarne al pubblico una manciata , 
die cliiamavasi // grano della ])orca^ e questa consuetudine, 
come marca il Nubilonio , fa osservata sino all' anno 1524 ; 
ma poi cresciuto il grano ad un prezzo eccessivo , e resasi 
difficile una tale esazione , il grano della porca andò in 
disuso ( ^). 

La guerra tra Francesco Sforza , e i Veneziani terminò 
con una pace gloriosa per il duca , il quale nel tempo 
stesso compose ogni sua differenza col duca di Savoja , 
fissando i confini dei due stati al fiume Sesia. Per tal 
modo r Italia cominciò a godere quella tranquillità, die da 
lungo tempo desiderava , e sarebbe rimasta ancor più 

(l) Simone Dal Pozzo Storia de. P^ìglevano — Nubilonio Cromia 
di yigCK'niw pag. 77 e seguenti. 



— 196 — 

sicura , se non fosse stata in parte turbata da Jacopo 
Piccinino , il quale licenziato dai Veneziani , tentò di 
sorprendere Bologna. Ma il pontefice Nicolò , che in tempo 
previde si fatti movimenti , cercò in difesa di detta città 
r ajuto del duca di Milano , e questi inviò prontamente 
Corrado Fogliano suo fratello uterino, e Roberto Sanseverino 
con un numeroso corpo d' armati , che mandarono a vuoto 
il disegno del Piccinino ( i). 

Dopo questo fatto , e non molti altri operati per la 
più parte in favore dei Francesi , che il duca Francesco si 
studiava di tenersi sopra tutto amici , venne esso a morte 
nel giorno 8 di marzo 1466. Quanto più si rifletterà alle 
azioni di questo principe , tanto più si conoscerà fondata 
l'opinione di coloro, i quali hanno pensato che da moltis- 
simi secoli non avesse veduto V Italia un eroe , che lo 
eguagliasse in senno , ed in valore ; imperciocché diede 
egli ventidue battaglie , e sempre ne uscì vincitore. Suo 
padre Sforza Attendulo nato in bassissimo stato fu queg^li , 
che pose i primi fondamenti della fortuna di questa casa , 
ma Francesco in poco tempo la innalzò per modo , che 
giunse in fine a signoreggiare tutto il ducato di Milano ^ 
Genova , e la Corsica. Per attestato di tutti gli scrittori fu 
questi un principe impareggiabile per la sua religione , 
integ-rità , accortezza , umanità , e militar valore. Giovanni 
Simonetta ne scrisse la vita , e Pietro Candido Decembrio 



(1) Murator. all'anno ìh^k, i'iììì) 

Prelentle il Sacchetti ( Figeimno illastr. pag. tI7), cbc k\ cariipagnai 
o Villa di Fogliano anticamente appartenente alla famiglia Morselli , 
come le altre ville di S. Marco e di Roma dette Campus Ronumoriiniy 
abbia cambiato il sui» nome antico con il moderno tolto dal mento- 
vato condottiero di gente d' aimi Sforzesco Corrado Fogliano, dal 
quale si vuole ancora che prendesse il nome la vicina campagna delta 
Faenza, essendo stati i Fogliani principi di Faenza città della 
Romagna. 



— 197 — 

recitò un' orazione in sua lode (^). Lasciò egli insigni 
monumenti della sua pietà , umanità , e grandezza , tra i 
quali in Milano V ospitale maggiore , e il famoso castello 
fortificato con ampie torri di pietra viva intagliata a 
foggia di diamante. E al diletto suo popolo di Vigevano 
accordò la licenza d' introdurre gmtis dagli stati del duca 
di Savoia , e del marcile se di Monferrato tutti i grani , che 
gli fossero necessarii , come appare da lettere patenti 
delli 20 settembre 1465 registrate nel volume dei vecchi 
statuti al fol. 118. Francesco lasciò dopo di se una nume- 
rosa fìgliuolanza , a lui procreata da Bianca Visconte , cioè 
Galeazzo Maria primogenito , Filippo Maria , Sforzino , 
Lodovico , Ottaviano , ed Ascanio , oltre alle femmine , ma 
ninno di quei figliuoli , ereditò il giudizio , e le buone doti 
del padre , quindi questa potenza si bene stabilita sul suo 
principio, crollò ben tosto, e si disciolse. 

Egli è in questi tempi , che fioriva il celebre Gian 
Andrea de Bussi Vigevanasco. Trovavasi esso in Roma 
neir anno 1467 quando i due rinomati stampatori tedeschi 
Sweinheim , e Pannartz venuti dall' Alemagna fissarono in 
detta capitale la loro dimora , e vi portarono T invenzione 
della stampa. Il Bussi , il quale allora era in tale stato di 
povertà, che, come egli stesso confessa, non aveva tamjmco 
il denaro necessario i^er farsi radere la tarla (2), accettò 
r offerta , che essi gli fecero di attendere alla direzione , e 
€orrezione della loro stamperia mediantt) partecipazione del 
profitto , che se ne facesse. Passò quindi alla corte del 
cardinale di Cusa , e dopo sei anni fu fatto vescovo di 
Accia in Corsica , e da questa sede trasferito da Paolo li 
pontefice al vescovado d' Aleria nella stessa isola , senza 



(1) Miirator, Rer. Ilalic tom. 25. Idem /énnali (V Ital. all'anno 
i/^fiG — Portai iippi Storia della LomelLìna cap. 21, pag. 5'U — 
IViibiioiiio Cronaca di Figevano pag. (ÌH. 

(2; Pr.'cllit ante Anli Gelili cdit. anni 1/169. 



— 198 — 

che però abbandonasse mai Roma, Sisto IV il fece ancora 
suo bibliotecario , e referendario apostolico , ma queste 
dig-nità non lo distolsero dalle sue ordinarie occupazioni 
della stampa. Quasi tutti i libri , elio uscirono dai torchi 
dei due tedeschi Pannartz , e Sweinheim portano in fronte 
una lettera dedicatoria del vescovo di Aleria ai pontefici 
Paolo II , e Sisto IV di lui successore. In un memoriale 
presentato a Sisto IV affermano i menzionati stampatori 
d' avere sotto la direzione del vescovo Bussi impresso un 
numero prodigioso di opere diverse, e tutte queste edizioni 
sono stimate assai per la bellezza dei caratteri , per la 
rarità della carta, per V esattezza delF esecuzione , e per la 
varia, e saggia erudizione, che vi sparse il nostro monsignor 
Bussi nelle prefazioni , e nelle dedicatorie , che le accom- 
pagnano. Morì questo insigne letterato in Roma ai 4 di 
febbrajo del 1475 , e fu sepolto nella chiesa di s. Pietro in 
Vincoli, dove gli fu posta la seguente iscrizione : 

D. 0. M. 

Joan. Andi'eae ejjìscojto Aleriensi genere de Buxìs , jìatvla 
Vigìevanensis , Sixti IV j^ontif. max. refer. , l)iUìotec , ])me- 
fecto , secretanoque , venerando senatul ac MI ecdeslae 
charo , qui fuìt jQÌetate- , fide , lltterls msìgnis , de patria., 
2)arentihis , et omnihis lenemeritìis Jacobus frater germanus 
2)ientissime P. 

Vixit annos lvii , menses vi , dies xii. Obiit anno 
Jubilaei mcccclxxv ^;r/(^. non. fébruarij. 

Il conte Mazzucchelli ci ha dato un esatto articolo 
sulla vita di Gian Andrea de Bussi vescovo d' Aleria (i); 
ed il dottissimo abate di Caluso ne ha scritto P elogio 
inserito negli elogii dei Piemontesi illustri tom. 2, pag. 



(1) ScriUor. Ilal. tom. 1, part. 2, pag, 702. 



— 199 — 

381 ( 1). Ebbe monsignor Bussi due altri fratelli , Jacopo , 
e Gerardo , uomini assai dotti. Jacopo chiuse i suoi giorni 
r anno susseguente alla morte del vescovo , e fu sepolto 
nella stessa chiesa, ove leggesi questa epigrafe : 

Jo^copo Buxfi , Viglevanensi , erndltione , studiìs eminen- 
t issino, Sixti IV ])ont. max im. familiari, Jo : And. ejyiscojoi 
mij^er Alenenses fratri , qui vixit annos xlv , menses xi, 
dies X. Gerardìis Buxiis fratri cliarissimo x^osmt- 

Ohiìt anno Domini mcccclxxvi die xi Angusti. 

E il detto Gerardo ultimo dei fratelli , che era professor 
pubblico di umane lettere, fu il fondatore della Cappella di 
s. Girolamo nella Cattedrale di Vigevano (^j. 

Oltre alU tre fratelli Bussi , ad Abramo Ardizzi , a 
Uberto , Pietro Candido , ed Angelo Decembrii , dei quali si 
è già parlato , molti altri pure intorno a quesf epoca 
illustrarono Vigevano loro patria per dottrina , e per 
erudizione. Fra questi vengono annoverati Gerardo , e 
Leonardo Colli professori nelP università di Pavia negli 
anni 1453, e 1464 nipote V uno, e l'altro pronipote di Lucio 
Colli già governatore di Roma nelP anno 1400 (3). Antonio 
de Guastamiglii lettore in Pavia , e poi giudice della 
ragione, e dei malejlcii della stessa città, molto commendato 
per dottrina , prudenza , ed integrità , come rilevasi da un 



(1) Vedi pur(^ il Tiralìos€Ìii Storta della letteratura hai. tom. 6, 
part. l — Sacclulti Kiicomìuin de f'iglevaiio — Idem ^ig. ìllustr. — 
Reina Descn'zion. delia Lontliardia pag. 131 — Tri temi us de Scriptor, 
EeelesiasL iilhu. 881 — PaiiL Coiesi De homìnibiis doctis pag. 56 — 
Cai'diiial. Guerini Pila Palili //pag. 261. 

(2) Sacclietti l'igev. illustr. pag. 93, 96 — Nubilonio Cronic. di 
/ /^'(V. pag. .546 e seg, — I)rainl)illa Chiesa di f^ig. pag. 60. 

(5) Jacobus Paiodius SyUabus Leetoriun òtudii Ticinensis pag. 15 
— Sacclictli rig. iiliislr. pag, 103, 104. 



— 200 — 

privilegio datato all' anno 1466, con cui viene al medesimo 
accordata la cittadinanza di Pavia per se , e per i suoi 
discendenti. Bartolomeo de' Guastamiglii , il quale vivea 
neir anno 1499 , e fece molte erudite note , e correzioni al 
testo di Plinio , e compose in varii generi opere molto 
stimate. Raffaele Vastamiglio uomo d' alta riputazione fatto 
podestà d' Alessandria nel 1490 dal duca Gian Galeazzo 
i\iaria Sforza con mero , e misto impero , poscia nel 1495 
innalzato da Lodovico il Moro alla dignità di uno dei 
vicariati generali del dominio ducale , in seguito nel 1496 
delegato sindicatore dei podestà di Pavia , e di Tortona , 
finalmente dopo la caduta di Lodovico nell' anno 1503 
nominato tra gli auditori , e questori marchionali nel 
magistrato eretto allora in Vigevano dal marchese Gian 
Giacomo Trivulzio : cariche tutte, che sostenne con somma 
integrità , giustizia , e decoro , per cui fu anche molto 
stimato, e di grande autorità presso il cardinale Sedunense 
vescovo di Novara, e marchese di Vigevano (i). Francesco 
Dal Pozzo , che per molti anni fu puhblico professore di 
giurisprudenza prima in Torino ai tempi del duca Filiberto, 
e poi in Pisa , chiamatovi dalla repubblica fiorentina. Ivi 
resse quella cattedra sino all' anno 1500 , in cui fu creato 
da Lodovico XII re di Francia pretore e governatore di 
Pontremoli , e qui terminò onorevolmente i suoi giorni {^). 
Agostino della Porta dell' ordine dei predicatori , poeta 
insigne , di cui abbiamo in ispecie il già più volte enco- 
miato poemetto intitolato De origmibus pojmll Viglevanensis 
eh' egli scrisse nell' anno 1490 indirizzandolo al magnifico 



(1) Nubiloiiio Cronic. di Figew pag. 546 — Sacchetti Fig, illustr. 
})ag. Ili, 112 — Idem Enconiiuni de Figlcv. — Brambilla Chiesa di 
/ igc^. pag. 66 nelle note scritte in margine dallo stesso autore — 
liescapè De Eccles. Novar. pag. 5/l6. 

('2) Sacchetti Fig, illustr. pag. 12'; — Nubiloiiio Cronaca di 
Fige^', pag. 125. 



— 201 — 

don Antonio Platina (i). Ag^ostino de Biffignandi , uomo di 
somma autorità, ed in grande estimazione per i suoi talenti, 
e per le rare sue virtù , amico e parente del famoso Pietro 
Candido, il quale nell' anno 1447 fu uno degli ambasciatori 
di Vigevano , delegati a stipulare 1' istromento di confede- 
razione colla repubblica di Milano , come si è veduto di 
sopra (2). Il padre lettore Tegamala dell' istess' ordine dei 
predicatori , uomo dottissimo , e versato non solo nella 
lingua italiana , ma anche nella greca , e nelF ebraica , 
inquisitore dello stato di Parma. Guglielmo Camino celebre 
architetto, ed ingegnere del duca Lodovico Maria Sforza (3). 
Finalmente il dottore Marco Ottone , morto neir anno 1450 
medico eccellente, e celebre non solo in Italia, ma nelFEu- 
ropa tutta, che compose opere mediche riputatissime, come 
consta dalla seguente iscrizione posta nella chiesa della 
Misericordia in Vigevano, dove fu sepolto : 

D, 0. M. 

Marco Ottonio , Phisìco exceUentlsslmo , qui in curandis 
morhis, non Lìgurìae solimi, et Italiae^ sed regnis, et regihus 
cognitus , ojoera x^ene dioina xìatravit , Marcus Antonius 
nejìos hoc x)ietatls monwnentwn 

p. a. 



(1) Di questo scriltore vedi Ecliard, Quet, ec. Dil>Uo(li€ca vìronini 
ìUustriiini s. Doniinici — Andreas Rovella de Biixia Scrfptorcs ordinis 
praedìcaloriun Lomhardiae. — Joannes Micliael Clodins De viris 
illitst. ordinis praedicatoriun pari. 2, lib. 4 — Nubilonio Cronaca di 
n^^ev. pag, 350 e seg. — Sacchelli Figcv. illust. pag. 23 e 122. Rtlatio 
conventiis FigleA'anensis a pud Vincentiuin Rivalium. Catalogus illust, 
scriptor. provinciae Lomhardiae ad annum 1540, litler. 2, iium. 38 
pag. il. 

(2) Simone Dal Pozzo Memorie delle casale de r igle\'ano — ■ 
Sacchelli Figcv. illust. pag. 9. 

(3) Lazzaro Colla Musco Novarese pag. 270 — Sacchelli luog. eil. 
pag 103, 133. 



~ 202 — 

Quando mori Francesco I duca di Milano , Galeazzo 
Maria di lui primogenito e successore nel ducato trovavasi 
alla corte del re di Francia. Appena ebbe V avviso della 
morte del padre , tosto si mise in viaggio verso V Italia , e 
fece la sua solenne entrata in Milano. Le precauzioni 
prese da Bianca sua madre impedirono ogni sorta di 
tumulto neir interno del ducato , e qualunque movimento 
per parte delle vicine potenze. Passò in seguito Galeazzo 
Maria con Bona di Savoia sua consorte a Mg'cvano , dove 
nel giorno 20 di gennaro 1470 ricevette il giuramento di 
fedeltà dai rappresentanti di Pavia, di Cremona, di Parma, 
di Piacenza, di Lodi, di Tortona, di Alessandria, di Como, 
e delle altre città tutte, o terre dello stato. Per il comune 
stesso di Vigevano intervennero per sindaci , e procuratori 
Giorgio de Colli, Spiritino dal Pozzo, Giovanni Vastamiglio, 
ed Ambrogio de Gravalona, come risulta da pubblico istro- 
mento delli 7 gennaio 1470 rogato Antonio de Gusberti ( ^). 

Ma ben tosto si conobbe quanto era diverso dal padre 
il nuovo duca Galeazzo Maria , perchè appena prese le 
redini del governo destituì per odii privati quasi tutti i 
saggi ministri del padre , e vi sostituì nomini nuovi , ed 
incapaci a dirigerlo. Maltrattò pure la duchessa Bianca 
Visconti sua madre , da cui doveva riconoscere V acquista 
di quel fioritissimo dominio {^). In quanto poi al governo 
dei popoli egli si comportò più da tiranno, che da principe 
trasportato in tutte le sue azioni dalla violenza delle 
passioni , così che essendosi acquistato V odio universale 
nel giorno 26 dicembre 1476 assalito improvvisamente da 
varii cong-iurati nella basilica di s. Stefano in Milano fu 



(1) Dumont. Codex Diplomai, tom. 3, pait. I, pag. M6, 427. Pro 
co ni unì la la Vii^lcvani inlervencrunl nohiU-s ci priidenlcs Georgius de 
Collis, Splrilinus de Paleo , Joanne.s de Giiastaniìgliis et Anihrosius 
de Gravalona , .sindiei ti procuralores coiiimunis lerrae Vìglevaiii. 

('2) Colio Slor. di Milaii, — Murator. all'anno 1468. 



— 203 — 

crudelmente ucciso a colpi di pugnale (^). In mez^o però 
a molti yizii aveva questo principe delle buone qualità , 
almeno apparenti di religione. Imperciocché fra le altre 
cose il convento di s. Francesco dei conventuali di Vige- 
vano fu neir anno 1470 colla liberalità dello stesso duca 
ampliato , e perfezionato. L' originaria fondazione di tale 
convento è antichissima. S. Bernardino da Siena fu in 
esso guardiano , vi predicò , e disegnò egli medesimo il 
coro , e il campanile. Sotto V aitar maggiore della chiesa 
sta sepolto il b. Anselmo degli Anselmi di Vigevano p). 

Il duca inoltre fu quegli , che fece eriger la prima 
cappella della Madonna degli Angioli pure in Vigevano 
in ringraziamento alla medesima d' avergli salvata la vita , 
mentre passando da colà gli cadde sotto il cavallo , e fu 
rovesciato (^) ; e sotto la di lui protezione il b. Pacifico 
di Cerano verso V anno 1473 fondò il bel convento delle 
Grazie nel sobborgo di s. Martino , dopo aver ottenuto 
gratuitamente dalla casa Previde Massara di Vigevano 
tutto il terreno necessario per un tale oggetto {'^). 

Non è poi da ommettersi di rimarcare , che appunto ai 



(1) Muratori all' anno ìfi7Q — Corio Slor. dì Milano — Cronica 
di Ferrara tom. Vi, Ber. Italie. — Nubiloiiio pag. 69. 

(2) Bi-ambilla Chiesa di Figevan. pag. 135, 136 e 137. 

Per ordine speciale del governo cisalpino i religiosi del sopra nomi- 
lìato convento furono nel giorno 30 germile an. 9, e. f. traslocati in 
(juello di Novara. La chiesa venne dichiarata sussidiaria alla parocchia 
di s. Dionigi, e nel convento furono stabiliti gli ufficii delle regie 
iìnanze Gli Edit, 

(3) Brambilla luog. cit. pag. 186. 

{h) Gonzag. Clironieon^ ci archiv. conventus Viglevani. Vedi la vita 
del b. Pacifico pag. 36 — Bescapè de Ecclesia Novariensi^ lib. 1, pag. 
50 _ Brambilla luog. cit. pag. 101, 104. 

Anche questo convento delle Grazie è stalo soppresso col reale 
decreto di generale soppressione del 25 aprile 1810, quindi \enduto, 
e convertilo in usi profani. Gli Edit, 



— 204 — 

tempi del duca Galeazzo Maria Sforza dimorava in Vigevano 
nel convento di s. Pietro Martire il b. Matteo Carrerio 
deir ordine dei Predicatori. Egli era nato a Mantova , ma 
fattosi domenicano , ed applicato al convento di Vigevano , 
qui dimorò più anni attendendo alla santificazione delle 
anime , e di se stesso , per cui fu in grande estimazione 
presso i duchi, ed il popolo. Passò agli eterni riposi nella 
notte del 5 ottobre 1470 , e per la santità della vita , e 
per i miracoli operati da Dio a di lui intercessione venne 
ascritto nel numero dei Beati. Vigevano poi se V adottò 
in protettore , e come tale lo venera nel magnifico sotter- 
raneo fabbricato in marmo sotto V altare maggiore della 
summenzionata chiesa di s. Pietro Martire , dove in una 
elegantissima urna si conservano ancora le sacre di lui 
ceneri f^ì. 



(l) V. Cofìipendioso ragguaglio dilla vita del b. Matteo Carrerio 
pag. h'S — Biambilla Chiesa di Figev. pag. 178 — Sacchetti Figev. 
illast. pag. 99 — Ev:liaiil, e Qnct. ec Bibliotìieca viror illust. s. Dominici. 

Oltre agli atti di religiosa iiljeralilà enunciati dall'antore, abbiamo 
pure dell' istesso principe diverse provvidenze economiche emanate in 
favore di Vigevano, e registrate nel libro dt-gli antichi statuti a fog. 
421, iS»2, iVi, i27. Tra queste havvi una lettera datata da Milano 
31 gennaio i47*, con cui concede alla comunità la facoltà di eleggere 
due officiali sopraintendenti alla vendita delle vettovaglie con potere 
in caso di frode de condemnarli ( i venditori ), et exquirere le con- 
demnatione jitxta la forma dei statali dessa terra. Un'altra contiene 
la proibizione ai feudatari! della Lomellina di licevere alcuna somma 
dai Vigevanaschi, che andavano colà a comperare biade per loro uso, 
dai cpiali pei" diritto d' imbottato si voleva esigere il terzo del valore 
dei generi; e questo sotto la confìsca degli istes«»i feudi. Quest'ordine 
è datato da Vigevano sotto il giorno 5 di settembre ìhlCy. Sonvi puro 
due altre lettere colla data di Pavia: 1' una degli 8 giugno 1^176 
diretta alla comunità, con cui permette di adattare la torre del revel- 
[ino del castellazzo per riporvi le campane slate levate dal campatiile 
distrutto nel riattamento del castello; l'altra del 6 luglio dello stesso 



— 205 — 

La morte di Galeazzo Maria Sforza produsse molte 
calamità in Italia. Lasciò egli per successore Gian Galeazzo 
Maria suo primog^enito in età di soli otto anni , sotto la 
reggenza della duchessa Bona di Savoia sua madre. Ma 
il governo di questa principessa comunque saggia , non 
potè esser traquillo, poiché ancora sopravvivevano i quattro 
fratelli dell' ucciso duca da lui banditi per gelosia di stato, 
cioè Sforza duca di Bari, Lodovico, Ascanio, ed Ottaviano, 
i quali corsero tosto a Milano , e rinnovando le antiche 
loro querele, e pretensioni misero ogni cosa in iscompiglio (^). 

Era allora il principale ministi'b di Bona duchessa di 
Milano Cecco Simonetta Calabrese , personaggio d' insigne 
attività , fedeltà , ed accortezza, e perciò promosso ai primi 
onori da Francesco Sforza ottimo conoscitore del merito. 
Ma cotanta sua autorità gli procacciò V invidia , e V odio 
di molti, particolarmente dei principi zii del giovine duca, 
i quali come torbidi , ed inquieti erano dal Simonetta 
esclusi da ogni ingerenza nel governo. Né egli s' ingannò 
punto in questa determinazione , poiché tenendo dietro ai 
loro passi venne a scoprire , che avevano tirato al loro 
partito Roberto Sanseverino. Indusse perciò la duchessa a 
far catturare costui come principale autore delle turbolenze, 
e quindi a relegare i fratelli Sforza. Questa misura avrebbe 



anno al Podestà, con cui gli ordina di dare a quest'oggetto alia 
comunità , o suoi agenti (fitattro somerì eh quelli sono ca't'atì de le 
sale seu camere de quello nostro castello , de quelli siano piìi idoiwi 
senza altro pagamento', inoltre di prestare tutta la sua opera nell'adat- 
tamento del suddetto campanile: et ti podestà mandarai ad effecfo 
ogni ordine facto . et che farà la dieta comunità per reccatare il 
dinaro da consarc lo dicto campanile ; non mancandoli circa questo 
dal canto tuo, acio chel se finisca. Gli Edit. 

(1) Murator. all'anno 1^70 — Covìo Storia di Milano — Nubilonio 
Cronac. di Vigev. all'anno 1^70, pag. 69 — Cronica di Ferrara iom. 
24;> Rer. Italie, — Ripalla Annali Placenlini tom. 20, lier. Jtalicar. 



— 206 — 

forse ristabilita la tranquillità in Milano se il Sanscvcrino 
non fosse stato indi a non molto incautamente rimesso in 
libertà , per cui potò di nuovo collegarsi col principe 
Lodovico , che fu poscia denominato il Moro , e ripigliare 
con maggior odio V incominciata trama. Infatti portatisi 
eglino con un grosso esercito sotto Tortona se ne impa- 
dronirono ; e di là passarono ad occupare Castelnovo, Sale , 
Pioppa, Bassignana , e Valenza sotto pretesto di governarli 
in nome del giovine duca , e della duchessa madre. 
Tentarono pure di sorprendere il castello di Vigevano , 
ma il fedele castellano conscio della loro trama finse di 
assecondarli per trarre nella fortezza il Sanseverino , e 
farlo prigione ; ma questi previde il colpo , e abbandonò 
r impresa (i). 

Riuscito inutile T attentato contro Vigevano , Lodovico , 
lasciando Roberto al comando dell' esercito , si portò con 
poca gente a Milano , e s' impadronì del castello d' intel- 
ligenza col comandante. Fece poscia incarcerare il ministro 
Simonetta , ed accusatolo di cospirazione contro lo stato 
gli fece troncar la testa in Pavia (2). Liberatosi in tal 
modo da questo ministro , che solo poteva contrastare a' 
suoi disegni , gli fu facile di togliere alla duchessa Bona 
la tutela del figlio , e di rendersi padrone di tutte le altre 
fortezze dello stato , simulando di far ciò per il maggior 
vantaggio di suo nipote , ma in effetto per regolare ogni 
cosa a suo arbitrio. Infatti per togliersi ogni soggezione 
egli allontanò da Milano il duca Gian Galeazzo Maria 
tenendolo sotto la direzione , di persone di tutta sua 
confidenza in Vigevano ove , dopo d' aver acquistato il 
dominio di Genova , e di Savona , sforzò i deputati di 



(1) Diar. Parmense tom. 22, Rer. Italie, pag. 517 e seg. 

(2) Dìai\ Parmeus. liiog cit. pag. 554 — Corio Stor. di lìlilano 
Murator. ali" aiuìo 1/479. 



— 207 — 

quest' ultima città a recarsi por prestare il giuramento di 
fedeltà (1). 

Gli ambiziosi diseg-iii di Lodovico il Moro furono la canna 
di molte discordie , ed anclie di atrocissime guerre , elio 
per lungo tempo desolarono in ispecie la Lombardia. Era 
già pervenuto ad età capace di governare i suoi popoli il 
duca Gian Galeazzo , contuttociò continuava Lodovico suo 
zio a disporre d' ogni cosa con manifesta intenzione di non 
voler più deporre la sua autorità. Non potè contenersi Isa- 
bella moglie di Gian Galeazzo Maria dal portare lagnanze 
di un tal trattamento al re di Napoli Ferdinando di lui avo, 
il quale spedì tosto un ambasciatore a Lodovico per consi- 
gliarlo a rilasciare il governo al duca suo nipote. Lodovico., 
tuttoché non fosse disposto a secondare Fincliiosta, rimandò 
tuttavia con cortesi risposte V ambasciatore, poiché temeva 
la potenza di quel re. Pensò in seguito di farne vendetta , 
e a questo oggetto invitò alla conquista del regno di Napoli 
il giovane Carlo Vili re di Francia offerendogli soccorso di 
gente e di denaro {^). Accettò questi di buon grado Toffortn, 
e calando dalle alpi con un fiorito esercito nel giorno 11 di 
ottobre 1474 si portò a Vigevano , dove fu ricevuto da 



(1) Linig. Cod. Diploiìiat. Italiae toni. 5, pait. L pag. 799 — 
IMnrator. all'anno l^i88, 1489 — Coiio Storia di Milano — Diiiiìont. 
Cod. Diplomai, tom. 3, pait. *ì, pag. 213 così si esprime: 

Anno 1488 die mercnrii tdrtio decemhris jnramentuni Jidclilali.^ 
per SILOS legalos ci procuratorcs solemni modo praestitit civilas Sao- 
lunsis D. Joamd Galcaz. Mariae Sfvrtiae Duci Ulcdiola/ii in aire 
Tiglevanif siiasq. pctilioncs cxliibucritiit, carum confinnalioncm obli- 
niieritnt* /éctum in Figlevani arce in cubiculo praefad D. Ducis 
praesente D. Ludovico Maria SforUa ejus patruo, curatore^ locumte- 
ncnlCj et capitanco generali, et praesentibus Federico episcopo Ma Ica- 
censi , et frali ibus comilibus de s. Severino de J ragonia ^ aliisq. 
insignibus viris. 

(2) Murator. alT anno 1493 — Niibilonio [)ag. 91 e seg. — Anuui- 
rato Istoria di Firenze — Coiio Storta di Afilano. 



— 208 — 

Lodovico Sforza con grandissimo onore. Passò quindi il re 
a Pavia, ove trovò il duca Gian Galeazzo Maria gravemente 
infermo colla di lui moglie Isabella, la quale piangendo gli 
raccomandò i piccoli suoi figli. Da Pavia il re pertossi a 
Piacenza dove ricevette l'avviso della morte dell'infelice duca 
accaduta nel giorno 22 ottobre 1494 Tanno vigesimo quinto 
deir età sua. È opinione universale , che egli sia morto di 
veleno datogli dal zio Lodovico (^). 



(1) Nella minorità di Gian Galeazzo Maria e nella reggenza della 
ducliezza Bona venne decisa in favore della comunità di Vigevano una 
<|UÌstione da molto tempo esistente tra essa comunità, e certo nobile 
Gio. de la Molla di Casale s. Evasio per alcune granaglie stale prese, 
per quanto appare, nel tempo dell'idtima ribellione. Noi rappojteremo 
su questo soggetto una lettera del marchese di Monfenato, onde si 
conosca l'interessamento di questo principe in favore de'suoi sudditi, 
per cui non isdegnava di scrivere di proprio pugno, e di interporre 
i suoi uflicii presso la comunità dell'in allora terra di Vigevano. 

Nohìles y f.t egrcgi'i amici nostri carissimi. Se recordiamo in li 
tempi passati 1iaver\H scrìpto in favore dtl nobile qnonclam Joìianiic 
de la Molla di questa città di Casale: confortandole , et pregando\'e 
gli volesti fare lo debito de quelli suoi grani chel haveva li a / ige- 
vano, et che furono pigliati, et convertiti in usi vostri. Et benché da 
vuoi continue se siano liavute bone parole: tamen esso Johanue in vita 
sua mai non have satisfatione in pagamento alcuno. /4l presente 
havendo il nobile Conrado de la Molla figlio , et herede del dicto 
quondam Johanne supplicato alla Excellentia ducale circa la recupe- 
ratione de queliti suoy beni, la causa e stata commessa secundo 
intendemo. Et perchè vuoi assay conosceti la grande rasone ha dicto 
nostro subdito coìitra di vuoi, et quanto torto haveti in ritenerli tanti 
tempi passati la roba, et beni suoi, et quanto hunianemente Nuy se 
siamo portali per fin ad qui in non providere ala iudemnitate , et 
oppressione d' esso nostro fidele subdilo , la quale tamen ultima parte 
è proceduta per lo amore , et benevolentia singolare , che sempre ve 
habiamo portato, havemo ancora per queste nostre deliberato pregarve, 
et confortarve vogliati satisfare al predicto nostro subdito de quanto 



— 209 — 

Fu questo sventurato principe, clie concesse ai Vigeva- 
nasclii il privilegio di poter servirsi delle acque del naviglio, 
che derivando dal Ticino scorrono vicino alle mura della 
città , e vanno ad irrigare le vaste pianure della Sforzesca. 
Aveva il comune di Vigevano nell'anno 1463 donato al duca 
Francesco Sforza il cavo di detto naviglio già incominciato 
a proprie spese, e con esso T altro cavo detto la roggia 
'vecchia , ed una possessione di circa due mila pertiche , 



gli siti debitori per rasoiie de dirti grani: et non voler frustrarlo per 
dilazione , et li ili gì j , ma essere grati, et coiioseetUi de li ì>enefiiìj 
revevuti dal dieto quondatn nobile Johaiuie. in questa cosa. Il ehe 
facendo vuoi farete cosa, clic a Nuy sera aecepfissinia. Et in altre 
rose, che ve potassero accadere ce trovareti apparechiati di hon coi-c. 
Dat. Casali die xjjj iunii MCCCCLXXV lU. 

GuUeluìus marchio Monti sferrati etc. 
ac ducalis Capitaneus generalis. 

A tergo. NobiUbiis . et cgregiis consulibus , Consilio ac comunità ti 
Icirae Fìglevaid ylndcis nostris carissimis. 

Qual esito abbia avuto una sì fatta commendatizia si potrà di 
leggieri icoQi prende re dalla seguente lettera ducale indirizzata al 
podestà di Vigevano: 

Bona y et Johannes Galea tius Bla ria Sforila. 
Ficecvmitts duces Medìolaid eie. 

Dilccte noster. In executione de le nostre lettere ad vuy scritte è 
venuto da I\uy D. Zorzo Collo mandatario vostro per rasane del 
formento qual domanda Conrado quondam Johanne della Molla da 
Casal san Vaxo di essere satisfacto da quella nostra comunità. El 
qual D. Zorzo molto prudentemente, et maturamente n' ha exposto, 
et facto intendere la rasane dessa comunità circa ciò. Et in presentia 
del dicto D. Zorzo avemo audito et inteso lo dieta Conrado , et li 
Agenti per lui. Et tandem omnibus auditis, et intelectis havemo licen- 
tìati li die ti D. Zorzo et Conrado , che se ne vadano ad casa, et ad 

14 



— 210 — 

onde ebbe principio la villa Sforzesca. Questo fu il motivo 
per cui il duca (nan Galeazzo Maria Sforza, o per dir 
meglio Lodovico il Moro sotto il di lui nome , nelP anno 
1480 agi' 11 dicembre concesse in ricompensa al comune, 
ed agli abitanti di V'igevano la facoltà di estrarro perpetua- 
mente da detto naviglio V acqua necessaria per irrigare le 
loro possessioni e prati, pagando alla ducale camera soldi 
quattro imperiali per ogni pertica di terreno (i). 



esso Conraclo hai'cmo iìato repulsa circa la dieta soa doinnnda /uiei/e 
la dieta comunità non se in culpa nec dolo de la dispersione del 
eliclo Jormento tempore lihei'talis Mediolani , ni ancora pare conve- 
niente de suscitare quelle cose facte co tempore , secondo etia/idio 
havcvano ordinato li Speetabili del nostro Consilio secreto^ conforiìian- 
dose Nuy cum la loro ordenatione. DJediolani die xxiu iunii 1478. 

Sisj;nat. Cichus 

A tergo. Nobili, et sapienti doctori potestà ti nosti-o Fi pievani di ledo. 

Le suddeUe leltere trovatisi registrale a fogl. 131, 15V, degli 
antichi statuti. Gli Edit. 

(1) Sacelielti Vi^ev, illusi, pag. Do e seg. La co[)ia autentica del 
citalo privilegio, che incomincia: Superstiti inclito ecc. trovasi nell'ar- 
chivio delia ciUà duplicata nel Volum. IJ. sotto la l(!ttera 7\ al lui. 
35, e nel codice degli antichi statuti MS. in pergamena a pag. 157, 
il quale si riporta per esteso nell'appendice alla presente Opera. In 
conformità di detto privilegio anche dopo essere passati i beni della 
Sforzesca in possesso dei padri domenic4Hii del convento delle Grazie 
di Milano, i particolari di Vigevano hanno sempre pagato l'acqua in 
ragione di soldi quattro per pertica del terreno irrigato, come rilevasi 
da istromento rogato Giovanni Agostino Colli nolaro di Vigevano del 
22 novembre 1358. Veggasi pure altio istronrento tra il sig. Nicolò 
Davigo e i padri delle Grazie di Milano rogato Filippo Ciotta notare 
di Milano il 9 luglio 1665, che è dello stesso tenore, — Brambilla 
Chiesa di Figcw. pag. 198 e seg. 



— 211 — 



CAPO DECIMOTERZO 



0€*11© cos>© pili rlBwarcftlftilB eli ^"^ige vasto ^oS^o 

il doisìliìBO «U I.oilovico Sforza «S©SI® iS Me> 



^ro» 






ODO le 



^^ 



opo la morte di Gian Galeazzo Maria Sforza il dominio 
^ì^m^'^ del ducato di Milano spettava per diritto di siic- 
v^ cessione al di lui primogenito Francesco ; ma Lodovico 
il Moro volendo conservarsi nell' usurpata podestà era già 
lungo tempo, che maneg^giavasi presso T imperatore Massi- 
miliano per ottenere T investitura dello stesso ducato. 
Appena morto dunque il nipote , senza aspettare , che 
fossero terminati i di lui funerali convocò in Milano i 
primati della città per la elezione del nuovo duca , ed 
avendo ben istrutti i suoi partigiani, costoro fecero intendere 
che in tempi così pericolosi il pubblico bene esigeva che 
non un fanciullo, ma un -uomo assennato prendesse le 
redini del governo. Nissuno osò di opporsi, e Lodovico fu 
proclamato duca in mezzo alle acclamazioni del popolo. La 
vedova duchessa Isabella, lagrimevole esempio deirincostanza 
delle cose umane, fu rinserrata nel castello di Pavia (^). 



(l) Muratoi*. all'anno l^t94 — Nnbilonio Cronica di l"'ii^. all'anno 
I49ft pag. 9G e seg. — Coiio Sforin di /1///f7//o — Gnicciaidini iil). 1. 



— 212 — 

Ciò fatto Lodovico .scrisse a tutte le città, e terre dello 
stato , elle dovessero giurar fedeltà iu mano sua , e della 
sua cousorte Beatrice d' Este , come si vede da una lettera 
diretta al comune di \' igevano, riportata dal Nubilonio ( i) : 

Lodo'vmis Ilaria Sfori la Anglus cìnx Mediolani etc. 
Diìecti nostri. Vi serissimo li giorni x^assati , die dovendo 
■voi mandare li vostri amlasciatori ad prestarne la fedeltà , 
li faceste so])rasedere , sinché vi avvisassimo del temjm , che 
dovessino venire ; hora iier qneste vi signif chiamo , che 
mandiate essi vostri amMsciatori , ([nali in nome vostro , e 
della com/mnnitcì venghino ad giurare fidelitate in mane 
nostre , e della III. Madonna Beatrice nostra carissima 
consorte , ^;<?r Noi , figliuoli , et successori nostri nel modo , 
che altre volte fu fatto air IH. Sig. duca Qaleatio nostro 
fratello , et così li darete oj)j)ortuno mandato 'jjer far rpiesto 
Jtf/ramento. Mediolani 13 Januarii 1495. 

Signat. B. Caìchus, 

A tergo. Kol)ilil)us , et ])rudentiì)%is viris consulihus , 
communi^ et hominihus Viglevani nostris dllectis. 

Già il re di Francia con indicibile velocità , aveva 
occupato ormai quasi tutto il regno di Napoli , e tutto 
cedeva alle sue armi, per il che i principi italiani entrarono 
in sospetto che eg4i mirasse ad occupare T Italia intiera. 
Perciò il papa Alessandro VI , i Veneziani , Massimiliano L 
imperatore , e Lodovico il Moro , che finalmente conobbe 
il suo fallo , d' avere chiamato Carlo Vili in Italia , si 
sollevarono contro di lui. Ma egli tosto che udì questa 
lega prese la risoluzione di tornarsene precipitosamente 
in Francia temendo di esser preso alle spalle. Giunto al 
fiume Taro venne alle mani coll'esercito della le^-a coman- 



(1) Cronica (li Vigevano png. iOO. 



— 213 — 

dato da Francesco Gonzaga signoro di Mantova , e dopo 
una ostinata , e fiera battaglia gli riuscì di fuggire , 
lasciando artiglieria , e bagagli in potere dei nemici. 
Novara già occupata dai Francesi , per un trattato con i 
Caccia , i Tornielli , ed altri nobili d' essa città , perdio 
disgustati di Lodovico per varii aggravii sofferti , si rese 
per capitolazione, e venne restituita al primo padrone {^). 

Sebbene Carlo Vili avesse cosi improvvisamente abban- 
donata l'Italia, non erano però gFItaliani tranquilli sapendo 
elle il re andava facendo grandissimi appareccliii per 
ritornarvi nelF anno susseguente. Lodovico più d' ogni 
altro temeva questo ritorno , bene accorgendosi , clie la 
vendetta sarebbe caduta principalmente sopra di lui come 
traditore. Pensò dunque a difendersi , e per tale oggetto 
chiese in ajuto Massimiliano imperatore (^ì , e munì tutto 
le fortezze de' suoi stati. Fu pertanto in quest' occasione , 
che il palazzo di Galeazzo Sanseverino genero di Lodovico, 
e capitano generale della milizia ducale , situato fuori 
della porta nuova di Vigevano , fa ridotto in fortezza , e 
circondato di mura , di quattro torri , e di un' ampia fossa 
venne detto rocca nuova. Contemporaneamente per maggior 
sicurezza della detta rocca furono atterrati in Vigevano 
due palazzi V uno già fabbricato da Jacobetto dell' Atela 



(1) iMiirator. all' anno [hiVó — • Corio Storia di fìliunio — ■ Nu])i- 
loiiio Cronica di f'igc^'ano pag. 101 e seg. 

(2) L'autore ha (juì oinmcssa una particolarità per Vigevano cioè, 
che Lodovico il Moro e i Veneziani pur opposti a! re di Francia , 
che nainacciava di ritornare in Itali. i, chiaiuarono di nuovo l'impeia- 
tore Massimiliano, il quale mossosi segrelamenti; con poca gente in- 
vece di portarsi a Milano si fermò in Vigevano [)er alcuni mesi a 
trattare con Lodovico, col cardinale di Santa Croce Bernardino Gar- 
vaiale legat(i mandato dal pontefice, e cogli oratori degli altri colle- 
gati, onde provvedere alla salute comune. (Guicciardini htor. d' Ital. 
lib. 5 pag. 87 ) Gli Edit. 



— 214 — 

condottiero di gente d'arme, che eru posto vicino al molino 
detto della Resega in luog'O elevato , chiamato il Dosso di 
Baraja , V altro eretto poco prima dai signori Negri , 
sitnato Inori della porta di s. Martino , poco Inngi dalla 
chiesa di s. Bernardo (^). Fnrono inoltre atterrate le dnc 
chiese di s. Bernardo , e di santa Margherita detta del 
Carmine , cpiella sitnata fuori della porta di s. Martino , 
e questa fuori della porta di A'alle , e ciò air oggetto di 
potere innalzare diversi bastioni intorno alle mura (^). 

Il timore , che teneva agitato V animo degT Italiani per 
il minacciato ritorno di Carlo Vili cessò all' improvviso , 
allorché giunse la nuova, che questo re colto da apoplessia 
aveva cessato di vivere nel dì 7 d' aprile dell' anno 1498. 
Lodovico il Moro particolarmente si ralleg-rò di questa 
morte lusingandosi che , con essa fosse cessato il pericolo , 
in cui r a^eva gettato la sua imprudenza , e la sua ambi- 
zione. Ma ben presto si comprese quanto fu vana una tale 
lusinga, poiché succeduto al trono di Francia Lodovico XII 
duca d' Orleans diresse immediatamente tutte le sue mire 
alla conquista del ducato di Milano appoggiandosi alle 
ragioni di \'alentina Visconte sua avola, per cui aveva ben 
anche assunto il titolo di duca di Milano [^). Infatti 
collegatosi egli col pontefice Alessandro VI, coi Veneziani, 
e con Filiberto duca di Savoia cominciò a spedire soldati 
in Asti sotto il comando di Gian Giacomo Trivulzio nobile 
milanese , sperimentato capitano , e nemico del duca di 
Milano , perche da lui spogliato di tutti i suoi beni. Per 
difendersi da questa terribile lega , che già il minacciava 
da vicino , Lodovico il Moro radunò anch' esso un potente 
esercito sotto Gian Galeazzo Sansevorino. S' incominciò la 

(1) Sacchelti Vigevano illiisfralo p;ig. 8, 9 — Nubilouio Crunacn 
di Fii^cvaiLO all'anno l^tOO, pag. l IO. 

(2) Brambilla Chiesa di Vigevano (^13. 99 e I8't. 
(5) Murator. all'anno l'!98. 



^ 215 — 

guerra , e V esito delle prime battaglie fu che i Francesi 
s' impadronirono dei due castelli d' Arazzo , e di Annone e 
quindi di Valenza , Tortona , Veglierà , Castelnovo , Ponte 
Curone, Alessandria, Mortara, e Pavia. Nel medesimo tempo 
i Veneziani coiresercito loro entrarono nella Gliiara d'Adda 
e s' impossessarono di Caravaggio. Spaventato Lodovico il 
Moro da queste prime perdite , deliberò- di portarsi in 
(lermania presso l'imperatore Massimiliano seco conducendo 
i figliuoli ancora impuberi, e il pubblico tesoro, e lasciando 
alla custodia del castello di Milano Bernardino da Corte 
con tre mila fanti. 

Partito il duca il popolo Milanese cliiamò tosto i Fran- 
cesi ili città , e prestò loro obbedienza , il die fecero pure 
tutte le altre città del ducato , fuorché Cremona , che 
secondo i patti passò in potere dei Veneziani. Avendo 
cpiindì non molto dopo Bernardino da Corte corrotto dal 
danaro ceduto senza fare resistenza alcuna anche il castello 
di Milano si sparse tanto timore, che tutte le altre fortezze 
dello stato si arresero immantinente , la rocca stessa di 
Vigevano, tuttoché ben fortificata e difesa da un numeroso 
presidio , venne subito in potere dei Francesi , poiché il 
castellano Taddeo da Berg^amo , al presentarsi di un capi- 
tano con una piccola compagnia d' uomini d' armi , la 
consegnò al nemico {^). 

Informato il re Lodovico degli strepitosi successi delle 
sue armi calò anch' esso in Italia , e fece la sua solenne 
entrata in Milano nel dì 6 di ottobre dell' anno 1499 
accolto fra gli evviva del popolo , che stanco del dominio 
degli Sforza , sperava giorni più lieti sotto il governo 
francese. Dopo un mese di dimora in Milano , se ne tornò 
il re in Francia lasciando il governo dello stato nelle mani 
del valoroso maresciallo Gian Giacomo Trivulzio (2) , al 

(2) Niibiloiiio Crotuuu di I i^cvaii.o ul!'aniio l'iOU, pa;^'. l 18 e seg. 



^ 21(> — 

quale in ricompensa dei servigii prestati nel pronto , e 
felice acquisto del ducato di Milano , diede in feudo 
Vigevano col titolo di marchese (^) , e con essa Ciambolò , 
Cassolo, Villanova, Grarlasco, la Riotta, Contienza, Vespolate 
e Borgomancro (2). 

Scrive il Brambilla suU* autorità di Simone dal Pozzo , 
che in questi tempi fu edificata la piccola cliiesa di s. 
Giuliana nel sobborg^o di s. Martino poco lungi dal convento 
delle Grazie in occasione di una prodigiosa quantità di 
lupi , elle infestando il paese avevano divorato circa otto- 
cento persone. Tn particolare ve n'era uno, clic per essergli 
stato tagliato un piede da un contadino con una falce 
fienaia , in chiamato Lv.iìO Zojypo , ed era più furibondo , e 
micidiale degli altri, dal che e poi nato fra noi il proverbio 
che volendo dinotare nn uomo malvaggio suol dirsi ; ^;ar<? 
wi ìnjm zoj)j)0. Fu perciò dai consoli , e rettori di Vig*evano 
stabilito il premio di lire quattro per ciascun lupo ucciso 
entro i confini del territorio , e siccome dalla popolare 
credenza si tiene , che s. Giuliana sia protettrice degli 
uomini contro i lupi , si è fatta fabbricare in suo onore 
detta chiesa , e fu posta sulF altare la di lei effigie , che 



— Muralor. all'anno 1499 — Guicciardini l.slorìa d' Itali d lib. 4 — 
Corio Storia di Milano — Lodovici Cali velli Aiinales Crciìtoncnscs 
pag. 225 — ■ Latuada Dcscrizioiif di Milano lom. 4, niim. 170, pag. 
ft59 e seg. 

Nell'arcliivio del Luogo l^io Tiivul/i in Milano vi è copia autentica 
dell' infeudazione della città di Vigevano a favoie del Trivul/jo; come 
pure un istromenLo di dotazione latta dal medesimo alla chiesa della 
Misericordia di questa Città, e di altri legati pii a favore del convento 
delle Grazie. 

(1) Lodovico della Chiesa Storia del Piemonte pag. 490 — Viìla- 
lìova Historia laudis Poinpejac apud Grevìuni tom. 5, part. 1, pag. 
952, et alii contiacitati. 

(2) Nubilonio hiog. cit. pag. 124 e seg. — Leaiìdro Alberti 
Descrizione dell' Italia. 



— 217 — 

con una mano tiene per le orecchie un lupo , simbolo 
della speciale sua protezione ( i). Nello scorso secolo a 
motivo di alcuni incovenienti fu questa piccola chiesa 
demolita per ordine del vescovo Scarampi. 

Le molte prepotenze usate dai Francesi nel ducato di 
Milano cominciarono ad alienare V animo dei popoli , e a 
far loro sospirare di nuovo il governo degli abbattuti 
loro principi. Inoltre mal sofFerendo la potente fazione dei 
Ghibellini , che Gian Giacomo Trivulzio capo dei Guelfi 
avesse il governo nelle mani , e comandasse a suo talento, 
stimolava al ritorno Lodovico il Moro, e il cardinale Ascanio 
suo fratello. Vedendo questi pertanto , essere inutili le 
speranze poste nelF aiuto di Massimiliano imperatore privo 
sempre , e sempre sitibondo di denaro , si rivolsero agli 
Svizzeri , e ne assoldarono otto mila , ai quali aggiunsero 
cinquecento uomini d'arme Borgognoni. In gennaio dell'anno 
1500 si approssimarono alla città di Como , la quale apri 
loro le porte. Bastò questo, perchè il popolo di Milano si 
levasse a rumore gridando : viva il Moro. I Francesi si 
rifug^giarono nel castello, ed il Trivulzio si ritirò a Mortara. 
Sul principio di febbraio Lodovico il Moro col fratello 
cardinale entrarono in Milano festeggiati dal popolo. Spar- 
sasi la nuova del loro ingresso nella capitale , i Pavesi , 
e i Parmigiani alzarono tosto la bandiera ducale , ed 
altrettanto avrebbero fatto i Piacentini , e i Lodigiani , se 
non fossero stati impediti dalle milizie venete, che accorsero 
in aiuto dei Francesi. 

Il ritorno di Lodovico il Moro eccitò qualche fermento 
anche in Vigevano , per cui Antonio Colli , con Francesco 
Colli Cacciotto , e Giovanni Agostino Gravalona uniti ad 
alcuni altri della fazione Ghibellina uscirono armati per le 
contrade gridando : Vlca il Moro , e mora la Francia, 
Corsero indi schiamazzando alle case di Francesco dal 

(l; 1j lambii la Chiesa di l'i^nviìnu [)ag. lOo. 



— 218 — 

Pozzo , di Gerardo Gravaloiia Aliolo , e di Bassano Parona 
consoli , e rettori del comune , che per timore si tenevano 
nascosti. In mezzo a questo rumore sopravvenne a caso il 
conte Giorgio Trivulzio luogotenente del marcliese Gian 
Giacomo colla sua compagnia di cento uomini d' arme , e 
duecento arcieri , che andava esplorando i movimenti del 
nemico, per il elio spaventati i tumultuanti tosto fuggirono 
Di questo tumulto il conte (Horgio gravemente si dolse 
col console Bassano Parona , il quale giocosamente gli 
disse : /SVT/. ccqjìtaìio, la ferra nostra ha fatto come lì calciar i 
(piando cominciano a l}otl''re ; ta irrima cosa , che sorte e la 
feccia : così ha fatto la ferirò nostra. Non dispiacque al 
conte questa risposta , ed esortato il popolo a conservarsi 
fedele al re , se ne tornò a Mortara , lasciando nella rocca 
nn corpo di cavalleria sotto gli ordini di Andrea da Fano 
gentiluomo della casa Trivulzi. 

Passati alcuni giorni si udì , che il duca Lodovico da 
Pavia dirigevasi colP esercito a Vigevano. I ^'igevanaschi 
volendo in quest' occasione mostrare al marchese Trivulzio 
la loro fedeltà lasciarono scorrere Y acqua nelle fosse 
d' intorno le mura , e fecero grande apparecchio d' ogni 
sorta d' armi , e d' artiglieria. In seguito nominarono otto 
capi, quanti erano i quartieri del comune, e tutti si misero 
in ordine per far resistenza al duca. Giunto P esercito 
ducale intimò la resa , ma il presidio lasciato dal Trivulzio 
rispose negativamente , tutti perciò accorsero alla difesa , 
in ispecie Filippo Vastamiglio , e Girolamo Tocco nemici 
del nom.e sforzesco scorrevano per le strade esortando 
tutti a difendere la pa^tria. Il duca pertanto fece piantare 
r artiglieria contro la torre detta di Cesarino , dove era il 
palazzo , che Lorenzo Orfeo suo cortigiano aveva poco 
prima edificato, e di là g^ettando palle e homhe cominciò a 
battere le mura onde incutere timore. Ad onta però d' un 
vivo , e continuo fuoco i soldati , che difendevano quella 
torre ricusavano di cedere. Allora il duca credendo che 



— 219 — 

una tale ostinatezza provvenisse da animosità del i^opolo 
contro di lui , promise a' suoi soldati Svizzeri , e Tedeschi , 
che qualora si fossero impadroniti colla forza del paese 
loro permetteva di saccheggiarlo. Neil' atto , che il duca 
fece questa promessa fu visto lagrimare rammentando 
essere egli nato in Vigevano , ed aver quivi fissata la sua 
diletta abitazione (i). Questa terribile minaccia sparse la 
costernazione nel popolo Vigevanasco , il quale in simile 
circostanza non sapeva come evitare V imminente flagello , 
quando Giacomo Filippo de Previde giovine ardito , ed 
accorto fattosi calare dalle mura con alcuni suoi amici , 
si presentò al duca con una corda al collo , e prostrato 
a* suoi piedi pregò , supplicò , pianse tanto , che V istesso 
duca , non potendo più rivocare la parola data , fattosi 
mediatore commutò il promesso saccheggio in dieci mila 
scudi d' oro da distribuirsi a' suoi soldati (^). 

Fatto così r accordo i Vigevanaschi aprirono tosto la 
porta di Valle per dove entrarono le truppe del duca 
gridando : Viim il Moro , la qual cosa sentendo i soldati 
del Trivulzio si salvarono nella rocca , eccettuati pochi , 
che furono uccisi , o fatti prigionieri. Nella notte poi entrò 
in Vigevano una gran parte dell' esercito sforzesco , che 
riempì non solo le case , ma tutte le strade , e le piazze 
d' armi , e di armati. Tentarono alcuni soldati di forzare le 
botteghe , e le porte delle case per saccheggiarle , ma 
avvisato in tempo Galeazzo Sanseverino ne sorprese uno 
in flagrante delitto , e fattolo appiccare alle chiavi del 
porticato della piazza pubblica contenne con questo esempio 
tutti gli altri in dovere. 

Preso il possesso di Vigevano il duca si diede tosto a 

(1) iNii!jiloiii(j piig. 128 — Scicdu^ni loc. cit. pag. 9 — Donatus 
Bosiiis Cliroiiicnii. Mediai. — Moriggia Stoiiii di Milano — PorUiluppi 
Storia della LoiiiclliiLa ali" anno l'ifiO, pag. 3'lO. 

{T) iNubiluuio liiog. cil. — Sacclielli f'ii^cvano illustralo pag. Tib. 



— 220 — 

battere coH'artiglicria la rocca, la quale dopo una resistenza 
di alcuni giorni dovette aneli' essa arrendersi (i). Passò 
quindi a Novara , e colla forza delle suo armi se ne 
impadronì. 

Giunse intanto dall' Alpi il generale della Tremolile con 
nuovi rinforzi di truppa francese, e con un corpo di Svizzeri, 
ed unitosi al Trivulzio, e al conte di Lignì si appressò a 
Novara, per ottenere la quale città e fortezza più pronta- 
mente, e senza sparg^imento di sangue venne promessa 
agli ufficiali svizzeri , che erano al servigio di Lodovico il 
Moro , una gran somma di denaro , quando consegnassero 
nelle loro mani lo stesso duca. Questa trama fu ordita con 
somma segretezza , ed ebbe compiutamente il suo effetto. 
Sotto pretesto di non voler combattere coi loro fratelli , 
gli Svizzeri , e i Tedesclii abbandonarono Lodovico , prote- 
stando di voler tornarsene al loro paese. Estremamente 
irritato da questa inaspettata rivolta aveva deliberato di 
tentare un' uscita armata mano con quelle poclie truppe 
rimaste a lui fide , considerando essere meglio morire 
gloriosamente sul campo di battaglia , che restare vergo- 
gnosamente prigioniere, ma persuaso dagli Svizzeri medesimi 
che essi farebbero divulgare essere egli di già fuggito , 
e che intanto vestito del semplice loro abito da soldato 
potrebbe sicuramente uscire con essi dalla città , e salvarsi 
sconosciuto , suo mal costo cesse al loro consiglio. Infatti 
uscito egli da Novara coi tre Sanseverini travestiti , e 
confusi colla truppa vennero tosto dai traditori Svizzeri 
indicati ai Francesi, e fritti perciò tutti e quattro prigionieri 
nel dì 10 aprile dell' anno 1500 (3). 

(l) Nubi Ioli io pag. iVJ. 

(2} Scrive il JNuhilonio nella sua cionaca alla pag. 151, clie certo 
Zanetto di Mede nella Lomellina soldato del duca Lo lovico risoluto 
di non atrendcrsi ai Francesi uscì di Novara a cavallo, ed entralo 
iuiibondo nel campo nemico dopo aver fatto prodigi! di valore rimase 



-~ 221 -- 

Per questo strano avvenimento tutto Tesorcito sforzesco 
si disperse , V istesso cardinale Ascanio fratello del duca , 
che teneva Passedio del castello di Milano tentò di fuggire 
ma raggiunto aneli' egli fu fatto pi'igioi^e -> ^' condotto in 
Francia unitamente agli altri sventurati principi. Lodovico 
il Moro chiuso nel castello di Loches nel Borrì in un'oscura 
camera , dopo dieci anni di misera vita morì lasciando 
superstiti Massimiliano , e Francesco suoi figli legittimi 
nati da Beatrice d' E^ste sua moglie , ed inoltre Gian Paolo 
figlio naturale ( ^). 

Era Lodovico il Moro uomo di bella statura , molto 
amabile , benigno , grazioso , e liberale ; di un ingegno 
grande , cauto , astuto , ed oltremodo ambizioso d' impero. 
Il soprannome di Moro gli fu dato per essere egli di color 
fosco. Era pure protettore delle scienze , e delle belle arti. 
e perciò aveva chiamato alla sua corte i più insigni 
letterati d' Europa. Non vi furono mai in Milano tanti 
uomini grandi , come ai tempi di questo principe. Tanta 
era la fama del suo valore, che di lui fu scritto il seguente 
bellissimo distico riportato da Arlunno : 

A' il desjjerandnm Mauro duce jwìnci^ìe Mauro , 
Si voìef ea'toìium de Jote fidmen agef. 

In somma se non avesse contaminate le mani nel sangue 
de' suoi congiunti per una sfrenata ambizione di regno , 
a buon diritto poteva paragonarsi coi più rinomati eroi 



0))pre>so dalla inollitiuìiiio , ed csliiilo con dispiacci'e dei gonerali 
francesi, che maravigliati della sua virtù desidei-avano di salvarlo. 
Gli Editori. 

(l) Nnbilonio [)ag. 130 e seg. — • Muialor. all' anno loOO — 
Bescapè De Ecclesia Novarieiis. lih. 2, pag. 533 e seg. — Guicciardini 
Istoria d' Italia. 



— 222 — 

delle età passate (^). Onde non è meraviglia se fu in 
generale compianta la sua disgrazia. 

Più che ad ogni altro fu grave , ed amara la perdita di 
questo principe al popolo di Vigevano , che era stato da 
lui colmato di molti beneficii , ed era per averne altri 
maggiori. DifFatti appena Lodovico assunse le redini del 
governo, che vedendo una gran parte del terreno di Vige- 
vano sterile, ed incolto, rivolse le sue prime cure a renderlo 
fertile , ed ubertoso. A tal fine riunita una grande quantità 
di fondi tra Vigevano , e il castello di s. Vittore vi stabilì 
nel mezzo di essi la deliziosa villa detta la Sforzesca , 
fabbricata in forma di un gran palagio quadrang^olare con 
quattro torri, come vedesi ancora presentemente. S. Vittore 
posto sulla costa del Ticino in luogo eminente al di sopra 
della Sforzesca ; era anticamente un castello , chiamato 
Belcredi , o Belcredo , di cui erano padroni i nobili Belcredi 
di Pavia. Esso fu poi distrutto , come scrive Simone dal 
Pozzo , in tempo delle guerre dei Guelfi , e Ghibellini. La 
strada, che da Vigevano conduce alla Sforzesca, chiamavasi 
anticamente la via Berchina (2). Una parte del suddetto 
latifondio fu a lui donato dal comune di Vigevano , come 
abbiamo altrove rimarcato , e il rimanente comprò eg^li al 
prezzo di soli venti soldi imperiali per ogni pertica ; e tale 
era la sua premura di vedere presto compiuta la detta 
villa, che si lasciò perfino trasportare ad alcuni atti violenti 
e tirannici, imperciocché con varii pretesti spogliò de' loro 
beni diversi nobili di Novara , che erano di fazione Guelfa , 
tra i quali Innocenzo Caccia , ed alcuni Tornielli {^) , 



(1) Arlunno Storia di iVilaiio Lez. I, png. 50 e scg. — Suxius De 
sUidiis Mediol pag. Ili e seg. — Nubilonio luog. cit. e pag. 86 e seg. 

(2) Brambilla Chiesa di Figcvano pag. 201 —Nubilonio Cronaca 
di Vigevano pag. 75 e Ih. 

(3) liescapè De Ecclesia Novar. lib. 2, png 533 e scg. — Cojio 
Storia di Milano — INiibilonio It o^. cit. pag. 72. 



— 223 ^ 

aggregando anche questi beni agli altri fondi della sua 
villa , che in seguito rese assai fertili colle acque della 
Mora , e del Naviglio da lui derivate questo dal Ticino , 
quella dal fiume Sesia. 

Dopo avere il duca migliorata ragricoltura rivolse le sue 
benefiche viste all' incoraggiamento dell' industria vigeva- 
nasca. Il primo passo fu quello d' introdurre una grande 
quantità delle migliori pecore della Linguadoca , le quali 
egli collocò in una cascina da lui espressamente edificata 
nelle vicinanze della Sforzesca , che fu perciò chiamata la 
Pecorara , nome , che ritiene ancora presentemente ; e in 
questo modo aumentò e perfezionò le già stabilite fabbriche 
dei lanificii. Introdusse poscia la piantagione e coltivazione 
de' gelsi , ossia mori , e 1' arte di allevare i bachi da seta , 
fin' allora sconosciuta in Lombardia , chiamando da Vicenza 
e da Verona uomini esperti in questo genere , perchè 
istruissero i Vigevanaschi. Il prodotto di questi gelsi crebbe 
in breve a tal segno, che ai temipi di Gian Giacomo Trivulzio 
marchese di Vigevano , come ha notato il cancelliere Dal 
Pozzo, dava l'annua entrata di lire sette mila imperiali nei 
soli fondi della Sforzesca (i). Per la qual cosa compiacendosi 
Lodovico del felice esito delle sue cure fece incidere su due 
angoli del palagio della detta villa in due tavole di marmo 
bianco , a caratteri d' oro due iscrizioni , composte dall' in- 
signe letterato di quei tempi Ermolao Barbaro veneziano. 
La prima, che è posta verso la città, è come segue: 

Lti'dotv'cns Ilaria Divi Francisci S/'ortice Mediolanensinm 
Ducis filius, Divi Nejìotis Tutor, et cojjiaruDi Dux supreìììns^ 
Planitiem liane sterna siti arentem^ sujjeriìuÌMcta large ingenti 
sìimj[)tu aq^tia , ad fertilitateni sno ingenio tradnxit, villaqve 
am(Bnissima a fundamentis erecta , ìonini sil)i ^ iiosterisqìie 
commodavit. Anno Saint is mcccclxxxvi. 



(1) Niijjilonio luog. cil. pag. 70 e seg. — BruLubilla 1 
190 e seg. — Reina De.scrh. (iella Loinhaidìn nag. 150. 



— 224 — 

La seconda e posta sulF angolo della facciata principale 
della Villa risguardante la strada postale, dove si legge : 

Vilìs gleba fui, mine sum ditìsslma tellus. 

Cìir ? quia Sfortiadtim me ^na dextra colit. 
Mutata est facies , mutavi nomina: mlis 

Dicelar : Dicor mine ego Sforciaca 
Littavicus agros tulit lios ; nec ])(Bnitet ; esse 

Auctorem imcis convenit agricolam. 

Passata in seguito la Sforzesca in dominio dei padri 
domenicani del convento delle Grazie di Milano per donazione 
dello stesso Lodovico, confermata in appresso da Carlo V 
imperatore , e da Filippo III re di Spagna , i padri suddetti 
in segno di riconoscenza , fecero apporre nella chiesa di 
sanf Antonio abbate fabricata contemporaneamente nella 
stessa Villa la seguente iscrizione: 

Serenissimi Duces 

Ludovicus Maria, atque Beatrix 

jEternm leatitudinis amatores , 

Ut sili ad iììam oltinendam 

Tliesauros thesaurizarent in Coeìis , 

Telluri s j^redivitem cojnam 

Projorio decoratam nomine. 

Fratrilus Praedicatorihus 

Atgìie suis ad Deum semxjer oratoriòus 

passioni donavere. 

Anno Domini 1498. Pie tertia Pecemlris (i). 



(1) In progresso di tempo essendosi cancellata la suddetta iscrizione 
su d'una tavola di marmo vicino all'aitar maggiore venne apposta 
la seguente : 



— 225 — 

Era talmente aflbzionato Lodovico a A'ig'ovaiio sua patria, 
che oltre all' erezione della sua deliziosa villa Sforzesca , 
volle pure anche ridurre a più nohile, vaga, e comoda forma 
r antico castello situato dentro V abitato , onde servirsene 
d' abitazione nelle frequenti sue dimore. In conseguenza 
neir anno 1492 fece atterrare molti edifìcii , e fra gli altri , 
la chiesa maggiore già da alcuni anni abbandonata dal clero, 
e colFopera di Bramante famoso architetto di que'tempi (i) 
ridusse il detto castello in forma di un vasto , e regal 
palagio , come ancora in oggi si vede , benché in parto 
guasto , e mal concio non tanto per la sua antichità , che 
per la frequenza degli alloggi militari nelle passate guerre. 

Questo grandioso edificio, come abbiamo rimarcato altrove 
si unisce da un lato colla rocca vecchia mediante un ampio 
e coperto corridore già fabbricato da Luchino Visconte , 
per cui i duchi, quando loro piaceva, uscivano, ed entravano 
in città inosservati con truppe, cavalli e carrozze. Nel centro 
sta il fabbricato detto il llascMo, che e precisamente il 
palazzo d'abitazione dei duchi, cinto di fossa, sopra la quale 



Ludo V i e o . AI a r i ne . Sfo r t i ac 

Mcdiolaneiisiuni . Duri . Stpliiuo 

Qiiod, . Praediuiii 

Ah . Eo . Sfordaiiiim . Niiiicupatuni 

An. MCCCCXCFllI. Dono. Dcdcrit. 

Fralrcs. Ord. Praedicalorum 

S . Mariae . Gradar . Mediolani 

Ad . Deiim . Pro . Tain . Munifico . Largì (orti 

Ejusque . Cojìjuge . Beatrice 

Jugìter . Precante 

G . A . M . L . P . 

MDCCLXI . Gli Ed il. 

(l) Tirabosclii Storia della letteratura Italiana toni. 0, purt, '2, 
lib. 3, ^ 6 — Vasari Fite de' Pittori tom. 3, pag. 89 — MazzAicchelli 
Scrittori hai. tom. 2, part. ^t, pag. 197/^. 

15 



— 226 — 

alla porta d' ingresso v'ha un ponto Icvatojo. Si veggono In 
esso molti sotterranei , uh gran numero di camere e di 
ampie sale, che erano un tempo vagamente dipinte, ed 
ornate colla maggior magnificenza, della quale ne rimangono 
ancora alcune vestigia. Oltre a tutto ciò eranvi un giardiiio 
pensile , e diversi spaziosi porticati , V uno dei quali si 
chiamava la falconiera ^ perchè di là facevansi volare alla 
campagna i falconi ammaestrati alla caccia. La gran scala 
poi , che conduceva ai principali appartamenti superiori 
era tutta fiancheggiata di bellissime colonne di marmo , 
e riccamente ornata di Lassi rilievi. Sulla porta d' ingresso 
dove era il ponte levato] o , Lodovico fece incidere in 
marmo la seguente iscrizione , opera anch' essa di P^rmolao 
Barbaro : 

LVDOVICVS IMARIA SFORTIA DIVORVM FRAKCISCI SFOR 

TIAE ET BLANCAE MARIAE FILIVS ET BARRI 

BVX HVNC AMENISSIMVM LOCVM CARISSIMI NE 

POTIS JOANMS GALEATII DVCIS SECESSIBVS EXORNAVIT. 

Uscendo dal maschio si entra in una spaziosa piazza 
circondata da magnifiche stalle sostenute da alte colonne 
di sasso, e capaci di contenere mille cavalli. Sopra di esse 
tutto all'intorno stanno le camere, che g*ià erano destinate 
per le guardie del principe , ed ora servono di quartiere ai 
soldati di guarnigione. Sopra la porta maggiore di queste 
stalle vi e quest' altra iscrizione : 

LVDOVICUS MAR. SFORT. VICEC. DIVOR. FRANX'ISCI , ET MARIAE 
BLANCAE F. BARRI DVX NE QVID IN AMENISS. SECESSV 
DESIDERETVR PVRPVRATIS EQVIS CARISS. NEPOTIS 
JO. GALEACII DVCIS MLI. AB FVNDAMEXTIS ABSOLVIT. 

Finalmente sull'arco della porta d'ingresso situata dalla 
parte settentrionale del castello fece il duca innalzare la 



— 227 — 

bellissima torre, elio esiste ancora presentemente disegnata 
(lair istesso Bramante , che non lascia di essere ammirata 
dagli intelligenti dell' arte ( i). Sopra il detto arco dalla 
parte esteriore della porta evvi una lapide in marmo colla 
seguente iscrizione : 

LVDOVICVS MARIA SFORTIA VICECOMES PRINC 
IPATV JOANNI GALEACIO NEPOTI AB EXTERIS 
ET INTESTINIS MOTIBVS STABILITO POSTEA QVAM 
SQVALLEXTES AGROS VIGLEVANENSES IMMISSIS 
FLVMINIBVS FERTILES FECIT AD YOLVPTVARIOS 
SECCESSVS IN HAC ARCE VETERES PRINCIPVM 
EDES REFORMAVIT ET NOVIS CIRCVMEDIFICA 
TIS SPECIOSA ETIAM TVRRI MVKIVIT POPV 
LI QVOQYE HABITATIONES SITV ET SQVALORE 
OCCVPATAS STRATIS ET EXPEDITIS PER YRBEM 
VHS AD CIVILEM LAVTICIAM REDEGIT DIRRV 
TIS ETIAM CIRCA FORVM VETERIBVS EDIFICI 
IS AREAM AMPLIAVIT AC PORTICIBVS CIRCVM 
DVCTIS IN HANC SPECIEM EXORNAVIT 
ANNO A SALVTE CHRISTIANA NONAGESIMO 
SECVNDO SVPRA MILLESIMVM ET QVADRIGENTESIMVM. 

Per maggior lustro , e decoro di Vigevano il duca fece 
anche fabbricare avanti la chiesa di s. Ambrogio in oggi 
cattedrale la magnifica piazza , detta la piazza del duomo , 
da cui mediante un' ampia scala si ascende al menzionato 
castello passando per il già detto arco della torre. Essa è 



'^I) Gaiidcnt. IMciiila Mcmorahil. lih. U, cap. — F^jc turrihiis ^ 
qiias actas per^pice/'c polcst nostra piopter laliludlncm, et altiludincni 
tanUiin Crcìuoncnsis , pi-oplcr elfi^aniìaiii synietrìae niirabileni , (jiiani 
Biamaiiics A.sdì cvallinus arcliitcctatus est, Piglcva/icusis niiracido esse. 
po&sunt j nohis piacscilini qui Rom, Cdcsariini iiisigìits snbslrucdonc.s, 
non aspexiniu.s. 



— 228 — 

tutta circondata, od ornata di portici, o certamente non ha 
l)ari in ^Lombardia. A tale effetto fece gettare a terra 
alcune case dei particolari per ampliar V area , obbligando 
il comnne a pagar loro V indennizzazione di cento fiorini 
per ogni pertica di snolo cednto. Questo e il motivo per 
cni ancora al presente veggonsi alcune sotterranee cantine, 
le quali si estendono sino alla metà della piazza , antichi 
fondamenti delle case in detta occasione demolite (^). 

Il convento dei padri serviti col bellissimo , e vasto 
tempio della Misericordia, anticamente detto S. Ilaria delle 
òesiewmie , situato oltre il sobborgo di porta Milano sulla 
strada postale del Ticino fu pure fabbricato per ordine del 
duca Lodovico nelF anno 1495. Era in quei tempi divenuto- 
troppo frequente il sacrilego costume di bestemmiare per 
ogni leggier causa il nome di Maria , e dei santi. II beato 
Bernardino da Feltro predicando in Vigevano contro i 
bestemmiatori alla presenza del duca , e di Beatrice sua 
moglie, mosse questo principe a pubblicare pene severissimo 
e gravi multe contro i rei sacrileghi. L' abbondante riscos- 
sione di queste multe , unite allo copiose offerte fatte in 
venerazione , ed onoro della Vergine , furono convertite a 
'benefìcio della fabbrica del nuovo tempio , che fu poi 
intieramente compito V anno 1508 , dal marchese Gian 
Jacopo Trivulzio , e perciò fu chi?imato s. Maria dello 
bestemmie (^j. Soppresso in questi ultimi tempi , cioè nel 



(]j Nubi Ionio Cronaca di Rigavano pag. 74 e scg, 88 e seg, — 
Brambilla Chiesa di f igcvano i)ag. 1 € sey. — SacclieUi I igcv. illustr. 
pag. 9. 

(2) Fra Bcrììardino da Casleggio l'ila del Beato Bernardino da 
Feltre cap, 19, Ibgl. 123 — Brambilla Chiesa di l'igevuno pag. 154 
e seg. — Nubilonio liiog. cit, pag. 155 e seg. 

Nella biblioteca Ambrosiana di Milano trovasi un manoscritlo 
segnalo D. iRim. 88, in foglio di Simone Dal Pozzo cancelliere di. 
Vigevano, in qvà dà notizia compiuta dell' origine della chiesa della 



— 229 — 

1796, per ordine del re sardo Vittorio Amedeo III, il detto 
convento della Misericordia , e venduto all' asta pubblica , 
pervenne la detta chiesa in dominio di alcuni privati. 
Ciascuno si aspettava che un fabbricato così grandioso, ed 
opportuno a tanti usi si sarebbe destinato a qualche opera 
pubblica , almeno conservato ; ma il privato interesse 
prevalse al ben pubblico , e un tempio dei più bolli , più 
magnifici , e vasti di Vigevano , rispettabile por la sua 
antichità , e per la memoria del suo fondatore , che fu sì 
benefico, e liberale verso di noi, con vandalica barbarie fu 
indegnamente distrutto per il vile guadagno di pochi , e 
guasti materiali. Il convento però sussiste ancora ridotto 
ad abitazioni private di campagna. 

Non pag^o tuttavia il duca Lodovico di quanto aveva 
operato a beneficio, e decoro di Vigevano sua patria, aveva 
altresì deliberato di ampliare di molto la città , circondarla 
di nuove mura , ed estenderla , in ispecie dalla parte di 
porta nuova , al di là della roggia vecchia , incominciando 
dal dosso Bamja sino alla chiesa di s. Martino posta in 
luogo eminente oltre il convento delle Grazie di fianco 
alla strada postale di Novara, e quindi scendendo lungo la 
valle detta pure di s. Martino unire le nuove fabbriche alla 
città; e già aveva dato principio al suo disegno fuori della 
menzionata porta Nuova, dove per testimonianza del Nubi- 
Ionio vedevansi ancora a' auoi giorni le fondamenta di una 
torre, ed inoltrata l'escavazione del fosso nuovo, che doveva 
farsi intorno alle mura , che fu poi detto il fosso del 
Panperckito. Per riuscire più facilmente nel suo intento 
esortava il duca tutti i feudatari! , nobili , signori , ed 
ufliciali delia sua corte ad edificare ciascuno un palazzo, 
casa a Vigevano. Varii di questi palazzi furono infatti 
edificati giusta il desiderio del duca, e distrutti in seguito 



Misericordia detta delle hestcniinic, e fa una patetica descrizione delle 
guerre e dello stato infelice de' suoi tempi. 



— 230 — 

per cagione di guerra , come abbiamo veduto più &opra. 
Oltre ai suddetti palazzi eransi anche formati due borghi 
molto estesi di belle abitazioni , V uno fuori della porta di 
Valle, e F altro fuori di porta di Strata. che furono anch'essi 
spianati dai Francesi , neir anno 1524. Da tutto ciò si 
comprende che Vigevano era allora già molto estesa , 
popolata, ed in istato di miglioramento tale, che col tempo 
avrebbe potuto emulare le migliori città d' Italia , se la 
fatai caduta di Lodovico il Moro non avesse troncato il 
filo ai di lui vasti disegni (i). 

(1) Simone Dal Pozzo Libro dell'estimo ^ ossia descrizione genera/e 
dei beni fol. 79 e seg. 299 e 537 — Sacchetti Vigevano illust. pag, 
7 e seg. e 60. 



231 — 



CAPO DECIMOQUARTO 



Ideile co.^c pàù iiuportanti di Vig*eiiì>no sotto 
lIa»!K»iiatiliaìio ^for^a, ppiino§:eiiito dì I^odo- 
vico il Jlloro. 






\^^X atto prigione 



y\ffw\. 



prigione Lodovico il Moro, ed occupata da' Frau- 
\$)^'^^ cesi la Lombardia, Lodovico XII loro re prese la 
v^^ risoluzione di calare di nuovo in Italia, onde prendere 
possesso dei paesi conquistati ; a tale oggetto si diresse a 
Milano prendendo la via di Vigevano (i). Avvicinandosi 
pertanto il principe a questo comune , duecento giovinetti 
vigevanasclii vagamente vestiti gli andarono incontro , e 
festeggianti lo accompagnarono sino al castello, dove prese 
alloggio. Quivi essi lo servirono e gli fecero corte sino al 
giorno seguente , in cui volendo egli partire , schieratisi 
tutti in ordinanza sulla piazza, gli presentarono a cavalcare 
la mula ornata di nastri e di fiori. Commosso il re da un 
tale grazioso e festivo accoglimento , fece loro il dono di 
cento scudi accompagnato da mille carezze e ringi'aziamenti. 
Ma essi considerando non essere nò utile , nò decoroso di 



(I) Murato!', all'aiuw loO- 



— 232 — 

dividersi ([uesto denaro , stimarono meglio di convertirlo 
in (jualcbe opera lodevole e deg-na di memoria: e perciò 
lo consegnarono a Oerolamo de Lascia prevosto in allora 
della chiesa maggiore, aifnicliò ivi facesse fare in marmo il 
Irattisterio, il qnale anche a dì nostri si conserva nella 
cattedrale (i). 

Sventolavano allora sulle torri del castello e sulle porte 
di A'igevano le insegne del re di Francia unite a quelle del 
Trivulzio, il quale, come al)biamo dotto, era stato nominato 
marchese di questo comune, e delle terre di Gambolò, 
Cassole , Vcspolate , Contionza , Borgomainero. Qui egli 
teneva la sua corte , nominava i pretori e gli ufficiali della 
curia, e faceva coniare le proprie monete coirepigrafe: Jo: 
Jacolvs Trkultrus mciìxliìo Viglevani , et Francm marescal- 
cns [^). Egli ebbe per suo segretario un certo Costanzo 
che in tal occasione fabbricò una villa nella valle del Ticino, 
che dal suo nome fu chiamata Costanza. Per il buon governo 
1)0Ì del suo marchesato, e per Tesigenza dei redditi feudali 
creò ini magistrato composto di tre auditori o (j^uestori 
marchionali , che si congregavano nel palazzo ducale. 
Membro di un tal magistrato era il celebre Rafaele Vasta- 
miglio , di cui si ò parlato di sopra (3). 

Sotto il suo dominio Vigevano crebbe molto in opulenza 
per la protezione accordata al commercio, e specialmente 
alle mianifatturo di lana , non che per V esenzione da ogni 
carico straordinario , e dalle contribuzioni militari. Effetto 
di una tale opulenza era F abbondanza d' ogni genere di 
commestibili : abbondanza tale, che secondo scrive il Nubi- 

(l) NiJ/iloiiio Croiura di J'i<^i-K'(tnn pa^ Wi iiiriinno 1502. 

[1) Queste moiiele di Gian Giacomo Tiivulzio marchese di V igt*- 
vaiìo portavano altresì 1' isciizione d'avei- ei^li vinto e preso Lodovico 
il Moro, ed espugnata Alcssandiia — Vtdi 1' Argellati De tnoiiclìs 
tom. 1, paq. 88 e tori). 5, nell'appendice pag. 13. 27, 28. 

(5) Sacelietli rigev. illiislr. pag. 112 — Nubdonio luog. cit. pag. 130. 



— 233 — 

Ionio , non se ne vedrà mai più V uguale ; imperciocché il 
frumento si vendeva lire tre al moggio, e la segala una 
lira, e quindici soldi, l'olio di ulivo vent'otto soldi al rubbo, 
la carne di vitello due soldi, e sei denari la libbra, il vino 
trenta soldi la brenta nei mesi di lusrlio e di as-osto . e 
dopo la vendemmia venti soldi '^.. 

Non duro per altro gran tempo uno stato sì felice , 
poiché neir anno 1507 si propagò in Vigevano una crudele 
e contagiosa peste , che distrusse un numero grandissimo 
di abitanti. Per la qual cosa il comune, onde implorare il 
divino soccorso, fece voto di riformare l'antichissima chiesa 
di s. Martino omai cadente e rovinosa, come diffatti fu riedi- 
licata nella forma . in cui oggi si vede , e consecrata poi 
neir anno seguente da monsig. Giulio GaUardo vescovo di 
Xovara. Questa peste fu portata da Genova da alcuni Vige- 
vanasehi nominati li Taramazzi, onde si è poi detta volgar- 
mente la peste dei Tara mani ^ . 

Cessato un sì terribile flagello furono tosto dimenticate 
le sofferte calamità, e Vigevano riacquistò ancora il suo 
stato di abbondanza in ogni genere di cose : ma il lusso e 
gli agi cominciarono ad alterare gli spiriti, ed a corrompere 
il cuore dei cittadini. A questo proposito racconta il Xubi- 
lonio un accidente bizzarro , che non sembra indegno di 
essere qui riportato per le sue conseguenze. Xon vi era in 
questi tempi altra confraternita che quella di san Dionigi. 
Xeir autunno dell'anno 1511 essendo caduta gran pioggia, 
il padre di un certo Filippo Biffignandi Buccella aveva fatto 
portare del grano in chiesa per batterlo. Una tale profana- 



la Nubilonio Ilio;; cit \?i'^. I.ì8 e seg. 

Xuii sapremmo ben dire se quesla soverchia abbondanza di denaie 
i>ia tuia prova sicura tli riccliezza d'un paese, essendo per l'ordinario 
prodetta da scarsezza di numerario. Gli Edìt. 

{1) ^'nbilonio l>:og. cit all'anno 1507. pag. 150 — Drambiili 
Cìiitsa di f igiK-aiin pair loOj 



e sei». 



— 234 — 

zione eccitò lo sdegno de' confratelli , i quali si scatenarono 
contro di lui in ingiurie , dalle parole si venne ai fatti , e 
Filippo irritato per gV improperii scagliati contro di suo 
padre, prese uno dei confratelli e lo caricò di bastonate. 
Questo fu causa, che molti di essi abbandonarono affatto la 
confraternita di s. Dionigi, ed ottennero licenza dal vescovo 
di Novara di poter fabbricare la chiesa di s. Maria del 
Popolo sotto il titolo della Purificazione. Tal e l'origine 
della vaga ed elegante attuai chiesa del Popolo e della 
confraternita di questo nome (i). 

Ma ritorniamo agli affari di Lombardia. I popoli avvezzi 
da lungo tempo a governarsi da se medesimi , o ad esser 
ret4 da principi italiani , già erano stanchi del dominio 
francese, tanto più che in que' tempi il loro orgoglio, le 
prepotenze , che esercitavano , e i manifesti loro ambiziosi 
disegni d' invadere tutta l' Italia , avevano omai presso di 
tutti reso odioso il loro nome. Massimiliano Sforza, figlio 
primogenito di Lodovico il Moro , esule , e ramingo non 
lasciava intentato mezzo alcuno presso diverse corti , onde 
riacquistare gli stati di suo padre. Mosso in fatti dalle di 
lui rappresentanze il pontefice Giulio II principe di genio 
guerriero ed intraprendente, che odiava i Francesi al segno 
di chiamarli col nome di barbari, conchiuse una lega con 
Massimiliano Imperatore , coi Veneziani e con altri principi 
italiani, all'ogg'etto di scacciare i Francesi, e rimettere nel 
ducato di Milano la depressa ed abbattuta casa Sforza. 

Sul principio pertanto di giugno 1512 pervennero per la 
via di Trento sul Veronese venti mila tra Svizzeri e Tedeschi 
condotti dal cardinal Sedunense Matteo Schiner, ed assol- 



ai) Nnbilonio Inog. cit. png l'il, ali anno Ioli — Brambilla luog. 
cit. |)ag 90. 

Qiiesla confraternita è stata soppressa nel 1801 per decreto elei 
comitato governativo cisalpino, nja la chiesa essendo stata dichiarala 
sussidiaria alla parocchia della cattedrale sussiste ancoriv. Gli Editori. 



— 235 — 

dati coi denari del papa e de' Veneziani. A questi si uni 
l'esercito Veneto forte di mille uomini d'arme, di due mila 
cavalli leg-gieri e di sei mila fanti, con un grosso treno di 
artiglieria. Anche le truppe di Massimiliano imperatore re 
di Spagna ( che allora occupava il regno di Napoli ) si 
congiunsero all'esercito collegato. All'avvicinarsi di questo 
esercito, il signor de la Palisse generale de'Francesi cono- 
scendo quanto fosse inferiore di forze raccolse le sue truppe, 
e lasciando in alcune città qualche presidio, si ritirò verso 
il Piemonte , da dove passate non senza disagio le alpi si 
recò in Francia. Milano ( tuttocchè nel castello vi fosse 
ancora guarnigione francese), Cremona, Pavia, Como, ed 
altre città Lombarde, tosto inalberarono le bandiere dello 
Sforza, il quale nel giorno 15 di dicembre arrivò a Milano 
già dichiarato duca da Cesare e dalla lega, ne si può espri- 
mere con quanto giubilo egli fosse ricevuto dai Milanesi , 
e quanto magnifico fosse l'ingresso, che egli fece in quella 
città, accompagnato dal cardinale Sedunense e da un infi- 
nito numero di capitani e nobili italiani, tedeschi, spagnuoli 
e svizzeri. 

Neil' anno seguente scesero di nuovo i Francesi per la 
via di Susa in Lombardia con un forte esercito comandato 
dal sig. de la Tremolile , e dal maresciallo Gio. Jacopo 
Trivulzio, e impadronitisi senza opposizione di Asti, d'Ales- 
sandria e di altre città si avanzarono fino a Milano, ma 
sentendo , che Massimiliano Sforza erasi accampato nei 
contorni di Novara mossero colà con tutte le loro forze. 
Lungi due miglia dalla città in un luogo detta la Riotta 
incontraronsi coli' esercito dello Sforza , ed attaccatasi la 
zuffa, gli Svizzeri, che formavano il nerbo dell'armata di 
Massimiliano, gli assalirono con tanto impeto e bravura, 
che ne fecero un orribile macello , e riportarono una delle 
più complete vittorie (i). Lasciarono i Francesi in preda ai 



(l) In questo fatto d'armi,, che fu uno dei più celebri e sani,'ui- 



— 230 — 

vincitori tutta Y artigli(3i'ia e le munizioni , e furono sbalor- 
diti a segno , che non solamente si ritirarono in Piemonte , 
ma ripassate frettolosamente le alpi abbandonarono del 
tutto r Italia (1). 

In quest'occasione il comune di Vigevano spedii dottori 
Rafaele Vastamiglio , e Gioanni Vellaro insieme a Stefano , 
e Vincenzo dal Pozzo a Novara presso il duca Massimiliano 
ad oggetto di congTatularsi per la riportata vittoria , e 
trovando eh' eg4i era di già partito per Vercelli tosto si 



iiosi accaduti in cjiici tempi è so()riituìt() da notarsi . clic i francesi 
erano conjandati dal Tremoille t; dal Trivulzio queglino stessi, clic 
tredici anni prima avevano latto piii^ione Lodovico il Moro; che la 
situazione era la medesima . vaie a dii-e nei contorni di No/ara , e 
die il neibo pi'incipale dell' armata di Massimiliano figlio di Lodovico 
era composto di Svizzeri, se non gli stessi, almeno concittadini di 
quelli, che in allora avevano eseguito il noto tiadimento. Ma ])en 
lungi in quest'occasione gli Svizzeri dal tenere una simile condotta, 
pare anzi che abbiano voluto cancellare la macchia impressa alla loro 
nazione; da che tale fu l'ardore, e l' impazienza di batteisi , che 
senza M«ì auòhe aspctlare un grosso rinforzo, che sotto la condotta dei 
capitano Aitosasso doveva sopi-aggiungere il gicjrno seguente, uscirono 
la notte del G giugno 1513 di Novara , e furono improvvisamente 
addosso ai franeesi , che non si aspett.ivano sì fitta visita. La battaglia 
non ostante fu delle più sanguinose d'ambe le parti, ma essendo 
Ihialmente riuscito agli Svizzeri d'impadronii-si delle artiglierie nemiche, 
queste rivolsero contio i Francesi, e per modo che li ruppero, li 
sbaragliarono, e iimascro padi-oni del campo di battaglia , sul (jnah* 
vi si trovarono morti da 1500 Svizzeri e da cinque in sci mila tia 
Francesi e Tedeschi. Salvossi però tutta la cavalleria non potendo 
inseguirla gli Svizzeri mancanti affatto tli cavalli. Il Guicciardini celebia 
il valore di certo Roberto della Marcia, il quale entrò fmiosamente 
ti-a gli Svizzeri, e vi trasse fuori salvi due suoi figliuoli, che giaceano 
oppressi dalla moltitudine, ed esposti a morte sicura ( Murat. all'anno 
lo [7,, e Guicciardini Istor. d' Italia lib. 11). Gli Editori. 
(l) Murat. luog. cit. all'anno 1513. 



— 237 — 

portarono colà. Ma c[iiivi contro ogni loro aspettazione 
liirono arrestati sotto pretesto di aver favorito i Francesi. 
Cercarono essi di giustificarsi , ma invano , die anzi venne 
imposta al comune una tassa di alcune migliaja di scudi 
d'oro, né furono posti in libertà, se non mediante cauzione 
di pagarli dentro di un certo termine. Venne diffatti pagata 
r imposta contribuzione , la (|uale fu dal duca distribuita 
agli Svizzeri (^). 

Vinti così, e cacciati dall' Italia i Francesi, e ricuperato 
lo stato di Milano per opera specialmente del cardinale 
Sedunense , il duca Massimiliano Sforza in atto di rico- 
noscenza , donò al medesimo il marchesato di Vigevano 
con Gambolò , Confìenza , ed altre terre già possedute dal 
Trivulzio come consta dal diploma dato in Milano li 29 
gennajo 1513, che incomincia: NihJl est rniod excelso ^princij)/' 
onagis convenire arljìtrerimr eie, inserto in un istrumento , 
che autentico si conserva nelF archivio di questa città 
rogato Nicolò Omodeo notajo di Milano in data delli 25 
febbrajo dell' anno suddetto. Quindi il cardinale Sedunense 
si stabilì in Vigevano in un colla sua corte , servendosi 
negli affari importanti* dell'opra e de' consigli del prelodato 
Eafaele Vastamig-lio giureconsulto , che a nome suo riceve 
dai procuratori del comune di ^^espolate , terra insigne dei 
contado di Novara , il giuramento di ibd(3ltà. Il cardinale 
dilettavasi molto del soggiorno di A'igovano , ed usava 
trattare splendidamente i cittadini con feste , e conviti , 
esigendo però quella decenza , che era conveniente al di 
lui grado. Per il che voleva , come scrive il Nubilonio, che 
li giovani danzassero con le capjje addosso^ acciò non uiosfms- 
sero le hracheiie dicendo, che un tal uso non era confacente 
alle oneste persone. Egli fece edificare la cappella di s, 
Girolamo nella cattedrale , aggiunse alcuni ornamenti alla 
chiesa della Misericordia, e vi appose le sue insegne, fece 



(1) Nubil. hiog. cit. \y.v^. VC6, 



— 238 — 

collocare sulla torre del castello una campana con la 
seguente iscrizione : 3IattJiaeus cardmalis Sedimensis marcliio 
Vìgleranl confici fecit in memoviam ejus. Anno Domìni 
MDxiii Die XXV. Sejjtemljris ; ma assai più si rese egli 
commendevole , e degno di gloria immortale per le grandi 
elemosine , die distribuiva ogni giorno ai poveri , che si 
portavano al castello, luogo della sua abitazione (i). 

Morto Lodovico XII re di Francia T anno 1515 , gli 
successe Francesco I conte di Angouleme, principe di gran 
mente , di spirito marziale , e sommamente avido di gloria. 
Agli altri suoi titoli unì egli tosto ancor quello di duca di 
Milano, pieno di voglia di farne al più presto la conquista. 
DifFatti scese quasi subito in Italia accompagnato dal fido 
maresciallo Trivulzio con un poderoso esercito. Dopo aver 
sorpreso , e fatto prigione in vicinanza di Saluzzo Prospero 
Colonna generale del duca di Milano , venne per la via di 
Vercelli a Novara , e impadronitosi della città , e lasciato 
un corpo di truppe alF assedio del castello passò il Ticino , 
e s' impossessò di Pavia , di là pertossi a Marignano , dove 
fece accampare T armata. 

Alla notizia dei rapidi progressi dei Francesi, il cardinale 
Sedunense raccolse al più presto tutte le truppe svizzere , 
che trovavansi disperse nella Lombardia , e messosi alla 
loro testa avviossi alla volta di Marignano per presentar 
battaglia alL inimico. Incontratesi colà nel giorno 13 di 
settembre le due armate , seguì un atroce combattimento , 
che durò fino al dì seguente , né mai si vide un più 
sanguinoso fatto d' armi. Gli Svizzeri fecero predigli di 
valore , e omai la vittoria stava per essi , ma giunto nel 
caler della mischia un forte rinforzo ai Francesi , furono 



(l) Niihiloiiio liiog. cit. all'anno 1515, pag. 1^2 e seg. — Brambilla 
Cìiic.sa di f l^e\uino pag. 60 — Bescapè Novaria Savia pag. b'4G — 
SdccIk'Uì ri^('\'ano iilustrato pag. {{%, 



— 239 — 

quelli costi-etti di ritircirsi alla volta di Milano , come 
fecero in buon ordine, tuttoché ridotti a piccol numero (^j. 
Dopo un tal fatto d' armi Milano spedì al re Francesco 
una deputazione offrendo le chiavi della città, cui fu imposta 
una contribuzione di trecento mila scudi. Tutte le altre 
città vennero alla divozione del re. Lo stesso fece pure 
vigevano , quantunque il cardinale Sedunense vi avesse 
lasciato nella rocca nuova un presidio di truppe svizzere. 
Alla pronta resa di questa contribuì d'assai uno stratagem.ma 
usato dal capitano Francesco della Croce di Vigevano detto 
per il suo valore marziale // l^emjiestino. Questi spedito dal 
Trivulzio con un corpo di truppe per farne Tassodio condusse 
sotto le mura della fortezza otto , o dieci svizzeri , ai quali 
permise il libero colloquio cogli assediati , sperando che 
informati questi dai loro compatrioti delTesito infelice della 
L^attaglia di Marignano , e della perdita quasi totale dogli 
stati sforzeschi si sarebbero resi senza ulteriore resistenza. 
La cosa infatti andò così, e il Tempestino senza spargimento 
di sangue occupò la piazza a nome del Trivulzio , il quale 
poi chiamò di nuovo in Mgevano la moglie , ed il nipote 
con tutta la numerosa sua corte f^). 



(1) Murator. all' an. 1513 -^ Nidjiloiiio 

iV) Nubiloiiio hiog. cit. all' anno loia, pag. I/il) — Sacchetti f^'i^c- 
va/io ìlluslrato pag. 103. La presente famiglia della Croce fia gli alili 
personaggi illustri sì nella toga che nelle armi, vanta in ispecie questo 
capitano, che tanto si distinse nella carriera di Marte. Fu chiamato 
il Tempestino quasi tempesta del nemico, perchè gli riuscirono sempre 
felijcmeiite le intraprese militala Fgli era cognatfo di Costanzo , 
segretai'io di Gian (iiaccdjo Trivulzio marchese di Vigevano — Nubi- 
Ionio pag. 1G5 e seg. La vera origine, e st.d)ilimen to di questa antica 
e nubile famiglia in Vigevano ci viene narrala da Simone Dal l\)zzo 
nel suo Libro dell' estimo , ossia della descrizioìie generale dei beni 
dell'anno io30 al foglio 574, dove così egli scrive — Della Croee — 
tennero questi iti la terra, ma al tempo del mio avolo, et rpiasi mi 



— 240 — 

A quest'epoca altro più non restava al duca Massimiliano 
che il castello di Cremona , e quello di Milano , in cui egli 
si era chiuso con huon presidio, e gran copia di munizioni 
da guerra , e provvisioni di viveri. Ma appena passarono 
ventidue giorni , dappoiché fu dato principio all' assedio di 
questo castello , che lo Sforza prestò orecchio alle propo- 
sizioni di un accomodamento col re fittegli dal duca di 
Borbone governatore di Milano. Fu convenuto , che egli 
cedesse al re Francesco non solamente quest' importante 
piazza , e quella di Cremona , ma eziandio tutte le sue 
ragioni sul ducato , e ricevendo in compenso un' annua 
pensione di trenta mila ducati d' oro , dovesse ritirarsi a 
vivere in Francia, Quindi nel giorno cinque di ottobre 1515 
uscì dal castello di Milano il codardo duca , dimentico 
affatto del valore delF avo suo , e s' inviò alla volta della 
Francia lasciando di se in Italia un'obbrobriosa memoria fi). 



tempo medesimo de quelli de Decio ; che hahilando qua in questa 
terra allora li Ducili Sforza^ essendo cortcgiani contrassero affinità 
in questa terra in quelli tempi, ma sono pochi. Sono stati famosi in 
r arte dell' arme. Vedi pure Io stesso Simouo; Dal Pozzo nel Libro dei 
consigli generali della città di Vigevano a f'ogl, /|9, iiuiu. 215. 

(1; Nubiloiiio kioijV cit. all'anno 15 IS, pag. 147 e seg. — Muralor, 
air anno 1515. 



— 241 



CAPO DECIMOQUINTO 



Dello ^tato di Vìg-evano ^otto il dominio di 
Fraiices»co II fS^forza ultimo duca di ililano 
di tal famigrlia. 



r 






n I ^ 

^Uià da sei anni e più dominavano i Francesci nello 
^}^zm/C^ stato di Milano, quando Leone X pontefice, che 
v^ niente meno di Giulio II suo antecessore vedeva di 
marocchio i Francesi, strinse lega con Carlo V imperatore, 
e re delle Spagne per cacciarli dall' Italia , e si convenne 
tra le alte parti contraenti di rendere il ducato di Milano a 
Francesco Sforza figlio secondogenito del fu Lodovico il 
Moro. In conseguenza di questo trattato fu dall' imperatore 
spedito in Italia come generale in capo dell'armata imperiale 
e pontifìcia il marchese Prospero Colonna, cui si unì con 
buon numero di Spagnuoli Ferdinando d' Avallo s marchese 
di Pescara, e il cardinal Sedunense con un corpo di dieci 
mila svizzeri da lui assoldati per conto del pontefice. Avan- 
zossi r armata alleata nel cuor della Lombardia , e rotto 
r esercito francese comandato dal signor di Lautrech gover- 
nator generale dello stato di Milano, che obbligò a ritirarsi 
di là del Pò , s' inoltrò fino alla capitale , che fu occupata 
a nome di Francesco Sforza. Vennero in seguito in potere 

IG 



— 242 — 

degli alleati le città di Pavia e di Lodi , e quindi anclio. 
A'igevaiio, che dopo brcv(^ assedio si rese ad Adriano capi- 
tano del cardinal vSedunense , il quale di nuovo V occupò a 
nome di questo , e vi richiamò tutti i di lui partigiani, che 
nelle passate guerre erano stati esiliati di\l paese , facendo 
in pena alloggiare per lungo tempo i soldati nelle case dei 
fautori del Trivulzio. Alessandria pure fu sorpresa dai vinci- 
tori , e messa a sacco , per il che intimorite le altre città 
inalberarono lo stendardo dello Sforza, il quale in tal guisa 
si vide padrone di tutta la Lombardia , alla riserva del 
castello di Milano, e di quelli di Novara, e di Cremona {^). 
Ma accresciuto considerevolmente V esercito francese da 
nuove truppe, che scesero in Piemonte, il generale in capo 
Lautrech spedì il fratello signor dello Scudo con una parte 
deir armata alla volta di Novara , il di cui castello , come 
testé accennammo, era ancora in poter dei Francesi. Giunto 
questo corpo sotto alle mura della città , e tratti alcuni 
pezzi d'artiglieria dal castello, cominciò a bersagliarla. Alla 
difesa di questa oravi Filippo Torniello , che per qualche 
tempo fece una coraggiosa resistenza ; tuttavia rinforzati 
gli assedianti dalla guarnigione del castello , riuscì loro 
dopo tre assalti di penetrare nella città, dove misero a fil 
di spada la maggior parte del presidio , fecero prigione il 
Torniello con altri ufficiali, e cittadini, e diedero un orri- 
bile sacco. Dopo alcuni giorni il signor dello Scudo colle 
sue truppe ctiriche delle spoglie de' Novaresi si portò sotto 
Vigevano. Fece egli intimare la resa alla rocca da Giorgio 
Soprasasso capital nemico del cardinale Sedunense , ed 
avutane una negativa risposta fece tosto avanzare alcuni 

(Vj Munii, all'anno 1521, 15'i2 — Ni!l)i!on. Cretine, i di 1 ì^(kuìì,o 
nlTanno 1521, 152^, pag. liiO e seg. — GaK-atiiis Capelia Dv htUo 
JÌIeclìolniiensi tciììpni'c Fraiicìsci IL Sfortìat'. an. 152 1, ^\\\o all'anno 
i!i50 a pud Grae\ii:m Tìwsnur. ant'qiiii. Jlalic. toni 2. pari. 2. pag. 
i27^t e scg. 



— 243 — 

pezzi d' artiglioria, cri appostatili nel coiivento di s. Pietro 
Martire incominciò a battere gagliardamente la piazza. 
Allora il capitano Adriano credendo di non poter a hingo 
resistere al terribil fuoco delle batterie nemiclie, capitolò, 
ed uscì colla guarnigione dirigendosi verso Pavia, dove 
ebbe a soffrire amari rimproveri per questa resa , che mise 
i Francesi in possesso del ponte sul Ticino ( ponte , elio 
manteneva la libera comunicazione col Milanese ) , e dei 
grandiosi magazzeni ammassati in ^'igevano per conto 
deir armata combinata {^). 

Dopo tali successi il Lautrecli marciò con tutto l'esercito 
alla volta di Milano risoluto di venire ad una giornata 
campale. Ma il valoroso, e saggio Prospero Colonna generale 
della lega accortosi dell' intenzione dei nemici , lasciò 
sufficienti guarnigioni in Alessandria , in Pavia , e nelle 
altre città principali e col nerbo delle sue forze pose il 
campo in un luogo chiamato la Bicocca tre miglia lungi 
da Milano, e circondato ivi da fosse profonde, da argini, e 
canali d' acqua stava pronto per ben ricevere V inimico. 
Nel giorno 22 di aprile 1522 si mosse il Lautrecli verso la 
Bicocca , ed assalì da più parti il campo imperiale. Più 
volte tentarono i Francesi di superare gli argini, e le fosso 
ma invano, poiché ne furono sempre vigorosamente respinti 
dall'artiglieria dei collegati, la quale fece di essi un orribile 
macello essendone rimasti sul campo più di sei mille , per 
cui Lautrecli fu costretto a cedere , e ritirarsi. Questa 
vittoria lasciò luogo agl'imperiali di prender Lodi, Cremona, 
Novara , e Vigevano , e somministrò inoltre opportuna 
occasione a Prospero Colonna , e al duca di Milano di 
sorprendere Genova, come infatti loro riuscì di entrare in 
quella città , e di cacciarne i Francesi. Marciò quindi il 
Colonna coli' armata in Piemonte per impedire il passaggio 

(i; Nubil. liioi;. (jil airaiiiio 1552,, piig 155 e seg. — INluiiit. 
all'anno 1522, 



— 244 — 

(Icir alpi ad un nuovo corpo di milizie francesi , e mise a 
contribuzione i marchesi di Monferrato , e di Saluzzo per 
aver somministrato viveri, e munizioni al nemico. Più non 
restava in poter dei Francesi fuorché il fortissimo castello 
di Milano , che finalmente anch' esso si arrese per penuria 
di vettovaglie , e di gente. Pertanto il 14 aprile 1523 
Francesco Sforza duca di Milano ne prese il possesso con 
gran solennità, e con molta allegrezza del popolo (i). 

Cacciati così i Francesi dalla Lombardia V imperatore 
Carlo V pensò a far sì, che più non vi avessero a ritornare. 
Conchiuse perciò una nuova lega col pontefice , coi Vene- 
ziani, col duca di Milano, coi re d'Inghilterra, e d'Ungheria, 
coi Fiorentini, Sanesi, e Genovesi. Ma non spaventato per 
questo Francesco re di Francia proseguiva con più calore 
i preparativi per calare di bel nuovo in Italia , e radunato 
un poderoso esercito ne diede il comando al generale 
Guglielmo Grossier ammiraglio in allora del regno. 

In questo frattempo, cioè nel mese di giugno 1523, le 
compagnie spagnuole dell' armata imperiale d' Italia, che 
erano nel Piemonte , a motivo delle paghe loro da gran 
tempo ritardate , formarono il progetto d' invadere qualche 
luogo dello stato , e vivere colà di bottino fino a tanto , 
che non fossero soddisfatte del tutto (2). Si ribellarono 
pertanto dai loro capitani , e nominatisi dei nuovi ufficiali, 
conclusero di occupare Vigevano da loro risguardata come 
uno dei luoghi più ricchi, ed abbondanti di ogni genere di 
vettovaglie. Per la qual cosa unitisi insieme in n amero di 
circa 4000 si mossero alla volta di Vigevano. Avuto di ciò 
avviso i consoli scrissero subito a Milano per sapere in 
qual modo si dovessero contenere , e fu loro risposto di 
provvedere alla meglio che potevasi in quelle critiche 



(1; Minai, all'anno 1S22, 1525 — Nubil. luog. cil. all'anno 1522 
pag. 151 e seg. — Giovio Storia ecc. — Galeatius Capella luog. cit. 
(2) Guicciardini Istoria (V Italia lib. IB, in princ. ad au. 1523. 



— 245 — 

circostanze. Pertanto i consoli ed il consiglio, fatta ritirare 
nella rocca la maggior parte delle donne colle cose più 
preziose sotto la protezione di Pietro Schiner nipote del 
cardinale Sedunense con alcuni uomini armati del comune, 
e pochi soldati, stimarono bene, onde rendersi benevoli gli 
Spagnuoli , di mandar loro incontro un corpo di scelti 
giovani ad offrir loro viveri , ed alloggio a nome del 
comune. Incontratisi diffatti di qua dalla Villa di s. Marco 
gli fecero V indicata offerta , che venne tosto accettata 
dagli Spagnuoli , i quali unitamente agli ambasciatori si 
diressero verso Vigevano. Approssimatisi al comune scesero 
da cavallo, e s'impadronirono tosto della porta di Strada, e 
della torre , che ivi allora esisteva non altrimenti che a 
tutte le altre porte , e vi si fermarono sino a tanto che 
giunse r infanteria, la quale poi distribuirono parte intorno 
alla rocca nuova , e parte intorno alle mura acciò ninno 
uscisse, nò entrasse, che non fosse conosciuto. La mattina 
seguente giunse un altro corpo di Spagnuoli , che imiti ai 
primi ascendevano come dissi a quattro mille, ma questo 
numero andava di giorno in giorno crescendo per i molti 
ragazzi, e le femmine, che loro tennero dietro , così che in 
pochi giorni si accrebbe fino ad otto mille , e tutta questa 
moltitudine dovette mantenersi lautamente dal comune , 
come si ricava dal Nubilonio : Oltre il mangiar, che cV ogni 
liora si ^procacciava per non provocarli a far peggio , dopo li 
cibi volevano aque nmscMate , et rosate per lavar le mani, et 
molti volevano star nelle stanze òen addobbate^ et con snntuosi^ 
appartamenti come illustrissimi signori ; ma più dove erano 
le meretrici^ per il che si duplicava la spesa: inoltre qìialsi- 
voglia si deiettava, et immaginavasi far cuocere cibi delicati , 
et squisiti, et dopo pasto le conf elioni (^). 

Antonio da Leva generale spagnuolo udito un tale 
ammutinamento pertossi a Vigevano , e invitò i sollevati a 

(1} Cron, di Fi^cv. pug. 157.;V";^ 



— 246 — 

pavlaiiioiito noi castello, .sperando per raiitoi'ità, che aveva 
presso i suoi nazionali di conchiudere qualche ragionevole 
accordo fra essi , e gli agenti del suo sovrano. Ma nulla si 
concluse , anzi risolte le trattative , si ridusse la cosa a 
sogno, che ebbe fatica lo stesso Leva a salvarsi colla fuga, 
e a ritirarsi nel castello di Gambolò , dove per soccorrere 
in qualche modo gli abitanti di Vigevano , che già comin- 
ciavano a mancare di vettovaglie, fece convocare i consoli 
di quattordici terre circonvicine , e gli obbligò a sommi- 
nistrare quotidianamente ai Vigevanaschi pane, e carne, 
con che però si dovesse da questi corrispondere Tequivalente 
prezzo. Così continuavano gli ospiti Spagnuoli a vivere 
allegramente alle spese del pubblico. In mezzo però a 
tutto ciò , siccome la facevano essi da sovrani padroni , 
amministravano con sommo rigore la giustizia. Fra i molti 
esempii , che di questa ci lasciarono , si annoverano la 
condanna al fuoco di uno di essi, per delitto di sodomia, 
di un altro alla fustigazione per aver comperati effetti 
rubati , di un terzo ad esser sospeso in un cesto , ed 
esposto al sole estivo sulla pubblica piazza per esser stato 
convinto di furto domestico. Finalmente i generali imperiali, 
mossi dal bisogno, che avevano di riunire alla loro armata 
queste truppe ammutinate , acconsentirono pienamente alle 
loro dimando , ed obbligarono il comune di Vigevano , a 
cui la dimora di questi ribelli era costata circa mille scudi 
al giorno , a sborsar loro la somma di altri quattro mila 
scudi. Ricevuta una tal somma, ed estorti da chi i giubboni 
da chi le calze , da chi altri drappi di lino , di panno , o di 
seta , dopo diciassette giorni di dimora si incomoda , e 
penosa , questi ospiti voraci se ne partirono con giubilo 
universale dei cittadini (i). 

Intanto V ammiraglio Grossier si mosse dalla Francia : 
poderosa era Tarmata ch'egli conduceva, e sul principio di 

(I) Nubil. Inog. cil. all'un. 1525 png. lo5 e sog. 



^ 247 — 

settembre clclF anno suddetto , varcato le alpi , arrivò a 
Susa, e poco stette ad impadronirsi di Asti, Alessandria, 
Novara, e Vigevano (i). Il Colonna tuttacliè indisposto di 
salute allorché senti avvicinarsi i Francesi si andò a 
postare al Ticino con pensiero di contrastarne loro il 
passaggio : ma essendo questo fiume molto scarso d' acque, 
cominciarono quelli in più luoghi a guadarlo , il che 
obbhgò il Colonna a ritirarsi in fretta a Milano per disporsi 
a difendere la capitale. Perciò F armata francese s' inoltrò a 
Binasco , e facendo continue scorrerie giunse sino alle 
porte di Milano , e s' impossessò anche di Monza ; sebbene 
poi per difetto di vettovaglie dovesse V ammiraglio retro- 
cedere coir esercito sino ad Abbiategrasso , e Besate (^). 

Mentre V armata francese trovavasi sulla sinistra del 
Ticino il marchese di Mantova, uno dei generali delFarmata 
imperiale , tentò di fare un bel colpo di mano. Con un 
grosso corpo di cavalli, e d'infanteria spagnuola marciò da 
Pavia alla volta di Vigevano , sperando di facilmente 
impossessarsi di questa piazza presidiata in allora da pochi 
soldati, di occupare il ponte sul Ticino, e d'impedire così 
la ritirata al nemico. Si seppe quasi subito un tal progetto 
in Vigevano , e ne esultarono i partigiani imperiali , e 
specialmente i nemici di Francesco Della Croce detto 
Tempestino provveditore del campo francese , che in allora 
era potente per il favor di questa nazione. Ma i fratelli 
Birago , e il capitano Tiberio Avogadro , che comando vano 
la guarnigione di Vig^evano diedero tosto avviso delF oc- 
corrente al campo francese , rinforzarono il presidio del 
ponte, e quindi ritiraronsi nelle due rocche, e nel castello! 

(tj Con [ivX'Mza del duca Sforila si arresero Novara e Vigevano, 
senza le fortezze, che si ritcnuero ancora per lo stesso duca, come 
dice il Guicoiardioi ( Jslor. d' [inlia lil>. 15, ad an. lo25 j. CU Edit. 

(2) Miirat. all'ami. 1H23 — Gliilini Annali d^ Alessandria all'an. 
1325 — Gal cali US Capcila kioij. cil. 



— ;>48 — 

preparati a fai* ivi la i)iìi valida resistenza. Abbandonati 
così a loro stessi i miseri abitanti già credevansi di vedere 
da un' ora all' altra la loro patria saccheggiata dal nemico 
e perciò con prieghi, e lagrime impetravano e nelle piazze 
e nei tempi il divino soccorso. In tali critiche circostanze 
un certo Giovanni Maria Gravallona Aliolo , vecchio per 
religione, e per autorità riguardevole sugg-erì di celebrare 
in perpetuo la festa di s. Giuseppe , acciò si degnasse di 
salvarli da un si gran pericolo. Ora perchè gì' im.periali 
senza dare il menomo danno se ne tornarono addietro si è 
piamente creduto , che il popolo fosse stato esaudito , e 
preservato dal saccheggio per intercessione di un tanto 
avvocato , e perciò noli' anno 1523 nella sala del palazzo 
pubblico a perpetua memoria si fece dipingere 1' immagine 
di s. Giuseppe colla seguente iscrizione : Venientes His;pani 
ut Vlglevanum a Gallica ditlone raj^erent , dejjojmlationem 
ti mentii) US o])pidanis voto divi Josej)]i de annua ejits ceìebritate 
edito , coelitus revocati sunt. Die 3 Novenùris anno 1523. 
Quando poi Vigevano passò sotto il dominio dell' imperator 
Carlo V le prime parole dell' iscrizione Venientes His;pani 
furono cancellate , come in oggi si vede , perchè odiose al 
nome spagnuolo (^). 

Stante la vicinanza dell' armata francese , che tutt' ora 
occupava la posizione di Abbiategrasso , all' oggetto di 
combinare le guerresche operazioni si tennero in Milano 
molti consigli di guerra dai generali cesarei , ai quali 
presiedette donnearlo Lanoja novellamente eletto da Carlo 
V per generale in capo delle sue armi in Lombardia. 
Finalmente essendo stato 1' esercito imperiale rinforzato da 
un corpo di Tedeschi , e dalle truppe di Francesco Maria 
Della Rovere duca d' Urbino , fu deciso che si dovesse 
marciare alla volta di Abbiategrasso , onde sloggiare da 



(1) Nubil. liiog. ciL pag. 1G3 e scg. — Brambilla Chiesa di Fi^e- 
vano pag. 159. 



— 249 — 

colà il nemico , ma vedendo poi il generale cesareo , clic 
troppo caro sarebbe costato il tentare di scacciarlo da quella 
fortissima posizione , passò colle sue truppe alquanto più 
abbasso il Ticino, e giunto a Gambolò, di là cominciò a 
scorrere tutta la Lomellina, impedendo così il trasporto dei 
viveri al campo francese (i). 

L'ammiraglio Grossier accortosi, che grimperiali facevano 
ogni sforzo per farlo levare da Abbiategrasso, e da Vigevano 
con impedirgli l'arrivo delle vettovaglie, mandò Renzo Orsino 
da Cerri in quest' ultimo comune con ordine di aumentare 
qui le fortificazioni, e di custodire il ponte sul Ticino, onde 
mantenersi libera la comunicazione colle piazze , e paesi 
già da lui conquistati. Giunto egli pertanto a Vigevano 
con tre mila fanti si diede a far eseguire colla massima 
attività gli ordini del suo generale , obbligando con mezzi 
violenti, e barbari ogni ceto di persone a lavorare unitamente 
ai suoi soldati ( i qaali erano mantenuti dal pubblico ) alle 
nuove fortificazioni consistenti in una duplice fossa , e in 
un gran terrapieno, che cingevano tutt' all' intorno le mura. 
Fece inoltre abbattere le torri , che erano sopra le porte , 
e gettare a terra il bel borgo fuori della porta di Valle , 
e quello fuori della porta Sforzesca , e tutti gli alberi , e 
le case che trovavansi nel contorno di Vigevano , fra le 
quali eranvene molte appartenenti a tintori di panni. Sola 
restò illesa l'osteria della Giaclietta ( dal fondator Giachetto 
così nominata ) ai prieghi del prete Abramo del Pozzo 
Ardizzi , che godeva la confidenza dell' Orsino. Ordinò 
anche che si discoprissero le torri della rocca vecchia, le 
quali in seguito si sono poi rovinate [^). 

Mentre si eseguivano colla massima attività in Vigevano 
gì' indicati lavori, 1' ammiraglio Grossier continuava a tener 
il suo campo ad Abbiategrasso , ma non vedendo mai 



(f) Murat. all'anno \^V\. 

(^) Sacclietli F'i^fK'. iliust. pag 7. 



— 250 — 

giiignere i rinforzi già promessi dalla Francia , ne potendo 
più tenersi a lungo in quella posizione per mancanza di 
viveri passò a Vigevano , indi a Novara , dirigendosi verso 
il Piemonte , da dove inseguito , e rotto dagl' imperiali 
dovette vergognosamente nelP anno 1524 ritornarsene in 
Francia. In vista di una si precipitosa ritirata tutte le 
città , e piazze , che erano in poter dei Francesi , tra le 
(pulii Vigevano, si arresero agl'imperiali (i). 

Nò r invasione , e la molesta dimora degli ammutinati 
spagnuoli , uè le dure vessazioni delle genti dell' Orsino , 
nò le gravissime spese da queste , e da quelli cagionate 
furono le sole sciagure , alle quali andò soggetta in questi 
tempi Vigevano. La più funesta per le conseguenze, che 
indi ne derivarono fu quella , che venne prodotta dalle 
intestine discordie delle due fazioni Guelfa e Ghibellina. 
Queste fazioni esistevano in Vigevano, come nel resta 
dell' Italia molto prima dell' epoca di cui parliamo , ma 
giammai furono sì rabbiose , ed accanite come ai tempi 
del marchese Gian Jacopo Trivulzio , e del cardinale 
Seduncnse , cioè dal 1512 al 1524. Il comune era come 
diviso in due quartieri. Dalla parte del castello verso la 
fortezza maggiore , e sino alla porta di Valle, ed alla porta 
Sforzesca abitavano i Ghibellini , e dalla piazza verso s. 
Francesco sino alla porta di Pictralata ovvero ducale , e 
sino alla porta Bergonzone abitavano i Guelfi. Ognuna 
vestiva, e portava la berretta con piume, e fiori seconda 
r usanza del proprio partito , e alle calende di maggio la 
parte Ghibellina soleva piantar quercie, e la Guelfa pioppe, 
i quali alberi poi venivano di notte dall' una , e dall' altra 
parte vicendevolmente atterrati. Se i Francesi erano scac- 
ciati, la parte Ghibellina pigliava animo, ed ardire, perchè 
entrava in Vigevano il cardinal Sedunense loro capo : il 



(1) Marat. alI'aii. [^2h — Galcai.ÌLis Capclla hiog. cit. — Giovio e 
Giiicciaidini. 



— 251 — 

simile facevano i Guelfi quando entrava il marchese Trivulzio, 
e per queste velenose , ed infernali fazioni succedevano 
ogni di ferite , e massacri , e conculcato ogni dovere di 
patria, di amicizia, e di sangue si commettevano orribili 
eccessi, che fremer facevano la natura. Narrasi in proposito 
dal Nubilonio , che un certo (Ho vanni Martino Mas era 
alfiere , di fazione Ghibellino , il quale serviva nelle truppe 
imperiali venne alla volta di Vigevano sua patria con due 
compagnie d' infanteria , e di cavalleria con animo di 
dargli il sacco in odio del partito Guelfo , che in allora vi 
dominava. La qual cosa intendendo Pietro Maria da Serra- 
valle castellano della fortezza maggiore mandò Giovanni 
de Biraghi contro di essi con circa cento cavalli , ed 
altrettanti fanti , e venendo a battaglia ove si dice alle 
castanìe di s. Antonio il Masera fu ammazzato con molti 
de' suoi , salvandosi il resto colla fuga. Avvenne pure , 
che il Tempestino , cioè Francesco della Croce , ebbe la 
temerità , di ferire mortalmente con un pugnale sulla 
pubblica piazza Donato Quaglila , suo nemico per diversità 
di partito ( ^). Ma non si finirebbe mai se riandar si volesse 
tutti i fatti scandalosi , che sono succeduti per questa 
insana cagione. Basti il dire, che il furor di partito giunse 
a tal segno , che si vide persino un fratello contro V altro 
armar il braccio del ferro parricida. Da uno della fazione 
Guelfa venendo assalito un certo Tommaso degli Ali oli , 
questi che era del partito Ghibellino chiamò suo fratello 
in soccorso ; ma egli invece abbracciando V assalitore gridò 
ad alta voce: rpiesti è il mio fratello , e non tu^ o scellerato, 
e con un colpo di fucile lo stese a terra morto. Tali erano 
le orride scene , tale era in quei tempi lo stato infelice 
di Vigevano (2). 

A queste sciagure tenne dietro un disastro il più 



(1) Nubil. hiog. cit. all'an. 1523, pag. 165 e seg. 
iV) Simone Dal Pozzo Storia di P'igei'ano part. 2. 



-- 252 — 

spaventevole , che mai Vigevano avesse provato , cioè la 
peste. Venne essa propagata dalli soldati svizzeri , che ivi 
erano di presidio poco prima della partenza dell'ammiraglio 
Grossier , e vi durò per quattro mesi , e più. Incredibile è 
la strag^e , che essa fece , e il danno , che arrecò alla 
popolazione : in effetto cessato questo flagello, si trovò che 
per la peste perdette Vig^evano più di quindici mila persone 
oltre un buon numero d' abitanti , cui riuscì di sottrarsi a 
una tanta calamità, abbandonando la patria. Da un antica 
libro di ordinazioni della confraternita sotto il titolo delVIm- 
oìiacolata Concezione (^) si hanno in proposito le seguenti 
notizie : Anno Domini 1525 die sexto Decemlris. Vigenda 
V anno lìvoximo jìassato la grandissima jìeste in (juesta terra 
di Vigevano^ de sorte, che awmicarono cptindici millie ])ersone 
et foche restarono monde, et de tutti li deputati sop'a dieta 
jj)este ne resta doi^ li cpmli vedendo a dieta peste non esserli 
altro rimedio , che ricorrere a Dio omnipotente , et alleo 
intemerata sua madre Maria unico refugio delli tribolati, 
fecero domandare quelle cuoche persone restate , et sopra la 
piama de dieta terra feceno cantare una messa solemne per 
imo devoto sacerdote, il piale nel sacrificare de quella comenciò 
a pregare , et a nome di tubiti loro se incodò alla prefata 
gloriosa Vergine , dicendo se li Uherava dalla dieta peste , li 
promettevano de Jejnnare la vigilia de la sim conceptione , et 
far la sua festa ogni anno, Qiial voto dalle persone ivi 
presente cum le lacrime olii ogi fu acceptato con promissione 
de osservarlo , qual voto fatto , dappoi V antedicta peste cessò 
talmente , che mediante la divina gratia in breve fu dieta 
terra liberata. Adonclia dico , die tale grazia non se buia 
in obblivione, e die dicto populo non se possa excusare p^er 
ignorantia. 

Per parte , et raccomandatiùne del magnifico M. podestà y 



(I; Questa confraternita era stabilita nella chiesa di s. Francesco^ 
ma è slata anch'elsa soppiessa nel 1801 Gii Edii. 



eonsuli , et debutati della terra ^refata de Vigìemno se fa 
^pubblica notitia ad ogni x^ersona ai^ta a jejunare , debba 
domani jejunar e, et successivamente ogni anno ti giorno della 
sua vigilia , et sotto j)ena di uno ducato ajìjMcato alla 
comunità j^redicta per caduno contrafarà debbia fare , et 
celebrare la stia festa , acciocJiè in tutte le nostre adrersità , 
et oalamità ne sia advocata, et in nostro ajuto, 

Sign, — NicoLAus Potestas, et eonsules. 

Oltre a questo voto ì^e venne fatto un altro da alcuni 
della contrada di Valle portante F erezione dell' attuai 
chiesa di s. Cristofaro (^), la di cui prima pietra venne 
posta li 9 agosto 1524 da Matteo Morsello Sella , e da 
Giovanni Giacomo Morselli Carnevale alla j)i*^senza dei 
canonici, del clero, dei padri di s. Francesco , e del gover- 
natore , e castellano della rocca con molta solennità al 
suono delle campane , e allo sparo delP artiglieria. Venne 
pure in questi tempi edificata per lo stesso oggetto la 
chiesa di s. Maria di Loreto, detta al dì d'oggi volgarmente 
la santa cusa, (^). 



(1) Soppresso il convento dei Domenicani , come sì è ])Ìli sopra 
limaicalo a pag. 109, per decreto di s. e. il ministio per il culto la 
parrocchia, che era piima in s. Ciistofaro venne trasferita in s. l^ieli» 
M. e quella chiesa fu vendista e convertita in usi profani. S. Cristofaro 
esisteva nella contrada di Valle sulla sinistra del ^icolo dello stesso 
nome. Gli Editori. 

(*2) Chi Ijramasse notizie più dettagliate vegga il Bi-ambilla Chiesa 
(li f^lgevaiw pag. ihh, 100, 1^8 — il Sacchetti P'igcvnno illustrato 
pag. 78 — Simoiìe Dal Pozzo Libro ceruleo fol. fiG — e il Nubilonio 
Cronaca di /' igevano pag. 173 e seg. 

Gaudenzio IMerula, che era pubblico professore di umane lettere in 
Vigevano, e che al tenjpo di quesla peste tro\avasi in Milano, scrive, 
nel suo libro k delle cose memorabili alia jìag. 517, d' esseisi preser- 
valo dal malore C(d seguente antidoto. Jn/io DlDXXl III cuiii ìnist ra- 
òili peste citcrior Gal Ha Uiloraret , ci ego Mcdiolani ts.s(/ji; uhi cu 



— 254 — 

Non ostanti le gravi perdite della sua armata in Italia, 
sempre più voglioso il re Francesco di conquistare lo stato 
di Milano , andava radunando un potente esercito , deter- 
minato di venir egli stesso in persona , per vieppiù animar 
le truppe colla sua presenza, quando vcgg'endo mal difeso 
lo stato suddetto , poiché Carlo V aveva rivolto gran parte 
dell' armata d' Italia verso Marsilia per penetrare nella 
Francia , sul principio di ottobre 1524 giunse in persona a 
Susa, e di là con tutte le sue forze si diress'e rapidamente 
alla volta di Milano. A questo inaspettato colpo trovossi 
stranamente confuso il viceré Lanoja , imperciocché privo , 
come dissimo del fiore del suo esercito non vedeva maniera 
di resistere a sì possente nemico. Per la qual cosa cono- 
scendo, che era impossibile il difendere la città di Milano, 
tanto più per essere questa in quel tempo crudelmente 
travagliata dalla peste (i), si ritirò a Lodi, e quindi a 
Cremona, dove riunì quelle poche forze, che gli fu possibile. 
Ivi si ridussero pure Francesco Sforza, e il duca di Borbone 
dopo aver guarnita la città di Pavia con cinque mila 
tedeschi , mille spagnuoli , e quattrocento cavalli sotto il 
comando di Antonio da Leva capitano di gran valore , e 
sperienza nelF arte militare , e lasciato in Lodi il marchese 
di Pescara con due mila fanti , non che un forte presidio 
in Alessandria , Como , e Trezzo. Non volle il re Francesco 
entrare in Milano ma solamente spedì colà uu corpo di 
truppe sufficiente per far V assedio del castello , e tosto 
si avviò ad assediare Pavia per non lasciarsi indietro una 
città già forte per se stessa, e vieppiù per la numerosa 
guarnigione, che la difendeva. Fece diversi tentativi su 



morbo cnnpllns CXXX nuli a itomi iium in rationcni Libi lince venere ; 
cjiiotidie rutce foliiun, addilis nucleo nucis aridcv^ et tasi salis granulo ^ 
devoraì>anì : et hoc antidoto proccllani Ulani di min sacvientis aeris 
illacsus per tra risivi. 

{{) GiiLssani Vita di s. Carlo pag. Ih. 



— 255 — 

questa piazza , ma respinto sempre con grave perdita dal 
prode Antonio Leva fu costretto di cangiare in blocco 
rincominciato assedio (^). 

Gr imperiali bloccati in Pavia erano omai ridotti allo 
angustie per diffetto di viveri, giacche non erasi potuto 
provvedere quella città delle necessarie vettovaglie a 
motivo della rapida incursione dei Francesi, quando giunto 
al campo cesareo un grosso rinforzo di borgognoni , e di 
tedeschi, il viceré Lanoja d' accordo coi principali capitani , 
prese la risoluzione di misurar le sue forze con quella del 
re Cristianissimo , e tentare così la liberazione di Pavia , 
la quale ben sapeva esser ridotta agli estremi. Ritornò 
pertanto a Lodi , ed avvicinatosi colP esercito al campo 
nemico nel giorno 24 di febbraio 1525, festa di s. Mattia, 
e giorno, che altre volte si provò poi propizio alFimperator 
Cario V , attaccò il re Francesco nei suoi trincieramcnti 
verso Mirabelle , nel che venne sostenuto da Antonio da 
Leva , il quale fece una sortita da Pavia con quattro mila 
fanti, e quattrocento cavalli. Fu terribile ed ostinato il 
combattimento , ma alla fine terminò colla peggio dei 
Francesi, poiché, rovesciati gli Svizzeri, il resto dell'armata 
si avvili, e si diede alla fuga. Il re Francesco valorosamente 
combattendo , e cercando indarno di fermare i fuggitivi , 
dopo aver ricevuto due leggiere ferite nel volto , e in 
una mano , uccisogli il cavallo , cadde , e fatto prigione fu 
condotto in Pavia , dove dal viceré Lanoja fu nobilmente 
trattato. Per quanto ci tramandano g^li storici, che scrissero 
gli avvenimenti d'allora, rimasero estinti in questa memorabil 
giornata dieci , e più mila francesi , fra i quali Fammiraglio 
Grossier , il Palisse , il Tremolile , V Aubiguis , ed altri 
ufficiali di rang^o , e prigioni , oltre il re Francesco , il re 
di Navarra, il Bastardo di Savoja, Federico da Bozzolo, e 



(1) Muiator. ali'amio 132^ — Galeatius Capclla luog. cit. — Gioxio. 
Guicciardini. 



— 256 — 

moltissimi altri capitani , e gentiluomini. Tutta V artiglieria 
e r equipaggio reale vennero in poter dei vincitori , e fu 
sì grande il bottino che si arricchirono tutti i soldati. 
L' illustre prigioniero dopo d' esser stato qualche tempo 
custodito in Pizzighettone fa condotto in Ispagna dal 
viceré Lanoja , nella di cui assenza fu nominato vice- 
capitano generale dell' esercito cesareo il marchese di 
Pescara quel prode guerriero , a cui specialmente devesi 
una vittoria si strepitosa (i). 

Liberato dai Francesi lo stato di Milano , a tenore 
degli articoli della lega , doveva questo rilasciarsi da 
Carlo V in pieno dominio al duca Francesco Sforza , ma 
la cosa andò altrimenti , il che fu cagione di nuovi guai , 
e grandi sconcerti in Italia. Vedeva il duca di Milano 
d' essere omai ridotta tutta la sua autorità al solo nome , 
perchè gli Spagnuoli s' erano fatti assoluti padroni di tutto 
lo stato , ne giammai aveva potuto ottenere V investitura 
da Cesare , la quale gli veniva bensì esibita , ma a 
condizione di pagare in varie rate un milione , e duecento 
mila ducati d' oro in via di compenso alle tante maggiori 
spese fatte dall' imperatore per iscacciare i Francesi : 
pagamento impossibile dopo tanta desolazione di quello 
stato. In tali circostanze Gerolamo Morene primo consi- 
gliere del duca cominciò segretamente a trattare con 
varii principi d' Italia dei mezzi di cacciare gli Spagnuoli 
da Milano , e da Napoli , e così liberare il suo padrone 
da una sì vergognosa servitù. Scoperti questi maneggi 
fu per ordine di Carlo V fatto arrestare dal marchese di 
Pescara, e imprigionare nel castello di Pavia {^) ; e il 



(1) Miirat. all'un. 1525 — Giovio, Giulio Cesare de Solis Poesie 
Italiane suliu città di Mantova, dei ducili di Gonzaga, e delVoriginc 
di Milano e di altre città di Londiardia. — Reina Descrizione di 
Lonibdrdia — Giiiceiardini Istor. d' Italia. 

(2) VeggasiTpresso il Guicciardini {Istor. d'Italia Uh. IG all'anno 



— 257 — 

duca Francesco supposto complice di una tal trama fu 
obbligato di abbandonare agP imperiali tutto lo stato alla 
riserva dei castelli di Cremona, e di Milano, dove tosto 
venne assediato da esso marchese , il quale gli offeriva 
la libertà, ma con patti assai duri, e specialmente colla 
rinunzia a tutti i suoi diritti sopra lo stato di Milano. 

Non si può esprimere il dolore , che questa novità e 
violenza cagionarono a tutti i popoli della Lombardia, e 
in quanta confusione restassero i principi d'Italia, vcggondo 
scoperti i lor segreti disegni , e massimamente perchè 
ora mai si conosceva all' evidenza non aver 1' imperator 
acquistato quello stato per conto di Francesco Sforza , 
ma per proprio vantaggio con aperta infrazione dei capi- 
toli della lega (i). Perciò il pontefice Clemente VII per 
questi , ed altri motivi disgustato de' cesarei conchiuse 
una lega col re di Francia , colle repubbliche veneta , e 
lirentina , e con Francesco Sforza per muovere concor- 
demente le armi contro V imperatore , sostenere esso Sforza 
nel ducato di Milano , invadere il regno di Napoli , e 
mutare il governo di Genova. Con abuso della religione 
si chiamò questa la Lega santa , e in vigore di essa fu 
assolto il re Francesco dai giuramenti e dalle promesse 
fatte air imperatore durante la sua prigionia. Sottoscritto 
appena il trattato , il pontefice spedì a Piacenza il conte 
Guido Rangone comandante generale del suo esercito con 
cinque mila fanti , oltre un buon numero di genti d' armi , 
rinforzati dalle truppe fiorentine comandate da Giovanni 
de' Medici , e i Veneziani anch'essi ordinarono a Francesco 
Maria duca d' Urbino loro generale di portarsi colle sue 
truppe a Chiari sul territorio bresciano. Era intenzione 
dei collegati di tosto marciare in soccorso dell' assediato 

1525 ) il tradimento usato dal marchese di Pescara al Morene \h'v 
arrestarlo. Gli Edit. 



(1) Miirat. ali'an. 1525. 



17 



— 258 ~ 

castello di Milano, ma non trovavansi di aver forze suffi- 
cienti per questa impresa , giacché i soccorsi promessi 
dalla Francia non erano ancor giunti (i). 

Intanto il popolo di Milano oppresso dagli insoppor- 
tabili pesi , e dalle avanìe degli Spagnuoli si sollevò , e 
prese le armi, ma col massimo disordine, e inutilmente 
per non avere clii lo dirigesse , ed animasse a sostener 
la rivolta. Per il che fu tosto disarmato , e trattato in un 
modo sì barbaro, che non si può rammentare senza lagrime, 
essendo stata ridotta quella nobile città all'estrema miseria. 
Né solo in Milano , ma in tutte le provincie del ducato 
venivano gì' infelici abitanti oppressi dalle più enormi contri- 
buzioni, per le quali nacquero ovunque infiniti guai , disordini 
e tumulti. A tal proposito è rimarcabile non meno che 
luttuoso un fatto seguito in Vigevano. 

Neir anno 1526 essendo consoli di Vigevano Pietro 
Tocco , e Vincenzo Boriolo de Bastici di consenso di molti 
del consiglio imposero una tassa al comune per supplire 
alle contribuzioni imposte dal governo spagnuolo, in forza 
della quale ciascuno doveva pagare soldi otto al giorno. 
In vista di un aggravio sì pesante andarono molti a 
lamentarsi nel consiglio , ma non furono ascoltati , anzi 
di là scacciati bruscamente. Adirato perciò il popolo diede 
mano alle armi, e furibondo salì nella sala del consiglio 
per trucidare i consoli, ed i loro partigiani, i quali fuggendo 
chi per i tetti , e chi per vie nascoste ebbero fatica a 
porsi in salvo , in seguito a che la plebe sfogò il suo 
mainammo involando, e lacerando i libri appartenenti al 
regime del comune. Calmato quindi alcun poco questo 
furore, Simone de Colli, uomo popolare, ed amante della 
patria non meno , che della giustizia prese a difendere 
la causa del comune , rappresentando ai consoli , ed al 
consiglio , che gli ordini veglianti , e gli statuti non 



(1) Marat, all' an. 1520. 



— 259 — 

pormettovaiio , cho si imponessero carichi di tale natura 
al popolo. Con tutto ciò i consoli ostinati più che mai 
non vollero tog"lierc V imposizione, ma per acquietare la 
furia del popolo , e acquistar tempo per i loro disegni 
dimandarono scaltramente una dilazione di tre giorni prote- 
stando di voler considerare le loro dimando e rivedere 
diligentemente, ed esaminare il commercio della lana, e 
lo stato dei fabbricatori , ed artisti , acciò li carichi 
fossero distribuiti sopra tutti secondo V equità, ed in giusta 
proporzione. Mentre si trattavano in tal modo le cose 
mandarono segretamente a Milano Simone Dal Pozzo can- 
celliere della comunità apportatore di una lettera a don 
Alfonso marchese del A'asto generale dell' armi cesaree , 
nella quale gli esponevano l'occorsa sedizione, gl'indicavano 
i capi , che la fomentavano , e il pericolo , cui erano 
esposte le loro vite , cercando un corpo di truppe per 
tener in freno il popolo , e reprimere i rivoltosi. A questa 
ambasciata spedì tosto il marchese alla volta di Vigevano 
un corpo numeroso di Spagnuoli , e Napoletani , gente 
famelica, e rapace sotto gli ordini di un certo Galliciano 
di Napoli , il quale appena entrato occupò tosto la rocca 
nuova. 

Allora il console Pietro Tocco in compagnia di un 
Vastamiglio , fingendo di volere riconoscere le lettere 
credenziali , andò dal Galliciano , e gli presentò una nota 
degli abitanti , che unitamente alle loro famiglie dovevano 
esser rispettati , i quali si riducevano a pochi , lasciando 
che tutti gli altri fossero esposti alla licenza militare come 
rei di sedizione, ed il Colli in ispecie qual capo, ed autore 
della medesima. Simon Colli d' altronde , che conosceva il 
mal genio di queste truppe , già noto per le prepotenze , 
le rapine , ed i stupri in altri luoghi commessi , corso 
tosto in consiglio , espose il pericolo della patria, e la 
necessità di star in guardia, e di difendersi concordemente, 
protestando che se non si prendevano misure (uiergiche 



— 200 — 

f gli avroLbo abbandonato Vigevano , per non essere testi-- 
monio degli orrori, die scorgeva imminenti. Ma i consoli, 
cni premeva di tirare nella rete il Colli , e vendicarsi col 
suo sangue deiropposizione fatta ai loro ordini, gli risposero 
di non partire , giacche tutti erano pronti a difendere la 
patria con ogni sforzo. Quindi per meglio colorir la cosa 
lo crearono tribuno della plebe , per il che secondo V uso 
di cjuei tempi gli fu dal pretore solennemente posta in 
mano la spada del comando. Così il Colli, che era ingenuo, 
e di buona fede , ingannato dalle insidiose loro parole , 
tralasciò di partire , sperando coir unione , e coli' armi di 
poter difendere la patria, qualora venisse esposta agFinsulti 
della licenza militare, e sortì dal consiglio accompagnato 
da Magrin Bosio , Guglielmo Massara, Pietro Maria, e 
Jacopo fratelli Caiievario, Antonio Maria Parona, Giovanni 
Maria , e Simone fratelli Dal Pozzo , Gerolamo Parona , 
Achille Bellaccio , Scraffo , Juliano Mascarone tutti nemici 
del Colli , ma che in apparenza fìngevano di volerlo 
secondare ne' suoi generosi disegni. 

Non andò guari infatti, che il console Pietro Tocco con 
vani pretesti, ed insidiose parole lo indusse ad andar seco 
alla rocca nuova a parlamento col Galileiano, e co' suoi 
soldati , e per sgombrargli ogni sospetto l' assicurò , che 
egli colla sua famiglia era compreso nel numero di quelli, 
che dovevano essere dalle truppe rispettati, adduccndo per 
testimonio il Galliciano stesso. Ma questi, che era uomo 
onesto non volendo mentire, disse apertamente, che nò il 
Colli, nò alcuno di sua famiglia era nella lista dei riservati. 
Allora il Colli scoperto V inganno , e conosciuto il proprio 
pericolo, e quello della patria, spronando il cavallo se ne 
fuggì per non inciampare nei lacci, ed esser tradotto nel 
castello. Ma la scoperta di questa trama non bastò a 
salvare la patria , perocché un funesto accidente accaduto 
in quello stesso momento fu la causa immediata di tutti i 
mali, che siamo per narrare. Un giovane chiamato Gher^ardo 



— 261 — 

Cantone, che si trovava a vista del castello, imprudentemente 
scaricò un archibugio , e colpì per mala sorte nel capo del 
luogotenente dei Napoletani , il quale cadde morto sul 
campo. Per la qual cosa i soldati cominciarono furibondi a 
minacciare di voler far passare gli abitanti a fìl di spada , 
e in così dire a guisa di leoni uscirono colle spade sguainate 
dalla fortezza. Questo fatto avvenne nel primo di luglio 
giorno di Domenica. 

Ciò sentendo il Colli, e non potendo altronde soccorrere 
la patria, poiché dai congiurati si era sottratta, e nascosta 
la polvere , V armi , ed ogni altro mezzo di difesa , fece 
subito aprir le porte , e fuggì con tutti quelli che si 
poterono salvare, i quali erano in numero di circa 1500; 
incalzati di continuo fino al Ticino dalle truppe, cui riuscì 
di ferirne alcuni , tra i quali lo stesso Colli , che si 
appiattò per più gliomi nei boschi della valle. Dopo d'avere 
inutilmente inseguito i fuggitivi ritornarono indietro i 
soldati , ed accaniti più che mai si misero a dar il sacco 
al comune. Non si ebbe alcun rispetto alla santità dei 
santuarj , non alcun riguardo ad età, sesso, o condizione. 
Furono profanati i tempii , e spogliati dei vasi sacri , e 
degli arredi preziosi, stuprate le vergini, strascinate per le 
strade con gran vitupero le vedove , e le maritate come 
infami meretrici. Quanti incontrarono nelle strade, o che 
nelle case fecero loro resistenza per difendere le proprie 
sostanze, furono messi a fil di spada, e molti persino sugli 
altari stessi , dove cransi rifug^iati , come in un sacro asilo , 
furono empiamente trucidati. Morì in quel giorno orrendo 
Lucrezia de' Bastici , moglie di Stefano Romano , donna di 
animo virile , che impugnata un' asta faceva mirabili prove 
di valore. Costei , die già fino dal giorno innanzi erasi 
messa alla testa di un drappello di donne per la comune 
difesa, vedendo ora i soldati far strage de' suoi compatrioti 
si gettò quasi forsennata tra i nemici, e percuotendo or 
questo, or quello, ne gettò a terra non pochi, ma finalmente 



— 2G2 — 

colpita da una palla d' arcliibugio morì vittima dell' amor 
suo per la patria. Scrive il Sacchetti, appoggiato all'autorità 
di Simone dal Pozzo, che dandosi sepoltura a questa donna 
le fu trovata nelle trecce una buona somma di scudi d' oro 
( 1). Questa valorosa amazzone era delF antica nobile famiglia 
de'Bastici , la quale nei tempi più rimoti era assai potente , 
e ricca , e possedeva due castelli , che erano situati V uno 
alla destra, l'altro alla sinistra della strada maestra della 
Liguria , dove anche oggidì si dice al castellazzo non molto 
lontano dalla città, e di cui ne fa onorata menzione il 
padre Porta nei versi seguenti : 

Qiiin etiam illa virum magnorum prsdita laude 
Basilea nobilitas castris dominata duobus. 

Questa famiglia, che già produsse uomini valenti, quantunque 
decaduta per le vicende dei tempi , pure anche in oggi si 
annovera fra le civili di Vigevano (2). 

A calcoli fatti risultò , che fra uomini , e donne ne 
furono uccisi 287 , oltre una gran quantità di feriti , e di 
molti altri , che poi morirono per lo spavento , Scrive il 
Nubilonio, che fra le vittime della barbarie degli Spagnuoli 
fuvvi un certo Michele de Amadei abitante nella contrada 



(1) Sacclietli Figcv. illustr. ])ng. 87, 88 — Simone Dal Pozzo 
Hisloria de Figlevano patt ^, fol /i5. Anclje l'autoje anonimo dei 
commenti al poemetto di Simon (^olii così sciive di questa Lucrezia 
dei Bastici : /// hoc misero rmtni aufrariu dia ah oppidanisf .slrenne, 
forlìlercjue dimicalnni est, iiec taiiluni a i'///.? , sed etiani a fostniiiìs 
auxilìo prope divino Collis idem poslremum evasit laethall aldalo 
secuìidum aureiii vid/iere. Et Lucrrtia de Basticis, cjine armata miilie- 
rem maini audacissiiìte i/i ìiostem irruerat, hiiCy illuc nonnullis caesis, 
pro/Iigatisqiw, tandein multi tildi ne pressa , non tainen vieta generosius 
occuhuit. Virgo sane fortissima , 1 1 omni postcrilate celehranda. 

(2) Sacchetti hiog. cit. pag. 87, 88. 



— 263 — 

di Berg^onzone , il quale colto colle armi alla mano fa 
inchiodato colle mani , e coi piedi sopra la porta della sua 
casa , dove morì trafitto dalle loro aste. Si racconta pure 
che molti furono appesi per la g-ola , alle chiavi del 
porticato della piazza, ed altri in altra ^uisa barbaramente 
straziati (i). 

Questo sacco durò per lo spazio di circa settanta 
giorni continui. Incalcolabile fu il danno , che ne risentì 
r infelice Vigevano per la perdita delle immense mercanzie 
sì di lana , che di seta , delle quali in quel tempo il paese 
ne faceva smercio grande non solo per V Italia ^ ma anche 
in Ispagna, in Francia, e in altre parti d^ Europa, oltre a 
quella di una gran quantità di gioje , denari , ed altri 
oggetti preziosi , dei quali una parte era stata nella prece- 
dente gueri^ depositata dai Francesi presso gli abitanti. 
Chi desidera una più dettagliata descrizione di un si orrido 
saccheggio , oltre al Nubilonio , e Simon dal Pozzo , vegga 
il poemetto di Simon Colli , il quale fu stampato in Parma 
Tanno 1527, e dedicato a Francesco II Sforza, dove Fautore 
che ebbe gran parte in questo tragico avvenimento , sfoga 
il suo rancore contro i nemici della patria {^). 



([) Simone Dal Pozzo Libro della descrizione generale dei beni 
dell'anno 1530, fui 5 — Idem Storia di P^'igevano part, 2, fol. ^5 — 
NuMlonio Cronaca di Vigevano all'an. 1526, pag. ÌBr^ e seg, p^o* 
257 e seg. — Sacchetti luog. cit. pag. 87, 88. 

(2; Simon Colli figlio di Leonardo autore dt\ citalo poemetto, e 
segretaiio ducale era dell' antichissima e nobile famiglia de' Colli , ]a 
più ricca, e polente di Vigevano per facoltà e per merito, quella cioè, 
che nella gueira di Fjancesco l Sforza contro Io stato di Milano fu 
espulsa da Vigevano insienve agii Ardizzi dalla contraria fazione per 
essere del fxirtito Ghibellino. Di questa cos'i ne paria il padre Ago- 
stino della Porta : 

Colli et 

Opdma stirps nostrae quondam ditissima gentis , 
Quorum edam fucraf nostrae pars maxima terme. 



— 264 — 

Coiitiiiimva ad esser bloccato nel castello di Milano 
Francesco Sforza, ed oniai ridotto agli estremi per mancanza 
di viveri , e perduta la speranza d' esser soccorso dai 
collegati, nel dì 24 di Inglio 1526 conclnuse mi trattato 
col duca di Borbone , i di cui articoli non gli furono 
mantenuti , alla riserva di quello che gli accordava la 
libertà di ritirarsi colla sua famiglia a Lodi ( i). 

Finalmente Francesco I re di Francia spinse un potente 
esercito in Italia sotto il comando del sig. di Lautrecli già 
noto per le precedenti guerre. Giunto in Lombardia l'esercito 



Questa famiglia abl^ondò mai sempre di peisonaggi illiisti-i . clie 
onoiaroiio la patria non meno nelle armi, elie nelle seienze. Imper- 
eioeehè lino dall'anno 1277 Lanfivinecj Colli si legge nominato nell'in- 
stromento di eonfedeiaziinie ])er il primo <lei quallro procuratori di 
Vigevano a eonehindcMe la lega con JMilaiio, e nel 1389 il Corio nella 
sua stoiia fa nien/ione di Filippo dei Colli, eome d'una persona assai 
distinta, la cui moglie Cattarina dc'Maineii, clie aldjiamo già accen- 
nata, si legge nominata |>er la prima dama di (pielle che andaiono 
ad accompagucire a Parigi Valentina iiglia di Giovanni Galeazzo 
A isconte niarilala al figlio del le Carlo ili i'ianeia Lodovico conte di 
\al(jis e duca di Turrena; nel MOO in governatore di Roma il dottore 
Lucio Colli uomo di grandi talenti politici, e di vasla erudizione; nel 
1402 tior!\a il doUoie di leggi (ilierardo Colli , che fu membro del 
consiglio ducale di giustizia in Milano; nel ì/ikl Galeazzo e Francesco 
Colli furono procuratoli di Vigevano per segnare 1' istromento di 
aderenza, e di lega con Milano. A cptesla casa appartengono pure 
Leonardo Colli chiamato prudcnlissimo et integerrimo in alcune lettere 
ducali del {1179 . Battista Colli dottor di leggi, e pubblico professore 
nell'anno \lih9 , Gaetano Colli Franzone parioco di s Dionigi morto 
l'anno 1(555 in opinione di santità ( Ijranibilla Chiesa di 1-" ign* pag. 
/j5 ); e per tacere di tant'altri m)mini illustri, di cui fa special 
menzione il Sacchetti, il barone doti Michele Colli felt-mai-esciallo di 
s. maestà cesarea austriaca morto pochi anni sono, e il di lui fratello 
Francesco, maggiore anch'esso d'un icggimento ausliiaco. 

(l) IMurat. all'anno 1326. 



— • 265 — 

francese, ed occupate Alessandria, e Novara, il g^enerale 
Lautrech spedi a Vigevano un trombetta ad intimar la 
resa alla rocca nuova. Ecco come il Nubilonio si esprime a 
questo proposito : « Mandò a Vigevano il trombetta a 
« domandar la rocca, fortezza nuova, nella quale vi era un 
« detto Filone, il quale gli rispose, che ne il re, né quanta 
« forza liaveva gli farla render la fortezza ; la qual risposta 
« intendendo monsignor Lotrecco venne alla volta di Vige- 
« vano con tutto il campo, e fece domandare un'altra volta 
« la rocca. Per il che lo stesso Filone cominciò a bravare 
« con dire , che se non partivano gli haverìa trattati male. 
« Onde monsignor Lotrecco , vedendo la sua audacia , lo 
« circondò con tutto il campo, dividendo in quattro parte, 
« et pose in ordine sessanta pezzi de artiglieria grossa per 
« batterla , et spianarla , per il qual spettacolo il Filone 
« sbigottito fece domandare il maestro del campo detto 
« Mompesada , dal quale dimandò di rendersi salve le 
« persone , et robbe. Ma non volse farle tal patto , ma se 
« voleva rendersi si dasse alla loro discretione , et a niun 
« altro modo lo volevano. Così con tal patto intrando gli 
« Francesi lasciarono andar li soldati , ma esso Filone con 
« altri duoi guasconi furono appesi per la gola, et pendevano 
« dalla sommità delle mura a spettacolo de' tutti, et perchè 
« ad alcuni rompendosi il capestro cascavano nella fossa 
« sommergendosi, al Filone vi posero duoi capestri per più 
« sigurezza vestito de una casacca de' velluto cremesino , 
« che aveva tolto alla chiesa de santo Ambrosio con due 
« tonicelle , 1' anno avanti saccheggiandosi Vigevano .... 
« Costui era di vilissimo sangue del luogo di Lecco ( ^). » 
Dopo la resa di Vig^evano il general francese passato il 
Ticino andò ad accamparsi sotto Pavia difesa dal conte 
Barbiano di Belgi oj oso , la quale dopo un lungo assedio fu 
presa e saccheggiata. Occupata quindi una gran parte 



(\) Nubilonio Cronaca dì P'ìgc\>ano aii, 15'27, png. 123. 



— 2m — 

della Lombardia più non restavano in mano degV imperiali 
che Milano, e Como, e il duca Francesco Sforza, e il legato 
veneto instavano presso al Lautrech perchè volgesse Tarmi 
contro queste due piazze , mostrandogli la facilità d' impa- 
dronirsene, Ma il general francese sollecitato altronde a 
passare a Roma, onde liberare il pontefice minacciato dalle 
truppe cesaree si avviò invece verso Piacenza. Approfittò 
deir allontanamento del Lautrech iVntonio da Leva general 
imperiale , che comandava in Milano , ed uscito da que s^ta 
città cosli'inse alla resa nel dì 28 di ottobre 1527 la terra 
d' AbbiatcgTasso. Mise quindi Y assedio alla rocca nuova di 
A'igevano, che battuta per più giorni con grossa artiglieria 
alla fine gli si arrendette, il che fece pure Mortara. In 
seguito sorpreso Pavia occupata dagli Sforzeschi , e se ne 
impossessò. Ma rinforzati i Francesi sotto la condotta del 
generale s. Paulo già avevano ricuperato di nuovo Novara ^ 
Vigevano , Mortara , Pavia , ed Abbiategra&so , da dove 
scorrevano fin quasi alle porte di Milano , impedendo così 
che vi potessero entrare le vettovaglie, quando Antonia 
da Leva uscito alF improvviso di notte da Milano colle sue 
milizie sorprese il campo nemico, e fatto prigione lo stessa 
general francese , sbaragliò la sua truppa ^ che si diede- 
precipitosamente alla fuga (i). 

L'esito infelice delle imprese de' Francesi in Italia fece' 
determinare il papa Clemente VII a riconciliarsi colF impe— 
ratore , per cui giunto dalle Spagne Carlo V, dopo essersi 
abboccato in Piacenza col suo generale Antonio da Leva ^ 
passò a Bologna , dove fu accolto con grandioso apparato ,. 
e pompa. In tale occasione Clemente interpose i suoi buoni 
ufficii in favore di Francesco Sforza, e fattolo venire a Bolo- 
gna nel di 22 di novembre 1529, trattò si bene la di lui 
causa, che gli riusci di rappacificarlo coll'imperatore e rimet— 



(I) Miiiat. all'ali. 1527, lo28, 1529 — G.ileatius Gap. luog. cit.- 
Kubilou. hiog. cil. all'an. 1528, pag. 194 e seg. e all'an, 4529, pag. 195, 



— 267 — 

torlo ne^ suoi stati coli' obbligo di pagare a Cesare quattro 
cento mila ducati d'oro entro un anno, ed altri cinquecento 
mila in dieci anni avvenire, restando in mano delFimperatore 
il castello di Milano , finché fosse sborsata la prima somma. 
Si concbiuse quindi poco dopo, cioè nel dì 23 di dicembre, 
una lega perpetua per la sicurezza della tranquillità d'Italia 
tra il papa Clemente VII, l' imperator Carlo V, Ferdinando 
re d' Ungheria , la repubblica veneta , il duca di Savoja , i 
marchesi di Monferrato e di Mantova, e il duca di Milano (^). 

A questi tempi troviamo essere seguita la fondazione della 
cappella di s. Giovanni Battista nella chiesa maggiore di 
Vigevano. Considerando i reggenti del comune, che il dì 
24 di giugno dedicato a s. Giovanni Battista era sempre 
stato infausto per diverse calamità occorse in tal giorno, di 
modo che si chiamava dìes nigro signanàa Icq^iUo^ nel giorno 
23 di giugno dell'anno corrente 1529 si congregarono nella 
chiesa maggiore di s. Ambrogio, ed ivi fecero voto di eri- 
gere una cappella in onore del santo precursore di Cristo , 
con obbligo di fare ogni anno nel giorno della festa di esso 
santo una processione d' intorno la piazza con l' intervento 
di tutto il clero e del popolo ; la qual cappella fu poi ricca- 
mente abbellita ed eretta in cappellania di gius-patronato 
della città (2). 

Pochi anni dopo la conclusione della pace l' imperatore 
Carlo V pertossi a Milano , dove fu regalmente accolto dal 
duca Francesco Sforza e poi in compagnia del medesimo 
venne a Vigevano , luogo di delizia di esso duca , ai 14 di 
marzo 1533, e qui trattenutosi per molti giorni fu onorato 
con tornei , danze , caccio ed altri magnifici trattamenti. Fu 
sì contento di un tale soggiorno l'imperatore, che, secondo 
scrive Simone Dal Pozzo autore contemporaneo , noli' atto 



(1) Murat. all'an. 1529 — Galeatius Capella kiog. cit. 

(2) Brambilla Chiesa di Vigevano pag. 53 — Nubil. hiug. cit. 
all'anno 1527, 1528, 1529, pag. 195. 



— 268 -^ 

di partire ebbe a dire, che non a^^eva veduto ancora luogo 
più delizioso e confacente al suo genio che Vigevano, e che 
lo avrebbe anteposto aUa sua reggia , se gli affari delF im- 
pero non lo avessero chiamato altrove ( '^\ 

Nell'anno seguente 1534 Vigevano fu pure onorata dalla 
presenza di Cristierna figlia del re di Danimarca, e sposa 
del duca Francesco Sforza. Nel solenne ingresso di questa 
Principessa narra il Sacchetti , dietro T autorità di Simone 
Dal Pozzo , che sei personaggi distinti del comune ebbero 
Tenore di portare il baldacchino , fra' quali nomina il nobile 
Geronimo Ridolfo, il dottor fisico Gio. Giacomo de Bergondi, 
e M.'' Geronimo Parona, che dopo la morte di Francesco 
Sforza fu il primo referendario cesareo (^j. 

Quattro illustri Vigevanasclù diedero in questi tempi gran 
lama alla patria. Devcsi accei^re per il primo il padre 
Gerolamo Ferrari Fantone delFcMine dei predicatori rinomato 
teologo, il quale ci ha lasciato molte utili e laboriose opere, 
che dimostrano la perspicacia del di lui ingegno e la vastità 
della sua erudizione. Passò a miglior vita questo grand'uomo 
nel convento degli Angioli a Ferrara Tanno 1532 nelTetà di 
circa settan t'orni (^j. Fu il secondo Bernardo Ferrari eccel- 
lente pittore ni^tp celebrato dal famoso pittore Paolo Lomazzo 
\^). Il terzo è'-^tato Geronimo de Maggi cappellano di Fran- 



(1) Simone Dal Pozzo Libro delle ordinazioni della città in prin- 
cipio — Idem nel Libro ceruleo pag. 47 — Sacclictli 1 i^ev. illustr. 
pag. 13 — Brambilla kio^. i-ir pai^'. 'i — Alfonsus Ullou. f ila Caroli 
V imperatoris lib. 5, pag. 118 — MiiraL all'aii. 1553. 

(2) Sacchetti f- ì^ck^, illustr. {)ag. 89, 12t\ 128 — Simone Dal Pozo 
Istoria m. s. de figle^'ano pait. 2. 

(5) Di questo scrittore, ollie a Simon Colli nel suo poemetto, re 
fanno onorala menzione il Sacchetti f^igevano illustr. pag. 108 — '■ il 
Nubilonio Cronaca di f'ig' pag. 345 — Leandro All)erti Descrizione 
d' Italia pag. H2 — Echard et Quetif. De i^iris illustr. ordi/iis s. 
Dominici. 

(4) Niibil. luog. cit. pag. 3'l7 e seg. — Sacchetti luog cit. 



-^ 269 — 

Cesco II Sforza, il (|ualo per la sua probità o pel suo distinto 
sapere fu poi nominato prevosto deirinsigne collegiata della 
Scala in Milano (^). Il quarto fu Francesco Biffignandi poeta 
di gran merito. Quantunque la fortuna non lo avesse fornito 
di molti beni, né avesse perciò avuto l'agio di divenire gran 
letterato, lo aveva però arricchito di un talento sì perspicace, 
di una facondia sì lusingliiera , e veemente , e di una tale 
avvenenza, che faceva la pubblica ammirazione. Fu perciò 
assai grato ad ogni ceto di persone , e in particolar modo 
a Francesco Sforza , che dimorando sovente a Vigevano nel 
suo ducal palazzo, amava nei pubblici conviti di sentire la 
energica forza, e la mirabile armonia di questo estemporaneo 
cantore. Ella è fama, che quando la principessa Cristierna 
moglie del duca diedegli per tema il nero tradimento degli 
Svizzeri, e l'infame prigionia di Lodovico il Moro incomin- 
ciasse il poeta col patetico verso di Virgilio Infanchim regina 
Jìcbes reno'oare doìorem, e proseguisse l'argomento con vee- 
menza tale, ed immagini così vive, che nel comune silenzio 
vedevansi dipinte sul volto di tutti le lagrime ed il dolore (^j. 
Non erano ancora scorsi sette anni , dacché i popoli di 
Lombardia gustavano i frutti della pace, quando avvenne 
r inaugurata morte di Francesco Sforza , la quale eccitò 
nuovi incendii di guerra. Dopo avere lo sfortunato principe 
sofferta una lunga e molesta infermità, finalmente gli con- 
venne soccombere nel dì 24 di ottobre 1535 in età d' anni 
43 senza lasciar dopo di se prole alcuna (^j. Era questo 



Le imposte tltll' aliare di s. Giacomo e Filippo esistente nella 
eattediale sono dipinte dal Fenaii. Gli Edit. 

(1) Saccliet. Iiiog cit. pag. 115. 

(2) Nubil. luog. cit. pag. "òhh — Simone Dal l'o/zo f/il ro dvlV e- 
slimo pag. 328 in margine — Idem I\J('niorit delle, rasale di l i^evano. 

(5) Urambilla pag. IG e 4 92 — Simone Dal Pozzo Libri dei futi 
— (iianolio De 1 i^levaiw . et oiiìiiibus rpiseopis cap. 5, pag. I>2 — 
rSidjil. pag. 225. 



— 270 — 

principe di ima nobile e reale presenza , saggio , prudente 
e sommamente amante della giustizia, per cui crasi conci- 
liata , ben a diritto , Tuni versale ammirazione e l'amore dei 
sudditi. La morte di lui tanto più dispiacque allo stato di 
Milano in quanto che non lasciando egli alcun erede si 
prevedevano delle funeste conseguenze (i). Infatti Antonio 
da Leva prese tosto, unitamente alla duchessa Cristierna il 
governo del ducato, aspettando in proposito le determinazioni 
di Carlo V, che , sconfitto il famoso Barbarossa corsaro , ed 
ammiraglio del gran signore , tornava in allora glorioso e 
trionfante dalF Affrica per la conquista di Tunisi, dove l'alfiere 
Ambrogio Bosio militando con altri cittadini di Vigevano 
erasi molto distinto (2). 

Esposte così le vicende, e il breve governo di Francesco 
II Sforza duca di Milano, esige il dovere e la riconoscenza, 
che si rammemori quanto egli operò a decoro e vantaggio 
di Vigevano. Appena egli si riconciliò con Carlo V, e ritornò 
in possesso dello stato di Milano , che tosto deliberò di 
dichiarare solennemente col nome e privilegio di città e 
decorare altresì di sede vescovile Vigevano diletta sua patria 
(3). La qual cosa avendo inteso i Pavesi spedirono i loro 
ambasciatori al duca, supplicandolo a non smembrare Vige- 
vano dal contado pavese, al quale allegavano che apparte- 
nesse per certi privilegii loro concessi da alcuni imperatori. 
Ma Francesco non aderì alle loro istanze considerando, che 
nonostante i pretesi loro privilegi, già da piìi secoli Vige- 
vano si reggeva da se colla sola dipendenza dall' impero , 
come consta dai sopra memorati diplomi di Arrigo IV del- 
l' anno 1064, di Federico II dell'anno 1220, di ^JivY^go VII 



(l) Nubil. Iiiog. cit. all'an. 4535, pag. 225 — Biambilla liiog. cit. 
pag. IG e 1D2 — Simone Dal Pozzo Libro dei fiin — Giaiiolio liiog. 
cit. cap. 5, pag. 52 — Campi Istoria di Cremona pag, 100 e- scg. 

(2; Sacclietti liiog. cit. pag. 91 e seg. — Miirat. all'an. 1555. 

(3) Saccliclli Inog. cit, pag. 131. 



— 271 — 

d^lPanno 1311 e di Lodovico il Bavaro delFanno 1329, e come 
finalmente si ricava da un instromento fatto al tempo eli 
Bianca Maria e di Galeazzo Maria duca di Milano del 1467, 
indizione decima quinta , 30 dicembre , in cui si legge : Et 
;pro eo quia dieta terra Viglevani licei sit de comitatìi cimtatis 
eiusdem , nihilominus io.mdi%i se gessit , et se gerit prò sepa- 
rata a mrisdictione cimtatis Papiae praedictae ecc. ecc. il 
quale instromento fu fatto nel consiglio in presenza del 
pretore e dei dodici di provvisione del comune di Pavia 
rogato da Giovanni de Scanzoli (i). 

Trovandosi pertanto in Bologna il duca Francesco , in 
occasione della solenne incoronazione di Carlo V fatta per 
mano di Clemente VII, espose al pontefice il di lui desiderio 
di erigere Vigevano in città con sede vescovile, il che gli 
venne tosto accordato, come consta da bolla di fondazione 
data in Bologna li 16 marzo 1530, che incomincia : Pro 
excelienti preeminentia sedis ajìostolicae , e da altro breve 
deiristesso g^iorno diretto al popolo dì Vigevano, in cui gli 
annuncia la nomina del primo vescovo nejla persona di 
Galeazzo Pietra gentiluomo pavese , ed abbate di s. Maria 
d' Acqualonga , il qual breve incomincia : Jlodie ecclesi(B 
vestrae Viglevanensis ecc. A questa bolla del pontefice tenne 
dietro il diploma di Francesco II delli 2 febbrajo 1532, nel 
quale si assegnano i confini della giurisdizione della nuova 
città. Gli originali di tali documenti esistono nelF archivio 
pubblico , e da noi si riportano nelF appendice (2). 



(1) Nubil. Uiog. cit. pag. I9G e seg. 

(2) BraQibilla luog. cit. pag. 3 — Nubilonio hiog. cit pag. 191) e 
seg. — Gianolio hiog. cit. cap, 50. 

Narrano il Sacchetti P'^igev. ìllustr, pag. 42, e il Br.irnbilla !uog. 
cit. pag. 5, ed altri storici nostri, che la chiesa di Vigevano sia slata 
eretta in Cattedrale li 16 marzo 1529, poiché la bolla di Clemente vii 
ha la seguente data: Datuni Botwìiiae anno iiicarnalìoiiìs doinìnìcac 1529 
XP II Kalciulas aprìlìs. Ma il canonico Gianolio, nell'opera citala 



— 272 — 

I motivi poi, che spinsero il duca Francesco a decorare 
Vig^evano col titolo di città, e ad erigervi in essa il vesco- 
vado vengono dallo stesso esposti nel citato diploma; e dagli 
stessi motivi si raccoglie quanto popolata fosse in que'tempi 
Vigevano, poiché nonostante la peste delFanno 1524, in cui 
perirono quindici e più mila persone, aveva ancora un numero 
tale d' abitanti che meritò di essere dichiarata formalmente 
città , e di avere una sede vescovile ; anzi ben a ragione 



cap. 5, pag. ^lO in notis ruim. 8, lin eiMiditamente rilevato il loro 
sbaglio facendo vedere, che nelle bolle pontifìcie secondo lo stile della 
curia romana l'anno dell'incarnazione di nostro Signore non incomincia 
dal giorno della di lui natività, che è il 25 di dicembie, ma dal 
giorno 25 di marzo sacro all' anunziazione di Maria Vergine, ed alla 
incarnazione di nostro Signore. Per la qual cosa sebbene la memorata 
bolla sia data nell'anno 1529, pure siccome è segnata avanti il giorno 
25 di marzo 5 cioè nel giorno 16 di questo mese si deve conchiudere 
che l'anno sopradetto era l'anno 1529 dall'incarnazione, ma secondo 
la computazione comune era l'anno 1550. Si aggiunge, che solo nel 
mese di novembre 1529 seguì la riconciliazione del duca Francesco 
con Carlo V. ( Murat. Jnnal. d' hai. all'anno 1529 ). Ora prima di 
quest'epoca non era certamente il duca in Bologna, né poteva procu- 
rare l'erezione di Vigevano in città, poiché caduto in disgrazia di 
Carlo V, reo di fellonia era dichiarato decaduto dagli suoi stati , e 
privato del ducato di Milano. Per la qual cosa egli è evidente che 
deve riferirsi all'anno comune 1530 l'erezione di Vigevano in città 
con chiesa cattedrale. 

Monsignor Carlo Bescapè De ecclesia Novariensi lib. 1, pag. 38, 
così scrive dell'erezione di Vigevano in città con seggio vescovile: 
y icevcìiuììi hiirgus olim fuit dìoccesis Novariensis. Sed urhs facta est 
studio , atque opihus Francisci II Mediolatd diicis , qid episcopatum 
dotavit , collegiuritqiie majorìs ecclesiae canonicis , et dignitatis nomi- 
nihiis insigniter aiixit. Locus Mediblanensiiim principuni Jreqiientatione^ 
et aedificiis itisigids erat ; nani et arx ibi antiqua, et Sforliae principes 
aia, praesertini Ludovicus , aniplisinias aedes Jahricarunt ; tuni vero 
Franciscus loci dignilaleni maxime camulavil. Clemens papa VII 



— 273 — 

sostiene Y oratore Saoclìetti , che qufnituiiqiie ne" tempi 
addietro Vigevano non avesse il nenie di città, nò segg'ic^ 
vescovile, in realtà però poteva qnal città ripntarsi o si 
consideri il numero deg4i al)itanti celebri una volta neirarmi 
non meno, clic nel commercio; o la forza de' suoi castelli, 
e rocche, e delle validissime mura, che circondavano il paese; 
o Festensione del suo territorio, e la giurisdizione di mero e 
misto impero , e F esercizio delle reg-alìo , e le varie terre , 
e borghi, che aveva sog'getti ; o Fampiezza del commercio, 
e de' lanifìcii in ispecie ; o la forma del governo per più 
secoli libero e indipendente; o le alleanze contratte colla 
repubblica di Milano e con altre città ; o analmente le guerre 
gli assedii sostenuti dal valore degli abitanti ; cose tutte, 
che secondo i pubblicisti costituiscono il carattere , e Fes- 
senza di una città. Nò perdio Vigevano prima di quest'epoca 
si chiamasse ojjjj/dum ne segue, che realmente non fosse 
città : imperciocché anticamente il nome di o^jnchim dar si 
soleva egualmente alle terre e alle città piiì cospicue , che 
non avevano sedia episcopale, ed altronde lìon e di essenza 
di una città , che debba esistervi una cattedrale , giacche 
egli ò abbastanza noto, che si usava il titolo di città molto 
prima delFinstituzione dei vescovadi (^). 



iflploina cU'dit cpluopalìs urhìs anno Vòl'ò, il Krdciidds /ìprilis /ìo- 
uoiii(H'. Asfìigiiatac su ni prò diocKCsi dune parocliiac. diocccsìs idem 
movariciisìs. Altera cjc duabits Campìlali , qiiae sancii Gnndtnfii nnnr 
lionicn italici^ siam nllcrn Ittne quoque per titicUit ad eeelesiam jìapii iiscni ; 
et altera Mortarian" tunc sn/ieti Albini uo/Jiine, eu/n altera iteni ipsii.x 
ioci esset dioeee.sis papiensis. Datas est episeopus prinio Grdeatius l\trii. 
palrieius papiensis^ (pii. tradito pir ac liberaliter praedio, ac abbatia, 
quae Aqu^itloii'^ae dieitur , ecelesiani suaiii, duplo., ni fallo r , qua in 
vrat diciioreni Jrcit. Ita ex locis iiovariensi ecelesiae ademplis Fiiew- 
neiisis ecclesia jacla est. 

(1; Loseiis De jure u/tii'rrsital. pari, I, ca[). 2, por, 13 e se^ — 
Sacchetti iuog. cit. pag, 42 « seg. — Brambilla Itif g. cit. pag. 5 e scg. 

18 



— 274 -^ 

Eretta pertanto la chiesa maggiore di s. AmÌ3rogio in 
cattedrale, ed accresciuto il lìumero dei ministri del culto, 
giacché })rima non v' era che un preposito con sette 
canonici, e varii cappellani (i), pensò il duca Francesco di 
assegnare un conveniente reddito , affinchè non solo il 
vescovo, ma anche i canonici, e tutti gli altri ministri della 
nuova cattedrale potessero comodamente , e con decoro 
mantenersi. Per la qual cosa, oltre alFabhazia d' Acqualonga 
la possessione di Valverde, e la Costanza (^) spontaneamente 
cedute , ed unite alla mensa da monsignor Galeazzo Pietra 
per secondare i desiderii del duca, cui egli era sommamente 
addetto, assegnò esso per dote alla mensa episcopale una 
parte della Sforzesca detta la Pecomm pel valore di lire 
tre mila di reddito all'anno con patio però, e condizione di 
poterla redimere in ogni tempo col sostituii-e T equivalente 



(t) I iniiiislri <[(-[ tempio ;i[»|r[i(;atì alia callfilraic , d'i (.ni il pio «r 
^(.'Mcrnst» «luca aci,.\'l>l)i.' il ra[>il«»lo <li i;i.i f.si.sIciiU'. l'uroiK» alhe ciiMjiie 
«li^nilà aii;i[)i»'U , .iith.kiaetìiio. (U'cano. taiihiio v pritiiicriio . v (iiKjnc 
iMiioiiioi. Inolile (Jiur reiaiisioiiarii , dur parrotlii. diit,' Ii'mIì , (hir 
>am(vslaiii. diu' cii>?!)tli ed oUo idiinK.i, a*([iiali i:i proi^roso di l(Mi>p<> 
rni'ono agL^iiiiiJi alhi (pialliu sagrostain (d ailii'Uaiih idiu i it i. «dire ad 
t>ll<» iMppellaiii <li jiis j)afroiialo di.cisd, i ipudi Militi pai In ipa\ano in 
pi<»p(jiv.l(>n(' dei rrdtSili t!ii Zz-me. Qik slo lispcllah.le corpi» per docirlo 
<l('l ijONLMiio (isaipino vt^riM*- l«j>rm;.jlnit"iite .soppi(NN>(» il j^ioi'iio 2x lrl>l)iai«j 
1S0I. t'd i l)(Mii a\()c;ati alla riaziii>sii«\ M;t rotdrrmah) da S. IM. l'impe- 
ralort' v. fc , il vcscovaro co:» dcirft »*> 8 i^iir;;irw I80'n fu pMic liiiìesso 
il capitolo, il «piale e.sstM«!s> sfato dir iiiaial!*) di W\n\ (.'ias.vc riiiìase 
c.ompcxst ) di S(di otto canonici c«»liii';jnniu> its-svi^no sul u.onlc napoleone 
di lir. 921, OJ italiane, di un ;u(.:jj>r»'8»- con Irr. MJtH. 7'.), di mi can- 
tore e di un cerimoniere con |!iir. t51>0, 7G «' *ìue c.ijribni aNcnti lir. 
!)57, ^20 ciascuno CU Eiìit. 

(2) La Costanza fu in seguilo di>l.ic(iala dalla iMcnsa \ scovile, cik 
ns<iCj;nata alla sagrislia dtlla callediale. i\i.l)il. Ci cita» ti dì / l^cvaiiw 
pag. 228 e .se-. 



— 275 — 

in altri boni [^]. V ultra parte della Slorzosca fu assegnata 
in dote al capitolo della cattedrale, cioè alle dignità, ai 
canonici, ed a tutti gli altri ministri, se:'ondo il loro grado, 
per r annua somma di nove mila lire imperiali , coir uguale 
condizione del riscatto, come diffatti avvenne non molto 
dopo, essendo stato dallo stesso principe ceduto al vescovo 
ed al capitolo in proprietà il contado di Zcmc in Lomellina 
con castello, g-iurisdizione, ragioni d'acque, e beni annessi, 
per la corrispondente sonuna di già convenuta. Inoltre egli 
concesse a monsignor Galeazzo Tietra primo vescovo, ed a' 
suoi successori alcune caso e jutigue alla cattedrale , onde 
costrurre il palazzo vescovile , case che a tal fine erano 
state donate dalla comunità di Vigevano allo stesso duca 
(2). Di più diede in dono alla mensa vescovile un giardino 
nominato il (jiardhio di ròcca ceccliìa situato fuori della 
porta di Bergonzonc lungo il naviglio con ragione d' acqua 
il qual giardino prima di questo assegno godevasi da, 
governatori di Vigevano, dei quali F ultimo, che n' ebbe il 
possesso fu il signor Brunoro Pietra (^). 

Ne pago di ciò questo munificentissimo principe nell'anno 
1534 arricchì la cattedrale di preziose suppellettili consistenti 
in tavole dipinte dai più eccellenti artefici , in superbo 
tappezzerie, ed arazzi di Fiandra , in istatue d' argento , 
candelieri , e vasi sacri di magnifico lavoro , e in g*ran 
copia di ricchi sacerdotali paramenti, di modo che niente 
più oltre desiderar si poteva per celebrare con pompa le 



(1) Giaiioliu biog. cit. cap. 5, pag hh o .scj^. — Ni;l)il. lno-j;. cil. 
pag 200 e scg. pag. Vi e scg. — l'ranibilla liiog cit. pag. 21, 2l — 
Simone Dal Poz/jj Dcscrìz. gcnrralc ecc. p ig. 8, a tergo in line. 

(2) [lètmcdiatc post ìntroìtiiin pci/iif episcopi coniffiiuiftas / ii^lci'a/ii 
prncscnfa\>it praclibalo duci ì>njcHl(ini uncini ar^cnlcaiìi ciini hursclld, 
in (pia crat carili donalionis donninni prò acdificando Episcopalii. 
Areliiv. Civit. Niibil. Inog. eit. pag. 233. Gli Edil. 

(3) Gianol. Inog cit. cap. 2. pag ^lO, ci in nolis sub iinm 19. 



— 276 — 

sacre funzioni. Fornì anche il coro di molti mag-nifici libri 
in pergamena , ornati a lettere tV oro , e a miniature ( ^) , e 
tutto ciò oltre alla donazione dei proventi del porto sul 
Ticino fatta in favore della sagristia della cattedrale, come 
»si ricava dalla lettera ducale delli 11 febbraro 1532 data 
dal castello di Vigevano, Questo porto, come già vidimo, era 
stato da Giovanni Galeazzo Visconte primo duca di Milano 
dato in dono ai Vio-cvanaschi il 22 settembre 1378 in 
compenso dei danni sofferti dai medesimi nelle guerre 
d' allora , e degV importanti servigii prestati allo stato , ed 
ora venne dal duca Francesco riscattato all'oggetto d'inve- 
stirne la sagristia, salve le esenzioni di transito, e pedaggio 
in favore dei Vigevanasclii , come consta dall' instromento 
di vendita delli 17 giugno 1531, ove si dice espressamente : 
qnod non obstante lìvaesentl instromento ìjendìtìonìs, liomines 
incolae ciiitatts V/glemnì\ et ejns territorii cum eortim eqttis^ 
^Imistris , et aliis rebus , qnas contlnget traiicere dlctum 
Jiiimen Ticini j^er dictnm ])ortum sint , et esse débeant 
immmies , et exem_i)ti a soliitione , et jìedagio dicti ijortus , 
jprout etiam emnt ante irmesentem venditionem : ita tamen 
qìiod in dieta exemjjtione non intelligantur , nec com])rae- 
liendantìir iìli de comitatu dictae civitatis (2). Gli autografi 
di questa donazione fatta dal duca Francesco alla sagristia 
esistono nell' archivio del seminario , a cui ora spettano i 
proventi di detto porto. GF instromenti poi di donazione 
fatta al comune di Vigevano da Gian Galeazzo Visconte , e 
della successiva vendita a Francesco Sforza conservansi 
neir archivio della città f^ì. 



{{) Già noi. hiog. cit. cap. 5, pag. h(ì in fino e 47 — Bi;im bilia 



Jiiog. cit. 



(2) Brambilla hiog. cit. pag. 27 — Giaiiolio biog. cil. cnj). .■;, pag. 
hi, /i8 

(3) Avocate alla nazione cisalpina con legge tlelli brnmale anno 
9 e f. ( 28 ottobre 1800) tulle le regalie, diilli di i-eclaggio. tli tran. 



— 277 — 

Tutti questi tratti di beneficenza veramente reale trovant:>i 
brevemente descritti, e scolpiti in marmo ad eterna memoria 
nella chiesa cattedrale dietro al soglio vescovile ove legg-esi 
la ses-uente iscrizione : 



MEMORABILE PIETATIS MONVMENTVM 
FRANO. II. SFORTIA INSVBRVM DVX. ADSCRIPTIS AD IVS 
CIVITATIS VIGLEVANENSIBVS OPPIDANIS AVCTORE 
CLEMENTE VII. PONT. MAX. FANVM HOC NOBILE BONARI IS 
ET SACRA SVPELLECTILE AVCTUM. DIVO AMBROSIO CON 
SECRATVM. AVSPICATO INCREMENTO DE PRIMI EPISCO. 
GALEACII PETRAE FIRMITATE ET LIBERALITATE. QVI 
COENOBIVM ET PRAEDIA AQVAE LONGAE. VALLLS VIRIDIS. 
ET CONSTANTIANA IN COMMVNE CONTVLIT. ADIECTIS 
IPSE LATIFVNDIIS CVM INSIGNI OPPIDO ZEMIDA 
GENTILICIVM PERENNE SACERDOTIVM IMPENSO 
GRANDI AERE CONSTITVMIT. 
IMP. CAROLVS V. CAES. AVG. SFORTIAE SVCCEDENS OPV,^ 
FERE ABSOLVTVM ET COMPROBATUM EROGATA PECUNIA 
PERFICI IVSSIT. 
CVRANTE HIER. BRAEBIA AERARIO DVClS. 
MOX CAESARIS PRAEFECTO. 

Al decoro poi della nuova città stimò il duca esvser 
conveniente , che la medesima avesse una competente 
tj'iurisdizione , e contado . Per la qual cosa , smembrando 
alcuni boi'g*lii , terre, e castelli dalla provincia pavese, e 
novarese , ampliò , ed estese i confini del di lei territorio 
erigendola in capo di provincia, ed assegnandole un contado 
con giurisdizione nei luoghi e nelle terre infrascritto, cioè 
Gambolò, Cilavegna; Gravellona, Nicorv^o, Robbio, Pulestro , 



s\lo ce. ce. entra il |)hIj!)!ìc() Demanio in possesso anche di tjueslo 
l'Olio, salvo però sempre il suddetto piivilegio deseimonc coiupeleiitc 



uì Vigevauasclii. G/ì Edìt. 



— 278 — 

Conficnza , A'inza<^-lio , Turrioiie, Villanova , Cassol-vcccliio , 
e Cassol-novo , di modo che le memorate terre , e luoghi 
dovessero dipendere in tutte le cause civili, e criminali dal 
magistrato maggiore di A' igevano sì , e come costumavasi 
dalle terre a riguardo delle altre città del dominio milanese. 
Di più fra le altre immunità, e privilegii concessi ai citta- 
dini di Vigevano , accordò loro il diritto di tenere due 
liere air anno , una cioè alle feste di Pasqua , e V altra alla 
festa di s. Ambrogio, come tutto ciò emerge dal già citato 
diploma dell' anno 1532. lui air oggetto di migliorare 
r amministrazione civile, e giudiziaria tanto della città, che 
della provincia intraprese il duca la correzione, e riforma 
degli antichi statuti, o leggi municipali di Vigevano, e 
raccoltele in un sol codice, le fece pubblicare colle stampe, 
affinchè più facilmente venissero da tutti osservate , come 
da diploma dell' ultimo di luglio , che incomincia : Cassar 
Aujustìts ecc. inserito nel nuovo codice di statuti pag. 14 ( i). 
Frattanto eretta Vigevano in città , decorata di seggio 
episcopale, e di altre dignità ecclesiastiche, retta da savie 
leggi municipali, ed accresciuta ili altri onori, si desiderava 
ardentemente, che si costituisse un collegio di giurisperiti, 
a cui si devolvessero le appellazioni dalle sentenze pretorie^ 
e in rpiesto modo i cittadini avessero dei giurisperiti , che 
rispondessero de jure , e prestassero il loro patrocinio nelle 
cause , e coli' appog^gio delle leggi potessero difendere le 
loro vite , e i loro beni. Laonde il duca volendo secondare 
i voti, e i desiderii dei cittadini, con solenni lettere date in 
Vigevano li 20 febbrajo 1534 instituì il detto collegio (^j. 



(1) Nubil. Kiog. cit. png. 219 e seg. Due sono le edizioni degli 
slaliUi di Vigevano stampali in Milano: la prima pubblicata d'ìl tipo- 
grafo Goliardo l^onlioc l'anno 1552 nel mese di ottobre, l'altra da 
Jacobo JMeda I' anno IG08, e cpiesla fu acciesoiuta di vxn compendio 
di alcuni |)ri\ilegii concessi a favole della cillà da diversi piincipi. 

(^>; SldliiL. di Fig pag. 551. 



— 279 — 

Dopo tutto ciò nulla fu più a cuore del pio, e liberale 
prìncipe , che di erigere da' fondamenti il tempio della 
cattedrale , omai divenuto per la sua antichità rovinoso , 
e riedificarlo in una più ampia , e nobile forma. Quindi 
demolita V antica chiesa dedicata in onore di s. Ambrogio , 
tosto intraprese la costruzione di un nuovo tempio molto 
più ampio , ed elegante. Nubilonio rapporta un' iscrizione 
scolpita in una pietra chiusa d' ordine del duca Francesco 
neir aitar maggiore , che è del tenor seguente : 

Zaj). hunc P, Francisco II Sforfia duce Mediol. f andato, 'e 
dotatore^* Jul)cnte , Chrlstlerna rejis Daciae , filia Caroli V 
acuìicìdl Id procurantls neptae desponsata , Gaìeatkis Petra 
Vlglemn, eplscojms in arae fiindamentl^ posnlt mdxxxiii. 
Ego Galeatlns Petra ej^lscopiis eccleslae cathedralls Vlglemnl 
jìrlmus altare hoc consce rad in honorem sancii Amòrosll 
{irchlejjlscojjl ^ et raellgtilas sanctoruni Jo, Bajd'stae^ Jacopl, 
et Phlllj^pl apostolonim , Catherlnae vi ^glnfs , et martlrls in 
eo inclusi, Chrlstl fldellbus slngidls hodle unum annum , et 
In die anniversario consecratlonls hujusmidl Ipsum visi- 
tantlbus qnadraglnta dles de vera indulgent'a In formai 
eccleslae conswjta cmcedcns. Ma mentre queste , ed altro 
opere insigni meditava , sorpreso da immatura morte lasciò 
la fabbrica imperfetta , non avendo potuto perfezionare se 
non il coro , e soltanto dar principio ai quattro gi'an 
pilastri, che sostengono la cupula. Fu solo nelF anno 1G12 
che questo duomo , ampliato , e perfezionato nella forma, in 
cui oggi si vede , mediante le limosino de' cittadini , lo 
collette , e la donazione per parte della città di due mila 
scudi , venne da monsig*nor Pietro Giorgio Odescalchi 
vsolenuemcntc consecrato (i). 

Si è fatta questione se anticamente la chiesa maggioro 
di X'igovano fosso nel castello , oppure in altra parto della 
città. Il Sacchetti prò tose, che fosso la chiesa di s. Ambrogio 

(1; Cia;iil)iUa C/iu's,i di f'im'vano rr-A'. 17. 

> z aio 



— 280 — 

in oggi cattodralo ( i) ; ma a ragione fu confutato dal 
Brambilla (^). Imporoioccliò egli ò certo die la prima chiesa 
fu eretta nel castello sotto il titolo di s. Maria come ne 
attesta Pietro Ingramo de Curti ne' termini seguenti : — 
Svi) Constant ino imjjemtore j^ilssìmo cuni inst saeinssimas 
mas ìnjldelmm 'i^ersecìdlones imx tandem ecclesiae reddìta 
esset, ac jmUice perinìssum cliristmnae rellgionis exercitìum , 
'in castro majori Viglevani unam aedìcnlam Christo , et 
Mariac V'n\jjni dìcarunt, nll iioimlns fraeiusns, ine, ac devote 
coiiDjniebat. Malti tanisn ex impìa , et veteri majonm con- 
snetud'ine Meìxurlo, Dianae, allìsiiie idolls sacrijicaljant. Egli 
è parimenti certo, che anticamente il prevosto, ed i canonici 
nfììciavano nella detta chiesa parrocchiale di santa Maria, ed 
ivi si amministravano i sacramenti, e che solo poco prima 
di Lodovico il Moro a motivo delle continue guerre, e per 
la difficoltà di amministrare i sacramenti nella città, atteso 
che le sentinelle spesso impedivano il passo nel castello , 
^ì trasferirono nella piccola chiesa in allora di s. Ambrogio, 
in oggi cattedrale trasportando colà le campane , e tutti 
gli arredi sacri (^j. Finalmente egli e certo, che essendo 
stata demolita la chiesa di santa Maria nel ridurre il 
castello in palazzo ducale si trasportò nel duomo T effigie 
di santa Maria dipinta sul muro, la stessa, che ancor oggi 
si venera coperta d'un vetro all' altare detto della Madonna 
{^). Pare adunque sufficientemente provato , che la chiesa 
maggiore di Vigevano fosse anticamente nel castello. La 
sola difficoltà nasce dal trovare , che la medesima viene da 
alcuni chiamata ora la chiesa di santa Maria , e ora la 



1) / ì'i^cv. illusli\ Y^'I^, Il e S.P'^. 

(■2) Chiesa di 1 i^cv. pag. 10 e scg. 

(3) i\ii])il. Croimc. di f'i^. pag. Ti e scg. — Bramì/illa hiog. cit. 
Stiuoiìo iJal Pozzo f.i!>ro dei beni ecelesiastici fol. 10, U, i2 — Ulcm 
Lihi'o dellii (ìeserizione ^eii dei beni iol 5.3ft. 

('»; JNiihil. hiog. til. 



— 281 — 

chiosa di s. Ambrog-io (^); ma di leggieri si scioglie una 
tal questione qualora si rifletta, che, avendo i Vigevanasclii 
eletto per patrono s. Andjrogio , ed esposto alla pubblica 
veneraziouo Y immagine di questo santo nella chiesa mag- 
giore di santa Maria , la detta chiesa coli' andar de<^-li anni 
incominciò anche a denominarsi la chiesa maggiore di 
s. Ambrogio. 11 che si è rilevato di passaggio per soddisfare 
alla curiosità di alcuni , che desideravano qualche schiari- 
mento su di un tal punto. , . 

Dal sin qui detto opparcj quanto il duca Francesco fosse 
impegnato neir onorare , ed esaltare Vigevano sua patria , 
ma molto più egli devesi risguardare benemerito della 
medesima per la speciale protezione accordata all'industria, 
ed al commercio. Anticamente la fabbrica, ed il commercio 
dei panni , e di altre stoffe di lana erano nel maggior 
fiore , e portavano molte ricchezze in Vigevano per lo 
smercio grande, che se ne faceva nelle principali provincic 
d' Phiropa, attesa F industria , e la maestria de' fabbricatori ; 
ma poscia un tal commercio era assai decaduto , e quasi 
estinto a motivo delle continue guerre , de' saccheggi , e 
della peste. Ora il duca Francesco impiegò i mezzi più 
efficaci per ridurlo ancora al pristino splendore. I saggi 
regolamenti sul lanificio , che si vedono stabiliti negli 
statuti , le pene comminate contro coloro , che adulterano i 
panni , e il modo prescritto per ridurli alla loro perfezione 
mostrano ad evidenza quanta cura egli avesse di questo 
stabilimento , che era il maggior nerbo della ricchezza , e 
del commercio del paese (2). Per la conservazione poi 
dell' arte, ed osservanza de' suddetti regolamenti stabilì un 



^1} Simone Dal Po/./.o hiog. clf. — i\u]jil. kiog. cit. X'cgfjasi pure 
1' istroiHL'iito di coiiCc'diiazionc tra la lepuhblica di \ ig(!vaiio e quella 
di iMilaiio dell'anno l'l'l7 esislentt* n(>ir nreliivio pnhblieo. 

{*■!} Stdlut. (li IIl^. sotlo II lubriea Stallila nicrcalonttii lanac , et 
drnporuin [>a^. IDI) e seg. 



— 282 — 

cousig-Iio di dodici individui, e di due cousali, che intiig-g^c- 
A'auo multe, e punivano le frodi, affinc^liò le stoffe, che si 
fabbricavano si sostenessero in credito. Scrive il Brambilla, 
che la cappella de' santi Giacomo , e Filippo esistente nel 
duomo si chiamava ancora a' suoi giorni la cappella dei 
baitUana , in quanto che i lavoratori di lana si erano eletti 
])cr protettori i detti santi (^). 

Chiuderò il presente capo con un passo di Bernardo 
Sacco , da cui appare lo stato florido , e brillante di 
Vigevano ai tempi del duca Francesco — Videvamim 
jictimifs, cìflus sltns varìetatem mirare llcet, Ncim suo amì)ìtu 
vluwiih , et ploAiltleìn occupai. Patens forum in medio hahet, 
Aedes rejiae in clivo einineìit. Arx mmiitissima in promtu 
est. Populas ])acis stifd'osus m.ercafnram passim exercet , 
lanificio ceìeber , et aedijiciorntn apparatu lonje celebrior. 
l'iridar in m. in episcopali domo elejantissimnm liahet^ fonte 
seu piscina in centro ejns per a^naedmtnin mcinante , fructi- 
ìjuspre insigni ordine consitam , Galmtii Petrae Ticinensis 
patrie a studio, cpuÀ primus illius ecclesiae episcopus fuit , et 
ijitae diuturnitate ., ac salai) ritate omnibus aeiualibus ante- 
cessit. Rividi vero ariuarum a Ticino deducti oppidum ambimni^ 
et fucunditate, et commodo Viclecanenses emrnant (^). 



(1} Brambintì Chiesa di f'ì^ |>ag. 01 e sog, 
(2) Sacco IJislor. Papieii^. lib. k, cap. 5. 



— 283 — 



CAPO DECIMOSESTO 



llellc coso pili iiolaliili di Vìgrevaiio sodo il 
cloBiiiiiio (li Carlo V imperatore. 



^^ evoluto air impero il ducato di Milano per la morte 
'^y-^^'/C^ di Francesco II Sforza senza prole, questo stato 

\.^^ passò sotto il dominio delF imperatore Carlo Y. Ma 
Francesco I re di Francia, che tuttavia nudriva la brama 
di ricuperare quel ducato , ancorché ne' precedenti trattati 
vi avesse rinunziato , radunò un poderoso esercito , ed 
incominciò ad invadere gli stati del duca di Savoia , 
occupando Torino , Pinerolo , Chieri , ed altre città del 
Piemonte. Ciò udito il valoroso Antonio da Leva governatore 
di Milano , raccolse anch' esso le poche truppe , che si 
trovavano nel ducato , e unitosi col duca di Savoia, che 
crasi ritirato a Vercelli , andò incontro al nemico onde 
impedirgli maggiori progressi. Infatti le cose rimasero in 
questo stato , poiché a mediazione del pontefice Paolo III 
fu conchiusa tosto una tregua di dieci anni (i). 

In questa occasione, e precisamente nel mese di giugno 

(l) Muralor. Àunal. (V [tali a all'anno IJ*3G, 1537, 1538. 



— 284 — 

deir anno 1538 gli Spaglinoli ammutinatisi nuovamente a 
Cliieri nel Piemonte a motivo delle pag^be loro ritardate , 
fecero una seconda scoiTcria a Vigevano per costringere al 
pagamento del loro soldo il conte Filippo Tornielli, clie ivi 
era stazionato con alcune compagnie d' Alemanni. I Vige- 
vanasclii memori ancora dei cattivi trattamenti usati loro 
dagli Spagnuoli udranno 152G concepirono tanto spavento, 
che in gran parto si ritirarono ad Abbiategrasso, a Milano ^ 
ed a Pavia , e gli altri si rifaggiarono nella rocca nuova 
sotto la ])rotezione del capitano Ferrante Silva aiiclr esso 
A'igevanasco , che ne era il castellano. Lo stesso conte 
Tornielli , non avendo forze sufficienti per opporsi agli 
ammutinati , partì co' suoi soldati alla volta di Novara. 
Entrati in seguito gli Spaglinoli, e trovando il paese pressa 
che deserto dubitarono , che g*li abitanti tutti si fossero 
chiusi nella fortezza per non somministrare loro il necessario, 
perciò pretesero dal capitano Silva, che dovesse far rientrare 
in città i rifuggiati, mi egli rispose loro con minacele, e gli 
fece allontanare dalla rocca. Gli Spaglinoli vedendosi delusi 
nelle loro speranze si disponevano a passare il Ticino : ma 
impediti da un grosso corpo di truppe spedito da Alfonso 
d'Avalos marchese del Vasto succeduto al Leva nel governo 
di Milano ritornarono in Vigevano , dove fecero prigioni i 
consoli per sospetto, che avessero essi provocato il gover- 
natore di Milano a vietar loro il passo. Questi consoli 
avrebbero sofferti mali maggiori se in pochi giorni non 
avessero trovato il modo di aprire a q^uelli oppressori un 
sicuro tragitto (^). 



(1) Niibilonio Cronaca di ì'ì^fsrnno alTanno 4558. |)aij. 5f57 e seg. 
La famiglia Silva viene annoverala dal padre JNirta come una delle 
j)ÌLi antiche eJ illustri di Vigevano. Oltre al detto capitano Fei-ranle, 
e prima di lui sortiiono d.dla stessa famiglia. Onirico , e (»nai iieiio- 
insigni letteiati, e Fiancescone, che tu nel numero degli ambasci. doii 
impediti dai comune di Vigev.uio a stipulare la con lede ra^Jouc coU»> 



— 285 — 

Viveva in quest' epoca il p. maestro Tommaso Scotti di 
Vìgevano delF ordine dei predicatori commissario generalo 
della inquisizione in Eoma, che fu poscia creato dal sommo 
pontefice Pio V vescovo di Terni. Questi morì nelF anno 
1565 , e allora appunto che era stato assicurato d' esser 
fatto cardinale. Abbiamo di lui alcune buone opere di 
teologia, e di leggi canoniche, ed una compendiosa riforma 
del panormitano, corretto altre volto dal venerabile Gerolamo 
Fantone , di cui abbiamo già fatto menzione , la quale 
riforma trovasi stampata con una dedica allo stesso pontefice 
Pio V (1). Dalla famiglia Scotti uscirono altri uomini molto 
ragguardevoli , imperciocché vi fu parimenti il cavaliere 
Gioanni Battista Scotti elemosiniere , e coppiere di Pio V , 
Ambrogio Scotti di lui fratello prevosto commendatario di 
s. Croce in Novara (2) , il padre maestro Serafino Scotti 
domenicano provinciale di Lombardia , e Tommaso Antonio 
Scotti arcivescovo di Ragusi , morto in Roma nelP anno 
1700 (3). 

Pendente la tregua conchiusa col re di Francia V impe- 



repubì»bcu di Mil;uio come hc attcsta il SaccbcKi ricevano illustrato 
pa^r. ,32. 

(1) Nnbiloiiio Cronaca dì Fi^i-s'ano pag 5^48 e scg — Sacchetti 
Vìgevano iUuslralo nag. 150 e scg. lim del Bealo Matteo Carrcrio 
iieila prefazione .* pag 80. 

(2} Saccljelti Juog. cit. 

(3) f ila del Bealo Matteo Cnrrerio nella pief.izioMC — Re ina 
descrizione della Loinhai dia pag. 129. 

Ti-a gli uomini illustri di (pu:.sta famìglia il doveie e l'amicizia 
c'impongono di annoverarvi il p m Pio Tommaso Scolti parimenti 
doiiK^niotno mortxi li 28 fcl)l)raio 1807. Questi tlupo ci' avere compito 
regolarmente il c(M-.so degli .studii, e<l in parte ipiello delle letture nel 
suo oidinc venne eletto professore di rilo>ona e prefetto di <pnsle 
pid)ljliclie scuole, cariche clic dccoi'osr»menle sostenne p( r anni 50. 
Egli in pure \icario generale del s, ofìicio in lN'o\ara e pro\J.nx:iale 
della provincia di s. l^etro Martire. Gli Edil, 



— 286 — 

ratore Carlo V, che sotto un abito semplicissimo, come 
scrive il Muratori , copriva un' ambizione superiore a quella 
(li Ottavio Augusto, aveva formato il progetto di far guerra 
ad Algeri sede del formidabile corsaro Barbarossa , che 
tanto inquietava le coste del mediterraneo. Ad onta della 
cattiva stagione si accinse egli alla pericolosa impresa , e 
principiò r assedio di quel forte battendolo dalla parte del 
mare. Ma suscitatasi alF improvviso una fiera tempesta, che 
disperse , e rovinò la Hotta , Y imperatore fu costretto a 
ritirarsi (i). Udito il re di Francia V esito infelice della 
spedizione delF imperatore, ruppe la tregua, e ricominciò la 
guerra facendo avanzare le sue truppe in diverse parti 
della Germania , e mandando ordine in Italia di porre 
r assedio a Cuneo {^). 

Questi novelli movimenti di guerra accaddero nel 1542 , 
nel qual anno provò la Lombardia per la terza volta il flagello 
delle locuste, in un modo più disastroso, che per lo passato 
sia per la prodigiosa loro quantità , come per la loro 
straordinaria grossezza. Dopo aver esse divorati tutti i 
raccolti dell'autunno, perirono sul principio della fredda 
stagione , e dove non si ebbe la cura di sotterrarle 1' aria 
rimase contagiosa , e pregiudicevolissima alla salute {^]. I 
consoli di A'igevano per provvedervi adottarono le misure 
già usate in simili occasioni col proporre un premio a chi 
raccoglieva i suddetti perniciosi insetti , e col farli gettare 
in un antico pozzo esistente sulla piazza glande del duomo 
(^). Quindi presa la deliberazione del consiglio generale, 



(I; Miiialor. all'anno 1541. 

(2; /(lem all'anno 13/42. 

(5) Ide/n all'anno 13/|2. 

(ft) Questo po^zo venne scoperto iielTanno 1809 in occasione che se 
1 nppe il volto supei iore per la pressione di un cavallo che casnalmenic 
VI passò sopr.i. Era questo tutto di pietra viva elei diametro di tre 
metri, e no aveva 7 e 7.1 diti di profondità: la sua posizione era per 



— 287 — 

imitamente al vescovo Galeazzo Pietra fecero pubblico voto 
di celebrare ogni anno la festa di s. Michele Arcangelo per 
implorare da Dio la liberazione dal flagello delle locuste. 
Questa festa si celebrò in seguito costantemente per mol- 
tissimi anni con grande solennitì , e con intervento di 
tutto il clero, e del popolo nella chiesa di detto santo, che 
era situata fuori della porta di Valle, in mezzo alle campagne. 
Scrive il Brambilla , che la detta chiesa nei tempi più 
rimoti era la parrocchiale por tutti gli abitanti delle terre 
a lei vicine comprese sotto nome di Serpe, Pedule, o A'enti 
Colonne, delle cpiali si fa menzione nel privilegio di Arrigo 
IV. Nelle vicinanze della chiesa medesima ai tempi di 
Simone dal Pozzo si sono disotterrate molte belle urne 
piene di ceneri con alcune antiche lucerne bellissime , 
sopra le quali si vedovano incise diverse lettere , e figure , 
e si disotterrò pure un uomo armato alF uso antico avente 
in una mano la spada , e nelF altra una grande ampolla 
piena di un liquore nero , dal che si congetturò , che quel 
luogo sia stato abitato sino dai tempi della superstizione 
pagana. Ora più non esiste la detta chiesa, poiché fu essa 
demolita per ordine del vescovo Scarampi , e vi .si è 
eretta invece una colonna per memoria {^). 

Ricominciata come si è detto la guerra iu Piemonte , il 
marchese del \'asto d' accordo col duca di Savoja scacciò 
i Francesi dalle città di Mondovì , Raconigi , Carmagnola , 
e Carignano, e dopo d' aver preso possesso di questi luoghi 
si ritirò colle truppe imperiali ai quartieri d" inverno a 



coiìtio idla torte, e dislaiito h lUftii ciica dalla quarta colotnia rl»c 
sostiene la par^e meridionali' dtl fahliricato della piazza Onde e\ ilare 
consimili [x'rieoli il Si^ Podestà lo fece otturare, eome già a\e\a 
latto riempire di terra l'anno avanti una vasta eaiiliiia di eni erasi 
paiimenti rotto il volto. Gli lìdlt. 

(1) l»raudjilla Cliicui f/i / i^cv/ino pai^'. 195 — Nid>ilonio Ciondt n 
ili rigfK'iìuo air anno n'ri. [)ai;. 2't'l e seij. 



— 288 — 

Milano (1); ed in questo intelailo di tempo il^ce fortifìcnre 
la rocca nuova di Vigevano con un terrapieno intorno 
alle mura dalla parte interna sotto la direzione del castellano 
Ferrante Silva (2). Neir anno seguente 1544 si ripigliarono 
le ostilità, e dopo varii fatti d'armi sfavorevoli agF imperiali 
alli 18 di settembre fu sottoscritta la pace fra gli emuli 
monarchi ('^). 

Un mese prima della conclusione di questa pace, cioò 
al 13 agosto , chiuse i suoi giorni in Vigevano con doloro 
universale de' suoi concittadini il prelodato capitano Ferrante 
Silva , e in sua vece fu nominato castellano della rocca 
Andrea Rivera Spagnuolo (^). La città di Vigevano mante- 
neva in questi tempi degli ottimi maestri alla pubblica 
istruzione , tra i quali Gaudenzio Morula celebre letterato , 
clie insegnava con molto successo la filosofìa , e le umane 
lettere , e che in seguito fu chiamato professore a Torino. 
Il cancelliere Simone Dal Pozzo di lui strettissimo amico 
così ne parla nel libro delV estimo generale fogl. 9. « Era 
« r anno anchora , che per la intolleranza de tal carichi 
« sono stati costretti li homini a dar comeato alli discipli- 
« natori de' putì , che magistri da scolla si soleno appelar , 
« parenti delli animi, e buoni costumi, non potendo resistere 
« a tali gravezze , tra li quali se dato comeato al dotto , 
« ed elloquente Morula Gaudentio , il quale con il suo 
« ellegante stilo , non che questa città , ma tutta Italia 
« illustrava : Onde subito fa conduto dal populo Turinesc 
« sotto il dominio de' Galli. 0' felice patria , onde tal 
« spirito hai tra te ! Tu dalli ornati soi detti sarai magni- 
« fìcata, illustrata et celebrata! E tanto più tu città di 
« Vigevano patria mia ne sarai deperdita, et abbassata. 



(1) Mmator. all'anno 15^45. 

(2) Niihilonio Cronaca di Pigc\u7/io all'anno Id/j3, pag. 2^1 7. 

(3) Idem all' anno I5^|/4. 

(li) l(U-iii Cronaca di ricevano all'anno ì'Òkh., pag. V\l e seg. — 
Egidio Saccliclti Encoinìiitìi de l'igkvano. 



— 289 — 

« Gaudentio Morula morse Tanno 1555 alli 22 de Martio, 
^< e fu sepulto. Io gli andai a fare onore , e con pericolo , 
« che li Francesi scorrevano il paese. La cui vita ho 
« scritta nel libro delli generali consigli del suddetto anno 
« 1555 a fol 554. Morse al Borgo Lavezzaro , e mi dubito 
« in danno dell'alma sua, clTel morisse scorso in la perfidia 
« loterana. — 

Gaudenzo Morula era nativo di Borgo Lavezzaro , non 
Milanese come erroneamente scrisse il Meriggia, e il 
Picinelli (^). Egli stesso più volte dichiara nelle sue opere 
il luogo di sua nascita con le seguenti parole : Ctim essem 
in foro Lebetionim, ciui hodie Burgìts Lavizzarius aj)])ellatìtr ^ 
'patria msa etc, (2). Non meno erronea è Topinione di alcuni 
che lo vogliono nato a Vigevano , appoggiati all' autorità 
dello stesso Morula , che in altri luoghi delle sue opere 
stesse accenna Vlglevamim 2^atriam meam ( ^ ) . Questa 
espressione altro non dimostra se non che egli ebbe la 
cittadinanza di Vigevano , come altrove si spiega colle 
seguenti parole : Haec urls ( Viglevanum ) cpiam dm incolui, 
qiiae reijntbUicae me privilegio donami (^), Fra le sue opere 
stampate , quelle che fecero maggior grido , sono T una 
De QaUofiim Cisaljnnonim aAitiqiiitate , et origine ; che 
comprende tutta la parte d' Italia , situata tra T Appennino , 
TAlpi, e il mare Adriatico. Sulle tracce di Polibio, di Silvio, 
di Strabene , e di altri antichi scrittori ricerca colla piìì 
fina critica T origine degli abitanti , descrive le città , i 
fiumi , i monti , ed investigando gli antichi lor nomi , li 
confronta coi moderni , produce alcune lapidi antiche , e 



(1) Picinelli Ateneo citi Icllerall Milanesi pag. 231 — Meriggia 
Nobiltà di^Milano lib. 3, cap. C, pag. 134. 

(2) Memorahiliutn lib. 3, cap. 61, pag. 240, et lib. 1 in exordio pag. 3^ 

(3) De Galloriun Cisalpinoriun antiquitate , et origine lib. 3, cap. 
Il, pag. 136. 

(4) Meniorahiliuni lib. 3, cap. 19, pag. 191. 

19 



— 290 — 

tocca ancora alcuni punti d' istoria recente. La seconda è 
intitolata : Memorabilinm , ed e piena di filosofia , e di una 
immensa erudizione. Di alcune altre opere di Gaudenzio o 
pubblicate , o inedite vengasi il catalogo , che ne dà 
r Arg-ellati ( i). Da un fatto tragico occorso in Vigevano 
r anno 1550 si vede , che il Merula sotto quest' epoca 
continuava ancora ad essere precettore in questa città, 
dove coltivava specialmente l'amicizia di Simone Dal Pozzo 
e del pretore Martino 'Muralto, celeberrimo dottore, versa- 
tissimo nelle umane lettere , ed imitatore felice delFeloquenza 
e dello stile di Cicerone (2). Parlando egli de' memorabili 
effetti dell' atrabile narra un accidente patetico non meno 
che bizzarro di un certo prete Majocco di Lodi primicerio 
della cattedrale , e vicario generale della diocesi , il quale 
per effetto appunto di una certa atrabile si precipitò in un 
pozzo. « In quam furoris calamitatem anno MDL die 
« Martii XII cum Petrus Majocus sacerdos Laudensis, et 
« Primicerius apud Viglevanenses incidisset, se in altissimum 
« puteum demisit, et cum capite toto aquis extaret ( erat 
« enim grandi corporis statura ) genibus flexis aquis caput 
« immersit , et ita animam eflavit. Et ego , ante quam liane 
« de se tragediam miserabiliter absolveret, die priori secum 
« diu fai, quem sanum corpore, sed mente admodum aliena 
« esse constabat. Reliquit autem in labro putei hoc chiro- 
graphum manu sua exaratum » : Jestcs trans iens i^er medmm 
iìlormn ilat. Non desjpemtione aliqua ^ sed pietatis amore 
Moie onortem ]}assus siim in fide sancta catholica , ([uam 
confiteor , et teneo : sicnt sancta Romana tenet ecclesia , et 



(1) Argcllati DilìUolh. scrìptor. Mcdiolan. voi. 2, part. 2, png. 2152 

— Tiraboschi Storia della Ictlcrat. ital. tom. 7, part. 2, \\h. 5, § 31, 
pag. 233 e seg. — Lazzaro Cotta Museo Novarese slanz. 2, pag. 134 

— Padre Casati Ad epistolas Fraiicisci Cicerey tom. 1, pag. 10^, tom. 
2, pag. hl[^ in adnotation. 

(2j Gaiid. Merula Memorahil. lib. 4, cap. 21, pag. 291. 



— 291 — 

projitetur. Et sic in nomine Jesu Ohvìstl domini nostri 
commendo sjriTitnm meum et nomen Jesu in corde scrijjtum et 
sigillatim ])orto in spe Tester rectionis. « Hacc dira calamitas 
« non modo reverendissimiim Galeacium Pctram Vigleva- 
« nensium primum pontificem, cui ille vicarius erat, et 
« conviva, sed et universam pene regionem afFecit. Qiiod 
« homo annoriim sexaginta , et amplius , et mediocris 
« litteraturae , et qui pene quotidie sacrifìcabat , ad id 
« furoris devenisset » ( ^). 

Era stato fin qui governatore , e capitano generale 
di Milano Alfonso d'Avalos marchese del Vasto, personaggio 
egualmente rinomato pel suo valore , che per altre sue 
belle doti, ed azioni : sebbene non andò esente dalla taccia 
di avere con molta durezza caricati di aggravii i popoli al 
suo governo soggetti. Ora sentendosi egli approssimare il 
termine di sua vita si fece da Milano trasportare a Vigevano 
nella rocca nuova dove morì nell'ultimo giorno di marzo 
deir anno 1546 (2). Per dimostrare V affetto che portava a 
questa città volle , che fosse qui sepolto una parte del suo 
corpo , e che il resto fosse trasportato a Milano. Ciò si 
ricava da un' iscrizione in marmo , che trovasi collocata al 
piede del muro dietro alla sedia episcopale alla destra 
dell' altare maggiore della cattedrale — Alj)]ionsiis Avalus 
Aquinas Marchio Histonii Vicarius Caesaris in Provincia 
Mediolanensi , et Exercitus Im;perator , cum animmn Beo 
redderet, quae in liomine sunt oiMma, Ime réliquit cerelnmi, 
cor , et j3raecordia , reliqnum cadaver Mediolani conditimi est. 
Maria Aragomim uxor , et Jllii jpientissimi , ac Galeacitcs 
Petra liujns Urlis ]}rim%is E])isco2ms jìosnerunt. 
MDXLvi Quarto Calend. Ajìrilis 



(1) Memorahil. lib. 5, cap. ii5. 

(2) Murator. all' anno 15^lG — Moriggia Storia di Milano lih. i, 
pag. 211 — Ludovicus CativelH Aiinales Creiiioiienses apud Giaevium 
toni. 3, part. 2, pag. 1K69. 



— 292 — 

Sotto gli aiispicii dello stesso Alfonso fu istituito in 
Vigevano il Monto di Pietà V anno 1540 in una casa 
dirimpetto alla chiesa parrocchiale di s. Dionigi : ma poi 
nell'anno 1619 il detto Monte fu trasportato al luogo dove 
di presente si trova presso la chiesa di s. Andrea , ove 
venne espressamente fabbricata la chiesa sotto il titolo 
della Natività, come consta dai documenti esistenti nell'ar- 
chivio del Monte , e dalla iscrizione che si legge sopra la 
porta della stessa chiesa : Pietatis Jlons riuriiificentia Excel- 
ìentis, Aìjjhoiisi Afarchionis Vasti instìMifS , Civùmqìfe 
cliarìtate erga ^aiijjeres av.ctus Dkae Ifariae dìcatur mdcxix 
Die XI noveiiìlrris (i). 

In Cjuest' anno medesimo Galeazzo Pietra patrizio pavese 
primo vescovo di ^'igevano , ducal senatore di Milano , ed 
intimiO consigliere di Francesco II Sforza cessò di vivere , 
e gli successe Maurizio Pietra suo nipote . già da alcuni 
anni eletto coadjutore nelle funzioni episcopali. 11 solenne 
ingresso in ^'igevano del suo primo pastore era stato 
eseguito colla maggior pompa, e magnificenza. Al suono 
di tutte le campane, e di una strepitosa musica instrumentale 
preceduto dal clero , dalle confraternite , e da un gran 
numero di cavalieri milanesi, si mosse egli dalla chiesa del 
convento delle Grazie , e passando lungo il borgo , e la 
contrada di s. Martino , di strada solata , e della piazza 
grande, entrò nella chiesa maggiore di s. Ambrogio magni- 
ficamente adobbata. Il baldacchino sotto cui marciava il 
vescovo era portato dal cavaliere Vespasiano Rothadmo 
governatore , da Gioanni Pisone da Fontanella pretore di 
Vigevano , e dai due consoli della città Ignazio Cotta 
Morandini, e Vincenzo Bastia Boriolo. Quindi gli tenevan 
dietro oltre alla numerosa corte del duca , ed ai sindaci , e 
decurioni della città gli ambasciatori del sommo pontefice, 



'i; BiamLilla Chiesa di /^^Vg-p»-. pag. 80 e seg. — Xubiìonio Cronaca 
di Vigcv. all'anno 1346, pag. 248. 



— 293 — 

del re di Francia , della repubblica Veneta , del duca di 
Ferrara , e del marchese di Monferrato , invitati dal duca 
Francesco a questa cerimonia, che egli pure volle onorare 
colla sua presenza. Tutte le strade erano festevolmente 
ornate di tappezzerie , e d' archi trionfali , e per modo che 
Vigevano non vide più un giorno così lieto, e brillante. Le 
prime cure di questo vescovo furono dirette ali" organizzazione 
del clero , e della diocesi. Per la qual cosa convocato il 
capitolo compose, e pubblicò gli statuti della chiesa appro- 
vati da Clemente VII, e divise la città in tre parrocchie 
assegnando a ciascuna i suoi confini, lasciando tuttavia la 
libertà a qualunque persona soggetta alle dette parrocchie, 
di ricevere i sacramenti , e di eleggersi la sepoltura nella 
chiesa maggiore di s. Ambrogio. Ordinò , che i frutti , ed i 
redditi della mensa capitolare si convertissero in quotidiane 
distribuzioni , da conferirsi solamente a quelli , che inter- 
vengono ai divini ufficii. Aggregò alla mensa vescovile la 
sua propria abbazia di Acqualonga nella Lomellina. Inco- 
minciò la fabbrica del palazzo vescovile , e vi aggiunse il 
giardino. Sollevò i poveri con larghe elemosine. Instituì 
r orazione delle quaranf ore , ma differente da quanto si 
osserva ai giorni nostri. Alla sinistra dell' aitar maggiore 
gli venne eretto un mausoleo in marmo colla sottoposta 
seguente iscrizione : 

GALE AGI VS PETRA 

DVCAL. PRIMO MOX CAES. 

SEXAT. CO. AC VIOLE VAM 

PONTIFEX PRIMVS 

COMMVXIS NECESSITATIS ME.MOR HVyC TVMVLVM 

V. S. P. C. 

Vùclt a/I /WS xc /'/wns. xi di. xxv. 

•V piedi poi di questo mausoleo vi è il sepolcro dello 
stesso vescovo con queste parole. 



— 294 — 

« Eelit|iiuin Galeatii Petrac Episcopi Viglcvani primi sub 
« liac potrà qiiicscit in spe Rosiirroctionis. Obiit. anno 1552 
« mons. Oct. die. 27 » (i). 

Morto Francesco primo re di Francia , cbe portò sino 
alla tomba un odio irreconciliabile contro Carlo V imperatore 
a lui successe Arrig-o II suo primogenito erede del regno, 
e dell'odio suo. Appena il novello re ascese il trono, mosse 
di nuovo un' aperta guerra all' imperatore suscitando ad un 
tempo contro di lui i principi della Germania , e per sino 
la potenza Ottomana. La guerra si cominciò in Piemonte 
dal corpo di truppe comandato dal signor di Brisac generale 
del re. A lui si oppose don Ferrante Gonzaga capitano 
generale delle truppe imperiali e governatore di Milano, 
unitamente al principe di Piemonte Emanuele Filiberto. 
Comunque però abbiano essi per qualcbe tempo trattenuti 
i progressi dell' armata francese , non poterono impedire , 
cbe occupasse la maggior parte delle città del Piemonte , 
ed in ispecie Casale di Monferrato , dove il Gonzaga si 
lasciò sorprendere di notte, mentre attendeva ai divertimenti 
del carnovale , motivo per cui l' imperatore sdegnato lo 
ricbiamò tosto, e spedì in di lui vece don Fernando Toledo 
duca d'Alva con ampia podestà di governare nello stesso 
tempo il regno di Napoli, ed il ducato di Milano (^). 

Stanco alfine Carlo V delle gravi cure del governo 
aveva già risoluto di ritirarsi a condurre gli ultimi suoi 
giorni in solitudine , ma lo riteneva il pensiero di dover 
lasciare il re Filippo suo figlio ancor giovane tra i tumulti, 
ed i pericoli della guerra , cbe viva tuttavia si manteneva 
coi Francesi. Tanto però si affaticarono i mediatori, cbe 
nel dì 5 febbraio 1556 si concbiuse una tregua di cinque 



(1) Ughelli Italia Sacra tom. G, pag. 802 — Brambilla Chiesa dì 
figcva/io pag. 29 e seg. — Giaiioiio de f^ i^lcvano , et omnibus cpi- 
scopis i:ap. h, pag. 55 et scg. 

(2) MuraLor. all' anno Vòo'ì, 1555, I55?l e 1555. 



— 295 — 

anni tra le due potenze belligeranti a condizione , che 
ciascuna parte ritenesse ciò , che aveva occupato darante 
la guerra. In seguito a questa tregua V imperatore potò 
mandare ad effetto la sua determinazione. In conseguenza 
cliiamato a Brusselles don Filippo suo figlio alla presenza di 
tutti gli stati colà convocati fece a lui un' ampia rinuncia 
di tutti i suoi regni. Partito quindi dalle Fiandre se ne 
andò in Ispagna, e ritiratosi nel monastero di s. Giusto 
nei confini della Castiglia, ivi passò il restante de' suoi 
giorni, impiegando il tempo in opere di pietà e di religione 
essendo stato al secolo un principe de' più gloriosi (i). 



(I) MiJi'ator, ali" anno 1550. 1558 — Lodovico Dolce Istor 
Carlo V imperatore. 



296 



CAPO DECIMOSETTIMO 



IlelBe co!^« più rliiaar ciaccoli di Vigevano fiotto 

li regiEsae di Filippo II* re di ^pag'iia. 



^6<^^ 



-11 reerii 



v^ J_l regime di Filippo II e la tregua già seguita colla 
"S^StT^ Francia porsero speranza di veder ristabilita la 
v^ tranquillità , e la paco ; ma il papa Paolo IV , che era 
della famiglia Caraffa napolitana, odiava troppo gli Spagnuoli 
per vivere con essi in pace , e coadiuvare così ai voti 
universali dei popoli. Inflessibile egli pertanto ad ogni 
progetto di accomodamento , conoscendo di avere in suo 
favore il re cristianissimo, dichiarò il re di Spagna decaduto 
dal regno di Napoli , ed assolvette il re di Francia dal 
giuramento, eccitandolo a prender Tarmi contro il medesimo. 
Ciò fu causa , che il duca d' Alva si portò sollecitamente a 
Napoli, lasciando al governo di Milano il cardinale di Trento 
Madrucci , il quale ordinò tosto , che si mettesse in buon 
stato di difesa la rocca nuova di Vigevano. Neiresecuzione 
di un tal ordine il castellano Andrea Olivera Spagnuolo , 
dovendo scavare nuove fosso , ed erigere altri terrapieni , 
fece gettare a terra quarantadue case, che si trovavano in 
quei contorni , ed avrebbe fatto ben anche demolire il 



-- 297 — 

convento , ed il campanile di s. Pietro Martire se non si 
fossero interposti i consoli, ed i principali cittadini (i). 

I Francesi intanto calati in Italia sotto il comando del 
duca di Guisa espugnarono Valenza, e la sacclieggiarono , 
avvanzandosi con frequenti scorrerie nella Lomcllina, d'onde 
riportarono ricchi bottini (^). Per far argine ai progressi 
del nemico il governatore di Milano spedì il marchese di 
Pescara con dodici mila Spagnuoli , il quale pose prima il 
campo a Vigevano , indi lo trasportò a Mortara , di cui si 
mise ad accrescere le fortificazioni , impiegando in questo 
lavoro non solo i soldati , e gli uomini del paese , ma 
persino le donne , così che in brevissimo tempo la ridusse 
in istato da poter fare una valida difesa {^). Si avanzò 
quindi il Pescara nel Piemonte, dove seguirono diversi fatti 
d' armi con successo ora favorevole , ed ora contrario. 
Finalmente dopo la terribile rotta data da Emanuel Filiberto 
di Savoia ai Francesi nella battaglia di s. Quintino , il 
pontefice disperando di poter sostenersi coli' appoggio di 
questi fu costretto suo malgrado ad accettare la pace 
dettatagli da Filippo II (^). 

Cotesto accordo tra il pontefice , e la Spagna, indusse 
pure il re di Francia a trattar anch' esso la pace , la quale 
fu conchiusa ai 25 di marzo dell' anno 1559 , e riempì di 
giubilo tutti i popoli, i quali andavano a gara a celebrarla. 
Vigevano in particolare esternò la sua gioia nel giorno 13 
d' aprilo , in cui fu dessa pubblicata clamorosamente al 
suono delle trombe , e dei tamburri nella chiesa maggiore 
sopra il pulpito dal notaio messer Francesco Maggi. Si 
suonarono quindi le campane per tre giorni consecutivi, vi 



(1) Nubil. all'anno 4530, pag. "250. 

(2) Portaluppi Storia della Lonielliiia all'anno 1557. 

(3) Nubil. all'anno 1557, pag. 250 e seg. 

(4) Murat. all'anno 1557 — Ripamonti Hisloria J\lecliol. tempori^ 
bus Phìlippl IL Ilisp. re^is apud Graevium tom. 2, pari. 2. 



— 298 — 

furono fuochi artificiali , conviti , giostre , balli , ed altri 
divertimenti popolari. Ne contenta la città di queste pub- 
bliche dimostrazioni volle darne una mag^g-iore nella succes- 
siva domenica. Erasi scoperta poco tempo prima, cioè alli 
11 di agosto 1555 nella valle del Ticino in mezzo ai pruni, 
ed agli arbusti un' antica immagine della B. V. dipinta sul 
muro , la quale non ostante l' essere stata esposta alle 
intemperie , erasi conservata ancora assai bella, e fresca. Il 
popolo divoto aveva ivi già eretta la chiesa, che ancora 
oggidì vi esiste sotto il titolo di s. Gio. In questa chiesa 
pertanto si determinò di solennizzare una seconda volta, e 
con maggior pompa la stessa pace ai 16 di aprile, nel 
quale giorno si portò colà il clero secolare , e regolare , le 
confraternite, ed il popolo e vi si cantò una messa solenne 
alla quale assistettero il castellano D. Andrea Rivera, il 
podestà , i consoli , ed il dottor Vincenzo Cavallo oratore 
della città residente in Milano. Dopo V offertorio fu per 
ordine del vescovo Maurizio Pietra pubblicato un editto , 
con cui venne stabilito ," che per V avvenire detta chiesa si 
chiamasse s. Maria della pace, e che la sua festa si celebrasse 
alli 25 di marzo giorno dell' Annunciata (i). 

Dall' epoca di questa pace nulla havvi dì rimarchevole 
per noi sino all'anno 1566, in cui fu posto nella cattedra 
di s. Pietro uno dei più riguardevoli pontefici nella persona 
del cardinale Michele Ghislieri dell' ordine dei predicatori , 
che prese il nome di Pio V , e che per le sue eminenti 
virtù ebbe poi gli onori degli altari. Era egli nativo del 
Bosco terra nelF Alessandrino , ma appartiene in qualche 
modo alla nostra città in quanto che fece il noviziato, e la 



(l) Brambilla Chiesa dì Vìgcv. pag. 115 — Nubil. all' anno 1539, 
\)iv^ 235 e seg. — Gianolio De Figliavano ec. pag. 75 e seg. Dura ancora 
piL-soiitcmentc il pio costumo di trasferirsi il popolo a solennizzare nella 
sudclella chiesa di s. Gioauiii la memoiia dell'accennata pace, sebbene 
non pili nel giorno 25 di marzo, ma nella seconda festa di Pasqua. 



— 299 — 

professione religiosa nel convento di s. Pietro Martire di 
Vigevano , dove abitò lungamente , e fu anche procuratore, 
e priore due volte. Creato infatti cardinale riguardò sempre 
con occhio parziale il suo convento di Vigevano, lo visitò 
soventi, e lo ricolmò di molti beneficii. Innalzato poscia al 
pontificato , e consapevole dello stato di povertà , in e ui si 
trovava il detto convento con suo breve 29 agosto 1567 vi 
unì la possessione della Terrazza smembrata dalla Abbazia 
di s. Antonio del borgo di Pavia , e quindi con altro breve 
1 ottobre 1568 vi incorporò pure la prepositura di s. Pietro 
di Cilavegna con tutti i suoi proventi , diritti ec. Grati f 
suoi confratelli a tanti beneficii fecero inscrivere sulla 
porta della sala capitolare la seg^uente memoria : 

Hlc Phis V P, in Praeclìcatonim ordine iwofessus Prior 
electus Jiorum in Pontlficatu memor, Imjus Conveìitus immemor 
non extitit , e suir arco per contro allo scalone eressero lo 
stemma in pietra dello stesso pontefice col motto : Omnibus 
Plus (1). 

Né solamente verso il suo convento, fu liberale il santo 
padre, ma di più estese gli atti della sua beneficenza verso 
la città tutta. Avendo questa in fatti spedito a Roma il 
nobile dottore Gio. Jacopo Toscano per complimentare la 
santità sua sull'assunzione al pontificato, ne riportò un'amo- 
revolissima lettera segnata dal cardinale Bonelli nipote del 
papa. L' originale di una tal lettera conservasi nel pubblico 
archivio, ed è concepita in questi termini : 

Ornatissimi viri. Dici non ])otest , quam slt omnibus in 
se vestrls officlls delectahis Sanctlssimus Pomlmis noster. 
Etenim illiits ineuntis (Btatls , studlorum , ac j^raeterltarvjm 



(1) Nell'adattamento del Tribunale e degli altri ufficii, di cui nella 
nota alla pag. 172, essendo stali tolti sì fatti monumenti, i Vigevanaschi 
non meno riconoscenti ai benelicii ricevuti da questo pontefice collo- 
carono l'indicato stemma sulla porta maggiore della Chiesa di s. Pietro 
Martire. Gli Editori, 



— 300 — 

rerum omnium memoriam jiicunàissimam renovarunt , guam 
(juìdem ille nunquam intermorl sinet, inimo , vero sids omni- 
bus leneficiis, qiioad ejus fieri jioterit, semj^er excultam, atque 
exornatani conservaMt, Itar^ue civitatls i:estr(B nomine nihil 
UH gratius , niliil amantius. Singtdos vero cices vestros tam- 
quaiìi dulcissimos filios summe diligit. Quare Jo. Jacobum 
Toscamim virum ojjtimtim^ legatum ad se vestrmii, nientissime 
vidit, orationem, (pmn ajmd se vestrmn omnium nomine sane 
ìitculentam luibiiit , zelienienter p^obamt. Igitur cum multm 
cause sint , cur ille vos amet , earumque sit idem minime 
omnium immem.or, de j^erjìetua illiìcs wluntate erga vos, nec 
uncpiam dubitare debetis , et sperare omnia ? ^?^^5 ^ vestri 
amantissimo proficisci 2^ossunt. Ornatissimi Viri, incolume s 
vos , et civitatem vestram rebtcs omnibus fiorentem. Christus 
Dominus noster tueatur omnipotens. Dat. Romae die prima 
onaii 1566 Subscript: Uti frater Cardinalis Alexandrinus. 

Inscript. AHI molto Magnifici come fratelli li ConsuU ^ e 
Deputati al reggimento della Città di Vigevano. 

Oltre poi ad una si fatta testimonianza di singolare 
benevolenza , dimostrò Pio V T effettiva sua predilezione 
verso Vigevano assegnando a beneficio della studiosa gio- 
ventù due piazze gratuite nelfinsigne collegio da se fondato 
in Pavia detto perciò il ^collegio Qliislieri o del papa. Una 
tale concessione risulta dal breve di fondazione 10 gennajo 
1569, che incomincia: Oopiosus in misericordia DomJnus etc. 
(1). Di più nominò il santo padre diversi soggetti Vigeva- 



(l) Passato Vigevano per il tialtalo di VVorms soUo il doDiinio della 
l'eal casa di Savoja por convenzione s|i(ciaie delli 4 ottobi'e 1751 tra 
le dna coiti di Sardegna e il* Aitslna le piazze Gliislifri furono tra- 
sportate nel collegio dille pi'ovi/icic in Toiino, dove trasferivansi i 
giovani vigevanasclii per coaijnie il coi\so degli stndii in quella uni- 
versità. Questo ebbe luogo sino airoccupazione del Piemonte per parie 
dei francesi, dalla qual epoca ciicostanze diverse ne sospesero l'ulteriore 
possesso sino all'anno 1805, in cui per decreto imperiale 18 Pratile 



— 301 — 

naschi a cariche rigiiardevoli. Tra questi , oltre agli Scotti 
nominati neir antecedente capo pag. 285, il prelodato Gio. 
Jacobo Toscano in governatore di Foligno, e quindi prefetto 
di Fulginate ( ^) ; Gio. Pietro Bosio governatore della fortezza, 
e del porto di Corneto , e di poi capitano del presidio , e 
vice governatore di Castel s. Angelo (2); Gio. Paolo Della 



an. 15, e. f. ( 7 lug. i80o ) le piazze gratis di quel collegio furono 
ristahilile, ma ridotte a metà pensione. Non potendo però i ^ igevanaselii 
adattarsi ad una tale disposizione per le già gravi spese portate dalla 
lontananza del luogo, per accordo fatto tra i due governi italiano e 
francese le indicate piazze vennero Gnalmeule convertile in una sola 
ad intiera pensione gratuita come risulta da dispaccio del ministro 
dell'interno del regno dltalia 7 settembre 1808 n^ 203^9. Gii Edit. 

(1) Dopo la morte di Pio V si lestitui il Toscano in patiia. da cui 
venne nominato suo oratore presso la città di Milano, dove mor'i. Egli 
era di nobile stiipe vigevanasca figlio di Pietro Ambrogio Toscano già 
ambasciatore presso l'imperatore Carlo V, e nipote di Gio. Toscano 
professore di umane lettere prima di Gaudenzio Menda. Questa famiglia 
si estinse ai tempi di Egidio Sacchetti — .Sacchetti Eiicomiuni de 
Figle^'. e Fìgev. illuslr, pag. 155. 

(2) Da questa famiglia una delle più nobili e ricche di Vigevano, 
la quale possedeva, oltre ad un bel palazzo in porta sforzesca vcntluto 
nello scorso secolo da'sigg. Giuseppe e Giacomo fratelli Bo>io al sig. 
Ing. Tommaso Ajna , nel solo teriitorio di Cassolo più di due mda 
pertiche di terreno, uscirono in ogni tempo uomini illustri nelle lettere 
e nelle armi. Tra questi Gio. Bosio podestà di Vigevano nel 144^: 
Ambrogio Bosio Alfiere nelle armate di Carlo V che mollo si distinse 
sotto Tunisi; il capitano Pietro Maria, che da giovinetto fu autore, 
e promotore di un'accademia letteiaria detta dei srlvan'ci aperta per 
molti anni nella sua casa — Sacchetti Eliconi, de FìlL e Tiacv. 
Illustt\ pag. 91 — Nubil. Cronaca di f'ig. all'anno Ioli -— Brambil. 
pag. 171. 

Quanto scrisse Simone Colli della famiglia Bosio nel suo poemetto 
sull'orrendo sacco di Vigevano deve in gran parte altribun>i alla 
soverchia amai-ezza, e ad uno spiiito di ver.dctia per privale inimicizie 
di partito. Gli Edit. 



— 302 — 

Cliiesa eccellente giurisperito creato cardinale dopo d'essere 
stato senatore di Milano , e pretore di Pavia. Il Ciaconio lo 
fa Tortonese per equivoco credendolo tale, perchè ebbe colà 
r educazione da' suoi parenti materni , da cui fu anche 
mantenuto agli studii ; ma egli nacque nella nostra città da 
famiglia nobile Vigevanasca nella casa paterna situata nella 
contrada di Bergonzone ( "i) ; Archangelo Bianchi : nacque 
questi in Gambolò borgo del contado di Vigevano, e fatta 
la professione religiosa nel convento di s Pietro mart. strinse 
amicizia col Ghislieri, dal quale fatto papa venne eletto 
vescovo di Tiano , e quindi cardinale. Morì in Roma V anno 
1580 dopo d'avere instituito nel borgo di Gambolò un ospe- 
dale per i poveri , ed un onorario perpetuo per un medico , 
ed un maestro di scuola (2). 



(1) Saccli. Eliconi, de f^igl. e Pigev. Illiistr. pag. 101. 

(2) Saccli. Figtv. illuslr. pag. 91 — Reina Descriz. della Lom- 
bardi a pag. 125. 

Oltre ai sopraindicati uomini grandi si distinsero in questo secolo, 
ed illustrarono la loro pati-ia il cavaliere Gio. Valerio uomo, che per 
la sua probità, prudenza e perizia nelle leggi meritò d'essere faUo 
podestà di Bologna, cpiindi di Siena, di Lucca, di Perugia e d'Ancona, 
scrive il Nubilonio che nel partir di Bologna, cpiella repubblica mandò 
ad accompagnarlo sino a casa al suono delle trombe con sei stendardi, 
che rimasero presso la sua famiglia sino al tempo del saccheggio — 
Brambil. pag. 50 — Sacch. Plg. illiistr. pag. 136. 

Giuseppe Garone celebre giureconsulto spedito più volte ambascia- 
tore presso i sommi imperatori come da lapide sepolcrale posta in s. 
Fi-ancesco. 

Petro Garono Patricia Viglcvanensi , cjusque /ìlio Josepho J. C. 
de Patria valdc benemerito , atqiie ab eadem apud .suninios principes 
Legato Joan. Franciscus frater , et Petrus Franciscus Joseph fdius 
posueru/it 1559. 

Il capitano Dionigi Ferrari ingegnere della repubblica di Venezia, 
fpiindi di Filippo li re di Spagna — Sacch. Fig. illustr. pag. 108. 

Il Padre Paolo Antonio Bonlilio de'Servi di Maria noto per diverse 



— 303 — 

La pace che da più anni si g-odeva in Italia venne fune- 
stata da non lievi calamità, che ridussero specialmente la 
Lombardia ad uno stato lacrimevole. Era cominciata nell'anno 
1569 una gravissima carestia, che continuò per gran parte 
deiranno seguente. In tutta la Lombardia, e sopratutto in 
Vigevano si provarono gli orrori della fame a segno , che 
nel mese di maggio non si trovava più nò frumento , nò 
segale onde provvedere ai bisogni del popolo ; laonde la 
saviezza dei consoli ricorse all'espediente d'introdurre dal- 
l' estero a tutto costo una quantità di grani, che ridotta in 
pane veniva distribuito giornalmente al povero. Ad onta però 
di una tale provvidenza molti perirono di fame (i). 

In questo istesso anno poi 1570 ai 28 di maggio passò 
a miglior vita Antonio Rivera castellano della rocca nuova, 
e gli venne sostituito da Filippo II il capitano Giovanni 
Battista Biffignandi , il quale da giovinetto seguito aveva 
le gloriose insegne di Carlo V, e si era segnalato in diverse 
battaglie P). Ne qui è da omettersi un'altro tratto di bene- 
ficenza del re Filippo verso Vigevano ed è , che essendo 
decaduto, e presso che estinto per le circostanze dei tempi 
il collegio dei giurisperiti già fondato da Francesco II, con 



opere latine ed italiane scritte in versi ed in prosa ( Sacchetti f ig. 
llluslr. pag. 91 ). 

Finalmente il cancelliere Simone Dal Pozzo tanto benemerito della 
patria nostra per avere raccolto con immensa fatica le piìi acculate 
notizie intorno a Vigevano, come si è veduto nel decoiso di quest'o- 
pera. Egli era anche e per costumi , e per lettere ragguardevolissimo 
per testimonianza di Gaudenzio Merula , il quale nella sua opera 
Meniorahìlium lib. III. cap. LX, così ne parla: cum aurae captaudae 
causa circa Figlcvanuiii cani Sìmo/ic Piiieo , et lìitcris , et inorihus 
ornatìssìnio dcanihularcin ecc. — Morì Simone Dal P(jzzo per (juanlo 
crede il Brambilla neiranno 15G9 in età ottua^renaria. 



(l) Nubil. Cronaca di /'isr. all'anno 1370, pair. 270 



^. .... ......w ^^.yj, |,..J3. 



e scL'. 



(2) Veggasi l'istromento i-ogato Gio. Mnggio dell'anno 1579, 5 
febbrajo esistente nell' archiv. notar. Biamhilla. 



— 304 — 

suo diploma 14 settembre 1571 lo restituì al pristino splendore 
munendolo di costituzioni e di privilegii (i). 

Venne inoltre poco dopo, vale a dire nel 1574, decorata 
Vigevano dalla presenza e dal soggiorno del fratello natu- 
rale dello stesso re di Spagna Don Gioanni d'Austria, il 
quale ritornando vincitore dalla presa di Tunisi volle quivi 
per alcun tempo trattenersi onde sollevarsi dalle sofferte 
fatiche. Entrò egli trionfante in città agli otto di maggio 
incontrato da una compagnia di trecento soldati, e vi si 
fermò sino agli 11 di luglio, nel quale spazio di tempo fu 
visitato dagli ambasciatori di Venezia , di Lombardia e del 
duca di Savoja. Egli poi dimostrò in tal tempo la somma 
sua urbanità e piacevolezza giocando coi cittadini alla palla, 
ed usando con esso loro familiarmente, non clie largamente 
sovvenendo ai poveri (2). 

A tutti questi motivi di pubblica esultazione tenne dietro 
uno assai maggiore , e fu lo scampo dalla peste , la quale 
fece tanto guasto in tutta la Lombardia, ed in Milano spe- 
cialmente, ove s. Carlo Borromeo si segnalò con tante opere 
di pietà. Preservata pertanto Vigevano da un sì 'terribile 
flagello venne scelta dal governatore di Milano marchese 
d'Ajamonte per sede del governo. Quivi adunque si trasportò 
egli sul principio di novembre delF anno 1576 con tutta la 
sua famiglia, colla numerosa corte e col seguito de'ministri 
e degli altri ufficiali tutti; cosicché Vigevano era divenuta 
in questi tempi una città assai potente e riguardevole {^). 

Tanta contentezza per altro venne in parte funestata per 
la morte di monsignore Maurizio Pietra secondo vescovo di 
Vigevano, la quale avvenne ai 20 di maggio di quest'anno. 



(1) StaUitn riglrv. pag. 185. 

(2) Jrch. n\'if. Niibil. pag. 291 — Braail). pag. 183. 

(3) JNubil. Cro/i. di Fìg. all'anno 1576, pag. 312 e seg. — Meriggia 
Storia di Mil. lib. 1, pag. 216 — Ripamonti Hisioria Mcd. pag. 
599 _ Giiissano Fila di s. Carlo lib. 4, pag. 173, 200 e 201. 



— 305 — 

Eg'li era figlio del famoso Francesco Bninora Pietra tanto 
caro al duca Francesco IL Intervenne al concilio provinciale 
di Milano convocato da s. Carlo, e poscia al concilio generale 
di Trento , ove assai si distinse colla sua dottrina , e coi 
vasti suoi talenti. Instituì nella chiesa di s. Bernardo riedi- 
ficata nel 1575 una confraternita col distintivo dell' abito 
nero (i), altra pure ne introdusse nelF antica chiesa di s. 
Andrea con abito verde e croce rossa (2) ; e prestò il suo 
assenso per V erezione di una terza confraternita e chiesa 
sotto il titolo di s. Rocco {^). Pronunziò nella cattedrale 
un'eloquente orazione ai padri minori conventuali, che nel 
1572 eransi quivi adunati neirantico convento di s. Francesco 
per i comizii provinciali ; e tenne il primo sinodo vigeva- 
nasco nel giorno di s. Tommaso di quest' anno. Proseguì , e 
ridusse a miglior forma il palazzo vescovile già incominciato 
da suo zio Craleazzo. Assegnò cento zecchini per continuare 
la fabbrica del Duomo, e ne sborsò altrettanti per la costru- 
zione del seminario, cui cedette la possessione chiamata la 
Costanza, oltre al ricavo del porto sul Ticino già concesso 
da Francesco II alla sagrestia {^). Morì in età di 62 anni 



(1) CTrian. De yighvano ecc. pag 76. 

Anche c|iicsta confrciteniita venne soppressa nel 1801, ma la chiesa 
su^siste essendo stala dichiarata sussidiai-ia alla parrocchia del dtiorno. 
Gli Editori. 

(2) Gian. loc. cit. pag. 77. 
(5) Idem loc. cit. pag. 77. 

Non avendo il vescovo Maurizio Pietra potuto firmare il decreto di 
lina tale erezione, [)erchè prevenuto dalla morte, venne quello segnato 
da Giulio Paolo Toscano arcidiacono della cattediale e vicario capito- 
lare , sotto il quale si edificò la detta chiesa di s. Rocco. Soppresse 
nel 1801 tutte le confraternite questa chiesa fu adattata ad usi profani. 
Esisteva dessa sull'angolo che dalia contrada di s. Pietro Martire con- 
duce alla rocca. Gli Edit. 

{h) Nubil. luog. cit, all'anno 1B7C, pag. 510 — Brambilla luog. 
cit. pag. 50 — Gianol loc. cit. pag. 75. 

20 



— 306 — 

universalmente compianto, e fu sepolto nelle cattedrale alla 
destra dell' aitar mag-giore ove e scolpita la seguente 
iscrizione : 

MAVRITIVS PETRA. DEI GKA. SYi.l CO. 

MU SE^aT. V'IRIVSQ. SIG.\ATVRAE SS. 

D . N . P I I 1 I 1 1 P O N . MAX. R E F E R E N D A R 1 V S 

ET VkTlI EPS. Il VLTBrV CEAVDES 

DIEM HIC IN DMWO QVIESCIT aIj O JET A 

TIS SVyE LXil MENSE VII. DIE XXIX. 

AB INCARNATIONE VERO dIjI GVRRÈTI 

M.D.LXXVl MENSE MAH 

DIE XX. N. S. H. 1111. 

Morì pure nelFistesso anno il valoroso capitano Giovanni 
Battista BifFigniandi castellano della rocca nuova , e fu 
♦sepolto nella chiesa di s. Pietro Martire. A Lui successe 
Don Baldassare Campana spagnuolo (i), il quale non potè 
lungo tempo godere di questa carica, poiché neiranno 1581 
il primo giorno d' ottohre cessò di vivere , e fu sepolto 
nella chiesa delle Grazie. Lasciò quest' ultimo nel suo 
testamento due doti di lire 60 imperiali da distribuirsi 
ogni anno a duo povere figlie in occasione di matrimonio 
dal A'escovo 7;ro temjmre. Al Campana fu sostituito Alvaro 
Baragan egualmente spagnuolo {^). 

Alla sede vacante episcopale per la morte di Maurizio 
Pietra fu nominato, e consacrato vescovo nell'anno seguente 
Alessandro Casale patrizio bolognese, letterato, e fornito di 
singolari virtù. Ampliò questi il palazzo vescovile , a cui vi 
aggiunse la cappella, e lo scalone, molto contribuì all'ornato 
della città, di cui per non aggravare il pubblico ristorò a 
proprie spese le mura, fece proseguire rincominciato edifìcio 



(1) Nubil. !uog. cit. pa-. 528. 

(2) Brambilla luog. cit. [)ag. 29 — Nidiiluiiio hiog cil. al 
1581, pa^. 35^1, anno 158^, pag. 542. 



— 307 — 

della cattedrale , ed eresse dai fondamenti V ampia cappella 
detta prima dei vescovi , quindi consacrata ad onore di s. 
Carlo (1), nella quale fu sepolto come appare dalla seguente 
iscrizione : 

ALEXANDRO CASALI PATRICIO BONO 

NIENSI ANDREAS COMITIS EQYITIS HIE 

ROSOLYMITANI ET SENATO RI S F. VIGLE 

VANENSI EPISCOPO PII V PONT. MAX. 

ADMISSIONUM MAGISTRO AC BIS AD 

PHILIPPVM REGEM HISPANIARVM 

NVNCIO ET AB EODEM PROP 

TER SVMMAM APVD EVM GRA 

TI A INI HAC ECCLESIA DECO 

RATO SACELLI HVIVS CON 

DITORI ET TOTIVS EPIS 

COPII AMPLIFICATORI MAGNIFICENTISSIMO 

VINCENTIVS PROTONOTARIVS 

FRANO. MARIA EQVES ET SE 

NATOR ET MARIVS EQVES 

FRATRES FRATRI POSVERVNT 

MDLXXXII. 

È molto verosimile, che sotto gli auspicii di questo 
vescovo abbia avuto origine la pia istituzione di esporre 



(1) Bramii, luog. cit. pag. 51 — Nub. luog. cit. pag. 52S — Gian, 
loc. cit. cap. 0, pag. 85 et seg. Nell'anno 4o78 nel mese d'aprile pria 
che monsignor Gasale arrivasse alla sua chiesa s. Carlo Borromeo visitò 
in qualità di legato apostolico la chiesa e la diocesi di Vigevano, e 
rimase molto soddisfatto del buon ordine, in cui trovò ogni cosa. 
Morto poscia il santo cardinale nell'anno 1384, la città di Vigevano 
ordinò una solenne processione, la quale a piedi andò a visitare il 
di lui sepolcro portando seco varie offerte, tra le quali uu ricco sten- 
dardo, in cui eravi rappresentata in ricamo la città stessa di Vigevano 
posta sotto la di lui protezione. Giussano Fila di s. Cario pag. 199 e 
247 — Nul)il. pa"^. 5'>5 



— 308 — 

nel duomo il Ss. Sacramento per quaranta giorni continui 
(lair ottava di pasqua sino alla pentecoste : istituzione tutta 
propria del popolo vigevanasco , il quale anche oggidì la 
mantiene con grande zelo , e fervore. Imperciocché si 
raccoglie da pubbliche scritture , e da codici manoscritti 
della città, a spese della quale ha luogo questa solenne, e 
divota preghiera (i), che nelFanno 1578 venne ordinato dal 
magnifico consiglio , che si rendessero pubbUche grazie 
air altissimo per aver preservata Vigevano dalla peste del 
1578, e contemporaneamente fu stabilito, che a spese del 
pubblico si facesse V esposizione del Ss. Sacramento nei 
mesi di maggio, giugno, e luglio affinchè per l'avvenire 
Iddio allontanasse dalle campagne la brina, la grandine, le 
locuste, ed ogni altra consimile calamità {^). 

Alli 5 di giugmo dell' anno 1583 preso possesso del 
vescovato Bernardino Brissenio romano nominato successore 
ad Alessandro Casale morto nell' anno precedente. Era 
questi un personaggio distinto per i suoi talenti , e per la 
perizia nelle lingue greca, latina, spagnuola, francese, e 
tedesca ; e perciò era stato adoperato dai pontefici Pio IV 
e Pio V , non che dall' imperatore Carlo V , e da Filippo II 
re di Spagna in diverse importanti commissioni (3). Sotto 
il governo di questo vescovo ebbe principio l'ospedale della 
Concezione nel borgo della Costiera come da decreto della 
curia 25 maggio 1588. Quest'ospedale era stato fondato dai 
conjugi Girolamo dal Pozzo , e Luchina Bosio , i quali sino 
dall' anno 1574 per testamento del 15 settembre avevano 
lasciato tutti i loro beni per questa pia istituzione. Molto 



(1) Dall'anno 1807, epoca, in cui per disposizione 
fm-ono tolte diille spese coLunnali quelle di cullo, /piesla saera funzione 
si eseguisce colle elemosine, che i divoli cittadini volontariamente 
contribuiscono. Gli Edit, 

{1) Brambilla pag. 19 — Gianol. loc. cit. cap. 0, pag. 8'4. 

(5) Brambilla luog. cil. pag. 52. 



— 309 — 

l^iìma però g-ià altro ne esisteva nel vicolo del seminario 
fondato dal prete Pasino Ferrari, il quale ottenuta l'oppor- 
tuna facoltà sotto il g'iorno 8 giugno 1498 dal duca 
Lodovico Sforza, e dal vescovo di Novara instituì, ed 
eresse nel giorno 3 di aprile delF anno 1511 un ospedale 
sotto r invocazione di s. Maria , e Marta. Animati poi da 
consimili esempii di carità Camillo Aliprandi per testamento 
del 1575 , e quindi la di lui moglie Cattarina Bastici 
neir anno 1583 instituirono erede d' ogni loro sostanza la 
confraternita del Ss. Sacramento (^), coli' obbligo di erigere 
altro ospedale sotto questo titolo. 

Il vescovo Bernardino Brissenio cessò di vivere V anno 
1588, e fu sepolto nella cappella di s. Carlo. Tenne egli il 
secondo sinodo vigevanasco, fece costrurre a proprie spese 
la balaustrata di marmo , che divide nella cattedrale il 
presbitero dal restante della chiesa, edificò la chiesa di s. 
Maria deg'li Angioli , dove prima non esisteva , che una 
cappella , come si è più sopra rimarcato a pag. 203 , e vi 
approvò in essa una confraternita sotto il titolo dell An- 
nunciata con abito di color ceruleo {^) ; e per ultimo 
profuse molte sostanze in favore degrindigenti, e soprattutto 
nel collocare in matrimonio le povere fig-lie , per le quali 
anzi lasciò la somma di lire 6000 onde annualmente si 
distribuissero quattro doti dal monte di pietà f^). 

Dopo la morte del Brissenio fu trasferte dal vescovato 



(1) Questa confraternita stata instituita sul principio del decimosesto 
secolo venne soppressa per decreto della repuÌ3blica cisalpina 24 feb- 
hrajo 1801, quindi ristabilita per disposizione del governo attuale, il 
({uale ordinò anzi , che ve ne dovesse essere una per ogni parrocchia. 
Gli Editori, 

(2) Questa confraternita fu soppressa come le altre tutte nel 1801^ 
€(( il fabbricato venduto a riserva della chiesa, la (piale sussiste tuttora 
|.)er la [)ietà di alcuni dn oli. Gli Edit. 

(3j Brambil. luug. ciL pag 32 — Giaiiolio loc. cit, pag. 89 e seg. 



— 310 — 

d' Acqui a quello di Vigevano Pietro Fauno Costacciara 
della Marca d'Ancona grande oratore, filosofo, e teologo; 
ma che non lasciò di se alcuna degna memoria per essere 
passato di lì a poco all' altra vita. Due anni dopo , cioè nel 
1594 fu nominato sesto vescovo di Vigevano Marsiglio 
Landriano Milanese. Instituì questi nclF anno 1599 nella 
chiesa di s. Maria della Neve una contVatornita con abito 
nero, e nel 1602 altra ne approvò con abito cinericcio nella 
chiesa di s. Margherita v. e m. sotto l'invocazione di s. 
Maria del Carmine (■^). 

Introdusse quindi nella nostra città i Barnabiti , il di 
cui collegio però non fu edificato, che nell'anno 1614, 
avendogli la comune rilasciato certa casa chiamata il forno 
di s. Antonio , e datogli d' elemosina lire 1200 come dal 
libro delle ordinazioni del consiglio generale 5 , e 15 
aprile 1614. La prima fabbrica fu , nella parrocchia di s. 
Dionigi nella casa che dalla piazza di questo santo giunge 
sino alla contrada dell'Assunta; ma essendo passato nel 
1630 al collegio di s. Alessandro di Milano il palazzo 
esistente in porta sforzesca del marchese di Caravaggio 
Gio. Paolo Sforza, venne questo ceduto mediante un annuo 
canone ai Barnabiti di Vigevano , i quali V adattarono ad 
uso religioso, e lo dedicarono a' ss. Paolo, e Carlo. A questo 
collegio vanno unite le pubbliche scuole cedute dalla città, 
mediante 1' annuo assegno di lire 2100 come da istromento 
17 giugno 1647 rogato Giovanni Battista de Rossi no taro 
di Milano P). 



([) Biambil. hio;^. cit. pag. b'i e 18^1. 

Queste due confraternite furono soppresse nel 1801 ; ma le chiese 
conservate, sussidiaria la piima alla parrocchia del duomo, la seconda 
a s. Cristofaro. Gli Edit. 

(2) Brambilla luog. cit. pag. 171. 

Questo collegio soppresso col reale decreto 8 giugno 1805 fu luìi- 
tamente alla chiesa ridotto ad uso profano, avendo il signor Giovanni 



— 311 — 

Egli è pure a questi tempi che deve riferirsi la donazione 
per parte della città della chiesa di s. Maria del crocifisso 
ai Cappuccini coir annesso convento fabbricato colle elemosine 
dei cittadini, ed ultimato nelF anno 1608. Per questa dona- 
zione i Cappuccini cedettero la chiesa di s. Maria di Loreto 
colla fabbrica ivi annessa, che già abitavano sino dall'anno 
1539 ai terziarii di s. Francesco, i quali non essendo in 
caso di ristorare la fabbrica divenuta rovinosa, abbandonarono 
nel 1652 questo luog^o , il quale venne coi pochi suoi beni 
applicato al seminario (^ ). 

Morì il vescovo Landriani ai 27 agosto del 1609 in Milano 
dove trovavasi per affari ecclesiastici , ed il suo cadavere 
trasportato a Vigevano fu sepolto nella cattedrale a piedi dei 
gradini dell'aitar maggiore, come esso stesso aveva disposto. 



Ballista Bosio formalo in esso una sahiitriera. Le scuole pubbliche poi 
fuioiio trasportate nel locale, che va unito alla soppressa chiesa éì san 
Carlo propiietà della comune. Gli Edìt, 

(I) Soppressi i Cappuccini col reale decreto 8 giugno 1805, il 
convento di s. Maria del Crocefisso in un colla chiesa venne comperato 
dai signori Dehiy e compagni, che v*^ introdussero nel 1807 una bella 
ed ampia fabbrica di stoffe di cotone. Gli Edit. 



312 — / 



CAPO DECIMOTTAVO 



Hai doiìBBiìi^ di Filippo lEI. i*e di iSipag'na jsino 
alla pace «l'Italia dell' anno I^B© «letta la 
ff*ace di Vig^evano. 



v^ kJiìio dair anno 1598 a Filippo IL era succeduto nel 
^s^l^C'^ governo delle Spagne Filippo III principe religioso 
^^'^ e pacifico , per cui T Italia ebl)0 a godere alquanto di 
calma. Vero e clic durante il suo regno da Carlo Emanuele 
di Savoja si suscitò la guerra per la successione del 
Monferrato, cui vi si oppose il marchese d'Inojosa, e quindi 
don Pietro di Toledo a lui successo nel governo di Milano. 
Ma che una tal lotta non fosse di molta importanza , 
sebbene durasse da sei anni , e più , o che la Lombardia 
non presentasse il teatro della guerra , per essere accaduti 
presso che tutti i fatti sul territorio di Vercelli, e dell'alto 
Monferrato {})\ certo e che la nostra città non ebbe molto 
a soffrire, da che si occupava neir erigere tempii, e fondare 
stabilimenti religiosi , come si è potuto osservare sul finire 



(1) iMiirat. agli aiìiii IG13 e seg. 



— 313 — 

del secolo decimosesto , e si vedrà nel secolo presente. 
Neir anno infatti 1612 ai 14 d' aprile da Pietro Giorgio 
Odescalclii Comasco successo al Landriani nel vescovato di 
Vigevano fu solennemente consecrata la chiesa cattedrale. 
Questo tempio aveva avuto principio, come si e notato più 
sopra, da Francesco II, il quale sino dagli anni 1532 e 1535 
ne aveva posto i fondamenti, ma prevenuto dalla morte non 
potò erig^ere , che il coro , ed i quattro gran pilastri , che 
sostengono la cupola. Perciò i cittadini animati specialmente 
dalle insinuazioni del santo arcivescovo di Milano Carlo 
Borromeo colle elemosine, e con una sovra imposta di 
mezzo soldo per ogni libbra di carne , proseguirono la 
fabbrica, e la ridussero in questi tempi nella forma attuale, 
eccettuatene però la cupola , e la facciata , che vennero 
eseguite in appresso, come vedrassi a suo luogo ( ^). Venne 
pure neir anno seguente 1614 fuori della porta di Cesar ino 
dal prelodato monsignore Odescalchi posta la prima pietra 
della chiesa di s. Maria di Loreto poco prima diroccata , e 
quindi nelP istesso giorno incominciata pure la fabbrica 
della Madonna dei sette Dolori, chiesa che venne in seguito 
accresciuta , e adornata , com' oggi si vede , dai confratelli 
in essa introdotti (2). Nò solamente nelF erezione dei sacri 
tempii si segnalò la pietà dei Vigevanaschi , ma si estese 
ben oltre con effettive opere di beneficenza degne certamente 
che ne sia da noi fatta memoria. Già si ò veduta nelF an- 
tecedente capo rinstituzione di tre ospedali, ma non essendo 
questi abbastanza dotati per ricevere tutti gli ammalati, 
Gio. Francesco Garoni con suo testamento 18 aprile 1614 
instituì erede universale de' suoi beni T antica compagnia 
della Concezione , coir obbligo alla medesima di erigere 



(1) Brambil. luog. cit. pag. IG — Gian. loc. cit. pag. 108, 117. 

(2) Brambil. luog. cit. pag. 1'j7, 148 — Gian. loc. cit. pag. 117. 
Questa confraternita è stata soppressa nel 1801, naa la chiesa 

riscattala dal regio demanio da alcuni divoti susiste tuttavia. Gli Edit. 



— 314 — 

una spczieria , la quale somministrasse gratuitamente i 
medicinali ai poveri, agli ospedali, ed alle case religiose, e 
questo oltre a dodici doti da distribuirsi annualmente , per 
cui lasciò un reddito di lir. 540 annue (^). 

Neir anno 1620 ai 7 di mag-g'io passò agli eterni riposi 
monsignor Pietro Giorgio Odescalclii , e tanta fu V opinione 
eli' egli lasciò della sua pietà e relig^ione , die il capitolo 
della cattedrale nel 1622 supplicò formalmente la curia 
romana perchè fosse introdotta la causa della sua beatifi- 
cazione , come infatti avvenne , sebbene senza alcun esito 
per essersi interrotti gli atti (2). Morì pure nelP anno 
susseguente Don Filippo d' Austria principe di Marocco 
figlio unico di Muleo Muliamede re di Marocco , il quale 
rinunciato air alcorano , ed abbracciato il cristianesimo da 



(I; Ijiamljil. Imoì^. cit. pag. 143 — Gian, loc, cit. pag. 121. 

Onesta spc//ieria , detta oggidì la Spezieria dei poveri, esisteva 
anlicamciUe nella contrada di s. Martino per contro alla chiesa di s. 
Francesco, o vi si leggeva scritto nella facciata esterna: 

D. o. M. 

PHARMACOPOLIUM HOC 

SUI! IMMACULAT.E COXCEPTiONIS B. M. V. PATROCINIO 

AD INOPIAM ./EGROTAVTIUM PAUPERUM CONCI- 

VIUM SUmiìVANDAM 

FR\NCISCUS GARONUS VIGLEVAXEXSIS PATRICIUS 

GRATIS EREXIT 

A\XO M. DC. XXVI». DIE XX M MI. 

Concentrati quindi tutti gli ospedali in quello del Sacramento , 
venne annessa allo stesso, come si vede attualmente nella contrada 
dei Gravellona. Dai conti ultimamente fatti questa spezieria sommini- 
stra annualmente medicinali per il valore di lire Ital. 6000 circa oltre 
agli stipendii ed alle spese d'officina. Gli EdìL 

(2) Gian. loc. cit. pag. 12o — Clii desiderasse maggiori notizie di 
questo santo prelato vegga la vita scritta dal canonico cantore Ferrari 
— Ughelli Italia sacra — i BoUaridisti tom. 2, pag. 884. 



— 315 — 

dieci , e più anni dimorava in A'igevano , quivi mantenuto 
da Filippo II re di Spagna, che se lo era adottato in figlio. 
Lasciò questi erede d' ogni sua sostanza la chiesa , ed i 
poveri instituendo suo esecutore testamentario monsignor 
Francesco Romero spagnuclo , eh' era succeduto V anno 
avanti all' Odescalchi nel vescovato ( ^). 

Demolita intanto V antica chiesa delle monache dome- 
nicane, il nuovo vescovo Romero nel giorno della ss. Trinità 
deir anno 1623 pose la prima pietra del bel tempio , e del 
magnifico convento dedicato a s. Maria Assunta , costrutto, 
e perfezionato in due anni dalla pia liberalità di donna 
Agnese Rivera figlia del defunto Andrea Rivera castellano 
di Vigevano , e mog^lie del nobile Michele Lanzi senatore , 
e reggente del supremo consiglio d'Italia. Queste monache, 
che nella loro origine non erano , che semplici terziarie , e 
tra le quali fiorì nel principio del secolo decimosesto la 
beata Catterina de Ingrami (2), erano state collegialmente 
congregate nel 1516 , dalla nob. donna Beatrice d' Avalos 
moglie del marchese Gio. Jacopo Trivulzio , la quale diede 
loro a quest' og'getto una casa posta nel vicolo degli 
Anselmi , con intenzione di ridurla a monistero. Ma non 
avendo avuto luogo un tale progetto per la partenza dallo 
stato di Milano della suddetta donna Beatrice , le monache 
vendettero questa casa, ed altra più adatta ne acquistarono 
neir estimo di Predalate come da instromento 19 dicembre 
1525 rogato Antonio Maria Parona. Quivi nell' anno 1576 
per opera specialmente di monsignor Maurizio Pietra venne 
eretta una piccola chiesa , ed adattato alla meglio il 
monistero , il quale divenuto rovinoso , ed incapace a 
contenere le religiose cresciute in numero, fu dalla prelo- 



(1) Gian. loc. cit. pag. 127. 

(2) La beala Cattarina morì in concetto di santità nel 15l() ai Vi 
di maggio, ed il suo deposito trovasi in s. Pietro mari, nel lato sinistro 
della cappella di s. Cat, da Siena. Gli Edit. 



— 316 — 

data donna Agnese in un colla chiesa rifabbricato nell'ampia 
e grandiosa forma, in cui oggi si vede, non che arricchito 
di suppellettili , di ornamenti , e di annui redditi , come ne 
fanno perpetua rimembranza le iscrizioni innalzate in chiesa 
alla pia, generosa benefattrice (^). Ne qui ebbe termine 
r insigne carità di questa libéralissima, e santa matrona, la 
quale considerando quanto infelice , e pericolosa fosse la 
situazione di quelle povere figlie , che rimangono prive dei 
genitori fondò nella propria casa la piccola chiesa della 
presentazione, e vi unì un edifìcio detto il luogo pio delle 
orfane per il ricovero , sostentamento , ed educazione di 
dodici povere figlie , stabilimento , che ella dimandò poi 
nel 1641 erede universale delle sue sostanze , disponendo 
tra le altre cose, che maritandosi alcune d'esse orfane gli 
si debbano sborsare lire trecento imperiali , e questo oltre 
ad altri legati di messe quotidiane , come può vedersi 
presso il Brambilla, ed il Gianolio {^). 



(i) Bramì)!!. h«og. cil. pag. 171 — Gianol. loc. cit. pag. 36, 75, 128. 

Questo monastero divelluto insigne non tanto per ricchezze, quanto 
per il numero e la pietà ed esemplarità delle religionse venne soppresso 
col leale deciTto 8 giugno 180a, e le monache per disposizione del 
ministro per il culto turono concentrate colle carmelitane nel monistero 
de ss. Giuseppe e Tei-esa, ove rimasero sino a detto anno , in cui per 
decr(?to reale 25 aprile di soppressione generale, furono secolarizzate: 
ne sussistono però ivi tuttavia alcune all'educazione delle orfane. Il 
conveiUo poi dell' Assunta venne nella massima parte ceduto dalla pia 
munilicenza di S. A. I. e R. Eugenio Napoleone Viceré d'Italia a favore 
deli'orfiinatroOo dei maschii instituito Tanno 1809 , ed il restante 
venduto dal regio demanio fu comperato da una società, che in meno 
di Ci mesi vi eresse uu' elegante teatro. A proposito dell' orfanotrollo 
la pubì>lica riconoscenza esige, che si tramandi alla posterità il nome 
del pio, henehcentissimo sig. avv. e sacerd. Gio. Merula, il quale vivente 
ancora si spogliò di una parte de' suoi beni per l'istituzione, e dota- 
zione di questo luogo pio. Gli Edit. 

(2; Brambil. luog. cit. pag. 171 — Gianol. loc. cit. pag. 128 e 151. 



— 317 — 

U erezione di questo luogo pio accadde nel 1630, anno, 
in cui fu pure edificata fuori di città la chiesa di s. Seba- 
stiano, ed il lazzaretto (i) per gli effetti della peste, la 
quale nel 1630, e 1631 fece tanta strage in tutta V Italia, e 
massimamente nella popolata città di Milano , in cui vi 
perirono da circa ottanta mila persone (^). Ninno dei nostri 
scrittori ci lasciò la descrizione dei funesti effetti cagionati 
in Vigevano da un tanto flagello , convien diro però che il 
guasto non sia stato sì fatale almeno come in Milano , da 
che Egidio Sacchetti appunto per il contagio partì da 
quella città, dove era oratore per la comunità di Vigevano, 



L'amministrazione del luogo pio delle orfane era da j>iin)a per 
disposizione dell' istessa fondatrice jDresso un dottore del collegio dei 
giurisperiti, e li priori prò tempore delle confraternite di s. Dionigi , 
di s. Cristofaro, di s. M. del popolo, di s. Maria Maddalena, e di s. 
Andrea; passò quindi alle monache dell'Assunta, die la ritennero sino 
all'anno 1799, in cui per istrumento del 20 aprile rogato Giuseppe 
Silva la cedettero alla Municipalità, la quale nominò una commissione 
apposita, presso cui rimase detta amministrazione, sinché per decreto 
reale 5 settembre 1807 (piesta fu coiìcentrata , noìi altrimenti che 
quella d'ogni altro instituto di beneiicenza , nella congregazione di 
carità. Le orfane poi per disposizione della Municipalità 4 ventoso anno 
7 e f. (2't febbrajo 1791)) furono traslocate nel monistero de ss. Giu- 
seppe e Teresa, dove come sopra si è notato ( pag. 310 iiot. 1 ) ven- 
nero pure concentrate nel 180j le monache dell'Assunta. E fortuna- 
tamente per queste povere lìglie, da die, se prima la loro educazione 
era quasi negletta , furono di li innanzi istrutte in tutti i lavori , ed 
opere femminili, non che nella scrittura, lettura ed aritmetica mediante 
la carità e generosità di quelle piissime i-eligiose, le cpiali gratuitamente 
si prestarono per molto tempo alla loro educazione con tanto vantaggio 
d'esse orfane e della città tutta Non senza avvertire che il numero 
delle prime venne dopo quel tempo aumentato. Gli ìidif. 

(1) Bramb. luog. cit. pag. 100. 

(2) Murat. all'anno 1050, 1051 — Somaglia Allo^^'^idììi dello Ski/o 
di Milano pag. /i78. 



— 818 — 

e si rifiig'giò in patria, come ricavasi da' suoi libri (^). 
Questi ò queir Egidio Sacchetti autore del Vigevano ilkistrato 
in cui molte interessanti memorie ci lasciò registrate 
risguardanti la patria nostra , e specialmente le principali 
famiglie Vigevanasclie : opera da lui compilata nel breve 
spazio , che si trattenne in Vigevano , come egli stesso 
asserisce nella dedica del suo libro, il quale venne solamente 
nel 1648 pubblicato dal nipote suo Michel Angelo Sacchetti. 
Compose pure altr' opera che ha per titolo : La giurìsiyriiàenza 
informa d' arte ristretta i^er consenso dei teologi, filosofi, 
e leggisti^ ed un opuscolo intitolato : Encomimn de Viglevano ; 
uon che molte dottissime allegazioni latine parte stampate, 
e parte inedite dirette alcune contro quelli, che aspiravano 
air infeudazione di Vigevano , ed altre contro le terre del 
contado , che tentavano sottrarsi dal concorso alle spese 
per il riattamento delle mura della città. Presso il causidico 
e notajo Sig. Giuseppe Brambilla esiste una di tali allegazioni 
e molte altre trovansi nei manoscritti della biblioteca 
ambrosiana di Milano al voi. num. 261. Egli è pure ad 
Egidio Sacchetti, che noi siamo tenuti della nuova compi- 
lazione degli statuti da lui pubblicata per ordine del 
consiglio generale nelFanno 1608. Morì questo dotto scrittore 
ed insigne legale cotanto benemerito della patria sua in 
Milano ai 13 di novembre dell' anno 1632 (2). 



(1) Sacchetti Fìgev. illustr, nella dedica ai consoli e consiglieri. 

(2) Bramhill. hiog. cit pag. t\ — Sacclietli hiog. cit. pag. 86, 192 
e 158. 

Visse pure in questi tempi il P. M. Sigismondo Ferrari Domenicano 
lustio e splendore del suo ordine e della patria nostra. Di questo 
personaggio illustre per pietà e dottrina noi non faj-emo, che riportare 
quanto ne dice il Moreri nel suo gran Dizionario al tom. V. Fcirari 
Sìgistìioiid religieus de l'orare de s. Dominique iirtqail en ib89 à 
Vigevano ddns le Milanes. Jprès avoir fait ses éuules en Espagne, oii 
lui donna en 102 7 la eonduile de celles de Slirie , oìi il reslahlit la 



— 319 — 

Ebbero finalmente termine nel 1631 le pretensioni del 
duca di Savoja sul Monferrato mediante il trattato concliiuso 
nel giorno 6 di aprile in Clierasco tra le potenze belli- 
geranti di Spagna , Austria , Francia , Savoja e Mantova : 
trattato clie portò a Vittorio Amedeo , succeduto V anno 
avanti a Carlo Emanuele, una gran parte di quel marcliesato 
colle città di Trino, e d'Alba (i), ed air Italia la pace, se 
pure pace può dirsi, da che dopo solo tre anni venne piìi 
che mai rinnovata la guerra per le cabale, e la rivalità 
del cardinale di Richelieu arbitro della Francia, ed il conte 
Olivares primo ministro di Filippo IV. re di Spagna principe 
non men che il padre destinato ad essere il gioco dei 
favoriti. Laddove però TOlivares parca nato per rovinare la 
Spagna , il Richelieu sembrava fatto per la gloria , e 
r ingrandimento della monarchia francese sulla depressiono 
delle due potenze austriache. A tal fine aveva sostenuto 
negli anni addietro la Svezia, ed i protestanti della Germania 
contro l'imperatore, non che gli Olandesi, ed i Fiamminghi 
contro la Spagna, co' quali aveva rinnovato di quest'anno 
1535 una lega offensiva , e difensiva (2). Ora per investire 
d'ogni parte gli Spagnuoli, e cacciarli d'Italia il cardinale 
spedi in Valtellina con otto reggimenti, ed alquanti squadroni 
di cavalleria il duca di Roano per impedire i soccorsi della 



discipline regulicre. En 1630 il Jut chargé de la condili te drs éiude.f 
a yienne en Austriche , oh il fiit fait aiis'ii premier pi-ofcsseiir , et 
procureur general de la mission de Uongrie, oìt il travailla avec tant 
de zete ^ qiie sa sante en fut allerée. Ses siiperìeurs le ayrint rapprllé 
à Rome il y nioiirnt en IG'jG ai^e de 57 ans. Il avoit pn/)lié en 1^5 7 
à Vienne /' ìuslarie de son ordre en Uongrie ; il y palli a a assi deus 
onvrages , l' un conrre les Luthcrie/is, V a atre conlrc Ics Calvinisfcs. et 
un aiitre indtidé : Corrcctoriiim pocaiatis super summani s. Thouiac. 
Gli Edii. 

(1) Mui-alor. all'anno IG31. 

(2) Marat, all'anno 1653. 



— 320 ■— 

Germania, od in Piemonte il maresciallo di Creqnì, cui vi 
si unì Vittorio Amedeo duca di Savoja, ed Odoardo Farnese 
duca di Parma ambi collegati colla Francia. 

Le prime ostilità furono dirette dal Crequì contro Valenza, 
sebbene, vi si opponessero il duca di Savoja, che proponeva 
Novara, ed il Farnese, che desiderava l'impresa di Cremona. 
Una male intelligenza sì fatta fu cagione , che niente si 
operò dai collegati in questa campagna , che il maresciallo 
dovette abbandonare non senza svantag^gio , e rossore 
l'assedio di Valenza, e che il duca di Parma perdette quasi 
tutti i suoi stati occupati dall' armi spagnuole , e dal duca 
di Modena , che misero a sacco tutto il paese. Alla nuova 
di questi rovescii Vittorio Amedeo , ed il Crequì concen- 
trarono le loro forze , ed a fine di divertire il nemico nel 
mese di giugno 1636 entrarono sul territorio di Novara , e 
s'impossessarono di varie terre ; quindi minacciando Vigevano 
passarono arditamente il Ticino, e la prima loro impresa fu 
di rompere le opere, per cui si conduce a Milano il naviglio 
ciò che mise quella città , ed il milanese nella massima 
costernazione , ed obbligò il marchese di Leganes gover- 
natore , e comandante in capo 1' armata spagnuola , ad 
avanzarsi col suo esercito, e presentar loro la battaglia, 
siccome avvenne nel giorno 23 di giugno. Si combattè 
con pari valore da ambe le parti , ma già gli Spagnuoli 
erano per rompere le trincee francesi, ed impadronirsi del 
ponte sul Ticino , quando soppraggiunti nuovi rinforzi al 
duca di Savoja , questi fece ripiegare 1' armata Spaglinola 
che si ridusse pendente la notte ad Abbiategrasso. Rimasero 
padroni del campo i Savojardi, e Francesi, ma non creden- 
dosi eglino sufficientemente in forze dopo alcuni giorni 
ripassarono il Ticino , e si ritirarono in Piemonte , al che 
diede fors' anche motivo la tregua , e quindi la pace 
parziale del duca di Parma cogli Sagnuoli ( ^). 

(l) Mura!, all'anno IfJ.TG. 



— 321 — 

Dopo tal fatto non ebbero esito molto favorevole le 
armi francesi , e savojarde , specialmente dopo la morto di 
Vittorio Amedeo avvenuta sulla fine di settembre del 1637 
in Vercelli, cui succedette da prima Francesco Giacinto, e 
quindi dopo due anni Carlo Emanuele ambedue in età 
pupillare, sotto la tutela, e reggenza della vedova duchessa 
Cristina sorella di Lodovico XIII re di Francia. Non manca- 
vano certamente a questa principessa grandi talenti, ed un 
sorprendente coraggio , ma avendo contrarli gli Spagnuoli, 
amici non troppo lidi i Francesi , e nemici dicbi;irati il 
cardinal Maurizio , ed il principe Tommaso suoi cognati , 
che aspiravano spogliarla della reggenza, e della tutela, 
poco mancò, che non perdesse tutti g-li stati. E già il 
marchese di Leganes conoscendo di quanta importanza 
fosse il forte di Bremxe nella Lomellina , che teneva in un 
continuo allarme lo stato di Milano, vi aveva posto Tassodio 
nel dì II di marzo del 1638, e nel giorno 30 di detto mese 
se u' era impossessato , non senza grande sorpresa dei 
Francesi. Era quindi passato il Leganes a Mede , dove 
ferito perdette la vita il maresciallo di Crequì , in seguito 
s' era portato sotto Vercelli , che dopo una gagliarda difesa 
se gli era arreso per mancanza di munizioni; conquista 
che gli apriva V adito air occupazione delle Langhe , e 
del Monferrato. Con pari felicità s' avanzavano in Piemonte 
i principi Maurizio , e Tommaso , a' quali era riuscito di 
guadagnarsi i popoli , motivo per cui eransi impadroniti 
d'' Ivrea, di Biella, d'Asti, di Cuneo, di Mondovì, di Saluzzo, 
e per sino di Torino , dove era la duchessa , la quale ebbe 
appena tempo di raccogliere le sue gioje, ed alcuni scritti, 
e ritirarsi nella cittadella. Così andarono le cose sino al 
1640, in cui spedito di Francia al comando delF armi in 
Italia il valoroso maresciallo di Guisa conte d' Arcourt 
sconfìsse il Leganes sotto Casale , e ricuperò in questo , e 
nel seguente anno presso che tutto il Piemonte , non 
esclusa la città di Torino. Questo fu causa che i principi 

21 



Maurizio, e Tommaso si pacificarono colla duchessa Cristina 
abbandonarono il partito spagnuolo, e passarono al servizio 
di Francia , di cui anzi (juest' ultimo venne dichiarato 
generalissimo. Grandi schiamazzi fecero g-li Spagnuoli per 
una tale metamorfosi, la quale in verità gli ridusse a mal 
partito. Perduti infatti tutti gli acquisti tatti nei precedenti 
anni , vergognosamente neir anno 1645 si ritirarono nello 
stato di Milano, dove gii tenne dietro il })rincipe Tommaso, 
che terminò la campagna di quest' anno colla presa di 
Vigevano, come passiamo a raccontare. 

Eransi concentrati gli Spagnuoli nello stato di Milano, 
ed avevano non so da qual timore compresi lasciato 
sprovveduti affatto i confini di soldatesca. Non fu pigro 
il principe Tommaso a prevalersi d' una sì favorevole 
congiuntura , perciò valicata tranquillamente la Sesia , nel 
giorno 23 a ore 3 della mattina giunse coli' armata sotto 
Vigevano. Il piccolo presidio di Spagnuoli , e Napolitani , 
che si trovava alla difesa della città si andò unire a quelli 
della rocca , perciò i cittadini previa capitolazione aprirono 
le porte ai Francesi , che ne presero tosto il possesso , e 
senza perder tempo si misero a battere la fortezza, la quale 
dopo 21 giorni di valida difesa per difetto di munizioni da 
guerra fu obbligata capitolare. Nel g'iorno 13 di ottobre 
pertanto v'entrarono i Francesi, e Savoiardi sotto il comando 
di Don Maurizio di Savoja, il quale si diede ad accrescerne 
le fortificazioni, al qual oggetto fece gettare a terra molte 
case air intorno , e le due chiese di s. Rocco , di cui una 
era fuori di porta, ove è attualmente la Brscoftina^ e Taltra 
per contro a s. Pietro mart. rifabbricata due anni dopo. 
Venne pure in tale occasione demolito il convento di san 
Pietro mart. a riserva della chiesa , della sagrestia , e del 
capitolo, che furono conservati per le istanze dei cittadini, 
e le lagrime dei religiosi, i quali si obbligarono di abbattere 
due lati del campanile, come non molti anni sono si vedeva^ 
e questo per togliere ai Francesi il sospetto, che dal campa- 



— :323 — 

Tìile siiddetto Tenissoro indag-ate le oporazioiii loro in 
caso d' assedio (i). 

Stavasi intanto a Milano in g-rande timore per V occu- 
pazione di Vigevano, la quale apriva V adito al nemico alla 
conquista dello stato. Perciò il marchese di Vellada , cui 
veniva imputata una tanta perdita, raccolte quante milizie 
potè maggiori pensò di rifarsi andandosi a postare tra 
Novara , e Mortara ai passi della Sesia , e dolF Agogna per 
tagliare ai Francesi la ritirata. Il principe Tommaso d'altronde 
angustiato, ed aspettato invano il rinforzo per parte della 
Francia, dopo d'avere ben munito, e presidiato ^'igcvano 
sulla fine d' ottobre si mosse coir esercito per ritornare in 
Piemonte. Sulle sponde della Agogna trovò gli Spagnuoli, 
che l'attendevano, si venne perciò alle mani, ma tanta fu 
la bravura , ed il coraggio del principe , che si fece largo 
in mezzo ai nemici , e condusse con poca perdita a salva- 
mento le sue genti (2). Ora perchè premeva forte al 



(1) BraiuSiillii li»!)g- cit. png. 2. 93. \7^ e st^g. — Gii'obinH) rilìiìim 
/^luiuili d' Alcssdudrid aj^li ;iiiiii lo't5 o IG/if} — (Valca/./.o inalilo 
SioriiL di'llc i;iicrrr dcJraniio i'ófiO, 10/|5 e 1.')/|G — Gio. Su-laiit) 
Fcjrari Kaijuiio, Mrinnrie fìinnnscridr del snrclic^gio di / is^cvaiut 
(lato dai francesi l'anno iO'io. A irli, di s. Pietro IMart 

La demolizione del convento di s. Pietro IMatt. era slata predelia 
dal cancelliei'e vSiraone Dal Poz/.o nel lihro Delia a;cii('rale Descrizione. 
da cui pare anzi clic il campanile fosse aperto m(jllo prima. Erco 
c(jjiie egli si esprime: <f E ima beUissiinn fabbrica, et si di in belli ssi ino 
luogo emi/iente , clic li dà pia ajipareaza ^ ma sia in inolio pericolo 
d'esser rovinato^ se la biiontà di Dio non lo soccorre, par esser s\ 
vicino alla fiocca nuova, per il clic il campanile viene ad essere guasto 
per della Rocca , accio non la. possa, offendere in. tempo di guerra. » 
La parte rimasta in piedi iii taK> occasione è la chiesa , e lutto il 
braccio occupato attualmente dal ]\ìroco di s. Cristofaro, il restanti; 
venne piìi elegantemente rifabbneato poco per volta dcd religiosi. 
Gli Edit. 

(2) Murat. all'anno \C^h^. 



— 324 — 

Vollada h\ i'iciip(n'azion(5 di Vigevano fortezza posta ai 
(•onlini dello stato di Milano , a dispetto del verno venne 
qua ad accamparsi nel giorno 17 di dicennbre. La città si 
arrese tosto a Vincenzo Gonzaga , che V occupò con due 
mila cavalli , e dugento cinquanta fanti , e però tutte le 
operazioni furono dirette contro la rocca dove s'era ritirato 
tutto il presidio. CoU'opera di due mila guastadori si formò 
in breve tempo una ben intesa circonvallazione , quindi 
incominciarono gli attacchi V uno verso la tenaglia dagli 
Spagnuoli , e Borgognoni , e V altro dalla parte di s. Pietro 
martire da' Napolitani , e Lombardi sostenuti sempre dalle 
batterie, che avevano preso specialmente a bersag'liare le 
quattro torri. Durò il fuoco poco nien di un mese continuo 
sinché nel dì 16 di gennajo i difensori, a' quali la stagione 
cattiva , e le strade fangose non avevano permesso al 
principe Tommaso di recare soccorso, ne accordarono a 
patti onorevoli la resa, e per la strada d"01evano si ritirarono 
a Casale, resa che riempi di giubilo la città di Milano (i), 
I danni sofferti pendente questi assedii dai Vigevanaschi 
sono incalcolabili. Erano stati essi preventivamente avvisati 
del pericolo che loro soprastava dall' infanta Maria sorella 
del principe Tommaso C^) , ma o che non avessero tempo 



Il Brambilla ( Chiesa di I igcv. p;i:;. 175) dice, che la l;.i[taglia 
successe alla Bettola vicino a l^ro , e che litHo rescrciio fiai t:ese fu 
sconfitto, e messo in iscom})igiio. Ma (jiiesto anloie, lullochè contem- 
poraneo, è alquanto sospelto, perchè troppo esacerbalo dai danni 
arrecali alla patria dai Gallo-Savojardi , e nell'assedio, e nella loro 
dimoia in Vigevano. Gli FaIìI. 

(1; Murai. Jiiiial. cVJtal. — Portalupjti luog. cit. — Gliiliniy^/?/^-^/. 
d'Alessandria all'anno \(jhi\ — Brambilla luog. cit. jian;. 2, 93, Mk e seg. 

('2} Di questa pia principessa, e dell'animo suo aciso Vigevano ecco 
che ne dice Gerolamo Ghilini nel suo \ì\)vu J/i/iali (t /ilcssa/id/ ia ^a^. 
201. La fì'tsa di questa j)iazza ( Vigevano ) avrebbe alcuni mesi ava/iti 
avuto (ffettOt se non fossero stati ^li rispetti dell'infaiUa Maria sorella 



-- 325 — 

a spedire più lungi le cose loro , o che troppo fidassero 
negli Spagnuoli , certo è che la più parte depositarono le 
loro mercanzie , denaro , e roba nella rocca , né essendo 
stata questa compresa nelle condizioni stabilite nella resa 
almeno a favore dei cittadini , venne in parte rubata daigli 
Spagnuoli istessi , che via se ne menarono da venti carra 
cariche, ed il restante fu saccheggiato dai Francesi, i quali 
al partir da Vigevano da circa trecento d'altri ne condussero 
in Piemonte , se dobbiamo prestar fede a Stefano Ferrari 
testimonio di veduta , il quale aggiunge , che i Francesi 
nel munizionare la rocca suddetta asportarono in essa da 
sette mila sacchi tra frumento, e segale, trecento forme di 
formaggio, e quanto vino , riso , olio e legna hanno potuto 
trovare, il tutto a carico dei poveri cittadini, i quali in 
ottobre non avevano più onde sostentarsi avendo perduto 
oltre al raccolto dei grani , anche quello delle uve , e dei 
frutti nel devastamento della campagna. 



del principe Tommaso, clw ivi era dal re iioslro Filippo IF suo elimina 
alle di lui .spese trattenuta, la quale avvisata dal fratello a levarsi eoa 
legittimi apparenti pretesti da quella città, fa necessitata aecondescen- 
dere alla dimanda ; o nella di lei partenza, per l'amor grande, che 
a tutti quei cittadini portava , si compiacfpie cV avvisarne alcuni del 
pericolo, die gli sopra stava per l'esercito de' francesi , dal quale 
sarebbero stati assalili, e clic perciò con ogni possibil ?nanier a procu- 
rassero di sottrarsi dall' imminente travaglio. Per qual cagione poi, e 
da qual epoca questa illustre principessa dimorasse in Vigevano non 
ci fu possibile di scoprire , sappiamo però, ch'ella era quivi sino dal 
1642, tla che ai ^ib di mar/o di detto anno entrò nel monisfero del- 
l'Assunta accompagnati da dodici sue danjigelie , ed ivi si trattenne 
tutto il giorno, ciò che fece pure altre volte. E nello slesso anno pria 
di partire raccomandò calilamcute le monache al fratello, il quale 
all'entrar in Vigevano dispose all'intorno del monastero molte snlva- 
guardie, perchè niun danno Iòsse loro arrecato. (Breve relazione 
istorica della fondazione del Monastero dell' assunta pag. 22 e 23 ) 
Gli Edit, 



— 32G — 

Filialmente come Dio volle iiell* anno 1646 , vale a dire 
pochi mesi dopo la ricuperazione di Vigevano venne ordine 
di Spagna di demolire la rocca. A questo oggetto il 
Contestabile di Castiglia successo al Vellada nel governo 
di Milano spedì quattrocento minatori sotto il comando del 
jnarchese Pinovera, e di Tommaso de Grazia, i quali in tre 
mesi di lavoro, e mediante il consumo di trecento barili di 
])olvcre, ne distrussero affatto le ibrtilìcazioni con incredibile 
giubilo dei cittadini memori degli ultimi passati disastri (i). 
Ebbe anche luogo in quest'anno la demolizione della fortezza 
-ili Brcme, per sostenere, e dirigere la quale Fistesso gover- 
natore di Milano si trasferì in persona a A^igevano, dove vi 
si fermò sinché V opera fu terminata (2). 

Così andavano le cose quando nuovo motivo di timore , 
e di cruccio si destò a danno dei Vigevanaschi. Già si e 
veduto superiormente il pericolo , che aveva corso la città 
(l'essere data in feudo, e le cure, e le fatiche a questo 
oggetto deir oratore Egidio Sacchetti. Ora un tale pericolo 
si realizzò in quest'anno 1648 per Finfeudazione della città, 



(i; Eìramh. luog. cit. pag. 9.") e 0^. 

il) Porfaliip. liiog. cit. all'ali. iOiO. 

Compita (jDalinciile iiì (|ii{'ll' anno nella cìiiesa di s. Pietro mart. 
sotto l'aitar inaggioi'c. la sotterranea cappella tutta incrostata di ujarmì, 
ed a cui si lia l'accesso mediante due gradinate parimenti di marmo 
si divisò di faie in cssìì il solenne trasporto del coipo del ]>. Mutt'^o 
Carreri, cì>e sino a rpsesto temp(; era esi.slito nella cappella ora dedi- 
cata a s Rosa. Pertanto nel giorno 2 7 (Faprile alla presenza del dott, 
Pietro Francesco Cocchi vicaiio capitolale, e dei più cospicui cittadini 
ecclesiastici e secolari apertosi da (p.iei religiosi il mausoleo di marmo, 
ed estratto il sacro deposito dalla cassa di legno ove riposava , venne 
«piesto collocato in una elegantissima urna d'ebano vagamente guernita 
di cristalli e d'argento, e posti rpiindi i suggelli fu con tutta la pompa 
nel giorno seguente trasportato sull'altare che s'innalza in mezzo al 
s.>ttcrraneo , ove tuttora esiste e<ip<»to alla venerazione dei fedeli 
(Gian. loc. eli. pag. (59). Gii Edit. 



— 327 — 

e contado in favore del questore marchese Cesare Visconti 
fatta dal mag'istrato di Milano. Appena n' ebbero avviso i 
Vigevanaschi che radunarono il consiglio g-enerale , cui 
intervennero il pretore , i consoli , i decurioni , ed i tribuni 
del popolo, nel quale con mandato 11 ottobre 1648 depu- 
tarono a Milano il g-iureconsulto ed oratore Michel Ang-elo 
Sacchetti, Ferrante Silva Bosio , il conte Brunoro Pietra, e 
(Giovanni Battista Povtaluppi , onde a nome dei cittadini 
esponessero le ragioni, ed i privileg*ii della città. La quistione 
venne trasmessa al supremo consiglio di Spagna, e quindi 
air istesso Filippo IV , il quale avuto rig-uardo alle ragioni 
dei Vigevanaschi, ed alle molte prove della loro fedeltà 
dichiarò nulla ogni investitura, e vietò parlarne più oltre ( i). 
Ad un tanto motivo di g-iubilo per questa reale determi- 
nazione , altro se n' ag-g-iunse per Vigevano in quest' anno , 
e quello fu di riavere dopo anni ventuno di sede vacante 
il suo pastore nella persona di Gio. Guttieres Spagnuolo in 
surrogazione di monsignor Romero morto in Madrid, dove 
erasi per cagion di salute ritirato sino dall' anno 1627 (2). 
Poco per altro durò una tale contentezza , da che dopo nò 
anche un anno morì , e gli venne sostituito il cardinale 
Stefano Bonghi , il quale non prese nemmeno possesso per 
essere stato altrove destinato dalla santa sede (^) ; così 
che può dirsi in realtà , che Vigevano non ebbe vescovo 
se non se nel 1654, in cui fu istallato monsignor Gabriele 
Adarzo Spagnuolo delF ordine del riscatto {^). Sotto di 
questo A^escovo ebbe origine il monastero della rocca , anzi 
egli è appunto ai suoi buoni uffizii presso la maestà di 
Filippo IV , cui era molto accetto , non che alle cure , ed 



(1^^ Ardi, dolla CiLlà cil Allegazioni àvW Oratole Sacclielli prcssij 
1' autore esistenti. 

(2; Brambill. luog. cit. paij. 58 — Gian. loc. cit. p; 
(3) litambill. Inog. lit. — Gian. luog. eit. pai,\ 145. 
,(h) Brambiil. Inog. cit. — Gian. hiog. cit. paij. 1^9. 



— 328 — 

alle fatiche della ven. suor Gioaima Eustacliia , la quale 
per ben due volte lece a quest'oggetto il viaggio di Spagna 
che è dovuta V erezione di un tale monistero fabbricato 
sulle mine , e coi materiali della fortezza ceduti alle 
suddette monache dalla munificenza del re di Spagna (i). 
Inoltre arricchì l'Adarzo la cattedrale di suppellettili sacre, 
non che di eccellenti pitture, tra le quali meritano menzione 
le immagini de' suoi predecessori, ciò che venne in seg*uito 
proseguito dal capitolo, il quale conservò indi in poi Tefìigie 
e la serie de' suoi vescovi nei ritratti, che tuttora veggonsi 
appesi alle pareti interne della chiesa. Nò fu minore la sua 
carità verso i poveri , massimamente nell' anno 1656, in cui 
per r intemperie delle stagioni scarsissimo era stato il 
raccolto , largamente sovvenendo loro con biade procurate 
dall' estero : carità che diede meglio ancora a dividere nel 
successivo 1657 coli' assistenza, e con sussidii d' ogni sorta 
da lui prestati al suo popolo in occasione di una febbre 
epidemica, che nell'autunno fece non poca strage (2). Così 
mentre simili , o maggiori benefìcii stava preparando alla 
sua diletta Vio^evano venne traslocato all' Arcivescovato 



(1) Brambilla luog. cit. pag. 51), 9j, 9G — Git?.n. luog. cìt. png. 151. 
Queste Uìonache terzini ie di s. FitUicesco esistevano già da qualche 

anno per opei-a della suddetta Gioanna Eustacliia , e -vivevano colle- 
gialmente in alcnne case da esse aerpiislate nel vicolo del seminailo, 
ove presentemente si trova la chiesa di s. Anna. Ottenuti quintli il 
sito ed i materiali della rocca \i ei(.'ssero un monistero, dove occu- 
pandosi specialmente nell'cdurazione delle figlie esistetlei-o sino all'anno 
1810. in cui per il noto decreto 2o aprile fuiono soppresse. Gli Edlt. 

(2) Brami), luog. cit. pag. 59 — Gian. luog. cit. pag. 152. 

Chi desiderasse precise notizie sulle cause ed i progressi di una 
tale epidemia vegga l'opera del nostio concittadino medico Antonio 
Cesati avente per titolo! Tyrori/iiwn Mafìciiin p(d>h!icata in Milano 
colle stan)pe di Ambrogio Ramellali l'anno 1059, cui vi aggiurìse 
l'autore un trattato particolare sidla febbre epidemica dell'anno 
1657. Gli Edit. 



— 329 — 

(rotraii'o nel regno di Napoli. Rifiutò egli una tal promo- 
zione per r attaccaoiento , che aveva alla sua chiesa , ma 
inutilmente , onde gli convenne suo malgrado , ed accom- 
pagnato dalle lagrime del suo popolo partire , ciò che 
avvenne ai 6 di novembre dell' anno 1657. 

Intanto scbben lentamente continuava la guerra di Francia 
e Spagna , quando il card. Mazzarino arbitro della Francia , 
conchiuso il matrimonio di sua nipote donna Laura Mancini 
col principe ereditario di Modena Alfonso d' Este , pensò di 
validamente difenderne gli stati dalle invasioni spagnuole , 
e a questo effetto spedì nel mese di giugno 1655 un poderoso 
esercito in Piemonte. Il principe Tommaso di Savoja ne ebbe 
il comando, e riunite le forze francesi, savojarde e modanesi 
passò frettolosamente il Tesino , e portò lo spavento sino 
alle porte di Milano. In questa occasione non entrarono in 
Vigevano , che due compagnie di soldati ; sebbene però 
r esercito tutto sia passato per il territorio , arrecò pochis- 
simo danno, attese le precauzioni, che prese a quest'oggetto 
il principe. Non così avvenne nel 1658, in cui al defunto 
principe Tommaso era stato surrogato dalla Francia al 
comando delF armi in Italia Francesco I. duca di Modena. 
Portandosi questi alF assedio di Mortara , e trovando Vige- 
vano sprovvista di gente e di vettovaglie , da che per 
comando del governatore di Milano conte di Fuensaldagna 
i cittadini avevano abbandonata la città seco asportando 
ogni cosa , montò sulle furie , diroccò le mura in parte , e 
le tre porte di Predalate, di Valle e di s. Martino, e vi 
avrebbe appiccato il fuoco , se non fosse stato ammanzato 
dalle preghiere e dalle lagrime dei pochi cittadini rimasti , 
come ce ne assicura il Brambilla scrittore contemporaneo , 
il quale così racconta il fatto a pag. 3. « Dopo d' essersi 
« vuotata la città, et d' h abitatori , et de viveri, et delle 
« migliori suppellettili, havendo così comandato il conte di 
« Fuensaldagna governatore di Milano , in modo che una 
« città così popolata rassembrava un solitario deserto, et 



— 330 — 

« metteva urrorc, passeg'gi.indovisi inolto contrade senza 
« incontrare un parente o amico, inviando il duca di Modona 
« generalissimo dell' armi di Francia T esercito alla volta di 
« Mortara, passò per Vigevano, et avendo pensato di poter 
« qui rinfrescare la soldatesca, et provvedersi alle occorrenze 
« dei viveri necessarii , mentre doveva stare V esercito al- 
« r assedio di Mortara , et vedendo che restorno delusi gli 
« suoi disegni, si mostrò talmente adirato, che minacciò di 
« volersene vendicare col fuoco , et havreh])e esequito la 
« concepita vendetta, se non avessero mitigato il suo furore 
« i pianti d'alcuni pochi cittadini, che intenti più alla con- 
« servatione della patria, che delle proprie sostanze, erano 
« restati a casa , et in compagnia d' alcuni religiosi tanto 
« seppero supplicare sua altezza, che li levorno (per così 
« dire ) il flagello di mano, nò sfogò il suo sdegno in altro, 
« se non in far minare tre porte con la muraglia vicina della 
« città sotto pretesto , che si fossero voluto fortificare per 
« difendere la città dal suo esercito, quali porte sono la di 
« Predalate , la di s. Martino con il torno annesso ( che poi 
« fu reediiìcato Tanno 1631 ) e la di santo Christofaro, detta 
« di Valle (1). 

Finalmente in quest' anno 1659 ai 7 di novemhre fu 
conchiusa in Madrid la famosa pace dei Pirenei tra le corti 
di Francia e di Spagna : pace che apportò dopo tant' anni 
la tranquillità alF Italia. Avutone la città avviso con lettera 
del governatore di Milano del 29 di questo mese indirizzata 
ai decurioni, il consiglio generale manifestò la sua allegrezza 
con fuochi artificiali sopra la piazza , sparo di mortaretti, 
illuminazione generale per tre sere continue , oltre alle 

(l) Il Min-ntoi-i niramio IOjS pone l'cntrnta dei Friiiicesi in Vigi:- 
\;ni(), e lì distruzione delle luttilicii/joiii dopu la presa di Mortara, 
]iel che dissentirebbe dal nostio seiittore, il quale pare per altro, che 
fosse in grado di meglio conoscere una tale circostanza per essere cou- 
leii»[)oranco ad un fatto, che d'altronde cotanto Jo interessava. Gli Ecllf. 



— 331 — 

solenni messe in musica celebrate , e nella cattedrale , e 
nelle altre chiese con intervento dei consoli , dei decurioni 
e del vescovo monsig-nor don Attilio Pietra Santa , che dal 
31 ottobre di quest' anno reggeva la chiesa di Vigevano. 
Nò tali dimostrazioni potevano essere se non V effetto , ed 
il sentimento della pubblica gioja , giacche i danni sofferti 
pendente una guerra , che aveva durato presso che mezzo 
secolo, erano incalcolabiU. Basta il dire, che nelle pubbliche 
feste , ch'eransi celebrate poco prima, vale a dire nel 1657, 
in occasione della nascita del principe ereditario di Spagna, 
sotto la statua, che rappresentava la città di Vigevano erasi 
scritto : Princij)ibus olìm colonia delìtlanmi , ci'VÌhis mine 
hospìtkim calamitatum etc. tanto era deplorabile lo stato, a 
cui l'avevano ridotto le sciag^ure delFultima passata guerra. 
Mentre pertanto l'Italia stava riparando i suoi mali eccoti 
morire Filippo IV senza lasciare di se, che un figlio in età 
pupillare, il quale sotto il nome di Carlo II, e sotto la tutela 
della madre Marianna d' Austria assunse il governo delle 
Spagne. In una tanto favorevole circostanza non mancarono 
pretesti alla sterminata ambizione di Luigi XIV per rinnovare 
la guerra : fortunatamente però questa non afflisse l' Italia , 
da che si cominciò, e si proseguì nelle Fiandre (^); così 
che la Lombardia potè non solo attendere a rifarsi dei sofferti 
danni, ma anche ad accrescere di comodi e di abbellimenti 
come avvenne specialmente a Vigevano , mediante 1' opera 
di un suo vescovo , uno dei più grandi uomini , che siano 
esistiti, monsignor Giovanni Caramuele {^). 



(i) Miirat. a-li anni lOfio e UiO?. 

Uno (Icijli iillidii iilli (li Filippo IV relalivi alla nostra ciUà f\i il 
dispaccio (lelli 23 niagqio IG61, con cni dispone, clic i soli nazionali 
j>ossano essei-e promossi ai canonicati vacanti di Viijevano. Noi rappor- 
leienio per intcìo ncll' Appendice questo moniiuìenlo della reale sua 
beneficenza. Gli Jùlit, 

{^Ij Intorno a rpu'sli l{'ni[)i , vale a dire nellanno 1669 il dott. 



— 332 ■— 

Sino clair anno 16G6 proveniente da Napoli , dove erasi 
trasferito per aifari proprii, era morto in Roma nel giorno 
7 di novembre monsignor Attilio Pietra Santa. A questo 
erano succeduti Girolamo Visconti, e quindi Gioanni Rasino 
nobili Milanesi ambedue, morti il primo dentro tre anni, ed 
il secondo dopo un anno solo di vescovato (^); così che nò 
r uno , nò r altro, tutto che personaggi distinti per carità e 
religione, non ebbero quasi campo di farne sentire i benefici 
effetti: ciò che era ampiamente dalla Provvidenza riservato 
a monsignor Caramuele. Era questi diggià vescovo di Cam- 
pagna e Satriano nel regno di Napoli, quando piacque alla 
maestà del re di Spagna di traslocarlo con atto di nomina 
1 settembre 1673 al vescovato di Vigevano. Non ò a dire 
con quali e quante dimostrazioni di stima e di affetto sia- 
stato egli ricevuto dai Vigevanaschi tanta era la fama dei 
suoi talenti , della sua dottrina e delle sue virtù : circa al 
che non tardò infatti gran tempo il nostro vescovo a sorpas- 
sare d' assai la comune aspettazione. Agli scrittori della 
Chiesa di Vigevano noi lascieremo di registrare le vigili sue- 



Carlo Stefano Biaml)illa eli Vij^fevano pubblicò in Milano colle slampe 
dei fiarelli Cama^ni la sua Cliicsn dì f i^rvaiio, o\c ivalUx ex projc.sso 
dell'origine delle ehiese , e delle eapellariie, benefizii e lej^ati ad esse 
appartenenti , non che della ealtedrale, delle parrocchie, dei conventi 
e Qionasteii, di tutto ciò insomma, che riguarda la storia ecclesiastica, 
non tralasciando nel tempo istesso di loccaie di quando in quando 
anche la storia civile per quanto almeno ha relazione colla prima. 
Essendo quindi quest'uomo sopravvissuto a questa sua opera vi aggiunse 
in margine molte interessanti note m. s. che originali si conservavano 
in una copia esistente presso il sig. causidico e nolajo Giuseppe Bram- 
jjilla. Inoltre eianvi pure presso lo slesso sig. Biambilla molte sue 
allegazioni legali parte stampate e parte inedite, che ampiamente 
comprovano quando egli fosse versato nel diritto civile e canonico. Non 
ci fu possibile l'indagare quando sia morto, ma sappiamo però ch'egli 
viveva ancora ai tempi di Caramuele. (Ardi. Brambilla) Gli Eilit. 
(l) Brambill. pag. hO e seg. 



— 333 — 

€uve , g-rindefessi travagli e V instancabile zelo per .ciò che 
risg*uar(la V augusto di lui ministero , e noteremo soltanto 
che il tempo, che gli rimaneva dalle episcopali funzioni, 
tutto lo impiegava nello scrivere e comporre libri a diverse 
scienze, e facoltà spettanti, e onde potere più comodamente 
e meglio attendere alla loro pubblicazione introdusse nella 
nostra città, anzi nel suo istesso palazzo, un'ampia, e ben 
fornita tipografia sotto la direzione di Camillo Conrado di 
Milano. Peritissimo poi com' egli era d' archittettura ridusse 
a miglior forma il vescovile palazzo ampliandone a giusta 
regola di proporzione le porte , le finestre e le stanze , e lo 
avrebbe fors'anche reso più nobile ed elegante, se non fosso 
stato distolto da altr opera assai più grandiosa, quale si fu 
la facciata del duomo da esso ingegnosamente ideata , ed , 
in gran parte a sue spese, condotta felicemente a termine. 
Tra i diversi edificii, che esistono in A^igevano liavvi una 
bellissima piazza rettangolare ornata da tre lati di portici 
sostenuti da colonne di marmo. Al quarto iato, ma obliquo 
alquanto , e declinante verso mezzo g'iorno , corrispondo 
la fabbrica del duomo, la di cui fronte rozza ancora appor- 
tava una deformità notabile all'ordine simetrico della piazza, 
non tanto per formare con essa un ang-olo ottuso , quanto 
per trovarsi da una parte , avendo come ognuno sa da un 
fianco la strada di Bergonzone. Ad una tanta irregolarità 
volendo por riparo Caramuele, dinanzi all'antica fronte del 
tempio , e formante con essa un triangolo isoscele eresse 
una maestosa facciata di ordine composto ornata di statue 
e colonne, la quale veniva ad occupare tutta la larghezza 
(Iella piazza; onde poi un tanto edificio, in gran parto staccato 
dalla fabbrica , avesse una maggior consistenza , vi diede 
una forma alquanto curva, acciocché le parti per il maggiore 
contrasto vicendevolmente si sostenessero. Inoltre siccome 
che la linea centrale del tempio non corrispondeva a quella 
della piazza a motivo della strada anzidetta, perciò egli 
dispose nella facciata istessa quattro grandi porte simetri- 



— 334 — 

^amente situate rispetto alla piazza, e regolari per quanto 
risguarda rinterno della chiesa, delle quali Tuna corrisponde 
alla navata di mezzo , due alle laterali , e la quarta alla 
predetta strada di Bergonzone. Questa grand'opera, la quale 
sarà sempre mai riputatissima presso tutti grintelligenti, fu 
condotta a perfezione Tanno 1680. 

Ma oltre alla descritta irregolarità , altra ve n' era pure^ 
che deformava non poco la piazza. Dal castello, o direni 
meglio dalla base della gran torre si stendeva un piano 
inclinato sino a metà della piazza ; pendìo per cui si aveva 
r accesso con cavalli e cocchii al palazzo ducale. Ora una 
tale strada, oltre che era di non lieve impedimento alla 
piazza, interrompeva dalla parte del castello l'ordine regolare 
delle case e del porticato. Che fece adunque Caramuele ? 
Ottenutane V opportuna facoltà dal re cattolico spianò il 
pendìo , eresse a piò della torre l'attuale magnifico scalone 
di pietra , seguitò V ordine delle colonne , innalzò sopra il 
portico un fabbricato uniforme al restante, e ne assegnò i 
redditi in favore del seminario. Con un'opera poi si magnifica 
non solo ridusse la piazza nelF attuale bellissima forma, ma 
tolse r occasione di certo qual pericolosissimo divertimento, 
di cui la gioventù specialmente si dilettava, ed era che in 
tempo d' inverno sparsa dell' acqua lungo il pondìo , ed 
agghiacciatasi questa i giovani d' ogni condizion , d' ogni 
stato per mezzo di certe assa, dette volgarmente slitte^ si 
slanciavano dall'alto al basso, e tale n'era talvolta l'impeto, 
e la velocità, che nelle colonne diametralmente opposte 
incontrandosi spessissimo volte a se, non che agli astanti 
gravissimi danni ne risultava. Non è poi meraviglia se opere 
cotanto diffìcili Caramuele imprendesse, e felicemente ese- 
guisse. Oltre che assisteva egli stesso in persona , e ne 
dirigeva i lavori , conosceva a segno 1' archittettura , che 
scrisse intorno ad essa un eccellente trattato sotto il titolo 
di Architectura civilis recta, et oUiqua, opera da lui ristam- 
pata in Vigevano 1' anno 1681, e che meritò 1' approvazione 



— 335 — 

del celebratissimo cav. Bibiena (^). Ma egli era troppo 
vecchio, e troppo consunto dalle fatiche e dagli studii questo 
grand'uomo, perchè la nostra città avesse più oltre a posse- 
derlo. DifFatti nel giorno 7 di setttembre del 1682 in età di 
76 anni colpito da apoplessia passò agli eterni riposi, lasciando 
di se e delle sue opere nel cuore sensibile dei Vigevanaschi 
una memoria, che per volger di secoli non verrà mai meno. 
Nella cappella dei morti della cattedrale gli si eresse un 
busto in marmo, e sul suo tumulo fu scolpita la breve, ma 
espressiva epigrafe: 

MAGNUS CARAMUEL EPISCOPUS VIGLEVANI. 

A Caramuele venne surrogato Ferdinando De Roxas nobile 
Spagnuolo , il quale tutto che eletto vescovo nella fresca 
età d'anni 34 dopo un biennio ne anche compito di vescovato 
lasciò nuovamente vedova la chiesa di Vigevano essendo 
morto r anno 1685. L' unica cosa degna di qualche rimarco 
che ritroviamo essere avvenuta nel suo breve pontificato fu 
r erezione del monastero dei ss. Giuseppe e Teresa, come 
appare da decreto della curia 20 dicembre 1684-, in favore 
di alcune donzelle desiderose di vivere colleo'ialmente con- 
forme alla regola delle carmelitane scalze, al quale oggetto 
r arciprete Bernardo Fossa gli rilasciò certa sua casa nella 
contrada di s. Martino (2). Egli e pure a questi tempi circa, 
che ebbe origine V università , ossia collegio dei mercanti 
decorato di molte prerogative e privilegii, ed instituito con 
diploma 18 novembre 1686 del senato di Milano (^j. 

L' istituzione di questo corpo destinato a vegliare , e 
procurare la perfezione delle manifatture, ed in genere del 
commercio , è una prova dello stato tranquillo e florido , in 



(1) Tadisi Fìta di Cnraniuelc pag. 129. 

(2) Ai'cli. (Ielle Monache Camici. 

(5) Ardi tUlIa Carnei a piiujaiia di ConiiiUMcio. 



— 336 — 

cui 3Ì trovaYa il nostro paese mercè il benefìcio della pace, 
che da più anni si godeva. Diffatti tanta ella era la bonaccia, 
e la ricchezza di questi tempi in Italia , che a non altro si 
pensava, che ai divertimenti, ed ai piaceri; anzi, secondo 
il Muratori, egli e appunto a quest'epoca, che deve riferirsi 
r introduzione del lusso teatrale nel vestiario , nelle scene , 
nelle illuminazioni, nella musica, nelle macchine e nei grandi 
stipendii ai cantanti , i quali , per servirmi della istessa 
espressione di quello storico , incominciarono a decorarsi 
coW adidtemto titolo dì vii'tuosi e virtuose. Ma la guerra, 
che dal 1667 affliggeva da prima le Fiandre, quindi TOlanda 
e per ultimo la Germania, non tardò a sconvolgere la quiete 
deiritalia, ed i suoi passatempi. Questa ebbe principio nella 
primavera del 1690, e durò per sei anni continui tra le corti 
di Francia per una parte , e di Spagna , di Germania, d'In- 
ghilterra, d'Olanda e di Savoja per l'altra con sorte ora 
prospera ed ora contraria d'ambe le parti; ma siccome che 
una tal guerra non oltrepassò i confini del Piemonte , nò 
interessò quindi direttamente il nostro paese; perciò non ne 
avremmo né anche fatta parola, se la pace, o direm meglio 
la neutralità dell' Italia , che si stabilì nel successivo anno 
1696, non fosse stata firmata in Vig*eV'ano, motivo per cui 
nelle storie tutte ella è comunemente riconosciuta sotto il 
nome di Pace di Vigevano. 

Stanco Vittorio Amedeo della sanguinosa lotta che da 
sei anni gli si faceva ne'proprii stati, ed allettato d'altronde 
dalle larghe esibizioni , che gli venivano offerte dalla 
Francia nel dì 29 d' agosto dell' anno 1696 firmò la pace in 
Torino , per la quale non solo gli si restituivano tutti i 
luoghi occupati , ma gli si cedeva di più Pinerolo , e vi ha 
chi dice ancora quattro milioni di franchi a titolo d'inden- 
nizzazione, oltre ad altre vantaggiosissime condizioni; obbli- 
gandosi d' altra parte il duca di Savoja ad unire le sue 
forze con quelle di Francia, in caso che gli alleati ricusas- 
sero d' accettare la neutralità dell'Italia convenuta in detta 



— 337 — 

pace. Comunicato un tale trattato ai ministri delFImperatore 
di Spagna , e d' Inghilterra niuno vi volle da prima accon- 
sentire , ma vedendo la fermezza del duca , ed il pericolo , 
cui rimaneva esposto specialmente lo stato di Milano , 
accettarono finalmente l'esibita neutralità, e di comune 
consenso dell' alte parti contraenti fu scelta per la stipula- 
zione del trattato la città di Vigevano, Quivi pertanto nel 
giorno 7 di ottobre udita la messa nello scurolo del b. 
Matteo Carreri, dai ministri plenipotenziarii conte Enrico di 
Mansfeld per l'imperatore Leopoldo I, marchese di Leganes 
per la Spagna, milord Gallovai per l'Inghilterra, ed Olanda, 
e marchese di s. Tommaso per il duca di Savoja nella 
camera priorale del convento di &. Pietro martire confer- 
marono il trattato di Torino , e sottoscrissero alla pace 
d' Italia. I patti principali di una tal convenzione furono , 
che gli eserciti francesi , tedeschi , ed ausiliarii avrebbero 
sgombrata l'Italia e verrebbero pagate ai Tedeschi trecento 
mila doppie dai principi italiani ben contenti di concorrere 
ciascuno per la sua parte a sbrigarsi dalle esorbitanti 
estorsioni , che loro venivano usate da ospiti cotanto indi- 
screti. Il tutto fu puntualmente eseguito , e Vigevano 
fu lo strumento fortunato, per cui ritornò la tranquillità 
all' Italia (i). 



{{) Miirat. all'anno 1696 — Dumont Corps. Unìverscl Dìplonialiquc 
tom. VII. pari. n. pagm. 57S. Vedi l'Appendice, ove rapportasi per 
esteso un tale tra Italo. 

Conviene, che il Sig. Denina non abbia veduto questo trattato, da 
che nella sua Istoria dell'Italia Occidentale tom. IV, lib. Xlll, cap. 
XI, pag. lf\ dice che / ministri di Fienna e di Madrid sottoscrissero 
a Pavia la neutralità d' Italia; trattato d'altronde conosciuto e ripor- 
tato colla data di Vigevano da tutti gli storici di quei tempi. Gli Edit. 

il celebre Tipografo Bodoni in occasione del matiimonio del principe 
di Piemonte Carlo Emanuele con Clotilde Adelaide sorella di Luigi 
XVI re di Francia personalizza le diverse città dello stato, e le intro- 

22 



— 338 — 

tìijoc a conijilinicnlai e i rc^ii sposi. Oia (loxenclo descrivoio la cil'à 
tli ^i;LJOvaIlo. rapprcsrnlò (jiu'.sla pace, e no <lisposi' le imniai^iiii iii 
<]iipsto motlo : in un'aula reale* liavvi la Oerrnania, la Spagna e la 
Savoja atloine dogli cmMonii . che le pailicolaiiz.zano in atto di ::)(!- 
jiirsi oleina fede Millara dell" A inieizia ; s!ii meili d'una città armila 
il; Ioni \i è la Storia, cito collo .stilo i:e rcgisha T alto ; e por idiinto 
il genio della pace, il rpiale con accesa fiaccola al)l)j"uccia un mucc!"- 
trariiii . e di altri sìjiimonti niilitcui. 



APPENDICE 
ALLE MEMORIE STORICHE DI VIGEVANO 

CHE CONTIENE DIVEBSI DOCl'MENTI INTERESSANTI 

e pev fo maggior jjarte ùieditl 



— 341 — 



POEMETTO LATINO 

DEL P. AGOSTINO DELLA PORTA 



Inilia, el orìgines noslri populi VigleTanensis 



Uujiis scire volens gens unde sit edita terrae, 
Quoque geniis nostrum de sanguine duxerit ortum , 
Singula prudenti corde infrascripta revolvat ; 
Stirpe patrum triplici magnorum duximus ortum. 

STIRPS I. 

Sanguine Trojano gens liaec est condita primum : 
Nam , quum , Trojana? destructis moenibus urbis, 
^neas Latium petiisset classe , suaeque 
Sub juga misisset ditionis regna Latini; 
Viglus, ad Insubrum multo cum milite terras 
Missus ab ^nea, Ticini sedit in oris. 
Inde parum fìdens fluvii fallacibus undis , 
In loca secessit superato proxima clivo; 
Cumque sibi, gentique suae dux ipse timeret 
Hostis ab incursu, procul bine, quem viderat aptum, 
Mox adigit tumulum, quem vallo, atque aggere cingens 
Castrorum in morcm , pinnis, et moenibus altis 



— 342 — 

MiiiiiiL. ìm leriim curam . li()miininj(|ue .suliilcni 
Viglcvauiiuique locus jioiiicu (.luce liaxit a!) ilio. 

STIRRS li. 

Altera nobililas, nostrum gejiiis oiune tlecoraus, 
liudaliae piinceps, vita geiierosus , et armis, 
E\[)iilsLis regno Cimlìer , cimi coiijiige , et omni 
Stii'jx.' sua, noslras profiigiis nii^^^iavit ad oias , 
llo-snue sui teuipus liabilavit lu ounie peuates 
E,\ilii , et teiraui liane generoso sanguine claiani 
j'ecil, et egregiis niorientlo nej)oti|jus auxit; 
IJnde et ab hoc Cimbro gens Uecembreia manat. 
Ilinc genus egregium Butlalae : bine inclita quondam 
(iens Lapoitarum, de (pia UMjdo prodiit iste 
Serus Baptistae satus Augustinus, et almo 
Dominici nuper professus in ordine sancii, 
Qui patiiae baec monumenta suae , generistjue suorum 
Kdidit in num(Muiii, pattiimque nepotibus oitum 
Tradidit insignem : bine et Bussea linea : Colli , et 
Optima stirps, uostiae quondam dilissima gentis . 
()uorutu etiam fuerat nosliae pais maxima teirae : 
(Jlaraque progenies Dai'onum : Ferraiii(|ue 
Inclitus aeterno quos amplilìcavit bonorc 
Stirps pia Doaìinici Vincentius ordiids almi : 
Stirpsquc Pvodulpbea , buie et (piondam ai-menta i'ueic 
Pluriaia, et exeulli tria mllli.5 jiigera eampi, 
Tiesque greges pecudum, condita ex laete recenti 
Lagena, aeternum cogncnnen ab intfe dedeiunt. 
Illae etiam geminae, suae quae cognomina bobus 
Progenies antiqiia suis posuisse feruntur, 
Aut quae prisca voleus, de nomine nomina servant 
Clarorumque tribus, MorsclloruuKpie propago 
Ma reo la , quae gemino nitet diustrata decore ; 
Nam lie.et buie soli, cjim INlaj-ci lesta geruntur, 
Vexillum patriae populo praeferre precanti. 
Haec etiam in terris sancloiiim munere gaudet; 
Nam sibi conspicuum Tliomas pater ille beatus 



— 343 — 

Pracsiil arciiosis fontem impetinvit in nrvis. 

Aidiciiqiie superba doraiis , cui clesupei* udì 

]C\l»ihiUiQj est f inter no^ìlrorum nomina patium , 

Stiìlta pati, snpiensrjuc muri, et male vi\eje sempcr, 

J^r.ie;}U(r aliis ellerre suos : liirjc edita fertui* 

Quin etiani illa , viii'im n)a:^norun> praedila K>Uflc , 

Basilica nobiJitas, castri» dominata duubus. 

Caibonumque Iribus fidissima, fjueis l'uit ohm 

A patribus uu>tri custodia tradita castii , 

Ciirafjue portarum; stat adliuc contermina poilis 

Eli elomus ipsorum: cunctis(jue celebrior una 

Gens ^ astamiiium , ingenio dotata , virisque 

Motibus , et praestans, generoso Iioc principe g ludct, 

STIRPS IH. 

rfaec <{uorjue bis denis Ferlur decorata coloiirs 
JXdbibbns gens nostra vìris, quos Caesar ab oris 
Jlesperiae ohm, domitis. bue misit, Hiberis. 
IJinc praeclara domiis Tochorum fbixit origo . 
Coccoi iimque simul : populi quoque gloria nostri 
Gens Taramacca : liinc et stirps pia Podesiorum : 
Boccliarumque genus, et quid sacer angukis aml>it. 
Prodiit bine etiam non reicienda propago 
Clara Biffignandi , regum cui maximus ille 
Tradidit auriferas Ticini PVdericus arenas; 
Piuifa tidit quando se nostra ad moenia porca. 
Hinc quo(]L;e, qui mensis cognomine 31ercuri.ibs 
Gaudent antiquo, Madii erupere loquaces. 
Hinc etiam Pre videa domus, (piibus ozica semper 
(Jura fuit, silvas. et agros . et pi-ata colendi. 
Hinc quoque Vitales; quoniam bis Fuit usus alcndi 
Longus apes, Apii lougo sunt tempore dicti : 
Hinc Mortesini suicidic; piscilcgoque 
Insigues quondam Brancbates, Hinc Rainiiu, 
Hinc Gatta, Furlani , Bardiles, Valeriique, 
Hinc Massoniaci , Gusbertiniquc peuates 
Jpsa sui generis quondam monumenta tulerc. 



— 344 — 

Nec non et Cotti gens aspera, darà Magistri : 
Silva: Tegamali : Funii : Grifique dolosi: 
Nec lìon Barbassus, et Filosarchica scmper 
Ejcle lana domus : Vaggi, et pyra lutea diidum 
Bettica progenies; Bonfiglia , Parona , Pratici; 
Et Bellatiadae, Montani, Alasia , Brisci , 
Bullia , Latjuenses. Lancellotique, Scottique : 
Bagniadae, Frisci , Gaioni , Steva , Pulci; 
Compluresque alii quondam hinc prodiisse feiiintur. 
Harum aliiquae tiihuum sua adhuc bene nomina servant 
Altera nonnullae sunt in cognomina versae ; 
Quaedam etiam extincto penitus periere colono, 
Pro quibus elucent, quae post venere modernae. 

RECENTIORES 

Crux , Cassolani , Bregondi , Desia Magni , 
Vincallidae docti , Pedroli, Randa, Cremoti , 
Ferna , Ceredani, Yiqueiia, Tercliatiani, 
Barbaruber, Corni, Longi , Aliprandia, Torni. 
Ecce igitur quali , quantoque reFulget honore 
Haec tot originibus, ac tanto sanguine creta 
Terra Insubieis decus allatura tyrannis. 



Haec frater Augustinus Laportaniis Figlevanensis ordinis sancii 
Dominici j anno Domini 1490, die Ti Julii. Ad Magnificum D. Petrum 
Anionium Plaiinum de originibus populi Viglevanensis. 



— 345 — 



DE VIGLEVANO 

.^GIDII SACCHETTI VIGLEVANENSIS 

ENCOMIUM 



Sapienlissimis , e! Vigilanlissimìs Consulibus , el Decurionibus Yiglcvani 

M. F. 0. ìEGIDIUS SACCHETTUS 



Invictìssimiis ille popiilu^ Romanus omnium gcntium vietar, et 
clominus , quem in istius reìpuhblicae gubernaculis , quantum licei , 
Vohis ìmitandum Vos proposuisse lihenter et video , et laetor , corvum 
olim quemdam , a nescio quo necatum , miro funeris apparata , tubi- 
cine • musicisque praccinentibus , a servis eJJ'erendum , tumuloque 
mandandum curavit, nullo alio nomine, nisi quod is corvus Drusum, 
Germanicumque caesares , et ipsum populum Romanum nominatini 
salutare consueratj obruto insuper saxis, qui illuni necare ausus fuerat, 
Id mihi diu, multumque cogitanti, dareni ne liane ì^obis oratiunculam, 
an omnino supprimere, mirifice animum addidit, et. ut sperare potius, 
quam timere , effecit j ex quo ratus ego non iniquiori me conditione 
apud Vos fore , qua apud populum Romanum corvus ille fuisset j hos 
animi mei scnsus , inculte licet , et horride , aperire , edereque statuì. 
Sim vero in hoc corvus, si cygnus esse non licet, modo non molesius, 
nec ingratus sini F'obis , qui me , anno mine vertente , non iuvistis 



— 346 — 

soLuni , std elìain cohonestaslìs pracclaro ilio niunerc K'cslro, quo non 
ipse inagis , cjaam adolescenles mnltl bene de lillerìs ^ et opti/ne de 
patria merere cupicntes , civc.i ; impiani , vostri ad niaxiniani speni 
sunt excitati. Ilaec his ^i/idcmiarnrn dicbiis. Pliira alienando, et rninns 
invita Minerva fortassc dicalo. Interea Fobis , si iniiins rem ipsam , 
in qua i/ifantia/n nieam agnosco , volunlateni certe , in qua nieani in 
Fos observantiani agnoscetis y probari salteni cupio, ne cuiuspiant 
Monii iniuria siiere cagar im poste rum , sed potius inaledictis il/c suiv 
obruatur. Servet Vos , qui omnia potest , Deus, civitatenique islam 
vclit esse fxlicissimam. Viglacvani Nonis Oclobris 1596 



— :347 — 



UE VICJI.EVAiVO 

E N C O M I U M 



iyl.axirnam , atcjue pene inciedilìilein , et divinaiii in amore vim esse 
iiisitain, vel potiiis iinialaii» , ImQiineniqiie atl ea , qnae dirtìcillima 
SLint, fìeiiqiie vix posse videnlLir, ab ipso alliei, ineilari, iiiflammari, 
atque etiani cogi intertkim solere, euiu inilii aiitea peisiiasiim fuit 
gravissimis iiìulloiiirn moimnieiilis testaluni , tuni lioe tetnjìoro maxi- 
me, uosi molestiim qiiidem, expcriri conli ii^it. Cimi eiiiiji oliarissimos ; 
pulclierimosque li')s Insiibriae ncellos . Mediolaiìensiiim priueipum 
delicias , liane , inqiiam , amcciiissimam . jiiciindissimanique uiheiìi 
Viglevaiiiim summe , ut debeo , adlitic dilexerim . seii veriiis dieam , 
unice aiDavei'iiii , alqiie nune uno sì^no , ipso lamen eerle non obscnro, 
(pio illi , quae i.icio grata esse peispexi , lantiim eidem devinelum et 
obsliictLim me senliam. ut bellissime tum meeiuu agaliir. ciim alicpiid 
de ipsa , vel lospiar. vel eogifem, eam milii hodie provineiam sumere 
siim aiisns, qnam eloqiientissimiis qnisqiie orator sibi delatara siibter- 
Ingere conaretiir. Ego, inqnam . qui nullis fere ad dicendiim aitibiis 
instructiim , et a natura anguste praeditum me iioverim . liim triti 
illius (lieti sim non ignarLis, qiiod inultos a maxiaiariim rerum eum- 
mendatione deterret fraeidam laiid(;m vitiipcralionis notam (piamdam 
liabere praesignans, Viglovani laiides, qiias nmplissima.s, iii!ìiimeras(|ue 
esse video, aliqiia ex parte strielim deciiriere , ne dieam cxornaio 
bievi oralione pro'posni. Quamquam illud me dictum parum berele 
inovet, eum sommi rerum omnium opilieis, ae moderatcris Dei iaudes, 
([iias ne angeli quidem ip>-i salis digne., cumnlateipie prosscqui posseiil, 



— 348 — 

ab unoqiiofjiie prò viribus suis celebrari qiiotidie animadvertam. Ut- 
cLimqiie tamen sit aiidite, quaeso , clarissimi patres, et hoc meo in 
dulcissimam patriam amori date, adolescenti mihi hanc imam unice 
amanti, hoc vos item amantes condonate, ipsa vestra hiimanitale 
intercedente, qiiam imam exopto, imamque nunquam frusta appellatam 
maxime peto. Non injucunda erit omnino haec mea oratio, tum ver- 
boriim brevitate , tum rei novitate. Agnoscetis enim antiquissimos 
hujus vestrae civitatis conditores, quos non cuique fortasse vestrum 
uotos adhuc fuisse reor. Siquidem aliter , ac vulgo dicitur, oppidi 
huius jacta sunt fundamenta, aliunde nomen ductum ; et alia est 
ipsius tymologia ab ea , qiiam scioli quidam vaiie non minus , quam 
insulse dititant. 

Viglevanum ( aiunt ) Viglus olim Muex Trojanorum ducis comes, 
(jui uovas quaerens sedes bue appulit, constriixit, a seque vocari jussit. 
l^lacet medius fidius; iiec esset vos pocnitendum ab ea gente esse 
oriundos, ex qua nobiliores plaereque Italiae urbes originem traxisse 
gaudent. At non probatur. Quis etenim id unquam dixit ex antiquis 
scriptoribus ? Ex quibus , quarumve litterarum monumenti s hoc 
sumptum. Qui constat Yiglum bue accessisse, nedum urbem condidisse? 
quid inquam accessisse? quis hujus iiominis /Eneae comitem quemquam 
fuisse commemorat, imde hoc ipsum conjici possit? Nec probabile, nec 
verisimile videtur. Sed videte hominum audaciam , et aberrationem. 
Viglevanum (inquiuut alii ) quasi {'iciis A'V/zcrz^ dicitur. Pulcre quidem, 
(!t acute. Quis namque non credat hic Yenerem libenter consedisse , 
in tanta caeli clementia, et amocnitate agrorum , et in tanta floium , 
fructuumque jucunditate, atque varictate? Quin etiam Najades, Ama- 
dryades, Napeasque, si unquam modo fuerunt, hic maxime fuisse 
crediderim. At referant ipsi causam. Fuit ( respondent ) apud portam 
Mediolani eam , que ad hoc municipium ducit , simulacrum olim 
quoddam maimoreum Veneiis , et inde nomen natum. Ridiculum. Et 
Abbiate quoque celebre castrum , quod in ipsa via, et propinquius 
structum est, vicus Veneris erit igitur appellanduiu. Nondum fortasse 
illud erat. Non miiuis hoc, quam illud est inccrtum, Peigamus ad 
reliquos, si lubet, quos quidem non sine stomacho audivi. Aiitumant, 
atque etiam asserunt , nequaquam Viglevanum, sed Viglebium esse 
dicendum, nempe a vili gleba. Ecquis hoc scriptum reliquit? statim 
carmina quaedam nescio cuius adducunt. Recita. Fìlis gleba fui mine 
sum ditìssima tellus , et quae consequuutur. Antiquum est sane testi- 



349 — 

moiiium. Scilicet grave in primis. Porro qiiotiiS(iiiisc|iic est. r{ui litleras 
latinas norit, et carmina illa legcrit, (|nin a<l villulum Sfortiacam . 
Tion ad hoc oppidiim verba referri non inteJligat ? Deinde qui fieii 
istne potest, cnm is ipse piinceps, in cujus gratiam illa carmina l'ueie 
inscrjpta, Viglevanum semper, numquam Yiglebium appellarli? Valeant, 
si iicet, cum huiusmodi dicteriis. Longe fidlnDtiir, eorum pace dixerim, 
atqne ii non minus, qui Vergiminum, sive Vigivannm appellare maliint. 
Probabilius est sane, et credibilius, quod Saccus Papiensis historicus 
posteritati mandavit, a cuius aperta, gravique auctoritate dissentire 
non possum, antiquorum siquidem scriptis, et nominis elymologiae est 
valde consentaneum. Quid autem ? Antiqui Inter Italiae , popnlos in 
]ìrimis fiiere Laevi , qui Liguriam primo incoluere. Hi Papiam . et 
\ igievanum condiderunt , nomenque simul dederunt. Illam , quod 
lanjquam parens pia eos in sinus suos recepisset Papiam; liane tamquam 
l.aevoiura coloniam inde ductam Viclevuni primo figurate prò vicus 
LacNorum, deinde Piclaevamtm , postremoque , ut est usus rerum 
niagister, et moderator C. in G. mutato, quo dulcius auribus effliieret, 
omncs P jgl&iY/nii/n nuncuparunt. Cuiquidem Sacci sententiae midta 
sutfVagantui-. Nnm quod Papia a Laevis condita fuerit, auctor est Plinius, 
i!!e rerum antiquarum diligentissimus , acutissimusque investigator, et 
observator. Tiius quoque Livius probatissimus , et nobiiissimus liisto- 
licus refert Laevos non lunge a Ticino flumine constitisse, domici- 
Jinmque sibi elegisse. Quod Livii dictum , quis non videat, si bistori- 
corum dicendi genus attendai, tam ad hoc, quam ad illud oppidum 
posse referri, consentiente praesertim nomine? Proximura est illud 
Ticino fluraini ? at et hoc propinquum. Sed quis non fate])itur, si 
diligenter animadvertat, hanc aeris clementiam, sermonem, et proprias 
piiases, mores , et consuetudines Yiglevanensium cum Papiensibus 
magis, quam cum Mcdiolanensibus , vel Novariensibus convenire? 
Alcpii, et hi, et illi sunt nobis , si locorum distantiam spectemus, 
piopinquiores, quam Papienses, Quidplura? Nulli non est exploratum, 
uibem hanc agri Papiensis dira fuisse , iisdem iegibus , et institutis 
usos Viglevanenses , quibus Papienses. Nec mirum autem cuiquam sit, 
<piod non Porum potius, quam vicus Laevorum fuerit appellatum, ut 
Foium Segusianorum , Forum Clodii , et hujusmodi multa. Yicalim 
nanipe populos tunc habilasse Plinius, et Strabo teslanlur. Quinimo 
Mcdiolanum quoque ipsum, quae civitas est Insubriae piimaiia. vicum 
fuisse iidem aiiint. Sed finis sit tandem nec omnia rccenseanlui-. Fuil, 



— 350 — 

nmhij^erp non lic(>l , n T/jovis \ iglcvniuim nedifìcnttim : a L;i3\ is iionirn 
halx't; a La<,'vis et (lanipolacvuni Vii,'levani agcM' nomcn <-st soilituSj 
<I«iotl l)ai-l)aii allllcillan((^s Ganiltolntiuìi diciml , C^anipolacviim . \\uc. 
est campus Laevorum . diccndiini. A Laevis itcìii illud castiiim. nude 
liiiic regioni Lactimeliiiae iiomen accessit, Laeiimeliim minciipatiim 
esse conjicio; qniii eiiiiii Laciiniolum, tiisi Laevorum aimenlnm, et 
fiiiges ex graeeo sermone? Qiiin aiitem armentiim ex doctissimi Var- 
ronis sententia. nisi araraentum? Ecqua iiam in regione major leiroe 
cnltiis. majoi\e fVngiiru copia? Laenmelinae arva , ciiaj sint fertilia , 
cura tamen , et industria fertiliora magis semper redduntur. Pascua 
multa; nemora multa; aquarum rivi multi, quibus orata passio» 
irrigare licei; e\ (juo semper frugum , et quadrupechun magna vis- 
in veni tur. 

Sed quorsum haeo? quo alierro? ipiis nescit Laeumelinam tolius 
Insuluiae liorreum esse, et prom[)luariJuu omni deliciarum genere 
refertissimum ? ad rem jam redeo. Probatissima est philosophorum 
sententia, quam affert oratorum princeps in Hbro , quem de natuia 
deorum inscriptis. et illam usus quotidie comprobat, quod ingenio, 
et ad perscrutandum acutiori , et ad intelligendum apliori suut ii , 
qui terras incolunt eas, in q.iibus aer sit puius, et tennis, qnum qui 
crasso, et concieto caelo utuntur. Id si ita est, si tanta est vis aeiis, 
ut, quo purior sit, eo acutiora reddat illorum ingenia, qui ipso fru- 
untur, quis non araet. atque adeo commendet, immo quis commendare 
satis possit hunc purissimum, quo Viglevanum incolentes Fruuntur? 
Levis est bic aer, tennis, et purus , atque adeo purus, ut purior 
nentiquam esse possit, qnod quantum etiam ad lìrmam corporis con- 
stitutionem, et bonam valetudinem conferat, omnibus usu venit expe- 
riri , tum maximum, et neccssarium praecipnnmqiie vilae nostrae 
abmentnm aerem esse omnes fatenlnr; quemadmodum tenuem et 
pnrum, vitalem magis, et magis salutarem esse asserunt quod ntrumque, 
certe duces, et principes Insubriae, et exterarum nalionum multi 
senserunt, qui cum animum a curis recreare velient , et animi per- 
tnrbationibus, et corporis morbis mederi, bue se recipere solebant^ in 
pi'imisque Federicus II impcrator, qui multis boa municipium privi- 
legiis exornavit; Ludovicus Sfortia Insul^rum dux clarissimus, quem 
vita functum numquam sine dolore Viglaevanenscs meminisse possunt, 
civera 1 eaipe Viglcvanensem , Viglevani natum , Vigjevani educatum, 
Vigievani fere semper commoratum, utinam dieere lieuisset \iglevani 



— 851 — 

iTiortiUim. llle , ille , iiiqiiam . fiiit iinjns iiihis. sin miniis conditor, 
certe quidem refector , amplifìcator , et, ut ita dicam , reaeditlcator , 
vere pater patriae , non dominns, amator , non dominator ille fuit. 
Nec mirum , qui eo ingenii acumine , ea sapientia erat ornatus , ut 
universae Italiac arbiter ipse videretur, et iuter principes niaxiraus 
princeps, et inter pliilosophos sapientissimus haberetui-, Ille pulcherri- 
mum , aaiplissimumque praedium Sf'orciacum ; ille ornatissiomm , 
commodissimumque forum; ille clegaiitissimiira, magnifìcentisslmamque 
insulam ingenti sumptii, incredibilique studio, et diurno judicio cora- 
pnratam Viglevanensibus reliquit. Ule arcem novam struxit. Ille vias 
rcetas, ac expedilas ad urbanam magnilicentiam , splendoremquc red- 
(lidit. Ille plurimis aquarum induclioni])us, [)ralis , agnsque passim 
iVrcunditatcm dcdit, Ille denique, ut rei exitus in execiabili illa , 
inauditaque Helvetioriim peifidia docuit, Viglcvaiieiisium saliitera suae 
ipsius vitae anlcposuit, quae si longiuscida fuisset, non multiim sane 
mine foret , quod \ iglevaiuun caeterìs Insubriae oppidis inviderei. At 
vero rex ille Gallorum potentissimus Ludovicus undecimiis quid sensil, 
qui Jacobo Trivultio lucile, temporibus iliis, exercitus duciim piincipi, 
cui uno, quod opulentissimi ìnsubriac, pene dixerim , regni esset 
politus, deberc se videbat, nidlura majns, ve! gratius iili praemium 
dare se posse exislimavit, qiiam salubei-iimac lìujns urbis possessionem ? 
Quamobrem maicliionem illnm Viglevani ereavit; qni deinde multa 
ad ecclesiarum , et religiosoium omnium ornatum , et eomniodum 
cfjiUuJit, Viglevanique nuramos aereos, argenteosq\ie j>ercuti jussit. 
eujus gen-eris ctiamninn siint apud cives, 

Sed ubinam Franciscus lìosler secundus Ludovici illius Sfortiae vere 
filius? quam sae[>e, (piam libentei* Viglevanum is coluit? qnam fami- 
iiariter, et amicc intei- cives vei'satus est, et vixit? quam «aepe in 
maximis rebus, et publicis, et domesticis Viglevanensiura opera est 
ir'^us? Haec una illi erat in amore. Hic illius scdes ; bic curia fuit. 
IJic basilicam divo Ambrosio aedem summa pietatc dicavit, summoque, 
et regio sacrarura vcslium, et peristromatum apparalu exoinavit, atque 
ampia dote donavit; tum flaniines , et sacerdofos certos illi multos 
inslituit, et stipendia, unde boiiesle viveieiit, addixit: atque, dcmum 
inter Italicas urbes relalo \'iglev;»no, concedente Clemenle seplimo 
ponlifjce max. episcopum Galealium Petrejum l^ìpicnsem pallici uni 
nobilissimum , et fortissimum duccin, senatorcmfpie claiis'simnni desi- 
gnavit. Veruoj et ipso, u! pulcr, cum Coitiuiam modo j)i.»:ii n,a \ciii. 



— 352 — 

modo iniquissimam iiovercan» saepius sensisset , nimis cito discessit a 
nobis, SLiiqiie desideriiim maximum apud omnes, et perpetuiim reliquit. 
Quid cardinalis Sedimensis Matthaeiis Schiner Viglevanensium ipse 
quoque marchio, qui multa, et ad pulclnitudinem , et ad utilitatem 
civium ubiquc, tum maxime in sacris aedibus refìciendis, et augendis 
curavit, atque turrim illam miro artificio a Ludovico duce desidera- 
tissimo constructam mirae magnitudinis, mirae \irtutis tintinnabulo 
exornavit? Quid Carolus Quintus iiiter augustos augustissimus, et iiiler 
caesares caesari ipsi primo cum naturae, et fortunae, tum animi bonis 
quam simillimus, sed in hoc felicior, quod chrislicola , et in hoc 
fortior, quod post omnes hostes devjctos sui ipsius etiam victor extitit. 
Is diu Viglevani fuit, et libenter non sine admiratione, et animi sni 
voluptate agros omnes, et silvas didci, multiplicique venatione una 
cum principibus mullis pbuies peragravil. Quid rex GaJliarum Fran- 
ciscus , qui in Papiensi obsidione Vigievanum omnem argenti, aurique 
vim contulerat, bcet ut optaverat, hac caeli , urbisque jucunditate f'rui 
non potuerit, quod, ut est belli varius , incertus'que exitus, dum 
Papiam cogitai, in Hispaniam praeter \oluntatem , et praeter opinio- 
nem fuit aductus? Quid Caroli V filius Joannes Austriacus, qui patris 
mehercule ipsam \irtutem , et felicitatem referebat ? Diu, diuque hic 
domicilium habuit, omnibus Viglevanensibus dilectus, et amicus; cujus 
jucundissima recordatione nemo , qui illum novit , non gaudet. Nimis 
longum sit, si omnes singillatim recensere velim: Alfonsium marchionem 
Vasti ( utar enim verbis vulgo notis) imperatoris in Italia vicarinm, 
adeo hac urbe oblectatum , ut extremum hic \itae suae curriculum 
conficere voluerit : Ferrandum Gonzagam principem tunc omnium 
generosissimum , et ducem invictissimum ipsum quo(jue imperatoris 
vice gerentem, qui liane maxime coluit, et plerumque hic jura dedit, 
forumque egit: Franciscum Estensem Hercuiis Ferrariae ducis fratrem, 
et caesarei equitatus imperatorem; principem Parmae; ducem Sessae; 
ducem Brochetti : marchionem Pescarae , marchionem Aiamontis , 
aliosque multos, quibus haec sedes mirum in modum arrisit? Senserunt, 
quam jucundum sit Viglevani traducere vitam Galealius et Mauritius 
Petrei , Alexander Casalis, Bernardinus Brissenius, Petrus Faunus , 
Marsilius Landrianus episcopi omnes; qui maximis laboribus, amplis- 
simisque honoribus perfuncti hanc unam sibi divinitus delatam elegc- 
runt ad reliquum vitae suae tranquille, et placide transigendum. 
Aquarum vero, a quibus omnium rerum generationem esse factam 



— 353 -^ 

autiimant quidam plnlosophi , vei abundantiam . voi suavitatem , vel 
etianj saliibritatem, quis liic desiderare poterit? Foiitiiim bic gehdae, 
levesque aqiiae, amiiium pellucidi, purique Jiquores, qui inter sorupos 
aureos leni, jucundoque murmurc dilabentes cum cbristallo ipso con- 
tendere videntur: addo viridissimos riparLim vestitus; prala undique 
renitenlia, quae suavissiraum semper odorem eructant, et intuentium 
animos raiiifìce oblectant, atque redintegraiit ; piscium variam mulli- 
tudinem, mullam varietatem , multam , variamqiie suavitatem, quos 
omni anni lempoie tum ad voluptatem , animique relaxationem , tum 
ad utUitatem, et lucium, si velis, nullo quasi negotio capere licet. 
Sed ubi aestivis diebus , quibusnam aquis, iimbrisque, et melius , et 
salubrius refiigerari, et rccreari datur, quam bis aquis, et nemoribus, 
et sylvis? midtae quippe sunt multumque , et varium fcrarum genus 
suppeditantes , venationes» quae et deiectationem , et commodum 
pariant, multas, et jucundas; tum ligna sive ad calefaciendum corpus 
adbibere velis, sive ad aedifìcandum copiose, et summa facilitate 
praebentes. Ubi plures venando feras nancisci ? Ubi plurcs , pinguio- 
resque coturnices , ac perdices, et bujusmodi, quae solent esse in 
delitiis, aviculae? qui volucrum lapsus, et cantus^ qui terrae vestitus? 
quae florum, liliorum, rosarum, byacintborum, violarum, et id genus 
varietas, et odor? Quae pomorum item varietas, et copia? Quam 
jucuiìdus aspectus, quam suavis odoratus , quam dulcis gustatus ^ 
Pomorum , amigdalarum , cerasorum , avellanarum , persicorum , 
prunorum, fìcorum , uvarum, frugumque omnium, qua; ad bominum 
victum, et cultum , salutem, et jucunditatem faciunt, incredibiìis est 
ubertas , et insatiabili varietate distincta. Quis autem , cum se a 
judicialium , forensi umque causarum strepi tu receperit , animum 
urbanis curis, vel domesticis tricis fessum libentius, faciliusque levare 
ac recreare potest, quam boc secessi!, et otio jucundissimo , apricis 
deambulationibus , vinearum , arborumque composito ad jucundam 
speciem ordine, agris bene cultis, amoeno coliium aspectu , rivulorum 
murmore, aperto, puroque cacio? Quis non statim omnes , quae, 
animum suum nubes tenebant ol^sessum evanescere totumque se 
levare, ac refici sentiat? Quis non sensim ad pulcberrimarum rerum 
contemplationem suaviter rapiatur ? Quae voluptas liuic potest esse 
par, cum omnia, quae ad coiporis usum , et animi delectationem 
pcj-tinent se utidiquc offerunt, et alia simplici , et alia artificioso 
culti! , suas opes , boncsto, et grato certamine ostentant ? Cum tanta 

23 



— 354 — 

coioriim vaiielas minime fucata ante oculos versatur ? Cum aves 
multiplices modo per ramulos saltitantes, modo dnlces sonos , tum 
continims, tum concisos, tum exlensos, tum inflexos dulci vicissitudine, 
et commutatioiie emittcntes audire licet ? Cum timidi levipedesque 
lepuscoii, et capreoli, ac elatis cornibus cervi, huc, et illuc cursitantes 
spectai.'uj-? Jncredihiii quisque sensus ^oluptate perfunditur. 

Jam vero quid dicam de arbore illa, que prudeiitissima consetui-, 
unde l)ombyces alunlur, ex quibus quotannis maximos, uberrimos<jue 
fructus percipiunt Viglevanenscs ? tantam enim serici vim exigunt, 
ut innumeri illud expolientes , et ad varia vestium genera aptum 
reddentes, variuuKjue usum extrahentes commode satis quidem inde 
vivant, et honeste multam sibi pecuniam componant, quod tum 
exeultiMU, ed interduai etiam rude in omnes pene regiones transmittitur 
idque non multum sane babet negotii , cum Viglevanum in medio 
multarum urbium instar umbilici quasi divino nutu situm sit, et 
locatum , iiabet enim ab oriente Papiam , ab occidente No\ariam et 
Vercellas , a meridie Casalem , et Alexaiich'iam , et Dheitonam , a 
septentrione Mediolanum , quarum nulla est, quae minus unius diei 
via Viglevano non dislet, quae res quantum referat, quantique sit 
facienda ob multa in medio nunc relinquendum duco. 

Sed et lanificium Idc postremum non babetur, quandoquidem 
lanca Viglevani elaborata erant olim in primis desiderata , atque ne 
nunc quidem neglectui babentur. Caro auteni bidiula. et vitulina melior 
quidem, et vilioii praetio Viglevani, quam alibi, venit ; tum panis 
Jevissimiis, candidissimus . et optimns , vinnm geiierosum, annona, ut 
uno verbo dicam , facilior, et vilior semper. Quae omnia miros Vigle- 
vani amores apud principes omnes, et duces Insubriae praesides exeitant, 
et soavi quadam band ingrata vi alliciunt adeo, ut principura domi- 
cilium saepe videatur; ad quae accedunt etiam uibis aspectus , quo 
niliil jucundius, vel pulcrius, viarum species non minus commodi , 
quam jucunditatis praeseferens, forum quadratum amplum et magni- 
ficum , miro, et uno eolumnarum e marmore ordine mire dislincto 
unaquaque ex parte exornatum, et pavimentatam porticum , quasi 
peristillam quoddaua , circumquaque liabens , et tempio majori , et 
regali insulae, et publicae decurionum curiae , et praetorio , statini 
expositum; tum ipsa insula, quale urbis regiones omnes supereminet, 
sulquc gloriosam ostentationem aifere videfur. Et quem in sui admi- 
^atioiiem, et aniorem non trabat elegans ipsius forma, admirabiiis 



— 355 — 

structara , decora amplitudo , totius flenique aedifjcii sitns ordo , 
magnillcciilia, mimerus, et varietas? Ea siqiiidem esL ut qniscjuc re\, 
et imperator, maxiaius licet, libenter, et eoiumode, et Ijoneste habi- 
taret. Quid eiiim pidcrius quid ornatius quid delectabilius ? Qiiid 
magnifìcentius , et commodius in hoc genere inveniri potest? 

Jam vero ne sim in dicendo multus, quos viios, et quot hoc mu- 
iiicipiuni mundo dedit? Qui patriae, qui Insubriae, et aUis principibus 
strenuam , fidelemque opeiam navaruiit? Qui romani impelli, roma- 
iiique sermonis splendore a barbaiorura impetu tueii , servareque 
semper sunt conati? Qui nemini in Deum pietate , fide, religione, 
constantia postponi unquam sunt passi ? Ut inter caeteros Petrus ille 
Candidus Vjglevanensis , qui, qtiod raro sane, et paucis coiitingit, est 
asse<[utus , et armis, et litteris praestantissimus , tum graecìs, tLini 
latinis, qui cum Appianum Alexandrinura, et Plulaichi ])aralella, non 
invita quidem Minervae musis Romanis donasset , libros a se quani- 
plurimos latine conscriptos ad centuni , et tiiginla , praeter vidgaies , 
edidit. Flornit autem Philippi Maiiae .Sfortiae ducis temporibus, cui 
fuit a secretis, et eo dt:inde vitam cum morte commutante, Mediola- 
nensium libertatis piaeses , et custcs extitit ; tum apud JNicolaum 
quintum pontif. max. et Alphonsium quintum Ai-agoniae raultarum 
provinciarum rcgem , illuni, cui magnanimus fuit merito cognomen . 
eundem, quem apud Philippum , lociun tenuit. At quem pontificem , 
quem regeai ? Omnitim , prope dicere ausim , virtute, sapientia, libe- 
ralitate, rerumque gestarura gloria utrumque amplissimum, utrumque 
laudatissimum ; uterque siquidem certatim prae omnibus litterariani 
rem, et militarem disciplinam sexcentis ante aanis in pejus ruentem, 
jamque feie extinctatii penitus, maximo studio, et liberalitate excitavit, 
fovit, ornavit, atque in veterem dignitatem vindicavit, ex quo, utriusque 
item aulam videre erat non ornatissimam modo regiam domum , sed 
et florentissimam omnium laudandarum arlium academiam, et Martis, 
et Palladis alumnis nunquam non patentem , piena sunt omnia scri- 
ptorum omnium scripta utriusque principis laudibus. 

Sequitur Candidum Ubertus Decembrius iisdem temporibus, eadem- 
que patria natus, easdem linguas assecutus, iisdem posteritatem litteris 
juvandi studium sortitus , iisdem apud Insubres honoribus functus, 
eodemque loco Mediohini urna marmorea sepullus; tum Andreas e 
Buxorum familia Aleriae episcopus , Sixto quaito pontifici maximo 
adeo charus, ut penes ipsum arcana omnia secieta deponeret . et 



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— 356 — 

bil)lioll)rcao rtiram esse vellct, ca vero doctiìna , prohitale, et pìetale 
vinim, (iiieni iiiiivcrsus eardinaliiim caeliis non m'miis snsciperet. 
{'laiii araarel, atque ipsins Andrae fratei-, Jaeobiis Buxeiis , qui ob 

iam , multamque doctriiiam , sapieiìliani , et iivtegritakm , eidem 
j)ontl(ìcc luaximo eonjunctissimiis vixit, et aiTiicissimus, quorum eximias 
Ilio laudes iieuti({uam recenseo , ne de rebquis omniiio silere cogar. 
Non enim possum non niemiiiisse Joaniiis Valerii, etpiitis splendidissimi, 
et jui'econsidti celeberrimi, ({ui mullis in civitatilnis , tum maxime iu 
ea , quae studiorum mater dicitur, Bononia , praetor jus dixit; ubi 
adeo sapiente!-, strenue, recteque se gessit, piivatis, summis^ intimis 
cumulate satisfecit, ut tum demum decedentem iilum tubis, et mili- 
taribus signis sex praemissis Bonoiiienses domum letluxerint 

Sed oraittamus quaeso antiquiores; de iis, qui patrum, uostrave 
memoria floruerunt, abquid etiam videamus. Habuit namque patrura 
iiostrorum aelas Joannem Scolum equitem ornatissiaium, et Pii quinti 
pontifìcis maximi eleemosynis eiogandis piaefeclum , et deinde prae- 
gustalorem fidelissimum ; atque eharissimum Thomam Scotum aeutis- 
simum, integerrimumque tbeiogum, sacrae inquisitionis , ( ut voeaiit ) 
Romae conimissarium , Sutrii , et Nepetae Etiuriae urbium eum am- 
plissima, et libera, tum bumanarum, tum divinaiiun rerum admini- 
stratione vicarium , et postremo Tnterramnae episcopum , jam jamque 
intei* cardiualium luiaierum referendum, si longiuscula lucis usura 
illi bui licuisset. Verum quod ipsi invitla mors ademit , civi tamen 
Viglevanensi eessit. Arebangelus enim Blanclius in eius loeum eommis- 
sarius sulFectus, et episcopatum, et eardinalatura est assecutus, «piamvis 
uec diu ipse quoque superfuerit. At paulo post niliilominus eadem 
cai-dinalatus dignitas Yiglevanensi fuit delaia Joanni Paolo Cbiesiae , 
cuius unius, uedum caeterorum , quos proposui » virtutes, et acta si 
vellem oratione complecti, ad multum profecto tempus res esset ducenda; 
accidat licet nescio quo paclo , ut, cum non omnia recensere possim, 
et ouinia strictim snltem attingere velira , multa tamen praeteream 
nequaquam siìenda , multosque uon orailtendos. Praetereo quippe 
Deronymum Ferrarium virum eruditissimum, in sacra tbeologia multos 
annos eum maxirao bonore, gloiiaque versatuQi, qui raidta bominum 
memorine sempiternae tradidit. Praetereo Augustinum Poi'tam , et 
Barlbolomceum Vastamilium, quorum alter poeticem , alter bistoriam 
luculentis seriptis illustravit. Pra-lei-eo Ferrancbim Silvam , et Petrum 
Bosium, illa non patria? solum . sed militile etiam durissima lumina, 



— 357 — 

utrumque strenuum militam clLicem, utriiraque hiiiiis novoe Viglevani 
arcis praefectum , et alterum , Bosiiim scilicct. Coiitlio prinium , et 
illi deinde inexpugnabili urbis Romance aici a Pio quinto summo 
pontifiee prDRpositum. Praetereo alios, et quidem multos, qui tum domi, 
tum belli boiiestissimos gradus habucre , doctores. et duees. De mili- 
tibus vero singulis quid afferam ? Quando superioribus annis in Insu- 
briu , qui milites cogebant, tum sibi maxime rem belle casuram arbi- 
tral)antur, cum ex quo municipio collegissent plurimos: sed nunc 
mutala ratio est temporum, evanuitque prope modum tota illa superior 
militiae disciplina. Quod ni esset, ne multos videremus invictos milites, 
et multos litteiis praestantes; quamquam nec modo caret ba-c uibs 
viris , et in aimorura, et in littcrarum tractatione praeclaris, oninique 
laude cumulatis. Quis enim non laudet, et cum quolibet eorum, quibus 
gaudet autiquitas, confcrendum non censeat Jùcobum Tliuscanum, 
qui non liumanarum modo, divinarumque legum scientiam , qua 
maxime pollet, laurea donalus; sed et litteras omnes, quae ad buma- 
nitatem spectant, sibi vindicavit ? Ex quo nonnullis ab bine annis, 
patrem suum Petrum Ambrosium civem optimum etiam in boc lefe- 
rens, qui ante ad invictissimum imperatoiem Carolum quintum missus 
fuei'at, ad Pium quintum pontincem maximum oralor a Viglevanen- 
sibus unus fuit deleclus , qui divinam ipsìus pontilìcis ereationem 
gratularctui-, utpote illi, qui ab ineunte astate Vigb.'vani in divi Petri 
martiris a^dibus totum se Deo , divique patriarcbic Dominici institutis 
devovisset, eaque sibi instrumenta parassct, quibus deinde fultus rei'um 
moderatore sic annuente, ad altissimum illum dignitatis gradum, quo 
iiiliil est in terris altius, omnium bonorum applausu ascendit. Suscepit 
vero lil»enter Tlusscanus illani sibi a patria datam ])rovinciam , et in 
ea sanctissimo patri adeo se probavit ornatissima, quam apud ipsuni 
liabuit, oralione, ut Fulginatibus populis illieo fuerit pi-oepositus, apud 
quos magiiam sibi , et posteris suis, et patrire gratiam, et gloriam est 
adeptus, idque non minus in regia Hispaniarum aula, in qua multos 
ipse annos laudatissime vitam perduxit , nunc autem ingraveseenle 
adiate in patria, et patricc vivit , vivet(]ue perpetuo apud bominum 
memoriam, librorum, quos ad multum numeruna, multaque, et varia 
doctrina refertos latine eonscri[)SÌt, gratia, si illos unqiiam typis mandarit. 
Sed ex una cpiaque lamilia viros virtutibus insignes reperiemus. 
]\am et Garonum genus, ([uod est in primis clarum, et ornatum , 
magnus gloriai cumulus accedit ex Joseplii Garoni j. e. non postremi 



— 858 — 

onliiiis siiuuDa siipiciilia , ciim siimma clocjiicnlia coniiincta, iilraqué 
.si(jui(l('m ita in co coiispicitiir , ut proprium ibi douiiciliiim utraque 
sibi elegisse Nidcatur, f\uo ipsius cognomen , insigneque, et rcs ipsa 
simili apte coiivtMiireiit. Quid iiamquc Garonus ex graccis lilteris, iiisi 
t'lo(|ucutcm meutcìB significai? Quid niens eloquens , nisi sapientiam, 
et eloqiKMitiam simui junctas? Junguntur autem liercle libenter, quod 
illa est iiumanarum, divinarumque rerum scicntia , licec illius comes, 
et interjues co])iose lf)quens sapicnlia , et quac illa acute, recteque 
judicat, luce apposite, apteque explicat. Insigne vei'o consentaneum est. 
Acjuila, cui sidjcst quercus, Dii boni ! quid ma^is convenire potest 
Garono ? JMagna est dos Aquila?, qua? sola inteiitis, inconniventibus 
oculis solem aspieere potest. Magna est vis sapienlise quas sola verum 
solem Deum intuetur. Non brdituj- illa fulminis ietu ? liicc a fortuna?, 
nioihs(|ue telis (ula manet. Quercus ad bacc fortitudinem designai, 
unde nomen rol)ur. At quid el(j(]ueiitia Ibrtius , quaui animorura 
dominam \ocant ? An non ipsa eos vincit, quos multorum armata 
inanus siqìcrare non potuit? Testis est clarissimus ille Epirotarum rex, 
<jui nialcrnuni ab Achille, paleinum a]) Ilercule genus se referre 
gloriabatiu'. Is dicere solebal Cineara Tbesalum , Demostenis scmulus 
qui l'uit, plurcs sua eloquentia uibes cae[)isse, quam ipse armis unquam 
cicpissel , vii- aiioquìn bellicosissimus , rex(|ue pofentissimus. Latissime 
patent eloquenti^; vires. Sudai inteidum, ut ait Latinus iioster Homerus, 
roscida mella quercus? Emittit eloquentia dulciores quocumque Dielle 
fVuctus. Piajclare igitur cognonacn Garonus, et cius insigne Josepbo 
conveniunt. Quo quis in judicando sapientior? Quis in demonstrando, 
et suadendo eloquentior? Quis quae e l'eip. eommodo sunt, videt 
aculius? Quis rel'ert ornatius ? 

De jìoneslissima vero Laxarum familia quid dicam , euius nobili- 
talcm simul, et antiquitatem doclissimi elrusci poetae Dantis ìestimonio 
omnibus licei agnoscere? Ipse enim Fuccii Laxari meminit, cum ante 
nos annis Icrcentis florueiint; et Cbristopliorus Landinus, qui, quae 
ille sapientissime dixil, acutissime est inlerprai'tatus, Laxaros in llelruria 
jam tum nobilissimos fuisse asserii. Quorum band dissimilem se pracbet 
Michael Angelus Laxarus patiicius \ iglevanensis primarius , qui Con- 
silio, aiìclhoiitate , et opibns adeo pr;estat , et omnibus prodesl , ut 
primas illi cives facile tradant. Cuius domum ipsam prosperitatis 
sedem, al(juo fìrmum honorum, lilteralorum, et pau))erum pncsidium, 
icfugiumijue esse nemo non sensil; alqui ist hoc Laxarum, tum ipsius 



— 359 — 

proprÌLini. Ecquidnam Laxarus aliud graece significai, quam liicrum 
abundans? Ecqiiid ex sacra lingua aliud, quana Dei auxilium? Videte 
autem, ut beile gentilitum quoque insigne consensit. Aquila nigra in 
aureo coelo. Aquila liieroglyphice apud Acgiptios quid aliud erat, 
quam prosperitalis nota? Quid prosperitas, nisi , ut Laxarus sonat, 
lucruna abundans? Nec commcntitia sunt b.Tc. Aegiptii , qui omnium 
post natum genus bumanum, si Diodoro credimus, antiquissimi sunt, 
et disciplinarum quam plurium invenlores fuere, ut Daedalus, Melampus, 
Pithagoras , Homerus, Plato, multique alii nobilissimi viri testanlur, 
primi omnium mentis sensus bieroglypbicis litteris, idest animalium 
quorundam nolis , patefacere caeperunl, cum litterarum, quibus nunc 
homines utuntur, nedum esset usus inventus. Quare inter alia , cum 
prosperilatem indicare vellent, Aquilam efììngebant. Aquilam prosterea 
Jovis alitcm vates esse volunt. Quid porro Jovis esse alitem, nisi 
juvantis esse ministram ? Vel quid Jovis ales, nisi quod juvans alil ? 
Quidve juvans alit, nisi quod a Deo est? Et quod a Deo est, auxilium 
Dei (id quod Laxarus liebraice signat) rite dicitur. Non possum autem 
tacere de ipsius Angeli insigne, quod illi tantum, et revera proprium 
est; miram enim babet significationem , et convenientiam cum genti- 
li tio maximara; ut quod Aquilam in altum testudinem rapientem, et 
ad saxum dimittentem babeat, volitantibus utrinque aviculis. Animad- 
vertendum eam esse Aquila? naturani , ut nunquam totum , quod sibi 
compararit, edat ; sed semper aliquid reliquis avibus rclinquat edtm- 
dum. Testudinem autem cum capit, quae tunicata est, allius allollil» 
et ad nudum silicem jacit , quo ooncidatur, et inde sit esui. Aquila 
Iranslate prò excelso, generosoque animo sumitur. Testudo prò pecunia; 
linde adagia: Muscas Aquila non captai; et Testudo sapientiam, 
virlutemque interdum superai. Hoc in Micbaele Angelo pcr*picitur. 
Aquila est ilie , excelso scilicet animo, et generoso, comparai sibi 
testudinem, boc est pccuniam, qua deinde aviculas, litteratos^ probos, 
et indigentes- ad alta invitans, tacite signat, unde auxilium sibi ipsis 
sit expectandum , ac demum . qua? illius est virtutum genitrix fruga- 
litas, majorem partem ad eoi'um commodum servai. 

Nec vero nomina, cognominaque temere indita fuisse credendum 
est; nam in verbis maxime a Gracco, Hebreoque fonte deduclis lalet 
plerumque vis, natura, facultas rei; quod nisi ita essel, band acute 
vidissent Plato, et Dionysius Areopagita, ne ca!leros adducam, quorum 
alter in Cratylo diligentissime nominum etymologiam scrutalur ; alter 



— 360 — 

vocum oiij^iiiis, et naluroc est adeo studiosus, ut alliora Theologise 
DiNsLeiia in ipsis verljis sedulo perquirat. Atqiie iiterrpie , et exiinio 
jiiclicio , et divina pene doctiiiia ornatiis fuit, iiiiaqiie omnium sen- 
leiilia lial)eliir Sed quid opus est testiJjus ? Res ipsa per se iiidicat; 
quid eiiim, ut de iis, quce mai^is in ore omnium \ersantur, proferam; 
quid incpiam Jesus, uisi servator? Quid Adam , uisi terrenus ? Quid 
Eva, nisi vivens? Quid Noe, uisi diluvii eessatio ? Quid Abraham, 
uisi palei- credentium? Quid David, nis(i Dro dilectus ? Quid Bethleem, 
ubi natus est Christus, verus panis Angelorum . nisi domus panis ? 
SvAÌ , ut ex GieTcis etiam aliquid, Evangelium quid aliud signifìcat, 
quam Jatum faustumque uuutium ? Quid baptismus , quam scelerum 
purgationem ? Quid eucbaristia abud , quam bonorum couvivium , 
sive gratiarum actionem; sive pio Ijeneficiis acceptis saciificium? Quid 
aliud episcopus , quam custodem , o]jser\atorem , medicum? Dicerem 
quam apposite sint hujusmo(b nomina iliis imposita, sed supervacaneum 
esse diu;o, quod ncmo non salis id uovit. Ad hoec quid Bosius , nisi 
aspirata in suam mediani mutata, quod usitatissimum est, lucis IjHus? 
Eequiverius lueis fìlii diei possunt, quam Alpbonsius Bosius magni 
consilii , et multiplicis doclrin.-e, rerumque experientia? Tir? Bonaven- 
tura Bosius Pbilosopbus excultissimus; Vincentins Bosius j. e. pruden- 
tissimus; et ipsius fiater Ambiosius musarum ebarus abimnus ; Cassar, 
Petrus Antonius Bosii, patricii<|ue omnes Viglevanenses ? qui suo vitse 
splendore, doctrina , atque virlute illustrant in dies magis patriam ; 
et Petrus Maria Alpbonsi fìlius magna spes , nova lux altera patriae ? 
Quid Tliecamala . nisi scrinium scilieet eonsiliorum, et alam scilieet 
justorum? Ecquis Joannem Baptistam Tbecamalam gravissimum advo- 
catiun scrinium eonsiliorum , et alam justorum non fateatur , si ejus 
o[)era sit usus , vel non sit abusus? Nemo clienles libentius suseipit; 
nemo sapientius illis prospicit; neoìo acrius prò ibis })ugnat; nemo 
meli US tuetur ; nemo servat facilius; nemo fovet studiosus. 

Ut autem brevitate, et varietale satietatem, quantum licet, effugiam, 
(}uid Basticus, nisi, una lilterula dempta, urbanus? Qui vero uibanus 
ex communi Latinorum usu (ìicitur, nisi is , cujus in dictis, et lactis 
nibil odiosum, nibii inccnditum , nibil absonum , niliil agreste, nibil 
turpe merito notari possit? hi quo pra^terea Demostbenes ille Grecorum 
eloquentissimus maxime Quintiliaiii testimonio commendatur , nisi 
quod cssct urbanus? At nihil Vinccnlius Basticus agit, nibil luquitur, 
quod et ore ; et gestii, et loto eorporis , animique babitu ipsam 



— 361 — 

inbanitatem non rcdolcat; quam vjrtotem esse Stoici rectissime pulanl; 
quod non co dictum \'elim, ut una sit illa in Bastico viitus ( cactasre 
namque simili insiint ) sed, quod in uno Bastico illa proecipue vigeat. 
Grabellonam vero antiqiiissimam sobelem Gradiva Bellona gloriosam , 
ac non indiguam qui ornare possim virtute, opibusque ornalissimam, 
cujiis et unus instar omnium testis Franciscus Grabellona, vir ingenio, 
opibus, liberis, propinquis , ailìnibusque florentissimus ; erat autem 
Bellona apud Pvomanos, GroDcusque virtutis, bellorumque Dea, Martis 
soror , cui primum fuit epitheton Gradiva; quemadmodum Marti 
Gradivns, quod Thracia lingua bellicosum , fortemque signifìcat; et 
in Cappadocia Bcllonae templum tanta jeligione colebatur, ut ejus 
sacerdos majestate, imperio, et potentia secundus esset a rege. Gra- 
bellona vero soboles niliil, nisi gradiva Bellona natum signifìcat. Ad 
quam cognatione quadam proxime accedunt Ferrarii ex Marte oriundi; 
nibii siquidem aliiul sonat Ferrarius. quam Mailis cognationem ; 
quod in Paolo Fei'i-ario gloriosissimcc Venetiai'um reip. mibtum Duce, 
et fabrum pracfeclo . viro admu-abili ingenio, virtuteque commendato 
licet agnoscere; etsi magna ad Ferrariam gentem sit laudis, et splen- 
doris eccessio ex Paulo altero Ferrario equile, ac j e. Stepbano Fer- 
rarlo viro eruditissimo, et altero item Stepbano legum sacrarum doctore, 
iitroque insigni, laudatoque flamine. 

Quid Colles, quos insciens adbuc prcTtermisi? Quid inquam Colles, 
nisi viri, cum majorum, tum sua virtute excelsi ? Et excelsum sane 
lociim in bac urbe tenent Colles, atque inter cjeteros Morandus 
Collis pontificii, caesareique iui'is peritissimus doctor, et in episcopali 
Viglevani tempio ( ut sic loqiiar ) decanus; B^ranciscus ipsius nepos , 
et Vincentius Collis, uterque licet juvenis sit adbuc, uterque pbysicus 
cooptatus. Quid Cab ili, nisi altiora divinoe scriptiirae arcana, qui 
sciunt, et seivant? Et bis multum medius fìdius gloriae affert Micbael 
Angelus Cabalus, qui Viglevanensis bujus coetiis personam Mediolani 
sustinens, opera, studio, et grata omnibus dum prodesse conatur, 
multos sibi parit amicos, multasque opes , quibus patriae magis , et 
connuodo, et ornamento esse possi t. Ac ubi nobis Morselli, Jovis vates, 
et sacerdotes , ut vcrba indicant? Ubi Belloaci armorum tractatione 
deleclantes, atque y)ra3stantes ? Ex illis scilicet Belloacis Galliae populis 
originem ducentes, quos inter Gallos omnes, et bominum numero, et 
aucthorltate, et virtute, et belli gloria plurimum valuisse refert, Cscsar 
in commcntariis ; quamvis nec dcsit qui litterarum ornamentum, et 



— 362 — 

gloriam adiimgat. Est cjuippe ex Bclloacis mine litteranun laude 
iiisii^nis Clemens divi Dominici inslitutis addiclus, sacric theologiae 
iriterpies, et oialor, qui prceter ea, (\ux docte, pieque in sacris legibus 
scripsit, opus modo peiegregium , maximumque paiat, ex quo rerum 
(jmniurn, <pioc sol unquam vidit , peipetuam, jucuudamque seriem 
niiri(jce distinclain, et colligatam habebinius; nec puto iure, ut diutius 
illud posterifati debeat, qune quaiitus vir ipse sit quam multa, variaque 
eruditione, quam acuto iudicio, illa videiit, illa slatuet. 

Quid conimemorem Carboiies, (pios duo]>us milbbus ab bine annis, 
vel paulo minus llomae floiuisse lepeiio, alque ex iis coiisiìlares viros? 
Nunc vero Joamiem , et Jacobum patricios Viglevanenses principes 
ilorere video. Quid commemorcm Rosamaiinas, quos Hieronymus, et 
Josepb uteique j. e. non parum ornant ? Quid Araldos Petii Pauli 
ntiiusque jinis eruditissimi doctoris doctriiia, eloquentiatjue gaudentes? 
Quid Rbodulplios multa olim terree jugera . et pluiima armenta 
possidentes, nunc plurima viitulis ornamenta babentes? Quid comme- 
morcm Poitalupos invictos, promptns , alacresque Paronas, pios, gra- 
vesque Podesios, anliquos, insignesqjie Tocbos, eordatos modeslosque 
Codaceos, acutos, eloquentesque Piiteos, elaros, nobilesque Aidicios, 
vigilantes, industriosque Cbiesas , C:csatos magnanimos, ac litteiisy 
principibtisfjue deditos, alios(pie midtos , de quibus multa dicere, 
multaque polliceli tuto possem ? fiis eiit alibi fortasse locus . et, ut 
spero Deo juvante, erit. 

Imponatur modo bnis comitis ufriustjue Petrei Viglevanensium 
nobilissimi commemoratione, quos. etsi primum in patria locum merito 
tenere non ignoi'o, studiose tamen bactenus distidi, quo dulci, grataque 
eorum recordatione tanquam jucuntlo, et illustri signo banc oiatiun- 
cidam olisignarem. Nam quis non noiit Ferdinandum, et Philippum 
fraties, qui patrem splendidissimum e(piitem coesaieum , et comitem 
Brunorium Pctreium; et IMauiitium, et Galleacium utrumque dueem, 
senatorem , et bujus civitatis episcopum , patris, alterum fra tre m , 
aherum patruum babuere ? Verum ut unde sum digressus , longius 
sane quam putarem. aliquando tandem reder.m ; domiciJium principum 
esse \ iglevanum , contìrmat boc illustrissimus piinceps Alpbonsius 
Idiaques Ilispanus potentissimi, maximicpie omnium regum , quos 
homines unquam vidcrint, catbolici legis IMiilippi equltatus imperator, 
ejus principis fìlius, qui apud primum, bonestissimumque omnium 
regem, nempe ipsum Pbilippum primum, bonestissiraumcfue omnium 



— 363 — 

a stjcielis locum obtinet. Is namqiie illos, quos initio recensui principes, 
ut in cajteris laiidandis , etiam in hoc semulatus, liac mira cseli salu- 
biitate. et rerum copia, jucundo iirljis aspectii , et amplae insulae ma- 
gniflceiitia fi'ui statait. Viglevanum itaqiie colit , et libenter colere 
videtLir; atqiie adeo lil:>enter, quantum libenter Viglevanenses ilkim 
colunt, observant, et amant; libentinsque quotidie magis Viglevani 
erit, quod qua? bic bona, et commoda sunt, quotidie magis cognoscet ; 
quemadmodum Viglevanenses coeli benignitatem in se cognoscentes , 
quec acutissima, et ad liberales quascumque artes capesseiidas aptissima 
illis condonat ingenia, litterarum onmium bonarum studio quotidie 
magis inflammatur; et cum probe noverint, ingenium sine diligentis, 
docti, prudenlisque doctoris opera, qua? illud excolat, nullos, vel tenues 
edere fructus , ut ager natura fertilis , ut ait Tullius , sine cultura 
fructuosus non muitum esse potest , liberorum suorum institutores 
siimrais oflìciis, mulliscpie fovent, et pLiblico, et privato ornaiit stipendio. 
In quo tametsi quantum cnicere , prsGstarcque ipse possim , hoc esse 
non muitum, salis intelligam; verumtamen totum idipsum, quantulura 
idcun<pìe est, atque erit iinquam, patrine , scillcet Viglevanensibus 
omnibus debeo , debereque volo; patriae sum pollicilus, et patrioe 
nunquam non pi.TStabo. Si optatis res ipsa responderit, mecum pra^clare 
actum putabo; sin minus, voluntate quidem mea, et conatibus loetabor; 
sed si illud verum est, ut verissimum esse non vereor, bonestis optatis 
liomines , Deumque ipsum faveie , non est, quod id piane desperem. 
Quid etenim , bone Cbriste, bonestius , vel praestantius , quam velie 
virtutis semitas sectare , litteras tractaie, et de patria bene mereri ? 
ReFerant illustres illi vili, quorum ne nomina quidem sine admiratione 
audiuntur, Plato, Ai'istotcles, Cicero, Demoslhenes, atque bujus generis 
mulli, qiiibus niliil f'uit antiquius, quam, tum scribendo, tum docendo 
de omni liumano genere, priesertimque de suis concivibus bene meritos 
esse, niliil visum laudabilius, quam industriam , curasqae omnes in 
litterarum studio locare , nullum vilae genus totius , et jucundios , 
quam quod in litteris ducitur, nullum ad fortunae \im repellendam , 
vel suslinendarn , et supeiandam majns prcesidium , quam litterarum. 
Et mebercule ne illi acute vidcrunl, et sapienter egerunt; qui enim 
])ealiores, quam qui in littei-arum otio vivunt? Ex quibus nibil , vel 
boni frusta optare, vel mali pertimescere monemiir, tiim nibil illi 
vita mali proeter culpam nobis accidere posse docemur. In litterarum 
denique studio tanquam in portu tranquillissimo luti , et incolumes 



— 364 — 

esse licct ex tot molcstiarimi fliiclibus, cjiiihus iiiterdum multi, liccesse 
est, obriKiiìtur, et ii fi'iictiis pcrcipimitur, qiiibiis iiiliil uberius, nihil 
dulcius, iiiliil utiMiis baberi potest in lerris, qiios tantum babest, ut, 
iiec imber, ncc acstns, nec ulhis foitnnsc impelus eripiat, ut eliam 
augeat potiiis, qiiam imminuat. Poiro quacramus ex clarissimis ilbs 
chicibus , quorum memoriam nulla veluslas o])i'uet , quinimmo dies 
illustiem semper magis reddet; Paulos in(]uaru , Catones , Fabios, 
Syllas, lììaximos, Sci[)iones, Cacsares, et ex extei'is Cyrum illum Persarum 
regem, Alexandiuni Maccdonem, Annibalem Caitbaginensem, Tbemi- 
stoclem Atljeniensem, aliosque illos lieroes quaeramus ex illis, quonam 
duce, quove aduiiuicido ad eam rei militaris pra^stantiam , ad tanta 
imperia, ad tantam amplitudinem, et dignilatem , ad tantam laudem, 
et gloriam pervcnerunt. Respondent quippe statim , nec inlìciabuntur 
iitteiis i(l in primis acceptam ss lefeiie. Hinc ad solidam veramque 
gloriam exeitatos, bine ad praeclaios conatus, ad pra?claras res agendas 
inlhimniatos , bine, quid sit fbrtitudo, quid priulentia , quid c.Tteraj 
virtutes didieisse, bine earum amore ineensos, bine locorum situm , 
iiaturam, foroiamque babuisse, bine milites eogendi, delectum babendi, 
omnes(]ne simul in fide eontinendi arteui observasse, bine opportuna 
loca deiigendi, castra locandi, muniendi jue modum comparasse ; bine 
rationes belli gerendi , sti-atageaiala , aciem formandi , mstruendi 
(liseiplinaui bausisse ; bine qui snljtimentes suos milites ad bonam 
spem excilai-ent, luitanles eonbrmarent, audaeiores eoliiberent, ly[-ones 
rndes exereerent , vetcranos sil)i devincerent , omnesque ad certam 
\ictoriam bortarentnr, ad maxima proemia allieerent, ad sunjmamque 
gloiiaui infl;nnmarent animadverlisse; bine dexioleta (piondam mutuatos, 
qua bosles iinparatos , inopinantesqiie invadere, animatos deterrere , 
perculsos fudei-e, lusos vincere, vietos subigere, sidjactos i-egere possent; 
liinc deniqiie leges, insiituta ebibisse, qmbus parta Victoria servatur, 
et regna, imperiaque consistunt. Testareiitur iìti quidem, si adessent , 
et loqui valerent. Quoium semitas si posteri secuti essent. et litteraium 
scienliam cum lei militaris peritia eonjuuetam retinuissent, uunquam 
fortasse ea a ])atribLis relieta imperia tanta eor>-nissent. At reges 
( incpiiiint ) multi Fuere bellica laude gloriosi, qui non crant alioquin 
in lill.eris versati. Esto. Eos ipsos autem gloriosos fuisse qui constaret, 
uisi litterai'um beneficium intei'cessisset ? JNullo pacto. Eorum enim 
eorporibus extinctis, simul et flictorum suorum memoria foret extineta. 
Ita faxit opt. max. Deus, ut nunquam ipsis obsequendi , bominesqiie 
juvandi desiderium in nobis exlinguantur. 



365 — 



EJUSDEM EPIGRAMMA 



VIO-J_.E"VA1%^0 X.OQUETVTE 



PARVULA VILLA FUI, LIGURES TENUEREQUE L^EVI , 

EX ILLIS DUCTO NOMINE JURE VOCOR. 
GENS ANTIQUA, FEROX L/EVUM, QU/E CONDIDIT URBEM 

CHARAM DEIN SEDEM REGIBUS INSUBRI^E. 
OPTIMAQUE DEDIT URBS MIHI MULTOS JURA PER ANNOS ; 

GOTHUS DUM REXIT, VEL DOMUS ANGUIFERA. 
SFORTIADES TUM VINDICAT ARMIS, CURAT, ET ORNAT ; 

TURRIM, ARCEM FUNDAT, MCENIA, TECTA NOVAT. 
FECIT , ET AUSONIAS, UT DIGNA REFERRER, IN URBES 

PONTIFICE A SUMMO, CONNUBIOQUE DARER, 
AST NUNC HISPANO MAGNO SUB RE GÈ QUIESCO, 

ET CIVES CLARI S.FPE, COLUNTQUE DUCES, 



— 366 — 



Di redxwoca alleanza, e confederazione tra la città di Milano, 
ed il connine di Vigevano del 19 novemlre 1227. 



I 



n nomine domini anno a nativitate domini nostri Jcsu Chrisfi 
millesimo duccntesimo vigesimo septimo die Jovis teitio decimo ante 
kalendas Decembris indictione prima in palatio veteri commtinis 
Mediolani praesentibus infrascriptis testibus, nomina quorum inferius 
leguntur. 

Cum in civitate ManKiae in ecclesia sancti Joannis de Cornu , in 
praesentia Rostigelii notarii Faventiae , et Restauri nolarii Bononiae , 
et Joannis Fornarii notarii Placentiae, infrascriptis rectoribus placiiisset 
videlicet dominis Roberto de Concorezo , et Roberto de Marnale 
Mediolani, Lanfranco de Biir. . . . . et . . . bbacal .... U .... de 
Mozo de Perdiamo, Jacopo Dormario, et Orsetto de Sebello de Vercellis 
Roffino Asnello, et Ugoni Claro de Alexandria, Orsorino Judici , et 
Bonifacio de Sancto Laurentio Bononiae , Marescotto Joannis Mare- 
schotti , et Enrighetto , Hugonis Rogati de Favcntia, Bernardo Baldo, 
et Antonio de Fontana Placentiae, Gualfredo Judici, et Giiaido de 
Loscbettis Vincentiae rectoribus societatis Lombardiae , Marchiae , et 
Romaniae nomine ipsius societatis, et omnes concordes sive una 
concordia adfuissent, et de eorum voluntate fuisset, quod potestas, et 
commune Mediolani posset, et deberet secundum quod ei visuni 
foret, et piacerei; accipere, et recipire commune, et homines loci, 
seu castri de Vigivano ad praedictam societatera sive in praedicla 
societate in omnibus et per omnia , sicut in sacramento dictae 
societatis continetur ad voluntatem communis Mediolani , et hoc yd 



— 367 — 

postulationem Uberti della Porta, et Anselmi Morselli nmbaxaloirim , 
sive nuntiorum clictis comnuinis de Vigivano nomine ipsius cominiinis 
et ipsos arabaxatores , sive nuntios nomine ejiisdem coramunis rece- 
pissent , in oamibns , et per omnia ad voliintatem potestatis , et 
communis Mediolani, ut constabat per publicum instiiiaientnm factum 
et scriptum lioc anno praesenti die salibali nono die exeunle mense 
febriiaiii indictione quinta decima per Ambroxium filium quondam 
Piogeiii Stephanardi notarinm civitatis Mediolani, item vero alio die 
dominicae sequenti octavo die exeunte mense februarii dieta indictione 
in eadem ecclesia praesentibus Petro de Crogolis, et Rogerio de 
Fuzopilo civitatis Mediolani, et Coniado Tega notario civitatis Brissiae, 
et Rostigello notario Faventiae eodem modo, et simililer infiadictis 
potestatibus , et lectoribus placuisset, videlicct dominis Thomaxio 
Manio potestati Laudae, et Laiitelmo Mainerio potestati Taurini, pio 

quibus civitatibus ibi non aderat et LanFianco de Salis, et 

Vienisio de Lavello Longo civitatis Biissiae, Guiiielmo de Canturio 
civitatis Paduae, Ugafo de Jolianne Boiiaparte, et Conrado de So- 
iarolo civitatis Tarvisii recloribus praedictae societatis Louibardire, 
Marchia^, et Romania?, et nomine illius societatis omnes concoides, et 
una concoidia fuissent, et de toium Noluntate fuisset , quod potestas 
Mediolani, et commuwe AJcdioiani posset, et deberet, secundum quod 
ipsis potestati, et communi J\]ediolani \isum foret , et eis piacerei, 
accipere, et recipere communc. et homines dicti loci, seu castri de 
Vigivano ad praedictam socictatem , sive in praedicta societale in 
omnibus, et per onuiia ad voluniatem potestatis, et communis i\fedio- 
lani secundum quod ])('r alias istos rectoies factum erat, ut superius 
conlinelur , et boc ad pctitionem Uberti de la Porta, et Anselmi 
Morselli ambaxatorum , sive nuntiorum ejusdem communis loci, seu 
castri de Vigivano nomine ipsius communis, et eosdem Ubertnm , et 
Anselnuun andjaxalores, sive njintios illius communis Vigivani nomine 
ipsius communis recepisscnt in omnibus, et per omnia ad praedictam 
socictatem a<l voluntatem polcsiatis, sive communis Mediolani ut in 
praedicto inslrunìcnto publico continebatur facto, et scriplo per jam 
dietimi Ambi-oxium Steplianardum , et domiiuis Redul[)lius de la 
Cioce Vigi vanensium pcjteslas , et cum co ]3ovus Demianus, et Uglie- 
sonus Moi'scllus antbaxalores , et nuntii pi'aedicli communis de Vigi- 
vano nomine illius communis Mediolaiuim prò ipso negotio ;iccessissent 
(t in Consilio publico communi'; ^b"diolani in T'i'i>^'dic(o palalio velcri 



— 868 — 

ad campanarum soniim more solito convocato praetlictus doDiimis 
ReduIpliLis potestas Vigivani nomine communis de Vigivano dominimi 
Lanfranciim de Ponte Garruli potestatem Mediolani nomine, et vice 
communis Mediolani, et ilhid commune , et consilium logavisset, et 
c(im instantia, et preci])us postulasset qiiatcnus reciperent commune, 
et homines loci , seu castri de Vigivano ad praedictam societatem , 
seu in praedicta societale Lombardiae, Marchiae , et Pvomaniae prae- 
dictum instrumentum suprascriptorum rectorum primitus porrigendo 
dicens se, et ipsos amhaxatores paratos esse nomine communis Vigivani 
illius socielatis fi^cere jusjiu-andum , et idem dominus Lanliancus 
Mediolanensium polestas nomine communis Mediolani praedictum 
instrumentum a praedicto domino Rcdulpho potestate Vigivani por- 
rectum primo in consiliariorum audientia legi fliciens super co 
consilium quaesivisset, et tandem ctmsilio placuisset recipiendi praedictum 
commune, et homines de Vigivano ad ipsam societatem, et in ipsa 
societate Lombardiae , Marchiae , ac Pvomaniae , ex. quo ])lacuerat 
potestatibus, et rectoi-ibus supradictis potestati, et communi JMediolani 
committere exinde fortiam , et virtutem. Venientes praedicti dominus 
Redulphus de la Cince potestas Vigisani, et Bovus Demianus, et 
Ughezonus IMorsellus ambaxatores , et nuntii communis de Vigivano 
nomine illius communis coram , et in praesentia praedicti domini 
Lanfranchi de Ponte Carrali potestatis Mediolani nomine, et vice 
communis Mediolani , ipse dominus LanfVancus potestas Mediolani 
nomine ..... eosdem duminum Redulphum potestatem Vigivani , 
et Bovum , et Ughezonum ambaxatores, et nuntios communis de 
Vigivano nomine ejusdem communis recepit ad praedictam societatem 

et in praedicta societate Lombardiae , Marchiae Et ibi 

continuo in praesentia ipsius domini Lanfianchi potestatis Mediolani , 
et domini Petri de Fontana Placentiae ejus judicis , et assessoris, 
eodemque domino Petro ordinante ipsi dominus Redulphus de la 

Cruce potestas Vigivani , et Bovus Demianus Morseli us 

ambaxatores, et nuntii commimis de Vigivano nomine illius communis 
juraveriint, et fecerunt illius societatis Lombardiae, Marchiae, ac 
Romaniae sacramentum in omnibus, et per omnia sicut continetur 
in societatis ipsius jurejurando. Jurantes, ac promittentes nomine, et 
vice communis de Vigivano, et prò ipso communi bona fide attendere, 
et observare , et jurare, ac attendere, et observare facere commune, 
et homines de Vigivano ea omnia, et singula , quae in sacramento 
illius societatis continentur. 



— 369 — 

Interfueruiit ibi tcsles Boccassiiis Brema, I\rartinns Magìsler Man- 
fiedus Miracaput, Ambiosius de Sexto, Joannes Bonus de Guaial^iiiDa, 
Michael Dianiis, Jacobiis Biurola, et Pergamaseus servitor, omnes 
civitalis iVfediolani. 

Sidiscript. aiiteposito ipsius tabebonatns sigilo — Ego Maiifrcdiis 
Filius liberti de Lendenaria, qui dicor de Cornaledo civis Mediolanensis 
et qui moror in liora de qninque viis notarius, ac missus domini 
Othonis quarti iraperatoris, et tunc scriba communis Mediolani rogafus 
interfui, et mandato praedicti domini LanfVancbi potestatis Mediolani 
liane cartanj sciipsi. 



Di Lodovico il Bavaro delV anno 1329, che contiene, e con- 
ferma i diploìivi di Arrigo ITI. delVanno 1064, di Federico 
II degli anni 1220 e 1221 ; di Arrigo VII deW anno 1311. 



LUDOVICUS D. G. IMPERATOR SEMPER AUGUSTUS 
AD PERPETUAM REI MEMORIAM. 

XJt sì cunctis imperatoriae elaritalis celsitudo gratis profluentibus 
benefitiis quoque copiosis esse deberet ex largifluae suae pictatis debito 
gratiosa ; illos tamen convenit amplioribus, ac gratis favoribus circum- 
plecti , qui cunctis temporibus res , et personas peticubs incursis 
exponentes, cum sacri, imperii fìdebbus pondus (liei , et aestus subire 
minime trepidarunt. Venientes itaque ad nos prudejjtes viri eonsules, 
comraune et homines de Viglaevano fìdeles nostri dilccti , qui dicbus 
suis summae dilectionis fervore, magnalitatc operum erga nos , ac 
sacrum imperium romanorum , ut raultiplicetiu' , claruerunt , suppli- 
cantes humibter, et devote c[uatenus ex imperatoriac celsitudinis 
consueta clementia , ipsis omnia privilegia, immunitates, liberlates , 
exemptiones, lionores . et concessiones ipsorum pracdecessorcm , sul; 

24 



— 370 - 

f|iiaciiiKjiic forma . concessione , seii exprcssione Yerf)oriim per divos 
j)raedecessorcs nostros imperatores romanos confìrmare , ratificare, 
approbare, ac etiara de novo concedere dignaremur, cpiorum privile- 
giorum omnium tenor sequitur in hacc verba, videlicet. 



In ISoiniiui Sanclae et liidivìduae Triiiitatis. Amen. 
HENRICUS ROMANORUM REX. 

Praedcccssores noslii rcges , et imperatores, sicnt in liistoriis , et 
rcgnm geslis leperimus, regna, et imperia eoriim co decoraverunt, et 
statura reipubblicac magnificavei'unt , cura justis petitionibus , ac 
fldelibns consiliis suorura fìdelium indidjitanter credideiunt Quopropter 
omnium sanctae romanae ecclesiae fìdebum presentium se, et futu- 
jorum noveril universitas, qualiter prò anima patris nostri D. N. 
Honobiii'gensis archiepiscopi dignum duximiis , ut confirmaremus 
secundum praedeccssorum nostrorum regura, et iraperatorum praecepta 
prò Iiiijus signilicalionis munimine , cunctis hominibus de vico 
Viglevani , et Serpi atque Pedulae, et Viginti Cokimnae cunctis lìbis 
fìliabusque eorum , nec non et liominilius eorum omnibus, ut ab 
Arimannia excant, et nuUus dux, archiepiscopus, cpiscopus , marchio, 
Comes, vicecomcs, gastaldio , sciddasius, nullaqne regni persona in 
eorum domos albergare, theloneum, vel ahquara pul^licam funclionem 
dare eos cogat, nec eos , nec eorum posterilatera ph^citum custodire 
compellet ultra nostrum placilum . Si quis ergo de eorum rebus 
mobilibus, vel imraobilibus, allodijs , servis, et ancillis sine legali 
judicio divertire, vel inquietare ausus fuerit, auri puri mille libras 
se compositurum sciat , dimidiura nostrae camerae , et diraidium 
praedictorum locorum hominibus, communive, et post illos illorura 
futurae posleritati, Dat, anno Dominicae Incarnationis, millesimo 
sexagesimo quarto , indict. tertia , ordinationis nostri d. Henrici 
tertii regis anno decimo, regni autem ejus anno nono Mandabunae 
felici ter 



— 371 — 

In nomine Domini Amen. 

FEDERICUS D. G. ROMANORUM REX SEMPER AUGUSTUS , 
ET REX SICILIA]: : • 

Universis fidelìhus •suis , ad qiios lilterae islae pervenerint , 
graliam suani et honam volunlalem. 

NotLim vobis facimiis, qiiod nos attendentes merita, et grata 
obsequia, qiiae homines de Viglevano fìdeles nostri bactenus progeni- 
toribus iiostris exbibuerint fìdeUter, et devote, et parati sint ignite 
exbibere , ipsos bomines cum omnibus bonis suis, quae mine babent, 
vel dante domino justo modo poterunt adi[)isci, et castium memoraliim 
sub nostra , et regni nostri eustodia , ac protectione snscepimus : 
statuentes, ut de caetero eastrum ipsum , quod semper fuit camerae , 
imperii specialis, bominesque babitantes in eo ab abqua civitate, vel 
persona non debeant molestari. Quapropter vobis sub obtentu gratiae 
nostrae , et quii)gentarum marcarum auri fìrmiter praecipientes man- 
damus : quatenus eisdem bominibus , si cis opus fuerit ;, et vos 
postulaverint, impendatis auxiHum, consibum, et favorem contra eos , 
qui vellent in rebus, et personis indebite, et praeter justitiam molestare 
nostras litteras, et mandata cum tempus exegerit, tabter impleturi , 
quod nos proinde fedeli tatem vestram , et devotionem possimus 
commendare, et dicti liomines nobis teneantur perpetuo obligati. 

Dat. ili castris propc Forlivium tertio decimo Kab novemb. iiidict. 
nona, millesimo ducentesimo vigesimo. 



In nomine Domini Amen. 

FEDERICUS D. G. ROMANORUM REX SEMPER AUGUSTUS , 
ET REX SICILIiE. 

Per praesentes scripturas notifìcamus universis tam praesentibus, 
quam futuris , quod ad supplicationem d, Guidonis de Blandrate 
fìdelis nostri Viglevanensis cum bominibus babitantibus ibi, vidclicet 
tam locum, quam bomines in nostrum dominium recepimus, volentes, 
et praesenlis rescripti auctoritate mandantes , quatenus nidlus sit, 
quod bomines ipsos offendere, vel aliquatenus molestare praesumat. 



— 372 — 

Et cum in noslrum dominium fiierint recepii , volumus . ut nec 
Piipieiises, )iec Veicejlenses , vel Novarieiises, seii qiiaeciimque alia 
pcMSOTia homines ipsos, vel locum ipsum ad sui jurisdictionem , et 
dominium suum cogere praesumaiit , sed semper sint in dominio 
nostro, et snb nostri defensionc securi. Dat, apud Agenovem duode- 
cimo Kal. Jiinii indict. nona millesimo ducenlesirao vigesimo primo. 



In nomine Domìni Amen. 
HEXRICUS D. G. ROMANORUM REX SEMPER AUGUSTUS , 

L'nive.rsis sacri romani imperii fidelìbns praescnles litleras 
inspccturis gratiani suani , et omne honum. 

Deeet majestatem regiam subjeclis suis proficientibus utique conso- 
le re , ac eorum commodis salubriter piovidere. Hinc est quod devotis 
instantiis , et supplicationibus dilectorum fìdelium nostroium , et 
impeiii communis Viglevani favorabiliter annuere cupieiitcs, omnia 
privilegia sibi concessa per divae memoriae praedecessores nostros , 
videlicet Federicum romanorum regem sub data castiis prope Forlivium 
decimo tertio Kal. novemb. indict. nona , millesimo ducentesimo 
vigesimo, et etiam apud Agenovem Junii , ac privilegium eisdem 
concessum per Henricum quondam romanorum regem, prò ut rite , 
ac providc traducra sunt, et concessa, ratificamus, et auctoritale regia 
coniirmanjus. Et utdictum commune tanto liberius regalibus obsequatur 
et intendat beneplacitis , quo se minus senscrit alicujus dominii qui- 
buslibct vinculis illicitis alligatum , o'.nnes obligationes per ipsum 
commune factas prius occasione potentiarum, vel aliarum causarum 
lìobiiibus viris , quondam Gulielmo marchioni Montis Fei'rati in 
perpctuum: Guidoni de Turre prò vita sua: nec non Landulpbo de 
Burris ad certum tempus , vel aliae cuique personae cassamus et 
revocamus , ac nullas et irritas decernimus esse de plenitudine 
pò testa ti s regiae. 

Sane quia per nuntios dicli communis coram nobis propositum 
extilit, quod jamdudum pedagium iu burgo praedicto prò reforma- 
tione dicti burghi , et castri, quod imperio pertinet, et vicinis eorum 
destructum esse dignoscitur , coUigere consueverunt , supplicantes 



1 



— 373 — 

majestati regiae tam humiliter, quam instaiiter, ut dictam pcclagidm 
eisdem afFirtuare, et concedere dignaremur : non ex iibeiioiis dono 
gratiae dicto communi Yiglevani, et hominibus clementer concedimiis 
et liheraliter indidgemus, qaod hujusmodi pedagium sub modo, et 
quantitate, quibus prius recipere solebant in antea, teneant, et colHgant 
cum abis consuetis reditionibus , et proventibus nobis , et imperio 
ibidem pertinentibus usque ad nostrae beneplacitum voluntatis, atque 
de pedagio , reditibus , et proventibus piaedictis burgum, et castium 
muniant, et reforment. Nulli ergo omnino horaini liceat liane confir- 
mationis, et concessionis nostrae paginam infringere , vel ei ausu 
temerario contraire, quod qui facere praesumpserit , gravem nostrae 
indignationis olTensam noverit incurrisse : in cujus rei testimonium 
praesentes lilteras scribi, et nostrae majestatis sigillo jussimus commii- 
niri. Dat. Mediolani tertio nonas Martii. indictione nona, anno Domini 
millesimo tricentesimo XI regni vero nostri anno tertio. 

Nos itaque considerantes ignitae devotionis zelum, quo dictum 
commune, et homines nostrae camei-ae peculiaris dicti loci de Viglcvnuo 
intrepidi erga nos, et sacrum romanum imperium multis jam retroactis 
temporibus viguerunt, ipsorum rogationibus , et alTcctatis petitionibus 
ostia auguslalis clementiae non resserantes, omnia privilegia, immuni- 
tates, libertates, beneficia, gratias, honores, et concessiones datas, seu 
concessas per divos principes imperatores romanos praedecessoi-es 
uostros communi, et hominibus antedictis, qnae in supradictls privilegiis 
continentur gratas, et ratas habentes praesentis rescripti patrocinio 
roboramus, et confirmamus, approbaauis, ratificamus ac de uovo 
concedimus, ac innovamiis. Insuper in favorem dicti communis , et 
bominum, omnes podestarias, et vicariatus factos per quoscunque 
super commune, et homines praedictos personis quibuscnnque , et 
specialiter per nobilem Bertoldiim comitem de Nister olim in partibus 
Italiae nostrum vicarium, Calcino de Torniellis, ac Luchino vicecomiti 
praeterquam factos per nos, represalias quoque concessas contra ipsum 
commune, et homines communibus, et hominibus Mediolani, Papiae, 
Vercellarum, et aliannu civitatura quarumcunque, et communitatum, 
t-enore praesentium poenitus revocamus, et nuUius volumus optinerc 
ruboris firmamentum ; quia omnia, et singula annullamns, cassamus , 
et irritamus, et cassa et irrita esse volumus ipso facto. Ad haec 
exuberantia pietatis omnes glai'eas , quae hucusque accreverunt, vcl 
accrescent, imposterum super flumen Ticini sili in territorio loci. 



— 374 — 

seu l^iirglii praedicli .. si nulli ulii de JLire perlineant , communi, et 
liominil)us supplicantihus , ipsorumque successoribus cum omnibus 
emolumeutis , et commodis perpetuo in feutlum concedimus , et 
donamus, iiìliijjentes, sub obtentu favoiis, et gratiae uostrae , ne quis 
eos , cujuscunque status existat super diclis glareis aliquo modo 
molestet, impediat, vel pertiubet. Nulli eigo omnino bomini liceat 
banc salisfaclionis, approbationis, confirmationis ac etiam novae conces- 
siotiis paginam infringere: aut ei ausu temerario contraire: si quis 
autem oontravenire praesumpserit , praeter indignationem nostrani, 
2>oenam centum marcarum auri puri , quarum medietatem fisco 
noslrae imperialis camerae, reliquam vero injuriam passis applicari 
volumus, ipso facto se noverit incuisurum : in cujus rei testimonium 
piacsentes litteras edi , nostraeque majestatis sigillo jussimus commu- 
niii. Dat. Papiae sexto decimo Raleud. Jidii anno millesimo tercen- 
tesimo vigesimo nono. Iiidictione dLiodecima^ regni nostri quintodecimo, 
im[)crii v(MO secundo. 



Bella resa di Vigevano tra il comune , eà il conte Francesco 
Sforza delV anno 1449 



F. 



ranciscus Sfortia vicecomcs marcbio Papiae, et comes Ciemonae, 
Parmae, Placentiae, Dertbonae, Novariae, ac Laudae Dominus etc. 
Capi tuia nobis per nobilem , et egregi um Abrabam de Arditi is de 
Yiglevano consulem et oratorem dilectorum nostrorum communis , et 
bominum teriae nostrae Viglevaui dioecesis Novariensi, et babentem 
a dictis communitate , et bominibus Viglevani plenum, et sufficieiis 
mandatum ad omnia, et singula infrascripla , ut constat publico 
instrumento manu Simonis de Guastamiliis fllii licnrici notarii de 
Viglevano rogato anno, et die in co contentis, porrcela sunt tcuoris 
infrascripti, videlicet in primis: 



-- 375 — 

Potestas consti tuendus in terra Viglevaiii teneatur liabere bonuin 
vìcarium, et familiam secnnclum formam statiitorum tenae Yiglevani, 
et habeat prò ejus salario singulo mense floi'enos viginti quinqiie 
laonetae Mediolani currentis. Et jus ministiet jaxta formam statutorum 
praedictorum. Et dnret ejus ofilcium per sex. menses, qiiibiis completis 
confirmari per alios sex arbitrio ilkistrissimi domini domini comitis 
praelibati possit. Et in fine oliicii sindicetiir. Placet. 

Item quod ofilcialis maleOciorum depulandus in dieta terra cum 
salario florenoruui quinque , ut supra mensualium , per communeiii 
solvendoi'um non sit de familia dicli Potcstatis. Concedìnius. 

Item quod sai videllcet rubeum , aul saltem tale quale erit illud , 
quod vendetiu' IVIediolani , et in caeteris locis , non excedat praetium 
librarum trium prò singulo stario , qui slarius sit ponderis consueti. 
Et quilibet babitator Viglevani teneatur uti dicto sale, nec arctari 
possit ad levandum nisi prò ejus libera voluntate. Accipiendo dictum 
sai a gabella praelibati illustrissimi domini nostri. Et si minori 
praetio Mediolani, et caeteris locis dominii, aut saltem majori parte 
Jocorum dominii sui vendetur , quod tunc eodem praetio, et non 
majori communitas ipsa sale uti possit. Concedinius. 

Item quod praelibatus dominus noster teneatur dare auxilium , et 
favorem ad perfectionera rugiae alias inchoatae super territorio Ceredani, 
ita quod fìniatur. Fiat salvo jurc terlii. 

Item quod, si continget poni olìlciales ad portum Ticini Viglevani, 
incantator, qui prò tempore erit, teneatur solvere florenos tres moneta? 
currentis, singulo mense dicto oITiciali, et communitas ad plus solvendum 
arctari nequeat. Concedìnius. 

Item quod liomines de Viglevano acquirere possint bona in 
quibuscumque locis suppositis , ac supponendis dominio praelibati 
domini nostri, solvendo onera secundum consuetudinem , et statuta 
locorum ipsorum, in quibus sita sunt dieta bona. Acceptanius. 

Item quod omnes condemnationes , confisrationes criminales a die 
trigesimo mcnsìs Decembris praesentis anni MCCCcxLvnn retro quovis 
modo factae, nondum executioni mandatae, irritae sint, et cassae. Ac 
etiam omnia debita lam communitatis, quam singularum personarum 
camerae seu communitati Mediolani spectantia a die isto retro cassa 
sint, et irrita. Placet si pax facta est cani offensis a die isto infra 
menseni tunc proxiine sccutuni. 

Item quod excmptiones factae a die isto retro minime serventur, 
et sint nullae. Contenlamur. 



— 376 — 

Itcm q;i(j(.l ouiiiL'6 intratai^, et reclitus d'u:lae lerrae anni MCCccxLviif 
sinl i[)siiis ctniiiuiuiiìa lis i;s(]uc' atl kaleiidas JaiiUcuil proxiiue prae- 
tcriti taiiUim. Placidi. 

Itcìii (juod puftds Falcoiiis sii, ot detiir cui de jiue spectat. Et 
interim loiialnr doiicc de juie decisum f'uerit. t'olumus quoti juslìda 
ìuilwal locuni 

llem quod panni, cpii liunt in dieta teiia per liomiiies, et habi- 
laiites in ea , conduci pusjsint ad quaecumcpie loca, ac rcdduci causa 
tingendi absque uìla solutione dalii, CoìUciiUitìiur. 

item quod omiiia stamina conduci possint ad fiianduDi ut siq-.ia , 
et abduci absque idla sobitione datii, ut supra. AdniitLiniiis. 

Item qu(Kl omnia %ictuaUa pio usa habitaiitium in dieta terra 
conduci posiint a quibuscumquc locis supposi tis , et suppoiiendis 
pi-celibato domino nostro absque uiio impedimento, aut solutione ad 
dictaai teiiam \ iglevani , quia sic tempore illustrissimi domini 
quondam ducis Mediolani, et eliam communis Mediolani consuetum, 
et observalam Tuit. Fiat sicut coii.'nu'lunì, est, tt ohstvvalam. 

Item (piod dieta communitas disponere possit de omui jure aquaruni 
labentium in valle Ticini tamquam in re propria. Ac extraliere de 
iJumine Ticini tam prò uso molendinorum suorum factorum , qiiam 
fiendorum, et pio irrigatione pratorum factorum, et fiendorum absque 
idla solutione vel impedimento, dummodo e.vtrahant dictam aquaai 
super territorio dictae coaimunita tis, vel alibi, dummodo sint concordes 
cum illis, quorum interit, prò ipsa condecenti quaiititate, quae dictis 
de Viglevano [)lacuerit. Cunci'cliniwi salvo jurc tertil. 

Item c[uod omnia decreta bactenus tacta, videlicet a die trigesimo 
Decembris ante scri[)to retro, sint ipso jure nulla, et irrita, exceptis 
decretis super ordine causarum civilium, et decreto primo de porta- 
tione armorum , ac decreto disponente de fictabilibus , massariis , 
colonis, et pensionaiiis, <piae decreta sint de caetero, et esse censeantur 
sta tu La, et prò statutis Viglevani observentur. Concedi inus. 

Item (juod omnes intratae solitae esse communitatis Viglevani 
inieiius non attributa praelibalo domino nostro liberae remaneant 
piaedictiie commuiiilati. Couccdiiniis, 

item cjuod teriae sive nundinae , alias in dieta terra Viglevani 
ordinatae, videlicet in lesto saneti Francisci, et sancii Marci, rema- 
neant juxla ordines super inde factos : videlicet, quod quaelibet 
persona condacere possit, ci extrad accie omnem mcrcautiam ad terram 



— 377 — 

^ ii^lc\aiii al),sqiie alitji'a soliilioiie datii alicujus, et hoc de ;diehus 
octo ante dieiii praediotoi iim Icstoriim , et octo post , casu quod 
dictam niercaiitiam non vendideiiut , casu quo vero emeriut , vel 
extraducerint, lam prò cambio, barato, sive tiansactiouc, vel venditioiie 
aut aiiter, quod tunc tales coiitraheiites' teiieantur ut supia solvere 
datium mercantiae. Fiat si ne prejudìvio tt'ì'lìi. 

Item quod locus Cilaveniae supponatur juiisditioni \ iglevaiii , 
sicut alias fuit, volentibus ipsis semel tanlum , iiec possint ^variare. 
V oliiìixus fidi i (juod justiiin est salvis coiicessionibas aliis per iios faetis. 
Item quod datia mereaiitiae \ijii a miiuito, panis albi, et carnium 
eo modo,, quo tempore illustrissimi domini domini duci» Mediolani 
absque incremento sint, et incantentur nomine praelibati domini 
domini nostri, et quod omnia alia datia tam imbotaturarum , feira- 
ntiae, macime, foeni , et alia ^juaecumque omnino removeanlur , ac 
ad nullum ip.sorum minime dieta rommunitas teneatur in futurum; 
Et quia piaelibatus dominus dominus nosler informatus est, quod 
dictum datium imbotatinarum tempore illustrissimi quondam domini 
ducis uno anno eum alio computato absque incremento non excedebat 
ilurenos octingentos , vel mille annuatim, contenletur dominalio sua, 
quod loco praedictarum imbotaturarum , et datiorum praedictorum 
dieta communitas Viglevani singulo anno llorenos mille ducentos 
monetae curicntis in quatuor terminis, videlicet de tribus mensibus 
in tres menses det, et solvat. Coiileìitaniiir ad heneplacìiain. 

Item quod aediiicia facta in fosso Castelatii remaneant proulsunt, 
et in eo aedificari possit ad bbitum voluntatis corum, qui babent 
sedimina , quia tempore illustrissimi quondam domini domini ducis 
non prohibebatur aedilìcare ut supra. Aceeplamus. 

Item quod drapi, sive panni lanae alti, et bassi qui fìunt in terra 
Yiglevani secundum ibriiiam , et modum liraitatum per litleras, et 
capitula alias lìrmata cum illustrissimo quondam domino duce 
Mediolani buUati juxta ordinem Yiglevani conduci possint Mediolanum, 
Papiam, Placentiam, Cremonam, Novariam, Laude, et ad quaecumque 
alia loca, ac in ipsis mercari , baratari , vendi, et retaliari possint 
aliquo in contrarituu non obstante. Placet salvis concessionihus aliis 
nostris si quae swit. 

Item quod dieta terra Yiglevani alienar! non possit nec obligari 
alieni personae praeterquam illustrissimae dominae nostrae Blanchae 
Mariae. Contentamur. 



— 378 — 

Itein qnod rii^Ma , moleiuìina et piata , qiiae tenta fueruiit per 
illustrissimum quoudaQi domimini cliiccm, et tempore proximo prae- 
teiito per dlctam communi ta lem Viglevani tencJjantur, siiit praelibali 
illusliissimi domini domini nostii. Acccplamus sahis concessionibus 
lìostris (ìc jiirc validis et jiiribu.s citJLisciiitiquc teriìi tain a nohis , 
(jiinni al) nliis caiisani ìiahciilìs j de frucLìbus ante dictas assertas 
foiìccssìo/ics prrccptis prout iiobis placiicrii , dìsponcnius. 

][(>m quod priviiei^ia quaecnraqiie dictae communitatis observentur 
proiit temjK)re praelibali quondam domini domini ducis observata 
fueriiiit. Fiat de Ju's , de (piihw: sunt in possessione , tr/ quasi j 
diuniìiodo prò secniidis causis lain ab iiiterlocitloriis , qiiani a defi- 
iiitivis ad collegi uni jiidicuni civitalis Papiae habealur recursiis. 

Qiiibus omnibus, et singubs capitulis respondimus pi-out in fine 
cujuslibet corum scriptum apparct. Maiidantes omnibus, et singuHs 
ofìicialil)us nostris, praesentibus, et futuris, quod dieta responsa nostra 
oljservent, et faciant inviolabiliter observari ab omnibus sub indigna- 
tionis noslrac poeiia. In quorum omiìium, et singulorum fìdem ha» 
scribi fccinius, et subscribi, et sigilli nosli'i impressione muniii. 

E\ lelicissimis castris nostris in Villa Cultuiani contra Mediolanum 
die lertio m'jnsis Jiinii anno millesimo quadiingentesimo, quadragesimo 
nono, indicli(J!te duodecima. 

Sisnal. Ciciius. 



379 



Concesso da Gìovan Galeazzo Maria Sforza duca di Milano 
al comune, ed agli alitanti di Vigevano di j^otere estrarre 
^er ;proj)rio uso V acq^ua dal Naviglio datato li 11 di- 
cembre 1480. 



JOANNES GALEAZ. MARIA SFORTIA 

T'ìcecomes , Diix Medìolaiii , et Papìae , Angleriaeque 
Comes, ac Jaiiuae , et Cremoìiae Dominiis. 



lU^Liperstiti inclito, et invictissimo ilio memoriae sempiternae Mediolani 
duce avo nostro colendissimo domino Francisco SCortia , ciijus in 
augendis rebus nostri liujus felicissimi status non minus , quam in 
iionservandis propensissimum studium semper fuit , praemoti zelo 
dilectionis , et fìdei commane, et homines terrae nostrae Yiglevani 
idtro celsitudinem praelibati principis insigni munere clonarunt , 
possessione videlicet sita super territorio Viglevani , quae multarum 
perticarum esse clarissime patet. Eam vero possessionem cum augere, 
et meliorem reddere ipse princeps excellentissimus procurarci, atefue 
omnino decrevisset , commissionem super id per litteras patentes fecit 
vere nobili, et fìdei constantissirae , summaeque integritatis Joanni 
Vicecomiti tunc temporis familiari, ac iiunc aulico nostro praeclarissimo, 
quemadmodum de liujusmodi commissione ex litteris ipsis patentibus 
qnarum tcnor ut infra de verbo ad verbum sequitur, constat mani- 
festi us , videlicet. 



380 



FRANCISCUS SFORTIA 



/ fceconics Dux Mcdiolani ctc. Papiae , Aiìglciìdeque Comes 
ac Cremoiiae Doniiiius. 



Ne iK';^lig('ro vicleamiir insigne muims , quod iiobis sponte sua 
fecit conimiuiitas no.sti-a Viglevani de possessione sita super territorio 
ipso \ ii^levani , quae mulfarum perticaruni est , cum jure etiaai 
adaquaiicii etc. tieliljeramus eam non soluoi coli, et in oidinem poni, 
\eiuiu ampiiiiri tacere, quo debiti redditus ex ea percipi possint, et 
proplerea ciini nobilis familiai'is noster dilectus Joannes Vicecomcs 
in similibus lebus valde instructus sit, nosque de ejus industria, fide, 
et rectitiidiue piene confidainns, serie praesentium damus, concedimus 
et imperliniur ])laenani, Jicentiam, mandatum, auctoritatem, et arbi- 
tiiuni se liansCereiidi Viglevanum, et coH, ac in ordine poni faciendi 
bona, et posscssioneni ipsam , et quascuniqiie petias terrae ei perti - 
nentcs tain super tei-ritorio praedictae terrae nostrae Viglevani, quam 
super territorio, et linibus Gaml^olati prò ut mebus ei videbitur, et 
placuerit, ac etiam providendi cum ellectum ut cavamentum aHas 
factum in navigio, qnod appellatur Navigium Viglevani , de novo 
])urg('tur, (^t evacuelur per modum, quod acpia per iUud trahi possit 
ad irrigandam iilam partem possessionis , (juam memoratus Joannes 
inigaie , et pialivam tacere \oIuerit. Et quia superius diximus nos 
Aclle anq)liare posscssicniem ipsam, daiuus ofiam serie praesentium 
eidem Joanui iacullatem, et arbitiium, ac plenum mandatum cnntra- 
beiuli , et distraliendi nomino nostro cum quibuscumque personis 
vendere , locare , et alienale volentibus praedia possessionis , seu 
quascumfpie petias leriae, quas habuerit contiguas, seu vicinas dictae 
possessioni nostrae, quo magis ampia, et integra reddi possit, nec 
non cum ipsis talibus personis pactum , et conventionem faciendi de 
emendo prò ilio mercato, et praetio, et ad illud tenaporis spatium , 
de (juo simul concordes erunt, et etiam recipiendi quascumque 
donationes, quae sd)i fieri vellent nOQìinc nostro de quibuscumque 
propriclatibus ibi circumvicinis , et faciendi nomine nostio ut supra 
qaoscumque contructus, promissiones , et instrumenta necessaria, et 
oppoituna cum quibuscumque clausuiis.et pactis adornandam , et 
umpliundam dictam possessionem nostram , nosque ratum babebimus 



— 381 — 

quidquid per eundcm TiLintiiim, et prociiratorrm iioslrum prncdiclnm 
ciim praedictis, et circa praedicta gcstuni, aut factum, seii coiìtiaciuni 
f uerit , mandaiites proinde ofììcialibiis , fendatariis, et subdilis (juibiis- 
cumqiie nostris quateiuis eidem Joanni de mcnle iioslra circa liane 
materiam piene edocto, ceti iiobis ipsis ilimiler credant, sibique circa 
pracmissonmi executionem praestent , et praestaii fiiciant auxiliunt , 
iavorem , ac brachium , si et prò ut opus fuerit, ipseque diixcrit, 
requirendum, praesentibus ad nostruui usquc bencplacitnm fiimihr 
valituris, in quorum testimonium praescnlcs fieri jussimus , et regi- 
strali, nostrique sigilli ducalis impressione rauniri. Datiim Mcdiolaid 
die decimo Junii mcccclxih. — Ciciius. 

Postmodum vero ciim praclibaUis illustrissimus dominus du\ et 
avus nosler. ut fert mortalium conditio, debita n;ìlinac perso!-, issel , 
et incohatam operara reficiendi Navigij Viglevani, et exp'.irgandi (j:is 
reliquissct, nec eliam ampliandae possessionis praedictae satis comiuode 
oh varias, ac multiplices Icmporum conditiones opera navari possct , 
ab incaeptis lajjoribus suis idem Joannes desistere coactus est, uos 
vero , qui successione ducalris nostri legillime lecepta curam rerum 
omnium subire, et possumus, et debemus, avidi nostrorum majoruni 
loudabilia, et imitando vestigia non solum sequi, et imifari , sed 
quantum ab Immortalibus Diis nobis concessum fuerit, siipergredi , 
et excel lere, decrevimus inler caetera possessionis memoratac augmeis- 
tum , et Navigij, de quo in litteris ipsis liabetur mentio, rel'cctiont'm 
omnino procurare, et ad desideratum elfectum produci Aolumus, et 
intendimus, et ideo tenore praesentinui moUi proprio litteras ^conunis- 
sionis jam tlictac confìrmamus, approbaraus , et ratificamus, prò ut 
jacent ad textum. Eundcm vero Joann^^m Vicecomitem ad ejusmodi 
opera reincipienda, procuranda, et perficiejida com'Jìissarium nostrum 
facimus, constiluimus , creamus, et depulamus cum illismet mandalo, 
licentia , auctoritate , arbitrio, poteslate , et balia in praemissis , et 
circa praemissa , quae in praefatis litteris quondam domini et avi 
nostri observandissimi continentur. Nec non cum auctorila.Ie jdcnaria 
permittendi, et concedcndi nostro, et ducidis camerae nostiae nomine 
communi, et liominibus Viglevani, ut possinf exhaliere jnr omnia 
subsecutiua tempora illam aquac quanti latem ex al\eo Na\igii 
pracdicti \iglevani, quae communi, et liominibus ipsis necessaria 
fuerit prò iriigandis eorum possessionibus , et pratis, ipsis tamen (pii 
benefìcio aquae praedictae gaudebunt solventibus solidos ([uatuor 



— 382 — 

imperiales prò singiila pertica possessionis, et pratoriim, quae iniga- 
buntLir singulo anno ducali cameiae applicandos, nec non licentiam 
opportunam faciendi quaslibet riiggias, buchellos, et aquaediictiis in , 
et ex dicti Navigii alveo profluentes , prò ut duxerint ipsi commune , 
ac homines necessarium, et eis comaiodius visum fuerit, ciim portis, 
incastris, et aliis in similibiis expcdientibus , et opportunis, aliquibus 
decretis, statutis , provisionibus , et inhibitionibus in contrarium non 
obstantibus, quas poitas, incastra, et buchellos teneantur praedieti 
commune, et homines omnibus eorum sumptibus, et expensis lepaiarc 
et leparatas manutenere quoties, et quandocumque requisierit. Insuper 
ne pr0 tali, tantoqiie munere per eosdem commune, et homines, ut 
piaemittitui-, liberalique facto ingratitudinis notam incunere videamur 
a qua semper veluti a lue quadam abboiruimus , et prò aliquali 
lemuncratione expensarum , operum , et laboium , quae, et quos 
liomines ipsi hactenus perpessi sunt, et in futurum patientur occa- 
sione hujusmodi possessioni» m nostrarum , ac etiam cava menti Navigii 
memorati, grati erga eos videamur; per praesentes eidem Joanni 
concedimus arbitrium, auctoritatem, potestatem, et baliam concedendi 
nomine nostro, et camerae nostrae licentiam ipsis communi, et homi- 
nibus consti'uendi , et aecUfìcandi , et construi , et aedifìcari faciendi 
super territorio Viglevani , et in quibuscumque locis ipsius territorii 
quaecumque niolendina , et foUas prò eorum arbitrio et vcluntate, 
in quibus follis, et molendinis, postquam aedihcata fuerint, divcrtere 
pos.sint, medianlibus puibuscumque rugiis, et aquaeductiblis aquam 
ex alveo praedieti Navigii in quantitate sufficienti absque nostra, et 
camerae nostrae praediclae, aut offici ali um quorumcumque nostrorum 
inhibitione , et impedimento, et quae molendina , et foUae sint, et 
esse intelligantur in perpetuum ab omnibus, et singulis solutionibus , 
et gravaminibus hactenus impositis, et imponendis quomodolibet in 
futurum libera, immunia , et exempta , et liberae , immunes, et 
excmptae , sintque etiam , et esse intelligantur propria dictorum 
communis, et hominum Viglevani, et eorum juris, et proprietatis 
absque alicujus personae conlradictione, Ea tamen lege, et conditione, 
quod ipsi commune, et homines Viglevani intra tenq:)us unius anni 
ad tardius^ faciant, et fecisse debeant fundamenta quaelibet necessaria 
praedictorum molendinorum , et follarum, quae, et quas facere 
intendunt super territorio praedicto Viglevani, quae quidem funda- 
menta in termino praedieti anni sint, et appareant emijìentia supra 



— 383 — 

terram ad mensuram biacliioium duornm ad minus cum eornm 
fugis, et aquiicductibtis, ac cuni incastris, et portis necessariis cornili 
omnibus propriis expeiisis , et sumptibus, ut aequum est. Et quoniaui 
post factum dictum cavameutum nonnuUa communia tuisse accepimu^, 
seu bomines ipsoriim communiam , qui cum piaustris tam ouustis , 
quam vacuis , et etiam bestiis , iler facicntes juxta ripas ipsius 
cavaraenli eas mullis iu locis diiuciunt , et pcrfregenuit , ita ut 
iuutibs uon modo reddita sit fossa ejusdem Navigii , seu iio\i 
cavameuti, sed etiam [tericulosa itinerautibus, volumus, et concedi mus 
memorato Joanni commissario nostro auctoritatem , et omnimodam 
polestatem , ac arbitri um compellendi , et compelii faciendi per 
quasbbet execuliones tam rcales , quam pcrsonales , quaccumquc 
communia, vel corum singulares pei"Sonas , quac , et quas , quomo- 
dobbet lipas piacdictas, et eariim portas , et pontes , sive cum e(juis, 
sive cum piaustris, vel aliter ficgisse reperiantur ad reparandum 
ripas, et noviter purgandum alvcum , et fossam praedictam, ac etiam 
conslruendum , et reliciendum pontes , et portas ipsas , omnibus 
communium, et bominum praedictorum , ac singularum persoiuirum 
earumdem sumpliìjus, operibus, laboreriis, et expensis, utquc majoie 
auctoritale, et ol>edientia omnium, quorum inlererit, et interesse 
quomodobl)Ct poterit in futuriun praefalus Joannes commissarius , et 
aidicus noster praedicta omnia , et singula perlìcere, et exequi valeat 
concedimus etiam sibi , ut pio bujusmodi cavamento, reparationibus, 
construclionibus , et ampbficalionibus , fiendis quaebbct praecepta 
poenalia quibuscumque communibus, liominibus, et sìngularibus , 
personis transmittere possi t, et valent, et conlrafacientes, et inobedienles 
quomodobbet pracceplis liujusmodi suis mulctare, et condemnare iu 
quibuscumque pecuniarum , et rerum quantitatibus camerae nostiae 
fqìplicandis, queraadmodiim, et ])ro ut discretioni , et prudentiae suae 
necessarium loie >ickl)itur, et sibi placuerit servala, vel non servata 
forma juris, et statulorum quorumcumqne commiinis civitalis nostrae 
IMedioIani. Denicpie considejauti!:)us nobis , quo devotionis , atque 
incommulcil)ilis Jid(.'i ardore nos, et slatum nostrum prosecutus ab 
ineunte aetate sua i'uerit idem Joannes aiibcus , et commissarius 
noster, et in [)i"aesenliarum aidentius, quam unquam alias prosequatur 
ncc etiam inimemores l;d)orum, et industriae suae, quas temporibus 
retioaclis in constructiojie dicli Navigii , et in ampbbcandis posses- 
sionibus ipsis anlediclis suslinuit. et in futurum etiam sustinebit. 



— 384 — 

volcntcs prò aliquam lieritonim suorum , et fidei , ac laboiiiGi 
praemissoriim rccogiiilioiic , et retrihutioiie gratituclinis nostrac iiisi- 
giiia sil')i, et liheris suis osteiidere, ut ipso, fjliiqiie sui ardcntibus in 
iioslris servitiis, et olisequiis auimentiir, praescrtiiu cum non du])i- 
temiis, qiiiu praelibatus felieis recordalioiiis princeps et avus noster , 
si vita diutius eiim fungi eontigisset, eundeni Joannem niajoii etiam 
remuneratione, et praemio laboruDi tantorum f'uisset afrecturus tenore 
praesentium motu proprio, et de nostrae polestatis plenitudine, ac 
omni mebori modo, \ia, jure, et forma, quibus vabdius, et edlcacius 
possumus , et dcl^enius , concedimus, et inipertiuiur eidem Joanni 
aubco , et commissario nostro prò se, suisque flliis, et successoiibus , 
ac desccndenlibus , et descendenlium descendentibns in infinilum , 
quod prò quolibet plaustro quarumcumque rerum cujuscuDKjue generis 
et materici extiterint, quae per dictum Navigium eundo, vel redcundo 
cum navi conduci contigerit, a quibuscumque personis , seu earum 
personarum nunciis quaecumque fuerint , et quocumque nomine 
censeantur, cxigere, et exigi facere possit. sobdos cbios imperiales, et 
prò quabbet sabna rerum praedictarum denarios sex, exceptis tamen 
hominibus terrae nostrae Viglevani , ejusque jurisdictionis , a quibus 
tantuaiodo exigi posse decernimus prò singulo plaustro rerum, ut 
supra , soldum unum, et denarios sex, et prò quabbet salma rerum 
praedictanun denarios quatuor. Nam cum principinm , et auctoi'es 
liujusmodi operis quodammodo fuerint proptcr donationem raultarum 
perticarum teii-ae factam , et alias impcnsas, et incommoda prò hac 
re non sublerfugerint, dignum censcraus, ut in eos liumanius agatur. 
Quae pecuniae , postquam exactae fuerint, in eumdem Joannem, 
suosque filios, iiaeredes, et successores , ut supra, et in eorum usum , 
et utilitatem convertantur omni contradictione seu nostra, seu magna- 
tuum quorumcumque nostrorum penitus remota, et omnino cessante. 
Mandantes magistris intratarum utriusque camerae vioslrae, nec non 
universis , et singulis commissariis , potcstatibus , et jusdicentibus , 
ofììcialibus, et subdltis nostris, ad quos spectat, et spectare poterit 
quomodolibet in futurum, quatenus bas nostras conlìrmatorias novae 
commissionis littcras mauu nostra propria subscriptas Grmiter, invio- 
labiiiterque observantes eidem Joanni aulico, et commissario nostro 
in praemissis exequendis auxilium praebeant, eonsilium, et favorem 
quemlibet opportunum , nec contra eas , earumque tenore litterarum 
quidquam intentent, aut intentari permittant sub poena perpetuae 



— 385 — 

indignationis nostrae. In quorum testimonium praesentes fieri jussimus 
et registrar!, nostiique sigilli impressione muniri. Datum in arce nostra 
Portae Jovis Mediolani die undecima decembris mcccclxxx. 

Signat. JovAN. Galeaz. Maria Dux Mediolapi etc. 

Subscript. 13. Calcus. 



« U P P T^ I O A 

Del comune di Vigevano a Gioan Galeazzo Maria Sforza d%ica 
di Milano , e successivo rescritto del medesimo , 'per j^ro- 
rogare il termine prescritto a costruire i fondamenti delle 
folle, e molini sul naviglio detto di Vigevano, 



ILLUSTRISSIMO ET EXCELLENTISSIMO PRENCIPE 

J_jxponeiio gli vostri fidelissimi servitori commune , et huomini della 
terra di Vigevano come hanno inteso che V. Eccellenza , per sua 
singular munificentia, et hberahtade ha commesso a d. Joanne Visconte 
cortesano di V. Eccellenza in ampio mandato sottoscritto di mano 
propria de quella, inter cetera chel' possia conceder ampia facoltate, 
et arbitrio a detti esponenti da poter fabricar sopra tutta la lor juri- 
sdizione quelli molini, et folle, che se potranno fabricare per l'acqua 
del naviglio nuncupato el naviglio de Vigevano, quale al presente si 
fa, con conditione, che detti esponenti faccino in termino d'un anno 
tutti li fondamenti delle dette folle, et molini, sallem sopra terra 
eminenti un brazzo con li suoi incastri, et fuge dell' aqua , della 
qual cosa ringraziamo V. Eccellenza per tanto dono, et munificentia 
usata verso loio offerendosi quelli ad ogni cosa grata ad quella. Et 
perchè li sarà Impossibile fare nello detto termino li predetti fonda- 
menti , pregano V. S. si degni prorrogare detto termino, offerendosi 

25 



— 386 — 

però delti esponenti de fare in lo predetto termino tntti li fondamenti 
di quelli molini, et folle, che potranno fare in le fosse della detta 
fossa, et appresso a'detli fossi trabuclii cento, et in termino d'un altro 
anno seguente li fondamenti de tutti li molini, et folle, quali delibe- 
raranno de fare in le vigne de Vigevano sopra terra almanco un brazzo 
con li loro incastri, et fuge , et di poi il resto che poteranno fare a 
suo piacimento, et questo benché sia giusto, et hoiiesto, niente di 
manco reputaranno ad gralia singulare eie V. Eccellenza , alla quale 
di continuo si raccomandano. 



: JOAN. GALEAZ. MARIA DUX MEDIOLANI. 

Dilecte noster, inteso quanto per l'incluso suppl. ci hanno esposto 
il comune, et huomini di Vigevano per tenore della pr(;sente damo 
aibitrio, et facoltà de prorogare li termini i-ichiesti nel modo, et l'orma 
te parerà meglio, ratum , ac lirmum habituri quicquid in hac le 
ordinaveris , acque ac si per nos ordinatum extitisset. Dat. Mediolani 
die 10 martii 1481 signata B. Calcus, a tergo nobili viro Joaiini Vice- 
comiti aulico nostro dilecto. 



Erectio facta j^er Summtcm Fontificem de o^yj^ìdo 
Viglevani in cimtatem 



CLEMENS EPISCOPUS 
Scrvus servoriLin Dei , ad pcrpctunin rei mcmoriam 

Jr ro excellenti pnreminentia Sedis Apostolica? , in qua post Bcatum 
Petrum Aposfolorum principem , quamvis impaiibus merilis , pari 
tamen auctoritate conslituti sumus, in irriguo militanlis Ecclesia: agro, 
Pvomanum Pontificem, novas episcopalcs sedcs , ecclesiasque plantare 
digiuim arbitramur, ut per hujusmodi novam plantalionem populoriim 



— 387 — 

augeatiir devolio, diviuiis cultiis effloreat, animariim salus siil>sec{iiatnr, 
et Immilia loca, ca [)i'ìi:>ciIìliq , quorum iiicolas pr.Tcipua dcvolionis 
integritas, et liJelitalis merita ex.oi-iiant, dignioribus tilulis, et coiidigius 
favorihus iiluslrentur , ut propagatione novae sedis, honoi-ati Pi'aesiiiis 
assistentia, et regimine, cum Apostolicoe auctoiitalis amplitudine, ac 
orthodoxoc fìdei profectu , et exaltatione , populi ipj>i propositum cis 
asternae faelicitatis priEmium, facilius valeant adipisci; dignaque eorum 
retributio eocdere possit aliis in exemplum: sane eum oppidum \ ig!c- 
vani, foi-san pailim Noxariensis, et partim Papiensis dioeccsis, campanea* 
Lumelliiia?, temporali dominio dilecli fìlii iiobilis viri Francisci »Sforti.e 
Vieecomitis Ducis Mediolaui sul)jectum , inter alia illarum paitiuni 
oppida admodum insigne, et notabile, ac, benedicente Domino, plurium 
praelatorum, doctcjrum, et aliaiusii notabilium personarum, po[)ulique 
ij;enei'Ositate j-efectum ; et in eo una collegiata ecclesia etiam insignis, 
et notabilis sub invoca tione S. Ambrosii dicata, ac in il la una pra'po- 
situia , dignilas inibi piincipalis . iiec Jion seplem canonicatus , et 
totidem piiebendae pio totidem personis existant , adeo ut oppidum 
civitatis, et ecclesiae liujusmodi cathedralis nomine, titulo, et preioga- 
tiva merito decorali debeat: idque [)ireraUis Franciscus Sfortia Dux 
summopere desidideret , ac nobis super hoc humiliter siqjplicaveiit , 
ac prò ipsius ecclesiae dote idem Franc'scus Sfortia Dux iionnulias 
in villa Sforzesca ; et dileclus filius magistei- Galealius de Petra cleiicus 
Papiensis lìotarius noster alias proprietates in Vallis viridis nuncupatis, 
locis diclae Novariensi dioecesis, consislentes, et respective ad eos icgi- 
tirae pertinentes, assignai'e parati existant. Nos attendentos, quod si 
oppidum in civitatem, et ecclesia huiusmodi in cathedralem erigerentur, 
et instituentur, id in ipsius oppidi , et dilectorum fìliorum , cleri, ac 
universitatis, singulorumque incolarum, et habitatorum ejusdem decus, 
et amplitudinem, divinique eultus augumentum, et animarum sslutem 
cederet, et ipsius Francisci ducis votis plurimum satisfaceiet, ex pi.c- 
missis, et certis aliis rationabilibus causis, liabita desuper cum (Valribus 
lìostris deliberatione matura, de illorum Consilio, et apostoliche pote- 
statis plenitudine^ oppidum pra'dictum, cum illius districtu, ac diclis 
Novariensis , et Papiensis dioecesis veneiabilis fratris nostri Antonii 
Portuen. sanctac Romance ecclesia3 cardinalis de Monte iiuncupati, cui 
quoad vixerit omnimoda administralio in spiritualibus, et temporalibus 
ecclesia Papiensi apostolica aucloritate reservata existil , et Joannis 
Mariae Papien. episcoporum, ad lioc, (^uod ad partcm (oppidi, e f dlslrictus 



— 388 — 

luijtismodi in dieta dioccesi Papiensi consistentem dumtaxat; ita quod 
piopterea dictcc ecclesiae Papiensi, qiioad reliqua , prseter hujusmodi 
op[)iduQi, et illius distcìitLiiu dumtaxat, ipius Papiensis dioecesis loca, 
aliqiiod [)réi;jiidicium non generetur , et niliil aliud de dieta dioccesi 
Papiensi sine eorundem Antonii cardinalis, et Joannis Mariae episcopi 
consensii dismcmbrelur , nec non qnas siaiiliter paitim Novariensis, et 
partiui Papiensis dio:cesis prccdictariim existit campaneam Lumellinani 
pivudictam, quoad illius [)artem in dictam dioccesi Novariensi consi- 
stenteni dumtaxat, cum omnibus, et singulis ipsius campaiieae castris, 
villis, et locis, nec non oppidi, districtus, et partis canipanere Novariensis 
dioecesis hujusmodi clero, jiopido, et personis, ac ecclesiis, monasteriis, 
et piis locis, nec non l)enenciis ecclesiaslicis cum cura, et sine cura, 
SiTculai ibus, et ordinura quorumcuraque regidaribus ab eadem dioecesi 
Kosariensi, saivis censibus, si qui in oppido , districtu , et Novariensi 
dioecesi liujusmodi respective Papiensi , et Novariensi episcopis prò 
tempore exisientibus debeanlur, venerabilis fiatris nostri Juanni Angeli 
episcopi Novaiiensi ad prcemissa quoad dioecesi Novaiiensi pra-dicta 
consequi decernunt, expresso accedente consensu, et auctoritate prsedicta, 
tenore praesentium separamus, et ab omni jurisdictione, siq^erioritate, 
correctione , visitatione, dominio, et potestate proedictorum , et prò 
tempore existentium Papicn. et Novarien. Episcoporum ; nec non 
dilectorum filiorum Papiensis, et Novariensis ecclesiarum, capilulorum, 
eorumque vicariorum , et officialium, ac a soiutione quorumcumque 
jurium eisdem episcopis, et capitulis per clerum , et alios praedictos 
ratione jurisdictionis, et superioritatis debitorum penitus eximimus, et 
totaliter liberamus; nec non oppidum in civilatem, et ecclesiam sancti 
Ambrosii hujusmodi in cathedralem ecclesiam, ac in illam episcopalem 
dignitatem, cum prceminentiis, honoribus, et privilegiis, quibus aliae 
cathedrales ecclesia^ de jure, vel consuetudine utuntur, potiunlur, et 
gaudent, ac uti, potiri, et gaudere possunt, et polerunt qnomodolibet 
in tuturum, nec non episcopali, et capitulari mensa, ac aliis cathedra- 
libus insigniis, et ultra piaeposituram , quam inibi dignitatem post 
pontificalem ttìajorem esse vokmius, unum archipracsbyteralum prò 
uno archipra3sbytcro, et unum archidiaconatum prò uno archidiacono, 
et unum decanatum dignitates inibi non majores post pontifìcalem prò 
uno decano, nec non ultra scptem canonicalus, et totidem prcebendas 
jam in ea constitutos, alios quinque eanonicatus, et totidem preebendas 
prò aliis quinque canonicis ad omnipotentis Dei laudem , et ipsius 



— 389 — 

sancii Ambrosii honorem, totiusque triumpliantis ecclesioe gloriam, et 
fidei catbolicoe exaltationem, de simili Consilio dieta auctoritate erigimus 
et instituimus, ac oppidiim civitatis, et ecclesiam catbedralis, nec non 
campaneam dioecesim , incolasque , et babitatores praedictos civium 
nomine, et bonore decoramus, nec non eidem ecclesiae sic in catbe- 
dralem erectae oppidum prò civitate , et campaneam bnjusmodi prò 
dioecesi , nec non ecclesias pm clero, et saeculares personas inibì 
babitantes prò popuio concedimus, et assignamiis, ac civitatem , dioe- 
cesim, clerum , et populum pi'aedictis episcopo Viglevanensi , qui pio 
tempore fuerit, quoad ordinariam omnium jurisdictionem, et superio- 
ritatem, etiam perpetuo subjicimus, nec non episcopali prò illius unam 
Vallis viridis valoris annui quadringentarum iibrarum impeiialium 
monetae Mediolanensis octuaginla ducatus auri, vel circa constituentium, 
ad Galealium, et jam illi tot alias de la Sforzesca locorum bujusmodi, 
ex quibus tria millia Iibrarum similium, quam capitulari mensis 
praedictis alias ejusdem loci de la Sforzesca proprietates ad Franciscum 
ducem pi-aefatos legitime pertinentes , ex quibus prò dote arcbiprae- 
sbyteratus, arcbidìaconatus , et decanatus , ducentae et quiiiquaginta 
bbrae similes annuutim percipi possunt, per eosdem Franciscum duceoD, 
et Galeatium concedendas, et assignandas ex nunc , prout ex lune, et 
e contra, cum concessae, et assignatae fuerint: ita quod liceat episcopo 
Viglevani prò tempore existenti , et capitulo ecclesiae bujusmodi per 
se, vel alium, seu alios corporalem possessionem proprìetatum praedi- 
etarum, illarumquc jurium, et pertinentiarum propria auctoritate libere 
appraebendere, et perpetuo retinere, illarumque fructus , redditus, et 
proventus in suos, et mensarum, ac arcbiproesbyteratus, arcbidiaconatus, 
decanatus, nec non canonicatuum , et pra>bendarum erectorum praedi- 
ctorum respective usus , et utilitatem convertere, et cujusvis licentia 
super boc minime requisita, auctoritate, et tenore praedictis perpetuo 
applicamus, et appiopriamus. Et insuper praefato Francisco, et prò 
tempore existenti duci Mediolani juspatronatus in pracsentandi nobis » 
et romano pontifici prò tempore existenti, personam idoneam ad eandem 
ecclesiam Viglevanensem, quotiens illam, bac prima vice excepta, prò 
tempore vacare contigerit, per nos, et prò tempore romanum pontilìcem 
existenlem , praofatum eidem ecclesice in episcopum perliciendi , ac 
etiara praesentandi eidem episcopo Viglevani prò tempore existenti alias 
personas idoneas ad arcbipraesbyteratum, arcbidiaconalum, et dccana- 
tum, ac singulos canonicatus, et praebendas ercctos praedictos, tam bac 



— 890 — 

primn vico ab eornm primaeva crectioiic Iiiijusmodi vacantes , qiiam | 

(leinceps, (juoticns illos prò tempore (|uovis modo vacare contigerit 
per i[)sinii episcopiim Viglevanensem ad pi-aesentationem liujusmodi 
iiislitiiendas, sirailihus Consilio, aiictoritate, et tenore reservamus, con- 
cedinius , et assignamns. Decernentes jiiripatronatus hnjusmodi , ac si 
illud eidem duci ratione verae fundationis, scii plense dotationis com- 
peteret, etiaai per sedem praedictam , etiam concistorialiter derogari 
non posso, nec derogatila! censeri, iiisi ad lioc ipsiiis Francisci, et prò 
tempore existentis diicis Mediolatii expressus accesserit assensus, et sic 
per quosciimque jiitiices, snMata eis qiiavis aliter jiidicandi , et inter- 
pretandi facidtate , et auctoritate jiidicari , defìniri deherc , irritiim 
quoque, et inane si secus super liis a quo quavis auctoritate scienter, 
vel ignoranter contigerit altentari. Nidii ergo omnino homini liceat 
Jianc paginam nostrne separationis, exemptionis, liberationis, erectionis, 
inslitutionis, decorationis, concessionis, assignatioiiis, subjectionis, volun- 
tatis, amphalionis, appropiMationis, rcservalionis, et decreti, infringere, 
vel ei ansu temerario coiitraire; si quis antera lioc attentare praesum- 
pserit, indignationem omnipotentis Dei, ac beatorum Pelri, et Pauli 
Apostolorum ejus se noverit iucursiirum. 

Dat. Bononiac anno incarnationis dominicae millesimo quingentesimo 
vigesimo nono, decimo septimo Rajendas Aprilis, pontificatus nostri 
anno septimo. 

CCCCCCCC. A. de Casti lio. A. Stupha. 



I 



391 — 



Ad j)opuIum Viglevanensem ad suscì^iendwn novum episco^um. 



CLEMENS EPISCOPUS SERVUS SERVORUM DEI 

Dìleciis Jiliis populo cìi'itntis, et dioecesis Viglcvaiiensis 
salutein et aposlolicam benedicdonem. 



He 



odie ecclesiae vestrae Viglevanen. , quain nos et hodie ex collegiata 
ecclesia sancti Ambrosi! tane Novariensis dioecesis in cathedi-alem 
ecclesiam, ex certis causis, de fratrum nostrorum Consilio, apostolica 
auctoritate erecta , ereximus , et instituimus , tunc a prlm^eva ejus 
erectione hujusmodi vacanti de persona dilecti fìlii Galeatii electi 
Viglevanensis nobis, et eisdem fratribus ob siiorum exigentiana merito- 
rum accepta, de simili fratrum eorundem Consilio, auctoritate prosdicta 
providimus , ipsumque illi in episcopum praefecimus , et pastoralem 
curam, et administrationem ipsius ecclesise Viglevanensis sibi in spiri- 
tualibus, et temporalibus plenarie committendo, prout in nobis inde 
confcctis litteiis plenius continetur; quocirca universitatem vestiam 
monemus, et bortamur, attente vobis per apostolica scripta mandanles, 
quatenus eundem Galeatium electum, tamquam patrem et pastorem 
animarum vestrarum devote suscipientes , et debita honorifìcentia 
pertractantes, ejus monitis, et mandatis salubribus humilitei* intendatis, 
ita quod ipse Galeatius electus in vobis devotionis filios, et vos in eo 
per consequens patrem benivolum invenisse gaudeatis. 

Dat. Bononioe anno incarnationis dominicai 1529, 17. Ralendas 
Aprilis pontiQcatus nostri anno septimo. XX. A. de Gastilio. 



— 392 — 



Java cìvilaùs per Franciscuni secundum Mcdiolani ducem 
concessa Vìglevanensìhiis. 



FRANCISCUS II. DUX MEDIOLANI ETC. 

Post({ii;im a turbine tot, et tantorum bel Ioni m nobis conquiescere, 
itumo verivis respirare liciiit, iiihil niagis animo nostro insedit, qiiaai 
oppicUim Viglevani in civitatem erigere , et erectam , auspice summo 
maximoque Clemente pontifice, episcopati» condecorare , adjectis ube- 
rioiis glebae agris, quibus et reverendiis episcopus, caeterique sacerdotes 
rem divinaai facientes in sacro tempio divo Ambrosio iiovae urbis 
tutelari numini dicato, victum bis, qui sacris initiati, dignum pararent. 
Allieiebat ad id frequens oppidanorum numerus, ingenio, usa rerum, 
et diversis virtutibus praeditorum, quorum etsi pars magna peste, et 
bello proximis annis desiderati sint superfuere tamen fllii optimae spei 
adolescentes , qui novae urbe prope diem ornamento erunt. Invitabant 
et ingentes sacrae acdes , quibus omnis fere generis religiosis vitae viri 
prassunt, rei divinse incumbentes, Impellebat et loci amenitas, aeris 
temperies, arx munita, atria nobilissima, cultae domus, forum amplis- 
simum , pulcberrimumque , ut merito ipsum oppidum civitatis titulo 
exornandum censeremus. Quas cum Deo annuente felicibus auspiciis 
elfecerimus, novi cives Viglevanenses supplicem libellum tenoris sub- 
sequentis nobis porrexerunt, videlicct. 



ILLUSTRISSIME ET EXCELLENTISSIME PRINCEPS 

Cum fivente Deo Ex. V. placuerit lioc suum Viglevani oppidum 
in titulum civitatis erigere , decet subsequenter eandem civitatem 
eompetenti comitatu, et jurisdictione augei-e;, ipsamque immunitatibus, 
et privilegiis dotare ac munire, ut non solum nomine, sed et elfectu 
civitatis nomen babere mereatiu-, et loci sterilitati coadjuvamen addatur. 
Ea proptcr Excellcntia:; Vestrae humililer rccurrendo supplicant consulcs, 
commune, et bomiiies dictae civitatis, ut illa dignetur infrascripta 



— 393 — 

privilegia concrdci-e. et jam concessa confìrmni-e , et olìscrvari fcjccrtt, 
proLit speratili-. Primo qiiod Excel!. V. concedere dii^netiir ipsi civitati 
idoneam , el competeiitem jurisdictionem . sive coniitatum. Secnndo 
petitur confirmari privilegium concessum per felicem memoriam excei- 
lentissimi ducis Ludovici E. V. genitoris , de conducendo biada a 
partibus Lumellinse , Isolaricc , et Novariensis Viglevani , quod Iiic 
exhibetur, cum exemptione, et sine solutioiie florenorura quatuorcentum, 
quos antea solvebant annuatim ex causa praemissa, ut civitas ipsa suo 
gaiideat privilegio. Tertio petitur sibi concedi in perpetuum Ires 
nundinas in anno fieri posse in dieta civitate exemptas , et francas^ 
ut CTteiis conceduntur; videlicet unam in octava Paschae resurrectionis 
dominicoe , aliam in festo sancii Ambrosii , quod est die septinio 
Decembi-is , et aliam in festo saiictac Magdalennn, quod est die XXII. 
Julii , duraturas per dies octo [)i'o singula earura , cum exemptione 
datiorum usque ad introitum inclusive ipsius civitatis, non autem prò 
exitu. prò omnibus mercibus eidem couducendis. Quarto petitur quod 
sibi concedatur facultns accpiirendi bona immobilia super toto domi nio 
sine ulla speciali licentia obtinenda imposterum , sustinendo onera 
secundum consuetudinem , et statuta locoruQi , in quibus sita eruiit 
bona acquirenda. Quinto, et ultimo petitur, ut confjrmentur omnia 
privilegia hactenus concessa dictée communitati per olim illustrissimos, 
et excellentissimos duces Mediolani, qucn bucusque observala fuere. et 
obseivantur, et quorum originalia propter bella perdita sunt , tamcMi 
reperiuntur anti(juitirs registrata in volumine statutoruQi dictan civitalis, 
Nos autem ea omnia in senatu nostro prius recitari , et diligenter 
super iisdem agi, matureque discuti voluimus. Is ordo, ut in unaqua- 
(|ue re prudenter facit, evocavit quaestores uostros , ac omnium qux 
agenda forent , et ad eorum ofTicium pertinerent eos participes esse 
voluit; monuit et cives Papienses, et certos fecit Novarienses, qui cudi 
ea de causa nuncios suos ad eundem senatum destina\erint , de con- 
stituendo novo comitatu diu cum illis disceptatum est, niultaque in 
medium adducta fuerunt , qua: et animum nostrum, ejusdem oidinis 
mentem movere potuisscnt, quo minus latos fìnes novi comitatus nov.-ic 
urbi daremus. Omnibus recte perpensis, etiam de senatus nostri jutlicio, 
quod sempcr, ut est, justissimum censemus , existimavimus minine 
acquimi forc , ut urbs ullo abusque comitatu esset, novique cives intra 
unam urbem vcluti mancam se continerent , nec minus conveniens 
videretur novos cives aliqnibus comraodis, atque immunilati])us con- 



— 394 — 

donare , ita tamen ad hoc deveniendum fere , ut Ime aliap civitates 
dignoscere possent etiam de earum commodo nos congruam rutionem 
liabnisse, capittUis ipsis in modum, qui sequitur respordemus. 

Ad primum capitulum : conceditur comitatus in terris infrascriptis 
videlicet. Gambolate, Cillavenia, Gravalona, Nicorvo. Rodobio. Palestre, 
Confientia. Vinzalio, TunioTio, Yillaiiova, Casolo veteri , et novo, et 
({lice liabeant in omnibus, et per omnia recognoscere majorem magi- 
stratura Viglevani, piout alia loca aliis civitatibus Mediolanensis dominii 
supposita: salvo quod nobiles Papienses babentes de prsesenti bona in 
loco Gambolate, et qui etiam consueverunt babitare in ci vi tate Papiae 
a decennio citra, non subjaceant majori magistratui Viglevani, sed 
remaneant sub jurisdictione prcetoris , et majoris magistratus Papiae, 
prout bactenus consueverunt. 

Ad secundum : conceditur, quod ex Gomitata assignato possint 
conduci biada \iglevanum absque aliqua solutione: ex aliis auteni 
locis servelur id, quod in aliis civitatibus observatur. 

Ad tertium: conceditur. quod possint fieri duae nundinae, altera ad 
festum Pascatis , altera ad festum sancti Ambrosii , cum illis tamen 
exemptioi\ibus , et conditionibus , quse per quaestores praedictos appo- 
uentur, et declarabuntur. 

Ad quartum: conceditur ut petitur, sine tamen praejudicio jurium 
tertii, et fori declinatione, et bonis cum onere suo transeuntibus. 

Ad quintum et ultimum : fiat confirmatio , seu concessio , prout 
bactenus rite , et recte privilegia ipsa servata fuerunt , et in viridi 
observantia existunt. 

Mandamusque quibuscumque officialibus nostris, feudatariorumque 
iiostrorum, subditis prassentibus, et futuris, ut capitula ipsa, in modum, 
et formam quibus supra a ]Vobis dalse sunt, ad unumquodque respon- 
siones servent, et exequantur , et inviolabiliter servari , et executioni 
demandali faciant. In quorum fidem praesentes manu nostra subscriptas 
fieri jnssimus. et registrari, nostrique sigilli munimine roborari. 

Dat. Viglevani die secundo Februarii mdxxxu. 

Signat. Fraxciscus. 

Subscript. Bartholom.eus Rozoxus, sigillataque sigillo ducali in cera 
alba pendenti, cum cordula viridi, albique coloris sericea, atque filo 
aureo interposito. 

A tergo: registrat. in libro feudorum in fol. xxii. 



— 395 



L E T T E R, A^ 

Di don FilÌ2>po IV re di Spagna delti 23 maggio 1661 diretta 
al duca di Sermoneta governatore dello stato di Milano^ 
acciò in occasione di vacanze di canonicati, ed altri 
leneficii della cattedrale di Vigevano siano nominati sog- 
getti naturali di detta città,' abili , e che abbiamo servito 
alla medesima cattedrale. 



DON FILIPE POR LA GRACIA DE DIOS 

Rey de Cas lilla, de Leotii de Aragon^ de Las dos Sìcilias^ de Jerusalem 
de Portii^al , de Navarra , y de Las fndias etc. Duque de Milan, 



Xllustre duque de Sermoneta, primo mi Governador, y Capitan General 
del estado de Milan en interim. Por parte de la ciudad, y obispo de 
Vigevan en esse mi estado se me ha presentado el memorial del 
tenor, que se sigue: Senor — el obispo, y la ciudad de Vigevan 
en el estado de Milan, cujas finezas , y zelo, con que siempre hau 
acudido a las materias del real servicio de vuestra magestad, son muy 
notorias, corno tambien los itidecibles danos, que han padecido los 
vecinos de ella en el curso de tan coiitinuadas guerras, que ha tenido 
el dicho estado, assi quando se apoderò el eneraigo de la dicha ciudad 
Como quando las gloriosas armas de v. magestad la boluieron à cobrar, 
al qual se auadeu los muchos dias, que dexò en ella el principe 
Thomas, y el exercito del duque de Modena, y las continuas escor- 
rerias, que el enemigo hizo en a quel districto por cuya causa quedan 
muy abatitos, y destuidos, rapresentan à v. magestad con la humilidad 
devida, que las dignidades de a quella iglesia son de sii real provision. 



— 396 — 

y quo a (jiicllus pobres vassuUos no tieueii oUa cosa , à qiie aspirar , 
sino ci las diohas cligiiidades, cauongias, y Icvitados, pnès en los tribu- 
iialcs de Mdan no ticnen plaza ninguna, representan tambien, que 
bau cutcìitbdo, qiie algiinos saccrdolcs, que estan en Milan sirviendo 
de eapellaiies à aquellos cavalleros, lian coiicun-ido à la pretension 
de las dicbas digiiidades, y que con el favor de dicbos cavalleros bau 
piocuiailo la nomina. Por lo (}ual acudcn à los pies reales de v. 
magesiad SLq)licando con todo reiidimiento , seas v. magestad servido 
luaiitlar cpie en las provisiones de las dicbas dignidades se tenga 
aquclia atencion , que acoslumbra sii real grandezza, a que se haga 
luencion de ios sugetos naturales de la dicba ciudad, y que sirven, y 
bau servido à la dicba igicsia , y que vayan subiendo de grado en 
grado, coidoriiie el asccnso de las dicbas dignidades, paraque se 
animen à continuar el servir à la iglesia suso dicba , que todo 
resultarà en servicio de Dios, y por ser justo se espera de aì^i real 
grandezza. 

Y vista la instancia, y pretension ref'erida, y lo justibcado, que es 
por la cor<veniencia , que trabe consigo el elegir para las vacantes, 
que sucedieren en la catadral de dicba ciudad de Vigevau , assi de 
dignidades, corno otras inferiores de canongias, y demas prevendas , 
sugetos babiies, y que bayan servido en ella. He tenido porbien , 
condesciendiendo con està donnanda , de ordenaros , y en cargaios 
( corno lo ago) que en las nominas, que occurriere hazer de vacantes 
de dicba igicsia, tengays la devida atencion a proponernie los naturales 
de la ciudad, conlorme à sus gsadcjs , y meiitos, y especialmente à 
los, c[ue se bau empleado con satisfacion en el servicio de la misaia 
iglesia : que por ser justo piocede de mi voluntad , y me dare por 
bien seivido de vos, Dat en Bn. Ret. à XX 111 de Mayo de mil , y 
seiscientas sessenta, y un aiuios, Signat. Yo el Rey etc. et cuixisubscrip- 
tionibus d. d. Regentium de more etc. A tergo. Al Illustre Duqne 
de Sermoiieta. Primo mi Governador , y Capitan General del Estado 
de JMilan , en interim. Mil ni. et Sigillai. 

L' origÌLialc di questa lettera esiste ncU' arcbivio della ciUà di 
Vigevano. 



397 — 



Di Carlo VI imjìeratoTe in data delli 20 maggio 1733 confer- 
mante la lettera di don Fili]^])o re di 8;pagna, nel quale 
si ordina^ che in occasione di vacanza di canonicati , o 
di altri henejicii nella cattedrale di Vigevano siano nomi- 
nati soggetti naturali di detta città. 



CAROLUS SEXTUS 

D ì\'{ un f avente cleinenlìa Romanorum Itnperntor seniper Jugustns , 
Hispatìiaruin etr. Rex , et Mediolani Dux eie. 

VV inico Filippo Lorenzo di Dami conte del sacro romano impero, 
prencipe di Tiaiio. cavaliere dell'insigne ordine del toson d'oro, consi- 
gi ieie intimo di stato di sua maestà cesarea cattolica, maresciallo de' 
suoi eserciti, intendente generale de' suoi arsenali, colonnello d'un 
r(^ggimento d'infanlaria, colonnello, e governatore della città imperiale 
di Vienna; governatore, e capitano generale dello stato di Milano etc. 
Illustrissimi, Reverendissimi, ac Magnifici — Dilectissimi nobis — 
Teniamo da sua maestà il cesareo reale dispaccio del tenore seguente 
— Don Carlos p(jr la divina clemencia emperador de romanos siempre 
augusto, rey de la Germania, de Castilla, de Leon, de Aragon, de las 
dos Sicilias, de Gerusalem, de Hiingria, Bohemia, Dalmacia, Croacia , 
de Navaria, y de las Indias etc. duque de Milan etc. — Illustre conde 
de Daim cavallero del insigne orden del toyson de oro, de mi consejo 
de estado mi goveinador, y capitan general del estado de Milan. En 
el anno 1661 el senor rey Felipe Quarto sobre memorial del ol)ispo , 
y ciudad de Vigevano tuvo à bien expedir un despaclio dirigido al 
duf|uc de Sermoncta , entonzes governador de esse estado del tenor 



— 398 — 

siguiente — Don Felipe per la gracia de Dios rey de Castilla, etc. 
( qui si ripete de verbo ad verbum Ja surriferita lettera di Don 
Filippo IV re di Spagna 23 maggio 1661 ). 

Y haviendo recurrido aora à mi clemencia los decuriones, y presi- 
dentes del govierno de la diclia ciudad de Vigevano, suplicandome , 
qiie respecto de haverse siempre cnmplido lo ordenado en el citado 
dcspaclio , bien que non se encuentre ynterinado en el senado , ni 
registrado en la cancilleria secreta , me digne tener presente los 
sugetos natLirales de aquella ciudad para las provisiones, que se han 
de hazer actualmente, y mandar, que en lo successivo, en occasion 
de nominas para las dignidades, canonicatos, y prevendas de aquella 
cathedral, se me propongan sugetos naturales, de dicha ciudad, segun 
lo prescrito en el mencionado despacho — Vista està instancia , ha 
parecido encargaros , y mandaros, corno lo hago , que por lo concer- 
niente à las nominas, que ocurriere hazer de vacantes de dignidades, 
canonicatos, y demas prevendas de la cathedral de Vigevano, observeys 
puntualmente la regia, y forma expressada en el preinserto despacho 
del senor rey Felipe IV. Que assi es mi vuluntad. De Laxemburg 
a' 20 de Mayo de 1753 — Firm. Yo el Rey — Vidit Marchio de 
Villasor Praeses — Vidit Positanus Regens — Vidit Pertusatus Regens 

— Vidit Alvarex Regens — Vidit Perlongus Regens — Vidit de 
Esmandia Regens — Vidit Comes à Perlas Consil. — Vidit Risos 
Regens — Don Joannes Franciscus à Verneda Secretarius — il quale 
vi rimettiamo affinchè, intesi di quanto si contiene in questo cesareo 
reale dispaccio, diate, per qi'.ello a voi spetta, puntuale compimento 
a ciò, che sua Maestà nel medemo comanda — Nostro Signore vi 
conservi — Dat. in Milano li 31 luglio 1733. 

Firmat. Il P. di T. Co. de Da un. — Vidit Maranon. — Firmat. 
De Trecate etc. — Regislrad. in cancelleria secretiori — Subs. Vianus* 

— Solvit lib. 200 Ss. 8 — Subs. Rubens. 

Al senato con cesareo reale dispaccio rinovando S. M. l'ordine, 
perchè nelle nomine, che occoneranno farsi di dignità vacanti, e 
d'altre prebende della cattedrale di Vigevano, si propongano soggetti 
naturali di quella città. — Segretario Trecate etc. — A tergo — 
lllustrissimis Reverendissimis , et Magnificis Praesidi , et Senatui Pro- 
vinciae Mediolanensis Nobis dilectissimis. — Et sigillat. etc. — 12. 
septembris 1733. — L. Ad Egr. Advocatum Fise. Crucejum, ut 
subiiciat — IH. Bcndonus. — Magiiif. Mar. Regens Olivatius P. P. — 



— 399 — 

18 septembris 1733. — Ut clementissimum hoc S. C. C. M. rescriptum 
inteiinetiir, communi calo ejusdem tenore Maguif. Regeiiti Economo 
prò illius observautia, Fiscus se remitt. se tamen etc. — Sigiiat. Cru- 
cejus — 2 octobris — L. Interìnandum juxta votum Fisci — Magnif. 
March. Regens Olivatius — 111. Calchus. P. P. 



CAROLUS VI DEI GRATIA ROMANORUM IMPERATOR , HISPANIARUM , 
UTRIUSQUE SICILIA ETC. REX , ET MEDIOLANI DUX ETC. 

Petita per civitatem Viglevani a senatu nostro interinatione subal- 
ligati caesareo — regii diplomatis nostri Laxemburgi dati sub die 20 
Maij nuper elapsi, quo eidem civitati concessimus, ac elargiti fuimus 
praerogativam, ut imposterum in nominationibus faciendis ad beneficia 
de jure patronatus nostri .. nominentur naturales ejusdem civitatis 
"Viglevani, et prout ex dicto caesareo — regio diplomate: Senatus prò 
maturiori deliberatione fìscum nostrum excitavit , qui interinationi 
annuii: omnibusque in dicto ordine propositis, sletit ejusdem sententia 
dictum caesareo — regiura diploma esse interinandum, et communi- 
candum ejusdem tenorem magnifico regenti marchioni Meltio economo 
generali prò illius observantia : quam sanctionem nos quoque amplec- 
tentes , idem sanciraus, et volumus. Mandantes omnibus, ad quop 
special, et spectabil, ut lias noslras observent , et observari faciant. 
Mediolani die 2 octobris mdccxxxui. 

Firmai. CARLIUS. 

Et sigillai, etc. 

Subscript, de LUPPIS Cancell. Provi ncialis. 

A tergo. Registrai, in filo Patenlium. 
L'originale del suddetto dispaccio esiste nell'archivio della città dì 
Vigevano, ove esistono pure diverse copie stampate. 



— 400 — 



T R, ^4l T T A. T O 



Firmato in Vigevano il 7 ottobre 1696 ^j^r la sosjiensione 
d^ arwÀ in Italia , e ritirata reciproca delle trup2^e impe- 
riali , ausiliarie , e francesi ne' loro ;paesi. 



\DnB. maestù cesarea, e cattolica seiidosl degnate di prestar benigna- 
raente l'oreccìiio alle reiterate rappresentanze, e supplicazioni dell' a. 
r. del signor duca di Savoja, e compatendo a' disastri sofferti dal 
suo paese nel corso di questa guerra si sono finalmente disposte a 
gradire, ed approvare, che l'eccellentissimo sig. conte di Mansfeldt 
principe di Fundi, e l'eccellentissimo sig. tnarchese di Legancs muniti 
di plenipotenza, e poter sufficiente delle lor maestà cesarea, e cattolica, 
che saranno qui sotto inseriti, per una parte, ed il sig. marchese di 
S. Tomaso ministro e primo segretario di stato dell' a. s, r. , munito 
d'ampio potere dalla medesima a. r. , che sarà pure qui sotto inserito, 
per l'altra, abbino per P effettuazione di quanto sopra convenuta 
come segue : 

I. 

Come l'oggetto primario è il sollievo di s. a. r., e la quiete', che 
indi ne proviene ai circonvicini, si sono essi sigg. reciprocamente 
obbligati all'a, s. r., ed ella alla augustissima casa per una parte, ed 
al re crislianissiaio per l'altra, che vi sarà d'ora in poi una sospensione 



— 401 — 

d'armi sino alla pace generale cessando reciprocamente dal giorno 
d'oggi ogni ostilità, e per conseguenza si leverà al più tardi posdomani 
r assedio di Valenza, 

I I. 

Che sua a. r. assuma la trattazione della pace generale, e che a 
tal fine s'offerisca al re cristianissimo, e possa senza pregiudizio delle 
altre trattazioni già adraesse non solamente accettare le proposizioni 
fatte , o che farà quella maestà universalmente per tutti , e singolar- 
mente per cadauno degli alleati, e rispondervi, ma eziandio prefìggere 
il tempo, come sarà convenuto alle dette reciproche risposte sino alla 
conclusione d'essa pace generale, nella quale ella dovrà intervenire, 
come in tutte le garanzie, ed obbligazioni, che assumeranno gli 
altri collegati. 

I I T. 

E perchè non resti turbata la detta trattazione della pace generale 
dal soggiorno reciproco delle armate guerregianti , hanno le parti 
vicendevolmente promesso all'a. s. r. , che le loro armate, e truppe si 
proprie, che ausiliarie, eccettuate però quelle, che sono al soldo del 
re cattolico nello stato di Milano , usciranno nel medesimo tempo 
proporzionatamente al loro numero per ritirarsi ne' loro rispettivi 
paesi , col che restando assicurato per questa parte il compimento 
delle offerte fatte a s. a. r. , è giusto, che la Francia vi adempisca 
interamente dal canto suo per la sicurezza comune, e pubblica quiete 
senza conservarsi li mezzi di perturbarla con l' attuale possesso della 
cittadella di Pinerolo , e castelli di Momigliano e di Susa , e che 
il tutto sovra espresso si eseguisca dall' una , e 1' altra parte fra il 
termine più breve , che si troverà attualmente praticabile , e per 
maggior sicurezza , che non si contravvenga da alcuna delle parti al 
convenuto, ed alla stabilita sospensione d'armi sino alla pace generale 
s. a. r. di consenso d' ambe le parti stesse s' obbliga ad opporsi , e 
prendere eziandio T armi contro quella , che mancasse in tutto , o 
parte al presente trattato con impegno irretrattabile sino alla conclu- 
sione della pace generale, 

IV. 

La marcia delle truppe imperiali sendo di molto costo a s, m. 
cesarea , e non potendo ella assegnarli quartieri alle dette truppe in 



-- 402 — 

Alemagiia senza un troppo grave disagio, non tenendole nell'Italia si 
è concluso, clie li prencipi d'essa, cioè il sig. gran duca di Fiorenza, 
sig. duca di Mantova, sig. duca di Parraa, sig. duca di Modena, ed 
altri inferiori , e la rep. di Genova debbino pagare conforme al 
liparto fatto la somma di trecento mille doppie, cento mille presen- 
temente, e le altre due cento mille ne' termini clie saranno assegnati 
media nti le dovute cautele. S. s. m. cristianissima s' obbliga di non 
ingerirsi direttamente, uè indirettamente a favor loro per esimerli dal 
detto pagamento, anzi promette di non fare alcuna opposizione diret- 
tamente, od indirettamente alle diligenze, cbe si facessero per obbligare 
li renitenti al pagamento della loro quota , ed accioccbè per questo 
uon sia rilardala la marcia delle truppe imperiali, ed ausiliarie s. a. r., 
ed il sig. marcbese di Leganes restano obbligali di proseguire reffetto 
del suddetto effettivo pagamento in ogni forma sincbè sia eseguito. 



Atteso l'avanzamento della stagione, e la distanza delle potenze 
interessate, ed atteso, che per la sicurezza del puntuale adempimento 
di quanto sopra si è convenuto di dare , come si daranno reciproca- 
mente due ostaggi per caduna parte nelle mani di s. a. i*. , la quale 
si obbliga di non rimetterli prima del detto adempimento , come 
dovrà far dopo, e si comincieià ad eseguire il tutto più presto, che 
sarà praticabile , al che tutto 1' augustissima casa dichiara di conde- 
scendcrne senza, che per questo si possa mai intendere, né presumere 
in essa alcuna separazione da' suoi collegati, e promettono li suddetti 
signori di lapportare la ratifjcanza, cioè l'eccellentissimo sig. principe 
conte di Mansfeldt quella di s. m cesarea fra un mese, l'eccellentis- 
simo sig marchese di Leganes quella di s. m. cattolica fra due mesi, 
ed il sig. marchese di s. Tommaso quella di s. a. r. fra due giorni. 
Dat. in Vigevano li 7 d'ottobre 109G. 



Mansfeldt. 



IL MUÌCHESE DI LeGANES. 



De s. Tomas. 



— 403 - 



Relativo al irreceàente trattato firmato jpure in Vigevano 
nello stesso giorno. 



I 



mmediataaieiìte dopo la firma del trattato fatto oggi per la sospen- 
sione d'armi in Italia, e ritirata reciproca delle truppe straniere, e 
collegate ne'ioro paesi l'eccellcMitissimo sig, conte di Mansfeldt principe 
di Fluidi, nohil sigiioie in Ileldiingen Seburg, e Sclirerepplau, signore 
in Dobrosclii ecc. Cavaliere del toson d' oro , intimo consigliere , e 
supremo maresciallo fli corte e di campo di S. M. cesarea, generale 
delTartiglieria per tutti i regni e stati della medesima, e governatore 
di Comora, e reccellentissimo sig. marchese di Leganes gentiluomo di 
c:unera di s. m. (Cattolica . e govei-nalore , e capitano generale per la 
medesima nello stato di Milano in virtù delli poteri, che tengono dalle 
S. M. cesarea e cattolica inseriti nel detto trattato, ed il sig. marchese 
di s. Tomaso ministro, e piimo segretario di stato dell'u. r. del sere- 
nissimo sig. duca di Savoja munito pure del potere inserito nel trattato 
suddetto hanno convenuto del presente articolo segreto, il quale avrà 
la stessa forza e vigore, che il trattato stesso in virtù del quale presente 
articolo secreto l'eccellenza del sig. marchese di Leganes s' obbliga di 
ricevere, levato l'iissedio di Valenza, l'armata di Francia verso li confini 
del Vercellese, e di far somministrare per la sussistenza della medesima 
armata poizioni vintidue mila di fieno, e quattro mila di paglia, caduna 
di libbre quindici grosse di Milano, mediante le quali le truppe francesi 
non dovranno andare al foraggio, anzi restare nel loro campo amiche- 
volmente con le buone regole che saranno prescritte daireccellentissimo 
sig. maiesciallo di Catinai per consegno delle truppe , e s, e. il Sig. 
marchese di Leganes permetterà, anzi ordinerà, che dai luoghi dei 
contorni si facciano concorrere vettovaglie a giusto prezzo al campo 



— 404 -- 

francese , ove quelli , che ve le condurranno non riceveranno alcun 
maltrattamento d'alcuna sorte. 

A misura, che le truppe francesi diminuiranno partendo a propor- 
zione degli alemanni, come porta il trattato, si diminuiranno anche 
le suddette porzioni di foraggio. 

Quando convenga per maggior comodità de' foraggi, che T armata 
francese muti luogo, lo farà, come, e dove stimerà il sig. marchese di 
Lcganes 

E quando per l'istessa comodità de' foraggi convenisse, che la detta 
armata francese si separasse in due parti, 1' eccellentissimo sig. mare- 
sciallo di Catinat non vi avrà ripugnanza, purché le truppe dell'armata 
comandata dall' eccellentissimo sig. marchese di Leganes si separino 
anche n<dristessa distanza , il che si concerterà buonamente dai com- 
missarii di s. a. r. che dovranno restare in cadauna delle armate 
come infia. 

Quanto alla partenza delle truppe imperiali, ed artiglierie non se 
n'è fissato il giorno nel trattato per degni rispetti, ora s'assicura, che 
partiranno sinceramente al più presto, che si potrà, ed al più tardi li 
venti del corrente. 

S. A. R. terrà uno de'suoi commissarii di guerra, od altro officiale 
di grado uniforme in cadauna delle armate , suU' avviso e fede , dei 
quali commissarii od officiali deputati da s. a. r. partiranno recipro- 
camente le truppe dell' una e delT altia armata nel modo e numero 
convenuto, e dovranno pur servire a coltivare, e conservare la buona 
intel!igei]za e regola da osservarsi reciprocamente da ambe le armate. 

S. A. Pv. farà levar l'assedio di Valenza al più lungo dopo dimani, 
e si restituiranno li prigionieri d' ambe le parti , farà ritirare le sue 
truppe dallo stato di Milano, e si ritirerà ella stessa a Torino, ove si 
renderanno li due ostaggi già intesi d'ambe le parti li 9 del corrente, 
il che ambe le parti promettono , che sarà puntualmente osservato, e 
di rapportarne le ratificanze nei termini già specificati nel Trattato , 
ed in fede si sono sottoscritti. 

Dat. in Vigevano il 7 di Ottobre 1695. 

Mansfeldt. Il Marchese di Leganes. 

De S. Thomas. 

FINE 



— 405 



I IV r> I o E 



dei capitoli contenuti in quesf opera 



Proemio Pag. 9 

Capitolo I. Dell'origine di Vigevano, e della sua denomi- 
nazione ....... * 47 

— 11. Deir antico territorio di Vigevano e delTindole, 

dei costumi e del governo de'primi suoi abitatori 

sino ai tempi di Pompeo Strabone . . » 26 

— III. Dello stato civile, politico e religioso di Vigevano 

dai tempi di Augusto sine alla decadenza del- 
l' impero lomano ..... « 59 

— IV. Dalla invasione de'barbari in Italia sino a Desi- 

derio ultimo re de' Longobardi ... » 47 

— V. Da Carlo M. sino ai tempi del re Ardoino e dei 

primordii della libertà d'Italia ... » 61 

— ;- VI. Dai tempi di Corrado il Salico sino allo stabili- 
mento delle repubbliche Italiane . . » 71 

— VII. Dalla venuta di Federico Barbarossa in Italia 

fino alla pace di Costanza .... w 87 

— Vili. Dalla pace di Costanza sino alla morte di Fede- 

rico Il imperatore e re delle due Sicilie . » 106 

— IX. Dalla morte di Federico II sino alla decadenza 

de' signori Della - Torre in Milano . . » 119 

— X. Dal governo di Ottone Visconte Arcivescovo e 

signore di Milano, sino alla prigionia e morte 

di Barnabò Visconte » 133 



— 406 — 

Capitolo XI. Dai tempi di Gian Galeazzo Visconte primo 
duca di Milano sino alla morte di Filippo Maria 
ultimo di tale famiglia , epoca delia libeilà 
milanese, di cui fu rettore, e capo Pietro Can- 
dido Decembrio di Vigevano . . . Pag, loT» 

— XII. Dello slato politico di Vigevano da Francesco 

J Sforza duca di Milano sino alla morie del 
duca Gian Galeazzo Maria Sforza nipote di 
Lodovico il Moro . . . . . w 193 

— XIII. Delle cose più rimarchevoli di Vigevano sotto 

il dominio di Lodovico Sforza detto il Moio » IH 

— XIV. Delle cose più importanti di Vigevano sotto 

Massimiliano Sforza, primogenito di Lodovico il 

Moro » 251 

— XV. Dello stato di Vigevano sotto il dominio di 

Francesco II Sforza ultimo duca di Milano di 

tal famiglia . . . , . . » 2^1 1 

— XVI. Delle cose più notabili di Vigevano sotto il 

dominio di Carlo V imperatore . . »» 283 

— XVII. Delle cose più rimarchevoli di Vigevano sotto 

il regime di Filippo II re di Spagna » 295 

— XVIII. Dal dominio di Filippo III le di Spagna sino 

alla pace d'Italia dell'anno 1696 detta la Pace 

di Fìgci'ano . . . . . . w 312 

Appendice alle Memorie Storiche di Vigevano, che contiene 
diversi documenti interessanti e per la mag- 
gior parte inediti ..... » 359 

Poemetto latino del P. Agostino della Porta ... » "òhi 
De Viglevano Encomium ^gidii Sacchetti ... » 5/^5 
Trattato di reciproca alleanza e confederazione tra la città di 
Milano ed il comune di Vigevano delli 19 No- 
vembre 1227 « 306 

Diploma di Lodovico il Bacavo dell'anno 1329, che contiene 

e conferma i Diplomi di Arrigo IH dell'anno 

106^», di Federico II degl'anni 1220 e 1221, di 

Arrigo VII dell'anno 1311 ... " 569 

Ca{'it»)li della resa di Vigevano tra il comune ed il conte 

Francesco Sforza dell'anno l'l^l9 . . » 37^^ 



— 407 — 

Privilegio concesso da Gian Galeazzo Maria Sforza Duca di 

Milano al comune ed agli abitanti di Vigevano 

di potere estrarre per proprio uso V acqua dal 

Naviglio datato il 11 Dicembre 1^80 . Pag 579 

Supplica del Comune di Vigevano a Gioan Galeazzo Maria 

Sforza duca di Milano . . . . » 383 

Erectio facta per Summum Pontifìcem de Oppido Viglcvani 

in civitatcm . . . . . . « 580 

Lettera di Don Filippo IV re di Spagna delli 23 Maggio 1G6I » 393 

Dispaccio di Cailo VI imperatore il 20 Maggio 1735 . » 397 

Trattato firmato in Vigevano li 7 Ottobre 1696 per la so- 
spensione d' armi in Italia ; e ritirata reciproca 
delle truppe imperiali , ausiliaiie e francesi nei 
loro paesi ....... » hOO 



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Memorie storiche delia citta' e contado 



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